Guida del Mondiale 2014 – 4^ parte

bianca_kajlich

Ultima parte della guida del Mondiale. Chiudiamo con un omaggio alla nazionale statunitense e al grande escluso Landon Donovan, ma soprattutto alla sua ex moglie Bianca Kajlich, attrice ora impegnata in “Undateable”(comedy guardabile ma che non credo arriverà alla seconda stagione), e che forse qualcuno ricorderà in “Rules of Engagement”.

Gruppo G – Germania, Portogallo, Ghana, Stati Uniti

Il gruppo G è la dimostrazione di quanto il sorteggio della fase finale dei Mondiali sia concepito male. Germania, Portogallo, Ghana e Stati Uniti: potrebbero tranquillamente essere la quattro semifinaliste, e sapere che due non giocheranno neanche gli ottavi è un grande dispiacere per gli amanti di calcio. La delusione nasce dal fatto che tutte e quattro giocano bene, sono gestite con professionalità e hanno giocatori di grande qualità. I tedeschi sono formidabili anche senza Mario Gomez e quindi un vero ricambio per Klose come attaccante centrale nel 4-2-3-1 di Loew. Qualche giocatore arriva all’appuntamento in condizioni fisiche da testare ma la rosa è veramente di primissimo piano. Più rischioso è l’atteggiamento per niente speculativo della Germania, che paga spesso dazio contro squadre smaliziate e disposte anche a giocare male. Il Portogallo soffre e gode del talento di Cristiano Rolando, salvezza e allo stesso tempo maledizione della squadra di Paulo Bento. Al giocatore del Real Madrid ci si affida come a un rabdomante nel deserto e spesso questo fa spostare l’attenzione sulle sue giocate più che sulle manovre corali di una rosa che avrebbe anche una certa varietà di soluzioni. Io vedo i lusitani come degli eterni incompiuti, con tanta qualità, e vittime dell’incapacità di trovare quell’ingrediente segreto necessario in competizioni così raccolte. Poi c’è il Ghana, che è di fatto una nazionale europea. Mi sembra che solo uno dei tre portieri giochi nel campionato ghanese e che quasi tutti siano al soldo di grandi squadre. Questa è la prova del valore della rosa, che ora beneficia nuovamente di Kevin Prince Boateng, tornato a vestire la maglia delle Stelle Nere dopo uno iato di  due anni. E quindi gli Stati Uniti, che stanno completando la propria formazione calcistica e presto verranno a prendere anche questo sport. Sono sulla buona strada e, anche se il girone proibitivo, non sfigureranno anche in questa edizione. La rosa nasce dal giusto compromesso tra giocatori impegnati all’estero e altri impegnati nel campionato a stelle e strisce, gestiti quasi come un club da Klinsmann, che ha finora ha fatto un ottimo lavoro. Passano Germania (che potrebbe vincere il Mondiale) e (spero) gli States. (Schachner)

Gruppo H – Russia, Belgio, Corea del Sud, Algeria

Sempre e comunque anti Capello, nella storia del calcio il più detestato da me, seguito a ruota da Marcello Lippi e Pippo Inzaghi. Ha trovato il suo paradiso in Russia dopo il quasi-flop in Sudafrica con l’Inghilterra (e per gli inglesi quasi meglio l’annessione al Galles che perdere in quel modo con la Germania) e le voci di suoi ex calciatori che ne tracciano un profilo da despota affamatore di giocatori in ritiro: un incrocio tra Eymerich e un venditore Mediolanum. Nella sua Russia ci sono giocatori che amo tantissimo, Dzagoev su tutti. E’ un po’ la squadra punto interrogativo tra le pseudo grandi del mondiale: tutti i convocati vengono dal campionato russo e si giocherà in Brasile, dove il fattore climatico conterà un minimo; dall’altro lato della medaglia, nel girone di qualificazione sono arrivati sopra al Portogallo e segnando gol a carrettate. Quindi mistero. Per me rischiano di essere una mina vagante sotto l’etichetta del “calcio angoscia”. L’Algeria gira tutta intorno a Feghouli e a conoscenze del campionato italiano come Ghoulam e Taider, ma per il resto poca, pochissima roba. Esattamente come la Corea del Sud, che viene a giocare il girone con l’idea di prendere punti se pareggia con gli africani. Infine il Belgio, che rischia seriamente di essere la vera outsider per il ruolo di semifinalista. Centrocampo fortissimo con Witsel, Fellaini, Hazard e Dembele, davanti Mertens, Lukaku e Mirallas fanno paura. Insomma, una nazionale che può permettersi di lasciare a casa Nainggolan sicuramente andrà avanti, e probabilmente da prima del girone. E, se confermerà quanto fatto finora, sarà molto più “squadra” di tutte le avversarie che potrebbe incontrare sul proprio cammino. Ho idea che siano la Coppa del mondo ideale per lanciare definitivamente il Belgio nel gotha delle squadre nazionali mondiali. Passano Belgio e Russia. (GiorgioP)

