La Teoria Scuffet

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Chi è Giorgio Grasso?
Se lo pensaste in inglese, invertendo nome e cognome, suonerebbe come “Who’s Fat George?“, che ha tutta un’altra musicalità. Non è importante sapere chi sia Giorgio Grasso, in realtà. Molto più utile è concentrarsi sul fatto che il suo nome avrebbe un peso diverso in un’altra lingua.
Fat George potrebbe essere un chitarrista blues di Memphis, sulle 280 libbre di peso vivo, che suona da seduto una Gretsch del ’62; o un boss in gessato della Mafia italo-americana, fat perché ricco e non in sovrappeso; o magari un pugile, non necessariamente black e con la mano pesante.
E’ fondamentale soffermarsi su questo punto, perché Giorgio Grasso è convinto che molto, tanto, nell’ottenimento di un determinato successo dipenda dal nome, di battesimo o scelto come pseudonimo.
Giorgio Grasso, che ha passato gli enta, negli anni si è soffermato più volte su questa teoria dei nomi e ne ha raccolto esempi su esempi in un condensato di autoironia e follia pura.
Ciò non depone necessariamente a suo sfavore – fate un po’ voi – ma la summa delle sue elucubrazioni merita di essere letta tutta d’un fiato, sia con spirito fortemente scettico sia con la sorpresa di chi ha appena scoperto una nuova teoria illuminante.
Dallo sport al cinema, dalle imprese alla musica: questo è il “Teorema del Delirio” di Giorgio Grasso  (@MontecristoPage su Twitter).
E se vi sembra siano tutte fandonie, ricordate sempre il compianto Angelo Infanti: “Lo senti come appoggia bene? Manuel… Fantoni”.
La “Teoria Scuffet” – così l’ha chiamata – è lunga circa 7 pagine, così è stata caricata qui per chi voglia avventurarsi nella sua lettura integrale.

Per i pigri, questo è uno scampolo della sezione “brand”.

[...]Passiamo al settore alimentare citando la Kraft e la Knorr – ditemi se non vi è mai capitato di associarle, almeno negli anni ’90 – passando poi ai i sottaceti  Ponti che condividono le 5 lettere con quelli Saclà, e arrivando fino alla pasta Barilla e la Buitoni, 7 lettere (stesso discorso nel settore della pasta anche per Voiello e De Cecco. Da segnalare la Beretta e la Galbani, spose perfette: una leader dei formaggi e l’altra degli insaccati. L’olio d’oliva della Carapelli si può associare alla Bertolli, una lettera in meno per quest’ultima ma nomi davvero simili soprattutto nelle finali. Quattro lettere per le aziende Pago e Yoga, una austriaca e l’altra italiana, note produttrici di succhi di frutta, e nomi di diversa lunghezza ma molto simili invece per quanto riguarda Pernigotti e Perugina, aziende leader della produzione di cioccolato entrambe con il “per” iniziale, che si ripresenta, preceduto dalla “s” anche nella Sperlari.

Se vi siete incuriositi, qui c’è il resto del delirio.
Solo una nota: non vi nascondo che, da grande detrattore di questa teoria, io mi aspetti una lunga serie di confutazioni. Quindi ogni condivisione è ben vista. Da me. Da Giorgio Grasso forse meno.

Guida alla Serie A 2013/14 – 2^ parte

Seconda parte della nostra guida al campionato di calcio di serie A 2013/14.
Per i ritardatari, qui la prima parte.

Milan – Tra le banalità sul calcio trovano spazio due considerazioni con cui sono fondamentalmente d’accordo. La prima sostiene che una squadra si costruisca da “dietro”, cioè dalla difesa; la seconda che una squadra vincente debba avere un’ossatura verticale superiore a tutto il resto del team. Dall’ultimo scudetto il Milan si è ostinato a comprare punte e centrocampisti offensivi di livello, tralasciando completamente la difesa, composta da troppi anni da giocatori con rendimento alterno e familiari con infortuni tecnici e fisici. E’ una forzatura, ma il Bari di Protti e Anderson è finito in serie B. L’unico vero fuoriclasse del Milan, per me, è sempre Allegri. Più di quello che riesce a tirar fuori lui, il Milan non ha. Trovo discutibile dar via Boateng per Kakà, con il rischio di mettere in secondo piano un talento come El Shaarawy; paradossale l’acquisto di un’ulteriore punta centrale, anche se interessante come Matri; inspiegabile la sostituzione dell’infortunato Bonera con il lungodegente Silvestre. La mancanza di solidità, che invece ispirano i Cugini, me la fanno pensare un filo sotto la Champions League. (Schachner)

