RIP, Enrico Fontanelli

Non lo faccio e non lo facciamo (quasi) mai. Però questa notte è morto Enrico Fontanelli degli Offlaga Disco Pax. L’hanno annunciato loro, con un post su facebook pesante come un sasso gigante. Gli Offlaga Disco Pax li avrò visti millemila volte dal vivo. E una riga mi è venuta da scriverla. Così come mi è venuto da ascoltare in loop tutta la loro discografia.

#casomania – Quando quello di Caso è diventato un po’ il “nostro” disco

In realtà questo post non lo volevo scrivere, perché mi imbarazza scrivere di qualcuno che conosco. Allo stesso tempo, però, mi sentivo un po’ stupido, perché parlando tra me e me – a voce alta, come i matti davanti allo specchio – mi dicevo “possibile che stai qua a cercare in giro se qualcuno scrive una recensione bella di un disco che ti piace tanto e tu manco tiri fuori due righe?”. E il me stesso un po’ più stronzo, dall’altra parte del vetro, mica mi rispondeva. Ogni tanto le doppie personalità non servono a niente. Perciò ho preferito ammorbare tutti quelli che mi stavano attorno raccontando a voce e con twitter-facebook-myspacechenonho o le cartoline dal mare quanto “La linea che sta al centro” fosse un bel disco. Avendo io un appena accennato problemino con l’entusiasmo, temo di avere anche un po’ rotto le palle. Però qualcuno si è fidato e il disco l’ha ascoltato.

Alla fine ci ha pensato Giorgio a togliermi le castagne dal fuoco con l’idea di un pezzo a più mani. Questo infatti non è il mio post su QuantoMiPiaceLaLineaCheStaAlCentroIlNuovoDiscoDiCaso, detto tutto d’un fiato, ma è una collezione di piccoli pensieri, raccolti in massimo cento parole cento, su come “La linea che sta al centro” di Caso sia diventato un disco un po’ speciale per un po’ di quelli che scrivono qui sopra (e anche fuori da qui sopra). Tra cui casualmente ci sono anche io. Che però mi metto per ultimo, come quando allo spettacolo di fine anno alle medie mi nascondevo dietro quelli più alti. Poi sono diventato alto anche io e mi sa che è per quello che ho una punta di gobba. L’aneddoto su quando ho dovuto ballare vestito da arancia in palestra lo tengo per la prossima volta, ma lo cito giusto per far capire che non è che mi vergognassi a cazzo.

Ad ogni modo, quello qua sotto è un video che mi piace un sacco, oltre che essere una delle mie canzoni preferite di Caso. Poi ci sono i nostri temini. E in fondo, per chi alla fine decide che va bene matti ma questo supportone un motivo ce lo dovrà pure avere, c’è il famoso disco, dall’inizio alla fine.

Junkiepop loves Caso and I know why (cit.).

MAI UNA GIOIA/06/caso “senza luna” from Alessandro Martello on Vimeo.

GiorgioP

La cosa bella di questo posto è che ci vogliamo bene tutti. A gruppi di tre mi hanno detto “senti Caso”. Da Parete Nord, da quel “ci son montagne alle tue spalle che non posso vedere” mi sono ritrovato un po’ commosso un po’ stretto un po’ meno solo. Ho voluto bene agli amici di qui. E ho voluto bene a quel qualcuno che quel giorno ha deciso di prendere una chitarra e scrivere quella manciata di canzoni. Così piccole, così tanto piene così vicine. Come se t’avessero messo una lente addosso per guardarti i nei e dirti che sono belli.

Tob Waylan

Caso l’ho scoperto al bar, in una valle del basso Piemonte in cui c’è sempre la nebbia. Caso è un po’ così, come una cosa trovata al bar che chiunque ce l’abbia lasciata ha fatto finta non fosse davvero per te. Caso lo trovi e non lo dimentichi più, lo tieni per te, e quando serve lo apri e lo ascolti, lo usi, come un ombrello quando piove, appena uscito dal bar in cui l’hai trovato.

