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	<title>JunkiePop &#187; four hands</title>
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		<title>E già, noi siamo ancora qua (Pearl Jam, vent&#8217;anni dopo)</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 08:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiop</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Emiliano Colasanti è sicuramente il miglior scrittore di musica che conosco (diverso per me da giornalista musicale) con lui ho &#8230;<p><a href="http://junkiepop.com/2011/09/21/e-gia-noi-siamo-ancora-qua-pearl-jam-ventanni-dopo/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=junkiepop.com&#038;blog=5478370&#038;post=6588&#038;subd=junkiepop&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Emiliano Colasanti è sicuramente il miglior scrittore di musica che conosco (diverso per me da giornalista musicale) con lui ho condiviso 4 anni di radio spalla a spalla, siamo diversi, sentiamo musica quasi diversa e molto spesso non la vediamo allo stesso modo, anzi. Ma quando mi ha proposto di andare a vedere PJ20 non ho esistato un secondo, perchè la persona con cui vederlo per me era lui.<br />
PJ20 è il film documentario sulla storia dei Pearl Jam girato da quel fregnaccione di Cameron Crowe, uno che da questa parti a botte di stereo sopra la testa, Free Fallin cantata in macchina, e pugni al cielo si è scavato un buco nel cuore di chi scrive.<br />
I biglietti erano esauriti, poi oggi (ieri ndr) Emiliano mi dice che c&#8217;erano tre posti liberi non so come e alla fine siamo riusciti ad andare. Io avevo una camicia a scacchi, e me l&#8217;ha comunicato mentre ero in riunione. Siamo andati. Questo è quello che ci siamo detti, prima, durante e soprattutto dopo. Questo post lo leggerete in contemporanea qui, ora e/o su <a href="http://stereogram.gqitalia.it/">Stereogram</a></p>
<p>Il film, per chi se lo chiedesse, è bellissimo. Catartico e molto probabilmente unico.</p>
<p>Giorgio: Uscire dal cinema avendo idea di avere visto qualcosa che ti aspettavi succede abbastanza spesso. Il fatto di uscire da una sala e avere visto vent&#8217;anni di vita, ricordi, brividi, sensazioni, un po&#8217; meno. Nel bene e nel male, i Pearl Jam sono per noi (parlo per me ma anche per te) un gruppo generazionale. Forse IL gruppo generazionale. Quello con cui siamo cresciuti e da adolescenti diventati uomini. PJ20 è forse per questo un film soprattutto per quelli come noi. Che avevano la rabbia giovane nel &#8217;92 e che è diventata altro.</p>
<p>Emiliano: Pensavo che questo film mi avrebbe fatto sentire solo un po&#8217; più triste e malinconico, e invece l&#8217;unica cosa che sono riuscito a provare durante la visione è stata gioia immensa. Una gioia strana, difficile da definire, figlia del distacco, probabilmente. Il distacco che ti fa guardare con occhi diversi, più leggeri, anche pezzi di vita che ricordavi più pesanti, gravi. È vero quello che dici: i Pearl Jam sono stati un gruppo generazionale, anche se non l&#8217;unico. Sicuramente sono stati molto importanti per me, in una maniera che faccio quasi fatica a razionalizzare. Io non riesco più ad ascoltarli nel modo in cui favevo una volta, si sono ancorati a un pezzo della mia vita e in qualche modo sono rimasti lì. Ma ci sono sempre, e non se ne vanno. In questi giorni ho pensato molto all&#8217;invadenza del passato sul nostro presente musicale, per via di Simon Reynolds, e ha ragione lui quando dice che è più bello vivere nel presente. Innamorarsi è meglio che ricordare un amore, eppure col tempo che passa anche certe ex fidanzate che hai odiato profondamente finisci per guardarle con occhi più dolci. I Pearl Jam sono un grande amore che si è trasformato in una grande amicizia, una cosa del genere. Mi ha colpito molto, guardando il film, il ruolo centrale che la morte ha avuto nella loro storia. Sono nati da una morte, quella di Andy Wood, poi c&#8217;è stato Cobain e la tragedia di Roskilde. Sono la reazione a un lutto, ma una reazione felice.</p>