Guida del Mondiale 2014 – 3^ parte

cristina_balotelli

Ecco la terza parte della guida di Brasile 2014 (qui la prima, qui la seconda).
Per il resto, Mario Balotelli si sposa con Fanny Neguesha.
Lei si definisce “ballerina, modella, attrice e cantante” e dice di aver conquistato SuperMario con l’hip hop (?).
A non non ce ne può fregar di meno.
E per una volta possiamo anche ricordare che una sorella di Balotelli, Cristina, è laureata in Filosofia e fa la giornalista.

Gruppo E – Francia, Svizzera, Ecuador, Honduras

Ecco, c’è una delle mie squadre preferite da sempre: la Svizzera. Eterna delusa e maledetta dall’assenza ormai cronica di un bomber di razza dai tempi di Chapuisat, per la prima volta la squadra elvetica sembra avere un’ossatura talmente solida da poter sopperire all’assenza di un bomber degno di questa definizione. Davanti ci sono tanti giocatori interessanti – da Shaqiri a Stocker – ma nessuno di questi ha il gol nel sangue. C’è un mastino come Hitzfeld in panchina ed è garanzia di un assetto coriaceo, in grado di nascondere qualche crepa nel reparto difensivo. La sua grande rivale nel girone è naturalmente la Francia, che ha ottenuto la qualificazione al fotofinish con un play off vinto in modo a dir poco rocambolesco. Deschamps, che la guida, era praticamente già stato esonerato e in un attimo si è ritrovato ai Mondiali e anche con il dover di far bene. La squadra c’è tutta ed è ben assortita. L’infortunio di Ribery toglie tanta fantasia e tanta esperienza all’undici transalpino, che non può assolutamente fallire il passaggio agli ottavi. L’Honduras parte naturalmente come la peggiore del girone ma bisogna fare molta attenzione. Il progetto calcistico honduregno ha lavorato bene in questi ultimi anni, come dimostrano i quarti di finale all’Olimpiade di Londra, e la rosa è ringiovanita, soprattutto per merito del nuovo ct Suarez. Senza speranza di passare il girone, ma attenzione al giovane Najar dell’Anderlecht, laterale molto interessante. L’Ecuador è l’outsider del gruppo. Non sarà una passeggiata battere la Tricolor ma la squadra allenata da Rueda – il terzo colombiano a portarla ai Mondiali nelle ultime quattro edizioni – ha costruito la sua qualificazione in casa, dove è praticamente imbattibile. Il fatto di giocare in Brasile è un handicap da niente, quindi. Capitanati da Valencia, proveranno a dar fastidio all’annunciata egemonia franco-svizzera. Passano (non s’era capito) Francia e Svizzera. (Schachner)