Davidebd

Le cinque del pomeriggio fermo sotto la pioggia davanti a un divieto di sosta in zona Bolognina. Aspetto amici. È domenica, le saracinesche sono abbassate e i parcheggi tutti pieni. Caso nelle casse canta di palindromi, io mi sento paradossalmente fra andata e ritorno perenne, soprattutto quando faccio cento km per non sentirmi un alieno dove posso stare fermo. Apro il finestrino per fumare e prendere un po’ freddo. La mia faccia riflessa nello specchietto non sembra voler essere il contrario di quella che mostro. Alzo il volume e lascio i pensieri sbattere contro la condensa sul parabrezza.

ale-bu

Il nome “Caso” l’ho incrociato la prima volta un paio d’anni fa, su questa locandina della mia amica Stella e nei consigli affidabili di Giacomo. Mi veniva a suonare in casa, al bar “di sempre”. Mi è piaciuto tanto, subito, anche se me lo aspettavo pettinato come Ringo Starr. E ancora più dei due dischi, che pure ho consumato, e dei pezzi che so a memoria, mi piace andare a vederlo dal vivo, ogni volta che posso. Perché “sian 300 i paganti o soltanto 3 amici” per lui fa lo stesso. Lo fa davvero. Ed è una cosa bella.

note sparse:

_ ho scritto come se tutto il mondo sapesse chi è Caso. Caso è un cantautore. Bravo. Secondo me più bravo di tanti molto più conosciuti a cui avete pensato dopo aver letto la parola “cantautore”

_ le cose di Caso si trovano qui. C’è anche “Tutti dicono guardiamo avanti”, che è il disco prima dell’ultimo ed è bellone

_ le date di Caso si trovano dentro alla sua pagina facebook. Siccome temo che il link non vada neanche a spingerlo, venerdì 24 gennaio suona all’Arci Dallò, che è un posto bellissimo a Castiglione delle Stiviere. Il 31 suona al Bloom, che è un posto bellissimo e basta. Nel caso, potete ringraziarmi e offrirmi una cedrata. Comunque di chilometri in macchina ne fa millemila. Quindi prima o poi passa vicino a casa di tutti

_ il vinile de “La linea che sta al centro” è bello anche da vedersi. Si trova qua.

_ se a qualcuno va, fateci sapere se fino ad adesso vi abbiamo raccontato fregnacce o se avevamo ragione. #casomania

Top Concerti 2013 – ale-bu

Quando mi sono trovato a pensare alla classifica dei miei dischi preferiti del 2013, mi sono reso conto che praticamente gli unici dischi che ho comprato quest’anno li ho presi ai banchetti di concerti vari. Con l’eccezione di una copia di Rockmantico di Camerini che continua a saltare presa usata a 3 euro al Libraccio.

A questo punto forse era meglio raccogliere i concerti più belli piuttosto che mettere in ordine a casaccio i pochi dischi capitatimi tra le mani.

Tra l’altro, qualche tempo fa, uscendo da un concerto dei Radio Days durante il quale un amico si era lamentato ininterrottamente dall’inizio alla fine, Chiara mi ha fatto una domanda che mi ha lasciato un po’ spiazzato. “Ma perché tu e i tuoi amici andate a vedere e rivedere Nmila volte gli stessi gruppi” e (corollario A) “in particolare perché lo fate con dei gruppi che nemmeno vi piacciono?”.

Per un attimo ho cercato di mascherare l’imbarazzo e articolare una risposta plausibile, possibilmente priva della parola proibita di cinque lettere che inizia per SCEN e finisce per una vocale che taccio per evitare indizi troppo chiari.

La famosa risposta plausibile non l’ho trovata. Con gli anni è diventato semplicemente la normalità, complice il fatto di avere gli amici di sempre che condividono su per giù questo modo di vedere le cose. Nella stragrande maggioranza dei casi una volta arrivato là trovo qualcuno che conosco, spesso è direttamente il gruppo sul palco, si scambiano 4 chiacchiere e alla fine una birretta bevuta guardando qualcuno che suona è meglio della stessa birretta bevuta senza qualcuno che suona.

Per questo, tante piccole cose viste dal vivo durante l’anno scivolano via, alcune più piacevolmente altre meno, ma fanno parte delle serate normali, come pizza&birra, cinema&bounty o risiko&bestemmie.