<p>G: A me ha stupito (o almeno capire che quella sincerità delle canzoni fosse vera) vedere la commozione, oggi, vent&#8217;anni dopo per la morte di Andy Wood, per quella di Cobain e per le piccole cose, come quando Eddie Vedder ricorda l&#8217;inizio della sua amicizia con Ament. Ecco: PJ20 è un po&#8217; la Polaroid di quel cuore di pastafrolla che abbiamo sempre avuto e magari abbiamo fatto finta di avere nascosto da qualche parte. Più in bella vista di quanto pensassimo.</p>
<p>E: Credo sia sempre per via di quelle perdite che hanno segnato la loro storia umana e di gruppo. La chiara consapevolezza degli equilibri precari che tengono in vita certe cose, le band, il successo, le amicizie, unita al terrore di dover affrontare di nuovo certi lutti. A me ha colpito molto Gossard nel commento alle folli scalate di Vedder durante i concerti, e ancora di più lo sguardo di Ament che suona il basso fissando il soffitto a cui Eddie Vedder si è appeso, la paura che tutto potesse finire da un momento all&#8217;altro. E invece resistono. Magari un po&#8217; acciaccati, ma resistono.</p>
<p>G: Che poi, voglio dire, basta vedere le immagini per non farli sembrare lo stesso gruppo di vent&#8217;anni fa. Un punto chiaro c&#8217;é stato, nella loro vita, in cui si é deciso di non diventare uno stereotipo rock alla Stones. Anche loro hanno avuto tragedie simili, ma hanno deciso di esorcizzarle col carrozzone. I PJ ora sono un gruppo che se ha bisogno prende 4 sedie e fa 3 pezzi da seduto. L&#8217;unica domanda che ho da vent&#8217;anni al riguardo è: ma Vedder ha uno stock di magliette marroni?</p>
<p>E: Io conosco un tizio che ha solo camicie nere. Tutte uguali. E no, non è fascista e non è neanche Johnny Cash, anche se forse vorrebbe esserlo. Mi ricordo quando sono andato a vederli a Verona, era il tour di &#8220;Binaural&#8221; e la prima cosa che ho pensato è stata: &#8220;Ormai non saltano più sul palco, non sono più come prima&#8221; ed è stata una sensazione positiva. Sono cresciuti con noi in qualche modo, anche se forse a un certo punto si sono fermati. Io sono un grande fan della fase centrale della loro carriera, di &#8220;Vitalogy&#8221; e &#8220;No Code&#8221;, quella in cui, almeno a giudicare dal film, Vedder ha strappato lo scettro del comando a Stone Gossard, prima di passare alla democrazia degli ultimi tre dischi, in cui tutti scrivono tutto. Sento la mancanza di un loro vero e proprio album della maturità, anche se probabilmente l&#8217;hanno già fatto e ormai pretendo troppo. Ma Mike McCready? Ci sono delle volte in cui il suo modo di suonare mi manda il sangue alla testa, quel modo di fare gli assoli di chitarra, altre in cui lo adoro e basta. E non so spiegarmi il perché.</p>
<p style="text-align:center;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://junkiepop.com/2011/09/21/e-gia-noi-siamo-ancora-qua-pearl-jam-ventanni-dopo/"><img src="http://img.youtube.com/vi/_4BObpNQqNo/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>G: Mike McCready è a occhio il rocker vero del gruppo. Quello che ragiona sull&#8217;attimo rock del live e delle canzoni. E che lo rende vivo. Io ci ho messo 20 anni a capire che sul primo disco (anzi forse fino a &#8220;No code&#8221;) c&#8217;era quella logica delle dueling guitars figlia degli anni &#8217;70. Forse qualcuno lì in mezzo è un fricchettone (vero Stone? Vero Jeff?), McCready è uno che, come dice Cornell, rende possibili e non noiose canzoni di 11 minuti con 7 di assoli. E le chitarre dei PJ, soprattutto nel film, sembrano così lontane, ma in fondo così tanto vicine. I PJ sono un gruppo di amici, veri. Parlo di loro 4. Ché per me la storia del batterista è quella più bella. Ma è quella anche di un pezzo di gruppo che racconta una storia a sé. Il cuore del gruppo, come dicono loro. Loro 4 sono l&#8217;intestino nella buona e nella cattiva sorte. E questo si sente. E si vede.</p>
