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The “Serie A 2010/11″ Guide (parte ultima)
settembre 10, 2010 in al bar dello sport | Tags: a fantacalcio li metto dietro pure quest'anno, calcio, ci piace il calcio, colas che scrive su junkiepop, famo gli alternativi ma tanto lo sappiamo cosa ci piace a noi, serie a 2010/2011 | by pistakulfi | 3 commenti
Ed eccoci alla seconda parte della “gaid”.
Nel frattempo si è svolta la famosa asta live del fantacalcio. Colas ha preso Cassano, Giorgio Borriello e io Pato. Ibra no perchè son successe cose inenarrabili. Come siamo prevedibili.
Juventus: R I N A U D O.
(Potrebbe sorprendere tutti e piazzarsi in alto. Oppure fallire di nuovo. Lo so, sono democristiano). (Colas)
Lazio: Er Profeta è giunto. L’inossidabile Lotito ha regalato alla piazza biancoceleste il brasiliano Hernanes dal San Paolo conosciuto anche con l’appellativo di cui sopra. Per il suo predicare calcio in mezzo al campo o per la sua devozione evangelica? Entrambe le cose rimandano ad un certo Kakà. I numeri ce li ha sicuramente e sarà curioso capire come Reja lo inserirà visto che c’è Matuzalem e Ledesma alla fine è rimasto. L’attacco potrà contare su Floccari da inizio stagione. Solo la difesa mi sembra scarsa. Per il pronostico si va dalla salvezza tranquilla ai limiti dell’Europa League. (PistaKulfi)
Lecce: Chevanton Jeda e veramente pochissimo altro. O tirano fuori almeno 15 gol a testa o parliamo della prima candidata alla retrocessione. L’allenatore (De Canio) è uno di quelli che si fa promotore della retrocessione alla terza intervista al ritmo di c’agg’a fà. Almeno giocano (e perdono) il derby. (Giorgiop)
Milan: Potere della politica. Si è passati dall’essere i ridicoli della serie A a favoriti, perchè tutti dicono Inter e pensano Milan, nel giro di una sola settimana. Da un altro punto di vista verrebbe da dire che nonostante tutto il Milan rimane la squadra con più appeal in Italia con buona pace dei cugini. Ma la verità è un’altra. Comunque c’è Ibrahimovic ed erano anni che non c’era una prima punta di questa levatura che può farsi carico del reparto. In più c’è Robinho che mi sa tanto di “Dinho a gennaio o a fine stagione saluta per gli States”. Davanti, con Pato integro che farà una stagione da iradiddio, ci siamo. Anche se avrei tenuto almeno Huntelaar ma bisognava fare cassa e poi – fateci caso – di tutti questi movimenti è stato l’unico in cui forse è circolato veramente del denaro. Per il resto un ex galeotto in mezzo e dei buoni comprimari dietro. Come dire San Dronesta facci la grazia di un’altra stagione. Ce la possiamo fare. Il governo cadrà. Dai che ce la facciamo.
P.S. : grazie Gianfrà. (PistaKulfi)
Napoli: Io non sono convintissimo di Mazzarri, voglio dire, è uno che parte bene, crea entusiasmo e poi si affloscia. Per inciso ha litigato e messo in discussione mezza rosa, almeno i capisaldi, vedi Quagliarella. Son convinto che Cavani Lavezzi sia una coppia molto sterile e che per segnare si farà fatica. Altra annata Hamsik e pochissimo altro. Che poi sta storia di Hamsik prima o poi dovrà finire che diventerà come De Rossi e quindi invendibile. Facciamo che speriamo tutti in un veloce fallimento ed in una, populistica ai massimi livelli, chiamata del Pibe de Oro? (Giorgiop)
Palermo: La partenza di Cavani non è uno scherzetto e tutti parlano della possibile rivelazione Hernandez. Ma io invece non sottovaluterei l’arrivo di BigMac Maccarone che mi sembra formare una coppia meglio assortita con Miccoli titolare inamovibile. A meno che Miccoli non sia poi così titolare. Le chiavi le hanno sempre Liverani e Pastore che si è un talentoincredibilechesembrakakaappenaarrivato ma stiamo ancora aspettando. Perso Kjaer direzione Wolfsburg (ma Zamparini ogni tot deve vendere un difensore rosanero ai fabbricanti di wolkswagen?) mi gioco la faccia con la rivelazione del torneo fra i difensori. Ezequiel Munoz argentino classe 1990. Se Zamparini non rompe il cazzo e lascia lavorare il buon Delio Rossi se la giocano con Napoli e Juve per il quarto posto. (PistaKulfi)
Parma: Gherardi è un grande. L’incrocio perfetto tra il cuoco Vissani e l’Orso Yoghi (in serbo Милош Красић), ha rinforzato la squadra nel miglior modo possibile – Giovinco, ovviamente, ma anche Candreva – e affidato il tutto a uno dei migliori allenatori del nostro campionato. Con lui Bojinov, che poi sarebbe Božinov (in bulgaro Валери Eмилов Божинов) è destinato a una stagione da doppia cifra, dal canto mio spero sempre in Paloschi (abbiamo vinto insieme cinque scudetti a Football Manager, siamo affezionati). Europa league, dai. (Colas)
Roma: Mi sento di dire che una profondità del genere neanche l’anno dello scudetto. L’anno scorso qualche fenomeno disse che la Roma era Totti e basta, da queste parti, beh la Roma ha perso lo scudetto nel momento in cui è tornato il capitano, a buon cuore dello sventurato che commentò. La nuova stella è Menez, l’innesto di Borriello è fondamentale e garantirà nessun rilassamento a Vucinic e appunto Totti. Nessun allenatore ha vinto uno scudetto quest’anno. Vedo Ranieri avvantaggiato. E incrocio le dita. (Giorgiop)
Sampdoria: chi doveva rimanere è rimasto, l’eliminazione dalla Champions League potrebbe avere segnato in negativo il morale del gruppo, ma non ci credo. Sulla carta la squadra è buona, rodata e con un paio di calciatori destinati a far bene (tra l’altro qui l’anno scorso è stato scritto che Guberti era un giocatore da Serie B… TOH!). Poi ci soni i tre dell’Ave Maria: quelli che tutta la Serie A voleva che invece non si sono mossi. Alla faccia di tutti quelli che pensavano a un ritorno in pista della Sampdoria supermarket di Mantovani-junior. Col cazzo. Questo comunicato è una roba che fa quasi voler bene a chi l’ha scritto. Pazzini sembra essere in stadio di grazia. Antonio - tanti auguri, babbo – è lo spettacolo di sempre, tanto in campo quanto fuori. Insomma: io ci credo. E sono orgoglioso di tifare questa squadra sì. Andrà come andrà, ma ci credo. (Colas)
Udinese: intanto si sono liberati di Pepe. Che non mi sembra una cosa da poco. Alexis Sanchez ora o mai più. Voglio vederlo folleggiare. Totò Di Natale sempre più bandiera e mito assoluto ormai, in quanto promotore ufficiale della campagna “ANCHE TE DI’ NO ALLA JUVE”. Sono curioso di capire chi sarà la punta centrale perchè io non sottovaluterei “El Tanque” Denis al posto di Floro Flores che non ha mai convinto appieno. E’ arrivato Candreva * e una serie di personaggi sconosciuti da ogni angolo del pianeta. Ma chi è pronto a scommettere che non ci sia un talento fra questi? Ci hanno abituato bene. Guidolin è a doppio taglio. Ogni tanto fa miracoli, altri anni invece trasmette tutta la sua gioia alla squadra e arrivederci. Insomma. Metà classifica. (PistaKulfi)
That’s all folks. Buon campionato a tutti ma soprattutto Интер срање.
* si, era tornato all’Udinese con cui ha svolto gran parte della preparazione estiva ma poi è passato al Parma in prestito con diritto di riscatto. Oppure è il fratello gemello. Refuso mio. Sorry.
The “Serie A 2010/11″ Guide (prima parte)
settembre 9, 2010 in al bar dello sport | Tags: calcio, famo gli alternativi ma tanto lo sappiamo cosa ci piace a noi, ci piace il calcio, colas che scrive su junkiepop, a fantacalcio lo scorso anno li ho messi dietro tutti e due, serie a 2010/2011 | by pistakulfi | 6 commenti
Il campionato è già ricominciato.
E’ il primo anno D.M. (ovvero Dopo-Mou). Siamo già tutti orfani dello Specialone? Tifosi e avversari sono rimasti soli senza la verve del miglior allenatore sulla faccia della terra. Cribbio se mi stavi sul cazzo però.
E’ l’anno in cui siamo anche orfani del compagno rossone… ehm Balotelli. Il più grande talento italiano è andato a Manchester a distruggere automobili e certezze di una Premier che lo incoronerà. Impazziranno da quelle parti. I Gallagher rimetteranno su gli Oasis e scriveranno un concept su di lui intitolato Standing on the Shoulders of Mario.
E’ l’anno del prestito-con-diritto-di-riscatto-che-però-è-un-obbligo-e-quindi-te-lo-pago-dopo-che-mo-non-ho-una-lira che ha finito per rivoluzionare gli equilibri della serie A tutta nel giro di pochi giorni. Ho un amico che è partito il 20 agosto. L’ho rivisto il primo settembre con in mano la Gazzetta e pensava fosse uno scherzo ben fatto.
E’ l’anno in cui forse (mia sensazione) ricominciamo ad avere un campionato più interessante e avvincente e il mondo riprenderà a guardarci con occhi diversi. Stavamo per finire sul livello Ligue1.
Qualche sera fa ci siamo visti per un aperitivo e per buttare giù un fantacalcio con asta live.
Pk “ma quest’anno neanche il post di presentazione della Serie A?“
Gp “ma se te l’ho scritto via mail e non mi hai cagato“
Pk “uh… sai com’è? agosto…“
Gp “dai facciamolo, vuoi partecipare anche te?“
Cls “certo, però mi date la Samp“
e quindi eccolo qua. Il post di presentazione della Serie A 2010/11 a sei mani. Il primo di due parti con un ospite d’eccezione.
