I cento, la piccola videoteca dei film culto – Murder by Death / Invito a cena con delitto

Il 1976 ero troppo piccolo per andare al cinema quindi suppongo che Invito a cena con delitto sia uno di quei film che a botta di culo presi dal videonoleggio vicino la ex metro Garbatella un po’ di anni dopo. Erano anni che uno cresceva col mito del Cluedo, che le prime letture a cui sia appassionava erano gialli e soprattutto dell’amore per la trilogia dei film su Poirot (mai vista? Male, anzi, malissimo) che avevano di bello e inquietante una cosa, la ricostruzione finale.
Quindi un film con un titolo così se ti capita tra le mani lo prendi e lo guardi, prima rimani a bocca storta perché è una commedia, poi alla seconda visione, anni dopo ne cogli tutta la grandezza. E la cogli a partire dal titolo originale.


Cosa è Invito a cena con delitto? Una presa per il culo dei principali investigatori da libro/film su una trama genere Dieci piccoli indiani (oh ovvio io link non ne metto, se vi va di informarvi è pieno il mondo di quello che sto parlando). Aggiungiamo i mattoncini: scritta da Neil Simon (a piedi nudi nel parco, per dirne una), attori protagonisti Alec Guinnes (il meraviglioso maggiordomo cieco), Peter Sellers che rifa Charlie Chan, Peter Falk che sembra uscito da un libro di Chandler e soprattutto Truman Capote (proprio lui) nella sua unica apparizione in un film che fa il maniaco.
La bellezza di un film del genere è un linguaggio meta su cui dovrebbero scriversi libri (hint l’urlo del campanello) e un meccanismo che porta il teatro sul grande schermo, perché a conti fatti se hai una grande sceneggiatura e grandissimi attori la presenza scenografica è quasi un plus sottovalutabile (e non nel senso Von Trieriano di Dogville). Fatto è che insomma, Invito a cena è uno di quei film che per la prima volta ti butta davanti tutto questo, e una volta sola, a guardarlo, neanche a dirlo non basta.
Avverti il bisogno di stratificarlo, di accorgerti ogni volta di un movimento differente di un qualcosa che fino ad una visione prima non avevi notato, ad esaltarti per i macchinismi e le letture che solo un grande script può dare.
è un film da “più di una volta”, io ve l’ho detto

Piccola postilla, il doppiaggio del film è uno dei pochi momenti per cui sei affezionato a dei modi di dire magari anche intraducibili e resi in qualche modo. Questo per dirvi cosa, io l’ho sempre visto doppiato, un giorno lo vedrò anche in originale. Rimane bellissimo comunque.



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