Napoli – Sarà durissimo passare dalla difesa di Mazzarri a quella di Benitez, e a oggi Maggio e Britos non ci stanno capendo molto. Meglio Zuniga, che in caso di rinnovo potrà fare la differenza. Poca profondità nei centrali di centrocampo (e potrebbe essere un problema con partite ogni tre giorni). Davanti invece sono in assoluto la squadra più forte del campionato con Higuain, Hamsik, Pandev, Insigne, Callejon e Mertens: roba da semifinale di Champions. (GiorgoP)

Parma – Sta diventando piano piano la nuova Udinese. Compie le stesse operazioni che la squadra di Pozzo metteva a segno 10 anni fa. Muove oltre 100 giocatori, ha affiliazioni con un pugno di squadre di B e Lega Pro, prende giocatori ovunque, li rivende ovunque. Secondo il sottoscritto è l’autentica regina del mercato. Ha riconsegnato a Donadoni una squadra interessante, mollando una mezza sòla all’Inter con Belfodil – per quanto riguarda valutazione e modalità di vendita -, ben sostituito poi da Cassano che ha già dimostrato come si senta re in provincia. Benalouane sta prendendo confidenza e attenzione a Pedro Mendes, nuovo Neto. Prenderà il posto del Catania nelle geometrie della classifica. (Schachner)

Roma – Uno di quei casi in cui l’allenatore conterà il 50% rispetto l’andamento dell’anno precedente. Garcia è un pragmatico e rende tutti importanti, il gioco ricorda moltissimo l’idea spallettiana della mancanza di punti di riferimento in attacco, dove segnano un po’ tutti.  Gervinho a mio parere è il giocatore che non uscirà mai, perchè è il Delvecchio di Garcia. Se la Roma troverà fiducia, e avrà capacità di reagire a eventuali difficoltà nel corso del campionato, potrà puntare al terzo posto. Per me non vendere Lamela, Marquinhos e Osvaldo sarebbe stata una follia a quelle cifre, e costruire comunque una squadra di livello è stato più o meno un capolavoro. (GiorgoP)

Sampdoria – Nella mia personale opinione, i Blucerchiati stanno lavorando bene da tanto tempo e da lontano. Sono farciti di giovani promettenti che neanche l’Udinese, e a differenza dei friulani – che spesso pagano per giovani che nell’ambiente si conoscono come promettenti – la Sampdoria prende giocatori in fasce, pagandoli cifre prossime allo zero. Da qui gli affari come Icardi e Poli, che danno il giusto e poi partono per portare moneta sonante e nuovi giocatori, come Gabbiadini, Petagna, Salamon e Regini. Rossi è riuscito in parte a liberarsi dalle etichetta di zemaniano prima e di orco poi, giocando a tre e chiudendo un po’ la difesa, spesso anello debole del suo impianto di gioco. Retrocessione neanche a parlarne. (Schachner)

Sassuolo – Vale un po’ il discorso del Livorno ma Di Francesco ha già preso una “botta” forte in serie A e magari saprà affrontare un secondo campionato in maniera più consistente. Zaza e Floro Flores sono un’ottima coppia; la difesa con Pegolo è di ottima esperienza in serie A e bisogna vedere se Marrone confermerà di essere quel grande giocatore che pensiamo un po’ tutti. Se così fosse, rischierebbe sorprendentemente la salvezza.. (GiorgoP)