Colas: in serbo Владе Дивац
Bari: Se Milano avesse lu mare, sarebbe una piccola Bari. Dice il saggio. La banda Ventura è chiamata ad assolvere il compito più difficile: riconfermarsi. Le carte in regola ci sono: il gruppo è rimasto più o meno lo stesso, per ogni pezzo pregiato venduto (Bonucci, Ranocchia…) sono arrivati dei rincalzi dalla prospettiva simile. Il gioco è quello che è: forse il più divertente di tutta la Serie A. Una squadra tutta corsa, fantasia e cime di rapa. Il Foggia di Zeman non è poi così lontano. (Colas)
Bologna: La vedo male. O come direbbe un non dark quantomeno grigia. Hanno iniziato con l’esonero di Colomba perché non in linea con i piani societari (quali di grazia?), un ottimo esordio con l’Inter fa pensare a tutto tranne che a una stagione tranquilla. Dipende tutto, tanto per cambiare, da Di Vaio. Anche perchè intorno c’è Meggiorini e il deserto dei tartari. Poi oh, io spero sempre che Malesani sbotti da un momento all’altro al grido di “non rompetemi i coglioni!!”, quindi almeno in conferenza stampa spettacolo assicurato. (Giorgiop)
Brescia: torna in Serie A dopo 5 stagioni. L’estate ha portato l’esperienza in porta di Matteo Sereni (ironia della sorte ha giocato lo spareggio contro di loro in maglia granata) e la fantasia e i gol di Diamanti (bentornato) e Eder. Eder già, 47 reti in 97 gare con Frosinone ed Empoli nella serie cadetta. Potrebbe essere il Barreto di quest’anno e formare con Caracciolo una coppia letale e ben assortita. Forse un pò carenti in difesa, è arrivato Zebina e pure rotto. Iachini è uno in gamba e poi sono passati di qui Mazzone e Baggio quindi simpatia sempre. Lotteranno e secondo me si salveranno. (PistaKulfi)
Cagliari: Con Bisoli siamo tornati a fasti Mazzoniani, aspettatevi comunque l’ennesima grande scelta tecnica di Cellino. L’impianto é da euro league a mani basse, Biondini, Cossu e davanti Acquafresca, Matri e Nenè cambio è quasi da 6o posto. Se reggono creeranno parecchie rogne. Io la butto lì, sorpresa del campionato e 5a posizione, sopra la Juve. E Cellino che si ubriaca e riporta Tabarez in panchina e compra Forlan. Poi gli comprano Furlan magari ma questa è un’altra storia. (Giorgiop)
Catania: allora. E’ la squadra dello scorso anno senza Martinez, che comunque non era colonna portante visti i frequenti infortuni. Rimane legata sempre più al talento di Mascara e Ricchiuti che avrà forse più spazio proprio per la partenza di Martinez. Messa così la darei per spacciata per mancanza di stimoli. Ma. Giampaolo è la vera novità del Catania. Sfortunatissimo finora in carriera (Cellino e un Siena inguardabile) può provare a fare il miracolo e se ci riesce è un grande. (PistaKulfi)
Cesena: Bisoli non c’è, è andato via. Bisoli non è più cosa mia. Il Cesena però potrebbe fare un campionato da squadra rivelazione. Sul mercato si sono mossi benissimo: Jimenez è chiamato a un ruolo da protagonista, e sarebbe anche ora. Altrimenti rimarrà per sempre un calciatore dai capelli strani, i piedi buoni, la moglie figa e poco altro. Io un po’ ci scommetto, anche se sogno di vederlo in Serie A con la Ternana. E poi c’è lui, la certezza, un potenziale idolo totale: NAGATOMO. Si salvano. (Colas)
Chievo: Altra formazione rimasta praticamente invariata se non per il cambio Bogdani via – Moscardelli dentro, che secondo me cambia di pochissimo il succo della storia. Ah e mancherà la colonna centrale Yepes. Pellissier-dipendenti praticamente. Come per il Catania non vedo grosse motivazioni e come per il Catania c’è il cambio al timone con l’arrivo di Stefano Pioli che bene ha fatto col Sassuolo ma secondo me “nun je la pò fa”. Retrocessione. (PistaKulfi)
Fiorentina: Siniša Mihajlović (in serbo Синиша Михајловић) ha la cazzimma giusta per una buona carriera d’allenatore, anche se di certo non avrà vita facile. La città scalpita e non è disposta ad affrontare un ridimensionamento. Doveva essere l’anno di Jovetic e in qualche modo lo è, visto che si trova ad affrontare un infortunio che potrebbe bloccarlo per sempre. Qui lo si ama in maniera sconsiderata e quando supererà la “sindrome di Aquilani” sicuramente riuscirà a lasciare un segno (lo scrivo più per scaramanzia che per altro), certo è che guardare l’attacco e trovarci ancora Adrian “Pippavo perché il cazzo non mi tirava più” Mutu spaventa un pochino. D’Agostino dovrebbe rilanciarsi, Adem Ljajić – in serbo Адем Љајић – finirà per rubare il posto a qualche suo collega più blasonato. Europa league, ma molto a fatica. (Colas)
Genoa: ogni estate vincono a mani basse la gara del calciomercato. Preziosi compra giocatori con la stessa frequenza con cui sbaglia i congiuntivi. Il Genoa gioca bene, diverte, e poi ogni anno finisce che non combina un cazzaccio. Ma il corso della storia sembra destinato a cambiare: Miguel Veloso è un giocatorone – anni e anni di Football Manager me lo hanno insegnato – Rafinha e Zuculini – se non si fa espellere una settimana sì e una no – potrebbero essere due colpi non da poco. Vinceranno lo scudetto con dieci punti di distacco sull’Inter. (Colas)
Inter: Sono e rimangono i più forti. Non pensate a stravolgimenti che non ci saranno, Coutinho è arrivato per farsi le ossa e non credo vedrà minuti importanti. Si prova l’assetto degli ultimi mesi del triplete, ma se Eto’o vuole stare più avanti e Milito non si fa il culo ciclopico della scorsa stagione qualcosa potrebbe ingripparsi. Ah Benitez non è Mourinho, e si vede direte voi. La squadra magari giocherà di più ma immaginarla anche cinica come il 2010 sembra impossibile. Poi magari lo fanno ma secondo me c’è una fila lunga tipo la coda all’Esselunga di sabato per fare il gesto dell’ombrello a Moratti. (Giorgiop)
La riabilitazione prima della morte
giugno 25, 2010 in al bar dello sport | by schachner | 12 commenti
So benissimo che dovrei pubblicare il resto della guida al Mondiale Sudafricano ma ho dei buoni motivi per attendere ancora un pò, tanto più che non è incentrata sui pronostici, sui quali incentro, invece, il mio account di Bwin.
Vorrei mostrare un esempio su come scrivere un post senza parole, un post muto.
Faccio solo una breve premessa.
Gli italiani, quelli di cui non facciamo parte, hanno la brutta abitudine di cambiare la propria opinione su personaggi della politica, dello sport, del cinema, della tv (e chi più ne ha…), al momento della loro morte.
Totò, Buster Keaton, Sergio Endrigo, Ciccio Ingrassia, Pier Paolo Pasolini.
Qualcuno ha avuto il coraggio di rivalutare anche Bettino Craxi.
Qualcuno ha fatto di meglio, ha fatto il massimo.
Ora, immaginate che io non abbia detto nulla e che il post cominci qui.
Guida antipatica dei Mondiali di Calcio 2010 – 2^ Parte
giugno 10, 2010 in al bar dello sport | by schachner | Lascia un commento
“Guarda che non famio attempo a finì tutti i ggironi, perchè mancheno ddue giorni e io da venerdì nun esco più de casa. Considera che a mi’ fija j’ho detto che da venerdì non c’ha più er padre…”.
L’amico der bare forse ha ragione.
E forse non posso scrivere così tanto per ogni girone.
Posso invece fare qualcosa di diverso per ciascuna parte della guida, senza parlare troppo di schemi, e tattiche.
Nella prima parte ho raccontato aneddoti divertenti sulle varie nazionali, sulla loro storia, sui loro allenatori, su qualche giocatore.
Giorni fa, è finita tra le mie mani una guida del Guerin Sportivo, storica testata sportiva ed è stata fonte di incredibili spunti.
Vorrei quindi prendermela un po’ con i contenuti dello speciale (senza offendere chi fa il proprio lavoro) e con chi (non me ne vogliate, lo faccio con affetto) li ha scritti e corretti.
Sempre rispettando i gironi.
Girone C – Inghilterra, Stati Uniti, Slovenia, Algeria
Inghilterra, ne parla Roberto Gotta.
Ottima analisi. Analizza la squadra per ruoli e si sofferma sul difensore di fascia sinistra.
La noiosa parentesi tecnico-tattica dice che l’Inghilterra non ha terzini sinistri fino al recupero di un certo Ashley Cole. Non è stato convocato Wayne Bridges (sembra perchè non volesse lasciare un mese da sola la moglie…) e sono quindi rimaste due alternative: Leighton Baines e Stephen Warnock.
Il grande Gotta scrive “[...]in sua assenza (di Cole, n.d.r.), le soluzioni Warnock e Baines si sono dimostrate mediocri”.
La verità? Baines non è mai stato convocato in nazionale, anche se ha fatto 16 presenze nella nazionale cadetta, e Warnock è stato convocato una sola volta senza scendere in campo.
Complimenti alle capcità immaginifiche di Gotta.
Stati Uniti, ancora Roberto Gotta.
Qui la colpa forse non è sua. Nell’articolo c’è una tabella con dei dati sugli Stati Uniti, intesi come nazione e non come nazionale di calcio. Dati Geografo dell’ultimo quarto d’ora.
Peccato che io sia un vero Geografo.
Cito: capitale Washington, abitanti 4.170.000.
Boom! O anche Bazinga, se preferite.
‘A Gotta, e qui cito invece l’amico der bare, ma che cazzo stai a di’?
Gli abitanti di Washington sono circa 600mila, quelli del District of Columbia, l’area metropolitana in cui è compresa Washington, sono invece più di 5 milioni, ma è una zona che comprende diverse cittadine in diversi stati (District of Columbia, Mayland, Virginia, West Virginia).
Da domani, per contare gli abitanti di Reggio Calabria aggiungerò anche quelli di Messina. Sono talmente vicine…
Algeria, di Filippo Maria Ricci.
