Top Albums 2012 – Pistakulfi

non volevo farla quest’anno, per due motivi.
uno, non scrivo mai, giorgio mi vuole bene e ormai sono come babbo natale, passo una volta all’anno.
due, la lista che state per leggere è il risultato di un numero di ascolti nettamente inferiore a quelli che sono solito fare.
insomma, mai come quest’anno, è la MIA lista, troppe cose non ho ascoltato, ma chi se ne frega.
è una lista molto random, ho pensato a questa cosa delle dinamiche che ti portano ad un disco, ebbene negli anni vedevo sempre una fonte, un’ispirazione, più o meno stupida ma la vedevo, dai dj set quando cellulari e internet erano un abbozzo in divenire, alle riviste specializzate, fino ad arrivare ai blog e i forum.
Quest’anno invece se ci penso non trovo niente di preciso, se non il caos e me stesso.

Comunque, ho deciso di scombinare un poco le carte e fare diverse top 5

Top 5 Retromania

1 – Disappears – Pre Language
kranky records, di solito sinonimo di qualità, copertina bianco e nero, secondo lavoro per loro dopo l’ottimo esordio e passo avanti nettissimo. si c’è una novità, alla batteria, per chi non lo sapesse, c’è Steve Shelley dei sonic youth (uno dei miei gruppi preferiti? nooooooo che dite?). il suo tocco si sente eccome e il kraut si abbina a tutto ciò che di meglio esiste nell’indie rock. Hibernation Sickness

2 – Pop. 1280 – The Horror
sacred bones records, che di solito è sinonimo di belle copertine, disco d’esordio from new york city. schegge noise e atmosfere wave ma di quelle malate e contorte, tipo birthday party e suicide. Crime Time

3 – Unsane – Wreck
vabbè cosa volete sapere sugli unsane. kekko cosa dico? per me basta solo il fatto che spencer, curran e signorelli spaccano come e più di prima. violenza sonora come se non ci fosse ieri. altro che domani. No Chance

4 – Pontiak – Echo Ono
i tre fratelli barbuti fra una cosa e l’altra sono arrivati nel giro di pochi anni al sesto disco. sempre piaciuti ma mai come questa volta, li trovavo sempre un po’ fuori fuoco o troppo sperimentali in quello che poi in fondo dovrebbe essere hard rock di grana grossa. ecco qui ci sono solo pezzi di grana grossa. Lions of Least

5 – Deftones – Koi No Yokan
scrivevo scelta di CORE due anni fa quando misi in cima diamond eyes nella lista 2010. questo secondo me sta leggermente sotto ma 7 centri su 7 album è il grido di battaglia. sempre fedele ragazzi, sempre fedele. Graphic Nature

Top 5 Giramanopole

1 – Clubroot – Clubroot III (MMXII)
come mi ha detto un amico “ma è uguale agli altri due precedenti” vabbè io l’ho conosciuto quest’anno Dan Richmond e la sua dubstep profonda e scura come la pece. atmosfere dark e spazi siderali. se vi piace cercatevi anche i precedenti chiaramente. e consideratelo il mio album dell’anno. Faith in Her

2 – Orbital – Wonky
il mio album elettronico favorito ever (In Sides) proviene dal lontano 1996 e porta la firma dei fratelli Hartnoll. tutto mi sarei aspettato tranne un ritorno simile dopo 8 anni e un lavoro che forse contiene qualche arrangiamento un po’ eccessivo ma che lascia a bocca aperta per le soluzioni. Beelzedub (live)

3 – Squarepusher – Ufabulum
forse si era un po’ perso ultimamente, qui con Ufabulum è tornata la voglia di essere aggressivi, di prendere il toro per le corna, di fondere tutto, quando penso ad ufabulum mi vengono in mente la metallurgia e i metalmeccanici non so perché. elettronica da fabbrica di montaggio. Un album politico. Dark Steering

4 – Lone – Galaxy Garden
atmosfere danzerecce acid-house e rave persi nella memoria. un po’ balearic, al limite estremo dei miei gusti ma vince e convince e ripeto che non so che farci a volte se non danzare. Crystal Caverns 1991

5 – Gareth Clarke – Factory Brew
ecco, tornando al discorso di prima, non ho la minima idea di come sia arrivato a questo album, a volte penso non esista proprio. se qualcuno lo vede in giro mi avverta. Sublightweight

Top 5 Italians do it better

1 – Havah – Settimana
Havah è Michele Camorani batterista nei La Quiete. Havah è dal lunedì alla domenica. Havah è post-rock, Havah è shoegaze, Havah è wave. Havah è “finchè la passo liscia ripeto gli stessi errori come una formula giusta” tatuato sul cuore. Mercoledì

2 – Uochi Toki – Idioti
ogni volta che lo metto mi chiedo “ma io cosa ci faccio qui?” a sentire questo duo di Alessandria con un pazzo che declama su basi (industrial? si) dell’altro pazzo. poi ho scoperto che riesco ad emozionarmi per un trattato sull’alimentazione, Sberloni. e anche per tante altre cose. pazzeschi.

3 – Offlaga Disco Pax – Gioco di Società
voglio troppo bene agli offlaghi. quando uscì gioco di società, o meglio il singolo “parlo da solo”, pensai chiaramente che l’avessero scritta per me. less is more, sembra anche il loro modus operandi per un album tanto ispirato quanto essenziale, come se non lo fossero mai stati. ora non parlo più da solo, ora è solo Desistenza. Prima o poi scenderai da sola, dal muro.

4 – Disquieted By – Lords of Tagadà
Ancora col punk? ancora con questa maledetta adolescenza hc? son bravi ragazzi. e poi solo per il commento originale del gol del secolo infilato dentro Mami Mami Corazon io su questo post ce li metto

5 – Newclear Waves – Newclear Waves
Dio benedica la Mannequin Records. Detto questo, qui siamo dalle parti del feticismo puro. quello che si chiama minimal cold wave. un gelido sentire, un primordiale richiamo, è sempre bello tornare a casa. The Black Hand

Top 5 Varie ed eventuali (ovvero non sapevo dove metterli)

1 – Beak> – >>
il supergruppo con a capo geoff barrow dei portishead torna ad ammaliare con le solite trame kraut-rock in salsa psichedelica. Fast forward Yatton

2 – JK Flesh – Posthuman
sapete quanto vogliamo bene da queste parti a Justin Broadrick e a tutte le sue incarnazioni. se quella come Jesu cominciava a tirare la corda sul versante shoegaze, la nuova in versione JK Flesh torna sul versante Godflesh col metal industriale che si poggia sulle profondità del dub. Tutto o niente come al solito. Tutto. Idle Hands

