Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato (al rovescio)

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Il momento storico è difficile. C’è grande fermento e grande paura. C’è però anche un principio di ricambio generazionale, e tanti hanno la possibilità di cimentarsi in nuove esperienze.
Siccome JunkiePop non è un blog che tratta direttamente la politica, il nostro ricambio sarà applicato a questa rubrica semiseria. Sarò quindi io a fare le domande a GiorgioP, che risponderà mangiando uno dei suoi lecca-lecca.
Non abbiate paura, però: il ricambio è un miraggio e, dalla prossima, GiorgioP ritornerà a coprire il suo ruolo ufficiale, cioè il sommelier. Scusate, lapsus. Tornerà a coprire il suo ruolo di domandatore.

Per le figlie del momento politico: Luna Grillo.

Schachner – Il campionato italiano di calcio è l’esatto contrario del momento politico che sta vivendo il Paese. Da cosa sei più annoiato: che ricominci a vincere sempre la Juve o che si rischi di andare alle elezioni, e che vinca Berlusconi?
GiorgioP – Il problema è, come dici tu, ‘la noia’. Per qualche momento questo campionato è sembrato meno noioso per le fiammate di (nell’ordine): Inter, Napoli, Lazio, Milan. Ma alla fine tra i cinque litiganti gode sempre lo stesso. Più vicino di tutti mi sembra il Napoli, che con un paio di cosine (e magari in alcuni casi una mentalità differente e meno piagnona, cosa che crea alibi a scatafascio per i giocatori) quest’estate può veramente dire la sua, sia con Cavani sia senza. Anche perché cambierà allenatore e la squadra sarà meno Matador-centrica. Stramaccioni e l’Inter sono un bluff imbarazzante, il Milan ha almeno 15 punti portati in maniera risibile dagli arbitri, e la Lazio è stata sfigata. E se prendeva Yilmaz probabilmente avrebbe vinto davvero lo scudetto.

S – La lotta scudetto non c’è davvero mai stata. Quella per l’Europa sembra la trama di un film dei Vanzina (va sempre a finire come ti aspetti). Le tre che sgomitano per non scendere in B sono l’ultimo baluardo della tensione per un campionato sempre più impoverito. Chi scende, e perchè?
G – Non lo faccio per piaggeria perché sei Genoano, ma per me è una cosa da ultima giornata tra Palermo e Genoa. Con il Genoa in vantaggio col 51% di probabilità. di rimanere in A. Se scenderò il Palermo sarà perché ha un presidente che è quello che è, e che con Sannino (saluto il mio, anzi nostro, amico Enrico Veronese a proposito) si sarebbe probabilmente già salvato. Il Siena è una squadra messa lì per far fare bella figura ai Mezzaroma nel salotto buono del centroitalia (a proposito, è ancora un salotto buono?) e per far parlare quattro stracciaroli plurinquisiti sulle radio romane di quanto sarebbero bravi loro a fare i presidenti in questa città. Avevo creduto al Pescara ma credo abbia avuto il problema di avere ‘troppa roba’ per una squadra che deve salvarsi, e quindi non essere stato in grado di lavorare su un undici consistente, soprattutto davanti.
Il Genoa ha probabilmente giocato con tutti i moduli conosciuti nel calcio moderno, forse mancava il WM e poi saremmo stati a posto. Ecco, diciamo che più che altro sono contento che i mercati alla faccio e rifaccio tutto in sei mesi alla Preziosi/Zamparini siano stati sconfessati e vivranno dell’ignominia del “e mica te pò di’ sempre culo”.

S – I bianconeri dominano in Italia ma in Europa sono lontanissimi dai top team. Che futuro per loro? Conte rimarrà? Chi dovranno comprare per riportare finalmente una squadra italiana nelle prime quattro d’Europa?
G – La Juventus è una squadra di carattere, piagnona perché gestita da paraculi, ma sempre di carattere. Per me è una squadra perfetta per il campionato italiano, dove il livello tecnico si è abbassato ma si è alzato quello della tensione e della ‘tigna’. In questo la Juve, in termini di società, allenatore e giocatori, non ha rivali in Italia. All’estero sconta un gap tecnico che è innegabile dai quarti di finale in poi. Non è un discorso di spesa, perché da analisi con paragone nei confronti del Bayern, per esempio da quando i Bianconeri sono tornati in A, la Juvetus ha speso 320 e il Bayern 230 milioni. Il fatto è cosa vai a comprare. Vucinic è l’eterna grande ballerina che alla prima scivola sempre, Pogba un grande prospetto, Pirlo in Italia sembra Rivera (sempre per il concetto che in terra di ciechi beato chi c’ha un occhio) ma in Europa marcano i trequartisti e non la vede più. Poi boh, Lichtsteiner o Asamoah non sono giocatori che ti fanno fare il salto di qualità. Da Marchisio mi aspetto sempre che diventi qualcosa di veramente grosso (perché è forte davvero) ma per un motivo o per l’altro non gira mai la chiave definitiva. Sono tante incognite e tanti punti interrogativi. E sembra una premessa di rifondazione, ma la squadra, per l’obiettivo Europa, così è sbagliata.

S – Tante panchine in movimento e pochi allenatori buoni disponibili. Fammi una previsione per i mister di Napoli, Inter, Roma, Milan.
G – Milan tiene Allegri; Napoli prende Montella (anche se mi terrei aperta un’opzione Zeman, occhio…); l’Inter va su Mazzarri (io spero Blanc, così ridiamo per altri dieci anni); La Roma mi auguro non Donadoni, io vorrei tanto Terim.

S – Dalla B potrebbero salire Sassuolo (tanti soldi e tante idee), Verona (che è il Catania in versione verde-oro), e il Livorno (nel cuore di tutti noi). Sarà l’ultimo anno della serie cadetta senza tetto d’ingaggi. Come cambia il secondo campionato italiano con questa nuova regola all’americana?
G – Spero sia uno sprone per la serie A, ma non lo sarà. Ci saranno squadre con parecchi giovani e molti meno giocatori a fine carriera, che o abbasseranno le pretese o andranno a Dubai o in Canada. Il fatto è che in serie B (e ci sono sempre i ‘carciofari’ delle radio romane che dicono che dalla serie B non è mai venuto qualcuno di forte) ci sono talenti veri. Per ricordarne qualcuno: Hamsik, Insigne, Florenzi, El Shaarawi. Se andiamo avanti con l’esotismo del nome o della pubblicità su Sky, 10 giocatori avranno un costo e un ingaggio di almeno venti giocatori che sono in B. Magari anche più forti. Io spero in un’apertura della Lega Pro ad alcune squadre della primavera (tipo il Barcelona B in Spagna), ma dubito si farà mai.
Prendi un giocatore come Verratti, mettilo ad esempio alla Juventus: non sarebbe cambiato tutto, ma sicuramente molto. Eppure a Torino hanno speso 17 milioni per la comproprietà di un giocatore che da centromediano è finito a fare il terzino ed un altro rotto che non ha giocato mai (Asamoha ed Isla, per intenderci). Con 17 milioni avresti potuto prendere in comproprietà Insigne, Immobile e Verratti a giugno. Ma non ci arrivano…

S – A proposito di Livorno. Anche senza combinare nulla, Di Canio fa sempre parlare di sé e delle sue passioni politiche. Un editorialista sportivo del Guardian ha scritto che chi non lascia libertà di esprimere idee diverse dalla propria, è più fascista del fascista che critica. Che idea di ti sei fatto?
G – Di Canio è matto vero, fascio e laziale. Ciò nonostante ammiro il suo essere matto. Il suo calcio è quello e ci rimarrà per tanto tempo. Sono convinto.

S – Capitolo romane. Ti direi di andare a tuo piacimento ma ho due spunti. Roma confusionaria e ancorata nuovamente agli ultra trentenni. Lazio con buone idee, allenatore interessante, ma con un rosa corta (o meglio, lunga ma con ricambi di mediocre valore). Quale il loro futuro nella prossima stagione.
G – Già detto: se la Lazio avesse preso Yilmaz, chissà dove sarebbe stata ora (e tremo al pensiero). Per me tra Lazio e Roma non c’è paragone come rosa e determinazione (e dal centrocampo in su anche come qualità). E’ una squadra che ha Onazi, Ederson, Hernanes, Gonzalez, Mauri, Klose, e un grande scopritore di talenti come Tare. Se non vende e aggiunge due giocatori di livello (anche intesi come ricambi) sono dolori veri. La Roma: boh, tutto desolante. I ‘carciofari’ delle radio locali dicono: “Però De Rossi guardate come esulta”. Sei milioni. Mi frega cazzi come esulta. Il Bayern con Pjanic e De Rossi paga Schweinsteiger. Basta con la romanità a tutti i costi che condiziona tutti, dirigenza compresa (e questo è un errore dei dirigenti). Che poi, mi dici quanti romani c’erano in squadre che hanno vinto in Italia e in Europa negli ultimi dieci anni? vincere gli scudetti Primavera non significa avere poi in rosa dei fenomeni. Questa è una boiata tutta nostra, e ci porterà all’ennesima rifondazione (che poi questi giovani sono sì di belle speranze, ma Marquinhos, Lamela Pjanic quanto valgono oggi, e soprattutto quanto li ha deprezzati giocare per un inadeguato come Andreazzoli?)

S – Chiusura inevitabile su Walterino nostro. Rischia davvero di andare ad allenare la Roma. In quel caso, che cazzo farai tu?
G – Nell’ultimo anno, io e te siamo cambiati molto. Secondo la logica del nemico del mio nemico è mio amico, Chicco è un grande. Indipendentemente dall’antipatia, che è talmente grossa che quasi diventa simpatia (tipo Paperon de’ Paperoni), Mazzarri ha messo su una squadra che è riuscita a fare a meno di Lavezzi, a giocare un campionato con Britos Cannavaro e Campagnaro e in porta uno 36enne. Davanti ci sono state le lune di Cavani, eppure è sempre lì, senza superstar (se leviamo il centrocampista più forte che c’è in Italia, checché ne dica Sabatini di Sky, che reputa il migliore Montolivo) e con un gioco che alla fine è un semplice contropiede, ma fatto bene. Tre passaggi e sono in porta, una quantità di giocatori tattici che fa spavento (Inler, Zuniga, Dzemaili, Pandev, Behrami) e una cattiveria che è seconda solo alla Juve.
Io lo accoglierei a braccia aperte, a patto che la società dica “questo è l’allenatore dei prossimi quattro anni: chi ci sta, bene; chi no, fuori dai coglioni”. Ma dovresti avere i coglioni di fare una cosa del gnere, e questo non accadrà. E molto probabilmente Mazzarri, che fa di tutto ma non ha mai sbagliato la scelta della propria squadra ai fini della carriera, preferirà l’Inter. Che è come dire preferire Raffaella Carrà a Maria DeFilippi.
E poi per rispondere a Carrera ha detto “appena ha tempo gli faccio rispondere da Frustalupi”. Daje Chicco.


Tu che hai i ritagli – Zdenek Zeman

zeman neve

Due settimane fa ho visto la sconfitta della Roma contro il Cagliari in un gruppo d’ascolto ormai consolidato.
Alla fine della partita, GiorgioP – ospite premuroso – mi ha chiesto di portare sul blog una considerazione fatta da me, e che poi ha generato una lunga discussione, sostanzialmente fondata sul nulla.
Perché questa è la caratura del calcio: il nulla.

Nonostante tre tentativi, non sono riuscito a raccogliere in un pezzo tutto quello che, ormai quindici giorni fa, con grande semplicità ero riuscito a spiegare alla mia compagnia.
Perché il calcio è una bolla di sapone, e più si ragiona sulla sua essenza, più si tenta di chiuderlo in dei limiti, più svanisce e si esaurisce in qualche goccia di acqua sul pavimento.

In una versione diversa, questa puntata di ritagli è dedicata a Zdenek Zeman, perché lui in 33 anni di carriera – cominciata quando sono nato – non si è mai arreso nella tentativo di raggiungere quel confine del calcio.
Il suo pragmatismo tattico e l’esasperazione della geometria nella disposizione dei calciatori sono la dimostrazione della ricerca di una perfezione che deve sempre sottostare ad una serie di regole, senza mai arrendersi al fatto che – probabilmente – la perfezione è molto più vicina alla casualità e alla follia.

Nonostante il suo essere così distante da ciò ricerca da una vita e che non troverà mai, ma soprattutto dalla compiutezza calcistica che tutti immaginiamo, Zeman è il sugo del calcio.
E’ un insegnante di sport e dei valori che sempre dovrebbero accompagnarlo.
E’ la persona che, in qualità di cittadini e non di amanti del calcio, noi tutti dovremmo eternamente ringraziare per aver portato lo sport in un’aula di tribunale, al solo fine di mostrare a tutti cosa supportiamo dal secondo dopoguerra. Se poi qualche dolce pillola di revisionismo basta a mandar giù il boccone amaro, ci meritiamo quella finzione da pessimo sceneggiato a cui assistiamo a ritmo ciclico.

Ciò che vediamo in serie A, ciò che abbiamo già visto, il doping, Calciopoli e Moggiopoli non sono sport.
Zeman invece è un insegnante di sport, e non un professionista dello spettacolo.
Se poi non ve ne frega un cazzo dello sport e vi interessa solo lo spettacolo, guardatevi il wrestling, e lasciate a noi romantici un calcio diverso, nuovo e vecchio allo stesso tempo, e poetico come le storie di Vendrame di Di Bartolomei.

[In realtà nel pezzo ci sarebbe dovuto essere un'analisi sociologica dei media romani che fondano il proprio lavoro esclusivamente sui fatti dell'A.S.Roma.
Per non diventare ridondante ed inutile come loro, la riassumo con un invito: trovate un lavoro vero e liberate dalla vostra presenza la passione sportiva dei romani.]


Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Ho disdetto Sky. Raccontandolo a un collega, mi è stato detto “Certo che senza Ilaria…”.
Come proposto da Giorgiop, concediamo una wild card alla D’Amico per le figlie del calcio.

GiorgioP – Sembra una storia già scritta questo campionato: Juventus, arbitri, polemiche, Roma comica. Sempre più un campionato di serie b?
Schachner – Campionato di serie b paragonato al resto dell’Europa calcistica. La tua è una semplificazione estrema, pur vera, e ridotta all’unico spettacolo rimasto nella seria A: l’eterno scontro Zeman vs ingiustizie, e quindi spesso Zeman vs Juventus. Volendolo ampliare, con i valori visti finora, sarebbe: Juventus già campione; scontro per i due restanti posti validi per la Champions League tra Inter, Napoli, Fiorentina e Lazio; Europa League con le solite provinciali ambiziose, Parma, Udinese, Catania, e le deluse Roma e Milan. E’ tutto esattamente come previsto, escluse le delusioni romaniste e milaniste, per altro spesso e da molti già annunciate. E’ molto triste ma, in assenza di grandi proposte di gioco (come amava dire il troppo presto congedato Luis Enrique), rimane solo la possibilità di parlare di chi – appunto Roma e Milan – alterna cose buone e pessime in una divertente altalena di prestazioni.

G – Rimaniamo sul discorso Juventus. Non entriamo nel merito delle polemiche ma l’arroganza di Marotta e Agnelli è un vezzo berlusconista tutto italiano. E aspettiamo il ritorno di Conte…
S – E’ sempre un bel casino affrontare il discorso Juventus.
La squadra, a livello tecnico e tattico è la più tosta. Forse non la migliore ma la più tosta. Vince con merito e fino a qui nessun problema. Come sempre, le grandi squadre continuano ad ottenere – in maniera casuale e senza nessuna premeditazione, mi auguro – dei vantaggi dagli arbitraggi. E’ sempre stato così, anche in assenza di combine e magie dirigenziali, e continuerà a essere così in tutti i campionati del mondo. Le squadre rivali, che subiscono con una certa regolarità i torti, hanno il diritto di lamentarsi, così come la Juventus ha diritto di replica. La brutta figura dei bianconeri, simile a tutte le brutte figure che fanno le grandi squadre quando vengono toccate sul vivo, sta nel rispondere sempre e spesso in maniera confusionaria, maleducata e poco intelligente. Agnelli è un padrone dell’Italia e di juventino ha davvero poco. I tifosi della Juventus sono molto diversi dal Presidente, che è inoltre molto diverso dai veri Agnelli, sia dai più onesti sia dai più disonesti. Nonostante il suo essere uno dei padroni del Paese, nonostante le sue società godano di aiuti provenienti dallo Stato – con soldi che dovrebbero essere redistribuiti in maniera più congrua tra le aziende italiane -, nonostante quest’impero lui si comporta come se fosse un Don Chisciotte con un tozzo di pane in tasca impegnato in una lotta contro avversari temibili che agiscono in fantomatiche stanze dei bottoni. Dovrebbe esercitare l’arte del silenzio, visto il suo essere vincitore da sempre. Ancora più brutto il suo aver contagiato una persona onesta e professionale come Marotta, arrivata a comportarsi esattamente come questa presidenza. Su tutte le cattive uscite dell’ad bianconero, la vicenda Berbatov, mistificata in un modo che mi ha quasi offeso come giornalista.
Conte, nel suo essere un eccellente allenatore, si è inserito da subito in un questa modalità.Forse i tifosi juventini più illuminati ricorderanno Trapattoni, Deschamps, Ancelotti, Zoff, così come Boniperti, Morini, Governato.
La Juventus può vincere con uno stile diverso e non ha bisogno di certi personaggi o di questi atteggiamenti.

G – In tutto questo, è passato dall’altra parte della barricata Mazzarri: non critica più e anzi fa capire che il suo futuro sarà lontano da Napoli. Eppure, con la cessione di Lavezzi, fa il massimo. Giusto?
S – Giustissimo. Mazzarri è destinato ad una grande vera, una di quelle squadre che non deve star troppo attenta agli ingaggi.
Chiaramente, partito Lavezzi, risente dell’assenza di Cavani come ne risentirebbe qualsiasi squadra al mondo ed è anche stato parecchio sfortunato in qualche occasione quest’anno. A me sta antipatico come comunicatore, ma come allenatore è forse il più forte degli ultimi 10 anni e non ha mai mancato un obiettivo. Il Napoli di quest’anno è un po’ corto davanti. Con una prima punta vera in panchina, sarebbe veramente difficile da battere.

G – Peccato solo non veda i giovani. Sarebbe il top. Tu non leggi un collegamento per questo tra lui e il futuro della Roma, vero?
S – Avrei voluto scriverlo ma mi sono tenuto. Mazzarri sarebbe perfetto per Roma, intesa come città. E’ un allenatore che non si cura di nulla, che ragiona solo in funzione del risultato. La prestazione, il tifo, le gerarchie. Tutti fattori estranei al suo modo di pensare. Lui sarebbe perfetto per una piazza – quella romana – che si innamora dei giocatori prima del risultato e della squadra stessa. Il problema sta nel fatto che la Roma è la seconda squadra più giovane della Serie A e, come hai giustamente già detto, lui non vede bene gli under 23.

G – Per la Roma, inaugurerei la “campagna Colantuono” per il 2013, se sei d’accordo. Bravo, pragmatico, lancia i giovani e si suppone li prenda anche a calci nel culo (cosa che andrebbe fatta a Roma e che la società sembra ancora non aver capito). Altro anno buttato?
S – Roma, altro anno buttato. Si può salvare, sportivamente, solo se tengono Zeman fino a fine anno e dimostrano ai giocatori che ciò che decide la società a giugno è verbo. Il male della Roma sono i tifosi e i romani. Se poi fanno anche i calciatori è la fine. La Roma, con la libertà di azione della Lazio, sarebbe una delle squadre più forti d’Europa. Purtroppo è legata in maniera stupida alla romanità e questo non gli permette di vincere. La Juventus di Moggi ha dimostrato che il campione va venduto e non tenuto. La Roma non ha mai imparato questa lezione e ha sbagliato due volte tenendo Totti e De Rossi. I tifosi queste cose non le comprendono e si ritrovano con una squadra che non gioca come vuole il proprio allenatore perché i due giocatori più rappresentativi non seguono assolutamente ciò che viene proposto dal mister. Uno – De Rossi – si comporta da paladino e dice tutto quello ciò che pensa in pubblico, lasciando lo spogliatoio nella merda. L’altro – Totti – fa l’avvocato d’ufficio dell’allenatore, dicendo che la squadra non lo segue (omettendo di essere il primo a non seguirlo). Con un allenatore ex giocatore, come il Colantuono che proponevi tu, è molto più difficile fare queste cose. Per gestire questi caporioni serve qualcuno dal carattere forte e ruvido. Colantuono sarebbe il massimo, se non fosse romano…

G – La mia boutade era “magari Delio Rossi” ma non certo per la tattica. Proseguendo: hai fatto il giochino di guardare i tabellini dell’Inter ammonizioni pro e contro, espulsioni avversarie, rigori e gol irregolari a favore? Perché non lo dice nessuno di questo scandalo?
S – Bisogna essere obiettivi: non è cambiato tantissimo dopo Calciopoli. Oltre ai valori tecnici, le situazioni sono le stesse. Le grandi squadre esercitano un certo tipo di fascino sui direttori di gara ed è veramente difficile prendere decisioni serenamente. Poi le big avranno sempre dei vantaggi ma c’è modo e modo…

G – E in Europa infatti sono schiaffoni forti forti..
S – Sì, spesso. In Europa magari ci sono le stesse sudditanze involontarie. Ma le big europee non sono più Juventus, Inter e Milan, quindi qualsiasi avversario diventa una vera sfida.

G – Gianluca, ma lo sai che quasi quasi scommeto 10 euro sulla Fiorentina? Pensa se avessero preso Borriello…
S – La Fiorentina è veramente forte. Fa fatica a metterla dentro e una prima punta da una dozzina di gol gli avrebbe veramente fatto fare un salto di qualità. Non è detto che anche così non riesca a fare più del previsto. E chissà con Berbatov come sarebbe andata… (Non c’entra nulla: sia dannato Enrico Veronese che m’ha conteso, vincendolo, Borja Valero al Fantacalcio. Magari se rompe…)

G – Per chiudere tu un passaggio al lato oscuro tipo Prandelli te lo ricordi?
S – Prandelli ha perso, nel tempo, un sacco di colpi. Dalla vicenda di Bonucci e Criscito (mal districata con peripezie verbali su temi di giurisprudenza) fino ai giudizi sulle situazioni interne nelle squadre di club (come le vicende De Rossi e Osvaldo). Per me il commissario tecnico della nazionale deve essere come Azeglio Vicini: sopra le parti, moderato e pacato, mai definitivo. Non so davvero cosa gli sia successo ma non perde occasione per parlare di situazioni che non può conoscere.
In cuor mio, spero rinsavisca presto. Senza aspettare il terzo episodio della saga, magari…


Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Torna la rubrica più importante tra le rubriche inutili, come direbbe Arrigo Sacchi.
Non so quante puntate ci saranno quest’anno perché spero vivamente il calcio (soprattutto quello italiano) possa improvvisamente sparire, come nella trama di un telefilm di J.J. Abrams.
Insomma, parlando dello sport più popolare al mondo, secondo me c’è poco da stare allegri.
E a tal proposito: per le figlie del calcio, Valentina Allegri.

GiorgioP – Torniamo e tutto sembra un po’ come prima. La Juventus davanti (ad occhio, con il minimo sforzo); il Napoli come prima pretendente; Roma, Milan e Inter nel guado di ridimensionamenti e ricostruzioni. Se non si inventa qualcosa la Fiorentina, insomma, due palle.
Schachner – Iniziamo questa stagione di Ritagli partendo da un presupposto: il calcio italiano non ha più soldi da spendere. Il livello del campionato si è abbassato parallelamente alla disponibilità economica delle squadre, in virtù della crisi e dell’imminente fair play finanziario (che magari spiegheremo più in là). Le squadre tirano tutte verso il basso, quindi quelle in grado di reggere sono le carrozzate con il telaio migliore (Juventus, Napoli, Lazio) o quelle che dimostrano una progettualità e i migliori “ingegneri” (Fiorentina, Parma, Udinese, Sampdoria, forse la Roma). Le milanesi sono quelle che risentono maggiormente delle crisi perché per anni si sono limitate a spendere fior di quattrini per i migliori giocatori senza investire nei giovani e spesso addirittura investendo e lasciandoli andare (la lista è lunga e fa una squadra da quarto posto in classifica). Come movimento, il calcio italiano è superato da Inghilterra, Germania e Russia (con i soldi), Spagna e Portogallo (senza soldi ma tante idee) e rischia seriamente di farsi riprendere dal movimento belga-olandese, che non ha mai fatto follie, con una tradizione tecnico-tattica sempre innovativa e che, in caso di un ulteriore livellamento di poteri economici, ha un bacino di talenti e scuole calcio da far invidia. siamo senza idee e quindi alla frutta.

