Una cosa veloce su Derek Cianfrance

C’è un momento in Blue Valentine, un momento in cui loro litigano in ospedale, in cui ricordo di aver messo pausa ed essermi detto va bene, respiriamo un attimo e andiamo avanti. Blue Valentine è uno di quei film che guardi una volta e non te li dimentichi abbastanza da non volerli rivedere mai più; è uno di quei film, piuttosto rari, di cui si può ricordare il momento preciso in cui è scesa la prima lacrima o si è sentito quel tonfo al cuore solito quando ci si affeziona troppo alle storie tristi.
C’è un momento in The Place Beyond the Pines in cui Eva Mendes trova una foto vecchia 15 anni, una foto rovinata dal tempo di cui noi, come lei, conosciamo storia e significato; la trova inaspettatamente, dentro una busta aperta con calma e una sequenza girata con l’attenzione di chi vuole sottolineare in quanto spazio si possano schiacciare 15 anni, un amore e un figlio e quanto possano essere fragili se tenuti in mano sul giardino di casa, soli, mentre soffia il vento. Quel momento, al cinema, è stato il momento preciso in cui 130 minuti di film mi sono esplosi nel petto e l’unico in cui ho pianto, senza poterci fare niente.
Le storie di Derek Cianfrance sono storie lunghe e tremendamente reali, che occupano una vita intera, ma il suo cinema è un cinema di momenti, di azioni e conseguenze confinate in sequenze costruite solo per loro e trattate come il più importante dei soggetti, pesate in ogni minuto di ogni piano sequenza, senza sprecare, senza esagerare, finendo in quel perfetto equilibrio tra il dire troppo e il dire poco che nessuno sembra più in grado di raggiungere; il cinema di Derek Cianfrance è un cinema che racconta senza mai raccontare, è un cinema che mostra dei personaggi muoversi e agire nel loro mondo, che è sempre il nostro, come se nemmeno lui conoscesse la prossima riga di sceneggiatura. Cianfrance gira film con la sensibilità e la curiosità dello spettatore; si diverte quando ci divertiamo noi, si fa male quando ci facciamo male noi; si distacca dagli attori nel momento stesso in cui inizia a riprenderli lasciando che siano loro a raccontare la storia e mai viceversa. Cianfrance è l’ultimo, miracoloso portavoce del cinéma vérité che era di Cassavetes, un cinema che parte dalle persone e finisce in quell’equazione di individui che è la vita, sempre e solo la vita, e The Place Beyond the Pines ci si inserisce con la stessa forza con cui Faces spaccò il cuore di chi ancora ne aveva uno.

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Top Film 2012 – Tob Waylan

Quindi: venti film che mi sono piaciuti un casino e su cui le lamentele sono proprio punte al cazzo, diversi esclusi per il principio del “avete fatto un paciugo e non vi meritate niente” (se avete pensato “Prometheus!” e “The Dark Knight Rises!” avete pensato bene) e un paio di mancanze piuttosto gravi tra cui Seven Psychopaths che sarebbe entrato facilmente tra primi dieci. Bon, statemi bene.

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Top Albums 2012 – Tob Waylan

Quindi: 15 dischi buttati in una lista con tanto sentimento e un ordine approssimativo perché di dischi quest’anno ne ho ascoltati pochi e non abbastanza spesso. Non scriverò nulla a riguardo, non mi va, non sono capace. Ho anche deciso di fare un piccolo mixtape su 8tracks mettendo insieme alcuni pezzi pubblicati nel 2012 che mi hanno accompagnato quest’anno e che non sono nel listone: una cover, una colonna sonora, una buttata su soundcloud, una da un EP, due italiane da split e due italiane da dischi che non ho messo in lista e non chiedetemi perché. Potevo metterne di più ma 8 è un bel numero e alla fine le canzoni erano comunque quelle e tutto sommato ha senso. Cliccando sulle copertine potrete sentire i pezzi preferiti. Bon.

Bruce Springsteen | Wrecking Ball
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Cloud Nothings | Attack on Memory
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Japandroids | Celebration Rock

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Calexico | Algiers
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The Tallest Man on Earth | There’s No Leaving Now
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The Vaccines | Come of Age
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Fine Before You Came | Ormai
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Sharon Van Etten | Tramp
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La Sera | Sees The Light
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Basement | Colourmeinkindness
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Passenger | All The Little Lights
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Joshua James | From The Top of Willamette Mountain
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Beach House | Bloom
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Tre Allegri Ragazzi Morti | Nel Giardino Dei Fantasmi
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Suis La Lune | Riala
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E infine, buon ascolto:

  1. Nevica – Gazebo Penguins
  2. Mecca – K’naan
  3. Goodbye Kiss – Lana Del Rey
  4. Boxing Night – Frightened Rabbit
  5. La tua vita – Corrado Meraviglia
  6. Tombino – Do Nascimiento
  7. Sottotitoli – Colapesce
  8. Wigan Pier – Tom Rosenthal


We made a promise we swore we’d always remember.

C’è Bruce Springsteen in giro per l’Italia, in questi giorni. Giovedì ha suonato a Milano. Oggi suona Firenze. Domani, lunedì, a Trieste. Poi ci saluta e vallo a sapere quando cazzo tornerà – presto Bruce, torna presto, che qui stiamo male, fisicamente. La nostra Irene l’ho vista dopo il concerto di San Siro, entrambi spezzati in due dall’emozione, e ci siamo dati uno di quegli abbracci lì che si danno solo quando si è felici, ma felici per davvero. Io e Irene fino a lunedì avevamo la depre più profonda e praticamente avevamo mezzo deciso che niente, quest’anno salta, la luna è storta, io non trovo il biglietto, lei non trova la schiena e l’amica con cui andare; poi niente quella della luna storta è una stronzata inventata da un ubriaco e il biglietto s’è trovato così come l’amica. E pensa se non fossimo andati. PENSA.
Leggenda vuole che i concerti di Springsteen siano indescrivibili, che se ci sei ci sei e lo sai che vuol dire e se non ci sei puoi dire il cazzo che ti pare che tanto non ci sei e non sai. È la verità, i concerti di Springsteen non si raccontano, si vivono, ed è tanto presuntuoso quanto semplice.
Leggenda vuole però che il concerto di Springsteen a San Siro di giovedì non sia stato solo indescrivibile ma anche inimmaginabile, inimmaginabile persino da chi di concerti ne ha visti decine e decine. Un concerto lunghissimo, 3 ore e 40 minuti, una scaletta solida e senza sbavature, una The Promise solo piano così emotivamente devastante che poteva essere peggio solo se dopo avesse suonato The River. Ed infatti ha suonato The River. Sarà che poi Bruce di suonare in quello stadio era contento per davvero, si vedeva, non è un commento di circostanza, un’impressione che chiunque altro in qualunque altro stadio avrebbe; Springsteen a San Siro è tipo la Madonna a Lourdes, con la differenza che lui ci è apparso davvero, quattro volte, e a ‘sto giro era più felice del solito. Era felice per davvero e felici per davvero lo eravamo noi, tutti, e noi, io e Irene, e anche se il concerto non l’abbiamo visto insieme tanto mi bastava sapere che lei fosse lì dentro.
Quando si è seduto al piano ed ha iniziato a suonare The Promise non ci ha creduto nessuno, poi si sono messi tutti a piangere. Tutti. Io ho pianto. Irene ha pianto. 70mila persone quasi completamente in silenzio hanno probabilmente pianto, e zittiscilo tu uno stadio intero in preda all’adrenalina. Provaci.
Leggenda vuole che ai concerti di Springsteen piangano tutti, anche i maschi più maschi che non piangono mai, ed è la verità. Poi si scambiano sudore e sorrisi, perché non c’è un secondo di tristezza ai concerti di Springsteen, neanche durante certe canzoni, dedicate a che non ce la fa più. Lì è la speranza a farci sorridere.

