Questo, è un paese per vecchi…(e non è un paese per donne)

Le cronache delle vicende, private e pubbliche, legate alle indagini sui comportamenti del Presidente del Consiglio e dialtri, tra cui i signori Fede, Mora e la signora Minetti, fanno riflettere.
Andando oltre le facili battute e le versioni, più o meno oggettive e disinteressate che ci vengono proposte, civiene da pensare all’immagine del nostro paese, della nostra società, di noi stessi che viene giocoforza indotta daicomportamenti, dagli stili di vita degli interpreti e soprattutto del Protagonista assoluto.
Dall’inizio di queste vicende molti personaggi, nel loro ruolo di rappresentanti di massime istituzioni, molti giornalisti,la quasi totalità dei servizi quotidiani di informazione televisivi e radiofonici, hanno come obiettivo prioritario dei lorointerventi a difesa quello di far rientrare in un quadro di ordinaria “normalità” gli episodi di vita e i comportamentiemersi dall’inchiesta.
Il tentativo evidente è quello di “convincere” noi, i cittadini di questo paese, con tutta la forza d’urto mediatica adisposizione, che non c’è nulla di anomalo in ciò che è avvenuto nelle residenze del nostro leader, in un modo cosìcontinuato e ripetuto da assumere la valenza di uno stile di vita. L’intento è quello di giustificare quanto avvenutofacendolo apparire come corrispondente ai canoni etici e di costume correnti della nostra società.
E’ come se, quasi in modo didascalico e in questo sostenuti anche dagli “stimolanti” particolari a disposizione, questipersonaggi pubblici dicessero a ciascuno di noi: “Guardate che in Italia si fa così, si può fare così aldilà delle formalitàdelle leggi vigenti e della morale, laica o religiosa che sia!”, “Tutti farebbero così, anzi, tutti fanno così, secondonaturalmente le loro possibilità e capacità in termini di potere e di denaro!”, “Chi critica è perché è in malafede, èipocrita, oppure è un invidioso che vorrebbe ma non può”
Alla fine, di questa campagna mediatica, come in un gioco di specchi l’immagine del “protagonista” diventa allo stessotempo esempio fulgido e patinato di una realtà sociale diffusa e ispiratore affascinante ed esempio da imitare.
Va così in scena un nuovo format, un altro di quelli diffusi in questi anni dalle televisioni di proprietà del Protagonista:il Grande Fratello, Uomini e Donne, Amici, ecc., rappresentazioni in cui i telespettatori che si lasciano coinvolgereentrano e ne escono non sapendo poi se essi stessi sono esempi di vita, ripresi e narrati dai figuranti protagonisti dellevicende narrate nella trasmissione, o essi stessi diventano, alla fine nella vita reale, figuranti che imitano e replicano icomportamenti e gli esempi proposti nelle trasmissioni.
Ma alla fine di questa ulteriore rappresentazione mediatica, di questo nuovo grande inganno, cosa rimane nellacoscienza collettiva di questo paese, nella carne viva dell’essenza etica e di costume della nostra società? Cosalasciamo in eredità ai giovani, ai nostri figli?
Lasciamo un paese in mano a vecchi, che già usufruiscono di pensioni migliori di quelle future, che hanno accumulatoun debito pubblico enorme, eredità per i giovani, che non lasciano incarichi, ruoli, posti di lavoro e di comando aigiovani, che, appena possono, non pagano le tasse, che hanno inquinato terreni e acque e devastato di seconde case ilpatrimonio ambientale.
Ma non basta! Non può bastare, occorre anche mostrare la prepotenza fisica e relazionale e allora, ben vengano inaiuto Viagra, protesi del pene e denaro: quanto più se ne ha, tanto meglio! Ai vecchi, imitatori o esempi diffusi delProtagonista della nostra vicenda, non può essere precluso il benessere del sesso, anche e meglio, con giovani donne,siano esse mignotte, zoccole, prostitute, escort, cubiste, veline, letterine, cubiste, igieniste, infermiere, similbadanti diimportazione…
L’immagine di anziani ansimanti, con la bava alla bocca e gli occhi acquosi, la pancia flaccida, i capelli tinti, magaricol lifting facciale, dopati da farmaci, che fanno feste, che organizzano incontri, che allungano le mani sui corpi digiovani ragazze, “carne fresca” secondo qualche promoter del Protagonista, in cambio di regalini, di case, di rendite,di alloggi, di posti di lavoro, di incarichi oppure più modestamente di una pensione di reversibilità.
L’Italia diviene così la rappresentazione di un nuovo paese dei balocchi, versione per vecchi, animato da modernipersonaggi riconoscibili come Pinocchio, il Gatto e la Volpe.
Un paese così, una società siffatta sono senza speranza, non hanno futuro?
Ma, per i vecchi ispirati e ispiratori del Protagonista, la speranza è il potere immediato, il futuro è oggi, al massimodomani!
Questo “ è un paese per vecchi”.
E le donne? A distanza di oltre 40 anni dalla nascita del Movimento di Liberazione della Donna, dall’affermazione diprincìpi di emancipazione femminile e di parità dei sessi, il format messo in onda con esempi tratti dalla vita reale,questo reality con un questo Protagonista, sembra riportarci indietro.
Sembra un balzo a ritroso nel medioevo dei diritti civili, quando ancora le donne subivano violenze e soprusiquotidiani dagli uomini, quando erano promosse socialmente solo per la loro disponibilità sessuale, ridotte astrumenti di divertimento per gli uomini, quando anche davanti agli abusi dovevano tacere e mentire, sulla loro pelle,per difendere gli uomini.
Un paese così, un paese, il nostro, dove 1 donna su 3 subisce violenza nella vita, dove la percentuale di donneoccupate è inferiore di 7 punti percentuali rispetto all’Europa, un paese dove è sempre il protagonista di turno chepromuove le donne ad incarichi pubblici, un paese così “non è un paese per donne”.