G – Qualcuno – pochi – ha idee interessanti. Ad esempio, Lotito è criticabile per mille ragioni ma ha preso un allenatore quadratissimo, interessante e con una proposta di gioco che parte dal pragmatismo e arriva ad un gioco corale anche divertente. Certo, rivestono un ruolo importante la disponibilità, l’applicazione e la “fame” dei giocatori nella rosa. E la Lazio (s)fortunatamente (la “s” é per Lotito che li paga) li ha.
S – Io sono un fan di Lotito, da sempre. Fa ridere, è una macchietta ma ha tutto per fare bene. Ricorda molto i presidenti degli anni ’80, sempre attenti ad ogni centesimo.
Il giudizio popolare sul presidente “latinista” risente molto del fatto che negli ultimi 20 anni ci siamo abituati a presidenti paperoni, che hanno stravolto le logiche economiche del calcio (cominciò Berlusconi). Si è perso di vista il fatto certo che una squadra di calcio è una ditta e deve ragionare come tale. Lotito lo ha sempre fatto, nonostante abbia un background torbido come quello di altri presidenti. Lui e Tare sono la salvezza della Lazio. Senza loro due: fallimento o ridimensionamento. Vanno ringraziati. La squadra mi piace, l’allenatore pure. Il problema sta un po’ nei rincalzi, che non sono di livello, ma Petkovic li sta gestendo bene, coinvolgendo tutti e questo fa bene sperare se si è tifosi della Lazio. Vorrei solo capire le vicende di Mauri e le loro eventuali ripercussioni sulla Lazio.

G – Parlando di presidenti colorati, Zamparini se ne va (poi vedremo) da Palermo, lascia la firma a Lo Monaco e il Palermo fa 4 punti in due partite. E torna in squadra Miccoli. Mi chiedo, alla romana, “ce voleva tanto”?
S – Bastava poco davvero, infatti. Miccoli rimane un giocatore eccentrico, e certi suoi comportamenti e quel suo volersi sentirsi sopra tutto forse avrebbero indispettito qualsiasi presidente. Resta che Zamparini è uno dei peggiori, sia bene chiaro.

G – Ricordi un anno fa quando parlavamo di sorprese, giocatori intriganti? Oggi molti se ne sono andati, quasi tutti anzi. Chi adottiamo quest’anno? La nostra passione comune è Matias “Mati” Fernandez. Chi aggiungiamo?
S – Mati Fernandez e le sue rabone sono sicuramente in testa. Sta facendo bene Weiss, così come il suo compagno di squadra Quintero. Borja Valero, sempre a Firenze, ha preso in mano la squadra. La mia personale scommessa è D’Ambrosio in Nazionale.

G – Scommesse: ci mettiamo De Luca? E anche la certezza che Colantuono sia un allenatore pronto per il salto per una squadra che lotti per l’Europa? Gioca bene, lancia giovani, ha aiutato Cigarini ad arrivare nei pre-convocati per gli Europei.
S – Anche De Luca merita sicuramente. Grande personalità all’esordio in A e talento già fatto vedere con la primavera del Varese, quando allenava Mangia (ora all’Under 21). Colantuono sarebbe perfetto per una grande squadre e riesce a far bene con i giovani e con i meno giovani. Il problema è trovare presidenti disposti ad attendere i propri allenatori, come accadde con Gasperini all’Inter. Tra le big non saprei chi potrebbe prenderlo ma una chance prima o poi arriverà anche per lui.

G – Come per Montella. Per cui citerei il De Sica di Borotalco “i sfonn o m’abbrucio”
S – Esatto. Per ora è “al dente”. La Fiorentina gioca bene ma non tira mai. Sembra un po’ la Roma di Luis Enrique, con la differenza che non prende gol con la stessa facilità. Mi domando infatti, e lo chiedo a te, perchè la Roma non abbia proseguito sugli stessi binari piantati dallo spagnolo con Montella, magari venendo incontro alle sue richieste, per continuare un lavoro interessante e rimasto incompiuto. Va bene che siamo il popolo delle infrastrutture non terminate, ma almeno in una cosa così frivola come il calcio…

G – Ti rigiro la domanda: cosa faresti, vista la rivoluzione culturale che vanti di portare, con un allenatore fortemente voluto dai due senatori della squadra?
S – Parliamo della Roma, di Montella, di Totti e De Rossi.
Io probabilmente non saprei cosa fare ma il progetto romanista, partito con presupposti di grande interesse internazionale, sta naufragando tecnicamente. L’unica nota positiva che rilevo è – mi pare evidente – un deciso cambiamento di visione da parte dei tifosi più incalliti su alcuni comportamenti dei “coccolati” giallorossi. Se prima una vendita di De Rossi veniva vista al pari della vendita del Colosseo, ora è caldeggiata fortemente al grido di “conta solo la Roma”. Io tengo sempre a mente il valore commerciale dei calciatori. De Rossi, insieme a Buffon e Sneijder, è il calciatore italiano più pagato. Sembra che il suo stipendio valga solo per la Nazionale. Con la sua squadra di club gioca pessime partite almeno da tre anni. Io credo poco nella gestione del singolo e più in quella del team e del blasone: rompi i coglioni, vai via. Da questo punto di vista, Luis Enrique e Zeman mi sembrano simili. Ci sono regole, ci sono codici, etichette, comportamenti che vanno rispettati sempre, a prescindere dal proprio peso specifico. Le grandi squadre mettono sempre al primo posto il loro nome e i loro colori. A Roma, da quando c’è Totti, si è messa da parte questa mentalità e altri giocatori ne hanno approfittato e ne approfittano. Per questo la Roma non vince nulla e non è una grande squadra.

G – Tanto per chiarire, visto che tu hai i ritagli ed hai allenato, se uno dei tuoi giocatori più importanti ti dicesse “dichiarando i tuoi obiettivi fai il male della nostra squadra”, “sarebbe preferibile allenarci di meno” e, alla richiesta di un movimento in allenamento, “te lo faccio domenica in partita” tu allenatore che faresti? (e ad oggi niente di quanto scritto sopra è stato smentito).
S – Io per molto meno ho mandato a fare la doccia o fatto fare giri di campo mentre gli altri si allenavano con il pallone.
La questione è molto semplice: De Rossi è un subordinato di Zeman e guadagna 6 volte il suo allenatore.
Sbagliano le società a pagare più i giocatori dell’allenatore. E’ un po’ come se in un giornale i giornalisti fossero più pagati del caporedattore o di un direttore. L’errore è a monte, è nel concedere tutto questo potere ad un individuo che, nella filiera di una squadra, rappresenta l’ultimo tassello.
Una delle poche cose che condivido con Mourinho: l’allenatore deve guadagnare più dei suoi giocatori, perché non gli concede vantaggi e libertà di sentirsi sopra ogni giudizio.

G – Mettiamo da parta il “discorso Conte” per le prossime puntate. Chiudiamo peró dicendo che la seconda stagione di Ritagli vedrà l’endorsement per Chicco Mazzarri e al suo “a Carrera faccio rispondere dopo da Frustalupi”?
S – Ci sarà tempo per parlare di Conte. Carrera, come immagine, ha decisamente surclassato il Bell’Antonio, io l’avrei tenuto. Mazzarri idolo assoluto. Sempre.


Il capocannoniere di un campionato è sempre il miglior poeta dell’anno – La guida della serie A 2012/2013 [2^ parte]

La prima parte è qui. L’omaggio è ancora dedicato a Valentina Mezzaroma.

Milan (Pistakulfi) – Nel settembre 1980 mio nonno mi regalò l’album delle figurine Panini e con esso uno degli immaginari che mi accompagneranno per tutta la vita. Non volevo tifare Roma (sei nato a Roma devi tifare per la Roma!) e non volevo tifare Juventus (abbiamo più scudetti di tutti devi tifare Juve!). Scelsi il Milan per i colori e perché avevano una pagina sola… Perché papà? “Perché stanno in serie B, figlio mio”. Avrei potuto scegliere chissà cosa, che rischio. Che ne so, il Catanzaro, la Cavese o il Monza. Vabbè, bella per me. Manco lo sapevo che stavano in B perché si vendevano le partite. Tutto questo per dire che non è vero che un tifoso milanista deve essere abituato bene. Li ho visti dal vivo in serie B, ho gioito per la promozione, pianto dopo la retrocessione a Cesena, ricordo la prima vittoria all’Olimpico contro la Roma con gol di Virdis, la prima volta in coppa Uefa col Waregem. Insomma, mi sono scocciato dei proclami di dirigenti esaltati. Ci sono dei cicli e questo è al tramonto, è stato meraviglioso ma ci vuole una cosa sempre: la dignità. E soprattutto nei momenti difficili. Lotteremo per un posto in Europa (forse quella minore), quale cazzo è il problema? Dietro è un terno al lotto, spero che per novembre si sia capito chi sarà la coppia titolare (io dico Acerbi-Mexes). De Sciglio è un bel prospetto, peccato giochi sulla fascia meno grave. In mezzo niente di nuovo, il solito centrocampo di Allegri (il mio sogno è Montella, però) con un frangiflutti e due mezzale, uno dai piedi buoni e lento, l’altro più tonico e ficcante. Davanti, tutto sommato, l’arrivo di Bojan non mi dispiace per niente, Pato… Pato… se… vabbè l’ho scritto in ogni guida ogni anno. Ah, sì: Pazzini… è una pippa ragazzi. Ma è dei nostri ormai. Forza Pazzini!

Napoli (Schachner) – Ormai da diversi anni il Napoli si presenta ai blocchi di partenza come una delle candidate all’Europa che conta e anche quest’anno sarà così. Sostanzialmente ha la stessa rosa della scorsa stagione (dentro Insigne, fuori Lavezzi, via Gargano, arriva Behrami). Ha però guadagnato un ricambio – finalmente – per Maggio e due difensori di categoria, Gamberini e il recuperato Britos, rimanendo in attesa dell’esplosione di Edu Vargas. Senza la Champions League guadagna qualcosa e la vittoria nella scorsa Coppa Italia le dà una maggiore consapevolezza. Tra le prime tre.

Palermo (Schachner) – Ah, il mio presidente preferito. 44 giocatori in uscita. In entrata, forse, da notare il solo Brienza. Nonostante un allenatore tosto come Sannino, sarà durissima in questa stagione. Per la prima volta da quando impazza in Sicilia, il presidente Zamparini non ha fatto proclami di classifica. Con la scusa di tenere bassi gli ingaggi, non ha speso una mazza e continua a mettere via bei soldi per pagarsi la barca. Come dice mio padre “Zamparini piagne sempre ma so vent’anni che sta nel pallone. Se ce sta, vor dì che magna. Sennò da mo che se n’era annato…”. Questo è il Palermo più scarso da quando c’è EmmeZeta. E’ una squadra scarsa, male assortita, approssimativa dietro senza Silvestre e Balzaretti, fumosa davanti con un Miccoli demotivato, molle in mezzo al campo senza Migliaccio, Acquah e Della Rocca. Se non va giù, è un miracolo di Sannino. Se dovesse saltare Sannino, sarebbero guai. Tra la A e la B.

Parma (GiorgioP) – Mi stupisce come Donadoni sia riuscito a prendere in mano una situazione non semplice a Parma e fare risultati. Squadra quasi all’anno zero con la nuovissima coppia d’attacco Pabon-Belfodil, che è tanti punti interrogativi ma anche tanto gioco. A supporto, un centrocampo di roccia e velocità con Valdes e Galloppa, senza dimenticare e Biabiany, che l’anno scorso, come rendimento, fu la migliore ala del campionato (ma si sa, i giovani scartati dall’Inter finiscono per essere quasi tutti fortissimi). La squadra è quadrata e forse le si chiede un campionato tranquillo come quello che poi effettivamente sarà. A me sembra sempre un po’ grigia e senza vitalità – come il suo allenatore – ma per fare bella figura in serie A basta questo.

Pescara (Schachner) – Arrivare in serie A è davvero difficile. Rimanerci un’impresa, a maggior ragione quando si perdono tutti e tre gli attaccanti e il giocatori di maggior valore tecnico (Insigne, Immobile, Sansovini, e quindi Verratti). Ancora più complicato se arriva una flotta di nuovi giocatori – 17, se la memoria non inganna – e in panchina siede un allenatore – l’indimenticato Giovanni Stroppa – che ha sulle spalle una sola stagione in Lega Pro. Io però ho grandissima fiducia in Delli Carri, e nella sua capacità di scoprire talenti, e apprezzo le scommesse azzardate. Non so se riuscirà a salvarsi ma credo che qualsiasi cosa succederà, il Pescara giocherà un ottimo calcio e senza aspettare gli avversari sulla linea di porta.

Roma (GiorgioP) – E’ tornato il boemo e sinceramente a me i discorsi sulla Juventus hanno un po’ rotto i coglioni. La squadra è affascinante, tutti giovani e di talento, poche scommesse (vederli bene, si conoscono già). Puntiamo tutto sul fatto che Zeman sappia di essere al crocevia finale della sua carriera, quello in cui farà tutto per vincere. E infatti dalle prime partite si è visto che non è un vero e proprio 433 ma un 442 o 4312, con Totti che galleggia tra le righe. Un attacco con lui, Destro e Osvaldo è già fortissimo, aggiungiamoci Lopez, che ha già mostrato numeri da talento, e Lamela, ancora in letargo ma supponiamo si sveglierà presto. Con loro, il reparto più importante per Zeman è a posto. A centrocampo Florenzi è quello che giocherà più di tutti, occhio a Tachsidis perché – forse – solo Totti ha la sua stessa visione di gioco. De Rossi e Pjanic stanno facendo un po’ fatica ma sono campioni e troveranno un modo per interpretare al meglio il loro ruolo. Dietro sono state assestate tutte le buche, c’è un noioso dubbio sul portiere ma io sono tra i sostenitori di Stekelenburg e non vedo motivi per cambiarlo. Poi Goicochea, chissà. L’oggetto misterioso è Dodò. Non quello della Melevisione, sia chiaro. In amichevole, quest’estate, gli sono bastati 5 minuti e due dribbling per fare venire giù lo stadio. Sabatini ha scommesso (parole sue) la reputazione sul valore del giocatore e io sono curioso (ed è un eufemismo). Punto d’arrivo podio, diciamo. E forse qualcosa di più.

Sampdoria (Schachner) – La rosa non mi dispiace affatto ma ho seri dubbi sulle capacità del suo allenatore. La Sampdoria affronta questa stagione con una squadra che ha capacità di lottare e combattere, differentemente da quella che l’ha portata dritta in serie B due anni fa. Maxi Lopez giocherà e segnerà con continuità, forse De Silvestri potrà far vedere nuovamente il proprio valore, Maresca porterà i suoi gol pesanti e impareremo a conoscere Obiang. Campionato di metà classifica, molto serenamente e non sarà per merito di Ferrara.

Siena (GiorgioP) – Cerco di scrivere qualcosa di sensato per una squadra che ha sempre, o quasi, azzardato qualcosa con gli allenatori. E quando arriva Cosmi, è per un campionato lacrime e sangue dove ci sarà pochissimo spazio per i tentativi. L’attacco è ridicolo, e o Calaiò fa venti gol o boh, si punterà ai 36 pareggi 0 a 0. C’è il ritorno di Rosina ma i suoi ultimi campionati in Italia non sono stati entusiasmanti e in Russia chi l’ha visto? C’è Verre in mezzo al campo e sogno che per la fine dell’anno si vedrà una coppia formata da lui e Bolzoni. E’ un sogno. Più probabile sarà Valiani e D’Agostino. Peccato. Sarà durissima salvarsi.

Torino (GiorgioP) – Arriviamo forse al nostro allenatore preferito numero due: Ventura. Quello di cui Guardiola disse “è il mio nume tutelare, da lui ho imparato tutto” (non lo sapevate? belle teste di cazzo siete). Insomma, a me Ventura piace, la squadra è costruita abbastanza bene e punterà a un 424 (ma non come intendeva l’ex allenatore Conte) con due attaccanti esterni veri a scelta fra Cerci, Stevanovic, Sansone e Meggiorini, e in mezzo Bianchi che farà il suo. In mezzo al campo fosforo e gamba con Brighi e Gazzi (oh, Gazzi: gruppo preferito My Bloody Valentine – IDOLO). Ventura è uno di quelli che sa tenere in pugno la squadra (e riportarla in A con quel presidente, sappiatelo, è un’impresa improba) e magari, con la tranquillità, arriverà anche un gioco scintillante. Io credo in una salvezza tranquilla, a fine aprile diciamo.

Udinese (GiorgioP) – Lo dico ora: per me è l’ultimo anno di Guidolin e, se non rimette la macchina in carreggiata, la vedo molto nera. Il campionato è partito con la situazione Di Natale complicata, Muriel rotto almeno fino alla 9° giornata e senza Asamoah e Isla. Handanovic giustamente è servito a fare la cassa (presto o tardi sarebbe successo). Ho tre dubbi. Primo, chi fa il regista? E la risposta è che prima o poi in quella posizione ci vedrete un Pinzi arrangiato. Secondo, Fabbrini può fare un campionato da “sicurezza” lì davanti o assisteremo a un turnover continuo tra lui, Muriel e Maicosuel? La squadra continuerà a prendere così tanti gol (è un problema la cessione di Asamoah o qualcuno nel reparto difensivo ha forse imbroccato un campionato no)? Perché la media per ora è preoccupante. Mi chiedo solo quanto incida lo stato d’animo del Guidolin attuale sulle sorti della squadra e ad occhio – vista la mancanza di personalità della rosa – credo molto. Forse troppo. Fuori dall’Europa League.


Il capocannoniere di un campionato è sempre il miglior poeta dell’anno – La guida della serie A 2012/2013 [1^ parte]

E’ la guida del campionato di serie A 2012-2013.
Ma è mezza, perchè è divisa in due parti.
Saremmo gli stessi dello scorso anno ma Pistakulfi – come dicono i giovani – “è imbaratrato” e racconterà solo il suo Milan, e Colas, con l’acqua alla gola (e non metaforicamente), passerà.
Quindi saremmo in quattro ma in fondo siamo due, e la facciamo a mezzi io e GiorgioP.
Sarebbe anche il caso di ricominciare con le figlie del calcio, e l’unica mezza che abbiamo a disposizione è Valentina Mezzaroma, vicepresidente del Siena.

Rigorosamente in ordine alfabetico. Prima la squadra, poi l’autore.

Atalanta (Schachner) – Qualche tassello aggiunto con intelligenza a una squadra coriacea, che vende sempre cara la pelle. Non spaventò il -6 della scorsa stagione, figurarsi il misero -2 di questa. Lontane le figure di Doni e Masiello, questa Atalanta si presenta tra le candidate alla serie B che effettivamente non lotteranno mai per retrocedere. Squadra di grande carattere come del resto il suo allenatore, porterà a casa la salvezza. In B, qualcun’altra.

Bologna (GiorgioP) – Tristi tristi, mesti mesti abbiamo salutato con la manina Gaston Ramirez (e noi l’avevamo detto sarebbe finito in Inghilterra, andate a leggere i “Ritagli” dell’anno scorso), uno dei giocatori più entusiasmanti del campionato scorso. Sono arrivati Gilardino e poco altro. L’avvicendamento in porta potrebbe portare sia qualche dubbio tra i due contendenti (Agliardi e Curci) sia qualche rischio, perché ci si era abituati bene con Gillet. La vera forza del Bologna è però nell’allenatore. Stefano Pioli, uno dei mister più preparati, con un’idea di gioco chiara che parte sì da una proposta ma anche limita parecchio l’avversario. Uno che incarta spesso e volentieri la partita, insomma. Occhio a Gabbiadini e Taider, perché sono i giocatori da cui ci si aspetta il salto di qualità. E potrebbero farlo fare. Per il primo soprattutto potrebbe essere un’occasione d’oro in chiave nazionale. Ça va sans dire che il Bologna dipenderà moltissimo da Diamanti, per il quale, qui, si fa un tifo sconsiderato.

Cagliari (Schachner) – Ogni anno sembra più debole, ogni anno il suo presidente diventa più antipatico e non si capisce neanche più in che stadio debba giocare (e qui ce ne sarebbe da scrivere). Credo che l’anno scorso il Cagliari sia riuscito solamente a posticipare la retrocessione, che può arrivare questa stagione se non peseranno troppo le numerose penalizzazioni per il Calcioscommesse. Se non sarà serie B, a mio parere, sarà davvero per poco.

Catania (GiorgioP) – Ha cambiato solamente allenatore e ha perso pochissimi pezzi (Llama e Carrizo, che comunque non avevano spazio). Maran, che non è un fesso, s’è messo paro paro come giocò Montella per metà dello scorso campionato: partì 532 e finì 433, un po’ come farà con la Fiorentina st’anno. Quindi 433 per gli Etnei. Ovvio, c’è da aspettarsi tantissimo dai tre d’attacco e in particolar modo dai due che fanno gioco, Gomez e Barrientos. In mezzo Almiron rimane uno dei registi più sottovalutati del campionato ma uno che dà sempre molto. Torna Andujar ed è una garanzia, forse il plus che ci si aspettava. Se cadrà qualcuna da sopra, magari arriverà anche in Europa League.

Chievo (GiorgioP) – Squadra che vince non si cambia. Raramente il Chievo fa male e quest’anno, a fronte di due perdite niente male come Acerbi e Bradley, sono arrivati Rigoni Emme dal Novara (che farà scopa con Rigoni l’altro, l’Elle, ottimo centrocampista d’ordine) a dare una mano all’asfittica zona gol, e Di Michele, che gioca col bonus gol nel contratto e i suoi dieci li fa sempre. Thereau e Dramè sono rimasti e supponiamo saranno i prossimi pezzi da mercato, perchè – in fondo – parliamo di una società che per acquistare deve vendere. Bandiera della squadra a questo punto Sorrentino, una volta incensato come uno tra i migliori portieri in Italia e a margine della nazionale, ed oggi uscito dal giro senza un vero perché. Non amo particolarmente il gioco di Di Carlo ma è competente, preparato ed ha “fallito” (per modo di dire) solo alla Sampdoria. Poi, se lo guardate bene, è Ettore Messina senza capelli e ad uno così bisogna voler bene. La salvezza ad aprile credo sia un obiettivo facilmente raggiungibile.

Fiorentina (GiorgioP) – Il discorso non può non partire da una considerazione: anno zero. Iniziando da Montella, che arriva dopo la buona stagione al Catania (ma lì hanno fatto bene anche Giampaolo, Mihajlovic, Zenga), e proseguendo con la squadra titolare, che conta 9/11 nuovi rispetto a due mesi fa. Ci vorrà tempo. La squadra è per metà composta da scommesse (da Aquilani a El Hamdoui, da Pizarro a Toni) per metà da certezze, come Borja Valero, Rodriguez, Savic, Llama, Cuadrado e Viviano (che speriamo goda per un anno di minore sfiga). La super stella è JoJo, ma nel complesso è una squadra che si presenta divertente e che ogni domenica potrebbe far registrare “botte da matto” di qualche suo giocatore. E voi lo sapete che qui alle”botte” (tranne quelle di Cassano) siamo affezionati e le aspettiamo ardentemente. Per Montella citerei Christian De Sica in Borotalco: “O sfonn’ o m’abbrucio”. Diciamo che potrebbe essere Europa League come salvezza facile. Senza mezze misure.