Un’amica a fine concerto mi ha detto che ha visto suo padre piangere, un paio di volte, poi ho abbracciato forte Irene. Come se i concerti di Springsteen fossero solo dei concerti.


Lo stomaco, i sogni e i Gazebo Penguins.

Lui doveva arrivare a momenti ma lui non arrivava mai.
Capra, più o meno, ci dice: Volevamo chiudere con Nevica ma ci hanno detto di farne un’altra e lo stomaco ha iniziato a stringersi. Poi un’altra ancora, con lo stomaco stretto, e un’altra ancora, con lo stomaco che ormai aveva le dimensioni di uno scroto.
Capra, più o meno, ci dice: L’altra notte ho sognato di salire sulle spalle di Jacopo. Capra ci dice che quando è successo ci è rimasto, più o meno.
Jacopo Lietti – quello dei Fine Before You Came, dei Verme, del sito di legno – che arriva all’ultimo momento giusto in tempo per cantare Senza Di Te – quella della cantina, quella che ha scritto lui – e si prende in spalla Capra; i sogni che si realizzano. Per Capra che ce lo dice, per noi che stavamo là sotto.

I Gazebo Penguins sono delle persone bellissime e qua su JunkiePop ci piacciono molto, andate su No Borders Magazine per capire il perché.


Top Film 2011 – Tob Waylan

20 film usciti in Italia e un po’ di rammarico per non averne visto alcuni come Incendies, The Artist e The Ides of March.
La mia sul film dell’anno l’ho già detta qua.
Si prega di dire la propria nei commenti.


Top Albums 2011 – Tob Waylan

A far liste non sono capace ma più o meno ci siamo, 15 dischi + 1 dove i primi sono i migliori e gli altri solo belloni. Essendo io un emotivo è tutto molto soggettivo e ricco di doveri morali, poi sarei anche pieno di mancanze e i dischi migliori li ascolterò l’anno prossimo ma che importa, mica siamo qua a fare Pitchfork.
(Se cliccate sulle immagini ci stanno le canzoni preferite)

The Low Anthem | Smart Flesh

Feist | The Metals

Tom Waits | Bad As Me

R.E.M. | Collapse Into Now


Joan As Police Woman | The Deep Field

St. Vincent | Strange Mercy

Wye Oak | Civilian
Steve Earle | I’ll Never Get Out of This World Alive
Noah & The Whale | Last Night On Earth


The Vaccines | What Did You Expect from the Vaccines?
Social Distortion | Hard Times and Nursery Rhymes


Veronica Falls | Veronica Falls
I Cani | Il sorprendente album d’esordio dei Cani



Clap Your Hands Say Yeah | Hysterical
Radical Face | The Family Tree: The Roots

Menzione speciale disco piangerone è un tutto un ricordar le cose meglio di com’erano davvero di quando avevamo qualche anno di meno e non mi hai visto in un film coi tuoi eroi:
Gazebo Penguins | Legna

E ricordate: i gusti di merda sono sempre quelli degli altri.


Non un’altra recensione di Drive.

No, davvero, non è un’altra recensione di Drive, solo un altro post su Drive, solo un altro flusso di conscienza sul film che pare piacere a tutti. Per annoiarvi meno cliccate qua sotto prima della lettura, ci sta A Real Hero dei College feat. Electric Youth, la canzone più bella del film.

Drive m’è sembrato un film di Jarmusch.
Drive m’è sembrato un film di Jarmusch girato sotto acido.
Una famosa massima di Jarmusch dice l’autenticità è inestimabile, l’originalità è inesistente. Significa che far cose nuove non si può più ma cose uniche sì. Affermazione discutibile, vero, ma che racchiude un’indubbia verità.
Autentico significa d’autore certo, d’autore certo significa che nessun altro avrebbe potuto farlo.
Fare film d’autore significa fare film autentici.
Drive è un autentico film d’autore.
Una roba che hanno già detto tutti è che Drive l’avrebbe potuto girare solo Refn e chiunque altro avrebbe solo fatto un gran pasticcio.
Justin Lin, troppe macchine.
Tarantino, troppe parole.
Bay, troppo rumore.
Cronenberg, troppo sesso.
Jarmusch, poco acido.
Refn tra le altre cose è daltonico. I colori che vedete sono tutti suoi, ma non sono i suoi. Chissà come cazzo li vede i suoi film. Chissà se è conscio di cosa vogliano dire titoli di testa rosa shock. Sicuramente sa che vogliono dire pop.
Drive è il film più pop e meno popolare che avete mai visto o che mai vedrete.
E’ quella canzone che piace a tutti ma non dovrebbe piacere a nessuno.
Drive è un film lento, tutto colorato, con un protagonista che parla poco che si innamora di una che parla poco e il corteggiamento è tutto un guardarsi negli occhi in piani sequenza appoggiati su lenti respiri e petti che si gonfiano.
Lui dice dovremmo vederci nel weekend.
Lei non dice niente e inizia a respirare più profondamente.
Drive è tutto lì, nei respiri.
In Drive i respiri si prendono tutto il tempo che vogliono.
Le parole si prendono tutto il tempo che vogliono.
Gosling si prende tutto il tempo che vuole.
Drive è girato in funzione della percezione di Gosling, del suo personaggio che tutti chiamano Driver e che nessuno dovrebbe chiamare Driver.
Chiamatelo lui, Ryan, Scorpione, Eroe, chiamatelo Drive, senza la erre.
Drive è girato in funzione della percezione di Drive perchè ogni cambiamento avviene nella sua testa.
I rallenty, nella testa.
La musica, nella testa.
Il montaggio, nella testa.
In ascensore quando lui la bacia tutto rallenta e la luce cambia.
Nella sequenza più bella che avete visto quest’anno lui la bacia e un ascensore diventa un palcoscenico.
Quando dico che sembra un film girato sotto acido intendo questo, un livello percettivo enfatizzato ed autentico.
Nella sequenza cardine succede una roba che letteralmente capovolge la faccia di Gosling e così tutto il film.
Refn è un autore che ha fatto dell’eroe l’autore reale.
Gosling tra tutti è quello che si distingue perchè con particolarità autentiche.
Gosling è quello con la giacca con lo scorpione.
Nessuno ha una giacca come la sua.
Nessuno ha la giacca con lo scorpione.
Drive è una giacca con lo scorpione.
Una giacca con lo scorpione si innamora di una camicia a maniche lunghe rimboccate, ma è così che funziona.
Lo scorpione si innamora della rana e sappiamo tutti come va a finire.
Poi l’autore diventa attore.
In una sequenza emblematica l’autore sceglie di mettersi una maschera per definire il confine cui è andato incontro e diventare definitivamente attore in una vita che nel momento migliore e in un battito di palpebre ha preso una svolta mai voluta e inevitabile, o sempre evitata.
Quella maschera sul mare sembrava un cazzo di incubo.
In Drive i battiti di palpebre si prendono tutto il tempo che vogliono.
Gli sguardi in Drive sono quello che contano, come i respiri.
Almeno quaranta minuti sono costruiti su questo e sono quaranta minuti che danno senso a qualsiasi cosa. All’ora successiva, alle visioni successive, al giorno dopo la sera al cinema.
Uno sguardo e la scena dopo ha tutto un altro spessore.
Un respiro e non hai bisogno di sentire la risposta.
E poi un battito di palpebre.
Il film finisce e tu se lì con il cuore in gola e gli occhi pieni e vedi lei due sedili più avanti che respira nel tuo stesso modo.
Di sapere il suo nome neanche ne hai bisogno.