Torino – La penso come Ventura, di cui sono discepolo: siamo di fronte a una grande squadra. Poi contano poco i risultati. Far spendere Cairo è difficile, farlo spendere bene ancora di più. Fosse arrivato un portiere un po’ più smaliziato, anche Pegolo, la considerazione del Torino sarebbe un filo differente. Tanti acquisti interessanti, una cessione dolorosa con Ogbonna e un addio preventivato con Bianchi. Immobile, Bellomo, El Kaddouri e Larrondo sono giovani, tecnici e hanno voglia di fare. Bovo e Moretti aggiungono esperienza a una squadra mediamente giovane che punta a qualcosa in più della salvezza. Non sono convinto del cambio di modulo, e credo che, con i ritorni in campo di Gazzi e Barreto, ci sarà la possibilità di rivedere il 4-2-4 che ha fatto le fortune di Ventura in tutte le sue squadre. (Schachner)

Udinese – La domanda che ci facciamo tutti è “cosa cavolo continui ad arrivare in Europa se poi ti fai buttare subito fuori in maniera ridicola?”. Di Natale farà ancora 20 gol? Non sembra un grande problema perchè ci si attende la consacrazione di Muriel e qualcosa da Maicosuel e Nico Lopez, che potrebbe essere la sorpresa. Intorno è cambiato pochissimo, con la consacrazione definitiva di Pereyra e Gabriel Silva parliamo un altro anno di Europa League, e se nella fase finale di campionato qualche squadra più nobile sarà stanca, l’Udinese potrebbe essere la sorpresa della stagione. (GiorgoP)

Verona – Il grande colpo del Verona è stato prendere la Nike come sponsor tecnico. Oltre questo, ho l’impressione che ci sia un forte rischio di vedere un Pescara Bis: la squadra è forte sulla carta ma ha troppi giocatori, in mezzo e davanti sono tantissimi, dietro ci sono giocatori con pochissima esperienza in A e con poco spessore tecnico. Vado un po’ più a fondo: non parliamo di miracolo con Iturbe, perché ha 20 anni e una trentina di partite ufficiali con gol che si contano sul palmo di una mano; Jankovic ha una delle strutture più fragili del Torneo; da Toni non si possono aspettare 38 partite; Donadel, Agostini, Donati, Moras, Rubin, Romulo sono comprimari. Molto dipenderà dai sudamericani che hanno fatto la fortuna degli scaligeri in B, del ritorno dell’islandese dopo la A a Reggio Calabria, e del quasi-esordio nella massima serie, a 30 anni suonati, di una punta di assoluto valore come Cacia, forse sottovalutata. Per me potrebbero salvarsi con la peggior difesa della categoria. (Schachner)

Guida alla Serie A 2013/14 – 1^ parte

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Questa rubrica, nella sua tipica edizione annuale, potrebbe essere rinominata unfuckable. Quando ci spingiamo a livelli di nerdismo monosessuale così elevato, usciamo definitivamente dai radar di qualsiasi donzella, anche della più appassionata di sport.
Da leggere quindi mentre le vostre fidanzate, compagne, mogli, amiche e amanti sono fuori, ecco la “Guida del campionato di serie A 2013/14″.
Abbiamo atteso la fine del calciomercato per dare una visione d’insieme più coerente (anche se non è servito a nulla, perché in Italia non hanno più un euro anche i presidenti delle squadre di calcio).

Atalanta – Forse l’idea è che cambiare meno possibile renda semplice un campionato di media classifica in serie A. Probabilissimo. Gli undici titolari sono ritoccati solo dall’esperienza di Yepes e da Migliaccio. Il resto praticamente invariato. Alcune variabili dovrebbero però tenere sulle spine Colantuono: Denis che deve continuare a farne 15 a stagione (l’età avanza ma li farà) e Bonaventura che deve replicare la grande stagione dello scorso anno. Io ho l’idea bislacca che faranno piangere l’Inter per l’ennesimo giovane regalato in giro, cioè Livaja. Sbaglierò, ma quest’anno potrebbe toccare la doppia cifra, se poi Marilungo torna e sta benino, vivranno un campionato senza patemi. (GiorgioP)

