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a me il 2011 ha suonato bene, coldwave, emocore, gothic, hardcore, ma che cavolo ho sentito quest'anno?, noise, postpunk, postrock, psychedelic, shoegaze
1# Belong – Common Era (dark-ambient,shoegaze)
Introspezione. Volersi bene. Fregarsene di tutto se non del piacere di ascoltare questa cosa qui, da solo, di notte, guardando il cielo. Elevato e immenso come Deneb, profondo e scuro come la Fossa delle Marianne. The Dark Side of Loveless o se preferite The Shoegaze Side of Faith.
Different Heart – Perfect Live
2# Crash Of Rhinos – Distal (emocore,post-rock)
Un disco meraviglioso. Dietro la scorza che tanto piace agli emokids e i tanti cori da cantare a squarciagola, una padronanza dei mezzi ed una dimestichezza esecutiva strabilianti tanto da farmi pensare che in futuro potrebbero fare molte cose differenti con quelle corde e quella batteria.
Stiltwalker – Asleep
3# Mogwai – Hardcore Will Never Die But You Will (post-rock)
Quanto sono antipatici? Quanto sono spocchiosi? Almeno quanto sono bravi. Questi non sbagliano un album manco sotto tortura. Un lavoro di una maturità impressionante fra tipiche partiture sognanti e potenti divagazioni post-metal. Inoltre live dell’anno in due occasioni. Mogwai will never die but you will.
You’re Lionel Richie – How To Be A Werewolf
4# Balaclavas – Snake People (post-punk,noise-dark)
Dopo il bel debutto dello scorso anno, tornano con un lavoro anche migliore fra episodi post-punk tiratissimi, esperimenti tribali di P.I.L.iana memoria e addirittura improbabili incroci fra ritmi dub e il kraut. Uno dei segreti più belli dell’underground a stelle&strisce.
Down And Loose – Legs Control – Hard Pose
5# Raein – Sulla Linea D’Orizzonte Tra Questa Mia Vita E Quella Di Tutti (emocore)
Questo si chiama SUPPORTARE. Disco autoprodotto di una band nata anni fa da quella scena emo/screamo che quest’anno ha fatto parlare di nuovo di sè. Disco che tracima lacrime e sangue. Che crea brividi ed emozioni. Che vibra di soluzioni chitarristiche e melodie in primo piano. Supportateli.
Nirvana – Costellazione Secondo Le Leggi Del Caso
6# Tunnels – The Blackout (coldwave)
E qui piombiamo in pienissima ondafredda. Nicholas Samuel Bindeman dopo una serie di lavori astratti e sperimentali, vira deciso verso i territori franco-belgi di inizio anni 80. Una riproposizione dei Charles de Goal, per chi li conoscesse. Synth gelidi, bassi profondi, voce meccanica. Astenersi perditempo.
Crystal Arms – Solid Space
7# TV Ghost – Mass Dream (post-punk,noise)
La mitica In The Red sforna anche quest’anno la sua dose di sound urticante. Dopo il caotico esordio di due anni fa i TV Ghost tornano con un disco leggermente più complesso, più arty, più scuro, ma sempre pervaso di urgenza post-punk. Un concentrato di chitarre noise applicate all’anima scura del rock’n'roll.
The Winding Stair – Sleep Composite
8# Sex Church – Growing Over (garage,noise)
Gran lavoro per i canadesi Sex Church. Ai tag enunciati sopra aggiungete un tocco di psichedelia e l’ombra lunga del post-punk scuola Wipers. Chitarre fuzz e circolari si alternano a episodi più diretti e muscolari. Da Vancouver per la Load Records. Non solo indie da quelle parti.
Beneath The Bottom – Growing Over
9# Be Forest – Cold. (new wave,post-punk)
Da solo metto insieme gli anni dei due terzi di questo gruppo di Pesaro. C’è qualcosa che non va forse… Molto più onestamente direi che hanno fatto un album perfetto per quel che riguarda sensibilità wave e tendenza a guardarsi le scarpe. Cure, Cocteau Twins e Asylum Party. A chi ha tirato fuori gli XX dico che questi se li mangiano proprio.
Wild Brain – Florence
10# Iceage – New Brigade (hardcore,post-punk)
Nel sottobosco underground sono stati un pò l’hype e avrei voluto tanto vederli sanguinare dal vivo. Ma l’album spacca come poche altre cose. I giovani danesi uniscono l’impeto accacì blackflaghiano al post punk di Mission of Burma e al lirismo dei Wire. 24 minuti di assalto sonoro puro. Speriamo muoiano qui e vengano così consegnati al culto.