Per scrivere sta cosa devo averci messo una ventina di A Real Hero.
Per scrivere sta cosa mi son preso tutto il tempo che ho voluto.


11 film per festeggiare il Towel Day.

La Guida Galattica per gli Autostoppisti dice alcune cose sull’argomento asciugamano. L’asciugamano, dice, è forse l’oggetto più utile che un autostoppista galattico possa avere. In parte perché è una cosa pratica: ve lo potete avvolgere intorno perché vi tenga caldo quando vi apprestate ad attraversare i freddi satelliti di Jaglan Beta; potete sdraiarvici sopra quando vi trovate sulle spiagge dalla brillante sabbia di marmo di Santraginus V a inalare gli inebrianti vapori del suo mare; ci potete dormire sotto sul mondo deserto di Kakrafoon, con le sue stelle che splendono rossastre; potete usarlo come vela di una mini–zattera allorché vi accingete a seguire il lento corso del pigro fiume Falena; potete bagnarlo per usarlo in un combattimento corpo a corpo; potete avvolgervelo intorno alla testa per allontanare vapori nocivi o per evitare lo sguardo della Vorace Bestia Bugblatta di Traal (un animale abominevolmente stupido, che pensa che se voi non lo vedete nemmeno lui possa vedere voi: è matto da legare, ma molto, molto vorace); infine potete usare il vostro asciugamano per fare segnalazioni in caso di emergenza e, se è ancora abbastanza pulito, per asciugarvi, naturalmente.

Il 25 Maggio si celebra il Towel Day, il giorno dell’asciugamano, oggetto di culto per chi conosce l’opera di Douglas Adams e per chi è solito asciugarsi. Quale occasione migliore quindi per elencare una serie di sequenze cinematografiche dove l’asciugamano è un elemento fondamentale? Avrei voluto elencarne 42 ma sono arrivato solo a 11. Ringrazio chi su twitter mi ha aiutato nel ricordarne alcune: pieromod, fromsinkingsand e sierraf31.
Buona visione e Buon Towel Day a tutti voi!

Pulp Fiction

Dangerous Flowers

Out For Justice
(dal minuto 3.00)

The Accidental Spy

Full Metal Jacket

Ace Ventura: Pet Detective
(minuto 1.41)

Joe’s Apartment

The Prize

Rush Hour 2

Starsky and Hutch

Top Gun
(non ho trovato il video ma questo frame è più che esplicativo)

Vi invito a postare le vostre sequenze con asciugamani preferite nei commenti. FELICITAZIONI!


Tron: Legacy in tipo 8 brutte ma esplicative immagini.

O anche: il film è brutto ma dà un sacco di spunti. E visto che il post è tipo inutile spuntatevi anche voi.


Top 20 Movies 2010 – Tob Waylan

Solo film usciti nelle sale italiane durante il 2010.


Oggi è il compleanno di Dio.

 

Ottanta.

 


La piccola videoteca degli orrori #4

Torrent di Novembre

Dream Home, Pang Ho-cheung (2010)

Dicono sia il film più violento mai girato ad Hong kong. Ci credo, non può essere altrimenti, quando l’ho visto a Udine in versione integrale il mio lato sadico è esploso di gioia. In Dream Home viene denunciato il problema, grave, dei prezzi degli appartamenti ad Hong Kong attraverso l’estrema frustrazione di una donna, l’incredibile Josie Ho, che per far scendere il prezzo di un appartamento decide di uccidere quelli che ci vivono dentro e quelli che ci vivono intorno. Un follia omicida calcolata in crescendo a pari passo con il degenerare della situazione, partendo da omicidi lenti e intensi fino a una splatter punk fest dove un tipo finisce con un bong piantato nell’arteria tiroidea. Un roba bellissima. A dare un senso a tutto ciò ci  pensano dei flashback tutt’altro che fini a se stessi. E’ uno dei migliori film del 2010 che dovessi fare una classifica lo metterei vicino a The Social Network ed Inception, per capirci. Ora, no so come sia la versione scaricabile ma ho idea che sia tagliata solo in una scena, niente di troppo grave.
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I Saw The Devil, Kim Ji-woon (2010)