Genoa (GiorgioP) – Agli atti che me l’ha lasciata quel fetente di Schachner. Subito: la formazione che fino a gennaio dovrebbe vestire la maglia del Grifone è una di quelle che, al solito, ha tredici trequartisti, quattordici attaccanti e quattro difensori. Io ho visto Frey in faccia e mi pare evidente che, dopo l’anno scorso, abbia optato per l’analisi. Speravo in Immobile titolare dopo lo splendido anno a Pescara ma mi chiedo, poi, che senso abbia far tornare a casa Borriello. A me piace tantissimo Jorquera e sono curioso di vedere Bertolacci (pupillo di De Canio) e Piscitella. Che sia l’anno in cui Marco Rossi non esce più dalla panchina? Ci credo poco. Anche come terzino, ma tornerà. Ultima osservazione, De Canio è bravo ma non so quanto sarà semplice rimanere sulla panchina rossoblù fino a giugno. O Granqvist diventa Beckenbauer o anche st’anno si andrà sulla 60ina di gol presi. Salvezza tranquilla, dai.

Inter (Schachner) – Se non avessi un cavolo da fare, l’Inter sarebbe il mio passatempo. Mi appassiona la sua storia, mi coinvolge l’incapacità del suo organigramma. Mi rapisce sempre l’operato di Marco Branca, adoro le occasioni infinite che il magnate Moratti è in grado di concedere a questo ex giocatore, ormai dirigente. Ma cosa ha di speciale Branca? Qualcuno mi ha detto che Moratti, amante del Fernet, abbia creduto per anni che Branca fosse quello del Branca Menta, del Caffè Borghetti, del Punt e Mes. Caro Presidente, non è lui. Lei si deve essere confuso. Lo mandi via. Quelle bottiglie le comprava in corso Buenos Aires. Conceda una pausa, un anno sabbatico a questo ragazzo che è ormai fuori giri. Il mio vuole essere un augurio e un invito. Veniamo a noi. Branca è l’artefice quasi plenipotenziario delle squadre di Moratti e, salvo mettergli pesantemente le mani in tasca (e anche lì con qualche errore), non riesce mai a costruire rose decenti. Il bravo dirigente fa le nozze con i fichi, con i milioni sono tutti bravissimi. E quest’anno, l’anno della rifondazione, con un allenatore giovane (con diverse lacune e tanta inesperienza, ma con uno stipendio che piace tantissimo), si sarebbe dovuto puntare su tanti giovanotti, gente di volontà e poche pretese. Invece il dirigente ha portato a San Siro: Palacio, con l’ombra delle combine e 12 milioni di cartellino per un 31enne; Alvaro Pereira, rendimento da verificare e altri 10-13 milioni di cartellino a seconda dei bonus; Mudingayi, 31 anni, in prestito e anche lui a rischio squalifica e comunque un giocatore non da top team; Cassano, 30 anni, preso in cambio di Pazzini (e anche l’Inter presto farà parte del Club…); Gargano, prestito oneroso, rischia di far la fine di Zarate; Silvestre, ancora un altro prestito da due milioni di euro per un biennio, e, appena arrivato a Milano dopo stagioni entusiasmanti a Catania e Palermo, ha perso la nazionale italiana da oriundo e ha cominciato a cappellare che neanche Simone Loria; Handanovic e Guarin forse note liete ma in totale 22 milioni di cartellini e metà del promettente Faraoni. Mi sono dilungato ma ci sarebbe ancora da scrivere. Cambiano i giocatori, cambiano gli allenatori. Moratti resta, con lui Branca. Se non ci saranno altri cataclismi e società petrolifere da prosciugare, questi non vinceranno fino a quando le macchine cominceranno a volare. Europa League, sempre se qualcuno con meno soldi e meno storia non si faccia rodere il culo. Altrimenti…

Juventus (Schachner) – Scusate la banalità ma la squadra campione uscente è sempre quella da battere. E’ così, e a maggior ragione quando fa così tanta fatica a perdere. La squadra si è rafforzata in maniera sostanziale in mezzo al campo, con un miglioramento dovuto ad Asamoah e Isla (forse strapagati). Dietro è ancora corta e probabilmente la Champions League toglierà brillantezza ai tre stakanovisti Chiellini, Bonucci e Barzagli. L’acquisto di Lucio – finito sportivamente nel giugno 2011 – non ha dato nulla. Più facile possa essere d’aiuto giocare con una linea difensiva a quattro, di tanto in tanto. Davanti non è arrivato l’attaccante di valore europeo, nonostante i tentativi più spericolati di prenderne uno (…). Saranno, quindi, in tanti a dividersi le due / tre maglie da attaccante. Segneranno in tanti, nessuno ne farà tanti. Come l’anno scorso. E come l’anno scorso saranno tra i pretendenti al titolo, in una corsa in cui gli altri partenti – a mio parere – sono molto più organizzati della scorsa stagione (Voluta l’indifferenza per il caso Conte. Così, è come se allenasse).

Lazio (Schachner) – Senza domande a seguire sul mio nerdismo calcistico, dirò di aver visto allenare Petkovic, nuovo allenatore dei biancocelesti. Non è un ciarlatano, ha molto polso e sembra nato per allenare in Italia. In certi momenti mi ha ricordato il modo dell’Eriksson laziale. La rosa è sempre la stessa e non è detto sia un difetto (“…è carattere”, basso citazionismo). Ederson non si è mai visto, Ciani magari si vedrà, Zarate si è rivisto e forse ha imparato la lezione. I risultati si attendono, però, dagli stessi della scorsa stagione, magari meglio motivati. A me piace la capacità di Lotito di costruire ogni anno una squadra decente senza fare spese stupide e vendendo a caro prezzo chiunque. Per me, partono sempre con l’Europa League in tasca. Sta alle altre darsi da fare per impedirgli di arrivare dove meritano, cioè tra le prime sei.


Rocky, Rambo, Ibra – Il gioco

Qualcuno di voi ha visto “The Expandables”?
E’ il penultimo “capolavoro” (l’ultimo è il suo sequel) di Sylvester Stallone. Racconta le vicende di un gruppo di mercenari capitanati proprio da Sly. Il film è, al tempo stesso, un omaggio al cinema d’azione degli ultimi trent’anni e un esempio della peggiore cinematografia da botteghino. Il cast è però d’eccezione (il sequel ha subito qualche leggera variazione): Stallone appunto, Jason Statham, Jet Li, Dolph Lundgren, Steve Austin, Mickey Rourke, Randy Couture, Eric Roberts. Tutti gli attori vantano – o nascondono – carriere da bad boys, spesso in film di serie b, e curriculum da lottatori di varie arti marziali.
Io l’ho visto e, seguendo una legge di Sherlock Holmes che applico da quando ho cominciato a leggere Conan Doyle, mentre lo guardavo già lo rimuovevo dalla testa. Per questo motivo, e per molti altri che potrete facilmente immaginare, non ricordo quasi nulla.
Frammenti. La solita nazione inventata, il classico dittatore, la ragazza eroina e che dimostra più coraggio della masnada di palestrati, tante armi, l’emiparesi facciale di Stallone. Niente più, oltre il concetto di mercenario.
Non potendomi agganciare alla reale figura del mercenario, del contractor contemporaneo – perché non se ne potrebbe scherzare in alcun modo e non vorrei mai essere così indelicato -, rimango sul film come spunto per l’argomento di queste poche righe: il calciatore Zlatan Ibrahimovic.
Il giocatore svedese ha completamente rivoluzionato la figura del mercenario nello sport, cambiando maglia non con una frequenza particolarmente alta ma con la fortuna di vestire sempre colori di squadre di primissimo livello, e facendosi pagare profumatamente. Non ho un giudizio a proposito e vorrei – con obiettività – sottolineare che la maggior parte dei lavori si svolgono per la paga e non per la soddisfazione di svolgerli: più importante di come si guadagna, è il come si spende.
La rivoluzione di Ibrahimovic non sta nella ricerca del contratto più sostanzioso, del miglior offerente, ma nella capacità di mostrare una faccia di bronzo a ogni presentazione nella nuova squadra di turno.

Vi propongo quindi un gioco.
Paris Saint Germain, Juventus, Internazionale, Milan, Barcelona.
Vediamo quanto siete bravi ad associare queste squadre alle frasi pronunciate da Ibrahimovic durante ogni prima conferenza stampa, tenendo a mente che, prima di queste cinque, ha giocato in Svezia con il Malmo e in Olanda con l’Ajax.
Ometto volutamente qualche dato per rendere possibile il gioco, sostituendolo con delle XXX. Inoltre il nome della squadra è sempre sostituito dalla Longobarda e quello dei dirigenti da Oronzo Canà.

Non barate: con Google e Youtube so’ bboni tutti.

Paris Saint Germain, Juventus, Internazionale, Milan, Barcelona.

1 – Sono davvero molto felice di essere qui, è come se stessi vivendo un sogno. Sono davvero felice, più felice di me ora non c’è nessuno. Ringrazio chi ha reso possibile qualcosa che agli occhi di tutti sembrava impossibile.
2 – Finalmente sono qua e tra tutte le squadre con cui ho giocato questa è la maglia più bella che indosso.
3 – Sono stato davvero molto felice quando ho saputo che la Longobarda era interessata a me. Fin da quando ero bambino la Longobarda è stata la mia squadra preferita in XXX (nazione della squadra, n.d.S.). Sono molto contento che tutto sia andato così bene.
4 – Voglio ringraziare la Longobarda e Oronzo Canà perché hanno reso possibile qualcosa impossibile. E’ un grande passo avanti nella mia carriera, un’altro sogno che diventa realtà.
5 – La Longobarda è una delle migliori squadre al mondo. Non capita tutti i giorni di avere un’opportunità così, specialmente per un XXenne (età di Ibrahimovic, n.d.S.). Sono stato fortunato a essere stato chiamato e naturalmente ho detto subito sì alla Longobarda.


Tu che hai i ritagli – La fine del campionato

E’ finito il campionato di calcio 2011-2012. Ha vinto la Juventus.
Come nel caso delle amministrative a Catanzaro, ora si contano più scudetti di quanti siano stati assegnati.
Noi – e i ritagli – torneremo la prossima stagione, e vi salutiamo con un hommage ad Alessandro Del Piero.
Per le figlie del calcio, signore e signori: Sonia Del Piero.

Giorgiop – Campionato brutto. Ha vinto la meno peggio e hanno perso le altre.
Schachner – Campionato specchio delle pietose condizioni del calcio italiano. Siamo appesi alle prestazioni di giocatori invecchiati e che non valgono più come un tempo e che – solo noi nel mondo calcistico in questa quantità – trasciniamo per anni paralizzando un intero sistema. Tendiamo ancora troppo a preferire i rischi minori, correndo poi quello più importante: non vincere più. La rosa dei pre-convocati per il prossimo campionato europeo ne è la rappresentazione: la serie B veste azzurro, tanti giocatori provengono da squadre minori e nessun attaccante all’italiana è riuscito a meritare la chiamata.

G – Liquidiamo così questo campionato e parliamo di occasioni perse. Ci vantiamo del peso specifico della cultura calcistica italiana (tecnici e calciatori) ma in Europa non la “strusciamo” più. Mancini ha vinto ed è stato acclamato come ambasciatore del calcio nostrano, ma con un undici titolare costato 167 milioni e Balotelli unico italiano, che nella partita dell’anno ha giocato 20 minuti per evitare le conseguenze dei suoi pericolosi comportamenti. Spero poi Prandelli potrà meglio spiegare il suo codice etico, vista la convocazione di Balotelli, espulso 19 volte in due anni. Torniamo alle occasioni perse. In Italia giocano quasi tutti allo stesso modo, con poche varianti, arriva Luis Enrique con una possibile rivoluzione e lo trattiamo da scemo. Dai tempi di Eriksson nessuno straniero ha vinto imponendo il suo gioco e lo stesso Mourinho si è italianizzato per vincere. Facciamo molto schifo, vero?
S – Siamo molto dietro in Europa. Il problema maggiore della nostra cultura calcistica è ancora il tifo. Sportivamente parlando, la nostra cultura non ha mai avuto una rivoluzione. Fino a quando continueremo ad acclamare i Capello e a richiederli come salvatori del Titanic, non faremo altro che imbarcare acqua. Luis Enrique è andato via perché non siamo in grado di costruire nulla, siamo dei pessimi sportivi, dei pessimi perdenti e quindi dei pessimi vincitori. Mi hai recentemente prestato un libro in cui si ripercorre la storia del Barcellona, per dimostrare come i successi di questi anni siano un percorso lungo, lunghissimo. Quel progetto continua a far lottare una squadra – e sia ben chiaro: il Barcellona non è un top team – per grandissimi traguardi solo grazie alla fiducia data a rivoluzionari del calcio che non hanno mai raccolto quanto avrebbero meritato. Noi siamo così stupidi che tra l’uovo oggi e la gallina domani, scegliamo sempre l’uovo.

G – Aggiungiamo anche la mancanza di onestà di stampa. Questa stagione quante volte hai letto “Luis Enrique sta giocando con tre difensori di ruolo in rosa, di cui due inadeguati al suo sistema” o “De Rossi appena firmato il contratto ha smesso di giocare” o  ancora “le partite migliori della Roma sono state quelle Pjanic sulla ¾ e Totti fuori”? Quante?
S – Apriamo quindi il capitolo Luis Enrique. La Roma ha chiuso malissimo. L’Europa, anche quella più importante, era lì a portata di mano e se l’è lasciata scappare. Imputando tutte le colpe possibili all’allenatore, io – e qui pecco un po’ di presunzione ma permettetemelo – che ho giocato, so benissimo che un calciatore arrivato in quelle posizioni a quel punto della stagione, anche se il metodo non ti convince, se non ti trovi bene e  se non ti piace il mister, tira fuori il carattere gioca le 3-4 partite finali con il coltello tra i denti, “all’arma bianca” come diceva un mio allenatore, ex portiere della Roma di Herrera. Porti a casa i punti che servono e poi risolvi i problemi a bocce ferme. L’Inter e la Lazio ci sono riuscite. Invece i giocatori della Roma hanno tirato i remi in barca molto tempo prima, per motivi che noi non sappiamo. Siccome non li sappiamo noi, non li conosce nessuno. Questo significa che le cazzate costantemente create ad hoc dai media romani sono sempre bufale, e non dell’agro pontino, e la speranza di tornare a “mangiare” li ancora spinge a trattare un argomento sportivo come una faccenda politica. E la politica, in quel senso, fa schifo.

G – Possiamo dire chiaramente che Luis Enrique é un personaggio poco italiano e anche nei saluti finali si é dimostrato molto attaccato a un progetto, ad una cultura più costruttiva che distruttiva, evitando di parlare di ciò che non ha funzionato in questa stagione?
S – Luis Henrique ha detto una lezione di stile al calcio italiano. Ha parlato bene anche di chi, appena lui ha fatto le valigie, ha cominciato a sparlarne. Ha fatto complimenti a tutti, anche a chi non ne meritava. Ripeto: si può essere tifosi, e quindi delusi per il risultato, ma i giocatori della Roma  hanno commesso un errore già dal ritiro a non dare il culo per un progetto che li avrebbe portati in alto. Ora ricominceranno, probabilmente con Montella, forse sopravvalutato.

G – L’errore di valutazione su Montella sta nel non vedere quanti punti hanno fatto col Catania Giampaolo, Mihajlovic e Zenga. E dove si sarebbe arrivati l’anno scorso con i punti di questa stagione. Parlare di Catania come di un “piccolo Barcellona” può vuol dire o non capire un cazzo di calci, o non avere idea del gioco del Barcellona. Noi, per la Roma, prenderemmo Pioli o Gasperini?
S – In italia abbiamo la brutta abitudine di valutare in senso assoluto ciò che si presenta relativo. Per un momento il Catania è stato tra le grandi, ma alla fine della stagione? Le squadre di calcio si valutano nell’insieme. Montella ha fatto le stesse cose di Zenga, Simeone, Giampaolo e Mihajlovic. Molti dei meriti del Catania sono nella rosa costruita con grande mestiere da Lo Monaco, e la prova risieda nella serie consecutiva di stagioni nella massima serie, cambiando spesso tecnico e calciatori. Il Catania dell’Aeroplanino ha preso una montagna di goal (che è passata quasi inosservata, nascosta sotto il tappeto da giornalisti poco lucidi), non ha sempre giocato “a far male” e, anzi, i punti più pesanti sono arrivati barricandosi dietro e andando in contropiede che neanche il Bari Eugenio Fascetti… Io, fossi tifoso della Roma, non vorrei come allenatore nessuno dei quattro ex del Catania. Poi è una semplice equazione, e quindi neanche Montella. Se la Roma vuole continuare in una certa maniera, forse il solo Gasperini è in grado di proporre quel tipo di calcio. Pioli ne ha meno voglia ma ha la grande capacità di andare incontro ai propri calciatori, valorizzandoli tutti.

G – Senza passare per l’imbarazzo societario (perché é evidente che qualche problema ci sia), é per te plausibile dire che la Roma stia firmando con l’unico allenatore che le abbia risposto “sì, vengo”?
S – E’ possibile. A Roma non si ha ben chiara una cosa: con certi giocatori in rosa, e con il loro peso specifico, un allenatore che voglia praticare un gioco molto preciso, con dettami rigidi, avrà problemi seri. La Roma oggi non può liberarsi di Totti e De Rossi per colpa di tifosi che preferiscono citare Whitman allo stadio o scomodare finti supereroi marveliani. La colpa è di chi fa il tifo. Ne fa le spese tutta la società.

G – Noi non parliamo mai di altri ma voglio spezzare una lancia per Luca Valdiserri del Corriere della Sera, che ha difeso Luis Enrique per l’intera stagione, unico giornalisti a cui il mister spagnolo abbia chiesto di fare una domanda nella conferenza d’addio. Uno giornalisti con cultura fa bene. Fossero di più, farebbe meglio. Luca, a una radio due giorni fa, come noi ha detto “sono stufo del calcio italiano”. Parlavamo del Barcellona, di galline e di uova. Dici “qui preferiamo le uova”. Siamo con tre posti in Champions League e l’outlook é più che negativo. Cosa faresti, in una sola mossa, per cambiare le cose?
S – In una sola mossa estenderei le regole dei dilettanti sui limiti d’età anche ai professionisti. Costringerei a portare in lista 5-6 giocatori under 23. Sempre.

G – Vediamo il lato positivo: l’Under 21 per assurdo é tornata quasi a fasti antichi, con Prandelli che pesca in quella fascia per gli Europei. I giovani ci sono, basta farli giocare.
S – Il lato positivo è che il mister se ne accorga perché ci sono sempre stati. Quello negativo è la gente che impreca “doveva portare Quagliarella o Matri” e aggiunge “Cigarini? Ma è matto!”. Meglio perdere con degli under 21, che farlo con del trentenni. I giovani ci sono, bisogna provarli per capire se sono buoni e non bisogna aver paura di fare figuracce. Tanto poi si fanno anche con Cannavaro.

G – Verissimo. In chiusura, speriamo in un futuro migliore per il nostro calcio o restiamo il proscenio del prossimo Mourinho?
S – Io ho sperato fino all’addio di Luis Enrique. Credo che, per cultura, siamo destinati al peggio. Siamo così dalle corse delle bighe, non credo si possa cambiare nel breve termine.


Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Questa volte non è una figlia di qualcuno ma semplicente una bella figliola.
Eva Carneiro, medico sociale del Chelsea FC.

GiorgioP – Gianluca, ascolta: io non ci credo. Non credo che una squadra come la Roma, che apprende un sistema di gioco, e cresce per metà campionato, dopo Natale, con la partita di Bergamo e l’esclusione di De Rossi, si blocca. Si passa da partite da 7 in pagella ad altre da 0. Tu hai i ritagli, hai giocato e allenato. Cosa é successo in linea di massima nello spogliatoio?
Schachner – Effettivamente ho paura che nello spogliatoio della Roma succedano cose di cui non siamo a conoscenza, e aggiungo anche giustamente. La Roma, come organico, come tasso tecnico medio, come mix di calciatori, è assolutamente alla pari di Juventus e Milan. Non avrebbe potuto competere con loro per la vittoria finale ma sarebbe potuta essere una terza rivale.
Ha investito puntando al futuro, rinunciando a tentare vittorie nell’immediato, per provare poi a vincere con un gioco, con un dominio territoriale.
Luis Enrique è riuscito nell’intento in metà delle partite, nelle altre spesso figuracce.
A Roma, quella giallorossa, da tanti anni si fa fatica a cambiare le cose, sia dentro il campo sia sugli spalti. E’ difficile a scuotere la mentalità provinciale di una delle città più importanti del mondo, a schiaffeggiare le mani di giocatori diventati, nel tempo, proprietari una società che non ha bisogno di un presidente.
Questo è il problema di Roma e della Roma.
Nel caso di specie – la scoppola a Torino – a Roma di sente dire, da alcuni tifosi, che Luis Enrique vuole fare il fenomeno e vincere con scelte impopolari, anche se nessun tifosi romanista ha la fortuna di allenare la Roma o ha possibilità di seguirla quotidianamente come il tecnico.
Io mi fido delle scelte di un allenatore, in genere, perchè pensate sempre per vincere e non per rivalsa personale. Si può dire che sia sbagliato lasciar fuori Totti o schierare De Rossi difensore centrale, e si puo’ anche avere ragione.
Ma a Roma, quelle stesse persone dicono poi che Roberto Renga non ha combinato nulla e che in televisione fanno vedere solo quello che vogliono.
A Roma succedono tante cose, i tifosi parlano tantissimo ma sono gli unici a non sapere mai cosa succede.

G – Tifosi. Io volevo arrivarci dopo ma già che ci siamo… Le facce che hanno fermato il calcio ieri a Genova sono le stesse che avevano fatto la stessa cosa 14 giorni prima a Novara, sempre col Genoa? Le telecamere della Digos funzionano quando gli pare o si cercava il morto?
S – Effettivamente la Digos fa un po’ come cazzo le pare e le facce sembrano sempre le stesse.
E’ vero che non è successo nulla di grave ma il rischio – con le teste calde che portano bandiere di ogni tipo – è sempre dietro l’angolo.
Poi il Marassi è sempre stato un palcoscenico bollente e, a maggior ragione, avrei fatto più attenzione.
Io – con le dovute distanze -, da genoano, dico che quel gesto di forzare il togliersi le magliette, senza invasioni e senza interruzioni, è anche condivisibile. in quel modo pericoloso, superficiale, irrispettoso degli altri tifosi è un rischio perché puè portare a conseguenze più gravi.

G – Torniamo al calcio: se Allegri punta tutto sul rientro da titolare di un giocatore rimasto fuori 5 mesi per problemi cardiaci direi che siamo alla frutta. Colpa anche della dirigenza che non vede una squadra – attacco escluso – che da oltre due mesi gioca con le riserve dell’11 titolare?
S – Il Milan – economicamente parlando – ha tirato i remi in barca da tempo.
Tutte le operazioni più sontuose – Ibrahimovic, Robinho, Cassano – arrivano ai saldi, al massimo orchestrate da qualche lestofante.
Tanti calciatori arrivano a parametro zero e quindi scegliendo in un bacino molto ridotto.
Ci sta che se la sfortuna ti rema contro, rischi di giocare momenti cruciali di campionato Champions League con Mesbah e Bonera, con tutto il rispetto possibile.
E la colpa non è di Allegri, non di Galliani, ma di chi mette il denaro, di chi paga gli stipendi e determina di budget.
Ora quel ‘chi’ ha altre priorità, purtroppo per i milanisti.
Ora fa triennali solo all’Olgettina.

