Questo, è un paese per vecchi…(e non è un paese per donne)

Le cronache delle vicende, private e pubbliche, legate alle indagini sui comportamenti del Presidente del Consiglio e dialtri, tra cui i signori Fede, Mora e la signora Minetti, fanno riflettere.
Andando oltre le facili battute e le versioni, più o meno oggettive e disinteressate che ci vengono proposte, civiene da pensare all’immagine del nostro paese, della nostra società, di noi stessi che viene giocoforza indotta daicomportamenti, dagli stili di vita degli interpreti e soprattutto del Protagonista assoluto.
Dall’inizio di queste vicende molti personaggi, nel loro ruolo di rappresentanti di massime istituzioni, molti giornalisti,la quasi totalità dei servizi quotidiani di informazione televisivi e radiofonici, hanno come obiettivo prioritario dei lorointerventi a difesa quello di far rientrare in un quadro di ordinaria “normalità” gli episodi di vita e i comportamentiemersi dall’inchiesta.
Il tentativo evidente è quello di “convincere” noi, i cittadini di questo paese, con tutta la forza d’urto mediatica adisposizione, che non c’è nulla di anomalo in ciò che è avvenuto nelle residenze del nostro leader, in un modo cosìcontinuato e ripetuto da assumere la valenza di uno stile di vita. L’intento è quello di giustificare quanto avvenutofacendolo apparire come corrispondente ai canoni etici e di costume correnti della nostra società.
E’ come se, quasi in modo didascalico e in questo sostenuti anche dagli “stimolanti” particolari a disposizione, questipersonaggi pubblici dicessero a ciascuno di noi: “Guardate che in Italia si fa così, si può fare così aldilà delle formalitàdelle leggi vigenti e della morale, laica o religiosa che sia!”, “Tutti farebbero così, anzi, tutti fanno così, secondonaturalmente le loro possibilità e capacità in termini di potere e di denaro!”, “Chi critica è perché è in malafede, èipocrita, oppure è un invidioso che vorrebbe ma non può”
Alla fine, di questa campagna mediatica, come in un gioco di specchi l’immagine del “protagonista” diventa allo stessotempo esempio fulgido e patinato di una realtà sociale diffusa e ispiratore affascinante ed esempio da imitare.
Va così in scena un nuovo format, un altro di quelli diffusi in questi anni dalle televisioni di proprietà del Protagonista:il Grande Fratello, Uomini e Donne, Amici, ecc., rappresentazioni in cui i telespettatori che si lasciano coinvolgereentrano e ne escono non sapendo poi se essi stessi sono esempi di vita, ripresi e narrati dai figuranti protagonisti dellevicende narrate nella trasmissione, o essi stessi diventano, alla fine nella vita reale, figuranti che imitano e replicano icomportamenti e gli esempi proposti nelle trasmissioni.
Ma alla fine di questa ulteriore rappresentazione mediatica, di questo nuovo grande inganno, cosa rimane nellacoscienza collettiva di questo paese, nella carne viva dell’essenza etica e di costume della nostra società? Cosalasciamo in eredità ai giovani, ai nostri figli?
Lasciamo un paese in mano a vecchi, che già usufruiscono di pensioni migliori di quelle future, che hanno accumulatoun debito pubblico enorme, eredità per i giovani, che non lasciano incarichi, ruoli, posti di lavoro e di comando aigiovani, che, appena possono, non pagano le tasse, che hanno inquinato terreni e acque e devastato di seconde case ilpatrimonio ambientale.
Ma non basta! Non può bastare, occorre anche mostrare la prepotenza fisica e relazionale e allora, ben vengano inaiuto Viagra, protesi del pene e denaro: quanto più se ne ha, tanto meglio! Ai vecchi, imitatori o esempi diffusi delProtagonista della nostra vicenda, non può essere precluso il benessere del sesso, anche e meglio, con giovani donne,siano esse mignotte, zoccole, prostitute, escort, cubiste, veline, letterine, cubiste, igieniste, infermiere, similbadanti diimportazione…
L’immagine di anziani ansimanti, con la bava alla bocca e gli occhi acquosi, la pancia flaccida, i capelli tinti, magaricol lifting facciale, dopati da farmaci, che fanno feste, che organizzano incontri, che allungano le mani sui corpi digiovani ragazze, “carne fresca” secondo qualche promoter del Protagonista, in cambio di regalini, di case, di rendite,di alloggi, di posti di lavoro, di incarichi oppure più modestamente di una pensione di reversibilità.
L’Italia diviene così la rappresentazione di un nuovo paese dei balocchi, versione per vecchi, animato da modernipersonaggi riconoscibili come Pinocchio, il Gatto e la Volpe.
Un paese così, una società siffatta sono senza speranza, non hanno futuro?
Ma, per i vecchi ispirati e ispiratori del Protagonista, la speranza è il potere immediato, il futuro è oggi, al massimodomani!
Questo “ è un paese per vecchi”.
E le donne? A distanza di oltre 40 anni dalla nascita del Movimento di Liberazione della Donna, dall’affermazione diprincìpi di emancipazione femminile e di parità dei sessi, il format messo in onda con esempi tratti dalla vita reale,questo reality con un questo Protagonista, sembra riportarci indietro.
Sembra un balzo a ritroso nel medioevo dei diritti civili, quando ancora le donne subivano violenze e soprusiquotidiani dagli uomini, quando erano promosse socialmente solo per la loro disponibilità sessuale, ridotte astrumenti di divertimento per gli uomini, quando anche davanti agli abusi dovevano tacere e mentire, sulla loro pelle,per difendere gli uomini.
Un paese così, un paese, il nostro, dove 1 donna su 3 subisce violenza nella vita, dove la percentuale di donneoccupate è inferiore di 7 punti percentuali rispetto all’Europa, un paese dove è sempre il protagonista di turno chepromuove le donne ad incarichi pubblici, un paese così “non è un paese per donne”.