Il problema dei revenge movie è quello del cadere troppo facilmente nel peggio fascinema e in ridondanti situazioni dove la violenza non è altro che uno stitico sfogo dedito al mostrare sangue. In generale la maggior parte dei revenge movie moderni sono così, a volte guardabili solo perchè talmente esilaranti da intrattenere come fossero una commedia. Dove andare quindi per vedere del bei film? In Corea del Sud, ovviamente. I Coreani in generale sanno fare un cinema mostruoso e d’impatto visivo unico, non esagero dicendo che lì viene prodotto il miglior cinema in circolazione. I Saw The Devil si pone su un filo sottilissimo rischiando di diventare una brutta e monotona sequela di torture e violenza, ma la mano esperta di Kim Ji-woon (The Good, The Bad & The Weird) è riuscita a tirar fuori un grandissimo film da una sceneggiatura non troppo brillante ma con le giuste trovate. Il vero punto di forza è infatti il modo in cui la storia è raccontata, ponendo quasi tutto dal punto di vista dell’assassino (Choi Min-sik, leggendario) e mostrando il vendicatore solo (o quasi) quando passa all’azione. La violenza e il sangue appaiono sullo schermo senza tanti giri di montaggio, quasi a volerne superare lo status di tabù o perversione, e in quantità piuttosto elevate. Nulla di nuovo e nulla d’inventato ma girato talmente bene da reggere per tutte le due ore e mezza e coinvolgendo parecchio, cosa piuttosto rara in un film di tale matrice.
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Purtroppo è tutti qui, sono usciti pochi film e la maggior parte sono orrendi. Anche quelli austrialiani. Vi rendete conto? Un mese senza australiani. PAZZI. Arrivederci.


La piccola videoteca degli orrori #3

Torrent di Ottobre

The Loved Ones, Sean Byrne (2009)

E’ tipo un anno che sto film gira i festival di tutto il globo portandosi dietro tanti commenti positivi e negativi e leggere in giro sembra che nessuno abbia visto lo stesso film, il che è un bene (credo). E’ un film australiano e già vi ho detto che gli australiani sono PAZZI e che i loro film sono bellissimi anche se brutti, quindi figuratevi quando un film australiano è bello per davvero. Non so se rendo l’idea. Forse è il caso che vi dica che parla di una ragazza che pur di festeggiare il prom con il suo amato sarebbe disposta a inchiodarlo ad una sedia. E trapanargli la fontre. E inciderlo tutto. E altre cosacce che non vi dico. E’ un film australiano PAZZO con protagonista una famiglia di  PAZZI.  E’ tutto fottutamente australiano. Ed è una figata. Ci sono delle cose che sembrano dei riempitivi ma non fatevi ingannare dalle storiacce teen, tutto ha un senso lì dentro.
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Piranha, Alexandre Aja (2010)

Il film in 3D che ci pentiremo tutti di non aver visto in sala, perchè non uscira mai. E’ una sorta di remake che non c’entra un cazzo del Piranha di Joe Dante diretto da uno dei migliori registi horror in circolazione, Alexandre Aja (Haute Tension, Mirrors). Nella sostanza è tutto quello che un film dell’Asylum vorrebbe essere se solo sapessero fare film: un delirio di sangue, tette e scene WTF. E basta, non c’e altro, è tutta gara a “ho le tette più grosse”, vinta a mani basse da questo cameo,  “muoio nel modo più bello”, probabilmente questo cameo, e “faccio stragi nel modo più fico”, probabilmente la scena coinvolgente un motoscafo. Il punto è che Aja i film li sa fare e soprattutto sa come girare un film del genere senza prendersi sul serio neanche per un secondo, cosa che i giovani registi fanno un po’ troppo spesso. Divertimento assicurato, cazzo, e il balletto dell’anno. Capirete. Ah, hanno già annunciato un sequel, si chiamerà Piranha 3DD e sarà scritto e diretto da quelli di Feast. Can’t fuckin’ wait.
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The Hole, Joe Dante (2009)

Il bellissimo ultimo film di Joe Dante. Ma quanto è bello quando Joe Dante fa nuovi film? Soprattutto quando hanno un target simil teen. Certo, definirlo horror è esagerato, ma ci sono comunque tanti spaventerelli e se magari qualcuno di voi lettori ha figli non troppo grandi questo è il film perfetto per farli iniziare a vedere cose fighe. Cioè, fossi io farei vedere l’Armata Delle Tenebre intorno agli 8 anni, ma non voglio prendermi la responsabilità di dare certi consigli. Questo parla di dui fratelli che trovano un botola in cantina da cui escono mostriciattoli e cose così e che ha fatto uscire pazzo Bruce Dern. Ma che figata è? Comunque nei cinema uscì in 3D e me lo sono vergognosamente perso, quindi non ho la più pallida idea di come sia da quel punto di vista, ma tanto il torrent è in 2D. Problema risolto.
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Lost Boys: The Thirst, Dario Piana (2010)

Ok, questo è l’unico film del mese che non sono riuscito a vedere, forse ce l’avrei fatta tra ieri e oggi se non mi fossi guardato 23 episodi di Community. Quella roba è una fottuta droga cazzo, non riesco più a farne a meno. Comunque, The Tribe, il secondo Lost Boys, è una sola talmente insostenibile che mai e poi mai avrei pensato di poter consigliare il terzo capitolo, e benchè non l’abbia visto in giro si leggono belle cose che, per essere rivolte ad un direct-to-video, fanno ben sperare. Alla fin fine, i Frog Brothers sono tornati insieme e questo dovrebbe bastare a farci tutti contenti. Certo, ci vorrebbe anche un bel film, ma forse è chiedere troppo.
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Cherry Tree Lane, Paul Andrew Williams (2010)

Paul Andrew Williams nel 2006 girò un bellissimo film chiamato London To Brighton, che consiglio un po’ a tutti, raccontando con un tocco tra Ken Loach e Shane Meadows le vicende di una prostituta e una ragazzina scappata di casa. Poi girò The Cottage, una commedia horror che non ho visto, e infine questo Cherry Tree Lane. Definirlo horror è forse esagerato, perchè il vero orrore sta nel non visto, nel non compreso, come se il fuori campo, presente insistentemente sin dalla prima sequenza, fosse il vero soggetto. In un approccio che potrebbe ricordare Funny Games una banda di ragazzi invade la vita di una coppia in chiara crisi dichiarando di volerla fare franca con loro figlio. La violenza espressa, più psicologica che fisica, e l’orrore si manifestano paradossalmente nel momenti di maggiore calma quando uno o più sequestratori parlano con la coppia, legata ed imbavagliata, e tra di loro rivelandone storia e intenzioni. Ed è sicuramente in questi momenti che il regista da il meglio di se, tracciando personaggi che più riusciamo ad inquadrare e meno riusciamo a giudicare, come un’inquadratura che scivoldando sul sangue ci mostrano una violenza che prima avevamo solo immaginato.
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Devil’s Playground, Mark McQueen (2010)