White Rune – You’re Blessed
11# Primus – Green Naugahyde (funk-metal)
11 anni di attesa. Quella dei Primus è una storia strana. C’è chi li snobba e chi li adora. Mai troppo duri per i metallari. Sempre troppo prog per gli indie. Io (che non sono ne indie ne metallaro) li ho sempre adorati. E se (mi rivolgo a chi prende un disco all’anno magari sotto Natale) state per acquistare il nuovo RHCP, no, prendete questo. LES CLAYPOOL.
Hennepin Crawler – Extinction Burst
12# Lower Heaven – Today Is All We Have (shoegaze,psychedelic)
Una carezza. Sognante ed evocatico come un disco degli Slowdive, psichedelico e circolare come un disco dei Black Angels. I losangelini Lower Heaven sfornano 8 tracce di una bellezza imbarazzante, quella che di solito si vede in giro nei primi giorni di primavera.
Su Discogs non esiste. Fidatevi.
Today Is All We Have – Done Nothing Wrong
13# Gazebo Penguins – Legna (emocore,post-HC)
Nell’anno in cui la rabbia fine anni 90 è tornata prepotente, i Gazebi hanno pagato, almeno per me, le uscite di Crash of Rhinos e Raein. Invece col tempo (e con il devastante live) ho compreso la reale portanza di questo lavoro che sulla sensibilità emocore innesta dosi massicce di chitarre post-hc e stoner (Cinghiale). E quanto suona bene.
Senza Di Te (è dedicata ad una gatta, l’eternità per loro) – Cinghiale
14# Cult Of Youth – Cult Of Youth (dark-folk)
Mi rendo conto solo ora che entra in questa classifica il primo disco Sacred Bones (come numero di lavori eccellenti etichetta dell’anno). I Cult of Youth smussano un poco le loro irruenze post-punk e disegnano un disco monolitico punk-folkloristico, scuro e druidico con molti arrangiamenti di archi. Dei New Model Army nella foresta.
Lace Up Your Boots – Casting Thorns
15# Human Eye – They Came From The Sky (art-noise,garage)
Ancora Sacred Bones. Un gruppo profondamente garage-punk primi anni 70 che gioca con la science-fiction e gli alieni. Schizzi di follia rock ‘n roll e marzialità post-punk. Tutto ciò dalla città di Stooges e MC5.
The Movie Was Real - Brain Zip (Kickin’ Back in the Electric Chair)
16# Ringo Deathstarr – Colour Trip (shoegaze,pop)
Questo rischia di essere il disco POP della top. Anzi lo è sicuramente, l’ho inserito perché ascoltato parecchio per controbilanciare. La matrice è MyBloodyValentine, chiaramente, come se fossero abbandonati in un negozio di caramelle. Melodie appiccicose e chitarre cool. Sicuramente i pezzi li hanno e sono meglio dei Painsofbeingetcetc
Two Girls – Tambourine Girl
17# The Men – Leave Home (noise,post-punk)
Altra scheggia impazzita dalla Grande Mela a volumi altissimi e velocità ipercinetiche. Un frullato di chitarre a rincorrersi su uno sfondo urbano e violento. Altra chicca dalla scuderia Sacred Bones.
Bataille – Night Landing
18# J Mascis – Several Shades Of Why (songwriting della madonna)
Io ho un gran difetto. I nomi e cognomi in musica, insomma le sigle che non indicano un “gruppo”. Ma qui c’è poco da fare o girarci intorno, lo zio J è lo zio J e il fatto che mi sia trasferito in paese con un camino a disposizione, la neve imminente, il vino, la cioccolata calda… insomma, riscaldami il cuore J.
What Happened – Several Shades Of Why (live con corda che salta)
19# Moon Duo – Mazes (psychedelic,garage)
Progetto della mente acida di Ripley Johnson dei Wooden Shjips insieme alla compagna Sanae Yamada e altro disco Sacred Bones (almeno negli States). Si intitola Labirinti e sono proprio quelli percorsi dai due in compagnia della psichedelia degli Spacemen 3, del kraut dei Neu! e del garage-surf tardo anni 60.