Gruppo F – Argentina, Bosnia, Nigeria, Iran

Riusciranno i nostri eroi? L’Argentina dovrebbe prima o poi spiegare come sia possibile non vincere un Mondiale con un attacco formato da Messi, Higuain, Aguero, Palacio, Lavezzi, e lasciando Tevez a casa. No, sono davvero cose che sfuggono all’umana comprensione e che rendono il calcio lo sport in cui non è detto che vinca sempre la squadra più forte. Se non viene considerata come la favorita numero uno è perché un attacco così l’Argentina l’ha sempre avuto. Però, poi, boh: al dunque si scioglie come neve al sole. Magari il fatto di giocare in Brasile farà tirare fuori un po’ di huevos e di orgoglio. Passaggio del girone sicuro, però sul dopo è un po’ come andare di notte. Ah, che Messi vomita è una citazione di Willy Beaman di “Ogni maledetta domenica”. Mi pare evidente e siete degli asini a non esservene accorti. La Bosnia, come in genere tutte le balcaniche, è la squadra che accende più la fantasia del telespettatore tra le nazionali di medio cabotaggio. Come da tradizione c’è tanta fantasia e tanta locura (alla Boris) davanti, con Dzeko e Ibisevic che hanno fatto gol a carrettate nelle qualificazioni: quindi, occhio. Giocano con il 4-1-3-2 (non ho scritto male, son matti davvero) e in quel “3” ci sono Pjanic e Lulic (per cui il grande Lotito vuole 20 milioni 20). Se la gioca con la Nigeria per il secondo posto. Nigeria che sarà la “Locura, parte II” del girone, con un assetto che varia dal 4-3-3 al 4-2-3-1, reso affidabile grazie al fatto che sempre più giocatori militino in campionati europei di livello (Inghilterra Francia e ultima Italia). In mezzo al campo c’è “daje che se va bene lo vendo a 30″ Onazi (la citazione è lotitiana) e davanti un possibile tridente pesantissimo con Moses, Odemwingie ed Emenike. Sicuramente da seguire. L’Iran facciamo che è la vittima sacrificale ok? Passano Argentina e Bosnia. (GiorgioP)

Guida dei Mondiali 2014 – 2^ parte

katia_ancelotti

Seconda parte della guida ai Mondiali 2014 (la prima è qui). Con le congratulazioni a Carlo Ancelotti e a sua figlia Katia.

Gruppo b – Spagna, Olanda, Cile, Australia

Ci sono tre gironi veramente duri in questo Mondiale: il gruppo B è uno di questi. La Spagna, campione in carica, ha dovuto giocare le qualificazioni e non era mai successo che una squadra dovesse ribadire ancora una volta, nei gironi per strappare un posto in Brasile, una superiorità internazionale dimostrata non solo come nazionale. Ha traballato un po’, a sorpresa, ma quando si è trattato di tirar fuori le unghie si è dimostrata rapace e come sempre e ha sbattuto la Francia ai play off. Ha cambiato qualcosina rispetto all’Europeo e ha lasciato a casa una lunga lista di fenomeni. Con guru Del Bosque ancora in panchina, rischiano di vincere ancora una volta. Poi c’è l’Olanda, che è inspiegabilmente sempre una delle mie squadre preferite, in genere per la speranza di rivedere quel calcio totale di cui non ho goduto nel ‘74. La possibilità c’è in questa edizione, perché Van Gaal è garanzia di idee e il fatto che abbia già firmato con lo United fa sì che senta ancora di più la competizione. La rosa è molto più scarsa di tante edizioni passate e, nell’ottica del tecnico ex Bayern, questo potrebbe essere un vantaggio per imporre ancora di più il proprio gioco. La sudamericana del girone è il Cile, un’eterna delusa in Coppa del Mondo. In rosa ci sono diversi talenti ma la Roja sembra avere sempre poco feeling con questa competizione. Vidal, Sanche e il ritrovato Vargas sono le frecce all’arco di Sampaoli, argentino, ex impiegato di banca e allenatore quasi per caso. Chiude il girone l’Australia, alla sua terza partecipazione consecutiva in coppa del mondo ma con un ranking bassissimo e con la rosa meno competitiva degli ultimi 10 anni. Penso non abbiano molte speranze, anche se c’è il giovane Halloran che non mi dispiace. La mia idea su questo girone è che l’unica che ha qualcosa da perdere, e che può essere perso, è proprio la mia favorita. Ciò nonostante, passerà il turno. Quindi, avanti Spagna e Olanda. (Schachner)