G – E ieri era piuttosto chiaro che Ibrahimovic sarebbe stato più felice in una battuta di caccia che al Meazza…
Cambiando argomento: Sannino 42 punti a 5 giornate dalla fine, eguagliato il record di punti in serie A del Siena (del 2005) alla faccia di chi non capisce un cazzo di calcio.
S – Sannino, un grande.
Noi in questo spazio lo diciamo dall’inizio del campionato, anche nel momento più cupo, quando il Siena non vinceva più ed era quart’ultimo. Lui – e il Siena di Bolzoni, Destro, Rossettini – e Pioli – con Ramirez, Diamanti, Mudingayi, Taider – sono stati i nostri pupilli e abbiamo avuto ragione sul lungo.
Siamo dei talent scout migliori di Marco Branca…

G – Ti propongo un discorso interessante. Si parla di un campionato livellato verso il basso (basti pensare che un anno fa la terza in classifica a questo punto aveva 10 punti in più della terza attuale). Posso dire hanno deluso le grandi (esclusa la Juventus) e relativi allenatori e che si è innalzata la qualità del gioco (e degli allenatori) di almeno dieci squadre considerate un ‘contorno’?
S – Se dici questo, non fai un’affermazione peregrina.
La forchetta tra forti e deboli si è molto ridotta, sia per meriti delle piccole sia per demeriti delle grandi.
La Juventus, ora in testa, rischia di vincere il campionato con un gioco non entusiasmante, senza un goleador, e giocando a schiaffoni forti tutte le partite, neanche fosse il Sunderland.
Il Milan, a ragione la favorita ad agosto, si è persa strada facendo per infortuni e limiti strutturali dati dal fatto che fa campagne acquisti a zero euro.
L’altro estremo, quello delle squadre che lottano per non retrocedere, s’è avvicinato alle posizioni buone per l’Europa perchè gli allenatori sono tutti bravi e lavorano molto, e i giocatori che schierano sono tutti buoni.
Queste squadre ‘contorno’, anni fa, perdevano determinate perdite con scioltezza, quasi come fossero vittime sacrificali.
Ora giocano con grinta sempre, anche se non hanno bisogno di punti – aiutate anche dagli spettri del calcioscommesse – e non regala più punti neanche il Cesena retrocesso.
E questo fa bene allo sport

G – Ed essere a 5 giornate dalla fine e non avere visto una marea di esibizioni imbarazzanti, come quelle degli anni passati, credo sia un indice positivo.
Posso parlare male di Prandelli? A me piaceva, poi arrivato in Nazionale ha iniziato con la ruffianata del “facciamo giocare quelli della squadra di casa quando giochiamo in Italia”, e ora chiude il codice etico per Balotelli.
Io sono un complottista: Balotelli e Prandelli per quale squadra giocheranno il prossimo anno?
S – Se dovessi pensare al complotto, non saprei quale scenario immaginare. In ordine direi Inter, Milan, Roma.
Da sempre le regole sono state messe in congelatore per aiutare grandi giocatori – cosa che aborro – ma non reputo Balotelli un grande giocatore. Per me, meglio fare un Europeo con Borini che portarsi dietro una testa di cazzo.

G – Per la cronaca,sembra siano a tanto così dall’Inter.
Facciamo gossip. Panucci se n’é già andato dal Palermo. Avevi pronosticato due mesi, ne é passato forse uno. Quale il senso di gestire società calcistiche come fanno Zamparini, Preziosi e Cellino?
S – Ti rispondo con un’equazione tipica di Ritagli: Cellino = Zamparini = Preziosi = Billy Corgan
Questi hanno una malattia, sono egomaniaci. I soldi e la fama danno alla testa, e portano a credere che si possa far tutto a tutti.
Ma, come dice il poeta, prima o poi c’è sempre una scarpa per il tuo culo.

G – Azzarda un pronostico sulle due semifinali di Champions. Sei davanti al pc e punti venti euro su…?
S – Barcelona e Real Madrid in finale, quindi giocherei due 1.
Poi il mio cuore spera nel Chelsea ma credo sia proprio un’utopia. E’ altamente probabile che il Barcelona rifili ai Blues la solita scotola, anche perché la partita di Londra va letta nel modo corretto: rigiocata 100 volte, finirebbe sempre 2-0 per gli spagnoli.

G – Il lusso blaugrana vuole che Guardiola, dopo la partita allo Stamford Bridge (che qualsiasi altro club al mondo avrebbe ricordato come una prestazione eccellente), sia sbottato in un “sì, ma buttatela dentro”. Ultimamente molti hanno voltato le spalle al Barcelona, e non si rendono conto che è stato, è e sarà il dominio più grande della storia del calcio moderno. Come loro nessuno mai.
S – Il Barca sta annoiando molti amanti del calcio ma vinceranno ancora per molto.
Un esempio. Il Real Madrid per vincere sto scudetto ha dato via il culo, spendendo un casino di denaro, mentre il Barcelona faceva esordire Cuenca, Correia, Alcantara, Muniesa, Montoya, Rafinha, Sergi, Tello, Bartra…
Con quest’orda di ragazzini sbarbati arriveranno secondi in campionato, faranno la finale di Coppa del re, e rischiano di fare l’ennesima finale di Champions League.
Gli spettatori annoiati – forse si divertono a guardare le squadre di Mourinho o Capello? – non hanno capito che questi vinceranno fino alla fine del decennio. Anima in pace, è un consiglio.

G – Per me, la finale più bella sarebbe stata Barcelona-Arsenal, ma è noto che i romantici del calcio non vincono e capiscono una mazza. Chiudiamo con una portata su un piatto d’argento: Ferrara ha convocato Immobile.
S – Carissimi lettori, Ciro Ferrara è una brutta persona. Lo stile juventino inaugurato da Moggi e Giraudo, e ben seguito dalla famiglia Lippi, è tornato di moda con la famiglia Ferrara.
Ora la spieghiamo tecnicamente e con precisione.
Nei primi giorni del 2012, Ferrara – allenatore della nazionale italiana unger 21 – lamentava la mancanza di coraggio dei tecnici italiani, rei di non concedere occasioni ai giocatori più giovani. Andrea Scianchi, giornalista, sempre nella prima metà di gennaio, in un articolo sulla Gazzetta dello Sport rispondeva al tecnico napoletano: “Giusto, ma se quando un allenatore da spazio ad un giovane – Immobile – e quel giovane convince ma non viene mai convocato in Under 21, che senso ha muovere una critica del genere?”. Ferrara andò su tutte le furie quando gli fu rigirata la domanda durante prima conferenza stampa utile, e rispose che lui conosceva bene Immobile meglio di chiunque altro e che Immobile avrebbe dovuto continuare a impegnarsi. Punto.
Ciro Immobile è il capocannoniere della serie B, ha una media gol simile a quella di Zlatan iIbrahimovic, comportamento sempre corretto, mai esuberanze in campo. Più di questo, cosa ci si aspetta da un ragazzino?
Ve lo diciamo noi: ci si aspetterebbe non lasciare, in qualità di procuratore, il fratello di Ciro Ferrara.
Ciro Ferrara, troppo buono.


Solo i calciatori vanno in paradiso

Avrei voluto scrivere qualcosa legata alla morte di Morosini.
Ho cominciato due volte, in bello stile, come avrebbe detto la mia maestra delle elementari.
Poi mi sono reso conto che la forma non sarebbe stata interessante.
Ho cambiato registro, provando qualcosa di più sentito e immediato, quasi crudo.
Qualcuno sarebbe stato d’accordo, qualcuno meno. Solo parole.
Poi ho pensato che non avrebbe avuto senso parlarne, perché ognuno può prenderla come vuole.

Cercate sul vostro motore di ricerca “Piermario Morosini“. Calciatore.
Poi cercate anche “Wouter Weylandt“. Ciclista.
Se avete voglia, cercate “26enne morto” o “26enne muore“. Una persona qualsiasi.

Se sei un calciatore minore e sconosciuto ai più, il tuo nome acquista un volto solo nella tragedia.
Se sei uno sportivo di uno sport minore, non acquisti un volto.
Se sei una persona qualsiasi, non hai un volto, non hai un nome, né qui né là.

Le morti, le vite sono tutte uguali.
Viviamo in un paese fatto da persone prive della capacità di ragionare.
Questo non deve essere il paese che meritiamo.

Per evitare discussioni, non è il caso di commentare il post con dati statistici.
Li esaurisco io.
- Morire nello sport è possibile e non così raro.
- A parità di età, è più facile morire facendo sport agonistico che stando seduti a guardare la TV
- Gli sportivi, anche se sono controllati più dei non-sportivi, non hanno un’immunità nei confronti di problemi cardiaci non visibili, ‘silenti’ come vengono detti (cioè non rilevabili dai macchinari o dai medici), quindi il rischio di morire aumenta e non diminuisce.


La cosa più amata dagli spagnoli

Le partite di calcio viste in gruppo, a casa, sono uno scenario epico, pittoresco al punto che anche il cinema lo ha voluto utilizzare come sfondo per raccontare una storia.
Bastano quattro ragazzi, giovani uomini che un po’ si conoscono un po’ no, una partita di pallone, per poter parlare di tutto, tornando poi sempre lì: al calcio.

Il padrone di casa – Giorgio – seduto su una poltrona da amministratore delegato. La pasta dei suoi interventi è però di ben altro livello. Presto definito “troppo gossipparo”, quando chiede pareri sulla nuova pettinatura di uno dei 22 in campo.
Paolo è forse l’unico davvero interessato alla partita, unico tifoso di una delle squadre che si sfidano. L’abbigliamento lascia un dubbio: i colori della squadra del cuore o un hommage al Cobain di ‘Sliver’.
Gianluca divide con lui il divano, dei fiori di zucca fritti ma non le speranze della serata.
Luca arriva per ultimo, e chiude la porta. Ha ‘spizzicato’ a casa, si accomoda su una poltrona, giocherella alternativamente con la finestra e con la fede.

Si sfidano il Barcelona e il Milan. All’andata 0-0, i rossoneri hanno buone chance di passare il turno, ma l’avversario è forse la squadra più forte che abbia mai giocato a calcio da quando Dio prese a calci in culo Adamo ed Eva.

Primo tempo.
Il Barcelona comincia bene ma il Milan in contropiede sa essere pericoloso. Speranze e possibilismo. Un errore della difesa dei Berlusconi, rigore. Tira il più forte del mondo, 1-0.
Delusione di Paolo, più per la superficialità dell’errore che per lo svantaggio. Batte forte i pugni sul bracciolo del divano che sembra cedere al colpo. La speranza non crolla.
Il Milan pareggia immediatamente, Paolo scatta in piedi e gli muore in gola un grido che avrebbe fatto sfigurare Tarzan. Il padrone di casa lo invita a lasciarsi andare, Luca guarda, Gianluca non si scompone. 1-1.
Paolo aspetta un’immediata riscossa dei suoi, ma non arriva nulla.
Arriva invece un altro rigore per gli spagnoli, forse un po’ fiscale. Tira il più forte del mondo 2-1. Paolo vorrebbe giustizia per il torto arbitrale, Gianluca fa da mediatore tra l’integralismo di Paolo e quello del direttore di gara. Giorgio, in cuor suo e con lo stesso silenzio dell’amico milanista, esulta. Luca guarda.
Fine del primo tempo

Secondo tempo
La partita riprende. Giorgio si dondola sulla sedia mentre snocciola statistiche sulle sostituzioni. Gianluca va al bagno troppe volte, Paolo azzarda ipotesi sull’età di Barbara Berlusconi. Luca guarda, con aria simpatica.
Arriva il 3-1, in maniera fortuita. Ma sempre 3-1. Paolo ci crede perché in questo sport bisogna avere fede. Gianluca non ci crede più e non c’hai mai creduto. Giorgio, stavolta senza strozzare il grido, esulta. Luca guarda, sghignazza ma guarda.
Fine della partita

Forse il momento più bello è proprio alla fine della partita, il momento in cui tutti diventano tecnici e vogliono dire la propria in risposta a tutti quelli che saranno intervistati, nella speranza di essere ascoltati in qualche modo.
E si alternano vincitori e vinti, di tutte le lingue, di tutte le nazionalità, di tutti i colori.
E ad ogni intervista c’è qualcosa da aggiungere, come se il divano, la poltrona e la sedia fossero stati più faticosi di 6000 metri quadrati di campo fatti a cento all’ora.
Ognuno dice la sua, ma Luca zitto. Guarda e sta zitto.

E arriva lui, il giocatore di colore, il più esperto, quello che ha vinto la Coppa più bella del mondo con tre squadre differenti, ricco, con una bella famiglia, quello che chiama il cartellino giallo ‘cartolina gialla’, come a volere mettere poesia anche nell’ammonizione.
E’ l’ultimo degli intervistati, decano delle scarpe a sei tacchetti. Pontifica, tutti ascoltano, a casa e nello studio televisivo. Paolo lo segue con ammirazione per i traguardi raggiunti insieme in passato, Giorgio lo stima profondamente, Gianluca gli fa dei complimenti come se potesse davvero riceverli. Luca lo guarda, ascolta e lo guarda.
Il campione di colore questa volta si giustifica, cerca spiegazioni lontane dalla realtà, oggettivizza la soggettività: la sconfitta può essere letta come una vittoria al contrario, c’è del buono anche nella partita persa, molta sfortuna, l’arbitraggio penalizzante, ci sono alibi, cucchiani di zucchero per mandare giù più facilmente l’eliminazione.
Il giocatore di colore continua a parlare, è un fiume, perché il suo curriculum gli dà la facoltà per farlo. Luca lo guarda e ascolta. Il giocatore cerca un modo di far leggere la partita in una maniera diversa da quella reale. Modera gli assolutismi, apre porte, paventa possibilità. E’ tutto condito dal “poco”, da “un po’”, da un “pochino”, come a cercare un aggancio, un contatto con quella Coppa ormai svanita e irrecuperabile, un tentativo di mostrare sotto la lente di ingrandimento di un campione – oggi lillipuziano – le briciole lasciate dal gigante spagnolo.
E’ troppo. Luca decide di parlare.
Guarda il padrone di casa alla sua sinistra, guarda il triste Paolo sul divano nel posto più distante, poi guarda Gianluca, seduto accanto a lui.
E appena il giocatore di colore chiude la sua arringa del po’, Luca parla:
- Sì, però v’hanno pure un po’ rotto er culo…

A turno vanno tutti via, lasciando il padrone di casa a svuotare i posacenere.
Tutti ignari di ciò che succederà poi, su un giornale sportivo.

Ora, sappiamo tutti cosa si intende per ‘spagnola’ se parliamo di sesso.
In Italia si utilizza l’espressione ma c’è sempre un dubbio su come venga chiamata questa pratica in Spagna.
La più importante testata sportiva italiana, la Gazzetta dello Sport, non ha fugato il dubbio ma ci ha ricordato che anche nella penisola Iberica, come nella nostra penisola, c’è grande passione per il calcio – come quella che hanno Giorgio, Gianluca, Paolo e Luca – e per i seni importanti.


Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Sono finalmente finiti i recuperi delle partite di Serie A rinviate per il maltempo.
Forse, è finalmente finita la carriera da allenatore di serie A di Marcello Lippi.
Lettrici (ce ne sono?), lettori, per le figlie del calcio: Stefania Lippi.

GiorgioP – Tanta roba, troppa, e quella figa me la tengo in fondo. Partiamo dai dolori: la Roma di Luis Enrique é cresciuta ma fino a un certo punto. L’attenuante é che tutta la difesa – tolto forse Rosi – non é in grado di fare quel gioco. Basta come scusante o é ormai un’utopia il gioco di Luis Enrique?
Schachner – L’errore della Roma è solo dietro. A paragoni: attaccano meno di una squadra zemaniana, prendono meno contropiedi perché controllano la partita, evitando di giocarla a folate in verticale. Questo stile offensivo fatto di possesso, ricorda quello del Barcellona, alla lontanissima. Lì hanno Pique e Pujol, e quando uno dei due sbaglia partita, ne prendono almeno tre. Per intenderci: la Roma con Thiago Silva e Chiellini forse vincerebbe lo scudetto. Il detto ‘Roma non fu costruita in un giorno’ non é mai stato più attuale. Serve più tempo, più tranquillità, più idee di mercato. Per come sono fatto io, preferisco perdere metà delle partite ma veder giocare al calcio piuttosto di alzare la coppa della Champions League e giocare alla Mourinho.

G – Un allenatore che dice “per quello che ho passato, mi sono meritato di rimanere fino a giugno” vuol dire che a) a giugno saluta b) l’ambiente fa schifo al cazzo. Giusto?
S – Altamente probabile. Credo che per il repulisti necessario Totti, Perrotta, Juan, Cassetti, insomma tutti i 30enni che hanno le chiavi di Trigoria, debbano andar via. Le potature rinforzano gli alberi, anche se guardarli privo di rami fa scendere qualche lacrimuccia. Luis Enrique non é stupido e, dopo Cagliari-Roma, credo si sia reso conto che un conto é insegnare il calcio un’altro é allenare la Roma. Spero vada ad allenare una rosa giovane e disponibile.

G – E quindi la Roma ricomincerà ancora. Lo dico ancora una volta: 3 scudetti in 90 anni, vorrà pur dire qualcosa. Ambiente che ha fagocitato e sputato via negli anni Eriksson, Zeman, Capello, Spalletti. Radio e giornali isterici. La Lazio per assurdo gioca con una minore pressione mediatica: o ha un presidente che se ne fotte o non ha giocatori tifosi. E in più, Lazio a 6 punti dalla prima: voglio vedere chi l’avrebbe mai predetto.
S – Emblema dell’ambiente romano é il derby sospeso per la presunta morte di un bambino. La franchigia romanista a Ferrara avrebbe vinto il doppio degli scudetti.

G – Intanto Pulvirenti si é reso conto che esiste la vigna dei coglioni – l’Inter – e gli offre Gomez. Dopo la partita di domenica, se chiede 15 milioni di euro, gli fa quasi un favore (agli occhi di Moratti…). Con un portiere decente, dove sarebbe arrivato questo Catania?
S – Pulvirenti già ha dato grosse sole alla Fiorentina con Vargas – troppi quei soldi – e alla Juventus – Martinez mai stato un giocatore da grande squadra. In fondo le big che non hanno progetti seri rischiano ogni anno di prendere scarsoni a prezzi assurdi. Moratti si presta sempre volentieri a queste piegate di schiena, e ultimamente anche Marotta ha lasciato in giro denaro sonante per giocatori di dubbia qualità. Il Catania propone anche quest’anno calciatori che non faranno cose ugualmente buone in grandi team, ma porteranno nelle casse etnee altri milioni. Tengo molto a dire che senza Lo Monaco, questo Catania non esisterebbe. Via lui, in due anni sono in B. Lui é l’unico, insieme a Walter Sabatini, in grado di comprare in Sudamerica senza farsi fregare dalle mille società che detengono un singolo cartellino. Forse il Catania di quest’anno ha fatto il massimo, e forse per Montella sarebbe un grande rischio rimanere lì la prossima stagione. Vedremo se applicherà la tattica Mourinho e abbandonerà per non rischiare un fiasco.

G – Due settimane fa, un giornalista ha chiesto a Montella se avrebbe accettato la panchina della Lazio, e l’Aeroplanino gli ha risposto “oggi come oggi verrei anche a casa tua…”.
Visto che non ne parla nessuno, o se ne parla solo per demeriti juventini, io farei un applauso a Di Carlo. Prestazione spettacolare a Torino, da tenere d’occhio Thereau, Bradley, Rigoni, Dramé e l’eterno Sorrentino.
S – Montella si è comportato bene anche a Roma la scorsa stagione, e forse avrebbe anche meritato una chance con questa nuova rosa, vista la scelta poi caduta su un tecnico emergente ed inesperto come lui. Forse la paura di tenere qualcuno troppo legato ai senatori ha fatto dubitare la nuova dirigenza, perchè non ci sono altri motivi plausibili.
Di Carlo grande stagione, come sempre.
Ha bucato solo a Genova con la Sampdoria, da quando allena. Sono però certo che con lui in panchina non sarebbero andati in B, anche senza Pazzini e Cassano, e che la prima cazzata di Garrone in quella stagione è stata mandare via lui.
Il Chievo propone sempre soluzioni interessanti, e qualcuna di queste poi si conferma anche a livelli maggiori. Squadra sempre positiva.

G – Mi spieghi come possa essere espulso per proteste un allenatore in una partita in cui non gli danno un rigore lapalissiano contro e gli concedono un gol in fuorigioco chilometrico a favore?
S – Di solito gli arbitri, quando capiscono di aver commesso un errore, possono fare in due modi: ammetterlo con se stessi o continuare con la presunzione di infallibilità. Collina era il più bravo di tutti perchè riusciva a dire spesso “ho sbagliato” e quando succedeva, ricominciava ad arbitrare come se nulla fosse. Ora come ora, in Italia, è frequente che finisca negli spogliatoi chi ha ragione, perchè chi ha torto ha il coltello dalla parte del manico. Mazzarri è comunque il solito ridicolo.

G – Appunto Mazzarri, sostanzialmente a un crocevia. Corsa per il terzo posto e quarti di finale di Champions League. Premesso il vantaggio del Napoli, io vedo le dimissioni di Villas Boas come una pessima notizia per i partenopei.
S – Di Matteo ha sicuramente più esperienza di AVB. Aggiunge qualcosa al Chelsea, che non ha molto da perdere, ancor di più dopo questo avvicendamento. Giocheranno meglio e Di Matteo può gestirli da calciatore, cosa che viene molto apprezzata negli spogliatoi.

G – Anche perché in recuperi del generi saltano le tattiche e saltano i calcoli e conta la voglia e il coraggio, come l’Arsenal contro il Milan e il quasi-capolavoro di Wenger. Se il Napoli va lì e aspetta, secondo me rischia. In un’annata in cui il calcio italiano non esprime il meglio di sé, non é strano che probabilmente due squadre italiane siano ai quarti di finale di Champions?
S – La colpa è dei sorteggi dei gironi e della fortuna. Il Napoli ha giocato bene ma è stato fortunatissimo nell’incontrare grandi squadre nel momento migliore. Tanto poi arriva il Barcellona, e si smette di giocare.

G – Pronostica, dai. Un’eventuale finale Barcellona – Real. Chi ha un vantaggio (non dico vince, eh)?
S – Partita secca, sempre Barca.

G – Quindi non sei uno di quelli che crede a Mourinho che rivince tutto, saluta e se ne va.
S – Se non si sbriga, non vince neanche la Liga…
Vincerà il campionato ma più di così non potrà fare l’anno prossimo. Il Barcellona ha buttato una stagione per provare 6-7 ragazzini e ha preparato la rosa per il 2012-2013 senza spendere un euro, e il Real dovrà ricominciare a pedalare a ruota.
Mourinho andra’ via, credo. Wenger a Madrid.

G – Per chiudere: hai mai sentito un presidente dire “é inutile anche che il Milan venga qui, tanto vincerà”? Ma una censura per Zamparini?
S – E’ esattamente come vendere le partite. Zamparini come Doni.

Chiosa di GiorgioP, che ricorda molto i riassunti nei previously dei telefilm americani.
Il Milan è passato ai quarti di Champions League ma é come se fosse uscito. E uscito anche male. La figura é stata ben oltre il ridicolo e lascerà strascichi: Galliani che chiede di rivedere l’assetto, Ibra che in Europa – quando conta davvero – non la struscia e dà la colpa ad Allegri, e Allegri che dice che s’é cagato sotto.
Pronostico: tra due settimane albero di Natale e torna titolare Seedorf. E Allegri via a giugno.
Ah, e se il Milan becca l’Apoel ne prende 5 lì e fa 1-0 qui. Forse.


Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Nell’organigramma del Milan figura come consigliere.
Chi, meglio di lei, riveste il ruolo di figlia del calcio.
Barbara Berlusconi, oblio di Pato.

GiorgioP – Per me, una partita come quella di sabato (Milan-Juventus) non va rovinata con le chiacchiere sugli arbitri. Spiego meglio: Conte ha messo del suo, regalando un tempo e stravolgendo schemi e coppia d’attacco; Allegri l’ ha giocata da Milan, compassato ma effettivamente efficace e meritava i tre punti. Poi quella minchiata del guardalinee: 2-0, non sarebbe stata più una partita.
Una partita così costerà probabilmente molto cara alla Juve, da qui alla fine del campionato, che avrebbe comunque perso.
Schachner – Dopo i casini di Calciopoli, il pensiero comune sviluppa un sillogismo insensato: quando c’è un errore arbitrale, c’è tentativo di frode.
Fino alle prove – che solitamente arrivano a posteriori – è necessario pensare che gli errori siano involontari quanto inevitabili.
Nessun arbitro è in grado di portare allo zero gli errori in una partita, può approssimarli ma non di più.
Se le due squadre che – probabilmente – hanno influenzato maggiormente l’andamento dei campionati italiani degli ultimi anni partono con questa tiritera, dopo una partita che ha visto parità anche di torti, mostrano un lato pessimo del loro comportamento sportivo e mettendo in cattiva luce tutta l’Italia calcistisca.
Siamo di nuovo alle parolacce, ai dirigenti nello spogliatoio, alle bugie in campo. Queste cose sono illegali – sportivamente parlando, regolamenti alla mano – e disoneste – eticamente parlando, regolamenti alla mano.
2-0 per i rossonore, la Juve non pareggia mai, perchè il Milan in vantaggio è un colosso.
In partita, 70 minuti di Milan.
Tempo fa dicevamo che una delle due non ce la farà a tenere questo ritmo fino a maggio, probabilmente la Juventus.
La Juventus non può vincere uno scudetto facendo tutti questi pareggi. Meglio perdere ogni tanto ma vincere di più.
E’ bello avere lo zero sotto la “p” a fine anno, più bello avere lo scudo tricolore l’ anno successivo sotto il collo della maglia e lasciare qualche punto in giro.