3 – Monica Richards – Naiades
ho capito che esiste una trinità di dee nel mio mondo musicale. a destra siede Anneke Van Giersbergen dei Gathering, a sinistra Amanda Palmer dei Dresden Dolls e in mezzo c’è Lei, la Musa di Faith and the Muse. Monica, adottami! We Go On

4 – The Soft Moon – Zeros
l’album di esordio della sigla in questione rimane lontano anni luce da questo, ma due tre pezzi di quelli da wave gelida e muscolosa, quei muscoli asciutti, da arrampicatori, il buon Luis Vazquez ce li regala sempre. Insides

5 – Cold Showers – Love and Regret
troppe volte negli ultimi anni sono usciti gli epigoni di un’epopea post-punk new wave da revival posticcio e fuori tempo massimo. pochi hanno dimostrato di saper scrivere in un certo modo e tanto meno di possedere il sacro fuoco innovativo dell’epoca. finiranno male pure questi… intanto Violent Cries

Premio ristampa dell’anno

UV POP – No Songs Tomorrow
sentite che roba, maledetti! 

Premio compilation dell’anno

Trevor Jackson presents: Metal Dance
una sequenza impressionante di suoni EBM, INDUSTRIAL, POST PUNK, direttamente dai club anarcopunk che mi piacciono tanto. Ma qualcuno ci va ancora a ballare?

buon 2013 a tutti (a no… scusate… domani c’è la fine del mondo…)

Top Albums 2011 – Pistakulfi

1# Belong – Common Era (dark-ambient,shoegaze)
Introspezione. Volersi bene. Fregarsene di tutto se non del piacere di ascoltare questa cosa qui, da solo, di notte, guardando il cielo. Elevato e immenso come Deneb, profondo e scuro come la Fossa delle Marianne. The Dark Side of Loveless o se preferite The Shoegaze Side of Faith.
Different HeartPerfect Live

2# Crash Of Rhinos – Distal (emocore,post-rock)
Un disco meraviglioso. Dietro la scorza che tanto piace agli emokids e i tanti cori da cantare a squarciagola, una padronanza dei mezzi ed una dimestichezza esecutiva strabilianti tanto da farmi pensare che in futuro potrebbero fare molte cose differenti con quelle corde e quella batteria.
StiltwalkerAsleep

3# Mogwai – Hardcore Will Never Die But You Will (post-rock)
Quanto sono antipatici? Quanto sono spocchiosi? Almeno quanto sono bravi. Questi non sbagliano un album manco sotto tortura. Un lavoro di una maturità impressionante fra tipiche partiture sognanti e potenti divagazioni post-metal. Inoltre live dell’anno in due occasioni. Mogwai will never die but you will.
You’re Lionel RichieHow To Be A Werewolf

4# Balaclavas – Snake People (post-punk,noise-dark)
Dopo il bel debutto dello scorso anno, tornano con un lavoro anche migliore fra episodi post-punk tiratissimi, esperimenti tribali di P.I.L.iana memoria e addirittura improbabili incroci fra ritmi dub e il kraut. Uno dei segreti più belli dell’underground a stelle&strisce.
Down And Loose – Legs Control – Hard Pose

5# Raein – Sulla Linea D’Orizzonte Tra Questa Mia Vita E Quella Di Tutti (emocore)
Questo si chiama SUPPORTARE. Disco autoprodotto di una band nata anni fa da quella scena emo/screamo che quest’anno ha fatto parlare di nuovo di sè. Disco che tracima lacrime e sangue. Che crea brividi ed emozioni. Che vibra di soluzioni chitarristiche e melodie in primo piano. Supportateli.
NirvanaCostellazione Secondo Le Leggi Del Caso

6# Tunnels – The Blackout (coldwave)
E qui piombiamo in pienissima ondafredda. Nicholas Samuel Bindeman dopo una serie di lavori astratti e sperimentali, vira deciso verso i territori franco-belgi di inizio anni 80. Una riproposizione dei Charles de Goal, per chi li conoscesse. Synth gelidi, bassi profondi, voce meccanica. Astenersi perditempo.
Crystal ArmsSolid Space

7# TV Ghost – Mass Dream (post-punk,noise)
La mitica In The Red sforna anche quest’anno la sua dose di sound urticante. Dopo il caotico esordio di due anni fa i TV Ghost tornano con un disco leggermente più complesso, più arty, più scuro, ma sempre pervaso di urgenza post-punk. Un concentrato di chitarre noise applicate all’anima scura del rock’n’roll.
The Winding StairSleep Composite

8# Sex Church – Growing Over (garage,noise)
Gran lavoro per i canadesi Sex Church. Ai tag enunciati sopra aggiungete un tocco di psichedelia e l’ombra lunga del post-punk scuola Wipers. Chitarre fuzz e circolari si alternano a episodi più diretti e muscolari. Da Vancouver per la Load Records. Non solo indie da quelle parti.
Beneath The BottomGrowing Over

9# Be Forest – Cold. (new wave,post-punk)
Da solo metto insieme gli anni dei due terzi di questo gruppo di Pesaro. C’è qualcosa che non va forse… Molto più onestamente direi che hanno fatto un album perfetto per quel che riguarda sensibilità wave e tendenza a guardarsi le scarpe. Cure, Cocteau Twins e Asylum Party. A chi ha tirato fuori gli XX dico che questi se li mangiano proprio.
Wild BrainFlorence

10# Iceage – New Brigade (hardcore,post-punk)
Nel sottobosco underground sono stati un pò l’hype e avrei voluto tanto vederli sanguinare dal vivo. Ma l’album spacca come poche altre cose. I giovani danesi uniscono l’impeto accacì blackflaghiano al post punk di Mission of Burma e al lirismo dei Wire. 24 minuti di assalto sonoro puro. Speriamo muoiano qui e vengano così consegnati al culto.
White RuneYou’re Blessed

11# Primus – Green Naugahyde (funk-metal)
11 anni di attesa. Quella dei Primus è una storia strana. C’è chi li snobba e chi li adora. Mai troppo duri per i metallari. Sempre troppo prog per gli indie. Io (che non sono ne indie ne metallaro) li ho sempre adorati. E se (mi rivolgo a chi prende un disco all’anno magari sotto Natale) state per acquistare il nuovo RHCP, no, prendete questo. LES CLAYPOOL.
Hennepin CrawlerExtinction Burst