In The Sun – Mazes
20# Tropic Of Cancer – The End Of All Things (dronegaze,coldwave)
Non è un vero e proprio album. E’ una raccolta dei primi singoli più alcune tracce inedite e una cover dei Soft Cell. Camella Lobo e John Mendez svelano la loro doppia anima di manipolatori ambient-drone e synthwaver. Segnalo anche l’uscita del 12″ The Sorrow of Two Blooms.
Be Brave – Victims
E siccome mi son fatto prendere la mano vi piazzo pure la Top Five EP 2011
1# Naked On The Vague – Twelve Dark Noons (no wave,psychedelic)
Probabilmente la miglior uscita assoluta 2011 della Sacred Bones. I Naked On the Vague sono australiani e vantano 5-6 anni di carriera alle spalle come versione dark-underground-pazza dei Liars. Questo EP è anche la colonna sonora del cortometraggio omonimo e si sposta su territori più psichedelici mantenendo intatta la sua anima oscura e sperimentale.
Clock Of 12′s - The Gift
2# The Soft Moon – Total Decay (post-punk,coldwave)
In questo preciso momento, se avessi la possibilità di suonare, suonerei così. Dal giro Blank Dogs e affini, quelli che la wave non la sputtanano, dopo l’omonimo folgorante disco d’esordio che ascoltai solo a Natale e non finì in nessuna classifica, tornano con un EP di 4 tracce, crudo, secco, definitivo. Ricordatemi così.
Alive - Repetition
3# Slowness – Hopeless But Otherwise (shoegaze,indie)
In bilico fra Film School e Galaxie 500 la nuova speranza shoegaze si chiama Slowness. Quattro tracce perfette fra chitarre sognanti, sezione ritmica serrata e liriche commoventi. Da San Francisco. E poi quella copertina…
Duck & Cover - Slowboat
4# Shaved Women – Shaved Women (hardcore,noise-punk)
Brutti (forse), sporchi e cattivi. Hardcore punk e noise per questa band semisconosciuta di cui non si riescono a trovare molte notizie. Il massimo che posso fare per voi è linkarvi direttamente il bandcamp (ma anche lì non ci sono tutti i pezzi per dire manca una cover dei Die Kreuzen) e fatevi del male.
Shaved Woman EP
5# Pleasure Leftists – Pleasure Leftists (post-punk,gothic)
DeathRock. Gothic. PostPunk. Siouxsie. The Sound. 1978 fading to 1983. Riuscirò mai a venirne fuori?
Suits - Nature Of Feeling
Grazie per l’attenzione e buon 2012 (che, come sappiamo, porterà la fine del mondo etc etc)

4. Deerhunter – Halcyon Digest: il vero disco dell’anno? Forse si se rapportato al momento storico. Fatto sta che dopo un buonissimo esordio e un folgorante secondo album Cox e soci si ripresentano con un lavoro in pieno stile Deerhunter ma con una forma-canzone più tonda e levigata. Ed ammaliano come nessun altro. La punta di tutto il movimento indie. Brano scelto:
5. Beach House – Teen Dream: il disco dreamy 2010 per eccellenza. Una sequenza impressionante di brani sinuosi e sognanti sulla scia di novelli Slowdive ricchi di intrecci sonori di chitarre e tastiere vintage solcati dalla bellissima voce di Victoria Legrand. Anche dal vivo si sono confermati in tutto il loro splendore. Come poggiarsi in un caldo nido ovattato. Brano scelto:
6. Daughters – Daughters: l’atto conclusivo dei Daughters è stato uno degli album che ho più ascoltato in questo 2010 di ritorno sul versante peso della musica. Coordinate che rimbalzano fra il noise, il post-hardcore e la matematica con l’ombra lunga dei Jesus Lizard alle spalle. Se fosse veramente il canto del cigno sarebbe un gran peccato. Brano scelto:
7. Trentemøller – Into The Great Wide Yonder: come è strana la musica. Qui si parla di elettronica, anzi si dovrebbe parlare di elettronica minimal techno, quella a cui appartiene il danese Trentemoller. A me della minimal techno non frega un cazzo proprio. E allora? Allora qua ci sono canzoni alla Nin, con il mood degli ultimi Portishead, con alcuni accenni a cose tipo Faith and the Muse e le chitarre! Brano scelto:
8. Arcade Fire – The Suburbs: troppo è stato scritto, troppo è stato detto di quello che è stato l’evento discografico indipendente dell’anno, alla stregua di attese ed uscite che forse solo i Radiohead. Il risultato, mi sento di poterlo dire con molta convinzione, è nettamente positivo. Unico difetto il numero di brani forse non tutti all’altezza, ma ci sono dentro fior fior di canzoni che saranno dei classici. Brano scelto:
