the GIOVEDI’ MATTINA sessions

fontana

Mi reco di buon’ora all’ufficio ********. l’ufficio ******** è una visita necessaria, se fai cose che faccio io per vivere. Roba regionale, pubblica, roba brunettiana diciamo. Ci sono documenti da emettere eccetera. Se non fai cose che faccio io, al novantotto per cento non sai nemmeno che l’ufficio ******** esiste. Comunque ci arrivo di buon’ora e ci sono solo due impiegati, gente che protocolla cose eccetera. Io sono lì per presentare documentazioni ed ottenere certificati in cambio. Ci sono modi peggiori di passare il tempo. Quasi tutti sono condannati da Amnesty.
I due impiegati stanno facendo cose da impiegati. Non sembrano avere il sacro fuoco dell’ambizione che li pervade: sono gente a budget, archiviano documenti, ne estraggono altri. Il primo decide di controllare una pratica dentro un’armadio nella sala dove sto. io sono seduto a tre metri da lui. Sono le nove e venti, io ho preso due caffè e mi sono guardato un’oretta di Starship Troopers prima di andare in ufficio.
Lui apre l’armadio e s’incazza come una pantera.
“GRAZIANO!”
“Sì?”
“DIO B%$A! CHE CAZZO CI FA ‘STO COSO QUI!”
Graziano, l’altro passacarte, entra in ufficio. Guarda il coso qui e dice che
“la Marianna l’ha cavato ieri”.
(Cavato è come dire tolto).
“MA P&/$A MADONNA! CAZZO DICI! NON HA DETTO UN CAZZO E L’HA CAVATO? NON LO POTEVA CHIEDERE PRIMA?”
“Ha pensato che visto che…”
“HA PENSATO COSA? NON HA PENSATO UN CAZZO! DIO P&/$O! FAN TANTO I FENOMENI ROMPONO I COGLIONI COI PERMESSI PER TUTTO DIO C(&E… DIO B%$A A ME ‘STE COSE MI FAN GIRARE I COGLIONI”
“Ma vabbè cosa sarà mai.”
Io vorrei davvero capire di che cazzo sta bestemmiando il tipo, ma sono solo, sovreccitato e seduto in un ufficio della cui esistenza sanno in pochissimi a tre metri da un energumeno arrabbiatissimo. Una volta in passato hanno cercato di avvelenarmi. Sul serio. Mi hanno offerto un caffè. Avreste dovuto essere lì e berne un sorso. Mi raggomitolo nel mio angolo, guardo per terra, spero che finisca in fretta.
“COSA SARA’ MAI DIO B%$A SARÀ CHE GUARDAN LA TV E SI METTONO IN TESTA DELLE GRAN CAZZATE ECCO COSA SARÀ’! ADESSO LO RIMETTO SU POI ASPETTA CHE TORNI LA MARIANNA E SE PROVA A DIRE UNA COSA ME LA MANGIO”
“No dai Martino calmati poi c’è sempre da litigare…”
“MA DA LITIGARE COSA, QUESTI QUA C’È DA LITIGARE PERCHÉ FANNO SEMPRE I FENOMENI CHE DECIDONO TUTTO SENZA STARE A SENTIRE GLI ALTRI SU NIENTE MA P$£&%£&A MADONNA SE VOLEVO AVERE UN PADRONE IO ANDAVO A LAVORARE NEL PRIVATO DIO B%$A!”
“Beh oi cosa vuoi che ti dica, Martino. Magari non gli interessa neanche molto, han solo sentito che…”
“TE VAI TRANQUILLO CHE ADESSO P&/$O DIO CI PENSO IO. VAMMI A PRENDERE LA SCALETTA.”
“Ma no dai prima parliamone con gli ispettori”
“IO NON CI PARLO CON GLI ISPETTORI! IO LO METTO SU NEL MIO UFFICIO COSÌ SE VOGLIONO ROMPERMI IL CAZZO ME LO ROMPONO NEL MIO UFFICIO SE HANNO I MARONI! VAI A PRENDERE LA SCALETTA!”
Graziano sospira, se ne va a prendere la scaletta. La situazione sembra essersi calmata. Martino sembra essersi calmato. Prende la scaletta, sale sopra la porta e riattacca il crocefisso sul muro.