G – Il Perugia di Castagner, no?
S – Purtroppo arrivò secondo e c’erano i 2 punti.
Da quando ci sono i 3 punti, meglio all’ arrembaggio che fare i record, secondo me.
I record buoni sono quelli che affiancano le vittorie, altrimenti è roba per gli almanacchi.

G – Ricordi la tarantella che il primo che capì questa cosa fu Lippi, e le tre punte e sta fava…?
Io vedo un ritorno, almeno per il 2011-2012, ai primi anni 90: quelli che andavano di moda i tre dietro: Zaccheroni, Malesani, Scala. Oggi almeno metà delle squadre mette tre difensori centrali. E poi si arrangiano – vista la qualità – sulle fasce.
S – Sulle evoluzioni dei moduli ci sarebbe da parlare o scrivere per ore.
Probabilmente oggi c’è poco da inventare, un po’ come nella musica: c’è sempre qualcuno che propone una roba già vista o sentita vestita in modo nuovo.
I tre dietro ogni tanto tornano di moda. Ultimamente hanno fatto scalpore a Parma con Scala, in Olanda prima e dopo Van Gaal, anche Capello per vincere a Roma è stato costretto a giocare in questo modo.
Credo che oggi sia una scelta dettata da terzini che difendono male, o che, quando difendono bene, non riescono a proporsi in fase offensiva.
Giocando a tre dietro, il quarto di difesa è a turno uno dei due centrocampisti laterali, scalando dietro.
Si risparmia tanta energia in questo modo e si è tanto efficaci quando si attacca.
I problemi nascono quando trovi contro due avversari sulla fascia e passi la partita a correre dietro a tutti e scalare in continuazione.
Fosse per me, il 4-5-1 di Eriksson, sporcato dal 4-3-3 di Zeman, sarebbe il massimo.
Lippi effettivamente aveva capito l’importanza di avere 3 attaccanti sempre, a costo di farli difendere.
Quelle momenti, però, sono viziati da dubbi sportivi sacrosanti e da giocatori di dubbio valore che hanno conquistato premi non proporzionali al loro reale valore.

G – Uno dei grandi interpreti dell’utilizzo dei tre difensori centrali è Chicco Mazzarri. In settimana ha detto che al Napoli ha avuto “sfiga” contro il Chelsea, perchè sarebbe dovuta finire 4-1, e che, ora che Lavezzi segna, i conti tornano (come sono tornati a Siena?). Ricordo comunque che l’ allenatore del Napoli contro i Blues era Frustalupi…
S – Mazzarri è sempre incontentabile.
Quando tutti si aspettano che abbia toccato il fondo della spocchia, dell’impertinenza, dell’antipatia, lui sa scavare ancora.
Ha vinto la partita con il Chelsea, bene per lui. Avrebbe potuto pareggiarla, il Chelsea non avrebbe rubato nulla.
A partita secca, il Napoli se la gioca con tutti, è fuori dubbio. Ha un vantaggio considerevole per poter passare il turno, glielo auguriamo.
E’ anche vero che il Chelsea non è una squadretta, che sono tutti campioni feriti, che non sono bollitissimi e che se a Londra si incazzano e tirano fuori orgoglio, non saranno novanta minuti divertenti per il Napoli e il suo simpatico comandante.

Poi che Villas Boas sia un mezzo ciarlatano si poteva anche ipotizzare. La storia romanzata del ragazzino geniale che da consigli a Robson già a 15 anni, senza aver mai giocato a pallone, che imbuca foglietti con considerazioni tattiche nella sua cassetta della posta, e Robson – che ha bisogno di consigli da un ragazzino – lo invita a lavorare per lui.
E’ un film di Zemeckis.

G – Ieri sera parlavamo degli invisibili del campionato, che sembrano guadagnare la ribalta ma mai fino in fondo. Quelli di cui si parla poco ma si dovrebbe di più: Pazienza, Dzemaili, Mudingayi, Salifu, Muntari, Borini.
S – C’è sempre una squadra che si potrebbe costruire con pochi soldi e che arriverebbe tra le prime sette in campionato.
La bravura dei dirigenti sta proprio nel prendere questi giocatori, sfruttarli per raggiungere risultati di prestigio (anche senza vincere) e rivenderli ai presidenti babbei.
Sunto.
Muntari: l’Inter è una squadra bollita, in tutti i reparti. Però da via in prestito, con sei mesi di anticipo sulla scadenza del contratto, un centrocampista 27enne che ha sempre fatto bene. Un po’ irruento ma sempre tonico. Pagato 14 milioni di euro, regalato al Milan (per la serie “i misteri di chi lecca il culo di Galliani”).
Pazienza: giocatore che ha sempre tolto il posto a chiunque, anche a colleghi più titolati. Arrivato alla Juventus gratis, e mandato in prestito all’ Udinese (dove gioca subito benissimo) per prendere, al suo posto, Padoin, pagato 5 milioni. Evviva l’aziendalismo.
Dzemaili: fino a una settimana fa era “l’acquisto sbagliato del Napoli”. In tribuna, a vedere le partite, Stevie Wonder e Aleandro Baldi.
Mudingayi: tonico come Muntari, pagato il giusto, forse. Valutato bene dal Bologna, rimpianto dalla Lazio.
Borini: inspiegabile come e perchè il Parma lo abbia dato via senza avere un attaccante vero in rosa. E qualcuno dice che Leonardi è il migliore dirigente italiano.
Salifu: è 1992. Ogni tanto fa qualche errore ma è 1992. E la Fiorentina lo ha pagato come un attico in viale Giulio Cesare, a Roma.

Ce ne sono a tonnellate, di giocatori così. E’ difficile prenderli, ancora di più dire ai tifosi, ad inizio anno, che la rosa sarà fatta di questi nomi.

G – Un po’ come succede a Roma. Entriamo nel merito della scelta di Luis Enrique di lasciare fuori De rossi: qui si pensa che non abbia fatto bene, ma stra-bene.
Per 24 ore monta un vespaio di polemiche, poi conferenza di De Rossi in cui da capitano dice che gli dispiace del casino che é stato generato per colpa sua e Luis Enrique gli piace perché non guarda in faccia a nessuno.
Risultato: del vespaio di polemiche é rimasto il nulla. Tutti zitti.
Bellissima la conclusione di Prandelli “adesso anche i ragazzini della Roma per i prossimi 5 anni arriveranno puntuali…”.
S – Il caso De rossi è l’emblema di quanto gli italiani appassionati di calcio parlino a vanvera.
Nello sport ci sono delle regole, che vengono prima del risultato finale di una competizione o di una partita.
Sono regole di rispetto, regole di una comunità, regole sane. Se per una cazzo di volta, una società italiana si comporta come si comportano in Inghilterra o in Germania, bisogna esserne fieri.
Giornalisti, opinionisti, gente al bar, chi pontifica sul calcio dovrebbe pensare che questo è uno sport e come tale va affrontato.
La Roma si è comportata in uno modo che non è italiano, in maniera seria, coerente, senza pensare alla convenienza momentanea ma al messaggio dato a un gruppo di calciatori, che parte dai pulcini e arriva fino a Totti: Se non arriva puntale, non gioca neanche De rossi.
Se tutti fossero così, il calcio italiano sarebbe molto molto più bello.
E dovrebbe essere così anche in altri campi: tutto va guadagnato, sempre.

G – Chiuso con De rossi, non ho letto da nessuna parte della scorrettezza di Vidal sul non-gol di Muntari (si butta fuori dal campo per dare il senso del fuorigioco al guardalinee). Ha già imparato bene, eh?
S – Sulla faccenda Vidal (che mi hai fatto vedere tu) il regolamento parla chiaro: se finisci fuori dal campo a causa di un’azione di gioco – una scivolata o una corsa forsennata – sei fuori dal gioco e puoi rientrare da quel punto solo dopo l’autorizzazione dell’arbitro; se volontariamente esci dal campo per mettere in fuorigioco un avversario, sei fuori dal gioco ma vieni considerato sulla linea, nel punto più vicino, e una volta fermo il gioco verrai fatto rientrare con un cartellino giallo sul groppone per comportamento non regolamentare.
Se – una divinità li aiuti! – volessero applicare il regolamento che ogni anno mandano a noi allenatori con l’invito di una attenta lettura…

G – Ti immagini l’Udinese l’anno prossimo, con in più Cuadrado e Muriel? Mettici che Barreto dovrebbe essere finalmente recuperato. Forse la squadra con più prospettiva del campionato.
S – La immagino. E aggiungo che ha ancora due anni di contratto con Denis, tre con Candreva, torna Brkic dal Siena, Forestieri dal Bari, Mazzarani da Novara, Beleck dalla Grecia (grandissima promessa del Camerun, appena 18enne) e una vagonata di gente in prestito in serie B, in Spagna e in Francia. L’Udinese non scherza mai.

G – Non scherza neanche Montella, che nel suo Torneo di Clausura batte il Novara, una delle più toste del momento. Dal 5-3-2, con pazienza, é arrivato al 4-3-3 con cui giocava nei giovanissimi della Roma. Senza Maxi Lopez e nonostante Lo Monaco.
S – Montella è bravo. C’è da dire che ha una squadra buona, fatta di giocatori che vengono qui per prendere un po’ di più di quanto prenderebbero in Argentina, non devono ambientarsi perchè il Catania è una colonia di Mar del Plata, e poi vengono rivenduti a cifre che non hanno senso.
Questo Catania è interessante, Montella bravo, Pulvirenti un delinquente, Lo Monaco furbo e voloce a prendere gente in Sudamerica ma antipatico come la morte.
E questo Catania è ancora finanziato dai soldi spesi da Della Valle per prendere Vargas.

G – Per chiudere. So che non la pensi così ma me lo sento: Moratti prende Zeman a giugno.
S – Non la penso come te perchè credo che Moratti non abbia un briciolo di capacità imprenditoriali legate al calcio e preferirà puntare su qualcuno navigato e pratico di grandi club.
Sarebbe un sogno per me vedere Zeman al timone di una squadra che può spendere.
Forse, prima di prendere un allenatore nuovo – l’ennesimo – sarebbe il caso di mandare via Branca.

G – C’é anche chi parla di un ritorno di Oriali. Ma all’Inter é tutta da rifare. O si mettono in mano a Zanetti e Cambiasso per coerenza, o neanche un progetto all’ennesima potenza può salvarli.
S – La soluzione è unica, è come quella di Carotenuto in “Febbre da cavallo”:
“Avvoca’, perchè non se venne Soldatino?”
“Sì, e chi s’o compra…”

L’Inter deve venderli tutti, ma da tempo…
Doveva dare Maicon, Chivu e Milito a Mourinho quando li ha chiesti, rispedire Zarate a casa, ovunque essa sia, mandare Sneijder a Manchester, Lucio a fare sgroppate dove vuole, Stankovic a lavare la Bentley di Mancini. Questi hanno vinto e non si sa il perchè. Ma cosa aspettava per venderli? Davvero credeva che quella rosa fosse al livello delle big d’Europa?
Stava perdendo lo scudetto contro una Rometta, se avessero dato il rigore al Barcellona a San Siro e non fosse arrivata la nube di Lost, non avrebbero vinto la Champions League. Un dirigente abile si rende conto di queste cose, fa cassa quando può e compra chi ha fame.
Serve un repulisti. Ricomincerei da Nagatomo.


Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Tornano le figlie del calcio.
E tornano in una versione un po’ particolare, con un margine di scelta offerto al lettore.
Lea T., figlia/figlio di Toninho Cerezo, indimenticato campione di Roma e Sampdoria.

GiorgioP – Galliani dice che Ibrahimovic non é violento. Se vuole gli facciamo un video da 45 minuti.
Schachner – Sarebbe un’idea.
Tu diresti anche: “Lo sta facendo di proposito per preparare il terreno al trasferimento di giugno: per un pugno di dollari”.

G – E’ così infattibile un embargo del tipo ‘le grandi d’Europa non trattano giocatori di Mino Raiola’?
S – Così esplicito credo di no…
Però sul sito della Fifa, qualche giorno fa, c’era un’intervista a Joseph Blatter. Il plenipotenziario del calcio affrontava – con la solita saccenza – il tema dei giocatori di proprietà di società terze o di procuratori, proponendo la loro esclusione dalle competizioni europee, come la Champions o l’Europa League. Non è una soluzione al problema Raiola ma è forse un passo avanti sulla strada ‘Via i procuratori’.

G – Intanto lo schiaffo, l’ha preso Nocerino, e tra De Sanctis e Aronica s’é vista la vera sceneggiata napoletana. Poi si parla di televisioni, orari, campionato spezzatino… Queste sono robe brutte.
S – Beh, con i maestri che De Sanctis e Aronica hanno in casa. E non parlo di Murolo o dei Di maio…
Quando succedono situazioni simili a quella in Milan – Napoli, io spero sempre in un arbitro con le palle che dica “Te, te, te e te: tutti a fare le doccia”.
Puntalmente rimango deluso.

G – Del resto gli insegnamenti dei maestri del calcio (poi sul nostro ‘idolo’) fanno dire a Capello che Moggi e Giraudo sono stati i migliori dirigenti che abbia mai avuto – e Baldini? – e che la federazione inglese ha sbagliato a togliere la fascia di capitano della nazionale a Terry per gli insulti razzisti.
S – Capello rientra nel categoria – designazione personale – di ‘quelli di cui me ne frega meno’.
Calcisticamente non mi è mai piaciuto. Avrà anche vinto ma che palle vederlo giocare.
Cafu raccontava che con lui non si faceva tattica e che, rispetto a Zeman, i giocatori erano lasciati troppo alla mercè delle intuizioni personali. Umanamente, poi, sembra freddo come un fior di fragola.
La questione Terry mi sembra una vera frescaccia. Aveva già perso la fascia di capitano per i flirt con la donna di un compagno di squadra, e Capello aveva avallato la promozione di Gerrard a leader della nazionale al suo posto. Forse nei pensieri di Don Fabio è più grave scoparsi la donna di un amico che dar del negro – scusate – ad un avversario.

G – Intanto, chi cura maniacalmente ogni fase del gioco é Luis Enrique. La Roma quest’anno ha messo in campo Caprari, Verre, stasera Piscitella, Viviani. Calcolando anche Lamela e Bojan, sono tutti sotto i 21 anni. Attributi elefantiaci direi no?
S – Finalmente un allenatore di una grande squadra che non ha paura di mettere giovani calciatori in qualsiasi reparto, in qualsiasi partita e in qualsiasi situazione di gioco. Sono decenni che ci lamentiamo di mister che tengono troppo conto della carta d’identità, e ora che uno spagnolo non la chiede, c’è sempre qualcuno che lo critica per qualche motivo. I tifosi, ormai soprattutto di altre squadre – perchè a roma hanno capito -, dovrebbero rendersi conto che proporre un giovane fa sempre e solo bene, anche se i risultati ne risentono. Questo è un punto su cui poche persone convergono. E’ il limite definitivo della cultura calcistica italiana.

G – Luca Valdiserri – Corriere della sera, uno dei migliori – dice che la differenza fra Luis Enrique e il calcio italiano, nella fattispecie Ranieri, è che il primo gioca con due ali per terzini e il secondo con due terzini sulle ali.
S – Ha ragione. In questo momento, la situazione dell’Inter è enfatizzata dagli infortuni e da una campagna acquisti priva di senso (e forse di soldi).
Poi, nel caso di Ranieri, per quanto possa avere capacità di far risalire la china alle proprie squadre, c’è poco da fare: se vinci poco e non giochi bene… Per ora Luis Enrique è quasi ingiudicabile. E’ passato troppo poco tempo. Le premesse sono zemaniane – tanto divertimento, qualche risultato ad effetto, qualche imbarcata di goal – e il futuro non è chiaro.
Io, però, tra le certezze di Ranieri e i dubbi di Luis Enrique, preferisco i dubbi.
Chi dubbi non ne ha, chi sa cosa farà. Lo dice anche Bennato.

G – Hai mai visto l’Inter arrendersi dopo 45 minuti? Pazzini sositituito da Poli…
S – Non voglio divagare eccessivamente, ma nel caso dell’Inter sarebbe necessario bussare alla porta dei vari dirigenti nerazzurri, cominciando dal presidente, e chiedere cosa pensavano di ottenere comprando certi giocatori, assumendo un certo tipo di allenatore, mandandolo via dopo niente e prendendone un altro diametralmente diverso, continuando ad avere giocatori non funzionali nè al primo nè al secondo tencico.
Tutto dopo aver vinto ogni trofeo e aver già usufruito di un anno sabbatico.
Io non ho risposta a nessuna delle mie perplessità ma ho paura che l’Inter sia tornata quella di sempre: zero idee, vince se tutti gli altri – per motivi diversi – non possono vincere.

G – Intanto la Lazio sembra muoversi su Gasperini per giugno.
S – Ecco, sarebbe una scelta interessante. Roma, intesa come città, avrebbe la miglior proposta calcistica d’Italia.
E’ un allenatore che stimo, che non lascia nulla al caso e la Lazio ha una rosa – con l’eventuale rientro di Zarate – che può adattarsi con soddisfazione al suo modo di giocare.
Da sportivo, spero possa essere il prossimo allenatore dei biancazzurri.

G – Che poi io domenica questo ‘campo impraticabile’ non l’ho visto. Ho visto una squadra con tanta qualità e una con tanta in meno.
S – In questo caso, short answer: sì, sono d’accordo.

G – Arriviamo al nostro idolo: in attesa del Chelsea, Lippi ha detto che allenerebbe di corsa il Napoli. Simpatia per simpatia, per chi teniamo?
S – Oggi, in redazione, qualcuno ha sollevato la stessa questione. La discussione poi ha preso una deriva che ha portato a Paro, Ricchiuti e Zoran Ban. Ecco cosa succede a nominare nella stessa frase Mazzarri e Lippi: si scatena una specie di apocalisse calcistica.
Nel mio personale modo di rimanere affascinato dal calcio, peggio di Mazzarri forse c’è davvero solo Lippi, ma non saprei davvero chi scegliere.
Ho massacrato Lippi nell’ultima parte della guida del mondiale ma non sono assolutamente pago.
Purtroppo lui si è tirato indietro e quindi per ora mi accontento di Mazzarri, ci accontentiamo di Mazzarri.
A capire chi è più fastidioso ci si può perdere il senso del tempo e e dello spazio.

Lippi si sta autocandidando per ogni squadra, anche per il Borgo a Buggiano.
Prima o poi troverà qualche babbeo che lo assumerà.
E brinderemo, perchè commentare sia lui sia Mazzarri per noi è come regalare due etti di cocaina a Charlie Sheen.

G – Conto al volo: Vargas e Sosa quanto sono costati? Dove sono? Pazienza quanto veniva buono?
S – Sosa 8 inspiegabili milioni di euro – con cui Beckenbauer s’è fatto la Jacuzzi – e Vargas ha un riscatto a poco meno di 15, e mi auguro per i tifosi partenopei che dopo quattro mesi e dopo pochi minuti nessuno al Napoli abbia il coraggio di spendere una cifra del genere per un giocatore 1989.
Ci sono società italiane che sono il pozzo da cui attingono procuratori esperti e smaliziati, e che smerciano giocatori di qualità non ancora riconosciute a prezzi da capogiro.
Io capisco la paraculaggine di chi cura gli interessi di questi calciatori ma non la fessaggine delle società italiane che si fanno inculare una volta su cinque.
Mi sembra di essere tornato all’apertura delle frontiere, quando alla Pistoiese arrivava Luis Silvio Danuello.

G – Collegandomi ai soldi spesi male, applaudirei a questo punto il management del Bologna. Non ne hanno sbagliato uno, spendendo un quinto (forse) di Napoli, Inter e via dicendo.
Anche Taider mi sembra molto buono, serviva qualità e forse di quella fascia lì é la squadra che non vede concorrenti. Per inciso, Pioli, ad oggi, allenatore dell’anno.
S – Bologna molto bene, senza dubbio.
Qualche giorno fa m’è capitato di scrivere un articolo su Massimo Zanetti.
L’organigramma societario dei felsinei è un bordello vero – e non basta Morandi con il suo “Dai che ce la facciamo” – ma se i soldi sono ancora di Zanetti, questi hanno finanze per la Champions League.
Voglio fare un plauso – forse inaspettato – anche alla Fiorentina. Stanno cambiando tanto, hanno sbagliato qualcosa con alcune cessioni, perso molto denaro e azzardato acquisti ma continuano a star lì senza fare follie imprenditoriali e mantenendo dei costi di gestione che si adattano al momento critico dell’economia italiana. Quindi Jovetic andrà via.

G – … E credo ci sia la fila per lui.
Chiudiamo con Capello, che si è dimesso mentre parliamo. Apri una qualsiasi pagina inglese di sport e si cita “L’italiano che abbandona la nave che affonda”. Parliamo chiaro: un fallimento grosso come una casa. Per la prima volta il re é davvero nudo. Moratti non credo abbia né la voglia né i soldi da spendere per rifargli una squadra. Smette prima che sia troppo tardi o va in Russia?
S – La faccio lunga, premettendo che non idea su quale sarà il suo futuro ma Capello ha sempre riservato grandi sorprese. In ogni caso, avrebbe dovuto pensare che allena in Inghilterra, e per giunta la nazionale. Lì non si scherza e per una fattaccio del genere non dovrebbe essere necessario chiedere il permesso per azioni disciplinari, perchè sono –  e dovrebbe essere così ovunque – automatiche.

La mia famiglia è originaria di un piccolo paesino a sud-est di Londra.
Una famiglia di contadini e fattori. La nostra vicina di casa, quella di mia nonna e della mia bisnonna, lasciava sullo zerbino della porta della cucina – quella sul retro, per intenderci – una copia del Sun del giorno precedente. Le notizie, a casa mia, arrivavano il giorno dopo: il prezzo della povertà.
Il giornale, The Sun, è la testata che legge chi non ha tanta voglia di leggere, chi non ha – forse – una particolare cultura, chi ha bisogno di una informazione spicciola, superficiale, pop nel senso peggiore, attenta al gossip che si nasconde dietro molte notizie: per tutti questi motivi, il Sun scrive ciò che la maggior parte della gente già pensa e dice, pensieri che non riescono a staccarsi dalla sfera del luogo comune e quindi, per questo, tristemente e banalmente veri.

The Sun, un attimo dopo le dimissioni:
Capello quits.
Un’ora dopo:
Capello quits as England boss.
Il quitter, nella cultura anglosassone, è uno che molla, un vigliacco, un codardo, è uno Schettino.
Capello è lo Schettino del calcio inglese.

E non si da del “fucking black cunt” a un avversario e non si scopano le donne degli amici.
Fine del pezzo.


Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Dopo una breve sosta, torna Il punto sul campionato: noi che abbiamo i ritagli.
Durante le feste abbiamo collezionato foto e curriculum di figlie del calcio ma, come già accaduto, eventi di caratura superiore catturano la nostra attenzione, e precettano lo spazio dedicato alla foto che accompagna il post.

Guardatela bene – la foto -, voi amanti del giuoco del calcio.