Un’epidemia scoppia a Londra e la gente si trasforma in mostri cannibali che corrono di qua e di là. No, non è la trama di 28 Mesi Dopo (che comunque Danny Boyle ha già annunciato) ma una roba del tutto simile a quella roba lì. Fatta bene, con sangue quanto basta e una storia non del tutto noiosa. Ma la cosa figa sono proprio gli infetti, sapete perchè? Perchè non sono dei semplici Zombi, o Sickos o Muppets, sono dei fottuti PARKOUR ZOMBIE. Saltano da tutte le parti e schivano ostacoli urlando “spiderman puppaci la fava” a modo loro, tipo “sgalagharcbbababa turbet”, e facendo cose tipo saltare attraverso i finestrini della macchine. Quanto siete fottuti se  ve ne trovate uno davanti? TROPPO. Tanti auguri di buona soppravvivenza.
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Altitude, Kaare Andrews (2010)

A quanto pare Kaare Andrews è uno che disegna roba figa e famosa, ma io sono un totale ignorante quando si parla di fumetti e quindi non sapevo chi diavolo fosse prima di vedere sto film, il suo primo film. Praticamente è tutto ambientato su un aereoplanino in cui succedono cose poco normali, cose che si possono vedere nel trailer ma che sconsiglio vivamente di vedere perchè rovina tutto. Purtroppo è uno di quei film con un finale di merda e macheccazzo, ma tutto il resto è molto buono e la tensione da “OMG CADE L’AEREO!” è decisamente palbabile. Concedetegli una visione e fermatevi a circa 5 minuti dalla fine.
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The Tortured, Robert Lieberman (2010)

Scaricatelo e passate direttamente al minuto 40 perchè prima è tutto un drammone familiare pomposerrimo e girato alla Ferretti ma poi è un breve saggio intitolato “torturare il proprio peggior nemico con strumenti di fortuna”. A quel povero cristo gliene fanno di tutti i colori, senza il minimo rimorso,  visivamente non si lascia nulla all’immaginazione ed è proprio una roba cruderrima, ma da un film intitolato IL TORTURATO, cazzo, uno si aspetta un’ora e mezza di sadismo compulsivo, non il dramma familiare. Stronzo!
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Ci vediamo a Dicembre!

Sponsorizzato da Ramona Flowers ed il suo essere così "donna della vita".


Somewhere! Somewhere? There! What?!

coppola
[còp-po-la]
s.f.
Berretto di panno tondo e floscio fornito di una piccola visiera, comune spec. in Sicilia
‖ gerg. Coppola storta, gregario di una cosca mafiosa

Avete presente quei film dove i primi minuti ne riassumono più o meno tutte le intenzioni? Quelle sequenze che urlano hey, sarà tutto così, accettalo. Ho notato che accade sempre più spesso con i film di macchine, tipo The Fast and The Furious o The Transporter, dove tempo 2 minuti e sei lì che penzoli dalle loro labbra come uno stronzo e sapere che ne avrai per altri 90 ti rende solo felice. Che poi chiariamoci, Rob Cohen, in un periodo di rara grazia, è stato talmente bravo che è riuscito a farci piacere un film con frasi tipo Vivo la mia vita ad un quarto di miglio alla volta o È meglio avere il 50% di qualcosa che il 100% di niente. Ringraziamo tutti lui, Vin Diesel a il santo protettore dei tamarri. Lo stesso Cohen ci fece piacere XXX, un film dove Asia Argento dice cose come Sì sono la sua donna. Se mi paghi altrettanto sarò anche la tua, ecco, ma anche lì, è un film che inizia con un concerto dei Rammstein, i fottuti Rammstein, ringraziamo anche loro.

Scusate l'epicità.

Anche l’ultimo film della Coppola inizia con una macchina. Una ferrari, nel deserto, che gira in tondo. Una macchina, in un non-luogo, che non va da nessuna parte. Esattamente come il film stesso. Ci troviamo di fronte ad un metaforone enorme, ad una sonora presa per il culo che urla “questo è il film, vi ho fottuto, in ordine sparso, soldi, tempo, buon umore, criterio e leone d’oro.” Partiamo dall’argomento più basilare: questo film non è un film. Questa cosa è priva di qualsiasi senso filmico, ho faticato a trovare elementi che mi riconducessero alla buona ragione cinematografica. Ho cercato la sceneggiatura, ma ho trovato mugugni sparsi. Ho cercato il montaggio, ho trovato presuntuosi piani sequenza immobili. Ho cercato la colonna sonora, ho trovato canzoncine. Ho cercato la fotografia, ma la cosa è finita prima. Devo andare avanti? No, perdio, sto diventado più noioso della cosa stessa. Affrontando questo mi trovo in una situazione in cui non posso neanche dire che sia un brutto film, perchè per esserlo dovrebbe prima di tutto  essere un film. Ma non lo è. Twilight è un brutto film. Natale al Nilo è un brutto film. Somewhere no, Somewhere è un’accozzaglia di foto mal sviluppate con il solo intento di fottere la gente. Prentende che un normale spettatore provi interesse per un triste riccone che viaggia in ferrari e scopa ogni giorno con due ragazze diverse. NO WAY. Mentre Francis Ford spiegava alla figlia il significato di empatia lei probabilmente stava da un’altra parte. Se il film gira intorno a una persona sola il minimo è farla piacere, non sono mica tutti Sam Raimi che per farci godere della morte della Loham ha scritto un personaggio tanto odioso quanto perfetto. Un attore depresso ma sulla cresta dell’onda NON E’ simpatico. Bill Murray era simpatico, ma Bill Murray è sempre simpatico, e in Lost In Translation non era sulla cresta dell’onda. Lì era un attore ormai artisticamente morto e in crisi di mezza età costretto a fare le pubblicità giapponesi per vivere. For relaxing times, make it Suntory time. Se lo ricordano tutti cazzo, è ovvio che un personaggio così piace, ed è quindi altrettanto ovvio che Somewhere e Lost In Translation in comune non hanno un fico secco. Chiunque li paragoni dovrebbe rivederseli, flagellarsi e chiedere scusa in pubblica sede. Simultaneamente e ripetutamente.

Godard is not amused.

A trasporre la vita su schermo ci ha già pensato tanta gente, in primis i registi della famigerata Nouvelle Vague. Godard, Truffaut o Chabrol, per dirne alcuni, facevano film che parlavano di vita vera, sogni e sentimenti, guidati dalla parole dello stesso Godard la fotografia è verità e il cinema è verità 24 volte al secondo. C’è del sacrosanto in tutto questo, c’è del vero quando dei registi riescono a trasformare la bugia del taglio in un mezzo per esaltare la realtà, quando il soggetto è si la persona, ma anche il mondo che le sta attorno, inesorabile architetto di esistenze.
Su carta poi ci pensò l’immortale Carver, maestro dei racconti brevi, le cui storie ne iniziano e ne finiscono ma si collocano in frammenti di vite vissute o ancora da scoprire dove l’avvenimento, immancabile soggetto, una volta concluso lascia spazio solo al vivere, il solito vivere. Se non avete mai letto Carver è giunto il momento di rimediare, come ha fatto la Coppola, probabilmente. Deve essersi letta alcuni suoi racconti e, una volta recuperata tutto il cinema francese da ’58 al ’67 almeno, aver urlato ANCHE IO e essersi messa a scrivere presupponendo simpatia e senza capire che LORO parlavano di persone normali, lei di un cazzo di odioso attoruncolo probabilmente pure molto scarso, perchè per vincere un Telegatto bisogna esserlo, scarsi.

