Top Albums 2012 – unavoceacaso

È stato un anno strano per me. Ad esempio non ho mai viaggiato così tanto come nel 2012. In secondo luogo, non sono mai stato così impegnato da università e progetti vari e così dentro a quello che studio e che faccio, in misura tale da sentire di far parte di qualcosa di più grande di me e di essere riconosciuto come tale. Quindi un anno importante che ha avuto come effetto collaterale aver avuto meno tempo per dedicarmi a cose altrettanto importanti (vedi: ascetismo sentimentale, assenza da questo blog). Non è stato sottratto il tempo alla musica (e questo forse mi sorprende forse no), anzi è stato un periodo segnato da una rinnovata curiosità eclettica.

Questi sono i dischi che ho ascoltato e apprezzato di più - come vuole lo spirito del gioco, senza nessuna pretesa di oggettività -con due parole ad accompagnare i più significativi.

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  1. Andrew Bird – Break It Yourself/Hands of Glory
    Un disco (accompagnato dagli outtakes e rivisitazioni del secondo) meraviglioso. Testi, arrangiamenti e melodie semplici e cristallini – qualsiasi cosa voglia dire. Ne parlai in un post a Marzo e da allora ha monopolizzato i miei ascolti. Spiace di essermelo perso un mesetto fa a Milano.
  2. The Flaming Lips – The Flaming Lips and Heady Fwends
    Non ci avrei scommesso su un centesimo, e invece funziona perfettamente. Collaborazioni perfette anche coi nomi che suonavano meno “adatti” e una coerenza invidiabile, segno probabilmente che i Flips avessero già in mente il disco prima di tutto il progetto.
  3. Godspeed You! Black Emperor – ‘Allelujah! Don’t Bend! Ascend!’
    Definizione di hype fulminea perché inaspettato. È un disco dei GY!BE di pezzi che avevo già sentito dal vivo e che suonano ancora meglio su disco. Non poteva non piacermi.
  4. Matt Elliott – The Broken Man
    Quest’estate allo studio di registrazione della Ghost sul lago ho assistito al concerto della vita. Il cliché, che ora capisco perché sia tale, dell’”eravamo in 30″. Il lago. I pezzi migliori, i pezzi nuovi e cover di: Misirlou (sì, quella di Pulp Fiction), I Put a Spell On You e Il galeone (cantata in italiano!). Volevo che non smettesse mai. Poi smette e sfida il pubblico a ping pong dicendo “chi riesce a perdere di meno di 10 punti si porta a casa un disco” e nessuno ce la fa (“Ecco il capitano della Nazionale Cantautori Depressi” cit. dal pubblico sbigottito). L’album in sè non è dei migliori, ma è comunque un cazzo di disco di Matt Elliott. E “If Anyone Tells Me “It’s Better to Have Loved and Lost Than to Never Have Loved at All” I Will Stab Them in the Face” è il miglior titolo di tutti i tempi.
  5. Max Richter – Recomposed by Max Richter: Vivaldi – Le quattro stagioni
  6. First Aid Kit - The Lion’s Roar
    Ha segnato il lungo, lungo – lei lo sa – viaggio da casa mia alla casetta di Anita. Un bellissimo ricordo.
  7. Andy Stott – Luxury Problems
  8. Dustin Wong – Dreams Say, View, Create, Shadow Leads
  9. Fine Before You Came – Ormai
  10. Menzione onorevole: Blu & Exile - Give Me My Flowers While I Can Still Smell Them
    (Questo teoricamente è dell’anno scorso, ma è di quest’anno l’uscita fisica che contiene versioni leggermente diverse con produzioni più pulite.)

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