Vicoli pt.1

Soltanto, di fronte al vuoto della realtà quotidiana di questo mondo, davanti
all’incubo di un mondo disperato, senza un futuro, cerco di capire quello che è
avvenuto, ricostruendo a fatica le esperienze di una vita di un tempo quando un sentimento comune ci accompagnava: la speranza e la fiducia in un mondo
migliore.

I piedi vanno avanti da soli, abituati come sono ai sampietrini, piegandosi e torcendosi sulle sconnessioni. Qualche volta incespicando quando un sampietrino è troppo alto, mai cadendo, beh, quasi mai.
Non c’è un percorso programmato, si passa da un vicolo all’altro seguendo l’istinto, l’umore, il pensiero del momento, la voglia improvvisa di ascoltare, di vedere, di sentire. L’insopprimibile curiosità di ascoltare voci, canzoni, musiche diverse, di vedere gente, botteghe, palazzi, di annusare profumi e fetori, di sentirsi parte di quel mondo fisico carezzando i muri con le nocche della mano.
Sentirsi, così, parte di questa vita di questo mondo, mentre trasciniamo la nostra vita, imparando sempre, sui sampietrini da un vicolo a un altro.
Tanto, i vicoli sono brevi, si incrociano con altri vicoli e questi altri con altri ancora, si può sempre cambiare il percorso, seguendo la ragione del momento, ma soprattutto l’umore, le sensazioni, i sentimenti.
Tanto, alla fine, siamo sempre là, o là intorno, e arriviamo là, proprio là dove volevamo andare, fin dall’inizio.
E’ questa la sicurezza, la certezza di ritrovarci sempre, di poter cambiare tante volte la strada e di raggiungere comunque noi stessi.
Noi, che nei vicoli della vita, siamo sempre stati dove volevamo essere, siamo sempre andati dove volevamo andare, siamo sempre rimasti in definitiva noi stessi.


In cerca di una risposta

Una domanda a noi stessi alla quale oggi non possiamo non rispondere

se dovessi mai trovarmi nelle condizioni di Eluana Englaro, io vorrei che a decidere sulla mia vita fosse:

a) mio padre (o, in mancanza, mia madre, o i miei figli, o il mio coniuge, o il mio compagno, o la mia compagna), con l’aiuto di medici di fiducia;

b) un altro (il presidente del consiglio, il presidente della repubblica, un parlamento, un ministro, un papa, un cardinale, un opinionista… )

Il nodo (e la domanda non posta – stranamente – da nessun giornalista) credo sia tutto qui.