Giuseppe Mascara, ormai ex giocatore del Napoli, scrive il primo tweet. A chi è indirizzato?
Poco dopo il tweet scompare, sostituito dal secondo. Come mai?
GiorgioP sostiene che spesso qualche hacker prenda di mira gli account di twitter dei giocatori dell’NBA.
Potrebbe essere accaduto lo stesso a Mascara. Sembra che l’hacker sia di Livorno. GiorgioP dice di San Vincenzo…

GiorgioP – Torniamo a noi. Vado controcorrente: lo scudetto, lo vince il Milan.
Schachner – Quest’anno secondo me lo perde qualcuno, più di uno che se lo va a prendere.
O Milan o Juve crollano tra un po’, ho questo presentimento.
Se dovessi puntare un euro, sceglierei anche io il Milan, perché ha già affrontato tante assenze portando sempre a casa il risultato.

G – Diciamo una cosa impopolare, cioè la dico io: Pozzo si tirerà presto fuori dalla lotta per la Champions League, come fece l’anno scorso con lo scudetto. Per vari motivi non conviene arrivarci (perché ormai l’Udinese si vede come l’azienda della plusvalenza, bel gioco e bei risultati ma se vinci la gente ti chiede gli acquisti) e quel posto sarà lasciato all’Inter, presumibilmente.
S – Non voglio fare quello che è sempre d’accordo con te ma anche io ho questa impressione.
Le parole di Guidolin ad inizio anno “non so se sono capace a tenere una squadra lì su” erano già su questa frequenza.
Qualsiasi presidente avrebbe ripreso una modestia del genere.
Per la corsa al terzo posto sono pero’ fiducioso – vs potere del nord calcistico – e credo che l’Inter sia bollita davvero e che la serie di vittorie sia stata una felice parentesi.
Per quel posto in Champions League ci sono l’Udinese, la Lazio, l’Inter, Roma e Napoli. Tutte alla pari.

G – Palacio quest’estate sembrava quella che a Roma chiamiamo la Sora Camilla: tutti la vogliono e nessuno la piglia.
Alla Roma sarebbe stato perfetto, no?
E magari anche nell’Inter di Gasperini avrebbe avuto un ruolo perfetto, sicuramente più di Forlan. Ce ne accorgiamo noi e non se ne accorgono loro?
S – Palacio è obiettivamente un grande giocatore.
Non è mai stato particolarmente appariscente perchè con il gioco del Genoa di Gasperini era spesso lontano dalla porta, e, quando ci si avvicinava, prima aveva fatto sempre 40 metri di campo a mille all’ora.
Quest’anno, a Genova, avevano deciso di farlo giocare vicino alla porta, e si vedono i risultati.
Forse a Roma lo sapevano ma non se la sono sentita perchè non è più un ragazzino.
A Milano, invece, sfondo del Geriatrico Trivulzio, hanno sempre dinamiche di mercato poco chiare e hanno preferito rischiare Forlan – più grande di tre anni – perché costava meno.
Noi ce ne accorgiamo perchè, in prima squadra, all’Inter non ce n’è uno che abbia l’occhio lungo.

G – Intanto il Bologna, per cui sottosotto tifiamo per fare torto a Zamparini, viene a Roma senza Ramirez e fa la partita perfetta.
S – E si. Ci piace Bologna, la rosa, l’allenatore, anche la maglietta (a me anche la franchezza di Diamanti). Sono curioso di sapere come sarebbe andata la Roma se avesse preso proprio Pioli come allenatore.
Mi viene in mente che qualche tempo fa un mio amico ‘pallonaro’ ha incontrato a cena Giovanni Sartori, uomo di mercato del Chievo. Gli ha domandato quale fosse secondo lui la peggiore rosa della serie A e Sartori ha risposto “…il Bologna!”. Era prima dell’arrivo di Pioli. Mi era sembrata una considerazione davvero azzardata, visti alcuni nomi. La classifica però dava ragione a questo pessimismo. Forse proprio Pioli ha saputo tirare fuori il meglio dal materiale a sua disposizione.
Come sta facendo Bortolo Mutti a Palermo… Zamparini intenditore.

G – Tu che hai allenato. Mi spieghi perché il Palermo fuori casa fatica come una bestia a segnare? Passino gli infortuni, ma tra punte e mezze punte non mi sembra si possa parlare della stessa rosa del Bologna (e il riferimento non é puramente casuale…).
S – Più che una risposta da allenatore, qui ne serve una da calciatore. Soprattutto con queste distanze, giocare fuori casa é uno stress fisico. Pullman, aereo, treno, pranzi al volo, dormi male, giochi in uno stadio che non é il tuo, le strutture non ti sono familiari, non puoi tornare subito a casa.
Per esperienza personale, quando giocavo fuori casa avevo sempre la colite poco prima di entrare in campo, come se effettivamente mi stessi cagando sotto. Facevo il riscaldamento e poi dovevo rientrare. Come me, con altre fisime, ce n’erano e ce ne sono centinaia

G – Sì, ma stanno tutti al Palermo?
S – Son le isole… Cagliari e Palermo. Sono quelli che viaggiano di più e peggio. Non voglio farla passare come equazione ma c’è del vero.

G – Siamo all’highlight della giornata: Mazzarri. E rilancio: Mazzarri e De Laurentiis. Aurelio due settimane fa dice che l’obiettivo è il terzo posto e di Napoli – Chelsea gliene frega il giusto, dieci giorni dopo cambia idea e la partita dell’anno é Napoli – Chelsea. E intanto, se potessero, si riprenderebbero Pazienza di corsa.
S – A Napoli hanno finalmente capito che il campionato italiano é difficile e non sanno come spiegarsi che, nonostante i capricci dopo ogni partita, il pallone non é loro e non possono andare via a piangere dalla mamma perché hanno perso. Ormai la vicenda ha il sapore della classica sceneggiata napoletana. Quando vincono, tutti felici: son forti, gli avversari non contano perché loro – se vogliono – battono tutti. Quando prendono legnate,comincia il Pordoi delle scuse: l’arbitro, il campo, la sfiga, la rosa corta, la rosa lunga, la Champions é un problema, la Champions è la soluzione. Insomma tutto e il suo contrario. Per come si comportano, faranno difficoltà a centrare qualsiasi obiettivo perché – banalità – per vincere bisogna individuare la sconfitta ed evitarla. Quando si fa fatica anche solo a nominarla…

G – Intanto tutto questo l’ha capito (e bene) Conte. La Juve ha un modello preciso che é la Roma di Spalletti (ragionando in piccolo) e riesce, nonostante le minchiate fatte da Marotta. Ho però il dubbio che a mille all’ora così possa non arrivare sana alla fine.
S – Io metto la firma sul fatto che la Juventus non ha una rosa per giocare così tutto l’anno. Sta facendo bene, benissimo, ma a quel livello potrebbe saltare qualsiasi giocatore da un momento all’altro.
Ho timore che se un paio di giocatori chiave si dovessero fermare nello stesso momento, la Juventus sarebbe veramente in difficoltà.

G – Chiudiamo con una domanda finale: secondo te, Luis Enrique, a Torino, che cazzo si rideva?
S – Boh.
Però so una cosa: Luis Enrique difende in continuazione la squadra, dice sempre che gli è piaciuto quello che ha visto.
La Roma gioca sempre in un modo, poi basta anche un solo particolare per cambiare il corso di una partita.
I giocatori romanisti non sono dei fenomeni, quindi ci sta di perdere, anche male, soprattutto contro una squadra forte come la Juventus.
In quella partita i bianconeri hanno tirato quattro volte nello specchio della porta e fatto due gol (più l’autorete) e, come nello stile imposto dalla Roma, non ha mai visto la palla.
Per cui capisco la risata forzata a seguito di una domanda così stupida.
Quel giornalista è l’ennesimo parlatore di calcio che fa tre palleggi e poi il pallone cade.
Fare tanti contropiedi è un modo di vincere, merito alla Juventus. La Roma fa un altro gioco, perdere una partita non significa essere stati inferiori o non aver espresso quel gioco.
Se vogliamo ragionare da tifosi o da incompetenti, Luis Enrique è stato un cafone.
Se sappiamo fare una diagonale, il giornalista ha fatto una domanda inutile. Giusta la risata.

Appendice di calciomercato, alla chiusura dei trasferimenti.

G – La Juventus prende come in tutte le finestre di mercato giocatori che non le servono (Borriello e forse Caceres) e giocatori che saranno titolari o quasi (Padoin). L’Inter si imbottisce di mediani (perché?). Il Milan puntella. La Lazio vende Cissé, Scaloni, Carrizo e prende Candreva (che ha come idolo Totti e non sarà presa benissimo immagino). Calcolando che Reja non vede Kozak, mi si permetta, la vedo nera…
S – Di questi forse solo Caceres – modesta opinione – è un buon acquisto. In Spagna stava giocando bene, in Italia aveva già fatto vedere di essere tosto, e forse così Conte ha un ricambio per Lichtsteiner o per Bonucci, ogni tanto grossolano.
Juventus: giuro che se qualcuno ora mi dice che Padoin è un buon acquisto o un buon rincalzo, mi metto a ridere come Luis Enrique.
Inter: ha fatto ancora cassa, ha provato a vendere Sneijder anche all’Ischia Isolaverde, continua a prendere prestiti che costano come comproprietà, ha la coppia di centrocampo di una squadra che l’anno scorso è andata in B (Poli e Palombo).
Milan:ha speso zero come al solito, gli fanno favori tutti, manco fosse una fica da portarsi a letto. Ha rotto il cazzo, è al limite della disonestà.
Lazio: Cissè è forte, per me hanno fatto (Tare?Lotito?I tifosi?) una grande cazzata a lasciarlo andare. Candreva sarà anche bravo ma racconta una storia che sembra quella di Domenico Morfeo: fenomeno, ma continua a girare squadre come una trottola senza mai lasciare il segno, e ogni società che lo compra spera di averlo preso nel momento dell’esplosione. Gliela auguro. Detto cio’, tra le partenze metto anche Sculli. finirà con Tare che torna in campo.

G – Scendendo: l’Udinese prende Pazienza (magari hanno fatto la forlanata e si sono scordati che Asamoah faceva solo la coppa d’Africa). Il Catania prende Carrizo, il Bologna un altro giovane. E poi chi rimane? Ah sì, il tuo Genoa.
S – L’Udinese, come avevamo detto, punta sempre al bilancio economico e ha speso con parsimonia. Effettivamente Asamoah tornerà massimo tra due settimane, e quindi forse Fernandes e Pazienza sono troppi. Però qualcuno stava cominciando ad arrancare e magari un po’ di forza fresca e un ricambio in più può aiutare. Per arrivare ai livelli delle forlanate ci vogliono capacità che in Friuli non hanno.
Il Catania continua il percorso per farsi ammettere torneo di clausura del campionato argentino.
Il Bologna ha preso questo sellerone, come direbbe Mauro Sandreani, sperando di acciuffare un altro Taider.
Il mio Genoa ha rotto il cazzo come il Milan. Preziosi fondamentalmente ha tre attività: fare gli Exogini, comprare giocatori a Galliani, riuscire a tesserare nel minor tempo possibile il maggior numero possibile di calciatori. Lo invito a passare ad uno sport in un cui le squadre siano composte da un maggior numero di atleti, tipo il football americano.
Ci sarebbe il problema di non poter vendere al Milan, ma potrebbe far disegnare una divisa di gioco con il caso a forma di Teiera.

G – Poi c’é la storiaccia del contratto di De Rossi. Parlo fuori dai denti: se dice di no, sono contenti tutti in società. Tanto s’é capito, tra Gago e Marquinho si stanno preparando al dopo.
S – Grave problema, servirebbero tante righe. Provo a fare un ragionamento mio/nostro, tenendo la tua fissa (tra Gago e Marquinho si stanno preparando al dopo).
Domenica, all’Olimpico di Roma, i tifosi giallorossi hanno fischiato per un’ora Alessandro Diamanti perchè pochi giorni prima aveva osato dire ciò che tante persone pensano: sono tutti capaci a fare questioni di principio, quando il principio è lautamente retribuito.
Diamanti ha parlato a suo modo, dicendo quello che pensa e andrebbe rispettato a prescindere. Non ha detto che Ghandi è uno stronzo, siamo sinceri…
Qui parliamo di cifre che non hanno senso, per fare un mestiere che non è un mestiere, di vite prive di problemi pratici.
Io spero che la nuova dirigenza americana non faccia lo stesso errore della gestione Sensi: si lavora per una squadra, un blasone, una società e non per uno o due giocatori. De Rossi è fortissimo, quelle cifre sono folli, la Roma non ha quei soldi, non li avrebbe neanche per Totti ma non può tornare indietro.
Se questi giocatori fossero stati legati a una città o a un colore da un sentimento, avrebbero rinnovato ad altre cifre – magari aspettando la nuova dirigenza e non firmando con chi non avrebbe poi tirato fuori i soldi… – o avrebbero rinnovato tempo fa, chiedendo poi di andare via, senza far così perdere alla società il capitale.
Onestamente apprezzo la franchezza di De Rossi: ci vogliono i soldi, rimango se me li date. Non ha fatto storie sulla lupa o Romolo o Aldo Fabrizi.
Paragonando le età, non avrebbe avuto senso preferire il rinnovo di Totti a quello di De rossi, eppure la Roma attuale si è trovata incastrata da una scelta fatta ad hoc dalla precedente proprietà. Scelta che probabilmente obbliga gli americani a rinunciare a uno dei più forti centrocampisti del mondo.
Sono anni che si fa passare per scelta di cuore una decisione ponderata ed economica. Questa scelta fa da metro per tutte le altre e vizia i giudizi e le opinioni di tifosi, giornalisti, lavoratori del calcio. De Rossi chiede tanto perché tanto può avere, la Roma non può darglielo: onesto. Lui non sta facendo scelte di cuore come non le ha fatte Totti firmando un rinnovo che nessuno gli avrebbe offerto in un campionato di primo piano.
A me non frega un cazzo di questa roba da tifosi: non si può premere per una forzatura romantica quando si parla di cifre che un povero cristo non potrà guadagnare neanche in cento vite. Non è moralismo, è realismo.
Le bandiere sventolano mosse dal vento, una delle poche cose gratuite. Chi fa così tanto il romantico, dovrebbe pensare solo al vento.


Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Quando arriva il Natale, per piazzare l’albero e il presepio siamo costretti a spostare qualche libro, impilare dei compact disc, togliere il portariviste.
Accade lo stesso in Junkiepop per trovare posto, durante le classifiche di fine anno, a questa rubrica, che ha lo scopo unico di esaurire quell’ora di conversazione sul calcio che tanto indispone le donne quando si va in double date.
Per questo affollamento natalizio, Il punto del campionato sarà semovente.
Se non potremo straparlare del campionato, lo faremo di altre partite.
Tanto si gioca ogni giorno (e Pippo Baudo è un gran professionista, e del maiale non si butta via niente…).

Dimenticavo la figlia del calcio.
Greta Zamparini, figlia di Maurizio.
Attrice, diplomata al Piccolo di Milano, come recita il suo curriculum.
Forse anche il padre ha studiato con Strehler, vista l’abilità con cui, ogni anno, ci fa credere di voler lasciare il mondo del calcio.

GiorgioP - Facile facile: cosa diresti a Platini dopo il 7-1 del Lione a Zagabria?
Schachner - Scusa ma facevo le frittelle: sono cuoco.
A Michael direi che ho scommesso su “altro” con pacata sicurezza. E metto via.
La partita, una farsa.
La Dinamo Zagabria giocava in dieci, ha perso la testa, ma sette pappini sono sette pappini.
Il concetto di fondo di Platini – dare spazio in Europa a squadre di campionati minori, magari dell’est – è corretto. Poi però si rischia di vedere giocare il Partizan Belgrado dello scorso anno o la Dinamo di questo, che falsano lo svolgimento di molte partite, se non di un intero girone.
Immagino sarà semplice ora chiedere un prestito alla Abn-Amro se si è croati…

G – Con le esclusioni delle squadre di Manchester dalla Champions, ora l’Europa league diventa di assoluto livello. A me è sempre piaciuta, e tendenzialmente voglio vincere sempre tutto, anche la Coppa Italia.
Il paese reale invece sembra berlusconiano: o finale di Champions league o non vale la pena di fare nulla. E così ci troviamo con tre posti alla prossima edizione…
S – L’Europa league è snobbata solo da noi.
La seguo un pochino e l’utilizzo delle riserve è quasi esclusivamente italiano.
Non so se la colpa è della mentalità “tutto o niente”, ma ci sono squadre che con quel niente riempiono bacheche e portafogli, perchè l’Europa league – nonostante quello che si pensa in Italia – porta denaro, e anche parecchio.
E chiaramente, come facevi notare, conta per le posizioni nella graduatoria Uefa. Quindi meglio farla bene, sempre.
Sono curioso di vedere se le due di Manchester schiereranno le squadre giovanili o faranno turnover. Io penso che proveranno a vincerla.

G – Mancini ha già parlato dichiaratamente di obiettivo stagionale. In questo si prepara a perdere Tevez. Galliani era sicuro dell’arrivo al Milan in prestito a 4 milioni e stipendio dimezzato, ma il Paris Saint-Germain ne offre 30 per il trasferimento definitivo e stipendio pieno. C’é crisi, eh?
S – Ecco, vorrei allontarmi un po’ dalla domanda.
La premessa, in tema, è che c’è crisi.
Scostandomi, il Milan ha rotto il cazzo.
E’ evidente che, economicamente parlando, dall’avvento di Berlusconi il Milan abbia portato tanti cambiamenti al sistema della compravendita dei calciatori, grazie alle finanze del presidente più ricco che una squadra di calcio italiana mai abbia avuto.
Abbiamo già parlato in un post [qui] di come Berlusconi rilevò la società, e invito chi non l’avesse fatto a leggerlo.
Ci ricordiamo anche di come abbia stravolto le dinamiche del calciomercato con l’arrivo dei tre olandesi, spendendo cifre elevatissime.
Perché ora il Milan è così palesemente favorito da tutti gli addetti ai lavori, anche dalle stesse società che gli vendono calciatori? E’ una domanda retorica, chiaramente, e non voglio aprire una polemica con chi simpatizza per il Milan.
Io mi auguro che Tevez vada a giocare in una squadra che pareggi lo stipendio che gli sceicchi gli pagano in Inghilterra.
E, sia bene inteso, non perchè quello stipendio è giusto ma perchè non è giusto che una squadra ugualmente ricca goda di favori – mai bene chiari – da parte di tanti procuratori e da molti presidenti.
Per chiudere, Raiola mi fa rabbrividire.

G – Se il mondo del calcio europeo volesse cambiare, farebbe un embargo contro i giocatori di Raiola. Facile. “Fai lo stronzo, mo”, si direbbe a Roma.
E inquietante, é vero. Quasi quanto Lippi jr, procuratore di Montella, Rosi e Caprari. E stranamente appena Montella cominciò a guidare la Roma, Rosi e Caprari diventarono titolari da un momento all’altro. Calciopoli non è mai finita, e parlo di quella dei procuratori. Il trio dell’Ave Maria della Gea tutti scagionati, no?
S – Dario Canovi, uno dei più importanti procuratori calcistici, poco tempo fa ha candidamente detto “il mio più grande errore professionale è stato portare nel calcio Raiola”. Questa è la considerazione di cui gode il panciuto intrallazzino di origini olandesi.
Nel processo Gea – se non sbaglio – in appello hanno condannato solo i due Moggi, e per violenza privata. Lippi e Zavaglia furono assolti.
Mi pare quindi evidente che, in tono minore, sia rimasto tutto come prima, con le stesse dinamiche e stesse bassezza.
Il caso che proponi tu – Montella e i giovani assistiti da Davide Lippi – è solo uno dei tanti casi che lasciano quantomeno pensare sulla gestione cristallina e priva di conflitti di interesse da parte dei soliti procuratori senza scrupoli.

G – Che poi Lippi senior è il mistero vero e nessuno ne parla. Perché non ha più allenato? Smise con la nazionale perché attendeva il processo al figlio. Poi il ritorno in azzurro. Poi nulla. Strano, vero? Eppure la Juve aveva bisogno, il Milan e l’Inter anche, a Roma avrebbe generato una rivolta ma l’opzione era aperta. Io non vorrei essere complottista ma a pensare male non si sbaglia quasi mai.
S – La mia idea su Lippi è che non sia un bravo allenatore.
Ha vinto solo quando la Juventus – o dal fischietto o dall’infermeria – aveva qualche vantaggio in partenza; ha vinto un mondiale giocando veramente male, e anche lì con qualche svista a proprio favore.
Chi deve pagargli lo stipendio sa bene queste cose.
Per il resto una gavetta non entusiasmante – forse a Napoli, qualche sprazzo di bel calcio – e tanta casualità.
Gli allenatori bravi hanno sempre qualcosa da dire, hanno sempre un’idea, anche quando allenano pizza e fichi.
Stiamo rischiando di fare una puntata con gli spezzoni delle puntate precedenti, un bottle episode, ma invito chi non l’avesse fatto a leggere le cazzate che Lippi ha detto prima e durante l’ultimo campionato del mondo nella guida al mondiale sudafricano [qui, per gli interessati].

G – A suo modo arriviamo da chi un’idea ce l’ha, ma a questo punto penso non abbia tutti i giocatori per metterla in atto: Luis Enrique. Al Gianluca allenatore: diagnosi di una squadra che fa molto possesso palla, segna solo o dai 30 metri o dall’area del portiere e in mezzo non tira quasi mai. In più il pressing che si sgonfia dopo il 15esimo minuto di gioco.
S – Il Gianluca allenatore capisce tantissimo Luis Enrique.
Spesso le squadre con giocatori troppo tecnici, quando provano a far leva sui propri pregi ne finiscono vittime.
In attacco c’è un problema, è evidente. Non si prendono mai responsabilità, non si cerca mai il tiro.
E’ una faccenda difficile da far comprendere ai tifosi.
Luis Enrique ha insegnato alla Roma a non buttare mai via il pallone, a difendersi con il possesso palla, ha tenere la palla bassa e a non disdegnare il passaggio arretrato. Questo – bello – concede però sempre una alternativa ai giocatori che, se non non sono sicuri di poter effettuare un buon tiro, ricominciano.
Ripeto: un problema di mentalità, di assunzione di responsabilità, e per queste cose ci vuole tempo, più che un allenatore diverso.

Il difficoltà maggiore che individuo da allenatore – e la chiudo subito perchè sarei noioso – è quella dei centrali difensivi.
Tolta la faccenda dei gol su calcio piazzato – è disattenzione, l’allenatore ci fa poco -, il problema vero è nella bontà dei piedi di chi difende quando non difende.
Il modo di Luis Enrique invita – in fase di possesso palla – i centrali difensivi ad allargarsi sulle fasce e a comporre una difesa a tre con un centrocampista che arretra sulla loro linea. Questi due difensori giocano la palla avanti, indietro, verso il centro e lungo la linea del fallo laterale: sono due difensori centrali che hanno bisogno dei piedi di un centrocampista. E anche di un centrocampista bravo…
La Roma non ha questi due difensori centrali.
Per questo motivo, De Rossi che finisce difensore, al posto di Juan, contro la Fiorentina, fa fare bruttissima figura a tutti i centrali schierati quest’anno.
Se ci fossero due difensori con i piedi buoni, più che bravi a saltare di testa o entrare in scivolata, la Roma avrebbe molti, molti più punti.
Cassetti, Heinze e Juan in tribuna a turno, Kjaer non convincente. Queste esclusioni fanno storcere la bocca a tifosi e giornalisti che non sanno fare dieci palleggi.
Luis Enrique, invece, la storce dalla fine del calciomercato, cioè da quando li spedisce in rotazione sugli spalti, perché nessuno di loro gli offre garanzie.

G – Un po’ alla Mourinho. Almeno, differentemente dal passato, a Roma la tempistica è chiara. Di Benedetto parla di tre anni per il ritorno in Champions league, e mi sembra una cosa onesta. Non sono tutti come De Laurentiis che parla di biscotti
S – Io non sono un romanista e ho poche volte apprezzato la Roma.
Questo presidente, però, sta mostrando uno stile non indifferente.
Tre anni sono troppi, è evidente. E’ cauto ma anche furbo.
Se girano ancora di più la chiave e insistono su Luis Enrique, perchè deve rimanere quell’approccio tecnico alle partite, la Roma farà un girone di ritorno diverso. Non è fuori dalla lotta per la Champions league anche quest’anno.