Vicoli pt.1

Soltanto, di fronte al vuoto della realtà quotidiana di questo mondo, davanti
all’incubo di un mondo disperato, senza un futuro, cerco di capire quello che è
avvenuto, ricostruendo a fatica le esperienze di una vita di un tempo quando un sentimento comune ci accompagnava: la speranza e la fiducia in un mondo
migliore.

I piedi vanno avanti da soli, abituati come sono ai sampietrini, piegandosi e torcendosi sulle sconnessioni. Qualche volta incespicando quando un sampietrino è troppo alto, mai cadendo, beh, quasi mai.
Non c’è un percorso programmato, si passa da un vicolo all’altro seguendo l’istinto, l’umore, il pensiero del momento, la voglia improvvisa di ascoltare, di vedere, di sentire. L’insopprimibile curiosità di ascoltare voci, canzoni, musiche diverse, di vedere gente, botteghe, palazzi, di annusare profumi e fetori, di sentirsi parte di quel mondo fisico carezzando i muri con le nocche della mano.
Sentirsi, così, parte di questa vita di questo mondo, mentre trasciniamo la nostra vita, imparando sempre, sui sampietrini da un vicolo a un altro.
Tanto, i vicoli sono brevi, si incrociano con altri vicoli e questi altri con altri ancora, si può sempre cambiare il percorso, seguendo la ragione del momento, ma soprattutto l’umore, le sensazioni, i sentimenti.
Tanto, alla fine, siamo sempre là, o là intorno, e arriviamo là, proprio là dove volevamo andare, fin dall’inizio.
E’ questa la sicurezza, la certezza di ritrovarci sempre, di poter cambiare tante volte la strada e di raggiungere comunque noi stessi.
Noi, che nei vicoli della vita, siamo sempre stati dove volevamo essere, siamo sempre andati dove volevamo andare, siamo sempre rimasti in definitiva noi stessi.

In cerca di una risposta

Una domanda a noi stessi alla quale oggi non possiamo non rispondere

se dovessi mai trovarmi nelle condizioni di Eluana Englaro, io vorrei che a decidere sulla mia vita fosse:

a) mio padre (o, in mancanza, mia madre, o i miei figli, o il mio coniuge, o il mio compagno, o la mia compagna), con l’aiuto di medici di fiducia;

b) un altro (il presidente del consiglio, il presidente della repubblica, un parlamento, un ministro, un papa, un cardinale, un opinionista… )

Il nodo (e la domanda non posta – stranamente – da nessun giornalista) credo sia tutto qui.