Una cosa di cinquant’anni fa

A Roma, in Trastevere, anni ’50 – ’60, c’erano i friggitori.
Cuochi sapienti lavoravano e creavano delizie per la nostra gola nelle friggitorie -lontanamente paragonabili alle attuali rosticcerie- che erano i fast food o i take away di oggi.
Noi eravamo afflitti dalla fame pomeridiana, eredità genetica della fame atavica dei nostri genitori e dei nostri nonni cresciuti durante le due guerre mondiali e i relativi dopoguerra, e ci avvicinavamo alla friggitoria attratti dall’intenso odore di fritto che inglobava nei suoi sottofondi profumi inenarrabili, dolci e salati.
Ci mettevamo in fila davanti al banco di vendita e sceglievamo la nostra merenda.
Sceglievamo fra supplì, crocchette di patate, calzoni salati con la ricotta o con prosciutto e mozzarella, bombe dolci con la marmellata o con la ricotta, ciambelle, mozzarella in carrozza, polpette e poi, a Carnevale, castagnole, frappe, ravioli con la ricotta e poi, ancora, a San Giuseppe i bignè con la crema. Tutto rigorosamente fritto, tutto caldo, tutto fragrante e inebriante.
Uscivamo dalla friggitoria con la nostra merenda calda in mano e camminando per i vicoli ci saziavamo, terminando questo specie di rito pomeridiano con una lunga bevuta d’acqua a una delle fontanelle (noti adesso come “nasoni”) e asciugandoci con il dorso della mano l’acqua colata sulla guancia.
Le specialità di base delle nostre merende hanno lasciato il segno nella nostra memoria, un segno che ci fa apparire oggi sostenuti, un po’ saccenti e schizzinosi, quando proviamo a mangiare queste specialità prodotte oggi e quando non possiamo fare a meno di confrontarle, scuotendo la testa delusi.

La mozzarella in carrozza … Non ricorda forse una carrozza reale dorata l’involucro dorato e croccante che racchiude la mozzarella filante?
E’ una specialità napoletana, a Roma è ormai introvabile e vale proprio la pena di prepararla in casa.

La ricetta della mozzarella in carrozza

8 fette di pane: si usava la cirioletta, oggi andrebbe bene la baguette, si potrebbe usare anche un pane casareccio (senza bolle d’aria) , molti usano il pan carrè (continuiamo a farci del male).
Farina
Latte
Una mozzarella o fiordilatte
2 uova
Sale, pepe (se si vuole)
8 filetti di alici sottolio, per chi la vuole alla romana.

Togliere l’eventuale crosta dalle fette del pane (soprattutto se si usa il pane casareccio)
Lasciare sgocciolare bene la mozzarella e strizzarla un po’
Inserire fra due fette di pane una fetta non troppo sottile di mozzarella, facendo attenzione a che stia bene all’interno delle fette senza fuoruscire e volendo un’alice sottolio sgocciolata,  e pressarle bene.
Bagnare leggermente nel latte, avendo cura di inumidire bene i bordi.
Tenendoli  pressati fra loro i bordi, ripassare i bordi stessi nella farina  (questa operazione sigilla fra loro le fette impedendo la fuoruscita della mozzarella durante la cottura).
Sbattere le uova, con un pizzico di sale (e volendo un pizzico di pepe).
Immergere bene le fette composte nell’uovo e friggerle in abbondante olio bollente, rigirandole a metà cottura, fino a doratura.

Ah, buon appetito (se la fate, poi diteci come è venuta)


Domande che non si fanno più

Guardando – e anche ascoltando  e anche leggendo- intorno a me, nei giorni
nostri in questo nostro paese, mi viene da chiedere:

- c’è stato davvero quel tempo ?
- ci sono stati davvero quegli uomini ?
- ci sono state davvero quei grandi cambiamenti ?
- ci sono state davvero quelle grandi speranze ?

E soprattutto mi chiedo, dovremmo chiederci tutti:

- ci sono ancora uomini così ? e dove sono ?
- dove sono finite quelle grandi speranze ? potremmo riaverle oggi ? e come
?

E soprattutto soprattutto …. dovremmo risponderci.


Non è un paese per onesti

In modo ricorrente nel nostro paese si manifestano fatti di corruzione, di ruberie, di abusi di potere, sostenuti da intrecci tra affari e affari, tra affari e malavita, tra politica e affari.
La stampa, ad ogni manifestarsi del fenomeno, continua a titolare comunemente “Esplode lo scandalo …” e non si capisce se l’espressione venga usata per significare la gravità del fatto che colpisce con violenza l’opinione pubblica, oppure per rappresentare un presunto effetto sorpresa sulla gente e forse anche sugli osservatori di professione.
La gente ha ormai ben compreso la gravità di questi fatti di malaffare e certamente non ne è più sorpresa: soltanto, si sente impotente e sovrastata dalla montagna degli interessi governati dal malcostume economico e politico e semplicemente non si indigna più, né tanto meno si scandalizza.
I cittadini di questo nostro paese, nel corso della loro vita, hanno imparato presto che in Italia TUTTO è condizionato da un sistema di potere diffuso gestito dalle CASTE.