De Laurentiis è come i film che produce.
Uno che sostiene di aver decisamente migliorato il lavoro dello zio Dino…

G – Famiglia di cinema, del resto, in cui vive la comicità e il genio della cultura sportiva italiana: Walter ‘Chicco’ Mazzarri. Col Villareal s’è fatto espellere apposta.
S – Sì. l’ha fatto apposta…
Non so se nelle classifiche di fine anno del blog ci sono anche i film. Immagino di sì.
Una menzione a Villareal – Napoli.
L’interpretazione di Mazzarri è com quella di Pacino in Serpico, per rimanere in ambito De Laurentiis.

Seriamente: Mazzarri è antipatico e noi tifosi, spettatori, amanti del calcio non siamo delle testine di cazzo.
Mazzarri ha rosicato perchè stava uscendo dalla Champions e ha fatto un gesto brutto.
Un giocatore del Villareal – per chi non l’ha visto – recuperava il pallone per effettuare una rimessa con le mani, correttamente assegnata dall’arbitro, e il mister Mazzarri lo ha spinto deliberatamente contro la panchina.
Se – come dice – lo ha fatto appositamente, è uno stronzo.
Se, invece, lo ha fatto preso dalla foga del momento, lo scusiamo. Ma deve ammetterlo.
In ogni caso non deve passare il messaggio che, in ambito sportivo, il fine giustifica i mezzi. Altrimenti sarebbe corretto simulare.
Quindi, se anche fosse stato per dare una scossa alla squadra, è un gesto brutto e la finalità non lo giustifica, anzi lo aggrava.
Spero vivamente lo squalifichino, per non avallare l’idiozia di certi personaggi come lui, come Walter ‘Chicco’ Mazzarri.

G – Ðel resto il calcio è un gioco delle parti e da diversi anni va di moda essere antipatici e permalosi. Metti Spalletti (a proposito auguri per gli ottavi con lo Zenit), che farfuglia dopo tre anni di essere stato scomodo a Roma, vittima degli ‘impallinatori’. Sarà un caso che persone perbene come Guardiola, a loro stesso dire, hanno avuto come modelli altre persone perbene, come ad esempio Ventura (e aggiungo grandi tattici)?
S – L’antipatia degli ultimi tempi fa parte di quelle regali di Mourinho al nostro calcio [di nuovo un ritaglio di un vecchio post].
Io sono sempre convinto che vincere con stile abbia un altro sapore e che le persone educate, a parità di risultati, vincono di più.
Se nessun giornalista, nessuno sportivo, nessun tifoso ha l’onestà intellettuale di criticare le sconvenienze di chi supporta, difficilmente cambierà questo trend.
Tornando a Guardiola e Mou, il loro divero stile è applicato nella preparazione di el Clasico.
Mou li fa allenare, Guardiola li manda a casa a non pensarci.
Io tifo Barcelona, e Ventura è un gran signore.

G – Chiosa finale con provocazione: il miglior giocatore in Italia, a livello di crescita, impatto e tecnica, è Jovetic. Io detesto Salvatore Bagni, ma giustamente l’ha definito il secondo miglior ’89 del mondo.
S – Sono d’accordo.
Sono d’accordo anche con l’odontoiatra di Bagni: Salvatore deve farsi vedere più spesso agli appuntamenti, perchè con quello che guadagna non può andare in televisione con quei denti.


Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

So che qualcuno aspettava la foto di una figlia del calcio.
Ennesimo cambiamento di programma.
L’immagine che vedete è un sondaggio presentato sulle pagine della Gazzetta dello Sport online.
Nel mondo del calcio sono tutti eterosessuali, si sa. E’ l’unico ambiente lavorativo gay-free.
La Rosea – testata dai colori decisamente virili – chiede ai lettori di rispondere in totale libertà se sia davvero il caso di fare finalmente outing.

GiorgioP – Possibile che questo, come lo scorso campionato, non abbia un dominatore? E’ un ciapanò continuo, si passa metà della stagione a dire “magari il Napoli, magari l’Udinese”. Poi arriva Ibra e questi campionati qui li vince da solo, e pure svogliatamente.
Anche Galliani ha realizzato che Allegri non vale tantissimo come tecnico. Tolto Ibra, il Milan sta peggio dell’Inter, vero?
Schachner – Hai presente quei luoghi comuni tipo “il batterista bravo vale mezzo gruppo”?
Aggiungerei anche “Ibra vale mezzo scudetto”. Non lo sopporto come uomo, non lo reggo tatticamente, è fortissimo.
Il luogo comune in fondo è una maniera sbrigativa e rapida per esprimere un concetto più lungo ed elaborato.
Quindi, forse, lo svedesone sarebbe decisivo in diverse squadre: è ancora il peso che sposta la sbilancia.
La tua è una provocazione. rilancio: con lui in campo, lo vincerebbe anche l’Udinese.

G – E aggiungo “con 15 punti di distacco”. Parliamo di Udinese – Roma. Nelle formazioni annunciate, Floro Flores. Io storco la bocca e penso “Luis Enrique gliela sta mettendo in bocca e lui non é scemo che la sputa”. E infatti. Centrocampo a cinque e il solo Di Natale davanti. Quanto manca a Luis Enrique capire, più che il campionato, gli allenatori avversari?
S – Effettivamente hai ragione sul tecnico spagnolo.
Mi pare che la forza di Luis Enrique – cioè quella sua cantilena “noi facciamo una proposta” – sia anche la sua debolezza.
Lui crede in un principio e si attiene a quello. E’ tatticamente poco duttile, fa difficoltà ad adattarsi all’avversario e anche a leggerne le debolezze.
Sportivamente il suo sarebbe l’approccio corretto, e  a me questo piace, perchè apprezzo la letteratura calcistica e gli ideali in genere.
Poi in italia conta la pagnotta in fondo allo stomaco e quindi con gli ideali e le proposte si rischiano solo tante brutte figure.
Quella di Udine è stata finora, forse, la peggior partita in campionato della Roma, perchè ha giocato male l’allenatore e hanno giocato male i calciatori.
Guidolin invece allena in provincia e quindi può difendere anche con tutta la Venezia Giulia nella propria metà campo senza che qualcuno si lamenti, e quindi rischiare di giocarla male.
Il tecnino dell’Udinese stato abile ancora prima di scendere in campo, nella conferenza stampa della partita. Ha preso la parola, raccontato l’aneddoto dei tifosi che, ormai abituati agli ottimi risultati, si lamentavano civilmente delle ultime deludenti prestazioni.
Puzza di fregnaccia, unita al recente “io non credo di essere capace di tenere la mia squadra in quelle posizioni per tutto l’anno”.

G – Sì, poi dice anche – Guidolin – che cercarono di prendere Pjanic e Bojan. Per fare 40 punti… Ho l’impressione che lui non regga la pressione, e ultimamente ancora meno (si é sentito male sul 2 – 0 al trentesimo del primo tempo, in superiorità numerica contro la Fiorentina, dicendo di non riuscire a reggere la tensione). Gli do un’altra stagione, se va avanti così e se va avanti così la serie A, poi Pozzo proverà a vincere qualcosa.
S – Guidolin è un bravo allenatore, perfetto per l’Italia e anche secondo me, con importanti obiettivi dichiarati,ogni tanto perde la bussola.
Fa quindi bene a mostrarsi perdente.
Sono certo che tu abbia fatto almeno qualche volta il gioco di pensare alle potenziali formazioni di società minori se non avessero venduto i migliori giocatori alle squadre di vertice.
Se lo applichiamo all’Udinese, ho l’impressione che non abbiano mai sbagliato, che non abbiano mai venduto davvero dei campioni e che non abbiano davvero rinunciato a vincere, con le possibilità economiche che hanno.
E’ un fatto che con un bacino di tifosi un po’ più ampio, rischierebbero di vincere sempre.
E’ probabile che se dovessero centrare un paio di qualificazioni di fila alla Champions League, riuscirebbero a prendere giocatori importanti, a convincere qualcuno a rimanere più volentieri, e alla fine farebbero un salto di qualità sostanziale.
Mi piacerebbe vederla vincere qualcosa. Magari già quest’anno.

G – Lì l’hanno capita tutti: Di Natale preferisce divertirsi, rispetto a una prospettiva di dieci partite l’anno in una grande squadra, altri come Isla hanno preferito diventare il faro vero della squadra, altri ancora come Basta e Armero li vedo con la valigia in mano. Dai che Moratti ci ricasca un’altra volta (anche se per me Basta é da squadra grossa) e li prende tutti.
S – Ho questa impressione: i giocatori che lasciano l’Udinese si trascinano un anno, ancora inebriati dal ricordo dei profumo del frico, e poi ritornano al loro reale valore, lasciando in tasca a Gino Pozzo mancette miliardarie.
Marcio Amoroso, Felipe, Appiah, Bachini, Candreva, D’agostino, Kroldrup, Jankulovsky, Gyan, Marco Motta, Quagliarella, Muntari.
Solo alcuni dei giocatori che si sono persi dopo Udine, portando nel bilancio dei friulani quattrini sonanti.
Non te le ripasso, ma sono cifre da capogiro: solo Quagliarella, Gyan e Muntari fanno 36 milioni di euro.
Moratti ci casca sempre, è uno dei preferiti di Pozzo.
Gino gli ha sempre portato a Milano scatoloni pieni di mattoni. E’ riuscito a vendergli Antonio Manicone. Non ho altro da dire.

G – Eppure questo é l’anno dei Manicone e dei Bertolazzi. Ne servirebbe uno all’Inter, uno alla Fiorentina (insieme a tante altre cose), uno al Napoli (del Napoli però parliamo dopo). In campo non si ragiona più, tante ripartenze e sembra che il sacrificato sia il regista, a vantaggio di un mediano di rottura e di una mezzapunta.
S – Un giocatore così serve sempre, sono un nostalgico. Poi lui – Manicone – è un fedelissimo di Zeman, già da Licata.
Non dimentichiamo che il gioco in contropiede è tipicamente italiano, e che “ripartenza” è la versione wireless di “tutti dietro dentro l’area di rigore e appena recuperiamo palla, proviamo il contrattacco”. Torniamo ad un discorso già fatto: è più facile riuscire a vincere lasciando la palla agi avversari e attendere gli errori, piuttosto che rischiare tenendola tra i piedi e applicando movimenti studiati in allenamento.

G – Ti servo un assist. Forse fa poco folclore ma nessuno immaginava che la sorpresa ad alti livelli fosse Sannino. Uno che zitto zitto, tomo tomo, cacchio cacchio sta lanciando anche Bolzoni.
S – Beh, uno che in 12-13 anni ottiene 5 promozioni e un playoff in serie B, si presenta con un certo curriculum.
Anche qui ripeto: se al corso del patentino di allenatore di prima categoria ti chiamano ‘maestro’, c’è un motivo.
Contro il Siena ormai non se la porta nessuno da casa.
Farei notare anche che non gli stando dando la vetrina che meriterebbe dopo tutta quella gavetta.
Sai che ho una passione per lui, è il taglio di capelli.
Bolzoni sta guadagnando qualche presenza, spesso in nazionale under 21. E ha fatto tutte le giovanili con Manicone come allenatore…

G – A proposito: segna Castaignos contro il Siena. L’Inter é ancora in corsa per lo scudetto?
S – Lui gli ha tolto le castagnois dal fuoco.
Questa battuta è bella perchè sicuramente originale.
Se l’Inter quest’anno vuole vincere qualcosa, c’è il torneo di calciotto al Bettini, a Cinecittà.
In palio antenne paraboliche e gli spogliatoi sono puliti.

G – E Ranieri (al quale, per un motivo o per un altro, non riesco a volere male) si trasforma in ‘er fettina’ e dice finalmente “Moratti farà lo sforzo di comprare a gennaio”. Tradotto “Massimi’, ricordate dell’amici, ricordati de chi t’ha voluto bene e ha firmato per sto scempio per due anni”.
S – “Ce voi pure la scorza de limone?”.
Il prime dell’Inter è passato, Ranieri lo sapeva.
Lui ha accettato ma credo che il ruolo di allenatore dell’Inter sia definitivamente tramutato in capro espiatorio.
E secondo me, sta anche ritornando la maledizione del terzino sinistro.

G – E qui subentra il doppio, anzi triplo acquisto di Basta, Armero e Pasqual. Hai visto mai…
Senti, ma il Manchester City deve per forza giocare così male? E soprattutto, cosa ti dice il cervello se tieni in panchina Aguero, Nasri e Johnson?
S – Stanno tornando ai fasti Tramezzani, alla Pinetina.
Con i soldi che spenderebbero per Basta, Pozzo prenderebbe una squadra intera in Francia…
Devi credermi, ero convinto il City avrebbe triturato il Napoli. In campionato la squadra inglese va, e va forte.
Secondo me l’hanno presa sotto gamba tutti, compreso Mancini quando ha deciso la formazione. Il Napoli non gli è superiore e andare avanti farà perdere ai partenopei terreno in campionato. Poi manca una partita e aspetterei comunque a festeggiare.
A me farebbe piacere vederli passare, perchè l’ipotesi di ascoltare Mazzarri dire “Sì, Messi ne ha fatti 6 però siamo stati superiori. E se non fosse stato per quel caciucco mangiato ieri, colpa della cuoca, il risultato non sarebbe stato così pesante” è allettante.

G – “Ma sai, veniamo da 4 partite di fila. Solo chi gioca sa che vuol dire”. E il suo presidente “stasera per me abbiamo vinto 4 a 3″. Vi prego non fateli finire mai, sennò chiudiamo la rubrica. Parlando di Barcellona, Mazzarri ancora recrimina per la rovesciata annullata a Cavani. Fu un risultato sul filo quello, no?
S – Aurelio e Walter sono la linfa di questa rubrica.
Da quel precampionato contro il Barcellona, hanno definitivamente fatto breccia nei nostri cuori.
Porta Pia, in confronto a quella amichevole, “è una cagatina di mosca”.
Rincaro sul duo Aurelio e Walter.
Napoli – Lazio 0-0. Il mister: “Per me si è vinto 4-0″.
Un visionario, un sognatore, un poeta.

G – Senti, chiusura in grande stile. Riepilogando: Baldini sembra colto dal “ma anche” Veltroniano, Luis Enrique dice che “la Roma con l’Udinese meritava il pareggio” (neanche Mazzarri nostro), Sabatini si incazza come una bestia (unico), la squadra per una buona metà pare abbia già scaricato l’allenatore.
Poi magari vince a Firenze e l’ottovolante della lotta scudetto riparte.
Posso dire che, per una volta, il problema è mettersi d’accordo e non le radio, i tifosi…?
S – Puoi dirlo.
C’è qualche problemino d’unità d’intenti. Sembravano tutti rivolti ad oriente, invece…
Al volo: Baldini sembra davvero un politico nel pallone (e scusa la doppia valenza), Luis Enrique inizia a cercare letture personali alle sconfitte, Sabatini ha cominciato a fumare le Ms, i giocatori litigano ma poi vanno a cena fuori per chiarire i diverbi.
Alla fine della fiera, ci guadagna solo il pizzettaro dove vanno ogni volta per far pace.
Pare, tra l’altro, che il ristorante si chiami ‘Da Walterino er livornese’.

G – Ultima domanda, l’unica tecnica di oggi. Hai studiato, hai i ritagli e nessuno meglio di te può rispondere: tutti questi infortuni ai flessori, da che dipendono?
Walterino er livornese avrebbe detto “eh, facile vincere così eh, se Kjaer non si fermava, l’azione dopo era goal per noi”
S – Solitamente con uno scatto improvviso e con muscolatura stanca, quadricipite e flessori sono i primi a saltare perchè l’esplosione del movimenti, nel calcio, è concentrata tutta su quella parte di gamba Kjaer non ha novanta minuti in quei muscoli, perchè gioca poco e manca di abitudine a rimanere tonico fino al triplice fischio. Quindi uno scatto improvviso, con cambio di direzione come quello nel finale di Udine, con muscolatura stanca, è molto rischioso.
Walterino se la sarebbe presa con Di natale perchè ha fatto uno scatto troppo veloce o perchè non ha buttato fuori la palla mentre Kjaer zoppicava.


Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Avremmo voluto accogliervi nuovamente con la foto di una figlia del calcio, esattamente come la scorsa settimana vi abbiamo proposto Claudia Ranieri. Eravamo indirizzati verso l’erede di Maurizio Zamparini, Greta. Purtroppo siamo incappati in questa istantanea e quindi costretti a rinunciare. Riprenderemo il prossimo lunedì.

GiorgioP – Io inizierei parlando di una cosa che mi dicesti quest’estate: torti arbitrali o meno, questo campionato é al livello della Ligue 1. Secondo me non é tanto un problema di valori tecnici, ma dei “danni” lasciati da Mourinho come impostazione
Schachner – Per una volta rispondo con una domanda: quali sono i danni lasciati da Mou?

G – Esempio. Vedo Reja che si é innamorato dell’idea di sacrificare un attaccante per fare l’ala. Almeno metà delle squadre del campionato mirano a difendere bassi e ripartire con due passaggi. Ormai chi gioca con un proposito offensivo o di controllo del gioco si conta sulle dita di una mano. No?
S – Sì, hai ragione. E’ che Mourinho ha fatto talmente tanti danni al calcio italiano per vincere una cazzo di Champions League…
Anche il Vicenza ha quasi vinto una coppa europea ma non ha fatto lo stesso casino.
Effettivamente lui ha dimostrato di poter convincere gli attaccanti a difendere, per poi ripartire con giocatori capaci di far gol e non con dei semplici recupera palloni.
Io sono convinto che si debba attaccare e difendere con dieci giocatori in ogni parte del campo, quindi un po’ gli dò merito.
E’ anche vero che quel suo modo è essenzialmente brutto e noioso, che ci sono tante squadre che continuano a giocare imponendo il possesso palla – quest’anno Milan, Roma, Juventus – e che vincere tenendo sempre il pallone tra i piedi dà una soddisfazione diversa dallo stare tutti nella propria metà campo ad aspettare che gli altri sbaglino.
E’ una maniera per vincere, siamo onesti. Ma se si può vincere anche in un altro modo, sarebbe il caso di provarlo.
Fiorentina-Milan, 0-0. Più divertente di qualsiasi vittoria dell’Inter mourinhana.

G – Condivido. Anche se parlando di quella partita non si può non tirare dentro l’arbitro. Noi non lo faremo perché non ci piacciono le polemiche. Detto questo, vedo Delio Rossi in quella che, forse, é l’impresa più difficile finora. Con giocatori infortunati, svogliati, a fine contratto o a fine carriera, riesce a mettere in campo un undici con voglia di giocare?
S – E’ una bella sfida anche secondo me. Lui non ha mai fatto male, da nessuna parte, quindi riuscirà a dare un’impronta di gioco come ha dimostrato saper fare. Un tempo avrei detto Firenze una piazza esigente. Forse i tifosi hanno compreso il nuovo corso e si accontenteranno di vedere belle partite.
Anche perchè la lotta è molto più agguerrita del recente passato, e la fascia di valore della Fiorentina ora include altre squadre, oltre ai soliti Genoa e al Palermo.

G – Il Palermo é un mistero invece. A me sembra sempre giochi in maniera discreta, cerca sempre di fare la partita. In casa andamento da scudetto. Fuori casa 0 punti e un goal. Ho l’idea che alla fine avere un assetto dentro e uno fuori non paghi più di tanto.
S – Effettivamente l’approccio in casa diverso da quello in trasferta è una scelta anni ’80.
Non ce ne vogliano i tifosi rosanero, ma nonostante il pensiero del presidentissimo Emmezeta, questo Palermo è il più scarso mai visto in serie A durante la sua gestione.
Proprio per questo credo che – “tutti dietro” o “tutti avanti” – ne prenderà, quest’anno…
Stupisce quasi la mancanza di impeto suicida di Zamparini e quindi il mancato esonero di Mangia dopo una di queste sconfitte rotonde.

G – Però Silvestre, Ilicic, Hernandez, Pinilla (e per me anche Acquah) potrebbero recitare una parte chi più chi meno rilevante in una squadra di vertice, no? Non voglio dare ragione a Zamparini eh, sia mai…
S – Personalmente su Silvestre scommetterei immediatamente, sugli altri ho forti dubbi.
Secondo me i giocatori di livello portano a casa prestazioni maiuscole tutto l’anno, anche in piccole squadre. Poi perdono, vincono, non importa.
Questi giocatori, nel Palermo, alternano molto il loro rendimento tra gare eccellenti e partite anonime. Sia ben chiaro: sono dei buoni giocatori ma non mi hanno convinto pienamente.

G – Mi spieghi invece un arcano? La Juventus sta giocando con almeno tre titolari discussi – a questo punto da chi? – fino all’ultima giornata di mercato: Bonucci, Matri e Marchisio (a tanto così da uno scambio per Vucinic). A novembre gioca col 4-2-3-1 invece del 4-2-4. L’elasticità é un pregio e comunque sta giocando un bel calcio, ma Marotta e Conte quest’estate si sono parlati?
S – Praticamente hai risposto da solo in sarcasmo.
Le interviste estive di Conte spesso facevano pensare ad una mancanza di comunicazione con la dirigenza o addirittura ad una impossibilità di realizzare sul mercato i desideri del mister.
Per ora potremmo attestare che Marotta, come dirigente di una grande squadra, ha obiettivamente fallito – è molto più facile tirar fuori sorprese comprando manciate di giocatori per spiccioli, piuttosto che trovare a colpo sicuro il campione e pagarlo il giusto – e che Conte ha la capacità di mettere da parte orgogli personali – come Matri in panchina o Bonucci in Russia – di fronte al bene della propria squadra.
Uno a zero per l’ex uomo da riporto. Ora dice che sono i suoi.

G – Finora (e sia messo agli atti che lo scrive un romanista, che per la Juve dovrebbe sperare solo il male) la sorpresa vera del campionato. Senti, noi ce lo diciamo da due settimane, il Real con Gago ha fatto la stessa stronzata di Cambiasso? Miglior centrocampista del campionato finora. Almeno per me.
S – Lo diciamo da tempo e lo ribadisco: veramente un grande giocatore e forse il Real s’è sbagliato come fece con l’altro argentino.
Bisognerà capire se lo lasceranno andare via da Madrid definitivamente. Trovo che l’operazione in sè – prestito per 500 mila euro – sia di un valore incalcolabile, contando quanto costa, ad esempio, il prestito di Zarate all’Inter.
La nota positiva di Gago si armonizza con Pianjic, che conferma le attese, e De rossi, tornato ai livelli a cui aveva abituato ad inizio carriera. In sostanza Gago si inserisce in un centrocampo fresco, tecnico, padrone del possesso palla e soprattutto giovane.

G – C’é il riscatto a sei milioni, dovremmo essere tranquilli. Rassicurami tu, che hai studiato: Burdisso torna bellissimo, forte e bandito come prima, vero?
S – Burdisso ha un anno meno di me. io quell’infortunio l’ho avuto ad entrambe le ginocchia. Una volta sono tornato più bello di prima, la seconda ho cominciato ad allenare.
Anzi, tra un po’ devo fare un’altra operazione. Se vuoi venire a trovarmi….

G – Posso dire una cosa impopolare? Bologna – Cesena, mi sono divertito. Pioli ha messo in mostra quello che potrebbe fare con giocatori che non hanno due piedi sinistri. Bel gioco, cambi di attaccanti per attaccanti. Alla fine, nonostante un esonero, quello dei rossoblu é un campionato sopra le aspettative.
S – Anche a me Pioli piace, e mi sarebbe piaciuto vederlo alla Roma, con questa rosa.
Già dalla scorsa stagione non riesco ad inquadrare il Bologna. E ancora non ne sono in grado.
Tornando a Pioli, Zamparini è un imbecille – il blog è tuo, paghi tu le querele perse – e con Pioli in panchina il Palermo avrebbe fatto bene. Esonerato dopo due pareggi contro una squadra – il Thun – che non era assolutamente debole.
Il Bologna guadagna tantissimo con lui e, in cuor suo, Pioli sta facendo un campionato testa a testa con il Palermo.
Non gioca per salvare i rossoblu ma per far più punti di Zamparini, andargli sotto casa e scrivere con lo spray sulla fiancata delle macchina “coglione”.
Propongo una giocata alla Snai: testa a testa “Palermo vs Bologna”, scommettiamo sul Bologna.
Magari lo giochiamo a gennaio, se non vendono Ramirez.