Gruppo D – Colombia, Costa d’Avorio, Grecia, Giappone

Daje Yao Kouassi Daje Gervinho. Se tifi o sei simpatizzante della Roma è più facile che tu abbia più attenzione per questo girone che per quello dell’Italia. C’è la Costa d’Avorio e Ancelotti – che non è uno scemo – al tempo disse “Sì alle squadre nazionali, ok all’Italia ma morirei per allenare la Costa d’Avorio”. Facciamo un gioco di soli nomi: Gervinho, di cui sopra, Kolo e Yaya Tourè, Drogba, Kalou e altra mezza Ligue 1, e Lamouchi in panchina. Viene da pensare che cosa succederebbe con un allenatore pragmatico (magari proprio alla Ancelotti): l’idea di essere una delle prime quattro dei mondiali sarebbe molto ma molto più concreta. La Colombia purtroppo pagherà l’assenza di Radamel Falcao, lasciato a casa per infortunio; in difesa hanno Yepes e Zapata, e questo la dice un po’ tutta; in mezzo al campo Quintero, Guarin e Cuadrado assicurano tanta qualità e sicuramente un gioco per lo più divertente; davanti c’è Jackson Martinez, che lo vuole mezza Europa (Roma compresa, pare). E’ la contender del girone con la Costa d’Avorio ma dipende molto dal settore avanzato, più di tanto comunque non potrà fare, anche se forse tra le sudamericane è tra le più rognose. Con Falcao si parlava anche di potenziale sorpresa ai quarti ma lasfiga ha voluto diversamente. Grecia. Ogni volta che leggo Grecia mi sale la carogna della depressione, ché ricordo ancora degli Europei di uno squallore catenacciaro che gridava vendetta. Facendola breve, la rosa è quasi interamente in serie A, e questo dovrebbe dirla tutta sul valore (calcolando che molti neanche sono titolari qui in Italia), ultimo posto sparatissimo nel girone e gli si fa un favore, credo. Se poi arrivano e si rimettono a catenaccio, in Brasile, come probabilmente succederà, subentreranno anche dei cecchini dagli spalti per terminare presto lo stillicidio Giappone: vogliamo tifare Zaccheroni? Davvero vogliamo farlo? Siete sicuri? Perché qui la squadra è Kagawa dello United, quella busta da pubblicità di Honda – che solo Galliani poteva cascarci – e poco, pochissimo altro. Per assurdo dice sfiga che sia un girone non elevatissimo come caratura, quindi nessuno li prenderà sotto gamba: quindi non hanno da giocarsi neanche il fattore sorpresa. Però c’è Zaccheroni, dai (se a qualcuno sta simpatico, dico). Passano Costa d’Avorio e Colombia. (GiorgioP)

 

Guida del Mondiale 2014 – 1^ parte

ilaria_damico

Siamo alle porte dell’estate, tutti pronti a spalmarci sulle spiagge con le nostre carnagioni da impiegati del catasto. E l’evento principe di questa prima parte della stagione calda è solo uno: la liaison tra Ilaria D’Amico e Gigi Buffon. Screw the World Cup, a noi interessa solo il gossip. Quindi, prima di planare sulla battigia con la cremina protezione 50, è necessario fare un salto in edicola e acquistare un giornale scandalistico a piacere – Chi sembra essere il più preparato sulla vicenda, grazie Signorini – magari in accoppiata con un blocco enigmistico. Dei Mondiali, lo sapete, ci interessa poco: ne parliamo ora e non ne parliamo più (in quattro parti, due gironi alla volta).

Gruppo A – Brasile, Croazia, Camerun, Messico

Il primo girone è quello della squadra del paese ospitante. In genere è un gruppo leggero, in grado di permetterle il passaggio del turno, magari da capolista. In questo caso, però, non è andata benissimo  ai padroni di casa, nonostante siano considerati i grandi favoriti del torneo. Io, invece, sono un po’ in controtendenza e non credo che questo Brasile sia superiore a tutte le altre squadre. La nazionale di Felipao è sicuramente di grande qualità ma non è un carro armato, nel senso che come peso in campo ha qualcosa in meno di diverse avversarie per la vittoria finale. Manca il portiere, come al solito, e i difetti sono quelli di sempre: baricentro troppo variabile, terzini come ali, attenzione difensiva appena sufficiente. Però c’è il tifo, che vuol dire anche grande pressione. In ogni caso, io rimango dell’idea del rischio di un Maracanazo 2.0 contro un nuovo Uruguay. Il passaggio del turno è chiaramente una formalità. Meno certo è il nome della seconda squadra che supererà il girone, perché Croazia, Messico e Camerun hanno valori non troppo differenti tra loro. Gli unici europei del girone sono un po’ la mina vagante nel torneo, a mio parere. In rosa ci sono tanta qualità e giovani interessanti, che arrivano da una Under 20 che ha fatto paura a molti. Il vecchio ct, Stimac, se n’era andato dopo una sconfitta ininfluente contro la Scozia nell’ultima gara del girone di qualificazione del Mondiale, con la squadra già certa di giocare gli spareggi. La prestazione non gli era piaciuta e lo aveva fatto capire dimettendosi: i balcanici sono uno spettacolo. Ora in sella c’è Kovac – qualcuno lo ricorda al Bayern Monaco – che non ha molta esperienza ma è uscito indenne dai playoff. Si affiderà a un solidissimo 4-1-4-1, imperniato su due giocatori unti dal divino come Modric e Mandzukic. Il Camerun è al record di partecipazioni per un’africana al Mondiale, dove questa volta è arrivata però attraverso gli spareggi. C’è stato un po’ di ricambio generazionale ma l’ossatura è la stessa di quattro anni fa e lo smalto è un po’ venuto via. Eto’o è croce e delizia dei Leoni: prima lascia la nazionale, poi litiga con i tifosi, quindi torna ma se la prende con i compagni che lo coinvolgono poco nelle manovre di gioco. Non penso ci si potrà attendere molto da loro. La quarta del girone è il Messico, che ha faticato come mai per strappare un biglietto per il Brasile. Ha cambiato quattro allenatori in due mesi e giocato lo spareggio contro la nuova Zelanda – dopo aver dominato per anni la zona del Conmebol – lasciando fuori tutte le stelle, da Hernandez a Vela fino a Do Santos. Il nuovo tecnico, Miguel Herrera Aguirre, è un personaggio unico e sono praticamente certo che, tolto il Brasile, sarà l’assoluto protagonista del girone. Passano Brasile e Croazia. (Schachner)