12# Lower Heaven – Today Is All We Have (shoegaze,psychedelic)
Una carezza. Sognante ed evocatico come un disco degli Slowdive, psichedelico e circolare come un disco dei Black Angels. I losangelini Lower Heaven sfornano 8 tracce di una bellezza imbarazzante, quella che di solito si vede in giro nei primi giorni di primavera.
Su Discogs non esiste. Fidatevi.
Today Is All We HaveDone Nothing Wrong

13# Gazebo Penguins – Legna (emocore,post-HC)
Nell’anno in cui la rabbia fine anni 90 è tornata prepotente, i Gazebi hanno pagato, almeno per me, le uscite di Crash of Rhinos e Raein. Invece col tempo (e con il devastante live) ho compreso la reale portanza di questo lavoro che sulla sensibilità emocore innesta dosi massicce di chitarre post-hc e stoner (Cinghiale). E quanto suona bene.
Senza Di Te (è dedicata ad una gatta, l’eternità per loro)Cinghiale

14# Cult Of Youth – Cult Of Youth (dark-folk)
Mi rendo conto solo ora che entra in questa classifica il primo disco Sacred Bones (come numero di lavori eccellenti etichetta dell’anno). I Cult of Youth smussano un poco le loro irruenze post-punk e disegnano un disco monolitico punk-folkloristico, scuro e druidico con molti arrangiamenti di archi. Dei New Model Army nella foresta.
Lace Up Your BootsCasting Thorns

15# Human Eye – They Came From The Sky (art-noise,garage)
Ancora Sacred Bones. Un gruppo profondamente garage-punk primi anni 70 che gioca con la science-fiction e gli alieni. Schizzi di follia rock ‘n roll e marzialità post-punk. Tutto ciò dalla città di Stooges e MC5.
The Movie Was Real - Brain Zip (Kickin’ Back in the Electric Chair)

16# Ringo Deathstarr – Colour Trip (shoegaze,pop)
Questo rischia di essere il disco POP della top. Anzi lo è sicuramente, l’ho inserito perché ascoltato parecchio per controbilanciare. La matrice è MyBloodyValentine, chiaramente, come se fossero abbandonati in un negozio di caramelle. Melodie appiccicose e chitarre cool. Sicuramente i pezzi li hanno e sono meglio dei Painsofbeingetcetc
Two GirlsTambourine Girl

17# The Men – Leave Home (noise,post-punk)
Altra scheggia impazzita dalla Grande Mela a volumi altissimi e velocità ipercinetiche. Un frullato di chitarre a rincorrersi su uno sfondo urbano e violento. Altra chicca dalla scuderia Sacred Bones.
BatailleNight Landing

18# J Mascis – Several Shades Of Why (songwriting della madonna)
Io ho un gran difetto. I nomi e cognomi in musica, insomma le sigle che non indicano un “gruppo”. Ma qui c’è poco da fare o girarci intorno, lo zio J è lo zio J e il fatto che mi sia trasferito in paese con un camino a disposizione, la neve imminente, il vino, la cioccolata calda… insomma, riscaldami il cuore J.
What HappenedSeveral Shades Of Why (live con corda che salta)

19# Moon Duo – Mazes (psychedelic,garage)
Progetto della mente acida di Ripley Johnson dei Wooden Shjips insieme alla compagna Sanae Yamada e altro disco Sacred Bones (almeno negli States). Si intitola Labirinti e sono proprio quelli percorsi dai due in compagnia della psichedelia degli Spacemen 3, del kraut dei Neu! e del garage-surf tardo anni 60.
In The SunMazes

20# Tropic Of Cancer – The End Of All Things (dronegaze,coldwave)
Non è un vero e proprio album. E’ una raccolta dei primi singoli più alcune tracce inedite e una cover dei Soft Cell. Camella Lobo e John Mendez svelano la loro doppia anima di manipolatori ambient-drone e synthwaver. Segnalo anche l’uscita del 12″ The Sorrow of Two Blooms.
Be BraveVictims

E siccome mi son fatto prendere la mano vi piazzo pure la Top Five EP 2011

1# Naked On The Vague – Twelve Dark Noons (no wave,psychedelic)
Probabilmente la miglior uscita assoluta 2011 della Sacred Bones. I Naked On the Vague sono australiani e vantano 5-6 anni di carriera alle spalle come versione dark-underground-pazza dei Liars. Questo EP è anche la colonna sonora del cortometraggio omonimo e si sposta su territori più psichedelici mantenendo intatta la sua anima oscura e sperimentale.
Clock Of 12′sThe Gift

2# The Soft Moon – Total Decay (post-punk,coldwave)
In questo preciso momento, se avessi la possibilità di suonare, suonerei così. Dal giro Blank Dogs e affini, quelli che la wave non la sputtanano, dopo l’omonimo folgorante disco d’esordio che ascoltai solo a Natale e non finì in nessuna classifica, tornano con un EP di 4 tracce, crudo, secco, definitivo. Ricordatemi così.
Alive - Repetition

3# Slowness – Hopeless But Otherwise (shoegaze,indie)
In bilico fra Film School e Galaxie 500 la nuova speranza shoegaze si chiama Slowness. Quattro tracce perfette fra chitarre sognanti, sezione ritmica serrata e liriche commoventi. Da San Francisco. E poi quella copertina…
Duck & Cover - Slowboat

4# Shaved Women – Shaved Women (hardcore,noise-punk)
Brutti (forse), sporchi e cattivi. Hardcore punk e noise per questa band semisconosciuta di cui non si riescono a trovare molte notizie. Il massimo che posso fare per voi è linkarvi direttamente il bandcamp (ma anche lì non ci sono tutti i pezzi per dire manca una cover dei Die Kreuzen) e fatevi del male.
Shaved Woman EP

5# Pleasure Leftists – Pleasure Leftists (post-punk,gothic)
DeathRock. Gothic. PostPunk. Siouxsie. The Sound. 1978 fading to 1983. Riuscirò mai a venirne fuori?
Suits - Nature Of Feeling

Grazie per l’attenzione e buon 2012 (che, come sappiamo, porterà la fine del mondo etc etc)

Primavera Sound will never die but you will

E anche quest’anno per la quarta volta atterro in terra catalana per il Primavera Sound.

Le novità dell’edizione 2011 sono il ritorno dello scenario al Poble Espanyol che ospiterà la prima e l’ultima giornata di concerti, la malefica tessera ricaricabile (rivelatasi un fail) e l’ampliamento dei palchi al forum con l’aggiunta della venue Llevant, la più distante ma cruciale per l’esito della trasferta (ospiterà oltre a favolosi concerti anche il trionfo del Barca contro gli inglesi).