Qui c’è l’apoteosi del Guerin Sportivo.
Non voglio tediarvi con l’ennesimo nozionismo geografico ma se avete qualche secondo, a meno che già non lo sappiate, prendetevi la briga di cercare sul web Repubblica Democratica Araba del Sahrawi, o anche il sufficiente Sahara Occidentale.
In soldoni, poi approfondirete da soli se vorrete, si tratta del più grande territorio non indipendente sulla faccia della Terra, conteso da una popolazione (i Sahrawi), la Mauritania e il Marocco dal 1976. Risvolti politici, militari, economici e chi più ne ha, più ne metta.
Il povero Filippo Maria Ricci firma un articolo in cui campeggia una mappa, messa per favorire la collocazione dell’Algeria nell’Africa Mediterranea.
Bene. Molto bene.
Il Guerin Sportivo ha finalmente risolto la disputa e dopo 34 anni ha assegnato il Sahara Occidentale alla Mauritania.
Grazie a tutti per l’impegno bellico, ora potete tornare a casa.
Slovenia, a firma di Christian Giordano.
Qui c’è poco da dire, pochissimo. Una sola parola: beccati!
La guida è stata scritta molto molto prima della sua uscita. Beccati!
Anche Giordano analizza tutti i reparti e cita due giocatori – Jokic e Cesar – raccontando del primo il suo attuale prestito al Chievo Verona, e del secondo tutta la carriera e l’ultima buona stagione al Grenoble, in Francia.
Ma come, li cita insieme e non dice che sono stati entrambi acquistati dal Chievo Verona?
Forse perchè il 21 Maggio, giorno della firma dei contratti, la guida era già stata stampata…
Girone C – Germania, Serbia, Ghana, Australia
Germania, di Gian Luca Spessot.
Aprezzo la lezione di semantica di Spessot.
“Ma cosa significa in concreto tradizione? (e non parla mai di tradizione sportiva, anche se lo intende, n.d.r.) Significa non mollare mai, giocarsi ogni partita fino alla fine anche quando sembra ormai persa”.
Dovrei aver capito.
Cosa sarebbe invece la tenacia?
Quasi dimenticavo: grazie, caro Gian Luca per averci segnalato che la Germania è rinomata per la birra. Qualcuno ancora non lo sapeva.
Australia, di Luigi Guelpa.
Guelpa è il maestro della metafora.
Descrive Verbeek, l’allenatore, come una confezione di latte: in scadenza (non sta per morire, ma finisce il suo contratto con l’Australia); ci regala l’immagine degli avversari nel girone, Germania, Serbia e Ghana, alla prese con l’infilare bastoni tra le ruote di canguri; fa censurare [cit.] Viduka e Moore, due giocatori in età sportiva avanzata, da una carta d’identità crudele.
Vi immaginate la scena carnevalesca?
Viduka e Moore con la divisa della nazionale e davanti loro un tizio, una sorta di sandwich man, vestito da carta d’identitaà.
- Possiamo giocare anche noi?
- No, zitti! Voi non potreste neanche parlare
Jugoslavia, di Marco Zunino.
Ammetto di non averlo letto, ma per un motivo ben preciso.
Questo è il cappello dell’articolo:
“Negli ultimi quattro anni la Serbia ha percorso l’ultimo travagliato cammino verso il definitivo addio di quella che è stata la ex Jugoslavia [...]“.
Faccio fatica ad immaginare il cammino della Serbia – e del suo nazionalismo scriteriato - travagliato. Chissà che ne pensano le altre etnie, del travaglio…
Ghana, di Filippo Maria Ricci.
“Chissa cosa darebbe Milovan Rajevac per poter fermare il tempo e far indossare di nuovo la maglia numero 9 a Tony Yeboah, uno dei migliori attaccanti mai prodotti dall’Africa”.
Niente, Filippo Maria. Non darebbe niente.
Se il tempo si fermasse oggi, o un mese fa, o sei mesi fa a voler esser buoni, Yeboah avrebbe comunque 44 anni suonati e avrebbe comunque smesso da quasi 10 anni.
Ti consiglio di ri-guardare i telefilm di J.J. Abrams, Quantum Leap e uno a scelta tra i tre Ritorno al futuro.
L’amico der bare: “Pemmè er Mondiale ‘o vince l’Inghiltera. Non so te, ma io faccio ‘na tifata pe’ l’Algeria”.
Dies dominica
maggio 27, 2010 in al bar dello sport | by schachner | Lascia un commento
Il calcio vero, bello da vedere e non contaminato dalle necessità televisive, si gioca la domenica.
E si gioca la domenica perchè è l’unico giorno in cui il Signore, dai tempi della Creazione, ha un po’ di tempo libero.
Gli uomini di Chiesa che praticano il calcio giocano il sabato, perchè la Domenica ci sono le fettuccine fresche (o perchè anch’essi devono seguire il calcio vero).
Quindi sabato 29 maggio, alle ore 11, ci sarà la finale della Clericus Cup e prometto solennemente – evitando di giurare su qualche divinità, visto l’argomento – che andrò a vederla.
La Clericus Cup
E’ il campionato di calcio della Città del Vaticano, riservato agli istituti pontifici di Roma e della sua provincia. Ogni squadra può schierare esclusivamente seminaristi e sacerdoti iscritti ai collegi, alle università, ai convitti e ai seminari pontifici.
Si gioca dal 2007 nel periodo di maggio – quindi questa è la quarta edizione – seguendo il regolamento del C.S.I. (chiaramente il regolamento calcistico cattolico redatto da Don Giovanni Lindo Ferretti…), leggermente diverso da quello della Figc: i due tempi di gioco durano 30 minuti invece di 45; oltre ai due cartellini giallo e rosso, viene utilizzato il cartellino blu, che sancisce una espulsione temporanea della durata di 5 minuti; c’è la possibilità di un time-out della durata di 2 minuti oltre all’intervallo tra le due frazioni di gioco.
La formula del campionato è la seguente:
- 16 squadre
- due gironi preliminari da 8 squadre ciascuno
- all’interno di ogni girone, una squadra incontra una sola volta tutte le altre (quindi giocherà almeno 7 partite)
- la classifica del girone viene stilata secondo questi punteggi: 3 punti per la vittoria, 2 per la vittoria ai calci di rigore, 1 per la sconfitta ai calci di rigore, 0 per la sconfitta; in sostanza, se le squadre pareggiano alla fine dei 60 minuti, i calci di rigore determineranno comunque un vincitore (alla faccia dello spirito oratoriano…)
- le 4 migliori di ogni girone accedono ai quarti di finale, giocati in una partita ad eliminazione diretta, con l’aggiunta dei tempi supplementari e dei soliti calci di rigore
- semifinali, con supplementari e rigori
- finale e finalina per il terzo posto, con supplementari e rigori.
L’albo d’oro recita così: due vittorie del Redemptoris Mater, detto Red Mat, e una del Mater Ecclesiae.
Ogni istituto, orientativamente, schiera giocatori di provenienze geografiche omogenee, per cui il Red Mat è – e generalizzo un po’ – italiano, il Mater Ecclesiae è messicano con qualche straniero sempre sudamericano, il North American Martyrs, finalista di questa edizione insieme al solito Red Mat, è chiaramente statunitense, e l’Istituto Polacco – beh… – è polacco.
Christus Veritas
Questo campionato somiglia al Campionato del Mondo di Pallastrada de La Compagnia dei Celestini più che ad una Coppa del Mondo con tutti i crismi.
E’ algebricamente possibile che un avvenimento come questo non sia foriero di aneddoti da far venire il singhiozzo per le risate?
La risposta è no, è impossibile.
Lectio Divina
Quarti di finale, il Redemptoris Mater, sempre favorita in tutte le edizioni, sfida l’Università Gregoriana.
La partita è in forte equilibrio.
Sul risultato di 2-2 l’arbitro fischia una punizione, dubbia, in favore del Red Mat al limite dell’area avversaria.
Chiaramente i Gregoriani protestano aspramente, dimenticandosi di impedire la ripresa del gioco come è consuetudine in caso di un calcio di punizione da posizione pericolosa.
A questo punto Don Tisato del Red Mat, un passato nelle giovanili del Chievo, arriva di soppiatto e tira in porta – porta vuota – senza aspettare il termine delle proteste avversarie.
Punto, partita, incontro.
In termini calcistici è una furbata legale, nel senso che non è antisportiva.
E’ piuttosto anti-intelligente, invece, la mancanza di attenzione dell’Istituto Gregoriano.
Apocalissi
Matias Kruger, tedesco e gregoriano, perde completamente la testa e alla ripresa del gioco insegue don Piermarini – neocatecumanale – e lo falcia da dietro, con cattiveria e intenzionalità, per aver procurato la punizione galeotta.
Espulsione diretta (cosa rarissima in questo torneo, come potrete immaginare), espulso anche l’allenatore dell’Istituto Gregoriano.
Alla fine della partita ci sarebbe il terzo tempo, cioè la stretta di mano tra tutti i calciatori e dirigenti, conclusione stemperatrice e sportiva di un duello agonistico.
Alla Clericus Cup il terzo tempo prevede una preghiera comune, tutti insieme, ordini diversi, nazioni diverse, stesso Dio, stessa fede, stesso amore.
I Gregoriani se ne vanno.
Dio cane, se vanno!
Uno dei giocatori dell’Istituto Gregoriano viene fermato da un responsabile organizzativo, il quale chiede il perchè del mancato terzo tempo.
E lui “Noi preghiamo un altro Dio”.
L’importanza del merluzzo
aprile 12, 2010 in al bar dello sport | by schachner | Lascia un commento
Come al solito, è un po’ che non scrivo.
Avrei il tempo ma sono afflitto dalla situazione politica italiana.
Quando ho qualche minuto libero penso a come organizzare una rivoluzione.
Nel resto del tempo ragiono su come sia possibile che tanti italiani ancora credano al progetto berlusconiano e se esista una reale possibilità che loro, al di là del muro (come direbbe Luca Barbarossa, passatemi il citazionismo dotto), abbiano ragione.
Non è facile fare un parallelo sportivo con certi pensieri.
Il calcio, per fortuna, miniatura del mondo, offre sempre materiale.