<p>E: Che poi Matt Cameron in quella band c&#8217;è sempre stato, era nel primo demo, la cassetta spedita a San Diego. Ormai è il batterista più longevo della storia dei Pearl Jam. Sono cinque in tutto e per tutto, anche se io non riesco ancora ad abituarmici (nei Soundgarden mi piaceva tantissimo). Io ho sempre avuto un debole per Jack Irons, un batterista punk, minimale, dentro un gruppo massimalista in tutto. Mi piaceva il suo modo &#8220;secco&#8221; di suonare, quasi alla Ringo Star. Non ho mai capito, invece, la passione che tutti hanno per Abruzzese. Ma a te non ha impressionato la scena del concerto, forse a Philadelphia, non ricordo, dove Vedder impazzisce con la security e di colpo cambia il suo modo di stare sul palco? È come se in quel momento avesse deciso di farsi carico di responsabilità che pensava di non dovere avere. Tutto quello che è arrivato dopo, il rapporto controverso che ha con la sua fama, credo parta proprio da lì. Poi vabbè, tutti si stracceranno le vesti per il lento ballato con Cobain (in sottofondo c&#8217;era Clapton che suonava Tears in Heaven) ed è bellissimo quello che dice Stone Gossard: &#8220;Le sue critiche ci hanno reso quelli che siamo&#8221;. Chissà se è stato lo stesso anche per Blur e Oasis, Beatles e Stones, Negramaro e Modà&#8230;</p>
<p>G: No in effetti anche loro lo dicono (e riportano anche l&#8217;idea di Joey Ramone) che Seattle era una famiglia e perdendo qualcuno perdevi qualcuno che conoscevi comunque bene e che era parte fisica della scena, un pezzo importante. Kurt, Andy e Staley. I primi due vengono chiamati per nome, sempre, mai per cognome. Sul fatto del batterista è vero, alla resa dei conti Irons è quello che sta sul disco (anche &#8220;No code&#8221;) che preferisco. Abruzzese era uno da prima fase dei PJ, era uno con quella rabbia giovane di cui parlavo prima. Forse con loro sarebbero stati peggio. Forse l&#8217;avrebbero cambiato. Cameron l&#8217;ho sempre reputato troppo riccardone (ndr: precisetti) per quello che hanno fatto i PJ. Senti Alive oggi dal vivo e la senti pulita. A proposito, il Kennedysmo di Crowe mai poteva essere più alto che in questo film.</p>
<p>E: Crowe potrebbe superarsi solo girando un documentario sulla carriera di Veltroni. Credo fosse Johnny il Ramone stupito per i rapporti tra Soundgarden e Pearl Jam: &#8220;Noi a New York gli altri gruppi li odiavamo!&#8221; Gli Alice in Chains però nel film non ci sono quasi mai, mi ha un po&#8217; stupito questa scelta. Invece, molto bella l&#8217;immagine di Cornell che sprona Eddie Vedder e ne intuisce il potenziale prima dello stesso Vedder e di tutti gli altri. Ne esce benissimo Cornell, pensa che mi stava sul cazzo anche quando mi stava simpatico. Mentre forse il Pearl Jam che preferisco è Gossard, me ne rendo conto da quante volte l&#8217;ho nominato. Fantastico lo spezzone in cui Cameron Crowe gli chiede di mostrare delle memorabilia e lui in casa ha solo una tazza sporca, qualche dvd, i dischi che ha recuperato da un amico per ripassare le canzoni e un Grammy buttato in cantina a prendere la polvere, tanto: &#8220;C&#8217;è Jeff Ament che conserva tutto, mi basta mantenere un buon rapporto con lui e potere andare a casa sua per avere accesso all&#8217;archivio dei Pearl Jam&#8221;. Lo capisco, Gossard, meglio vivere così che affondare sempre nel proprio passato, anche se il passato è presente. Pensa che io un po&#8217; mi sento in colpa a stare ancora qui a parlare dei Pearl Jam, ma hai ragione tu: non sono rimasti prigionieri di loro stessi, sono cresciuti sotto gli occhi di tutti. Sono diventati vecchi con noi. Siamo vecchi?</p>
<p>G: Uh, se lo siamo. Anche se forse la pelle d&#8217;oca che ho avuto per tre quarti di film (e forse anche tu) dice il contrario.</p>
<p>E: Non so se chiamarla pelle d&#8217;oca. Non so come chiamarla. Per tutto il film ho pensato a una porta che si chiude. Al capitolo finale. Una cosa del tipo: &#8220;Ciao Pearl Jam, è stato bello fare tutta questa strada insieme, ma forse è arrivato il momento di dividerci per davvero.&#8221; Ma tanto lo so che annunceranno un nuovo tour e staremo di nuovo lì sotto, a cantare e urlare. Siamo fatti così, non ci possiamo fare niente.<br />