Con certe magliette scopi più che con altre. O anche no.

sc

(…) è ultrahardcore sotto tutti i punti di vista. Un suono fisico all’estremo ma anche autodisciplinato e senza la più piccola ombra di compromesso. Quando cito le recensioni a memoria (questa era di Sorge su Rumore) spacco pesantissimamente. Nel 1997 uscì il secondo disco degli Snapcase. Non ero tutto ‘sto fan del primo disco, voglio dire OK Incarnation e tutte quelle cose, ma sembrava una roba un po’ pionieristica nel senso peggiore del termine. Nel 1997 il metal e l’accacì suonavano diversi anche quando suonavano uguali –probabilmente do a questo punto più importanza di quanto ne abbia realmente. Quelle robe lì comunque non erano la stessa cosa: la maglietta degli Unbroken poteva convincere una ragazza a dartela, la maglietta dei Pantera no. C’è anche da dire che le magliette degli Unbroken sono più carine. E quelle degli Snapcase erano più carine ancora, cosa che le faceva figurare addosso a persone che non c’entravano un cazzo, o che secondo me non dovevano entrarci un cazzo (gente che avrebbe potuto scopare anche senza la maglietta, AKA predava in un branco che avrei voluto depredare io). Il cantante degli Snapcase si chiamava Daryl Taberski –sembrava uno dei Jackson Five che cantava l’arcòr. Il secondo disco era sensazionale. Te ne fai qualcosa? Probabilmente no. La maglietta degli Snapcase non ce l’avevo. Faticavo a rimorchiare ragazze. Mi mancava l’autostima. Sarebbe mancata anche a voi, se foste stati me.
Niente, c’era un gioco su questo disco. Non lo comprai all’uscita, me lo feci registrare su nastro da un amico di nome Mattia. Mattia non si chiama Mattia nemmeno un po’. Un annetto dopo trovai il disco usato a ventimila lire. Pensai che erano troppi soldi, anche se nel frattempo avevo comprato un lettore CD. Non lo comprai. Decisi di comprarlo non appena ne avessi trovato uno a un prezzo conveniente.
Nel frattempo Progressionthroughunlearning si è rivelato una delle cose che più ho ascoltato, in senso assoluto, dei dodici anni successivi. Non che io sia mai stato sensibile a tutte quelle robe, croci sulle mani vegetarianesimi assortiti e stronzate comparabili. Mi piaceva, mi continua a piacere, la botta: gli Snapcase eran gente seria, non si sarebbero mai fatti una foto come quella in cima al post. Il giochetto del lo compro quando scende il prezzo è andato avanti. C’ha la copertina tagliata in due, come certi dischi dei Fugazi, così dopo un po’ ho smesso di cazzeggiare sul prezzo e ho pensato che alla prima occasione l’avrei preso. Ma nuovo no, figurarsi. Magari aspettare che uno di quei debosciati con la maglietta ammazzafighe degli Snapcase si rivendessero la loro copia di merda per pagare il biberon del pargoletto in arrivo. Oppure no: l’ho visto almeno altre dieci volte a qualche banchetto, intorno ai sette otto nove dieci euro, mai comprato.
Avrebbe potuto essere il mio gioco preferito per anni. Ieri a Gambettola FC (la capitale europea dei ferrovecchio) c’era la mostrascambio, che è una specie di fiera dell’usato pulcioso in ogni sua forma –Vespe vintage, vestiti a fiori, cartoline dei santi, schede telefoniche Telecom da collezione, caschi da guerra nazisti e vinili/CD. L’ho trovato a un banchetto. Ho cercato di raccontare la storia alla mia fidanzata. Tre giri in fiera, e poi ho deciso di comprarlo. A quanto lo metti? “Otto euro sai è fuori catalogo non lanno mai ristampato”. Non sapevo. Probabilmente non è vero. Resistere alla tentazione di credere a ogni storia che ti raccontano è facile, ma quelli che fanno i banchetti in Romagna tendono a stare dal lato corretto della relazione inculatore/inculato. Da queste parti il primo master originale di Velvet Underground & Nico a meno di un dollaro non lo trovi. In una banchetta poco più su un povero cristo si stava lasciando convincere da un rigattiere di avere in casa certe white label dei Beatles da seimila euro l’una, mentre gli sventagliavano sotto qualche fantomatico “pezzo mancante” di una collezione altrimenti ineccepibile. Ho comprato quel cazzo di disco degli Snapcase, sono andato a casa e l’ho ascoltato una volta.
Mattia, che mi aveva fatto la cassetta, s’è sposato sette ore prima. Diventare adulti non è per niente come ce lo s’immagina.

Kekko è Francesco Farabegoli. Gestisce più collaborazioni che dita della mano tra Nero Magazine, Spoilerin , Bastonate, Cerca Su Google, il geniale Se Mi Scrivi e il neonato Qualunquisti. Ha deciso di aggiungere JunkiePop alla lista perchè veniva bene nel menù a tendina di wordpress.