Come utilizzare la politica per scopi personali e restare universalmente simpatici
1989
A Sheffield, allo stadio di Hillsborough , durante una semifinale di FA Cup (la coppa nazionale inglese), persero la vita 96 tifosi, schiacciati dalla calca contro le reti di recinzione.
Da allora, a causa del Rapporto Taylor, tutte le società calcistiche inglesi sono state obbligate a eliminare i posti in piedi, introdurre le telecamere a circuito chiuso per l’identificazione di eventuali teppisti e fornire un gruppo di steward a sostegno delle forze di polizia.
Esiste un’authority che sovrintende alle licenze per il terreno di gioco ed opera scrupolose verifiche, controllando perfino che gli steward rimangano fermi senza farsi prendere dall’eccitazione per una segnatura. I team che non ottemperano a queste disposizioni non possono iscriversi ai due campionati maggiori.
Dal 1989 è scattata la corsa alla ristrutturazione degli impianti e – per le società con fondi limitati – al ground sharing, cioè la coabitazione di più squadre sullo stesso campo di gioco.
Un abominio per il tifoso britannico doc.
Il Crystal Palace e il Wimbledon, ad esempio, coabitarono per anni, fino al fallimento di quest’ultimo.
Il Charlton, che è di casa al The Valley, nell’est di Londra, non aveva assolutamente finanze per sostenere le spese di adeguamento dell’impianto.
Gli addicks, i tifosi, seguivano in pochè unità la squadra, costretta ormai a giocare ogni sabato in uno stadio differente, mentre il The Valley rimaneva pietosamente abbandonato.
Un gruppo di supporters aveva provato a bonificare il terreno, a sostituire i seggiolini degli spalti, a pulire tutte le strutture, ma il distretto si oppose al loro piano di ristrutturazione.
La discesa in campo
Alle amministrative del 1990 i tifosi del Charlton scesero in politica e fondarono il partito Valley Party. Ottennero il 10,83 dei voti, fecero cadere la giunta uscente, e strapparono al distretto le autorizzazione e i fondi necessari per i lavori all’adorata casa.
2010
Il Valley Party non esiste più.
Lo stadio The Valley è ancora in piedi, ha riaperto nel 1992, con una capacità di 27 mila posti.
Nessuno si è lamentato dell’accaduto, neanche i tifosi del West Ham, storici rivali.
Sto forse utilizzando due misure?
No, è sempre sbagliato utilizzare il potere per finalità personali.
Merluzzi finali
I tifosi del Charlton vengono chiamati addicks perchè, in caso di vittoria, festeggiavano mangiando fish’n'chips in un negozio vicino allo stadio.
L’haddock è più pregiato del merluzzo cod.
Chi lavora con i merluzzi, lo sa.
Luigi Einaudi, 1 febbraio 1919 [da un articolo di Gian Antonio Stella, Corriere della Sera]
«A Roma spadroneggia un piccolo gruppo di padreterni, i quali si sono persuasi, insieme con qualche ministro di avere la sapienza infusa nel vasto cervello».
Il futuro capo dello Stato, al fianco degli industriali «inferociti», accusava l’esecutivo: «Non mantiene le promesse, impedisce con i suoi vincoli il movimento a coloro che avrebbero voglia di agire, fa perdere quei mercati che gli industriali italiani erano riusciti a conquistare, prepara disastri al Paese, accolla sempre nuovi oneri alle industrie…».
Perché? Per la mania di mettere le mani su tutto, immaginare «monopoli che non sa poi come amministrare», rivendicare compiti che poi non sa assolvere impedendo insieme che «provvedano i privati». Per non dire di lacci e lacciuoli come gli «istituti dei consumi, grazie a cui magistrati, professori, segretari di prefettura, postelegrafici perderanno il proprio tempo ad annusar formaggi e negoziar merluzzi». O della scelta di «sovracaricare i proprietari di case di nuovi balzelli sperequati e impedir loro un parziale adattamento delle pigioni ».
Basta, scriveva: «Bisogna licenziare questi padreterni orgogliosi (…) persuasi di avere il dono divino di guidare i popoli nel procacciarsi il pane quotidiano. Troppo a lungo li abbiamo sopportati. I professori ritornino ad insegnare, i consiglieri di Stato ai loro pareri, i militari ai reggimenti e, se passano i limiti d’età, si piglino il meritato riposo».
Insomma: «Ognuno ritorni al suo mestiere». E «si sciolgano commissioni, si disfino commissariati e Ministeri » così che «un po’ alla volta tutta questa verminaia fastidiosa sia spazzata via. Coloro che lavorano sono stanchi di essere comandati dagli scríbacchiatori di carte d’archivio» superiori alla società governata «soltanto per orgoglio e incompetenza ».
Sarò lungo e noioso
dicembre 15, 2009 in al bar dello sport | by schachner | Lascia un commento
Non scrivo da un po’.
Questo non significa aver smesso di pensare a quello che lo sport e il bar hanno offerto ultimamente.
Questo significa scrivere molto, o troppo, quando si ricomincia a farlo.
Sarò lungo e noioso
Mio padre è un giocatore di carte, di quelli veri.
Sono cresciuto in una bisca, di quelle vere, che non esistono più, sostituita nel tempo da una paninoteca, poi vittima del franchising del clown e sostituita da un ristorante cinese.
Quando era l’ora del tresette e il fortunato di turno, aprendo le carte, si trovava in mano una napoletana, seguita da altre tre, magari quattro carte buone, esordiva con un “Sarò lungo e noioso…”.
Sub-Ita
Come molti, sono una vittima dei doppiaggi, nel senso che quelli di film e telefilm dall’italiano all’inglese non sempre mi soddisfano.
Quindi sempre come molti, vedo le versioni originali e in quelle adattate seguo il labiale, pensando spesso “Ma che cazzo hanno tradotto?”
Il caso che più mi ha lasciato insoddisfatto negli anni è sicuramente Invito a cena con delitto, di Robert Moore, scritto dal grande commediografo Neil Simon. Una parodia del classico film giallo, che mi ha sempre – io, effettivamente malato di letteratura gialla – divertito.
Appena l’inglese me lo ha permesso, l’ho visto in lingua originale, rendendomi conto che la maggior parte delle prese in giro al genere d’investigazione, puntando solo sui giochi di parole, in italiano cadono.
Nella pagina di Wikipedia del film, c’è qualche parallelo. Ve li risparmio, ma vi offro il link.
La premessa introduce una speculazione su altri labiali, quelli dei calciatori.
Mi viene in mente Ibrahimovic che imprecava sempre in svedese o inglese ma quando si rivolgeva a Roberto Mancini, per onestà intellettuale, lo mandava a quel paese in italiano. La traduzione era comunque buona.
Restando in nerazzurro, Maicon è fresco di lettura labiale da parte di tutti.
Monica Morandi, che stimo particolarmente, è forse più esasperata di me e ha fatto uno studio fonetico approfondito sul terzino brasiliano, colto in flagranza di invito elegante al guardalinee Ayroldi. Vi invito caldamente a leggere il suo post, soprattutto se siete interisti.
Fabio Quagliarella è stato riletto dai suoi stessi tifosi dopo la partita contro il Catania, circa un mese fa (e vi ricordo che i forum delle tifoserie sono qualcosa di assolutamente esilarante).
Secondo i supporters napoletani, le proposte al doppiaggio sono (incollo paro paro):
- Allanema di chi te muorto
- Na sfaccimm e palla bbon, mocc a chi te stramuort
Ce ne sono a bizzeffe.
Giovanni Trapattoni a Gianluigi Buffon ai Mondiali del 2002, dopo una bestemmia del portiere “La madonna non c’entra, sei tu che non hai parato”.
Carlo Mazzone a Massimiliano Cappioli in un Roma-Parma, dopo una stretta di mano offerta dal suo giocatore a un avversario “Sì, baciateve pure…”.
Evito di citare Cassano, perchè sarebbe facile come trovare un McDonald a New York.
Signori all’ascolto, buonasera
C’è chi invece parla senza mettere la faccia, quindi non è doppiato, non subisce letture labiali ma non soddisfa lo stesso.
Fabio Caressa.
Per farla breve, citerò la mia fidanzata “Lo senti? Non riesce a dire la T, dice Balodelli: Balodelli sulla fascia… Non riesce a dire la T!”.
Frequentemente, vedendo partite di calcio commentate da lui, produco un labiale, la cui lettura è, più o meno, “Cazzo che palle Caressa”.
Io sono legato alle telecronache radiofoniche, pacate, non schierate, prive di quintali di statistiche, senza cappelli metaforici da far venire i brividi.
Ho tirato un sospiro di sollievo quando Bobo Vieri ha smesso di segnare, perchè ormai ero esasperato dagli urli di Caressa “Chrrrristian Vieri, 1-0!”, con la evve moscia. Sto aspettando la chiusura della carriera di Panucci: anche lui gli ha dato e mi ha dato un bel da fare…
Non ho la presunzione di giudicarlo universalmente fastidioso, ma quando subentrano giudizi maggiori…
Stiamo parlando di un ente superiore, super partes, un concetto primitivo, una voce che tutti stanno a sentire, un po’ come Nelson Mandela o John F. Kennedy.
Topolino, marzo 2008.
La storia d’apertura racconta la pay-tv sportiva di Zio Paperone (Sky Pap) e le telecronache della coppia formata da Fab Sberlon e Zio Peppino.
Un filino ricorda la coppia Fabio Caressa-Giuseppe Bergomi…
Fab Sberlon, dopo telecronache trionfali, appare sempre più stordito e dedito a stilare statistiche urlate su tutto quello che incontra per strada, finché Zio Paperone lo sostituisce e fa tornare il vecchio e un po’ noioso telecronista, Bruno Cigola (anche qui il sapore non è nuovo).
I conti senza oste
ottobre 26, 2009 in al bar dello sport | by schachner | 4 commenti
Da bambino, passavo i pomeriggi a casa di mia nonna, con uno zio scapestrato al quale rubavo, da un cassettone sotto il letto, l’Almanacco del calcio 1983-1984.
Erano solo numeri.
Tutte le stagioni calcistiche per nazionali e club, dal Giurassico ad oggi.
Io conosco quel libro come i romani conoscono i primi film di Carlo Verdone: a memoria.