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 07:00:09 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendiamo un uomo e una donna trentenni con due fisse precise: P.J.Harvey e Bruce Springsteen rispettivamente. Bruce Springsteen e P.J. Harvey non si sono mai incontrati, e i nostri stanno a millecinquecento kilometri di distanza. Ascoltano due dischi, Nebraska (1982) e Let England Shake (2011) che parlano, suonano, rimbombano, raccontando la storia della loro genesi. I due si scrivono e immaginano che cosa sia passato per la testa a quegli altri due quando hanno scritto e suonato queste robe. L’Inghilterra, l&#8217;America, le rette parallele, i binari del treno. Non è vero che non s’incontrano mai, dipende solo dall’immaginazione. [La voce di PJ è interpretata da GiorgioP; quella di Bruce da Byron. <del>Per eventuali lamentele verso il delirio che segue si prega la clientela di rivolgersi all'uomo che gestisce questo blog, è tutta colpa sua. In caso di emergenza chiamate il CIM</del>. Grazie.]</p>
<p><em>Ho visto Full Metal Jacket, These Boots Are Made For Walking dava l&#8217;idea dell&#8217;esercito, delle orme e delle nuvole di terra che alzano le bombe – voglio la mia Boots, voglio i miei stivali.</em></p>
<p>Ho letto Born on 4th July, e mi fa schifo sapere che sono nato in questi stati uniti. Ho visto il mio paese svuotato, ragazzi perduti nel diluvio in mezzo a fango, sangue, petrolio. Mio padre mi diceva sempre che l&#8217;esercito mi avrebbe messo a posto, che quei capelloni da metallaro prima o poi me li avrebbero tagliati, che a fare il militare sarei diventato un uomo.</p>
<p><em>E’ come sentirsi sola con qualcuno se pensi alla guerra. La guerra da bambina ti insegnano che è una roba da uomini. Le eroine non te le fanno vedere mai.</em></p>
<p>Alla visita mi hanno scartato. Troppo magro, troppo strano. Signore, grazie, se esisti, la mia preghiera è un ringraziamento ogni giorno. Anche mio padre a suo modo prega e ringrazia.</p>
<p><em>E la guerra non ha bisogno di eroi, la guerra é sbagliata e le morti sempre ingiuste. Lo ripeterò fino alla fine del disco, quello che non ho visto ma che sento.</em></p>
<p><em> </em>Quando chiudo gli occhi sogno il numero 9 1/2 – la casa di mio padre, le finestre come fari nella notte quando suono la chitarra sul tetto, gli alberi, il tanfo di caffè che ti tormenta nelle notti insonni, la fabbrica che se lo mangia un po&#8217; alla volta giorno per giorno, la sua promessa che quando vince la lotteria ci compriamo una macchina nuova, il nome paradossale Freehold. Free. Hold. Come fai a essere libero quando c&#8217;è qualcosa che ti aggrappa, dentro e fuori?</p>
<p><em>Io qui di punti di partenza non ne ho solo quello che vedo, da tre anni. E non mi piace, non lo condivido. Non mi ci trovo. Non mi ci trovo non nel senso di donna, come senso di emancipazione da qualcosa. Non mi ci trovo come essere umano.</em></p>
<p><em></em>Metto in moto. Parto da solo, vado via per un po&#8217;.</p>
<p><em>Il dolore è un rito privato, da cantare da sola o con gli amici. Non è necessario che ci sia qualcun altro. Ho voglia di cantare per me, e di nascondermi. Non ho bisogno di copertine con la mia faccia per la prima volta.</em></p>
<p>Ho scoperto che se provi a scappare da un posto pieno di perdenti, quel che trovi in fondo alla strada, uscito dal paese, è una grande oscurità. Da lì la città si vede molto bene. Le luci industriali, la puzza di catrame, il caldo dei fumi tossici, il rumore dei ruscelli inquinati. C&#8217;è una collina, ci salgo a piedi con tutto quel che ho. Che è poco: una chitarra, la voce che ho nei polmoni, e una grande rabbia.</p>
<p><em>Bella quella chitarra di Joe Strummer, bello quel levare. Bello quel pensare che ogni canzone che ho voglia di scrivere nasce seduta ma ho voglia di finirla in piedi, a sputarla contro tutti. Battendo i piedi, chiudendo i pugni. Rimanendo scalza.</em></p>