25 maggio @ Poble Espanyol

si entra nell’area del Poble con inaspettata facilità in leggero ritardo rispetto al primo evento, le tre giapponesi Nisennenmondai, che si riveleranno una gradevolissima sorpresa. Set ipnotico noise caciarone con brani lunghissimi, spaccano e salutano educatamente come tre giapponesi appunto. Poi è la volta delle Las Robertas, veramente insopportabili col loro fintogarage alla Vivian Girls e i loro coretti sempre uguali. Ci fanno un figurone i successivi Comet Gain ma solo perchè non ne potevo più delle costaricane.
Echo & The Bunnymen con alti e bassi. La riproposizione di Crocodiles e Heaven Up Here era una delle cose per cui avevo preso l’aereo. Non mi pare ci fosse altrettanto entusiasmo fra il resto degli avventori ma anche Ian non ci ha messo del suo per fargli cambiare idea. Sembrava alquanto infastidito comunque hanno suonato benissimo soprattutto Heaven Up Here. Sono riusciti ad infilare nel set 10 secondi di Roadhouse Blues e vabbene, poi però invece di chiuderla lì sono riusciti per dei bis in puro Billy Idol style.
A chiudere la giornata la favolosa esibizione di Caribou, suonata da Dio, l’unico modo per far digerire al sottoscritto certi suoni, impatto possente, luci adattissime, gente che balla, effetto Holy Fuck insomma.

26 maggio @ Parc del Forum

Si parte malissimo per ragioni organizzative. La tesserina bevereccia non funge o meglio non funge il sistema ad essa collegata nei relativi punti, attimi di panico, file infinite, smarrimento. Calarsi nello spirito del festival diventa difficoltoso. Si parte per quanto mi riguarda con Moon Duo alle 19 al RayBan. Lo sottolineo perchè in passato allo stesso orario dello stesso giorno dello stesso palco ero rimasto deluso da MGMT e Notwist e non c’è 2 senza 3. Mi assale una gran noia e me ne vado via verso la metà per raggiungere Mike Sniper AKA Blank Dogs. La scelta si rivela azzeccata ma sento che non tira ancora una buona aria nell’area del Forum.
Dopo un veloce rifocillamento torno al Pitchfork per The Fresh & Onlys e le cose vanno un pochino meglio.
Ma il primo vero gran concerto della giornata saranno i Public Image Ltd al Llevant. Paura ce n’era tantissima ed invece Johnny e la sua sgangherata truppa (Panariello al basso, Rag. Filini alla batteria e soprattutto il mitico Zio Tibia alla chitarra) regalano un set vivace ed elettrico, ipnotico e danzereccio prendendo a piene mani dal loro repertorio. Rise, This is not a love song, Albatross, Religion. Tutto clamorosamente bello. Zio Tibia regala anche un pezzo mandolino post-punk.
Ormai è notte e decido di fare la prima grossa rinuncia. Snobbo Nick Cave e i Grinderman e mi apposto all’ATP  per il signor Glenn Branca che si posiziona spalle al pubblico per dirigere la sua orchestra o meglio Ensemble di 6 elementi (4 chitarre un basso una batteria quote rosa rispettate per il 50%). Noise noise noise benedetto noise. Esaltante.
Chi invece è stata una grossa delusione, oppure chiamiamolo mal di testa e fastidio, sono stati i Suicide di Alan Vega (qualcuno mi ha fatto notare la somiglianza con Califano) e Martin Rev (con indosso gli occhiali truzzi da litorale basso laziale). Ho resistito fino al quinto brano, poi ho gettato la spugna e ho preferito posizionarmi in maniera decente per il big event della giornata.
I Flaming Lips. Posizionarsi ha il suo perchè. Vivere questo show a ridosso del palco lo ritengo determinante perchè non tutto è stato perfetto. Ci ho ripensato tanto a questo concerto una volta a casa. I Flaming Lips da anni fanno uno show molto incentrato sull’impatto emotivo e su quello che succede sopra e sotto il palco (coriandoli, palla gigante con Coyne dentro, luci ad effetto, comparse vestite a tema – il mago di oz stavolta – , mani giganti che veicolano raggi laser etc. etc.) e meno sulla performance musicale. Cioè non dico che hanno suonato male dico che per gli standard normali verrebbe da dire che fanno sempre troppe poche cose vecchie e che suonano troppi pochi pezzi (una decina in un’ora e mezza sono pochi). Però è sempre un’ora mezza esaltante se vissuta in un certo modo. Io sono rimasto un pò contraddetto dal fatto che non abbiamo suonato Soft Bulletin però ho goduto tantissimo su What is the light, Race for the prize e She don’t use jelly perchè con buona pace di tutti gli avventori dell’ultima ora The Yeah Yeah Yeah song e Yoshimi non saranno mai a quel livello. E un collaboratore di junkiepop ha avuto l’onore di “fare” il concerto direttamente sul palco. Lunga vita a tutti.