I dati
Mondiale 1982 in Spagna, Italia campione.
Attaccanti convocati (a seguire presenze e goal nella stagione di club conclusa):
- Daniele Massaro, 29 presenze, 1 goal
- Alessandro Altobelli, 29 presenze, 9 goal
- Paolo Rossi, 3 presenze, 1 goal (dopo 2 anni di inattività per il calcioscommesse)
- Francesco Graziani, 29 presenze, 9 goal
- Franco Selvaggi, 28 presenze, 8 goal
5 attaccanti, 28 goal.
Classifica marcatori del campionato italiano di calcio, stagione 1981-1982 (evito di riportare i calciatori stranieri):
- Roberto Pruzzo, 15 goal
- Edy Bivi, 12 goal
- Claudio Pellegrini, 11 goal
- Roberto Mancini, Luigi Piras, Oliviero Garlini, Evaristo Beccalossi, Pietro Paolo Virdis, Alessandro Altobelli, Francesco Graziani, 9 goal
Eliminiamo i giocatori convocati e prendiamo i migliori cinque.
5 attaccanti, 56 goal.
5 attaccanti convocati 28 goal.
5 attaccanti esclusi 56 goal
Riproviamo.
Mondiale 1986 in Messico, Italia eliminata agli ottavi di finale.
Attaccanti convocati (a seguire, solito schema):
- Gianluca Vialli, 28 presenze, 6 goal
- Alessandro Altobelli, 29 presenze, 9 goal
- Giuseppe Galderisi, 24 presenze, 6 goal
- Paolo Rossi, 20 presenze, 2 goal
- Aldo Serena, 24 presenze, 11 goal
5 attaccanti 34 goal.
Classifica marcatori del campionato italiano di calcio, stagione 1985-1986 (evito di riportare i calciatori stranieri):
- Roberto Pruzzo, 19 goal
- Aldo Serena, 11 goal
- Giordano, Borgonovo, 10 goal
- Aldo Cantarutti, Alessandro Altobelli, Andrea Carnevale, 9 goal
Eliminiamo i giocatori convocati e prendiamo i migliori cinque.
5 attaccanti, 57 goal.
5 attaccanti convocati 34 goal.
5 attaccanti esclusi 58 goal (il povero Pruzzo di nuovo escluso).
L’aritmetica con i piedi
Daniele De Rossi, centrocampista della Nazionale e della Roma, durante una conferenza stampa a Coverciano, 7 ottobre 2009.
- Antonio (Cassano, n.d.r.) è tra tutti gli attaccanti italiani il più talentuoso e divertente. Ma se andiamo a guardare i gol, ne fanno di più quelli che sono qui in Nazionale, o altri che sono rimasti fuori [...].
Credo sia una spiegazione scientifico-matematica della mancata convocazione in Nazionale di Antonio Cassano.
I numeri di Cassano
Io farei un conto ampio per avere una statistica veritiera, quindi partirò con l’abaco dalla stagione 2007-2008, contando tutte le partite ufficiali di club, una fila di palline per ogni attaccante “che era lì in nazionale”, come diceva De Rossi, e una per il talento barese.
- Antonio Cassano, 74 presenze, 28 goal, 0,378 goal a partita
- Vincenzo Iaquinta, 75 presenze, 31 goal, 0,413 goal a partita
- Giuseppe Rossi, 88 presenze, 32 goal, 0,363 goal a partita
- Alberto Gilardino, 98 presenze, 39 goal, 0,397 goal a partita
- Fabio Quagliarella, 98 presenze, 36 goal, 0,367 goal a partita
- Antonio Di Natale, 70 presenze, 42 goal, 0,6 goal a partita
L’arrivo dell’oste
Questo post ha sempre più le sembianze di un resoconto finanziario ma, dietro le cifre, cela delle grandi verità, che (rimanendo in tema di liste e cifre) enumererò a seguire:
- Nella nazionale italiana di calcio assolutamente non giocano i migliori marcatori
- Daniele De Rossi non sa nulla di storia calcistica, anche quando si parla della squadra in cui gioca e per cui fa il tifo (altrimenti avrebbe ricordato Pruzzo)
- Stando ai conti del rag. De Rossi, Fabio Quagliarella e Giuseppe Rossi dovrebbero essere in discoteca o a trovare i genitori durante le partite dell’Italia, perchè la loro media-goal è peggiore di quella di Cassano
- I calciatori studiano troppo poco (e non solo la matematica)
- Se io avessi studiato meno e palleggiato un po’ di più, non saprei (come Franco Causio) che Cesena dista dall’Adriatico 20 chilometri e lì (sempre come Causio) chiederei una camera vista mare, ma magari avrei avuto guadagni diversi da quelli di un musicista squattrinato.
Niente più nazionale, per Solano
ottobre 2, 2009 in al bar dello sport | by schachner | 2 commenti
L’inutile
Oggi si è ritirato dal calcio internazionale Nolberto Solano: non vestirà più la maglia del Perù.
Una notizia del genere sconvolgerà qualsiasi lettore di cronaca sportiva come non accade dal 1980, anno del primo scandalo del “calcio scommesse”. (Sarcasmo).
Ad essere onesto, io ho letto la notizia e quindi, implicitamente nell’atto di leggerla, mi sono interessato.
L’interesse nasce da un amore, non sportivo e credo non corrisposto (ogni malizia è assolutamente fuori luogo), nei confronti di Solano.
L’abile
Piccola ala destra, incredibile sui calci di punizione (Maradona, che lo ha incrociato come compagno di squadra nel Boca Juniors nell’anno del Mondiale statunitense, lo aveva soprannominato Maestrito per le sue capacità balistiche), Solano si è fatto conoscere come giocatore del recente Newcastle, diventandone una colonna portante.
L’utile
Nonostante i nove anni in Inghilterra, sette stagioni con i Magpies inframezzate da una con l’Aston Villa e con il West Ham, Nolberto non ha dimenticato le sue radici sudamericane e ha portato una ventata equatoriale nel Tyneside, la regione più settentrionale dell’Inghilterra, di cui Newcastle è la città più importante e i cui abitanti sono soprannominati geordies.
A questo punto un ignaro si aspetterebbe di leggere ciò che i calciatori sudamericani combinano solitamente in Europa (feste, discoteche, donne di malaffare, vacanze oltremodo prolungate).
Solano però non è brasiliano, non è argentino, neanche colombiano: è peruviano.
Non ci sono carnevali, non ci sono sorprese sotto il perizoma.
L’incredibile
Nolberto Solano suona la tromba in gruppo salsa y merengue che si chiama The Geordie Latinos, un ensamble di dieci elementi validissimi in cui il giocatore peruviano non sfigura assolutamente.
Ho faticato parecchio ma, dopo una lunga ricerca, ho trovato un breve video di un suo live (qui, su Youtube).
Ecco spiegato il mio amore per lui.
A chiudere
Giugno 2008. Prima di una delle sue ultime apparizioni in nazionale, il trombettista si fece fotografare per El Bocon, periodico sportivo andino, in divisa da gioco del Perù mentre puntava una pistola ad una maglietta dell’Uruguay.
Titolo: matar o morir. Ogni traduzione è superflua.
La partita sarebbe stata decisiva per le qualificazioni al Mondiale sudafricano.
6-0 per l’Uruguay.
Niente più nazionale, per Solano.
Bestemmiare come turchi e come italiani
settembre 21, 2009 in al bar dello sport | by schachner | Lascia un commento
La Turchia è tanta Asia e pochissima Europa.
Da quasi cinquant’anni, però, sta cercando di diventare completamente europea, nonostante i confini geografici siano impietosi e impassibili al cospetto dei tentativi di ottenere l’acquis comunitario.
Del (Lo) Turco parlerò prossimamente.
Il definitivo ingresso, non ancora politico (per questo c’è da negoziare), risale all’11 giugno 2000.
11^ edizione degli Europei di calcio, Turchia – Italia: al 62esimo Okan Buruk, centrocampista di fascia destra dei turchi, pareggiò il goal di Antonio Conte (il centrocampista da riporto ormai allenatore da trapianto) con un colpo di testa.
Questo fu il primo goal turco in una competizione continentale per nazioni.
Okan, perchè sul Bosforo si chiamano con il nome e non con il cognome, quasi a voler mantenere un profilo basso, è alto 168 cm e insaccò alle spalle di Toldo (196 cm) beffando la difesa a tre composta da Maldini (186 cm), Nesta (187 cm) e Cannavaro (177 cm di menate sulla sua abilità nello stacco).
L’Italia vinse 2-1, doppio avvitamento dal trampolino di 1 metro di Filippo Inzaghi, rigore da lui calciato e trasformato.
L’anno successivo Okan passò dal Galatasaray all’Inter per circa quattro miliardi di lire.
Probabilmente i tifosi nerazzuri lo inseriscono tra i bidoni ma io l’ho apprezzato, forse a causa dell’utilizzo del nome invece del cognome, quasi un invito a dargli del tu.
Se la sua lingua fosse stata più simile alla nostra e se lui avesse avuto tempo per comprendere le virtù e le capacità dei giornalisti sportivi italiani, Okan avrebbe di certo cominciato a farsi chiamare Buruk, ristabilendo la distanza formale che c’è tra chi si dà del lei e magari si chiama per cognome.
Marco Pastonesi, firma della Gazzetta dello sport, per la quale segue regolarmente il Giro D’Italia, scrisse di lui:
“È stato acquistato perché di Okan, si dice, è il migliore amico dell’uomo. Dove lo sguinzagli, fa il suo dovere: in difesa è un Okan poliziotto, a centrocampo un Okan lupo, in attacco un Okan da caccia. Una volta è dovuto subentrare al portiere, espulso, e se l’è cavata benone: un Okan da guardia. Un’altra ha giocato da libero e è stato impeccabile: un Okan sciolto. Dovunque tu lo metta, lui lavora come un Okan(…). Ieri, a Brescia, temperatura glaciale (un freddo Okan […])(…) si è trovato circondato dai giocatori di Mazzone (solo come un Okan) (…). Come si dice in Turchia “Okan che abbaia non morde”. Vero. Tranne quando incontra il Perugia. Tra Okan e Gatti (ex giocatore del Perugia, n.d.r.) non ci sarà mai pace”.