Bologna – Sebbene io sia un autentico fan di Bologna, delle maglie rossoblu, di Pioli, di Diamanti e un po’ anche di Morandi, ho il timore che la squadra quest’anno farà molta fatica a salvarsi. Sono andati via troppi giocatori importanti, e i loro sostituti – tolto forse il solo Bianchi – sono più scommesse che certezze. Dietro un po’ ballerina, situazione portiere mai risolta. Spero la barba di Moscardelli e i capelli di Diamanti basteranno, magari aiutati dalla sorpresa Cristaldo, centrocampista con il gol facile. Al confine con la B, a sorpresa. (Schachner)

Cagliari – A me i tifosi del Cagliari non hanno fatto nulla e tutta l’antipatia del caso è dovuta solo al loro presidente Cellino. Campionato rischiosissimo vissuto totalmente in trasferta con una  rosa intoccabile. Cossu ormai fa solo assist, Astori deve guadagnare un posto per i Mondiali, così come Agazzi, che forse non ci ha rinunciato definitivamente. Sau è l’ago della bilancia: se ne farà 15, si salveranno tranquillamente. Per la seconda punta, tra Ibarbo, Pinilla e Thiago – per me – non ne fanno una. Dura, durissima permanenza, soprattutto per l’aspetto ambientale. (GiorgioP)

Catania – Ecco, una delle squadre che più mi infastidiscono, e ciò è determinato solo dalla scelta cromatica e dalla foggia della divisa. Rispetto agli altri anni, più cessioni a prezzi di mercato che operazioni favorevoli ai danni di abbagliati acquirenti, conseguenza – forse – dell’esaurimento delle trovate di Pietro Lo Monaco, da cui il presidente Pulvirenti ha continuato ad attingere a piene mani nonostante l’addio dell’abile dirigente. L’annullamento della trattativa per la cessione di Barrientos allo scadere del mercato, la cessione sottocosto di Gomez, lo scambio Lodi-Tachtsidis (inspiegabile ai tifosi della Roma, credo), lo svincolo di Marchese, Biagianti che torna nella sua Toscana: tanti giocatori da sostituire. Aria di rinnovamento. Hanno buttato giù i muri ma ancora non sono arrivati i mattoni. Scordiamoci i punti delle ultime due stagioni, quest’anno ci sarà da sudare. (Schachner)

Fiorentina – Io vado contro corrente: la Fiorentina non è regina del mercato come si è letto da qualche parte. Rispetto alla scorsa stagione, credo farà gli stessi punti. Sono stati sostituiti i giocatori che sono andati via, è rimasto il problema del portiere, e le quattro cessioni davanti non offrono ricambi di qualità a Montella. Il gioco è sempre frizzante, la coppia Gomez-Rossi è ben assortita, ma dietro si gioca sempre sul filo del rasoio e Neto spaventa per affidabilità. Ancora Europa League. (Schachner)

Chievo – Campionato che potrebbe essere oltre le aspettative, perché Sannino qui lo si stima molto e al Chievo non è che si cambi tanto per… . Paloschi-ThÈreau è una delle coppie migliori (se regge la salute del primo) del lotto delle squadre di mezza classifica, completa il quadro un rocciosissimo 442 che sembra fatto apposta per il Maestro. Alla 30ma saranno salvissimi e saranno una delle squadre più difficili contro cui giocare. Gioia per Luca Rigoni capitano. (GiorgioP)

Inter – Credo ci sia qualcosa nell’acqua della Pinetina. Un difensore svincolato, un altro in prestito che sembra uno dei Platters, due punte giovani che non giocheranno mai e un centrocampista interessante che dovrà scalzare Cambiasso. Bilancio del mercato: meno 23.3 milioni di euro, il peggiore della serie A. E’ arrivato Mazzarri, unica mossa efficace per una società che ancora una volta non ha una squadra e che farà punti solo grazie alla caparbietà del proprio allenatore e alla sua capacità di rivitalizzare o adattare qualche calciatore. Si comincia a insinuare che Branca sia figlio illegittimo di Massimo Moratti, perché non è più comprensibile il suo impiego. Tra Champions ed Europa League, ma con la denominazione Mazzari FC. (Schachner)