27 maggio @ Parc del Forum

Oggi si comincia prima. Niente panico, forma smagliante, soliti giri per negozi a caccia di cd e vinili e giù al Forum.
Al Forum non c’è nessuno. Il mondo si trova all’Auditori per DM Stith e Sufjan Stevens che io ignoro bellamente dalla nascita (la mia dico) e quindi il resto della compagnia mi abbandona e chiede “ma che ti vedi a quell’ora?” Apro il programma e leggo Vice ore 17 Berlinetta(!). Con quel nome e le credenziali del libro-guida (At the drive in/Fugazi) la scelta è obbligata. Beh quando attaccano a suonare siamo in 10 sotto il palco e 5 sono loro amici. Gli altri 4 gente di passaggio per una birra. Ora direi che il libro-guida esagerava ma fanno il loro dovere di emocorers sulla falsa riga di Garden Variety et similia.
Rimango in zona Vice e mi sparo il set di un’altra band spagnola i Kokoshca. Loro sono più indie, gradevoli, quasi una versione indigena dei nostri Cat Claws. Dopo il finale di Julian Lynch di cui decido di non parlare mi avvio al RayBan per The Monochrome Set, ma la cosa mi lascia alquanto indifferente e lo ricorderò solo per essere stato il concerto visto al fianco di Bradford Cox, sostituito, poco dopo il terzo fan / terza foto, da Mike Sniper che invece non si è cagato nessuno.
A quel punto, visto che nessuno chiede foto manco a me, me ne vado al Pitchfork a distruggere tutto con i Male Bonding che suonano un perfetto killerset punkgaze buonissimo per zompettare e scapocciare.
Dopo breve rifocillamento e una velocissima puntata (e ritirata) per James Blake, c’era troooooppa gente, mi posiziono quasi in transenna per il mio top5# concert, Pere Ubu performing “The Annotated Modern Dance”, annotated è d’uopo in quanto il buon David Thomas tra un pezzo e l’altro ci regala appunto annotazioni sulla genesi dei pezzi ma in verità sono piccoli sketch da cabarettista consumato. Io lo vedrei benissimo a fare spokenword con Rollins. Viene giù il teatro.
A si, poi hanno fatto un concerto mastodontico e si è pogato un casino.
Felice, soddisfatto e spossato mi dirigo sulle gradinate dell’ATP per i Low. Purtroppo, nonostante una bella esecuzione e ci mancherebbe altro da questi qui, i volumi sono semplicemente ridicoli e troppo spesso arrivano folate di Perrosky dal palco Adidas originals. Si finisce con un “family is important” e viva Stefania Sandrelli.
Il Llevant è a due passi per fortuna e poco dopo la mezzanotte va ad iniziare il mio top3# concert. Deerhunter. La band di Bradford Cox si conferma la miglior cosa dell’indie degli ultimi anni. Rimango schokato dalla padronanza dei quattro che decidono di fare un set possente e fuzz senza rinunciare a quelle code psichedeliche tanto usate in occasioni passate. Questi possono fare ciò che vogliono dei loro pezzi. Caratteristica dei Grandi. La versione doom di Helicopter ne è la prova.
Sono quasi le 2 e si avvicina il momento più atteso dalla maggior parte dei presenti. Sono tornati i Pulp di Jarvis. Arrivo che il San Miguel è stracolmo e seguo il concerto a distanza. Io non sono mai stato un loro seguace, conoscevo soprattutto i singoloni e pochissimo altro ma è innegabile l’impatto scenico e da performer consumato di Jarvis, un vero e proprio animale. Entusiasmo alle stelle e gran bel concerto. La versione live di un brano (scoperto poi che si trattava di Feeling called love) mi ha lasciato senza parole.
A finire la giornata arriva la delusione più cocente del festival. Al RayBan arrivano i nuovi Battles. Tyondai non c’è più, c’è un nuovo lavoro appena uscito e l’impressione è che non si siano lasciati proprio benissimo ecco. Diversi brani eseguiti appunto dal nuovo Glass Drop con visual dei featuring alla voce e man mano che passava il tempo la noia saliva. Anche i tre rimasti non mi sono sembrati in perfetta sintonia. Ogni tanto sparivano dal palco a turno e mi è sembrata proprio voluta, per far capire l’aria che tira internamente, la cosa di non suonare Atlas e neppure Tonto. ‘Fanculo fanculo fanculo.
Nanna.

28 maggio @ Parc del Forum

Arrivo trafelato al Llevant in leggerissimo ritardo sulle 17:30 per The Soft Moon. Li avevo visti da poco a Roma in un club piccolissimo e credevo, sbagliando, che quella fosse l’unica loro location consona. La loro cold wave temevo risultasse indigesta ad un festival simile su un palco molto grande ad un’ora poco adatta. Invece fanno un set molto “grasso” e per fortuna con volumi accettabili e gli avventori ballano pure. Good job.
Poco dopo è la volta della new-sensation indierock. Yuck. Un frullato di Sonic Youth, Dinosaur jr Pixies e tutta quella roba lì. Derivatissimi. Però hanno fatto un bellissimo set e hanno confermato la bontà della loro scrittura. Ogni brano un potenziale singolo fino alla chiusura slabbrata di Rubber.
Torno al Llevant per Warpaint, quattro ragazze losangeline e il libro guida mi cita postpunk-CocteauTwins-Siouxsie. Me cojoni. Ma insomma mai fidarsi del libro guida. Io direi più Foals o Yeasayer. Però son da tenere d’occhio, creavano paessaggi sonori molto interessanti e vari.
Sul palco principale San Miguel inizia il live dei Fleet Foxes. Il loro primo album fu per me una sbandata molto consistente ma sul secondo ho grosse riserve e difatti la resa live me lo ha confermato. Secondo me non c’è paragone fra i brani. Loro sono bravissimi da vergognarsi proprio e fanno un concerto pazzesco supportati da un sesto elemento che suona qualsiasi cosa inanimata che passa sul palco.
Iniziare un concerto seduto sulle gradinate e finirlo a headbangare sotto il palco. Quello che mi è successo col mio top#4 concert, Einsturzende Neubauten, avanguardia rumoristindustriale di livello esagerato. Sentire il caro Hans Christian Emmerich arringare la folla in tedesco è da erezione immediata. Romani, spero non ve li siate persi all’Auditorium.
A questo punto, cedo ai richiami più insani e guardando l’orologio mi rendo conto che Barcellona e Manchester sono agli sgoccioli di partita. Mi ritaglio un quarto d’ora e raggiungo il Llevant dove hanno dato una pausa al programma e hanno allestito 3 schermi per il match. Arrivo al novantesimo spaccato e mi godo la festa blaugrana.
Ma bando agli entusiasmi calcistici, siamo pur sempre ad un signor festival e poco dopo le 23 mi apposto all’ATP per un signor concerto, quello di Dean Wareham accompagnato da moglie e band per suonare i Galaxie 500. E’ stato senza ombra di dubbio il set dal cuore più grande. Decido di viverlo appostato sulla collinetta alla sinistra del palco e l’emozione si taglia a fette.
La mezzanotte è ormai passata quando arriva il momento più infame di tutte le edizioni di Primavera Sound a cui ho assistito. In contemporanea suonano Mogwai, Swans e appena poco dopo Jon Spencer. Scarto il buon Jon perchè già visto e decido per gli scozzesi visto che quasi tutti vanno da Michael Gira. A sentire chi è stato là gli Swans hanno fatto calare un martello dal cielo per percuotere la terra catalana ma il cielo glielo hanno squarciato i Mogwai, letteralmente.
Oltre ai brani dell’ultimo, grande come al solito, album e ad una dedica per la recentissima scomparsa di Gil Scott-Heron e una per il Barcellona FC (batterista con tanto di maglia), un suono possente ed una esecuzione IMPECCABILE di cose passate. Su tutto questa. Top#1 concert.
Giornata memorabile fino ad ora. Nulla da dire. Mancava un pizzico di rock ‘n roll selvaggio e niente di meglio che i Pissed Jeans. Concerto noise/punk/hc sfascione di tutto il festival. Pogo delirante sotto il palco dal quale mi sono sottratto a fatica.
A dire il vero manca un’ultima cosa alla giornata. Una bella dancehall all’aria aperta. Si corre di nuovo al Llevant dove Dj Shadow è atterrato con la sua Shadowsphere in anticipo sul programma fregandoci un pò a tutti. Ma il set è una ficata, qualche estratto da Endtroducing e un sacco di breakbeat jungle/d’n’b. Festa.
Saluto il Forum mettendomi alle spalle la giornata con la qualità media più alta di sempre.

