Parental Control: non contiene la parola Ultras

Ho sottoscritto la tessera del tifoso convinto che imbrattarsi un pochino la coscienza a favore della sconfinata passione per la mia squadra non fosse il primo male al mondo.

Infatti non lo è, ma il compromesso che ho dovuto accettare è stato più ampio e scomodo di quanto mi avevano fatto credere.

Certo è una schedatura, una delle tante, che puzza di incostituzionalità. Nonostante ciò mi preoccupo meno dei pericoli in termini di privacy, può fare molti più danni facebook o chi per lui. Quel che più mi preoccupa è l’aspetto subdolo della questione: cosa c’entrano le banche?

Un passo indietro, così il Viminale sulla Tessera:

“E’ uno strumento delle società sportive che serve a valorizzare il rapporto trasparente ed aperto con i propri tifosi. I più appassionati potranno avere anche tessere del tifoso di squadre differenti.” (Pausa, grosse risate – oppure – Bello, le figurine Panini!) “Non può averla chi è sottoposto a Daspo (attualmente 5000 persone) e chi è stato condannato, anche in primo grado, per reati da stadio.”

Vado allo stadio ed in trasferta da oltre 15 anni, non ho mai avuto problemi con le forze dell’ordine e penso che mai ne avrò. Però conosco i meccanismi e le dinamiche di quello che può scatenare un reato da stadio, il quale, nonostante il nome fuorviante, non è diverso da qualunque azione a delinquere e come tale dovrebbe essere trattato.

Appare lampante che la tessera non è un deterrente perché “Agevola l’acquisto dei biglietti, esenta dalle restrizioni previste per motivi di ordine pubblico in casa e in trasferta, ma è obbligatoria per chi vuole fare l’abbonamento e andare in trasferta nel settore riservato agli ospiti”. Spiego il paradosso con due esempi spiccioli: uno, posso andare in trasferta senza la tessera del tifoso acquistando un biglietto per qualsiasi altro settore non riservato agli ospiti; due, con la tessera del tifoso della mia squadra posso acquistare biglietti per il settore ospiti di qualsiasi partita. Ovvio che se ho cattive intenzioni mi trovo agevolato a manifestarle.

In generale questo provvedimento, come fu per la buffonata dei tornelli, non interviene laddove accadono il 95% dei disordini, ovvero fuori dagli stadi. Ma c’è un limite chilometrico che separa un reato da stadio da un reato comune legato a fattori di disagio sociale? Credo di no. Ai vertici dovrebbero lavorare in questa ottica con un po’ di intelligenza e buon senso. Difficile.

Quindi cosa serve la tessera del tifoso? ecco la brutta sorpresa che i telegiornali non raccontano. La tessera del tifoso appare a tutti gli effetti per quella che è: una carta di credito ricaricabile. Ogni società ha stretto accordi con una banca per la sua stipula. La tessera del tifoso, di fatto, è uno strumento in mano alle banche per controllare le abitudini commerciali dei tifosi ed è un incentivo a spendere camuffato da varie forme promozionali. Ora, non lo scopro certo io, il fratello di Giancarlo Abete (presidente della FIGC) è Luigi Abete, tra le altre cose vicepresidente dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana). E come si dice… a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Mi sono ridotto a citare Andreotti, il che è tutto dire.