Gruppo D – Italia, Inghilterra, Uruguay, Costa Rica

“Perdere e perderemo”, come diceva il presidente Borlotti. Alla fine è il girone del codice etico (una visione tutta letteraria che Prandelli dà all’espressione “se son forti vale tutto”) contro la tradizione e i calci in bocca. Mettiamo da parte il Costarica, che quasi interpreta il ruolo di vittima sacrificale (e probabilmente sarà la squadra che alla fine ci metterà più in difficoltà di tutte, state a vedere) e andiamo sull’Inghilterra. Per me Hodgson è uno dei selezionatori migliori in circolazione. Roy ceglie sempre i migliori, sa fare squadra, ha uno stile di gioco non troppo snaturante per i suoi e mette su un 4-4-2 che, al tempo, per un pareggio allenando la Svizzera (sempre contro l’Italia) fece innamorare Moratti e gli fece quasi prendere un cartone in faccia da Zanetti, uno che non picchierebbe neanche giocando a Street Fighter. L’Inghilterra ha un organico molto simile a quello italiano, un mix tra giovani ed esperti che hanno almeno un mondiale alle spalle; l’attacco è retto interamente da Rooney e Sturridg; in mezzo al campo sono tanti, tanti, tanti calci, come nella migliore tradizione britannica, con i vari Gerrard e Lampard (ovvero i due Palloni d’oro mai dati più scandalosi della storia). Credo molto nel concetto di collettivo messo su da Hodgson e sarà una rogna giocarci contro (voglio vedere Pirlo quante ne struscia contro quei due, per dire). L’Uruguay è una squadra fortissima, allenata da un grandissimo allenatore come Tabarez (storia bellissima è che un genio ora ottantenne, presidente di una squadra di calcio italiana e passato in giudicato per prostituzione minorile, abbia dato tempo di allenare a uno scalzacani come Seedorf e non ne abbia dato a Tabarez o Terim). Partiamo dall’attacco: Cavani, Suarez, Forlan, Hernandez, roba che glieli dici a Chiellini e Bonucci e cascano dal letto tipo Scoiattolo su “Up”. Ecco, io sul fatto che non prenderemo gol contro di loro ci credo poco. Il centrocampo ovviamente non è allo stesso livello (c’è pur sempre il da me amato Tata Gonzalez, ma esce da una stagione complicata sotto vari punti di vista) e tantomeno la difesa. In porta c’è “E’ tutta colpa del laser” Muslera. Se Tabarez gioca a farne uno in più, ci rovina. Arriviamo a noi, non segnamo da – boh – tipo un anno? Se ho capito come la vede Prandelli, la coppia davanti sarà Balotelli-Cassano (che suona un po’ come “mettiamoci in mano a Cristo”) con Cerci prima alternativa, e per me Immobile e Insigne giocheranno veramente poco (e Insigne, a occhio, per la poca pressione addosso potrebbe essere a mio avviso la variabile incontrollabile); in mezzo Verratti lo considero imprescindibile e il centrocampo non ha senso non sia a tre (con Pirlo e De Rossi, ma se Pirlo faticherà – cosa probabile – forse sarà più utile alla causa un Marchisio); la difesa per me dà più sicurezze in ruoli dove per molti altri è più debole, perché Darmian e De Sciglio ce li hanno in pochi veramente (così bravi in entrambe le fasi), mentre Bonucci e Chiellini li voglio vedere contro l’Uruguay (l’aspetto tanto ‘sta partita, si vede vero?). Insomma il mix è giusto, il problema è la testaggine di cazzo di chi è davanti (molti lo chiamano genio e sregolatezza, io lo chiamo così) ovvero del duo Antonio-Mario (che pare una coppia da film porno o un arrangiamento odierno di Totò e Peppino) che può assicurarti partite eccezionali, come dall’altra parte irretirti con leziosità e personalismi da buttarti nel pozzo di Batman. Io, fossi in Prandelli, formerei mai quella coppia: o uno o l’altro. Al massimo la rischierei col Costarica. Passano Italia e Inghilterra. (GiorgioP)