Le caste sono dappertutto, nella politica e quindi in tutte le istituzioni, ma anche negli enti siano essi pubblici e privati, nelle aziende minimamente strutturate, nelle associazioni, nei sindacati.
Nelle caste, chi è investito del comando utilizza il potere conferitogli per difendere il suo potere: conferisce incarichi, dispensa privilegi ad una cerchia di sottoposti, i quali a loro volta dispensano prebende e prerogative ad un’altra cerchia. Si costituisce così una casta, configurata in un sistema medioevale di gerarchie di comando con vassalli, valvassori e valvassini che tendono a difendere il sistema di potere, basato sui privilegi, sulla conservazione dei rapporti definiti fra le diverse gerarchie, sulla difesa del capo, inteso come detentore e dispensatore del potere, quello che comunemente l’informazione definisce di volta in volta tycoon, finanziere, top manager, leader.
Le diverse caste, quelle economiche, quelle politiche, quelle burocratiche, quelle associative, si relazionano fra loro, intrecciano rapporti d’affari e d’interesse, si scambiano favori, si offrono prebende.
La stessa idea immaginaria di corruzione, come peraltro viene rappresentata dai mezzi di informazione –l’immagine in cui c’è qualcuno che esercita pressioni o ricatti su altri che più o meno subiscono ma poi accettano- è fuorviante; in realtà siamo in presenza di semplici accordi ricercati dalle caste, il cui oggetto è il denaro o il potere per il denaro: appalti, finanziamenti, dazioni di denaro, scambi di assunzioni, di promozioni, di nomine, di incarichi, ecc. Fioriscono così aste truccate, concorsi finti, leggi ad hoc e ad personam, nomine pilotate, sistemi legali per raggirare i risparmiatori e i consumatori, ricchezze improvvise, imprevedibili, spesso smodate, promozioni facili, carriere fulminanti.
I beneficiari di questo sistema sono le stesse caste: i proprietari, i leader, i capi e, in caduta, i vassalli con i valvassori e i valvassini.

Le caste lavorano così ogni giorno, nel loro precipuo interesse, alimentando il sistema della corruzione e del malaffare, un cancro che sta uccidendo il nostro paese e umilia gli esclusi, le persone normali, quelle che studiano, che lavorano, che si impegnano ogni giorno per costruire, correttamente con i propri meriti, un minimo di benessere per sé e per il loro paese. Questi sanno però che sono sempre più esclusi, che l’unico sistema per affermarsi è quello di cedere al compromesso, di riuscire ad accedere ad una delle caste.
Gli irriducibili di questa schiera sanno di essere sempre di più senza speranza, sanno anche di essere senza voce, senza qualcuno che con un minimo di credibilità e di autorevolezza rappresenti il loro malessere e la loro speranza.
Gli onesti sanno che l’Italia non è un paese per loro.


Non c’è più Berlinguer e c’è invece … Berlusconi.

(però ci sono ancora Cicchitto, Fini, Sacconi, D’Alema, Casini, Veltroni, Brunetta, Scajola….)

La Questione Morale 27 anni dopo. Per il resto cosa è cambiato?

Siamo entrati in una crisi economica e sociale spaventosa, viviamo da tempo una crisi profonda di valori. Come cittadini italiani avremmo bisogno di certezze, di rassicurazioni concrete: investimenti produttivi, interventi pubblici a favore dei salari, delle pensioni e dei disoccupati. Avremmo bisogno di essere guidati da persone credibili, oneste, disinteressate e competenti. Assistiamo invece quasi ogni giorno all’esplosione ricorrente di scandali, di corruzioni, di traffici su nomine a cariche importanti (deputati, ministri, presidenze di Enti, cattedre universitarie, primariati medici …). Subiamo gli effetti devastanti per l’interesse economico e morale del paese di clamorosi conflitti di interessi.

Dal 1981, l’anno in cui Enrico Berlinguer rilasciò ad Eugenio Scalfari un’intervista e dopo “mani pulite”, cosa è cambiato?
Per capirlo rileggiamo insieme alcuni stralci di quell’intervista, apparsa su Repubblica, con il titolo: «I partiti sono diventati macchine di potere».

«I partiti non fanno più politica», dice Berlinguer «I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia».
……..
Berlinguer: … Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”…..