G – A me il rinnovo contrattuale di Ramirez puzza tantissimo di “firma e ti vendiamo, tanto di soldi ce ne danno”. Che peccato. Spero vada davvero all’Arsenal.
Senti, io ce l’ho al fantacalcio e sono ultimo in classifica, perché Pazzini non segna più?
S – Risposta breve: perchè l’Inter questa stagione ha deciso di provare a far di tutto per non vincere nulla.
La metafora del fornello.
Come ho detto tante volte, la rosa è bollita e solo un allenatore fresco può trovare un modo di adattare quella carne, magari facendoci un buon arrosto. Invece si ostinano a volere fare ancora brodo ma quella carne lì non è più saporita. E in più, come cuoco, hanno deciso di dar via Gasperini/Ramsey e prendere Parodi/Ranieri.
Pazzini, che stimo tantissimo, si batte come un leone ma non arrivano proprio palloni giocabili. I centrocampisti sono i suoi compagni più usurati. Cambiasso, Motta, Stankovic sono all’ultima chiamata; Sneijder gioca una gara al mese; Alvarez e Coutinho non sono ancora dei calciatori adatti a squadre con ambizioni importanti.

G – Chiusura con il nostro amico Walter. Sabato ha detto di aver vinto quattro a zero e che lui degli arbitri non parla.
S – La nostra antipatia nei suoi confronti è talmente ingombrante che gode di vita di propria, fa il giro dall’altro lato e alla fine diventa simpatia.
Ricordi i libri da mille lire? Dovremmo farne fare uno dal titolo “101 scuse per la scuola” di Walter Mazzarri.
Gli chiediamo di scrivere centouno cazzate per giustificarsi dal non aver fatto i compiti.
Secondo me, in questo era un maestro già alle elementari.
La Lazio sabato è andata lì per pareggiare e ha pareggiato. Se c’è qualcuno che ha vinto, è quel volpone di Reja.
Mazzarri vive in un mondo suo, ricreato ad hoc dal suo essere un puzzarolo, come diciamo a Roma.


Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

E’ ormai chiaro l’intento di questa rubrica: cercare di farsi notare dalla redazione di Ieri, Moggi e domani e andar lì come ospiti, insieme a Big Luciano, al secondino De Santis e all’andreottiano Pippo Franco.
Per quanto riguarda la foto, non c’è nessun motivo: volevamo solo farvi vedere la figlia di Claudio Ranieri, Claudia.

GiorgioP – Marotta, tra una riga e l’altra, ha fatto capire che il Napoli non ha voluto giocare apposta, che si poteva e che erano stanchi dopo il Bayern. Mazzarri ha talmente tante risposte da dare per fare la vittima che 14 giorni di pausa campionato non bastano.
Schachner – Posto che quando si parla di società di calcio, il più pulito ha la leptospirosi, in questo caso la Juventus non è stata proprio presa in considerazione. Le autorità locali hanno deciso di comune accordo con i dirigenti partenopei, e la Juventus in albergo ad aspettare notizie. Il Napoli ha preferito riposare, fine della giostra.
Mazzarri è sempre più antipatico, De Laurentiis fa film di merda, il Napoli non passerà il turno in Champions ma sarà colpa del diavolo.

G – Tra le partite che si sono giocate, il Palermo porta via la quinta vittoria in casa su cinque partite. Ragionandoci: Mangia è un esordiente, da una parte ascolta Zamparini e stravolge la tattica in cui crede per mettere in campo Zahavi, dall’altra dedica la vittoria al dimissionario diesse Sogliano; tiene 7 partite in panchina Ilicic perchè si allena male, e quando lo rimette in campo sembra Stankovic dei bei tempi. Per essere tutte botte di culo sembrano tante, no? Sembra poter durare più di sei mesi a Palermo (in una squadra che per me ha almeno sei giocatori da big).
S – So che queste sono cose veramente da nerd del pallone, però spero tu mi conceda qualche bonus.
Per lo stesso motivo per cui ti raccontavo che a Coverciano chiamavano Sannino ‘maestro’, ti dico che Mangia è un allenatore in gamba e si sa da tanto tempo, che di Zahavi te l’avevo detto, e che il mister rosanero prende duemila euro al mese, quindi Zamparini se lo terrà il più possibile. Come detto durante la guida, il Palermo lotterà per obiettivi inimmaginabili.
I giocatori ci sono sempre stati, non sono mai mancati a Palermo. Gli faccio un augurio, perchè avere quel presidente lì non deve essere divertente.

G – Posso dirlo? A un certo punto uno vede il bello anche nel piccolo. Gli emergenti (allenatori, giocatori, squadre) sono la novità piú accattivante del campionato. Io, per dire, avrei puntato molto sul Cesena visti gli innesti e le non partenze (Parolo su tutti). Ficcadenti era il Mou del culatello. Andato via lui, persa la bussola?
S – Ficcadenti è un allenatore che non decifro. Il suo Cesena, a mio parere, non ha impressionato così come ci hanno fatto credere e affrontò tutte le big all’inizio, cosa che sappiamo essere sempre un vantaggio per le provinciali.
Se guardiamo le statistiche tecniche della serie A, il Cesena di Giampaolo era sempre tra le prime, insieme a Juventus, Milan, Roma e Lazio. Gli è mancata incisività davanti e, obiettivamente, non l’avrà mai perchè non ha una prima punta.
Spero con tutto il cuore si salvi, ma a gennaio gli consiglierei di prendere un attaccante da sportellate e che ogni tanto la butti dentro.

G – … che ad occhio non ce ne sono, a meno non scongelino Corradi.
Invece senti un po’: parlando degli emergenti di cui sopra, Ramirez è già pronto per il salto in una grandissima (non italiana) alla Sanchez vero? Fisico, dribbling, tiro visione. Io lo vedo con la maglietta dell’Arsenal
S – A Cesena quasi direi Toni.
Ramirez è davvero forte. E’ da grande squadra. Forse da Arsenal, anche se i sudamericani lì non hanno mai avuto tanta fortuna.
Secondo me c’è da aspettare – su di lui – qualche sorpresa dall’Italia.

G – Altre bellissime prese all’Atalanta: Schelotto (che mi ricorda Jonas, solo dall’altra parte), Moralez e l’usato sicuro di Denis. La dimostrazione che non devi spendere in doppia cifra per avere quantità e qualità, no?
S – Ecco, secondo me hai nominato tutti giocatori forti, di base. Si sa che sono bravi ma bisogna avere spazio nell’undici per rischiarli e metterli in mostra. Marino, deus ex machina dell’Atalanta, aveva portato Denis al Napoli, e gli ha dato fiducia anche a Bergamo. Sapeva il suo valore, Denis non aveva potuto mostrarlo in pieno, ora ne ha possibilità. Uno dei vantaggi delle piccole squadre è poter concedere una seconda occasione.
Schelotto si sta per guadagnare una convocazione in azzurro, per inciso.

G – Parli di convocazioni, me la tiri fuori.
Spiega un po’: come può un chierichetto come Prandelli convocare – alla faccia del codice morale – Montolivo dopo le risate nel minuto di silenzio, aspettare dichiaratamente Rossi e soprattutto non convocare Di Natale?
Faccio i conti io per l’Europeo: Matri, Balotelli, Gilardino, Giovinco, Osvaldo. Ad oggi uno tra Totti e Di Natale andrebbe (considerando che Giovinco in nazionale non mi ha impressionato).
S – Prandelli ha già dimostrato di concedere bonus a chi reputa importante (Cassano e Balotelli, ad esempio). Montolivo si aggiunge a questa breve lista. Di natale – mi spiace – ma non è un giocatore da grandi palcoscenici e lo ha dimostrato. Va nel pallone più totale quando la posta diventa alta e, secondo me, non convocarlo non è una decisione così peregrina, considerata l’età e il desiderio di rinnovamento. Totti ormai è anagraficamente fuori dal progetto e non ho neanche idea di dove potrebbe giocare in questa nazionale (senza contare anche lui fa fatica a reggere pressioni importanti).
Giovinco non piace neanche a me, ma se continua così è impossibile non portarlo. In più è l’unico che un pochino potrebbe sostituire Cassano e Rossi, come struttura e idee, nel caso uno dei due – o entrambi – non dovesse recuperare per maggio.
Gilardino se continua così è impossibile portarlo.
Balotelli sarebbe bello non portarlo mai.
Non farei fuori a priori Pazzini, che ha grande capacità di lotta, e Borriello, che potrebbe sfruttare la seconda parte della stagione, magari andando via da Roma e da tutte quelle panchine.

G – Tanto non la strusceremo mai. Facciamo un po’ di fanta-qualcosa: giugno 2012, sul mercato degli allenatori ci saranno Prandelli, Spalletti, Capello e Zeman. Azzardo: Inter, Milan, Nazionale e Napoli.
S – Può darsi, chi lo sa. Faccio il bastian contrario.
Forse Zeman di nuovo a Napoli è troppo per lui, troppo per Aurelio. Mi sa che a Pescara può rimanere a insegnare calcio senza che gli rompano troppo i coglioni.
Allegri non ha rinnovato ma solo ritoccato l’ingaggio. Non so dove potrebbe andare, per lasciare spazio a spalletti.
Prandelli sta facendo bene con la nazionale. L’inter è una destinazione ma, ora come ora, anche un salto nel vuoto.
Capello in pensione, ha fatto il suo tempo.

G – Questione di metri di giudizio, fosse applicato a tutti: se Muriel ieri viene espulso e quel metro viene applicato sempre, ad occhio in quanti si finisce in campo?
S – E’ sempre un casino parlare di queste cose.
Per come la penso io sullo sport, se mandi a fare in culo l’arbitro devi sempre essere ammonito.
Non dovrebbe fare differenza se lo fanno Del piero e Totti: è una regola e quindi non si può fare.
Lo scandalo succede quando gli arbitri si girano, facendo passare constantemente il messaggio sbagliato.

G – Per me infatti la regola – cioè il giallo – é quello che é successo ieri.
Due provocazioni per chiudere: con Pjanic la Lazio vinceva lo scudetto.
S – Se esce dall’Europa Leaguem può vincerlo lo stesso.
E allora sarà: la Lazio, senza Zarate, può addirittura vincere lo scudetto?

G – Se Sculli continua ad essere l’asso di bastoni (e c’é sempre Kozac dietro), lo rischia davvero. E aggiungo: se Barreto torna quello dei tempi belli, fosse che fosse che l’Udinese… Pare stiano aspettando lui, mentre alla lista dei grossi giocatori aggiungiamo Basta e Asamoah.
S – I tifosi della Lazio non apprezzano molto nè Sculli nè Kozak. Il primo è definito nè carne nè pesce, il secondo un giocatore da serie B a cui preferire sempre qualcunaltro.
Asamoah fenomeno da sempre, Basta grande sorpresa.
La lazio a me piace sempre, mi piace anche Lotito. E’ un ciarlatano ma le imbrocca tutte, non sbaglia mai. E poi legge Orazio (quello di Clarabella).
Anche l’Udinese mi piace sempre, e quest’anno fa paura a tutti quanti.
La corsa allo scudetto non è mai stata così ampia come quest’anno.

G – Magari Ranieri riapre tutti i giochi. L’ho visto mercoledì contro il Lille e sembrava un Batman tristissimo in attesa di uno scherzone del Joker.
Povero Claudio. Non ha neanche Robin, ha Branca che neanche legge i registri Uefa.
S – Farà fatica ad arrivare in Europa, questa Inter.
E’ uno spettacolo vedere ranieri negare l’innegabile.
Per me ha lo stesso psicoterapeuta di Mazzarri.
Forse è jonathan crane (e qui andiamo su nerdismi pesanti).

G – Ricordi il seme della follia, il film di Carpenter? In pratica c’é un assicuratore chiamato a cercare uno scrittore horror scomparso. Solo che questo scrittore ha il potere di fare impazzire le persone scrivendo boiate e diventano tutti matti. Finisce che l’assicuratore (diventato matto pure lui) si rivede la storia al cinema e ride.
Lo scrittore si chiamava Sutter Cane. Ci sta bene no?
S – Certo che lo ricordo. Io e le mie sorelle siamo cresciuti insieme a una madre con una piccola biblioteca horror, passando i pomeriggi a giocare nelle segrete del negozio di Dario Argento, e le sere a vedere gli spettacoli di mezzanotte (quando ancora non esistevano) per le anteprime dei film di Wes Craven.
E ancora mi chiedo perchè fatico così tanto nella vita, non riesco a mangiare il formaggio e mi fanno senso i semi del melone…

Con Sutter Cane, viene una cosa un po’ alla Johnny Palomba.

Er seme d’a follia di John Carpenter.
A ‘n investigatore je chiedono de cerca’ ‘no scrittore: Sotto Ercane. Lui lo cerca ma nun lo trova. Va pe’ paesi ma nun lo trova. Allora se legge i libbri de Sotto Ercane pe’ capi’ chi è, e ce va un po’ sotto, perchè chi legge qu’i libbri ce va sotto. Continua a cercallo e alla fine lo trova, e Sotto Ercane je da un libro che deve ancora usci’ ma poi se scopre che è già uscito. E allora l’investigatore pensa “sto Sotto Ercane me sta a pija per culo, un po’ come ve sto a pija per culo io co’ sto film”.
Allora va ar cinema pe’ distrasse e fasse ‘na risata, pe’ non pensa’ a Sotto Ercane.
Noi invece se semio visti sto film e non se la semo fatta pe’ gnente ‘na risata.

‘Na vorta mi cuggino s’è perso le chiavi de casa. Poi l’ha ritrovate.
Stavano sotto er cane.


Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Come in un film che comincia dalla fine, questa settimana proponiamo come inizio gli ultimi scambi tra me a GiorgioP.

GiorgioP – Ok. La mettiamo così?
Schachner – Va bene. Ho già la foto (quella che vedete più su, n.d.r.): l’alluvione nerazzurra.
GiorgioP – Ahahahaha

G – Parliamo della cultura e della rivoluzione del progetto Roma al volo. Considerazioni sparse: senza Totti tre sconfitte in quattro partite, Luis Enrique non ha capito che un paio di giocatori che ha sono ex (Cassetti e Juan), Montella dice che sarebbe stato cacciato e Baldini – molto maldestramente – gli dà ragione. Insomma, a perdere abbiamo imparato benissimo, a scegliere un core di 15 giocatori da girare, no. E questo, con tutto l’affetto e la presa del progetto, a questo punto é un limite.
S – Mi pare di aver individuato qualche dettaglio fondamentale della situazione romana. La squadra allenata da Luis Enrique sta praticando uno sport, rispettando tutte le necessarietà di una tale definizione: mai presentare alibi, rendere merito agli avversari, giocare facendo una ‘proposta’ sportiva. Sembra la tifoseria abbia compreso la mentalità, che la società la stia sviluppando di comune accordo con l’allenatore, e che i media siano gli unici a non averla compresa.
Lo sport è tale, anche se perdi. Anche in televisione o sui giornali.
Quando un allenatore non schiera un giocatore, non punta al suicidio. Cassetti, per esempio, era finito in tribuna con grande regolarità, scatenando qualche polemica sulla carta stampata, scandalizzata addirittura per una sua possibile cessione a gennaio. La sua disattenzione – di Cassetti – costa un gol a partita. Discorso simile per Juan, ormai in discesa, e forse anche per qualche altro ‘anziano’. Lo stesso Heinze è vittima di amnesie e Jose Angel, forse il migliore difensore, è più un ala che un terzino.
Sarà mica che la difesa della Roma sia il vero punto debole? Sarà mica che difendere in sei è molto più facile quando si allena il Catania?

G – Parlando al volo di Montella: bel campionato, sì. Ricorderei che stiamo alla 9^, se non erro. E soprattutto, se si rimpiange qualunque allenatore romano che sta facendo bene, mettiamoci anche Colantuono.
Ovviamente ragiono per iperboli.
Sarà mai che la stampa come sempre fa finta di essere un passo avanti alla rivoluzione ma sotto sotto si trova meglio col conservatorismo?
S – Colantuono secondo me è un allenatore troppo poco considerato. Molto dipende da quel periodo palermitano, causa Zamparini. Spesso allenatori con ottime carriere buttano anni di lavoro seguendo scelte lavorative azzardate. Se fossi un allenatore, difficilmente accetterei denaro dal signor Emmezeta proprio per questo motivo. A mio parere Colantuono ha sempre fatto bene, per anni, quindi gode di credenziali diverse rispetto a Montella che, come hai giustamente detto, è proprio all’inizio: è presto per rimpiangerlo o per convincersi di aver fatto bene a mandarlo via.
La storia calcistica romana insegna che i romani vorrebbero vincere, in qualsiasi competizione, anche a briscola con il figlio.
Giocare bene e puntare al progressismo sportivo non è così necessario. Va bene anche Ranieri se si può rischiare di vincere lo scudetto.

G - Cambiamo serie e passiamo alla B. E’ finora l’anno delle rivincite. Tutti parlano di Zeman ma io non dimenticherei Ventura. Uno che ha costruito un bel Torino, e che l’anno scorso col Bari ha avuto una sfiga per infortuni che neanche Apocalypse now. Secondo me Ventura era l’allenatore ideale per la Juve. Il problema é che é un signore, non fa le mourinhate che vanno tanto di moda, e soprattutto viene male in tv.
S – Ventura ha sofferto la stessa punizione di Colantuono, perdendo un campionato di B con la Sampdoria dopo averlo dominato. La sua carriera è tornata indietro di dieci anni per colpa di quel passo falso. Non nascondo che sia il mio allenatore preferito. E’ una persona molto intelligente, con grande cultura sportiva, tante idee e grande capacità di valorizzare giovani e giocatori in là con gli anni. Lui sarebbe un allenatore da grandissima squadra, una qualsiasi.
Ammetto di aver seguito i suoi allenamenti quando provavo a fare lo stesso mestiere, e la preparazione di Ventura non si discute. L’educazione – quella contrapposta alle mourinhate, come le chiami tu – dovrebbe essere quasi un punto in più a favore. Mi pare che in Italia sia invece un difetto. E’ vero che viene male in tv ed è anche genovese, cosa che non aiuta.
Zeman è sempre Zeman, ovunque. Questo Pescara ha dei giocatori forti, quasi tutti già acquistati da club di A.
Facciamocene una ragione subito: probabilmente lo troveremo in serie A a prendersi qualche rivincita.
Tiferò per gli abbruzzesi. Sono un fan di Sliskovic, degli arrosticini e del vino pecorino.

G - Parlando invece di uno che é rimasto fedele a sé stesso nel passaggio dal campo alla panchina: Mihajlovic.
L’hai vista Juve – Fiorentina? Il primo tempo citando il pomata “a occhio e croce me pareva incazzato”. Negli spogliatoi é successo qualcosa che ha trasformato la Viola in una forma ridotta dell’Arsenal. Parlando di sfighe credo che sia ai vertici della classifica: l’anno scorso Mutu e Jovetic, quest’anno Montolivo e Gilardino (tutti per motivi differenti). E’ uno che secondo me doveva stare su un’altra panchina. E magari Moratti e Della Valle si stanno mangiando le mani tutti e due per non essere andati oltre. E’ uno che comunque gavetta (assistente, allenatore piccola, allenatore media) la sta facendo. Senza scorciatoie
S - Non ho visto la partita. Per me, genoano e romano, vedere Juventus-Fiorentina equivale a buttare due ore della mia vita, come se facessi decoupage. Mihajlovic mi sta sul cazzo, così. Parliamo di pregiudizi, con lui che di pregiudizi ne sa parecchio. Quindi non mi sento in colpa. Ciò non toglie che sia un buon allenatore e che abbia le caratteristiche per essere anche un vincente. Lo associo a Mancini: non lo sopporto ma è capace di vincere.
Moratti, obiettivamente, è uno dei presidenti che capisce meno di calcio in tutta l’Italia professionista del pallone. Ha sempre solo sbagliato – Benitez, Gasperini, Mihajlovic no, Zaccheroni, Tardelli. Stare a sentire qualcuno “che ce capisce” non sarebbe stato male.
Della Valle non so se soffra vedendo questa Fiorentina. Forse ci sono allenatori più frizzanti ma non so se ci sono allenatori più bravi di Mihajlovic. Per cultura, non mi piace mandare via gli allenatori (pensandolo, chiaramente…) e quindi gli darei una chance.

G - Invece uno che – veniamo in casa tua – ha il fiuto per l’allenatore giusto nel momento giusto. Preziosi, come anche Cellino, é uno che o ne sa o é consigliato bene. Prendere Malesani era forse un azzardo (o forse uno dei pochi a giocare a 3 dietro con varianti davanti) ma finora i risultati gli danno ragione. Ha un centrocampo sottovalutatissimo – Rossi, Veloso, Kucka, Jankovic – che per me per qualità vale in Italia quasi la Champions, e un attacco con alternative, in cui Palacio é la cartina tornasole del fatto che in Italia si preferisce spendere e tanto per il nome da Gazzetta piuttosto che l’alto rendimento sicuro (vedi l’Inter con Forlan).
Dove arriva questo Genoa qui, calcolando che un po’ di grandi già se le é tolte dal calendario?
S – Il Genoa ha un ottimo sistema di osservatori. Hanno portato in Italia tantissimi ottimi giocatori dal Sudamerica, come Hernandez, Lavezzi e Milito. Il presidente è un grandissimo ciarlatano e, con qualche sacrificio – che non credo soffrirebbe -, il Genoa negli ultimi anni avrebbe potuto vincere qualcosina.
Malesani non è malaccio, pur sempre un vincente. La squadra è discreta ma se non c’è volontà da parte della società di puntare a obiettivi importanti, è veramente difficile. Il campionato sembra equilibrato e con sorprese sempre dietro l’angolo. Credo che, verosimilmente, il risultato massimo possibile sia la qualificazione all’Europa League.

G – Per inciso il Genoa sta perdendo con la Fiorentina 1- 0 e la Fiesole sta cantando a Mihajlovic “salta la panchina”. Non te lo faccio apposta, eh!
S – Questa è fuori commenti? Il Genoa non ha praticamente mai tirato in porta.
Forse tifano il grifo in Fiesole…

G – E’ dentro, é dentro…
Detto ció, in chiusura due domande. La prima: Ranieri quando dice che vinceranno lo scudetto, lo fa per lo spettacolo, perché non ha capito dove é capitato o, con tutto l’affetto, perché é matto?
S – Gli danno dei bei soldi per dire ste cazzate. E’ spettacolo senza dubbio. Consideriamolo come un Bisio: prende tanti soldi e neanche fa ridere.
Quei giocatori sono bolliti come la gallina di mia nonna quando faceva il brodo. Se non giocano in un altro modo e trovano un nuovo brio tattico, non vanno neanche in Europa.
Ribadisco: Gasperini era l’unica salvezza, con un allenatore ‘scontato’ quest’anno sarà più difficile giocare contro il Siena.

G – Per inciso – e non vale come ultima domanda – me la spieghi sta moda dell’assistente che fa vedere i disegnini a chi entra in campo? Lui Ranieri é old style per dire e non ha questo costume (ci vorrebbe più una benedizione col sangue di San Gennaro forse).
S – In teoria sono schemi e disposizioni in campo provati in allenamento e riproposti su carta per richiamarli alla memoria con più rapidità, senza che il mister smetta di guidare la squadra durante la partita. Siccome Ranieri non credo faccia schemi, non ha questi problemi.
Io continuo ad usare la lavagnetta con le calamite.

G – Sei pragmatico insomma. Un altro pragmatico é Mazzarri, che di questo passo, visto l’umore, o gli viene un esaurimento nervoso o si dimette. Se lottava veramente per lo scudetto che faceva? Andava in cura dal lunedì al sabato?
S – Leggevo dei commenti su un forum del Napoli. Un tifoso azzurro diceva “Mister, ammetterai mai una sconfitta?”.
Se continua così, gli scappa anche una figlia a New Orleans.

G – “Gino, Gino é stato Gino” (cit.)
S – Ascolto “Samba pa ti” di Santana. Un omaggio a Mazzarri.


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