Ciao, sono il punto più alto del film, puppatemi la fava.

Io Nino Frassica lo adoro, mi fa ridere, lo vorrei vedere in molti più film, e a sto giro s’è pure beccato il punto più alto del film, nella sequenza più imbarazzante. E non me ne voglia nessuno, ma se in un film della Coppola il punto più alto è Frassica c’è veramente qualcosa che non quadra. Mi vien da pensare che la Coppola abbia voluto mettere un bel muro tra lei e le sue discendenze italiane, come dire ho il cognome ma non centro un cazzo o ho il cappello ma solo quello, che ne so. Per far questo ha preso la Marini e l’ha fatta ballare nella gioia generale e l’imbarazzo di uno che il giorno dopo sarebbe scappato dall’Italia manco fosse l’inferno. Ah no, scusate, l’Italia è l’inferno, arieggiato, ma sempre inferno. E all’inferno film come Somewhere vincono il Leone D’Oro, sconfiggendo il cinema a casa sua. Somewhere è un film inutile, vuoto dentro e vuoto fuori, è niente fumo e niente arrosto e nonostante questo non faccio che pensarci da un mese. Coppola sei una stronza. Coppola…

SUCA


La piccola videoteca degli orrori #2

Torna la rubrica con qualche cambiamento: i DVD non ci sono più, li potete trovare sul miglior blog cinematografico italiano, con tanto di uscite estere e film action. Rimangono i torrent usciti il mese passato che a sto giro sono scarsini, quindi ne metterò un paio bonus alla fine.
Via!

Torrent di Settembre

Frozen, Adam Green (2010)

Adam Green (Hatchet) è uno di quelli tipo Eli Roth che augurano la morte a chi scarica i loro film, ragion per cui traggo ancor più soddisfazione nel pubblicizzare il DVDRip del suo penultimo film, Frozen. Nonostante la testa di cazzo, il film è una bomba. Si divide in 20 minuti di presentazione personaggi (3, coppia e miglior amico di lui) che urlano EMPATIA e il resto di agonia perchè gli scemi restano bloccati su uno skilift, di notte, a tipo 10 metri di altezza, con un sacco di voglia di fare la pipì e nella completa solitudine perchè il complesso sciistico, o come si chiama, ha chiuso e non riaprirà prima di 6 giorni. Green riesce perfettamente a catturare la paura e lo spaesamento dei poveretti che improvvisamente si ritrovano scollegati da qualsiasi tecnologia, lasciati soli in un brutto mondo pieni di bestie feroci, anche grazie al fatto di aver girato tutto su una vera seggiovia inculata su per i monti.  Gioca tanto con i rumori e suoni, tralascia la cacofonia casinara di Hatchet ed entra in sottili dettagli sonori che regalano, a mio avviso, una delle migliori sequenze degli ultimi anni. Nonostante vanti anche del punto più basso di sempre, la rivisatazione in chiave giovanile de la mamma e il bambino ossia la ragazza e il cagnolino, Frozen è il lavoro più fine, forse più riuscito, del regista e probabilmente anche l’ultimo. Bravo, testa di cazzo.
IMDbTorrent

Dark House, Darin Scott (2009)

Vi piacciono le case stregate? Gli Horror Park? Le Spuuuuuuuuuuuuky House? Bene. E Re-Animator, v’è piaciuto? Bride of Re-Animator? Beyond Re-Animator? Lo sapete che esce House of Re-Animator? Benissimo! Questo film è troppo vostro, infatti potrete vedere un meraviglioso Jeffrey Combs interpretare il creatore delle migliori attrazioni orrorifiche d’america! Per il suo capolavoro ha scelto una casa stregata per davvero, ma lui non lo sa, dove quattordici anni prima vennerro massacrati un sacco di bambini, questo lo sa, e ha scelto una manciata d’attori per interpretare i padroni di casa, solo che tra di loro c’è una che il massacro lo ha visto per davvero ed un po’ c’è rimasta. Godetevi questo, le sequenze splatter, i bei mostriciattoli e la miglior vecchia pazza timorata da dio dell’anno perchè poi la trama si accartoccia su stessa e si risolve un una roba seriamente incomprensibile, tipo che quelle di Lynch a confronto sono coerenti e lineari. Mi piacerebbe citare il regista, dire che il suo percorso mi ricorda quello della Tatangelo e che il suo immaginario sembra Nevruz, ma non so chi cazzo sia.
IMDbTorrent

Easter Bunny, Kill! Kill! , Chad Ferrin (2006)

Un pazzo redneck razzista, ladro e assassino, una milf di tutto rispetto che pare uscita da Foxy Brown, il figlio ritardato, un pedofilo pervertito, messicani, barboni, prostitute, droga e quantaltro più un killer con maschera da coniglio = splatter e risate senza soluzione di continuità. Spessore artistico pari al niente, ma c’è da divertirsi.
IMDbRlslog (non esistendo il torrent, andate al link diretto in questa pagina)

30 Days of Night: Dark Days, Ben Ketai (2010)

Lo metto solo perchè magari qualche lettore è un fan del primo capitolo e non vede l’ora di vederne il seguito, io non l’ho visto e neanche ne ho voglia: un anno dopo i fatti del primo episodio la protagonista racconta tutto a tutti ma nessuno le crede, allora torna al villaggio impestato portandosi dietro un po’ di gente (che immagino finirà a uso alimentare). Praticamente la stessa cosa che accade in The Descent Part 2.  Il primo di buono ha solo il regista parecchio bravo, David Slade, quello di Hard Candy, quello che abbiamo ufficialmente perso.  Per il resto è parecchio fuffa (ovviamente è un’opinione), e ci sono i vampiri, e io ODIO i vampiri cazzo. Mi cascano le palle quando vedo i vampiri, per questo mi piace un sacco Buffy, almeno lì prendono sonanti calci in bocca.
IMDbTorrent

E ora, regali! Per niente horror ma belli lo stesso.