Juventus – Rimangono i più forti. Sembra di essere tornati ai tempi del Trap, perché se hai la difesa della nazionale  vuol dire che hai fatto molto bene. Llorente per me non giocherà e l’attacco sarà Tevez Vucinic, con dietro Quagliarella e Giovinco a completare un bel quadro. Bisogna vedere come risolveranno il nodo a centrocampo con Pirlo, Marchisio e Vidal, e i prevedibili mal di pancia di Pogba nella lotta per i tre posti sulla mediana. Potrebbero essere distratti dalla Champions ma hanno la rosa per sostenere anche qualche distrazione. P.S.: se si fa male Asamoah, a sinistra chi gioca? (GiorgioP)

Lazio – Come al solito Lotito ha preso sulla stanchezza mezza Europa. Ha offerto Stankevicius anche al Bettini Quadraro, tentato di pagare Yilmaz con un postdatato e due casse di Frascati Superiore, ingaggiato Matlock per intentare causa a Zarate, accusato la Roma di non avergli permesso di prendere Quagliarella. Sfinito, il calcio internazionale gli ha regalato Biglia (da pronunciare con βiʎa, quindi staccate G ed L), Felipe Anderson, Novaretti, Berisha (con doppia firma all Figo, quindi squalifica in arrivo), Perea, che erediterà il soprannome “Coco”, lasciato vacante a Roma. La squadra comincia ad accumulare anni e si vedono le prime crepe nell’impianto di Petkovic, per niente aiutato dalla freschezza e dalla lunghezza della sua rosa. Fuori dall’Europa, ma di un soffio. (Schachner)

Livorno – Squadra strasimpatica per chi scrive ma che vedo malissimo in ottica di permanenza in A. Deve fare assolutamente 15 gol Paulinho. Il resto mi sembra un ottimo gruppo di giovani con buone speranze. Avrei visto meglio un allenatore con esperienza in A per centrare la salvezza. Magari sarà una sopresa ma al momento è l’indiziata principale per la retrocessione. Occhio però a Emerson: potremmo vederlo in qualche altra squadra l’anno prossimo. (GiorgioP)

Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato (al rovescio)

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Il momento storico è difficile. C’è grande fermento e grande paura. C’è però anche un principio di ricambio generazionale, e tanti hanno la possibilità di cimentarsi in nuove esperienze.
Siccome JunkiePop non è un blog che tratta direttamente la politica, il nostro ricambio sarà applicato a questa rubrica semiseria. Sarò quindi io a fare le domande a GiorgioP, che risponderà mangiando uno dei suoi lecca-lecca.
Non abbiate paura, però: il ricambio è un miraggio e, dalla prossima, GiorgioP ritornerà a coprire il suo ruolo ufficiale, cioè il sommelier. Scusate, lapsus. Tornerà a coprire il suo ruolo di domandatore.

Per le figlie del momento politico: Luna Grillo.

Schachner – Il campionato italiano di calcio è l’esatto contrario del momento politico che sta vivendo il Paese. Da cosa sei più annoiato: che ricominci a vincere sempre la Juve o che si rischi di andare alle elezioni, e che vinca Berlusconi?
GiorgioP – Il problema è, come dici tu, ‘la noia’. Per qualche momento questo campionato è sembrato meno noioso per le fiammate di (nell’ordine): Inter, Napoli, Lazio, Milan. Ma alla fine tra i cinque litiganti gode sempre lo stesso. Più vicino di tutti mi sembra il Napoli, che con un paio di cosine (e magari in alcuni casi una mentalità differente e meno piagnona, cosa che crea alibi a scatafascio per i giocatori) quest’estate può veramente dire la sua, sia con Cavani sia senza. Anche perché cambierà allenatore e la squadra sarà meno Matador-centrica. Stramaccioni e l’Inter sono un bluff imbarazzante, il Milan ha almeno 15 punti portati in maniera risibile dagli arbitri, e la Lazio è stata sfigata. E se prendeva Yilmaz probabilmente avrebbe vinto davvero lo scudetto.