29 maggio @ Poble Espanyol

La domenica la spendiamo girando per il centro della città facendo visita agli Indignados in Placa Catalunya e cercando inutilmente di intercettare il pulmann del Barcellona nel tragitto fino al Camp Nou.
Poi nel tardo pomeriggio ci ripresentiamo al Poble snobbando quasi l’intero programma per vederci soltanto l’esibizione dei Mercury Rev che ripropongono per intero l’acclamato Deserter’s Songs. Mi rendo conto solo in quel momento che è tipo la quarta volta che li vedo è sarà a conti fatti la peggiore. Loro bravissimi e Donahue solito cerimoniere sempre un pò sopra le righe ma forse per la troppa vicinanza al palco sento solo dei gran bassi e chitarre assenti.
Poco prima dei bis ci allontiamo velocemente per l’ultimissimo appuntamento della trasferta.
All’Apolo Club festa di chiusura con i Black Angels. L’Apolo Club avevo avuto il piacere di testare in passato e si conferma una venue coi controfiocchi, poi metteteci una esibizione hard-rock psichedelico-circolare dei nostri eroi e una bella seconda fila e avrete il mio top#2 concert. Non poteva esserci conclusione più degna di questa.

Come ogni anno dico che questo sarà il mio ultimo Primavera Sound. E quindi “questo sarà il mio ultimo Primavera Sound”. Tanto ci provo gusto a sparare iperboli.

Top 20 Dischi 2010 – PistaKulfi

2010. Anno tondo si dice in diversi lidi. E il tondo ti porta a girare e girare all’infinito lasciandoti in nessun luogo e attraendo gli estremi.
Mai come quest’anno è stato complicatissimo attribuire le singole posizioni. Per quanto riguarda i primi 5 posti, considerate che potreste tranquillamente prenderli e mischiarli e ridistribuirli come meglio credete, è dipeso dal momento, la facevo domani ed era diversa.

1. Deftones – Diamond Eyes: e veniamo appunto al fatto che stilata oggi dopo QUEL concerto io faccio una scelta di campo ben precisa e dico CORE. Per tanti motivi, in primis perchè li amo e li supporto da sempre, in ogni stagione, con la pioggia e con il sole e dopo 15 anni non hanno un secondo uno di produzione che butterei e mi tirano fuori un album sofferto e tiratissimo e mi gira perchè il mondo è tornato ad accorgersi di loro. Monumentali. Brano scelto: Royal

2. Holy Fuck – Latin: l’album più divertente da cercare con google. Sporcaccioni. Ma anche qua una precisa scelta che va a dare credito al disco più danzereccio per uno come il sottoscritto. E per rendere giustizia al fatto che all’epoca dell’esordio mi accorsi di loro con colpevole ritardo. La loro formula con sezione ritmica live è favolosa. Brano scelto: il “gattoso” Red Lights

3. The Fall – Your Future Our Clutter: ogni anno i richiami al periodo postpunk newwave non sono mai mancati tra le influenze dei nuovi gruppi contemporanei. Ed ogni anno o quasi un mostro sacro tira fuori le unghie e torna a marcare il territorio. Loro non sono mai andati via, in verità, è solo che questo Y.F.O.C. ha una freschezza e una sfacciataggine tale che i ragazzini non possono che prenderne atto e mettersi in fila. Brano scelto: O.F.Y.C. Showcase

4. Deerhunter – Halcyon Digest: il vero disco dell’anno? Forse si se rapportato al momento storico. Fatto sta che dopo un buonissimo esordio e un folgorante secondo album Cox e soci si ripresentano con un lavoro in pieno stile Deerhunter ma con una forma-canzone più tonda e levigata. Ed ammaliano come nessun altro. La punta di tutto il movimento indie. Brano scelto: Earthquake (chi ha scritto questo brano va ringraziato in eterno)

5. Beach House – Teen Dream: il disco dreamy 2010 per eccellenza. Una sequenza impressionante di brani sinuosi e sognanti sulla scia di novelli Slowdive ricchi di intrecci sonori di chitarre e tastiere vintage solcati dalla bellissima voce di Victoria Legrand. Anche dal vivo si sono confermati in tutto il loro splendore. Come poggiarsi in un caldo nido ovattato. Brano scelto: 10 Mile Stereo

6. Daughters – Daughters: l’atto conclusivo dei Daughters è stato uno degli album che ho più ascoltato in questo 2010 di ritorno sul versante peso della musica. Coordinate che rimbalzano fra il noise, il post-hardcore e la matematica con l’ombra lunga dei Jesus Lizard alle spalle. Se fosse veramente il canto del cigno sarebbe un gran peccato. Brano scelto: The Hit

7. Trentemøller – Into The Great Wide Yonder: come è strana la musica. Qui si parla di elettronica, anzi si dovrebbe parlare di elettronica minimal techno, quella a cui appartiene il danese Trentemoller. A me della minimal techno non frega un cazzo proprio. E allora? Allora qua ci sono canzoni alla Nin, con il mood degli ultimi Portishead, con alcuni accenni a cose tipo Faith and the Muse e le chitarre! Brano scelto: The Mash And The Fury

8. Arcade Fire – The Suburbs: troppo è stato scritto, troppo è stato detto di quello che è stato l’evento discografico indipendente dell’anno, alla stregua di attese ed uscite che forse solo i Radiohead. Il risultato, mi sento di poterlo dire con molta convinzione, è nettamente positivo. Unico difetto il numero di brani forse non tutti all’altezza, ma ci sono dentro fior fior di canzoni che saranno dei classici. Brano scelto: We Used To Wait