Monsters, Gareth Edwards (2010)

Una delle prime recensioni definiva questo film come Lost In Translation ma con gli alieni giganti ed aveva assolutamente ragione, alcuni aspetti e situazioni sono infatti pericolosamente uguali. Nonostante questo il film è un gioiellino, una storia di convivenza tra due sconosciuti (Andrew e Samantha) costretti ad attraversare a piedi la zona più pericolosa della terra, una parte del Messico fotografato in maniera sublime, poichè infestata da dei mostri enormi e poco socievoli. E tutto gira intorno a loro due, alle loro personalità e al loro rapporto mentre sullo sfondo dei versi mostruosi gli ricordano in che razza di situazione di merda si sono infilati. Forse ci sarebbero altre cose da dire, ma questo è un genere di racconto che non ha bisogno di tante parole (e poi è una rubrica su cose horror e sanguinolente, mica posso fare lo smielato).
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Machete, Robert Rodriguez e Ethan Maniquis (2010)

Puro B-Movie, montaggio raffazzonato ma preciso, dialoghi sopra le righe e sangue a barili ( forse con un po’ CG di troppo). Machete è tutto quello che ci si aspettava, affilatissimo, scorretto ed esagerato, non si prende sul serio neanche un minuto e prenderlo sul serio sarebbe un delitto. Paradossalmente trova anche il tempo di denunciare la situazione messicana meglio e con più efficacia di altri film venduti come impegnati. Una rosa di attori che, apparte l’eccezione Jessica Alba, è nel ruolo più di quando ci si aspetterebbe da un film dove tutto, anche i personaggi, è scritto per esplodere. De Niro in cima, perfetto nel ruolo di senatore repubblicano, forse alla sua miglior interpretazione degli ultimi anni, ma anche l’imbolsito Seagal, con accento ispanico, e la Rodriguez, rivoluzionaria il cui nome di battaglia da Che diventa She, sono belli e migliori del solito. Semplice meraviglia e cinema scemo, ma Cinema.
IMDbTorrent

Appuntamento al primo Novembre con tanti nuovi aborti.

Sponsorizzato da Nevruz e "sto cazzo"


La piccola videoteca degli orrori #1

Voi che amate i film horror fino al midollo. Voi che Fulci è Dio e Romero di più, che Argento s’è rincoglionito e che i remake hanno rotto il cazzo, ma se c’è tanto sangue vanno bene lo stesso. Voi che non fate altro che leggere I 400 calci e comunque non riuscite a stare dietro a tutte le uscite di questo magnifico genere, potete pure smetterla di preoccuparvi perchè questa rubrica salverà le vostre adorate chiappe. L’idea è del capo ed il punto è facile: fare una lista dei DVD horror in uscita in italia  e dei dvdrip torrent più recenti.  Spesso i DVD sono pochi ma i torrent un po’ di più e alcuni fanno veramente cagare. Il mio compito è consigliarvi quelli belli, quelli meritevoli e quelli che si, ok, si vedono un paio di tette. Non prometto di vederli tutti, ma la maggior parte sì, anche se hanno 2.2 su IMDb. Farò un post ogni primo del mese con i DVD del mese in corso e torrent del mese passato (oggi quindi DVD di Settembre e torrent d’Agosto). I siti di approvvigionamento principale saranno dvd.it per i DVD, Release Log (quando non lo chiudono, cioè una volta al mese) e One Click Moviez per i torrent. Ovviamente altri siti sono ben accetti nei commenti. Spero sia utile e sennò che Twilight vi prenda, ovviamente. (se, per caso, non sapete come diavolo far funzionare i torrent chiedete pure nei commenti)

DVD in uscita: Settembre

La città verrà distrutta all’alba, Breck Eisner (2010)

La città ecc. è il remake del famoso The Crazies (1973) di Romero ed è il più clamoroso caso di spoiler nel titolo di sempre. Come se Il sesto senso di chiamasse Vedo la gente morta. Non l’ho visto ma quelli che ne sanno lo hanno promosso a remake quasi fico (Nanni Cobretti e Matteo “Weltall” Soi, tipo) che ne prende l’idea e va da un’altra parte, quindi prima o poi lo guarderò. Comprarlo non lo so, però intanto esce.

Giorno: 22 Edizione: MEDUSA VIDEO Prezzo: 12,99 dvd, 19,99 blu-ray

Purtroppo questo è l’unico DVD di Settembre. Per i torrent non metto le locandine o diventa il post più ingombrante di tutti, ma se vi lamentate a dovere le metterò.

Torrent usciti: Agosto

Bikini Girls on Ice, Geoff Klein (2009)

Un film con un titolo del genere va visto e basta. Una banda di tipe in bikini decidono di metter su un autolavaggio nei pressi di un abbandonato distributore dove un killer con il fetish per l’intimo uccide tutti e li mette sotto ghiaccio. E’ abbastanza divertente, intrattiene quanto basta in una serata tra amici (è proprio na roba da maschietti brufolosi), il sangue c’è e i bikini recitano persino bene! Poi è un progetto indipendete e qua l’indie si sostiene più che si può. Un po’ di amarezza per la svolta lesbo mancata, ma ce ne faremo una ragione.
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A Serbian Film, Srdjan Spasojevic (2010)

La vera definizione di Torture Porn. C’è la violenza, c’è il porno, c’è un gran Hostel puppami la fava. Milos è un pornoattore in riposo che per soldi si immischia nell’assurdo sogno del regista Vukmir di creare il più grande snuff porno violento di sempre. Una roba che nel messaggio mi ha ricordato Videodrome in versione hardcore. Avvertimenti: si vede parecchie volte la gigante verga del protagonista anche se il sesso non è mai documentato nel dettaglio (ma c’è e a bizzeffe), ci sono tanta violenza e delle scene MOLTO forti, visivamente e concettualmente, che secondo me non sono proprio per tutti. Però è un capolavoro e tra 20 anni verrà studiato e proiettato ovunque, quindi è ora di consapevolizzare un’avanguardia. Be fuckin’ Serbian. Eli Roth quando lo vedrà piangerà come un bambino.
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Nightmares in Red, White and Blue, Andrew Monument (2009)

Questo non è un film ma un bellissimo documentario sulla storia del cinema horror. Ma proprio tutta. Da Lon Chaney a Saw, un bel viaggio tra le pellicole che hanno cambiato il cinema e il suo pubblico raccontato, tra gli altri, da John Carpenter, Brian Yuzna, George A. Romero e Joe Dante. Consigliatissimo.
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Hunger, Steven Hentges (2009)