S – La lotta scudetto non c’è davvero mai stata. Quella per l’Europa sembra la trama di un film dei Vanzina (va sempre a finire come ti aspetti). Le tre che sgomitano per non scendere in B sono l’ultimo baluardo della tensione per un campionato sempre più impoverito. Chi scende, e perchè?
G – Non lo faccio per piaggeria perché sei Genoano, ma per me è una cosa da ultima giornata tra Palermo e Genoa. Con il Genoa in vantaggio col 51% di probabilità. di rimanere in A. Se scenderò il Palermo sarà perché ha un presidente che è quello che è, e che con Sannino (saluto il mio, anzi nostro, amico Enrico Veronese a proposito) si sarebbe probabilmente già salvato. Il Siena è una squadra messa lì per far fare bella figura ai Mezzaroma nel salotto buono del centroitalia (a proposito, è ancora un salotto buono?) e per far parlare quattro stracciaroli plurinquisiti sulle radio romane di quanto sarebbero bravi loro a fare i presidenti in questa città. Avevo creduto al Pescara ma credo abbia avuto il problema di avere ‘troppa roba’ per una squadra che deve salvarsi, e quindi non essere stato in grado di lavorare su un undici consistente, soprattutto davanti.
Il Genoa ha probabilmente giocato con tutti i moduli conosciuti nel calcio moderno, forse mancava il WM e poi saremmo stati a posto. Ecco, diciamo che più che altro sono contento che i mercati alla faccio e rifaccio tutto in sei mesi alla Preziosi/Zamparini siano stati sconfessati e vivranno dell’ignominia del “e mica te pò di’ sempre culo”.

S – I bianconeri dominano in Italia ma in Europa sono lontanissimi dai top team. Che futuro per loro? Conte rimarrà? Chi dovranno comprare per riportare finalmente una squadra italiana nelle prime quattro d’Europa?
G – La Juventus è una squadra di carattere, piagnona perché gestita da paraculi, ma sempre di carattere. Per me è una squadra perfetta per il campionato italiano, dove il livello tecnico si è abbassato ma si è alzato quello della tensione e della ‘tigna’. In questo la Juve, in termini di società, allenatore e giocatori, non ha rivali in Italia. All’estero sconta un gap tecnico che è innegabile dai quarti di finale in poi. Non è un discorso di spesa, perché da analisi con paragone nei confronti del Bayern, per esempio da quando i Bianconeri sono tornati in A, la Juvetus ha speso 320 e il Bayern 230 milioni. Il fatto è cosa vai a comprare. Vucinic è l’eterna grande ballerina che alla prima scivola sempre, Pogba un grande prospetto, Pirlo in Italia sembra Rivera (sempre per il concetto che in terra di ciechi beato chi c’ha un occhio) ma in Europa marcano i trequartisti e non la vede più. Poi boh, Lichtsteiner o Asamoah non sono giocatori che ti fanno fare il salto di qualità. Da Marchisio mi aspetto sempre che diventi qualcosa di veramente grosso (perché è forte davvero) ma per un motivo o per l’altro non gira mai la chiave definitiva. Sono tante incognite e tanti punti interrogativi. E sembra una premessa di rifondazione, ma la squadra, per l’obiettivo Europa, così è sbagliata.

S – Tante panchine in movimento e pochi allenatori buoni disponibili. Fammi una previsione per i mister di Napoli, Inter, Roma, Milan.
G – Milan tiene Allegri; Napoli prende Montella (anche se mi terrei aperta un’opzione Zeman, occhio…); l’Inter va su Mazzarri (io spero Blanc, così ridiamo per altri dieci anni); La Roma mi auguro non Donadoni, io vorrei tanto Terim.