Una cosa di cinquant’anni fa

A Roma, in Trastevere, anni ’50 – ’60, c’erano i friggitori.
Cuochi sapienti lavoravano e creavano delizie per la nostra gola nelle friggitorie -lontanamente paragonabili alle attuali rosticcerie- che erano i fast food o i take away di oggi.
Noi eravamo afflitti dalla fame pomeridiana, eredità genetica della fame atavica dei nostri genitori e dei nostri nonni cresciuti durante le due guerre mondiali e i relativi dopoguerra, e ci avvicinavamo alla friggitoria attratti dall’intenso odore di fritto che inglobava nei suoi sottofondi profumi inenarrabili, dolci e salati.
Ci mettevamo in fila davanti al banco di vendita e sceglievamo la nostra merenda.
Sceglievamo fra supplì, crocchette di patate, calzoni salati con la ricotta o con prosciutto e mozzarella, bombe dolci con la marmellata o con la ricotta, ciambelle, mozzarella in carrozza, polpette e poi, a Carnevale, castagnole, frappe, ravioli con la ricotta e poi, ancora, a San Giuseppe i bignè con la crema. Tutto rigorosamente fritto, tutto caldo, tutto fragrante e inebriante.
Uscivamo dalla friggitoria con la nostra merenda calda in mano e camminando per i vicoli ci saziavamo, terminando questo specie di rito pomeridiano con una lunga bevuta d’acqua a una delle fontanelle (noti adesso come “nasoni”) e asciugandoci con il dorso della mano l’acqua colata sulla guancia.
Le specialità di base delle nostre merende hanno lasciato il segno nella nostra memoria, un segno che ci fa apparire oggi sostenuti, un po’ saccenti e schizzinosi, quando proviamo a mangiare queste specialità prodotte oggi e quando non possiamo fare a meno di confrontarle, scuotendo la testa delusi.

La mozzarella in carrozza … Non ricorda forse una carrozza reale dorata l’involucro dorato e croccante che racchiude la mozzarella filante?
E’ una specialità napoletana, a Roma è ormai introvabile e vale proprio la pena di prepararla in casa.

La ricetta della mozzarella in carrozza

8 fette di pane: si usava la cirioletta, oggi andrebbe bene la baguette, si potrebbe usare anche un pane casareccio (senza bolle d’aria) , molti usano il pan carrè (continuiamo a farci del male).
Farina
Latte
Una mozzarella o fiordilatte
2 uova
Sale, pepe (se si vuole)
8 filetti di alici sottolio, per chi la vuole alla romana.

Togliere l’eventuale crosta dalle fette del pane (soprattutto se si usa il pane casareccio)
Lasciare sgocciolare bene la mozzarella e strizzarla un po’
Inserire fra due fette di pane una fetta non troppo sottile di mozzarella, facendo attenzione a che stia bene all’interno delle fette senza fuoruscire e volendo un’alice sottolio sgocciolata,  e pressarle bene.
Bagnare leggermente nel latte, avendo cura di inumidire bene i bordi.
Tenendoli  pressati fra loro i bordi, ripassare i bordi stessi nella farina  (questa operazione sigilla fra loro le fette impedendo la fuoruscita della mozzarella durante la cottura).
Sbattere le uova, con un pizzico di sale (e volendo un pizzico di pepe).
Immergere bene le fette composte nell’uovo e friggerle in abbondante olio bollente, rigirandole a metà cottura, fino a doratura.

Ah, buon appetito (se la fate, poi diteci come è venuta)

Domande che non si fanno più

Guardando – e anche ascoltando  e anche leggendo- intorno a me, nei giorni
nostri in questo nostro paese, mi viene da chiedere:

- c’è stato davvero quel tempo ?
– ci sono stati davvero quegli uomini ?
– ci sono state davvero quei grandi cambiamenti ?
– ci sono state davvero quelle grandi speranze ?

E soprattutto mi chiedo, dovremmo chiederci tutti:

- ci sono ancora uomini così ? e dove sono ?
– dove sono finite quelle grandi speranze ? potremmo riaverle oggi ? e come
?

E soprattutto soprattutto …. dovremmo risponderci.