Lo dico subito, mi ha massacrato i coglioni. Colpa di 100 minuti che potevano benissimo essere 80 e di una storia già vista: cinque sconosciuti si risvegliano rinchiusi sottoterra in una specie di caverna con solo acqua e niente cibo. Lo studio è: fino a dove si può spingere un uomo per sopravvivere? Ecco, praticamente l’esperimento di un pazzo furioso con notevoli mommy issues (se vedrete capirete) che sadisticamente osserva sti disgraziati mentre tentano di non diventare il pranzo del vicino. Allora, è una noia, ma ha dei grandiosi momenti che valgono la pena di essere visti. Il problema è che i primi 50 minuti almeno sono insostenibili e non succede un cazzo, poi degenera e diventa molto carino.  Se siete dei fan dei dove cazzo mi sono svegliato questo film è vostro, se invece credete di reggerlo perchè a voi Haneke va giù come l’acqua, auguri.
IMDbTorrent

Sutures, Tammi Sutton (2009)

Sutures è un film molto piccolo, molto indipendente e molto convincente. Inizia, come tanti altri film horror, con un gruppo di ragazzi che vanno in vacanza al lago e  si imbattono in qualche casino. In questo caso uno strano mercato nero di organi con particolari metodi d’estrazione. Le cose buone sono tante, non sa di già visto anche se la storia non è delle più nuove, il ritmo è alto, il gore notevole e la recitazione, a parte un paio di personaggi, ottima. In più è girato molto bene e con mano esperta. Una vera sorpresa.
IMDb - Torrent

Road Kill, Dean Francis (2010)

Ero indeciso se metterlo o no ma poi ho pensato che se ho messo Hunger questo andava per forza. E’ che nel complesso m’è sembrato una cagata, ma è un film australiano e gli australiani sono PAZZI. L’idea che sta alla base di tutto, e che non vi dico o spoilero, è veramente assurda. Tutto parte con sti ragazzi in macchina che fanno i deficienti con un autotreno nelle strade deserte dell’Australia. Questo li fa andare fuori strada, si ferma e inizia l’assurdo. La sceneggiatura fa cacare (no, ma dico, la tipa disperata ad un certo punto vede un aereo DI LINEA e pretende di attirare la sua attenzione con un falò. Ma che ca.) e le performance sono ancora peggio. Ma c’è sta storia dell’autotreno che non può non essere vista, e quindi ve lo consiglio alla grande (male che vada vi vedete un po’ di gnocca e un po’ di fisicati).
IMDbTorrent

E bon, ci si vede (con la rubrica) il primo Ottobre.

EDIT: A causa di malavitose storie la rubrica si sposterà su I 400 Calci dal primo ottobre, ma JunkiePop resta nei nostri cuori.


Christopher Nolan for dummies: Following

Dovete sapere una cosa, la nostra amata Byron ha visto Inception prima di tutti noi italioti sfigati. Non sapete cos’è Inception? Vi perdono solo in caso di coma profondo fino a 5 minuti fa. Nel caso, trailer. Non solo lo ha visto, ma lo ha visto pure in Imax. Non sapete cos’è l’Imax? E’ un sistema di proiezione su uno schermo tipo GIGANTE con una peliccola non di 35mm ma 70mm e a scorrimento orizzontale (esempi 1 e 2). Quindi? Quindi è così grande che potrebbe coprire uno spazio di 1km quadrato senza perdere qualità. No kidding.
Tutto questo per dire che lei lo ha visto meglio di come lo vedrà la maggior parte di noi e che spero ne parlerà presto qua sopra per farsi odiare un po’ di più.
Mentre si aspetta la fatidica data d’uscita (24 Settembre) sarebbe bene farsi una ripassatina di Nolan giusto per ricordarsi (come se si potesse dimenticare) con quale cazzo di genio si ha a che fare. Io, ad esempio, devo rivedere Insomnia perchè quando l’ho visto ero in un’età priva di acume e mi annoiò parecchio. Dubito comunque che qualcuno non abbia visto film come The Prestige, Memento e The Dark Knight (che se non avete visto vedeteveli tutti e rivoluzionate la vostra idea di fare cinema) ma sono un po’ meno sicuro che molti abbiano visto il suo film d’esordio, Following (1998).
(Ora voi direte, sto qua arriva scrive un primo post pieno di divagazioni e ci fa il pippone su che film dobbiamo vedere. Sì, ma perchè vi voglio un sacco di bene e voglio darvi argomenti per fare i fighi con gli amici. Ricordatevelo, ifighicongliamici.  Es. a: “Troppo bello The Prestige” b: “Tks, io ho visto Following” a: “MECOJONI” o c: “TELADO’!”)
Ciancio alla bande, Following è stato ri-ridistribuito in questi giorni non so dove in occasione dell’evento Inception e un nuovo trailer è stato montato. Vediamocelo.

Allora, geni non si diventa e neanche ci si nasce. Geni si è già da piccoli spermatozoi indifesi. Io mi posso solo immaginare quali astute strategie abbia usato il Nolanzoo per riuscire a fecondare, ma sicuramente deve aver steso tutti gli altri con qualche storia totalmente mindfucking. Comunque, l’esordio alla regia di Nolan tende a confermare tutto ciò. In quell’ora scarsa di film si trovano, infatti, quasi tutte le caratteristiche che andranno poi a rendere i suoi film successivi dei grandi capolavori. Cose come la scrittura, i dialoghi precisi e calibrati dai ritmi molto alti, i personaggi ossessivi e sempre un po’ misteriosi, il montaggio non del tutto lineare (poi reso perfetto in Memento), la femme fatale e i twist finali che vanno a incastrarsi con piccoli particolari buttati lì durante il film (The Prestige, ovviamente) sono qui riuniti, a volte accennati, in una veste decisamente sperimentale ma non per questo banale o imprecisa. Un po’, anche se può sembrare un paragone azzardato, come è accaduto in Reservoir Dogs, solo che Tarantino ha avuto la fortuna di avere un budget infinitamente superiore, un cast e dei tecnici, non degli amici e se stesso (la fotografia, bellissima, è dello stesso Nolan). Non mi piace molto raccontare la trama dei film di cui scrivo, a meno che non sia necessario, ma la condenserei in “un uomo scopre il voyeurismo senza dover ringraziare Hitchcock”.
Come se non bastasse vi faccio pure vedere il suo primo e unico corto, Doodlebug. E se  non lo trovate geniale, che Twilight vi prenda.

Inside joke.

L’autore: Tob Waylan, per gli amici Mattia, nato nell’anno di Ritorno al Futuro II e nella città di De Andrè, vanta dei capelli più lunghi di tutto Junkiepop. Ha all’attivo un blog, dei Tumblr (123) e qualche segretissima collaborazione. Sogna di girare slasher come farebbe Jim Jarmusch e di scrivere un libro sulla fase anale di Cronenberg, nel frattempo ascolta tantissima musica, guarda uno sfracelo di film e sopravvive precariamente nel mondo dei non diplomati.


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