Pare che a un’ inopportuna domanda del direttore – Di chi hai parlato nell’articolo? – Pastonesi, l’autore, abbia risposto stizzito – Ma di…Okàn, direttore!
La chiusura è di Pippo Russo, sociologo dello sport e battutista da competizione.
Senza biglietto / Con troppi biglietti
settembre 11, 2009 in al bar dello sport | by schachner | Lascia un commento

Nel 1996 vennero a Roma i Pearl Jam, al vecchio Palazzetto dello sport.
Mi piacevano molto (Ten è stato uno dei primi dischi rock che ho ascoltato con attenzione) ma non avevo soldi per comprare il biglietto: ero da poco dicissettenne e ventottomila lire erano uno scoglio. Emiliano e Fabio, compagni di concerti, le avevano e Fabio, che è stato il Manuel Fantoni della mia adolescenza (cioè un buciardo da competizione) mi raccontò di un suo amico che era riuscito a vedere/sentire un concerto entrando con una fotocopia.
Resi mio lo spunto e in un attimo mi trasformai in Buonocore.
Un pomeriggio mi feci prestare il biglietto del concerto da Emiliano, lo esaminai per bene, fronte e retro, non mi lasciai intimorire dal rosso gioco ologrammatico e andai in una copisteria (quella copisteria non esiste più, purtroppo, ma rimane sempre nel mio cuore, complice come Lo Turco).
Il vecchietto che la gestiva non fece domande. Mi guardò, guardò il biglietto. – Fronte retro?
Io annuii, lui lo guardò meglio, si accorse del timbro della Siae, ruvido bassorilievo, e aggiunse – Tocca fallo preciso davanti e de dietro ma er timbro poi t’ ‘o devi mette da solo.
Lo Turco fece un buon lavoro, anche se sul retro si intravedeva la cornice bianca del semplice foglio A4 Fabriano (l’avrei poi colorata di blu con un pennarello Carioca, uniformandola a tutto il resto del retro).
Ero soddisfatto ma mancava il timbro in rilievo. Anche Lo Turco l’aveva detto. Avevo bisogno di un pittore, di un Cardone.
Così la sera raccontai i tentativi di falsario a mia madre e lei mi fornì la soluzione. – A lavoro ho un timbro a secco della mensa: usiamo quello.
Le lasciai il biglietto e il giorno dopo tornò a casa e mi mostrò il lavoro ultimato: il bassorilievo c’era, a cavallo dello strappo che avrebbe diviso il biglietto in due parti (se fossi riuscito ad utilizzarlo).
Il giorno del concerto arrivai, sempre con Emiliano e Fabio, alle 17 e aspettai davanti ai cancelli, non proprio in prima fila.
Non ricordo a che ora cominciarono a farci entrare. Attesi la ressa dei fan che spingevano. Tenevo il biglietto stretto in mano, lasciando fuoriuscire solo la parte da strappare.
C’era troppa confusione per controllare tutti con attenzione. Infilai la mano in un groviglio di dita e ologrammi rossi.
Il buttafuori mi buttò dentro: entrai nel Palazzetto, tra la confusione più totale.
Chiamai immediatamente mia madre/Cardone da un telefono pubblico davanti al bar interno.
Ce l’avevo fatta. Release, primo brano in scaletta.
È una premessa non calcistica, perchè il calcio è laterale, è di confine, è un’occasione per parlare d’altro.
Quando diventa centro è noioso, soggettivo, circostanziale.
Chi non ha biglietti, quindi, e chi ne ha troppi.
“Nel giugno del 1994, durante il Mondiale Usa, Raymond Domenech (allenatore in carica della nazionale francese di calcio, n.d.r.) fu arrestato per bagarinaggio da due agenti di polizia in borghese all’ingresso dello stadio di Foxboro, a Boston, mentre cercava di vendere a metà prezzo dei biglietti per Corea del Sud-Bolivia ottenuti tramite la federazione francese. Si giustificò spiegando che era tutto un equivoco, pagò 500 dollari di cauzione e dopo una notte in cella tornò libero.”
[Repubblica, 7.7.2006, di Valerio Gualerzi]
Chiosa.
(Giuseppe) Cardone e (Enrico) Buonocore si sono incontrati anche fuori dal set de “La banda degli onesti”, cioè sull’uscio del Taliercio, il campo di allenamento del Venezia: uno andava via (il primo) e uno arrivava (il secondo), venduto e comprato da Maurizio Zamparini.
Del (Lo) Turco parlerò prossimamente.
Se fossi soggettivo: Domenech non capisce nulla di calcio.
Se fossi oggettivo: è per fortuna vittima dell’effetto “Gino Paoli” (migliora invecchiando) e grazie a questa fortuna ha una bella compagna (Estelle Denis, n.d.r.)
L’autore: Schachner è Gianluca Pellegrino lavora nel mondo dell’editoria, conduce una vita che lo ha portato oltre ad accumulare debiti per cui viene spesso e volentieri accerchiato da membri del ramo assicurativo nelle serata alternative che quindi cerca di frequentare meno. Per questo cambia spesso ruolo e da bassista dei Carpacho! si è evoluto in un progetto più personale dal nome Mickey Eats Plastic. Sperando che nel frattempo gli assicuratori di cui sopra non si accorgano del camuffamento.
Cronaca di una morte annunciata
settembre 4, 2009 in al bar dello sport | by giorgiop | 15 commenti
La situazione della Roma era evidente da un bel po’. Diciamo ottobre dello scorso anno, era evidente che la squadra fosse logora, mentalmente e fisicamente, iniziasse a mancare nei suoi punti fondamentali, Totti e De Rossi su tutti, e che la campagna acquisti (almeno al momento) non fosse in grado di dare smalto ad una situazione che solo il mancato passaggio ai quarti di Champions League ha reso meno amara e recepibile del previsto.
La situazione è questa, in ordine di responsabilità
La società
E’ inesistente, il presidente Rosella Sensi non ha competenze specifiche, ha una posizione che nella migliore delle ipotesi è definibile come equivoca sulla cessione dalla società stessa (vedi visita a Gianni Letta per buon auspicio con Unicredit), sembra comunque per nulla intenzionata a cedere il passo (“difenderò con le unghie una mia proprietà”), chiedendo prezzi a quanto pare folli (3 mesi fa il 28% dell’Arsenal-con stadio di proprietà è stato ceduto a 41 milioni, la dottoressa ne chiede 300 per la Roma, senza stadio di proprietà e con un parco giocatori ridicolo, al confronto) ma sembra anche non intenzionata ad investire un euro che sia uno. Ventilando per assurdo costruzione di impianti, ringiovanimento e rafforzamento della squadra (ci torneremo dopo) e promesse di mantenimento di livelli alti.
Il contorno è desolante: Bruno Conti è inadeguato, Daniele Pradè è tanto oculato da scambiare Curci e Galloppa (nazionali) con Artur e Loria, per dirne una, per continuare ricordando che titolari in A ci sono D’Agostino, Chiellini, Pepe, Bovo, Ferronetti, Curci, Galloppa, Rosi, tutti nati dal settore giovanile o giocatori dati per bolliti e inutili (Kharja su tutti) che sono esplosi in altre situazioni. Tutti lasciati andare per poco o nulla.
Oculatezza, si diceva.
Situazione pericolosamente tragica
La rosa
Era logora un anno fa, lo è un anno dopo anche di più.
Totti è giunto al capolinea e segna a grappoli da tre contro squadre di medio basso livello, in più è un equivoco tattico enorme dato che ormai si considera una punta che però: non la prende mai di testa, non tiene palla, non ha freddezza davanti la porta (due errori macroscopici nelle prime due di campionato).
De Rossi era partito su premesse ottime, ora è solo un giocatore che dimostra foga, niente di più, svagato, perde spesso l’uomo, in fase di impostazione è un dramma.
Mexes è semplicemente il più grande bluff del campionato italiano. Un estroverso che gioca al calcio non riconoscendosi un ruolo.
E con questo chiudiamo la crema della rosa, passando poi per giocatori talmente logori da essere ridicoli (Perrotta, Taddei, Cassetti, Tonetto), giocatori di belle speranze che si attende confermino il loro valore (Motta, Menez, Cerci, Vucinic e Guberti), due uniche certezze (il neo arrivo Burdisso e Pizarro).
Baptista e Juan sono dei separati in casa, praticamente)
Senza un portiere titolare (Doni chissà quando e in che condizioni rientrerà) la situazione è abbastanza oscura. Artur non è più presentabile, Julio Sergio è una bella sorpresa (almeno dopo una partita)
Allenatore
E’ separato in casa, rimasto per convenienza e per mancanza di alternative. Ha chiesto una punta, un portiere un esterno e un centrale di difesa e si è visto recapitare Guberti e Burdisso in tutta risposta.
Sembra non avere più il polso della situazione, preda della confusione tattica (qual è lo schema della roma oggi? 4231? 4141? 424?) e del nervosismo e forse ha commesso l’ennesimo errore di preparazione (altrimenti non ha senso che Burdisso l’ultimo arrivato corra il doppio di tutti) che probabilmente pagherà a fine campionato.
Colpe può averne fino a che sembra accettare questa situazione a non presentare le dimissioni (ma voi rinuncereste in una situazione in cui siete dalla parte della ragione, a 2 milioni di euro? io no) o fare buon viso a cattivo gioco. Che fosse necessaria una “rinfrescata alla rosa” l’ha confermato ai primi di luglio. Almeno ci ha provato. Questo almeno è quello che avrei detto fino a due giorni fa. Si è dimesso, dimostrandosi un uomo (più di qualcun altro che è rimasto, tra direttori generali e uomini simbolo).
Arriva Claudio Ranieri, ottimo tecnico, molto più preparato di Spalletti per quanto riguarda la predisposizione della squadra in campo nella singola partita (tradotto “la incarta spesso e volentieri”) meno funambolico dal punto di vista del gioco ma più pratico.
Ovvio che non gli si chieda nulla, almeno per ora, fino a che non ci sia una situazione per cui i problemi principali della Roma, Sensi ed entourage – madre, sorelle, marito a libro paga -, staff dirigenziale (Bruno Conti su tutti) e uomini simbolo (Francesco Totti, ma anche Daniele De Rossi) non siano o ridimensionati, o posti in una situazione di non nuocere.