Scalfari: Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana.
Berlinguer: È quello che io penso.

Scalfari: Per quale motivo?
Berlinguer: I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c’è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

Scalfari: … Vuole spiegarmi con chiarezza in che consiste la vostra diversità? C’è da averne paura?
Berlinguer: Qualcuno, sì, ha ragione di temerne, e lei capisce subito chi intendo. Per una risposta chiara alla sua domanda, elencherò per punti molto semplici in che consiste il nostro essere diversi, così spero non ci sarà più margine all’equivoco. Dunque: primo, noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l’operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani?

Scalfari: Veniamo alla seconda diversità.
Berlinguer: Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.
……
Berlinguer: … Voglio dirle però con tutta franchezza che quando si chiedono sacrifici al paese e si comincia con il chiederli -come al solito- ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l’operazione non può riuscire.


Silvio Obama e l’altro


Viviamo in un mondo di inganni. La realtà che ci appare è spesso una finzione. Le più incredibili e azzardate fantasie ci vengono raccontati come fatti reali, gli avvenimenti veri vengono trasfigurati e manipolati nelle loro origini, nella loro portata, nelle loro conseguenze. Tutto ciò può avvenire grazie al controllo e all’uso dei moderni mezzi di informazione, alle tecnologie mediatiche, al potere condizionante del denaro.
Prendiamo l’elezione di Barack Obama a Presidente degli Stati Uniti. Prima della sua elezione il mondo era diviso in due: da una parte coloro che temevano l’elezione di un nero a questa carica, dall’altra coloro che, pur sperando nella sua elezione, proprio perché nero temevano che non sarebbe stato mai eletto.
Sappiamo come è andata a finire e abbiamo gioito di questo straordinario evento, fantasticando su quali eventi benefici per l’intera umanità si sarebbero succeduti.
Quindi, tutto bene per noi e per il mondo intero.
Ci è nato qualche dubbio quando abbiamo visto e sentito che tutti, ma proprio tutti, anche coloro che paventavano un simile evento, erano entusiasti dell’elezione di Obama.
L’unica eccezione planetaria: il ministro Gasparri, che commentava un po’ acido “Al Qaeda è contenta!” e questo poteva stare nel conto. Infatti, pur non condividendo la sua affermazione becera e scomposta, abbiamo ben compreso la reazione del Ministro: un riflesso condizionato spiegabilissimo in un ex fascista, ex seguace della dottrina e della cultura razziale del fascismo, che deve purtroppo assistere all’elezione di un meticcio, figlio di un immigrato nero, alla carica politica più rilevante nel mondo.
Poi, da Mosca, il Presidente del Consiglio, Berlusconi, fa quella che sembra una battuta delle sue “Obama è giovane, bello e abbronzato!”. Sale la polemica e qualche indignazione, poi tutto viene ricomposto e ricondotto ad una “carineria” del nostro Presidente del Consiglio.
Qui nasce un altro dubbio, che diventa una certezza illuminante. “Al Tappone”, come “carinamente” Marco Travaglio ha chiamato Berlusconi, si è lasciato sfuggire la verità! Barack Obama non è un nero, ma un americano di razza bianca abbronzato, un ottimo comunicatore che grazie a un trucco e ad una costruzione mediatica diventa il primo Presidente nero d’America, la speranza di un nuovo mondo e di una nuova civiltà. Al Tappone lo sa, conosce bene questi espedienti fatti di travisamenti, di trucchi estetici e mediatici, di lifting, di trapianti e di lampade solari, che lo hanno portato a 70 anni a divenire, la verde speranza degli italiani, l’uomo che trascurando i suoi interessi fa arricchire gli italiani, l’uomo che facendo grossi sacrifici ogni anno deve comprare una villa per il futuro dei propri poveri figli, la nuova speranza del nostro Paese.
Ecco il miracolo mediatico: Obama abbronzato accontenta tutti: coloro che vogliono illudersi su un nuovo mondo, fondato su un evento storico, fosse anche soltanto di immagine, e quelli che invece vogliono il mantenimento del sistema, della tradizione e del potere nell’ordine mondiale e temevano l’elezione di un Obama nero.
I potenti della terra, al pari di Al Tappone, erano informati e sapevano e per questo, ognuno dal suo punto di vista, aveva festeggiato.
L’unico che non sapeva, l’unico che non aveva capito nulla (come al solito), l’unico al mondo che pensava che Obama fosse nero restava il povero ex fascista Gasparri.


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