9. Autolux – Transit Transit: degli Autolux si erano perse le tracce dopo l’esordio in pieno SonicYouth style. Tornano con un lavoro solido e ispirato che si pone alla destra di Halcyon Digest come suo complemento. La provocazione è d’obbligo. Come sarebbero stati considerati invertendo le sigle? Provare per credere e queste sono live in studio. Brani scelti:
10. The Brian Jonestown Massacre – Who Killed Sgt. Pepper?: e veniamo alla follia e alle droghe. Anton Newcombe e i suoi adepti decidono per l’occasione di far collidere la psichedelia con le schegge impazzite del post punk e soprattutto dell’industrial alla Throbbing Gristle/Foetus. Viaggi sonori ipercinetici. Dite che mi hanno fregato omaggiando il giro di She’s Lost Control dei Joy Division? Può darsi. Brano scelto:
11. Broken Social Scene – Forgiveness Rock Music: quando tutto sembrava perduto per la grande famiglia canadese, dispersa in una miriade di progetti paralleli e dischi solisti, ci giunge fra le mani questo piccolo capolavoro di esperienza e classe frutto di una band che vista dal vivo continua ad aggiungere piccoli mattoni per la causa su chi verrà ricordato di questi anni come fulcro della scena indiefolk. Brano scelto:
12. Liars – Sisterworld: ho come l’impressione che abbiano pagato il processo di “normalizzazione” che si è portato dietro un lavoro come questo. Come se dovessero sempre fare i pazzi e gli straniti a tutti i costi. A me invece questo Sisterworld è piaciuto fin da subito e non scende per niente. Che poi di cose alla Liars è pieno tipo… Brano scelto:
14. Women – Public Strain: e questo chiude il triangolo con Deerhunter e Autolux. Public Strain a differenza degli altri due sfrutta un approccio più lo-fi e sperimentalistico indovinando anche qualche brano memorabile. Sono post-unsaccodicose. E mi hanno ricordato i Polvo e gli Slint, scusate se è poco. Peccato che sia saltato il tour europeo. Brano scelto:
15. Les Savy Fav – Root For Ruin: ormai vanno col pilota automatico. Quasi in silenzio esce il nuovo Les Savy Fav che ricalca in tutto e per tutto il suono dei Les Savy Fav. Nessuna sorpresa e solo tantissime conferme in una formula che partendo dalla furia chitarristica del postpunk si trasforma nelle loro mani in anthem danzerecci e mai banali. Brano scelto:
16. Spoon – Transference: e come si fa a non mettere in classifica un album degli Spoon dopo averlo ascoltato? Certo ormai anche loro vanno col pilota automatico ma veramente in pochi hanno la scrittura cristallina di questi ragazzi cresciuti a pane e Beatles. Credo che sia proprio la loro eccessiva pulizia a conquistarmi. Brano scelto:
17. Disappears – Lux: Esordio fulminante. Disco che sprigiona grosse dosi di rock psych, distorto e anche un poco kraut. Si infilano a metà strada fra cose tipo Black Angels o Warlocks e strutture ritmiche più marziali e dritte. Se ve lo siete dimenticato e le coordinate descritte vi interessano, non aggiungo altro. Solo un paio di brani scelti:
18. Owen Pallett – Heartland: si, ok, a me piace il violino e quindi parte avvantaggiato ma il ragazzo ha una marcia in più. Non nascondo che il doppio live annuale ha giocato a suo grandissimo favore ma quando si autocampiona quelle dieci undici volte diventa devastante quello che arriva alle orecchie. Aphex Twin col violino. Brano scelto:
19. The Black Angels – Phosphene Dream: e via di nuovo con gli acidi. Qualcosa meno dell’ultima volta, diciamo una scrittura più orientata verso la forma canzone pop a cavallo tra i sixties e i primi seventies, meno circolari e più diretti e a fuoco. Hard-rock psichedelico con l’oscurità Velvettiana a fare da sfondo e Nico musa ispiratrice. Brano scelto:
20. Trans Am – Thing: gruppo sempre poco osannato che ormai va avanti da buoni 15 anni. Tornano con un solidissimo hard-rock pieno di synth e pulsazioni elettroniche. Fa da spartiacque secondo me il sopportare o meno l’uso del vocoder. Io lo sopporto, anzi non ci trovo niente di male. Solito disco-modernariato. Brano scelto: 






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