S – Dalla B potrebbero salire Sassuolo (tanti soldi e tante idee), Verona (che è il Catania in versione verde-oro), e il Livorno (nel cuore di tutti noi). Sarà l’ultimo anno della serie cadetta senza tetto d’ingaggi. Come cambia il secondo campionato italiano con questa nuova regola all’americana?
G – Spero sia uno sprone per la serie A, ma non lo sarà. Ci saranno squadre con parecchi giovani e molti meno giocatori a fine carriera, che o abbasseranno le pretese o andranno a Dubai o in Canada. Il fatto è che in serie B (e ci sono sempre i ‘carciofari’ delle radio romane che dicono che dalla serie B non è mai venuto qualcuno di forte) ci sono talenti veri. Per ricordarne qualcuno: Hamsik, Insigne, Florenzi, El Shaarawi. Se andiamo avanti con l’esotismo del nome o della pubblicità su Sky, 10 giocatori avranno un costo e un ingaggio di almeno venti giocatori che sono in B. Magari anche più forti. Io spero in un’apertura della Lega Pro ad alcune squadre della primavera (tipo il Barcelona B in Spagna), ma dubito si farà mai.
Prendi un giocatore come Verratti, mettilo ad esempio alla Juventus: non sarebbe cambiato tutto, ma sicuramente molto. Eppure a Torino hanno speso 17 milioni per la comproprietà di un giocatore che da centromediano è finito a fare il terzino ed un altro rotto che non ha giocato mai (Asamoha ed Isla, per intenderci). Con 17 milioni avresti potuto prendere in comproprietà Insigne, Immobile e Verratti a giugno. Ma non ci arrivano…

S – A proposito di Livorno. Anche senza combinare nulla, Di Canio fa sempre parlare di sé e delle sue passioni politiche. Un editorialista sportivo del Guardian ha scritto che chi non lascia libertà di esprimere idee diverse dalla propria, è più fascista del fascista che critica. Che idea di ti sei fatto?
G – Di Canio è matto vero, fascio e laziale. Ciò nonostante ammiro il suo essere matto. Il suo calcio è quello e ci rimarrà per tanto tempo. Sono convinto.

S – Capitolo romane. Ti direi di andare a tuo piacimento ma ho due spunti. Roma confusionaria e ancorata nuovamente agli ultra trentenni. Lazio con buone idee, allenatore interessante, ma con un rosa corta (o meglio, lunga ma con ricambi di mediocre valore). Quale il loro futuro nella prossima stagione.
G – Già detto: se la Lazio avesse preso Yilmaz, chissà dove sarebbe stata ora (e tremo al pensiero). Per me tra Lazio e Roma non c’è paragone come rosa e determinazione (e dal centrocampo in su anche come qualità). E’ una squadra che ha Onazi, Ederson, Hernanes, Gonzalez, Mauri, Klose, e un grande scopritore di talenti come Tare. Se non vende e aggiunge due giocatori di livello (anche intesi come ricambi) sono dolori veri. La Roma: boh, tutto desolante. I ‘carciofari’ delle radio locali dicono: “Però De Rossi guardate come esulta”. Sei milioni. Mi frega cazzi come esulta. Il Bayern con Pjanic e De Rossi paga Schweinsteiger. Basta con la romanità a tutti i costi che condiziona tutti, dirigenza compresa (e questo è un errore dei dirigenti). Che poi, mi dici quanti romani c’erano in squadre che hanno vinto in Italia e in Europa negli ultimi dieci anni? vincere gli scudetti Primavera non significa avere poi in rosa dei fenomeni. Questa è una boiata tutta nostra, e ci porterà all’ennesima rifondazione (che poi questi giovani sono sì di belle speranze, ma Marquinhos, Lamela Pjanic quanto valgono oggi, e soprattutto quanto li ha deprezzati giocare per un inadeguato come Andreazzoli?)