<p>La chitarra – me lo ha rivelato Woody Guthrie – è uno strumento per ammazzare i fascisti. La rabbia serve come benzina per la voce. Ma se urli con un barbarico yawp non ti sta a sentire nessuno. Il rombo del motore è troppo forte. Se sussurri invece tutti si fermano ad ascoltare che cosa dice il matto col tamburino di latta. Leggo Foglie d’erba, proseguo verso il West.</p>
<p><em>Ogni tanto penso che mi piacerebbe essere uno sciamano, e incontrare un William Blake come su un film di Jarmusch.<br />
</em></p>
<p>Continuo ad andare, passo oltre all&#8217;oscurità. Arrivo a una casa in mezzo a un bosco. Accendo il registratore e comincio a parlare. Ho letto questa storia di due ragazzi che sono scappati tra le praterie e le montagne delle terre più cattive e con un fucile hanno fatto fuori tutto quel che gli passava davanti. C&#8217;era anche un film, se non ricordo male, ma ormai sono passati anni e la rabbia giovane non mi sembra più avere tanto senso. La voce, la benzina, quelle sì. E adesso dove vado?</p>
<p><em>Una chiesa, non devo chiedere perdono io ma parlo di morte e di morti la chiesa è il posto giusto. In una chiesa la mia voce sbatte sui muri ma non voglio che il disco sbatta da qualche parte ma che accompagni qualcuno da qualche parte, magari a sentire quello che dico.</em></p>
<p>Vado nelle terre più cattive a vedere cosa ci trovo. Esco dalla New Jersey Turnpike. La guerra pensi sempre che sia fuori, lontano, e invece è qui, dentro di te. America. Passo Atlantic City, attraverso il confine di stato. Frontier is a state of mind, i confini sono uno stato mentale. A Philadelphia c&#8217;è un diner in fiamme, dicono che è stata la mala. Quattro accordi. Senti qui.</p>
<p><em>C&#8217;è quel giro di quattro accordi, e quel testo che parlava di un pollo e di Philadelphia come punto di partenza. Per arrivare ad Atlantic City. Questa è casa mia e questa sono io. Non ho bisogno di muovermi dal Dorset per capire che tutto questo è sbagliato. Terribilmente sbagliato.</em></p>
<p>Siamo pieni di debiti. Col padre, con la banca, con la legge, col governo, con l&#8217;America. Un paese in guerra, sempre. Un paese in conquista, sempre. Johnny prende in mano una pistola e si ribella, Mary Lou lo amava fino alla morte. Il debito rimane impagabile. Scappiamo. Scappiamo perché nessuno che abbia un briciolo di onestà può pagare. Scappiamo dallo state trooper, scappiamo dal fratello che è entrato nella guardia di confine, scappiamo dalla guerra, scappiamo dalla morte. Metti su un po’ di trucco e le calze a rete, e vedrai che tutto quel che muore alla fine ritorna.</p>
<p><em>A volte penso che la voce di un uomo vicino renda chiaro il concetto di preghiera. A volte vedo i miei uomini intorno come fucili piantati contro il nazismo delle ideologie. Quelle ideologie che a chiamarle tali si fa un torto, perchè profondamente violente, sbagliate. Ricche solo di prevaricazione. Che il mio paese abbia cavalcato tutto questo mi dilania. Mi distrugge.</em></p>
<p>Signor poliziotto, la prego lei ha moglie e figli, io neanche quelli. Signor deejay, la prego, ascolti la mia ultima preghiera. Signor rock&#8217;n'roll ti prego liberami dal nulla. Signore ti prego non so come e non so perché ma da qualche parte mi è rimasta un ragione per credere.</p>
<p><em>Il fatto è che non ci sono motivi per essere ottimisti e cantarlo in maniera ottimista a volte aumenta l&#8217;ironia del caso. <em>Penso a tutto questo come a un funeral jazz. Come quelli di New Orleans, mi viene da piangere ma mi viene da ballare, da strillare e battere le mani. Mi sento il mio Big Chief.</em></em></p>
<p>Spengo il registratore. Quattro tracce. C&#8217;è poco da aggiungere. Non importa che tu veda la mia faccia, questo è un disco da ascoltare al buio. Ti parlo dritto nelle orecchie. Guarda questo paese desolato. Questa terra è la mia terra, questa terra è la tua terra.</p>
<p><em>Oh, America. Oh, England.</em></p>
<p style="text-align:left;"><strong>Bruce Springsteen</strong> &#8211; <a href="http://www.youtube.com/watch?v=kNT9uP5bW7g">Atlantic City</a> (Video)<br />