 

 

La Teoria Scuffet

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Chi è Giorgio Grasso?
Se lo pensaste in inglese, invertendo nome e cognome, suonerebbe come “Who’s Fat George?“, che ha tutta un’altra musicalità. Non è importante sapere chi sia Giorgio Grasso, in realtà. Molto più utile è concentrarsi sul fatto che il suo nome avrebbe un peso diverso in un’altra lingua.
Fat George potrebbe essere un chitarrista blues di Memphis, sulle 280 libbre di peso vivo, che suona da seduto una Gretsch del ’62; o un boss in gessato della Mafia italo-americana, fat perché ricco e non in sovrappeso; o magari un pugile, non necessariamente black e con la mano pesante.
E’ fondamentale soffermarsi su questo punto, perché Giorgio Grasso è convinto che molto, tanto, nell’ottenimento di un determinato successo dipenda dal nome, di battesimo o scelto come pseudonimo.
Giorgio Grasso, che ha passato gli enta, negli anni si è soffermato più volte su questa teoria dei nomi e ne ha raccolto esempi su esempi in un condensato di autoironia e follia pura.
Ciò non depone necessariamente a suo sfavore – fate un po’ voi – ma la summa delle sue elucubrazioni merita di essere letta tutta d’un fiato, sia con spirito fortemente scettico sia con la sorpresa di chi ha appena scoperto una nuova teoria illuminante.
Dallo sport al cinema, dalle imprese alla musica: questo è il “Teorema del Delirio” di Giorgio Grasso  (@MontecristoPage su Twitter).
E se vi sembra siano tutte fandonie, ricordate sempre il compianto Angelo Infanti: “Lo senti come appoggia bene? Manuel… Fantoni”.
La “Teoria Scuffet” – così l’ha chiamata – è lunga circa 7 pagine, così è stata caricata qui per chi voglia avventurarsi nella sua lettura integrale.

Per i pigri, questo è uno scampolo della sezione “brand”.

[...]Passiamo al settore alimentare citando la Kraft e la Knorr – ditemi se non vi è mai capitato di associarle, almeno negli anni ’90 – passando poi ai i sottaceti  Ponti che condividono le 5 lettere con quelli Saclà, e arrivando fino alla pasta Barilla e la Buitoni, 7 lettere (stesso discorso nel settore della pasta anche per Voiello e De Cecco. Da segnalare la Beretta e la Galbani, spose perfette: una leader dei formaggi e l’altra degli insaccati. L’olio d’oliva della Carapelli si può associare alla Bertolli, una lettera in meno per quest’ultima ma nomi davvero simili soprattutto nelle finali. Quattro lettere per le aziende Pago e Yoga, una austriaca e l’altra italiana, note produttrici di succhi di frutta, e nomi di diversa lunghezza ma molto simili invece per quanto riguarda Pernigotti e Perugina, aziende leader della produzione di cioccolato entrambe con il “per” iniziale, che si ripresenta, preceduto dalla “s” anche nella Sperlari.

Se vi siete incuriositi, qui c’è il resto del delirio.
Solo una nota: non vi nascondo che, da grande detrattore di questa teoria, io mi aspetti una lunga serie di confutazioni. Quindi ogni condivisione è ben vista. Da me. Da Giorgio Grasso forse meno.