Io me e i Tre allegri ragazzi morti
Pubblicato: ottobre 3, 2012 Archiviato in: punk | Tags: primitivi dal futuro, quindiciannigià, tre allegri ragazzi morti Lascia un commento »La mia storia coi Tre Allegri Ragazzi Morti è semplice e a suo modo quasi complicata.
Io ho sempre amato il punk, partiamo da questo, e la prima “botta” che ho avuto dai treallegri è stata quindiciannigià e, voglio dire, non era una botta da poco, quindi l’incipit era stato di tifo assoluto. A me l’idea dei tre massimo quattro accordi e del uantutrifor è sampre piaciuta, tanto, vuoi perché non so suonare, vuoi perché le canzoni così sono le più facili da imparare e vuoi perché durano poco e non ti annoiano mai e si cantano in compagnia.
Insomma a me i TARM (facciamo così, che è più breve) sono piaciuti e da subito. E tanto anche, pur non avendo mai comprato un disco era un rito di cassettine, video su vhs e cose così che era un po’ brutto sfatare (e ad oggi non ho un disco, sarebbe il caso che iniziassi) e insomma, le cose vanno in modo che io li continui ad ascoltare, la gente intorno a me un po’ li detesta un po’ dice “maddai gruppo da pancabbestia” appena li sente nominare e io stupidamente, un po’, mi inibisco.
Il salto è un po’ in avanti, con sto uovo sodo che non va né su, né giù come diceva Virzì, con me che un po’ fatico a dire che i TARM sono un gruppo che ascolto, di cui so i testi, e quelle poche volte che mi scappa, il mio gusto, e lo dico, la gente intorno non mi capisce, ride. Ma vabè, roba in più roba in meno per cui la gente ride di me che differenza fa.
Ho una storia con una ragazza che la prima cosa che mi dice è che le piacciono i treallegri; ok non sarà la prima cosa che dice ma tra le prime, e a quel punto mi sento “libero” di professare che ascolto un gruppo punk italiano che viene da Pordenone. Intervisto anche Enrico Molteni per la riedizione dei demo dei Fargo. Compro graphic novel di Toffolo e insomma, a suo modo tutto quadra.
Uno degli insegnamenti della vita è che quando sembra che tutto quadra, tutto non quadra per il cazzo e così è.
E io per un po’ non riesco più a neanche sentir nominare i treallegri, li identifico con troppo, uno stato di libertà e una delusione che a suo modo fa punk, ma di punk sono belle le storie degli altri, quando le racconti te è una merda, e fa male.
Fino a sabato, che me ne vado al Romics e ascolto per la prima volta Primitivi dal futuro, un disco che col punk non c’entra nulla, c’entra col reggae e col cantautorato (a suo modo). E io odio il reggae.
Fatto è che Primitivi dal futuro è un disco bellissimo, che mette un po’ di pace tra la delusione e la disillusione, ci sono storie tristi, certo, ma che le cose “vadano così” e quel “così” non è detto che sia per forza “bene” non è scontato. L’importante è che vadano, cresci, e che la voglia di andare avanti ce l’hai.
Ecco, forse la voglia di questo post fuori tempo è di dirvi che a me i treallegri piacciono, e tanto. E non me ne vergogno.
Come ogni tanto di essere triste, deluso eppure con la voglia ancora, di andare avanti.