9. Autolux – Transit Transit: degli Autolux si erano perse le tracce dopo l’esordio in pieno SonicYouth style. Tornano con un lavoro solido e ispirato che si pone alla destra di Halcyon Digest come suo complemento. La provocazione è d’obbligo. Come sarebbero stati considerati invertendo le sigle? Provare per credere e queste sono live in studio. Brani scelti: Supertoys e The Science Of Imaginary Solutions

10. The Brian Jonestown Massacre – Who Killed Sgt. Pepper?: e veniamo alla follia e alle droghe. Anton Newcombe e i suoi adepti decidono per l’occasione di far collidere la psichedelia con le schegge impazzite del post punk e soprattutto dell’industrial alla Throbbing Gristle/Foetus. Viaggi sonori ipercinetici. Dite che mi hanno fregato omaggiando il giro di She’s Lost Control dei Joy Division? Può darsi. Brano scelto: One

11. Broken Social Scene – Forgiveness Rock Music: quando tutto sembrava perduto per la grande famiglia canadese, dispersa in una miriade di progetti paralleli e dischi solisti, ci giunge fra le mani questo piccolo capolavoro di esperienza e classe frutto di una band che vista dal vivo continua ad aggiungere piccoli mattoni per la causa su chi verrà ricordato di questi anni come fulcro della scena indiefolk. Brano scelto: Meet Me In The Basement

12. Liars – Sisterworld: ho come l’impressione che abbiano pagato il processo di “normalizzazione” che si è portato dietro un lavoro come questo. Come se dovessero sempre fare i pazzi e gli straniti a tutti i costi. A me invece questo Sisterworld è piaciuto fin da subito e non scende per niente. Che poi di cose alla Liars è pieno tipo… Brano scelto: Scarecrow On A Killer Slant

13. Spectres – Last Days: è più forte di me. Non ricordo bene come mi sono imbattuto in questo disco di un gruppo semisconosciuto come gli Spectres di cui si fatica pure a capire da dove provengono. Di sicuro provengono dagli early eighties di Killing Joke, Christian Death, Wipers, Sound e compagnia cantante. Un disco del 1982 pubblicato oggi. Solo per maniaci del periodo. Brano scelto: Time Is Out

14. Women – Public Strain: e questo chiude il triangolo con Deerhunter e Autolux. Public Strain a differenza degli altri due sfrutta un approccio più lo-fi e sperimentalistico indovinando anche qualche brano memorabile. Sono post-unsaccodicose. E mi hanno ricordato i Polvo e gli Slint, scusate se è poco. Peccato che sia saltato il tour europeo. Brano scelto: Locust Valley

15. Les Savy Fav – Root For Ruin: ormai vanno col pilota automatico. Quasi in silenzio esce il nuovo Les Savy Fav che ricalca in tutto e per tutto il suono dei Les Savy Fav. Nessuna sorpresa e solo tantissime conferme in una formula che partendo dalla furia chitarristica del postpunk si trasforma nelle loro mani in anthem danzerecci e mai banali. Brano scelto: High And Unhinged (solo perchè non ho trovato la “sonica” Poltergeist che è la meno LSF)

16. Spoon – Transference: e come si fa a non mettere in classifica un album degli Spoon dopo averlo ascoltato? Certo ormai anche loro vanno col pilota automatico ma veramente in pochi hanno la scrittura cristallina di questi ragazzi cresciuti a pane e Beatles. Credo che sia proprio la loro eccessiva pulizia a conquistarmi. Brano scelto: Written In Reverse

17. Disappears – Lux: Esordio fulminante. Disco che sprigiona grosse dosi di rock psych, distorto e anche un poco kraut. Si infilano a metà strada fra cose tipo Black Angels o Warlocks e strutture ritmiche più marziali e dritte. Se ve lo siete dimenticato e le coordinate descritte vi interessano, non aggiungo altro. Solo un paio di brani scelti: Magics e Not Nothing

18. Owen Pallett – Heartland: si, ok, a me piace il violino e quindi parte avvantaggiato ma il ragazzo ha una marcia in più. Non nascondo che il doppio live annuale ha giocato a suo grandissimo favore ma quando si autocampiona quelle dieci undici volte diventa devastante quello che arriva alle orecchie. Aphex Twin col violino. Brano scelto: E Is For Estranged

19. The Black Angels – Phosphene Dream: e via di nuovo con gli acidi. Qualcosa meno dell’ultima volta, diciamo una scrittura più orientata verso la forma canzone pop a cavallo tra i sixties e i primi seventies, meno circolari e più diretti e a fuoco. Hard-rock psichedelico con l’oscurità Velvettiana a fare da sfondo e Nico musa ispiratrice. Brano scelto: Entrance Song

20. Trans Am – Thing: gruppo sempre poco osannato che ormai va avanti da buoni 15 anni. Tornano con un solidissimo hard-rock pieno di synth e pulsazioni elettroniche. Fa da spartiacque secondo me il sopportare o meno l’uso del vocoder. Io lo sopporto, anzi non ci trovo niente di male. Solito disco-modernariato. Brano scelto: Black Matter

Annata direi molto più che positiva se penso che non ho menzionato, e lo faccio ora, diversi dischi che potevano far parte della top, penso a National, These New Puritans, Pontiak, No Age, Quasi, Blank Dogs, Soft Pack e sicuro ne sto dimenticando qualcuno. Delusione dell’anno i Blonde Redhead (sarebbe stato troppo facile dire Interpol…).

The “Serie A 2010/11″ Guide (parte ultima)

Ed eccoci alla seconda parte della “gaid”.
Nel frattempo si è svolta la famosa asta live del fantacalcio. Colas ha preso Cassano, Giorgio Borriello e io Pato. Ibra no perchè son successe cose inenarrabili. Come siamo prevedibili.