Detto ciò, la luce in fondo al tunnel tarda a farsi vedere, la situazione mi sembra incartata ad un livello inverosimile, ma si avvia una stagione già compromessa, almeno per l’ambiente.
Unica mossa che resta è al tifoso, tirarsi fuori.
La guida di Junkiepop alla Serie A 2009-2010 (seconda parte)
agosto 25, 2009 in al bar dello sport | by giorgiop | 12 commenti
Lazio: Ballardini. Questa secondo me l’arma in più dei biancocelesti quest’anno. Uno che sa benissimo come tirare fuori il meglio dalle proprie squadre. La famosa storia dei dissidenti è meno grossa di quello che si
crede. De Silvestri è da sempre una promessa, ma non possiamo certo dire che rappresentava una colonna della squadra. Ledesma è rimpiazzabilissimo dall’accoppiata Matuzalem-Baronio e Pandev, giocatore di sicuro talento,
è meno indispensabile di uno tra Rocchi e Cruz per affiancare con costrutto il vero fenomeno, Mauro Zarate.
El Jardinero è un gran colpo, ha i suoi anni ma non ricordo grossi infortuni. La difesa rimane il punto debole ma quest’anno partono con la certezza del portiere avendo trovato in Muslera un’impensabile certezza dopo aver visto le prime uscite. Dico che andranno in Europa. (Pk)
Livorno: voglio essere ottimista con gli amaranto. Sarà che mi sono simpatici politicamente, sarà che vedere di nuovo Lucarelli con quella maglia è una di quelle cose per cui vale la pena seguire il calcio, sarà soprattutto che se trattengono uno come Diamanti hanno un attacco da metà classifica considerando pure che c’è Tavano che sembra aver superato i problemi fisici. Però difesa e centrocampo non lasciano grosse speranze.
Comunque… e qui la sparo, Lucarelli capocannoniere alla Di Vaio li salverà a due giornate dalla fine.(Pk)
Milan: tralasciamo la fede e cerchiamo di essere obbiettivi. Vinceremo il Tricolore!!! Allora… paragonata alle altre due regine del campionato la squadra sembra inferiore. Apparentemente le novità sono due.
L’innesto di Thiago Silva, ottimo a mio avviso, e quello di Huntelaar, buono a mio avviso. Però oltre l’apparenza ci sono due grosse incognite nel Milan 09/10. Una si chiama Ronaldinho e l’altra Sandro Nesta.
Questi due signori se disputano una stagione al massimo rappresenterebbero un valore aggiunto immenso rispetto allo scorso anno, tale da poter far sognare addirittura lo scudetto. Anche in considerazione del fatto che ci
butteranno fuori presto dalla Champions. Manca ancora un acquisto sugli esterni di difesa. De Silvestri o meglio ancora Bale farebbero al caso. Anche per proseguire col ringiovanimento (Abate). Curioso di vedere come sarà il centrocampo titolare. Pato esploderà. Pirlo tornerà ad essere il regista più forte del mondo.
Ringhio tornerà a distruggere caviglie. La crisi economica non esiste. Il Nano trionferà ancora… sigh sob E io mi consolerò coi successi rossoneri… Pare vero…(Pk)
Napoli: non ho ancora ben capito se la stima infinita per Roberto Donadoni possa giustificare ottimismo in un allenatore che a conti fatti deve ancora dimostrare di valere la Serie A. Sta di fatto che se leggo la formazione allestita non mi sembra inferiore a Roma e Fiorentina per fare un esempio. De Sanctis è un buon portiere, in difesa hanno preso Campagnaro, non un salto di qualità però meglio di Aronica o Rinaudo.
In mezzo Gargano-Cigarini-Hamsik è un terzetto che fra tre anni è livello prima fascia. A sinistra hanno preso Zuniga altra possibile rivelazione. Davanti Quagliarella-Lavezzi garantiscono gol e spettacolo.
De Laurentis è come i Della Valle. Si fa sentire e reclama un “posto al sole”, per dirlo alla napoletana.
Possono arrivare quarti, assolutamente.(Pk)
Palermo: tante, troppe cose lasciano pensare che potrebbe essere l’anno del Palermo. Almeno per quello che riguarda la Champions league. Mettete un Cavani lì lì per la consacrazione, così come il ricercatissimo Kjaer, mettete uno strombazzatissimo arrivo caldeggiato da Maradona (lo so che non è una cosa che scriverei sul curriculum ma è pur sempre l’allenatore della Seleciòn) come Pastore (un qualcosa di molto simile a Kakà con indole un pochino diversa) un allenatore che appena arrivato, mr Ego Zenga, ha parlato di scudetto. Insomma, siamo a Palermo, c’è Zamparini e niente è mai facile. Ma se girasse tutto per il verso giusto (e non sarebbe poi così difficile) sarebbero davvero fuochi d’artificio (Gp)
Parma: altra protagonista del mercato estivo. Un mix di esperienza e gioventù per tornare nella massima serie e fare un campionato degno del loro passato. Panucci si rivelerà utilissimo, forse più a destra che in mezzo.
A centrocampo hanno aggiunto al duo Morrone-Mariga uno di quei centrocampisti che da anni non sbaglia una stagione nell’indifferenza di molti addetti ai lavori e cioè Galloppa. Davanti, perso il Lucarelli, si trovano
due grandi promesse come Paloschi e Lanzafame più il ritorno di uno che potenzialmente potrebbe essere micidiale, Valeri Bojinov. Se il bulgaro sta bene e gira come sa fare questa squadra rischia di attestarsi
a metà classifica. Oppure fa la fine del Toro. Io sono per la prima ipotesi.(Pk)
Roma: Stagione che sulla carta sembra un calvario, ceduto Aquilani (e sto ancora piangendo) perso Panucci (e questa prima o poi l’allenatore e la società la spiegheranno) si è andati a colmare qualche lacuna col ritorno di Andreolli (già bocciato dal mister), Cerci (di ritorno da un infortunio – che novità per la Roma – abbastanza grave, Guberti (già retrocesso a vice-Cerci) e Burdisso, uno che faceva il sesto centrale all’Inter.
Insomma c’è da piangere, metteteci pure che fino a fine ottobre la Roma giocherà senza portiere per la degenza di Doni, e per il fatto che Artur viene chiamato portiere perchè è quello che mette i guanti e Juan è perso chissà dove.
Si parla di altre partenze per fare mercato (Menez e Baptista destinazioni probabili Francia e Inter) ma la Roma grazie anche alle scelte dell’allenatore è ridotta a un foltissimo nugolo di gente con gamba e scarsissima tecnica. Spalletti svernerà l’ultimo anno di contratto per fare cassa e si ritroverà con mezza richiesta a fine 2010.
Poi gli chiederanno se parla inglese e non saprà rispondere. Come già successo.
Detto tutto ciò rimango fiducioso per un motivo e uno solo, Totti Francesco, apparso in grande spolvero. Non chiedo comunque nulla di più di un piazzamento UEFA. E di Rosella Sensi lontana dalla società.(Gp)
Sampdoria: sempre detto “la fortuna di Del Neri è stata allenare la Roma e – dote rara vedi Spalletti – dimettersi” da lì il nostro ha veramente vissuto una seconda fase di carriera impressionante, dopo i successi con l’Atalanta infatti si ritrova ad allenare i Doria di Cassano che come al solito in sede di mercato non hanno fatto eccessivi sforzi. Pochi giocatori ma buoni, Zauri, Tissone, Mannini, Semioli e Manfredini vanno a colmare il reale bisogno del gioco Del Neriano ovvero le fasce. Non vincerà e non arriverà in Champions ma è una squadra a cui sarebbe da abbonarsi per rifarsi gli occhi.(Gp)
Siena: Paolucci di ritorno dal prestito di Catania e Fini dal Cagliari rappresentano un magro bottino per i bianconeri. Soprattutto fa pensare il fatto che abbiano perso in un colpo solo Zuniga Kharja e Galloppa e i
panchinari di lusso Frick e Amoruso. Mi sembrano dei serissimi candidati alla retrocessione, quella che arriva con giornate di anticipo. Se Giampaolo fa il miracolo lo propongo a Santo. Quando leggerete si sarà giocata
Siena-Milan e dovrò rimangiarmi tutto…(Pk)
Udinese: Anche qui poco da dire, partito Quagliarella a cui si sostituirà il binomio casa trasferta Corradi Floro Flores, Pozzo sostanzialmente ha lasciato a Marino una squadra intonsa resistendo alle lusinghe per D’Agostino e Inler. Con Zapata integro dall’inizio dell’anno e Isla nel nuovo ruolo di terzino destro non possiamo che attenderci una conferma dei risultati dello scorso anno.(Gp)

La guida di Junkiepop alla Serie A 2009-2010 (prima parte)
agosto 24, 2009 in al bar dello sport | by giorgiop | 1 commento
Se c’è un evento pop nel nostro paese, beh, indubbiamente quello è il calcio e il campionato di Serie A. Sì non è più a livello dell’inglese e dello spagnolo e sì, molti personaggi preferiscono altre vie che quelle del nostro paese. Però il campionato di serie A almeno ad oggi rimane uno dei catini di profili pop più forniti, quasi anche più della musica italiana. Mourinho, Cassano, Ronaldinho, Lavezzi, Preziosi, Berlusconi, Moratti, Eto’o e via dicendo. Insomma è un qualcosa di molto vicino ad un circo ma con vicino l’animo del tifoso.
Junkiepop non poteva evitare fino all’infinito di parlare di calcio, cosa che quest’anno succederà per iniziare tirando giù la guida alla serie A 2009 – 2010 continuando poi con post che vedremo che cadenza avranno scritti per il momento da me e Paolo (Pistakulfi) e nel tempo da almeno un altro paio di firme prestigiosissime (che ora non vi dico).