Altre invece rientrano nei “concerti dell’anno”, quelli che torno a casa contento e tendo ad etichettare subito come “TOP 5 dei concerti di sempre”. Se dovessi dare retta a tutto quello che dico sull’onda dell’entusiasmo, le mie top 5 di qualsiasi cosa avrebbero almeno 750 posizioni.

In ogni caso, questi sono quelli che mi sono piaciuti di più.

[EDIT: ho dimenticato i Blur in Arena. Mannaggiaammè. Mi merito un sacco di brutti sogni con protagonista il cartone del latte umano.]

Il Buio e Caso | Dappertutto

Li ho visti talmente tante volte che sono il mio “concerto a puntate” del 2013. L’oceano quieto e La linea che sta al centro sono i miei dischi preferiti dell’anno e mi dispiace solo non essere riuscito a vederli in una situazione “di entusiasmo” che rendesse giustizia a quanto si meritano.

* per non fare torti a nessuno scelgo un pezzo de Il Buio che fa una cover di Caso.

Amanda Palmer & the GTO | Factory (Milano) | 9/11/2013

Tutta la differenza che c’è tra il “fare la Diva” e “l’essere una Diva”. E visto che l’hanno lasciata suonare solo due ore ha pensato bene di chiudere con un po’ di Ukulele nel parcheggio, alla faccia della sicurezza di quel posto orrendo che è il Factory e dei suoi “allontanatevi grazie che adesso c’è la discoteca”. Ovviamente io mi ero allontanato.

Masked Intruder, Sugus, Kepi, Nobunny etc etc | Rotterdam Riot | 20/4/2013

Il disco Masked Intruder è stato uno di quelli che ho ascoltato di più di tutto l’anno scorso. Perdere l’occasione di vederli dal vivo visto che erano in Europa mi spiaceva un po’. E poi dicevano che Rotterdam non fosse male. Loro sono una bomba. La gente impazzita. Il festival fighissimo. Rotterdam invece fa un po’ cagare, e non sono neanche riuscito a vedere il porto.

mintruder

Dinosaur Jr | Bloom (Mezzago) | 15/2/2013

Hanno suonato il 15. Sono rimasto semi-sordo fino al 17. Con un sorriso da ebete.

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The Sensibles Release Party | Lo-Fi (Milano) | 12/10/2013

Il disco dei Sensibles mi è piaciuto talmente tanto che ho fatto il cavernicolo nel loro video. E il release party è stato divertente. Tanto divertente.

Giuda | Lo-Fi (Milano) | 21/12/2013

Così tanta gente al Lo-Fi presa così tanto bene non l’avevo semplicemente mai vista. Loro sul palco sono uno spettacolo. Pure Pallotta è andato a vederli a New York.

giuda

Pixies | Alcatraz (Milano) | 4/11/2013

Ho aspettato che ci fosse Kim Shattuck per vederli la prima volta. Ora che non c’è più Kim Shattuck posso dire che sono a posto così. E a Milano hanno comunque fatto un concerto della madonna, senza una pausa, senza un attimo di calo.

pixies

The BellRays | Magnolia (Milano) | 31/7/2013

Ha più voce che capelli. E i capelli sono tantissimissimi.

bellrays

El Vez | Edonè (Bergamo) | 15/6/2013

Lui è “the Mexican Elvis”. Serve altro?

elvez

The Leeches | Arci Demos (Talamona) | 14/9/2013

I Leeches a due passi da Morbegno. E due dei miei migliori amici di sempre che si divertono un sacco e tornano a casa stringendo le magliette. Anche la Valtellina loves The Leeches.

leeches

The Dopamines + Mikey Erg | Blue Rose Saloon (Bresso) | 24/4/2013

Perché i concerti di Mikey Erg spesso finiscono così (prendo in prestito un video del Crossbone perché si capisca meglio quello che voglio dire).

