And I’m sick of all these hipsters, I’m sick of phony nigg*s

L’hip hop per me è un mondo tutto nuovo, in cui posso divertirmi ad andare qua e là senza cognizione di causa, permettendomi di apprezzare i dischi storici e quelli meno convenzionali così come le peggio cose, senza sapere che siano davvero così poco quotate nel mondo rap  (perchè c’è la storia della credibilità della strada, giusto?). Succede questo con la Kitty Pryde di cui parlai tempo fa e con A$ap Rocky adesso. Non parlo di N.W.A. o altri mostri sacri delle rime, ma fenomeni di massa della durata di qualche anno, a meno che il nuovo uscito dalla fabbrica dei Lil Wayne faccia qualche cazzata così plateale da portarlo ad essere argomento di discussione nei notiziari di Mtv America o roba che scotta per una serie di pagine web che ne sanno di hip hop quanto ne so io di Star Trek. Rocky ha tutti i cliché del rapper lento, non so bene come lo si possa definire, tipo un Drake al rallentatore che più si avvicina al suono del southern rap, privato dei fischi e di quella fastidiosissima perenne cassa in quarti, che all’hardcore hip hop di Harlem, casa e spazio vitale di Rakim Mayers, le cui strade lo hanno visto farsi le ossa con la crew di A$ap cosi (nel senso che tutti – circa una dozzina di persone – sono A$ap Tizio, A$ap Quello, eccetera) e vendere droga, nello stilema dello stilema del rapper disagiato dei quartieri violenti, che ne parla nelle canzoni e usa quella voce al ralenti, un po’ come se fosse fatto come una merda – e molto probabilmente sì.

In una intervista con il Guardian Rocky si definisce il ‘pretty motherfucker from Harlem’ e forse avrebbe dovuto metterci anche un ‘non faccio niente di per sé nuovo da gridare al miracolo, ma essendo appunto un motherfucker con i controcoglioni, giovane e di belle speranze, dico cose scontate ma è proprio nel modo in cui lo dico che faccio andare in brodo di giuggiole la gente – e la RCA, che mi ha fatto fare due firme su un foglio di carta’. Il dubbio viene quindi al pettine mentre i nigga si fanno fare le treccine: perchè parlarne? Perchè spacca, perchè ha Clams Casino (assieme ad altri sette produttori) dietro alle spalle che gioca con i campioni (Imogen Heap la sua passione) e con i beats, perchè c’è di mezzo una disputa verbale sull’eventuale ladrata alla ragione sociale del figliol prodigo della strada Aesop Rock, ritornato dopo sei anni con un disco che, per chi è avvezzo al genere, da’ una serie di sbadilate su quella faccia da culo di A$ap.

Dimenticando però l’ultimissimo Goldie Ep, che non è la sua cosa migliore, e senza pensare che a settembre uscirà il primo disco, LiveLoveA$ap (il mixtape, urge precisazione perchè il mese prossimo l’album avrà lo stesso nome a quanto pare. Ah, se la copertina vi ricorda qualcosa siete bravi e molto probabilmente grandi quanto o più di me) ha qualche pezzo che davvero ti arriva addosso e non ti si stacca più. Non dico tutti, o almeno alle mie orecchie poco abituate a questo tipologia di suono, non proprio tutte le canzoni mi entrano in testa, ma l’ascolto del mixtape è una delle cose più piacevoli di questi giorni über umidi in cui ci si mette le magliette di dieci anni fa perchè se ne sudano almeno un paio al giorno, che sono sempre più larghe del dovuto e un po’ ci si immedesima in questo pretty motherfucker con i denti d’oro, assieme a tutta la sua crew, che se la gira con i cappellini con la visiera dritta e la giacca di pelle a fare la bella vita o a farsi arrestare. Peso, Leaf, Bass, Wassup, Acid Drip e Demons sono belle canzoni, senza tanti giri di parole. Da Fallon, assieme alla band resident, quindi con Questlove? dei The Roots, ha cantato Pretty Flacko, singolo dell’anno scorso a quanto pare – no, non sono sicuro, non si capisce nemmeno bene come sia disposta la discografia e pure lui è un mezzo geniaccio ad intitolare il disco come il mixtape e far girare le stesse canzoni della ‘cassetta’ anche su due ep usciti quest’anno, eccetera – e Goldie, dall’omonimo EP. Alla fine sembra avere il tiro anche dal vivo, o lo swag, o qualsiasi termine si usi per indicare che anche dal vivo ha la botta.

Io di queste cose non ci capisco nulla, però piace, quindi condivido e narro con le parole di uno che non ne ha molte per precisare al meglio quello che sente. Poi uno si può fidare o meno, però qua il consiglio c’è – ma lo dico ancora, io di hip hop non ne capisco un cazzo.

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