S – Chiusura inevitabile su Walterino nostro. Rischia davvero di andare ad allenare la Roma. In quel caso, che cazzo farai tu?
G – Nell’ultimo anno, io e te siamo cambiati molto. Secondo la logica del nemico del mio nemico è mio amico, Chicco è un grande. Indipendentemente dall’antipatia, che è talmente grossa che quasi diventa simpatia (tipo Paperon de’ Paperoni), Mazzarri ha messo su una squadra che è riuscita a fare a meno di Lavezzi, a giocare un campionato con Britos Cannavaro e Campagnaro e in porta uno 36enne. Davanti ci sono state le lune di Cavani, eppure è sempre lì, senza superstar (se leviamo il centrocampista più forte che c’è in Italia, checché ne dica Sabatini di Sky, che reputa il migliore Montolivo) e con un gioco che alla fine è un semplice contropiede, ma fatto bene. Tre passaggi e sono in porta, una quantità di giocatori tattici che fa spavento (Inler, Zuniga, Dzemaili, Pandev, Behrami) e una cattiveria che è seconda solo alla Juve.
Io lo accoglierei a braccia aperte, a patto che la società dica “questo è l’allenatore dei prossimi quattro anni: chi ci sta, bene; chi no, fuori dai coglioni”. Ma dovresti avere i coglioni di fare una cosa del gnere, e questo non accadrà. E molto probabilmente Mazzarri, che fa di tutto ma non ha mai sbagliato la scelta della propria squadra ai fini della carriera, preferirà l’Inter. Che è come dire preferire Raffaella Carrà a Maria DeFilippi.
E poi per rispondere a Carrera ha detto “appena ha tempo gli faccio rispondere da Frustalupi”. Daje Chicco.

Tu che hai i ritagli – Zdenek Zeman

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Due settimane fa ho visto la sconfitta della Roma contro il Cagliari in un gruppo d’ascolto ormai consolidato.
Alla fine della partita, GiorgioP – ospite premuroso – mi ha chiesto di portare sul blog una considerazione fatta da me, e che poi ha generato una lunga discussione, sostanzialmente fondata sul nulla.
Perché questa è la caratura del calcio: il nulla.

Nonostante tre tentativi, non sono riuscito a raccogliere in un pezzo tutto quello che, ormai quindici giorni fa, con grande semplicità ero riuscito a spiegare alla mia compagnia.
Perché il calcio è una bolla di sapone, e più si ragiona sulla sua essenza, più si tenta di chiuderlo in dei limiti, più svanisce e si esaurisce in qualche goccia di acqua sul pavimento.

In una versione diversa, questa puntata di ritagli è dedicata a Zdenek Zeman, perché lui in 33 anni di carriera – cominciata quando sono nato – non si è mai arreso nella tentativo di raggiungere quel confine del calcio.
Il suo pragmatismo tattico e l’esasperazione della geometria nella disposizione dei calciatori sono la dimostrazione della ricerca di una perfezione che deve sempre sottostare ad una serie di regole, senza mai arrendersi al fatto che – probabilmente – la perfezione è molto più vicina alla casualità e alla follia.

Nonostante il suo essere così distante da ciò ricerca da una vita e che non troverà mai, ma soprattutto dalla compiutezza calcistica che tutti immaginiamo, Zeman è il sugo del calcio.
E’ un insegnante di sport e dei valori che sempre dovrebbero accompagnarlo.
E’ la persona che, in qualità di cittadini e non di amanti del calcio, noi tutti dovremmo eternamente ringraziare per aver portato lo sport in un’aula di tribunale, al solo fine di mostrare a tutti cosa supportiamo dal secondo dopoguerra. Se poi qualche dolce pillola di revisionismo basta a mandar giù il boccone amaro, ci meritiamo quella finzione da pessimo sceneggiato a cui assistiamo a ritmo ciclico.

Ciò che vediamo in serie A, ciò che abbiamo già visto, il doping, Calciopoli e Moggiopoli non sono sport.
Zeman invece è un insegnante di sport, e non un professionista dello spettacolo.
Se poi non ve ne frega un cazzo dello sport e vi interessa solo lo spettacolo, guardatevi il wrestling, e lasciate a noi romantici un calcio diverso, nuovo e vecchio allo stesso tempo, e poetico come le storie di Vendrame di Di Bartolomei.

[In realtà nel pezzo ci sarebbe dovuto essere un'analisi sociologica dei media romani che fondano il proprio lavoro esclusivamente sui fatti dell'A.S.Roma.
Per non diventare ridondante ed inutile come loro, la riassumo con un invito: trovate un lavoro vero e liberate dalla vostra presenza la passione sportiva dei romani.]