Gamits | Blue Rose Saloon (Bresso) | 29/5/2013

A me continuano a piacere molto. Come direbbe il mio amico Aro, sono bravi e hanno i pezzi. Last of the Mullet su tutti.

gamits

Offlaga Disco Pax | Carroponte (Sesto Sg) | 14/7/2013

“Benvenuti nel 224esimo anno dell’era giacobina.”

odp

The Thermals | Bastione Alicorno (Padova) | 11/10/2013

Concerto un po’ sottotono. Suoni un po’ oltre il limite. Però il posto era bellone. E Kathy è sempre Kathy.

thermals

Adam Green | Carroponte (Sesto SG) | 30/5/2013

Sarebbe stato molto più in alto. Ha anche intonato “Mi ritorni in mente”. Poi ho scoperto del tour con Francesco Mandelli. E mi è scesa la poesia. E non gli metto neanche la fotina.

Tutte le foto le ho fatte io ai concerti. Perché sì, sono uno di quelli che il telefonino lo tira fuori e rompe il cazzo a quelli dietro per portarsi a casa un ricordo in più. Prima o poi imparo anche a farle decentemente.

Top Film 2013 – ale-bu

Quest’anno la mia classifica dei film segue a ruota quelle bellissime di Byron e Tob Waylan. Avendone loro rispettivamente scelti 10 e 20, omaggio la mia prof. di latino che per 5 anni non ha mai perso la speranza, esclamo un democristianissimo in medio stat virtus e mi fermo a 15. Anche se il motivo principale è che ne avevo scelti 15 anche l’anno scorso e non avevo voglia di rifare il file delle immagini.

alebu-topfilm-2013

I primi tre posti sono stati facili facili. The World’s End è una meraviglia di ultimo capitolo di una meraviglia di trilogia. E non era mica così scontato. Invece chiude il cerchio aperto con Shaun of the Dead come meglio non si poteva, o quantomeno come meglio non riuscivo a immaginare. E Nick Frost che carica a testa bassa e mena come un fabbro si è meritato una piccola hola sul divano. A vedere il film di Pif ci sono andato quasi per caso, perché era sotto casa ed era troppo tardi per andare da qualsiasi altra parte. Non ci avrei scommesso venti centesimi, invece è bellissimo, delicato e divertente nel raccontare una storia che di divertente e delicato non ha nulla. Django è il filmone dell’anno. Con in più il cameo di Franco Nero e la colonna sonora di Lo Chiamavano Trinità.

Holy Motors è un film talmente sopra le righe che avrei potuto metterlo al primo posto o lanciarlo dal balcone. Soprattutto perché quando l’ho visto la prima volta sono andato a fare la pipì durante i titoli di testa e mi sono perso la scena del cinema all’inizio, col risultato di passare un’ora e mezza a bestemmiare perché non capivo niente. Una volta recuperato l’inizio sono stato decisamente meglio, limitandomi a bestemmiare contro il litro di the freddo che avevo bevuto prima del film.

Zoran, The Way Way Back, che in italiano è uscito con il brutto titolo di C’era una volta in estate, e The Sessions, pur essendo storie profondamente diverse raccontate in modi ancora più diversi, hanno un fondo di disagio e inadeguatezza che è piaciuto tanto. Dans la maison mi aveva conquistato con il trailer e l’ho pure visto in francese, facendomi trascinare dalla storia anche se non capivo proprio tutto tutto tuttissimo.

Per Beasts of the Southern Wild faccio outing e confesso che mi ero fatto fregare dalla storia della bambina che aveva conquistato Obama. Però sono stato contento di averlo visto. Anche perché lei nel film si chiama Hushpuppy. Come si fa a non volere bene a una bambina che si chiama Hushpuppy?

Star Trek, Looper e Pacific Rim mi hanno divertito ognuno a suo modo, anche se Del Toro poteva pure sbattersi a scriverlo, il film. Poco male, però la scena della spada, santamadonna, la scena della spada…Tu JJ vedi invece di non fare cagate con ep.VII, mi raccomando.

La migliore offerta e Side Effects per me sono semplicemente due bei film, mentre The Spirit of ’45 se fossi stato inglese probabilmente l’avrei messo in cima alla lista. Nonostante i possibili collegamenti alla situazione italiana, racconta infatti una storia talmente britannica che è difficile farla propria. Però la racconta talmente bene che anche io per un attimo sarei sceso in piazza contro la privatizzazione della NHS. Solo che qui a Morbegno ho avuto qualche problema ad organizzare il corteo.