Juventus: R I N A U D O.
(Potrebbe sorprendere tutti e piazzarsi in alto. Oppure fallire di nuovo. Lo so, sono democristiano). (Colas)

Lazio: Er Profeta è giunto. L’inossidabile Lotito ha regalato alla piazza biancoceleste il brasiliano Hernanes dal San Paolo conosciuto anche con l’appellativo di cui sopra. Per il suo predicare calcio in mezzo al campo o per la sua devozione evangelica? Entrambe le cose rimandano ad un certo Kakà. I numeri ce li ha sicuramente e sarà curioso capire come Reja lo inserirà visto che c’è Matuzalem e Ledesma alla fine è rimasto. L’attacco potrà contare su Floccari da inizio stagione. Solo la difesa mi sembra scarsa. Per il pronostico si va dalla salvezza tranquilla ai limiti dell’Europa League. (PistaKulfi)

Lecce: Chevanton Jeda e veramente pochissimo altro. O tirano fuori almeno 15 gol a testa o parliamo della prima candidata alla retrocessione. L’allenatore (De Canio) è uno di quelli che si fa promotore della retrocessione alla terza intervista al ritmo di c’agg’a fà. Almeno giocano (e perdono) il derby. (Giorgiop)

Milan: Potere della politica. Si è passati dall’essere i ridicoli della serie A a favoriti, perchè tutti dicono Inter e pensano Milan, nel giro di una sola settimana. Da un altro punto di vista verrebbe da dire che nonostante tutto il Milan rimane la squadra con più appeal in Italia con buona pace dei cugini. Ma la verità è un’altra. Comunque c’è Ibrahimovic ed erano anni che non c’era una prima punta di questa levatura che può farsi carico del reparto. In più c’è Robinho che mi sa tanto di “Dinho a gennaio o a fine stagione saluta per gli States”. Davanti, con Pato integro che farà una stagione da iradiddio, ci siamo. Anche se avrei tenuto almeno Huntelaar ma bisognava fare cassa e poi – fateci caso – di tutti questi movimenti è stato l’unico in cui forse è circolato veramente del denaro. Per il resto un ex galeotto in mezzo e dei buoni comprimari dietro. Come dire San Dronesta facci la grazia di un’altra stagione. Ce la possiamo fare. Il governo cadrà. Dai che ce la facciamo.
P.S. : grazie Gianfrà. (PistaKulfi)

Napoli: Io non sono convintissimo di Mazzarri, voglio dire, è uno che parte bene, crea entusiasmo e poi si affloscia. Per inciso ha litigato e messo in discussione mezza rosa, almeno i capisaldi, vedi Quagliarella. Son convinto che Cavani Lavezzi sia una coppia molto sterile e che per segnare si farà fatica. Altra annata Hamsik e pochissimo altro. Che poi sta storia di Hamsik prima o poi dovrà finire che diventerà come De Rossi e quindi invendibile. Facciamo che speriamo tutti in un veloce fallimento ed in una, populistica ai massimi livelli, chiamata del Pibe de Oro? (Giorgiop)

Palermo: La partenza di Cavani non è uno scherzetto e tutti parlano della possibile rivelazione Hernandez. Ma io invece non sottovaluterei l’arrivo di BigMac Maccarone che mi sembra formare una coppia meglio assortita con Miccoli titolare inamovibile. A meno che Miccoli non sia poi così titolare. Le chiavi le hanno sempre Liverani e Pastore che si è un talentoincredibilechesembrakakaappenaarrivato ma stiamo ancora aspettando. Perso Kjaer direzione Wolfsburg (ma Zamparini ogni tot deve vendere un difensore rosanero ai fabbricanti di wolkswagen?) mi gioco la faccia con la rivelazione del torneo fra i difensori. Ezequiel Munoz argentino classe 1990. Se Zamparini non rompe il cazzo e lascia lavorare il buon Delio Rossi se la giocano con Napoli e Juve per il quarto posto. (PistaKulfi)

Parma: Gherardi è un grande. L’incrocio perfetto tra il cuoco Vissani  e l’Orso Yoghi (in serbo Милош Красић), ha rinforzato la squadra nel miglior modo possibile – Giovinco, ovviamente, ma anche Candreva – e affidato il tutto a uno dei migliori allenatori del nostro campionato. Con lui Bojinov, che poi sarebbe Božinov (in bulgaro Валери Eмилов Божинов) è destinato a una stagione da doppia cifra, dal canto mio spero sempre in Paloschi (abbiamo vinto insieme cinque scudetti a Football Manager, siamo affezionati). Europa league, dai. (Colas)

Roma: Mi sento di dire che una profondità del genere neanche l’anno dello scudetto. L’anno scorso qualche fenomeno disse che la Roma era Totti e basta, da queste parti, beh la Roma ha perso lo scudetto nel momento in cui è tornato il capitano, a buon cuore dello sventurato che commentò. La nuova stella è Menez, l’innesto di Borriello è fondamentale e garantirà nessun rilassamento a Vucinic e appunto Totti. Nessun allenatore ha vinto uno scudetto quest’anno. Vedo Ranieri avvantaggiato. E incrocio le dita. (Giorgiop)

Sampdoria: chi doveva rimanere è rimasto, l’eliminazione dalla Champions League potrebbe avere segnato in negativo il morale del gruppo, ma non ci credo. Sulla carta la squadra è buona, rodata e con un paio di calciatori destinati a far bene (tra l’altro qui l’anno scorso è stato scritto che Guberti era un giocatore da Serie B… TOH!). Poi ci soni i tre dell’Ave Maria: quelli che tutta la Serie A voleva che invece non si sono mossi. Alla faccia di tutti quelli che pensavano a un ritorno in pista della Sampdoria supermarket di Mantovani-junior. Col cazzo. Questo comunicato è una roba che fa quasi voler bene a chi l’ha scritto. Pazzini sembra essere in stadio di grazia. Antonio - tanti auguri, babbo – è lo spettacolo di sempre, tanto in campo quanto fuori. Ribadire la stagione passata sarebbe un miracolo, e io ai miracoli ci credo. E sono orgoglioso di tifare questa squadra sì. Andrà come andrà, ma ci credo. (Colas)

Udinese: intanto si sono liberati di Pepe. Che non mi sembra una cosa da poco. Alexis Sanchez ora o mai più. Voglio vederlo folleggiare. Totò Di Natale sempre più bandiera e mito assoluto ormai, in quanto promotore ufficiale della campagna “ANCHE TE DI’ NO ALLA JUVE”. Sono curioso di capire chi sarà la punta centrale perchè io non sottovaluterei “El Tanque” Denis al posto di Floro Flores che non ha mai convinto appieno. E’ arrivato Candreva * e una serie di personaggi sconosciuti da ogni angolo del pianeta. Ma chi è pronto a scommettere che non ci sia un talento fra questi? Ci hanno abituato bene. Guidolin è a doppio taglio. Ogni tanto fa miracoli, altri anni invece trasmette tutta la sua gioia alla squadra e arrivederci. Insomma. Metà classifica. (PistaKulfi)

That’s all folks. Buon campionato a tutti ma soprattutto Интер срање.

* si, era tornato all’Udinese con cui ha svolto gran parte della preparazione estiva ma poi è passato al Parma in prestito con diritto di riscatto. Oppure è il fratello gemello. Refuso mio. Sorry.