Che altro aggiungere? ah sì, buon campionato ovviamente
Atalanta: Secondo me valgono più o meno quanto lo scorso anno. Non ci sono più Floccari e Cigarini ma hanno preso Acquafresca e Tiribocchi-Ceravolo come rincalzi e in mezzo Barreto e soprattutto Caserta, giocatore mai troppo considerato ma utilissimo. Doni-dipendenti e se gira come lo scorso anno è centro classifica con salvezza in largo anticipo. Il grosso dubbio si chiama Angelo Gregucci la cui unica apparizione in serie A
fu con il Lecce ed esonero dopo 5 giornate. Se è intelligente modificherà poco o niente il modulo.Occhio ad uno dei centrali difensivi meno pubblicizzati: Manfredini. (Pk)
Bari: gran bel casino. Riassiumiamo: torna a sorpresa di tutti (dirigenti ed allenatore compreso) e meritando, in serie A. Conte, allenatore rivelazione dello scorso campionato deluso dal mancato passaggio sulla panchina della Juve preferisce rimanere fermo (e sarebbe già il primo indizio sulla debolezza della squadra) piuttosto che allenarla nella massima serie. Arriva Ventura che assicura un campionato di tenuta mentale e di grande sofferenza vista la rosa che sembra inadeguata per un campionato di vertice in B. Figuriamoci in A. Alvarez Langella sulle fasce insomma, fa un pochino ridere. Vittima predestinata anche se occhio a Barreto. (Gp)
Bologna: la squadra era modesta lo scorso anno, salvata dall’ annus incredibilis di Di Vaio, e lo rimane anche quest’anno. Lo dimostra il fatto che sotto la casella cessioni quasi tutti sono svincolati (Amoroso, Marchini, Antonioli, Castellini…) in più mancherà Volpi. Il mercato registra un unico vero colpo secondo me… il giovane e promettente portiere Viviano. Per il resto boh… Portanova Guana Tedesco… sostanza per carità
ma credo che lotteranno fino alla fine per rimanere in A e se riescono sarà uno scudetto.(Pk)
Cagliari: anche qui, come non partire il discorso dall’allenatore, Allegri in un’estate è stato accostato a mezza serie A, Milan e Roma su tutte. Rimane con parecchia paura (la sua) di bruciarsi visto che la squadra ha comunque perso Acquafresca (ed uno così non lo regali a nessuno) compensato parzialmente dall’oggetto misterioso Nenè. Per il resto la squadra rimane invariata e dopo due anni gioca a memoria, ma se tra Jeda, Matri e l’oggetto misterioso di cui sopra non si tirano fuori trenta goal il campionato rischia di diventare paurosamente di medio bassa classifica. Sarà uno di quei casi in cui il valore aggiunto saranno le scelte di Allegri.(Gp)
Catania: premesso che per il sottoscritto è una squadra che dovrebbe militare nell’interregionale per tifoseria, dirigenza e via dicendo perdendo Zenga ha perso metà del proprio potenziale. Chiama Atzori in panchina che già aveva lavorato a Catania ma che per la massima serie è un punto interrogativo mica da ridere. E’ arrivato Delvecchio dalla Samp, e l’attacco rimane invariato, tolta la partenza di Paolucci che comunque non era utilizzato tantissimo. Insisteranno parecchio sul modulo assimilato lo scorso anno ma l’annata è rischiosa.(Gp)
Chievo: L’anno scorso Harry Potter Campedelli imbroccò la scelta di Di Carlo (uno degli allenatori più sottovalutati del nostro campionato) che gli valse la salvezza. St’anno con Mimmo dalla prima giornata in panchina il campionato sembra orientato verso orizzonti più tranquilli. Certo Pellissier ha un anno di più a cui si affiancherà Granoche uruguagio che nella massima seria non ha mai messo piede. C’è però la sicurezza di un telaio che per il 90% è quello dell’anno scorso e che, è destinato ad arrivare fino a dove arriverà Pinzi. Faro della manovra offensiva.(Gp)
Fiorentina: mi aspetto un colpo vero probabile sugli esterni difensivi. Il mercato al momento l’ha indebolita se pensiamo alla perdita di Melo ed al fatto che lo scorso anno come alternative al Gila avevano Pazzini e Bonazzoli e ora Castillo. Marchionni-Natali-Zanetti non mi sembrano una ventata di rinnovamento positiva considerando i problemi fisici che di solito hanno. La svolta potrebbe arrivare dall’esplosione definitiva di Montolivo (st’anno Ric… ci sono pure i Mondiali) e dall’incognita Jovetic a cui Prandelli dovrebbe però
trovare un posto. Azzardo che finirà per cambiare modulo mettendo due incontristi al fianco di Montolivo.
Dovrebbe essere sacrificato Vargas però o addirittura Mutu. Un bel casino…
Hanno il centravanti italiano più forte degli ultimi dieci anni comunque. Ai limiti della Champions.(Pk)
Genoa: la rivelazione dell’anno scorso ha deciso suo malgrado di stravolgere tutto. Perdere la spina dorsale (Rubinho-Ferrari-Motta-Milito) in un colpo solo non è cosa da niente. Comunque sulla carta i sostituti li hanno presi. E quantitativamente sono meglio. Amelia in porta, Moretti ed Esposito in difesa, Kharja e Zapater in mezzo, addirittura Floccari-Crespo-Palacio per sostituire il Principe. Gasperini è un ottimo mister, credo
che alla fine vedremo il Genoa dello scorso anno ma senza l’effetto sorpresa. Per il pronostico dico che finiranno in Europa League e faranno una manciata di punti in meno rispetto ai 68.(Pk)
Inter: viene da dire che ha già vinto lo scudetto. Con un allenatore di quel livello (il migliore in senso assoluto) e una squadra che a me sembra la più forte vista in Italia negli ultimi 15 anni (se arrivasse anche Sneijder) non credo abbia rivali anche quest’anno.
Vista contro la Lazio in Supercoppa mi è sembrata sviluppare il vero gioco di Mourinho fatto di pressing e contropiede corto e una manovra avvolgente che a tratti spaventa e ridicolizza l’avversario. Con una rosa così e dopo tre scudetti di fila, solo la deconcentrazione (magari anche per la Champions) può essere considerata la reale rivale.(Gp)
Juventus: data da tutti come principale contendente dell’Inter a me solleva più di un punto interrogativo. Il primo: Ferrara. Spalleggiato e scaldaposto di Lippi non vale però a riconoscergli un titolo da allenatore di una delle società più vincenti della storia della Serie A. Il secondo: è una squadra che attacca in 4 massimo 5 giocatori. Poco moderna in questo, con i laterali molto bloccati (viste le negligenze e i limiti tecnici di Molinaro e soci) e troppo, veramente troppo legata alla salute di Mamadou Sissoko, ago della bilancia del centrocampo. Sulla salute di Camoranesi non c’è più da contarci (visti gli ultimi tre campionati), ha assortimento in attacco con l’innesto del nuovo ottimo Diego ma Del Piero ha un anno di più, Trezeguet bisogna vedere come digerirà la panchina e soprattutto quanto Giovinco non farà polemica. Insomma la prova vera sarà lo spogliatoio. E non sarà facile (Gp)

come al bar
ottobre 5, 2008 in al bar dello sport | by giorgiop | 8 commenti
Voi non avete idea (o forse sì) di quante volte si tratti di musica in maniera fin troppo simile a come si sproloquia di calcio. Uno poi si mette al pc, pulisce le idea, leva quelle tre quattro parolacce e poi scrive, ma in linea di massima molto spesso i termini sono quelli: da tifosi calcistici.
Tipo Le luci della centrale elettrica, dovessi dire a primo impatto fragoroso, quasi imponente poi alla fine il retrogusto che lascia non è dei migliori. E’ un po’ come vedere l’Inter di Mourinho che se ne parla perchè c’è Mou e Ibra ma ancora non è una squadra vera e propria, certo potrebbe ammazzare il campionato da un momento all’altro però i dubbi li lascia a chiunque la veda giocare. Poi vabbè che possano essere simpatici o meno i nerazzurri è un altro discorso, a noi interessano i risultati (e per inciso a me Mourinho sta simpatico). Vedremo che succede a me però finora non ha per niente convinto, colpi di tacco a parte.
I Fleet Foxes invece sembrano un po’ il Lione di un paio d’anni fa, costruiti con principi semplicissimi e con una gran bella squadra proponevano un gioco scintillante in campionato stravincevano e sembravano dovessero spaccare la Champions League in due due anni fa. Poi uno si ricorda la doppia finta di Amantino Mancini lì no? Ecco io ho l’impressione che ai Fleet Foxes gli fai una doppia finta e vanno giù come birilli. E poi oh non eravamo un po’ tutti noi a sobbalzare dalle sedie quando abbiamo letto il numero uno di Pitchfork l’anno scorso? I Panda Beaarr?? Che è uno scherzo?
Ecco io vi dico: quanto di questo amore per i Fleet Foxes nasce per quel numero uno lì (e quindi tutti dietro alla nuova Brian Wilsonata) e quanto per l’effettivo valore della squadra?
Oppure i Glasvegas ultima sensation per chi non ha comprato dischi negli anni 90. Richiamano tutto il possibile e immaginabile e sono uno di quei fuochi di paglia che a Natale ci saremo già dimenticati di loro. Un po’ come l’Atalanta di Del Neri che tanto prima o poi ci si aspetta che caschi come una pera dall’albero e che però per dieci minuti ti fa esclamare tutto il ventaglio di espressioni dall’ “Uh!!!” al “Figoso!”.
L’ultimo Ben Folds per dire, sembra il Milan, ancora vissuto su lampi di qualcosa che sta svanendo, affidarsi al nucleo storico ormai non basta più, deve svegliarsi sempre Kakà o quel povero Cristo di Seedorf ma il collettivo è logoro, stanco e privo di idee. Poi magari il Milan Lab rimette tutto a posto ma finora non ci affidiamo molto alle condizioni attuali.
Per finire con Beck e gli Hold Steady che sembrano la Roma (dell’anno scorso) e l’Arsenal, bellissime da vedere non stancano mai eppure sai nel profondo del cuore che non vinceranno mai pressochè nulla. E quasi te ne fai una ragione, o un vanto. L’importante come dire è esserci e fare quelle dieci partite all’anno in cui zittisci tutti, foss’anche mezzo disco o tre quarti. I primi posti andassero ad altri che a noi va bene comunque il bel gioco. Che siano le due squadre che tifo, beh, questo è un caso.