Non ho messo in classifica il classico “In Italia siamo tempestivi”, perché c’erano ben due candidati e inserire sia Kiki che Akira mi sembrava troppo. E la classifica di 17 non mi convinceva.

Insomma, queste sono le cose che mi sono piaciute molto. Sono state tante anche le cose che non mi sono piaciute. Devo aver raggiunto il livello di allerta di Saturazione Servillo, perché sia La grande bellezza che Viva la libertà mi hanno lasciato l’amaro in bocca. The Master e Il grande Gatsby li ho praticamente dormiti entrambi, e nonostante il mio principio di narcolessia questo non depone a loro favore. Mood Indigo così così, ma la delusione dell’anno me l’ha regalata Hideaki Anno con quella porcata di Evangelion 3.0.

Sono anche andato alla mini maratona di Eva 1.0 e 2.0, comprando i biglietti mesi prima. Erano dieci anni che non andavo ad una maratona al cinema, da quando dopo mesi di corteggiamento goffo e arruffato avevo strappato un’uscita ad una ragazza bellissima che veniva in biblioteca. Avevo avuto la brillante idea di portarla a vedere la maratona di Ringu, i film giapponesi da cui avevano tirato fuori The Ring. 3 film. 6 ore. Sedie scomodissime di un cinema di paese. In effetti, col senno di poi, forse non era stata proprio una mossa geniale. Il giorno dopo mi aveva detto che non potevamo vederci, perché un suo amico aveva avuto un problema in Svizzera e andava a trovarlo. Per tre o quattro settimane.
Ecco Hideaki, quando sono uscito dal cinema quest’anno mi sono sentito come dopo quella risposta, con quello stesso leggero sentore di avere fatto una minchiata.

* Quest’anno ho visto tanti film, ma altrettanti (almeno) li ho persi. La vita di Adele, Il passato, Miss Violence…ma quello che mi spiace di più sono due piccoli film balcanici, The Parade e Djeca, perché so che recuperarli sarà un disastro.

MiMettoAncoraLeAllStar | True trans soul rebel. Go Laura Go.

Gli Against Me! sono uno dei miei gruppi preferiti in assoluto. Uno di quei gruppi per cui nel mezzo della settimana recuperi altre 3 persone di scarso buon senso, li fai incontrare dopo il lavoro in un parcheggio sotto il sole calante dell’estate brianzola, controlli che siano cariche di Finkbrau destinate a scaldarsi prima del Brembo e accendi la macchina verso Padova, che tanto suonano all’aperto e si torna a casa presto. Tipo prima dell’alba, giusto il tempo di inventare una scusa plausibile per quelle occhiaie che quando hai gli anni di Cristo diventa sempre più difficile giustificare.

Ad ogni modo, da quando Tom Gabel è diventato Laura Jane Grace* gli Against Me! è come se avessero minacciato di implodere. Che poi non sono neanche sicuro che si dica “è diventato”. Forse Laura lo è sempre stato. Forse ha scelto. Non lo so bene, e non so nemmeno perché mi pongo il problema di quale sia il modo giusto. Probabilmente mi faccio questi scrupoli perché è un argomento complesso, una cosa personale, o magari semplicemente perché io a Laura Jane Grace voglio un bene forte. Quel bene che vuoi a una voce che hai ascoltato millemila volta. Che quando stai cercando di mettere ordine tra i 50 cd senza etichetta sparsi sotto i sedili della macchina alla fine peschi sempre per primo Reinventing Axl Rose. Non sai come sia possibile, ma succede. Mai che mi capiti di pescare American Idiot, ad esempio, che ancora mi sto maledicendo per aver deciso di masterizzare per pura curiosità e che si meriterebbe il suo volo nei campi della verde Brianza nell’apposito cestino della raccolta differenziata, quello destinato alla musica brutta.