<strong>PJ Harvey</strong> &#8211;  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=0h9aWoR55Po">The Last Living Rose</a> (Video)</p>
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		<title>ZuRoma</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 23:01:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pistakulfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[four hands]]></category>
		<category><![CDATA[metal]]></category>
		<category><![CDATA[rock]]></category>

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		<description><![CDATA[(Foto di Aurora Demasi) Sembra passato un secolo da quando vidi gli Zu per la prima volta al Brancaleone. Mi &#8230;<p><a href="http://junkiepop.com/2009/02/26/zuroma/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=junkiepop.com&#038;blog=5478370&#038;post=1895&#038;subd=junkiepop&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><img class="cornice" src="http://img264.imageshack.us/img264/9666/lucamai.jpg" alt="" width="512" height="160" />(Foto di <em><a href="http://www.flickr.com/photos/aurorademasi/">Aurora Demasi</a></em>)</p>
<p>Sembra passato un secolo da quando vidi gli <a href="http://www.myspace.com/zuband">Zu </a>per la prima volta al Brancaleone.<br />
Mi aggiravo per quel locale romano sulla fine degli anni &#8217;90 per le serate<br />
drum &#8216;n&#8217; bass, genere che all&#8217;epoca mi aveva rivoluzionato la vita ma che durò a conti fatti molto poco.<br />
Fu un&#8217;esperienza live che mi rimase dentro. Quel gusto per il noise con tutti quei fiati in giro. Non esitai un secondo a comprarmi l&#8217;album, quella sera stessa.<br />
Fu una cotta passeggera. Di quelle estive. Li etichettai subito come gruppo<br />
prettamente &#8220;live&#8221;. Su disco non riuscivo ad entusiasmarmi. Anche per il successivo Igneo le cose non cambiarono e continuai a godermeli dal vivo quando se ne presentava l&#8217;occasione.<br />
Carboniferous cambia le carte in tavola. Si staglia come un monolite nero sul<br />
panorama musicale italiano. E&#8217; fuoco e ferro. E magma.<br />
Fin dall&#8217;iniziale Ostia, sorta di danza tribale che ascoltata dal vivo mi ha fatto<br />
addirittura ballare, si ha la sensazione di trovarsi di fronte all&#8217;ascolto di un<br />
qualcosa di senso compiuto.<br />
Le derive jazz rimangono grazie al sax di Luca Mai ma qui il suono si perfeziona in un omogeneità sonoro-matematica impressionante. La Ipecac di Patton che presta l&#8217;ugola in un paio di pezzi e la chitarra di Buzzo dei Melvins fanno il resto.<br />
Ma mi piace pensare che l&#8217;artefice principale di questo &#8220;mostro&#8221; sia la presenza oscura ma non troppo di Giulio Favero, ex One Dimensional Man e componente del Teatro degli Orrori, che per chi non li conoscesse sono una band CLAMOROSA nel coniugare il cantautorato italiano all&#8217;hardcore-noise, dientro al banco di regia.<br />
Ma non vorrei distogliere troppo l&#8217;attenzione dai nostri tre eroi. Artefici di un lavoro tanto bello quanto importante per il nostro paese.<br />
E poi vederli suonare dal vivo è semplicemente impressionante, ma questa è un&#8217;altra storia. Se qualcuno ha ancora orecchie per questi suoni scali la montagna del carbone. Senza indugi. (<em>Pistakulfi</em>)</p>
<p>Il circolo degli artisti sembra una venue da grandi occasioni stasera, si respira veramente l&#8217;aria &#8220;dell&#8217;evento&#8221;. Gente di tutte le possibili estrazioni musicali, un range di età dai venti ai quaranta. Ambiente caldo, fremente. Carboniferus è uscito da poco e questa è la prima botta di live di presentazione dello splendido cd degli Zu.<br />
L&#8217;apertura è lasciata ai Mesmerico che per la durata del loro live act diventano il mio gruppo preferito, duo chitarra e batteria, ritagli di metal e riff sabbathiani. Ci si sente di tutto, dallo sperimentalismo a frammenti avanguardistici a sketches metal. Per chiudere con un paio di suite che rimandano a produzioni Broadrick, Jesu su tutte. L&#8217;idea è che se ne risentirà parlare presto, iniziano il live tra il quasi scetticismo iniziale e lo chiudono tra gli applausi più che convinti.<br />