Invece quando parte Pints of Guinness Make You Strong ti dispiace toglierlo, vuoi ascoltarlo tutto, e allora fanculo ai buoni propositi e alle bestemmie di chi non sa dove mettere i piedi quando si siede dietro. Alla fine lo lasci nel lettore due settimane di fila e urli sempre fuori dal finestrino, in uno slancio di entusiasmante anacronismo post-giovanile, “Cause baby, I’m an anarchist and you’re a spineless liberal”, battendo le mani miseramente fuori tempo. Pensa se quel disco invece che nel 2002 fosse uscito giusto un lustro prima, in quell’imprecisato momento in cui Usmate Velate e il Chiapas sembravano quasi confinare. Quante citazioni sulla smemoranda o su quell’inguardabile tascapane di un 16enne animato da un vago e inconsapevole impulso rivoluzionario.

Ad ogni modo, divagazione fiume a parte, resta il fatto che dopo l’annuncio “non più Tom adesso Laura” piano piano ha cominciato a incasinarsi un po’ tutto. Quando li ho visti l’ultima volta, la famosa sera di Padova, era evidente che i tempi del concerto che domina la mia prestigiosa “top 5 dei concerti che non ho visto ma sono presenti su youtube, Ramones e Beatles esclusi” erano passati.

[micro inciso polemico: questo secret show è del 2009. 4 anni dopo che avevano firmato su Sire e le polemiche su "attitudine", "scena" e amenità varie. Venduti stocazzo.]

A scanso di equivoci, a me il concerto di Padova è piaciuto molto in ogni caso. Però era diverso. In due parole, mi era sembrato un bellissimo canto del cigno. Vero, la storia di Tom-Laura era dappertutto, anche sulle homepage dei nostri quotidiani con risultati tragicomici, come la foto sul corriere che raccontava che Tom Gabel non solo aveva cambiato sesso, ma era anche diventato Joan Jett**.

tom-laura

Allo stesso tempo, però, il batterista-raggazzino fenomeno che avrà pure suonato con Springsteen ma un po’ sembrava un pagliaccio se ne è andato, i tour già fissati sono stati cancellati e alla fine ha mollato anche Andrew Seward, che stava agli Against Me! come Hiro Nakamura alla prima stagione di Heroes. Fine della storia?

Fortunatamente, almeno per me che altrimenti non starei qua a scrivere tutto ‘sto pippone, pare di no. In questi giorni è uscito True Trans, un mini EP di due pezzi che si scarica aggratis dal loro sito. Due pezzi acustici che dovrebbero finalmente anticipare Transgender Dysphoria Blues, che è stato finito con Fat Mike (!) al basso e Atom Willard (RFTC e Offspring) alla batteria. In realtà io speravo che la petizione per far suonare Mikey Erg andasse a buon fine, ma tutto sommato va bene così.

Does god bless your transsexual heart?

Giudicare i due pezzi in sé non è facile. Banalmente, a me piacciono. Alla fine sono due pezzi acustici di un gruppo punkrock, non è che uno si aspettasse l’Aida. Li ho ascoltati per tutto il weekend e ancora non so scindere un giudizio vagamente obiettivo dall’euforia da buona notizia. Che io sono contento con poco. In particolare True Trans Soul Rebel, che già suonavano elettrica durante il tour dell’anno scorso (vedi sopra), sembra fatta apposta per il sing along. Entrambe comunque raccontano la condizione e la decisione di Laura Jane Grace, mettendo in musica e parole quelle difficoltà attraverso cui deve essere passata. Saltando tra le strofe il leitmotiv è quello dell’accettazione, da parte di se stessi e degli altri. È facile pensare che sarà così anche per tutto il resto del disco vero e proprio, ma alla fine è lei a scrivere la sua musica e ora come ora è difficile immaginare potesse aver voglia di raccontare qualcos’altro.

In tutto questo, ora domattina salirò in macchina per andare al lavoro, accenderò la radio, pescherò un cd a caso e ascolterò in loop Those Anarcho Punks are Mysterious, mentre quel maledetto American Idiot continuerà a nascondersi chissà dove.

* io ho dato per scontato che chi si mettesse a leggere una roba sugli Against Me! avesse una mezza idea della storia di Tom/Laura. Se così non fosse, ecco qua. Uno e due.
** nel frattempo Laura Jane Grace deve essersi evidentemente abbonata al Corriere, e per difenderne l’operato ha suonato un po’ in giro proprio con Joan Jett. Suonando anche questa bella cover dei Replacements. Bel gesto.