Salgono gli Zu sul palco, la disposizione è da &#8220;battaglia&#8221; da sinistra a destra sax batteria e basso. Tutto sulla stessa linea. Vado indietro a dieci anni fa, il circolo stava vicino alla stazione Termini e suonavano gli Shellac. Disposti alla stessa maniera, stesso impatto scenico e nello stomaco, stesso schiaffo in faccia così lontani e così vicini dagli Zu (anche se i due generi qualche scaglia in comune ce l&#8217;hanno, i loop ossessivi, il noise compulsivo, la rabbia controllata)  vidi tutto il concerto sotto gli scarponi di Weston, mancava che mi sputasse in bocca e avrei fatto del noise la mia vita. Così non è stato e l&#8217;ho buttata nel cesso.<br />
Detto ciò gli Zu spolverano tutto o quasi Carboniferus, dal vivo rimane una roba potentissima, più sporca negli arrangiamenti e sicuramente più noise. Non voglio essere frainteso, nel genere si parla di un disco perfetto e aggiungerci qualcosa dal vivo vuol dire sapere per bene cosa si vuol dire, musicalmente parlando. Al jazz-core ora si oppone una formula più determinata, più forma canzone che pseudo improvvisazione (che poi improvvisazione non è). Controllo e rabbia e rumore bianco<br />
E&#8217; tutto un tripudio, si accennano balli su Ostia che parte con un annuncio e una cassa dritta e che coniuga perfettamente un qualcosa di disco metal, il resto si perde tra il basso hardcore rifinito di Pupillo, il sax esasperatamente Zorniano di Luca Mai e la chirurgia di Jacopo Battaglia alla batteria, vero front man del gruppo.<br />
Si va via dopo un&#8217;ora e venti, non si potrebbe assolutamente chiedere di più, si va via con l&#8217;idea di avere visto qualcosa di grosso.<br />
Davvero grosso. (<em>GiorgioP</em>)</p>
<br />Pubblicato in: four hands, metal, rock  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/junkiepop.wordpress.com/1895/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/junkiepop.wordpress.com/1895/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/junkiepop.wordpress.com/1895/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/junkiepop.wordpress.com/1895/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/junkiepop.wordpress.com/1895/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/junkiepop.wordpress.com/1895/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/junkiepop.wordpress.com/1895/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/junkiepop.wordpress.com/1895/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/junkiepop.wordpress.com/1895/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/junkiepop.wordpress.com/1895/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/junkiepop.wordpress.com/1895/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/junkiepop.wordpress.com/1895/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/junkiepop.wordpress.com/1895/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/junkiepop.wordpress.com/1895/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=junkiepop.com&#038;blog=5478370&#038;post=1895&#038;subd=junkiepop&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>A trilogy is forever</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 23:01:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiop</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinematic]]></category>
		<category><![CDATA[four hands]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentare Matteo Valido Zuffolini è un po&#8217; come cercare di parlare di Mike Patton, rinomato blogger, stimato collega di Spoilerin&#8217;, &#8230;<p><a href="http://junkiepop.com/2009/02/19/a-trilogy-is-forever/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=junkiepop.com&#038;blog=5478370&#038;post=1854&#038;subd=junkiepop&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Presentare Matteo <a href="http://valido.tumblr.com/">Valido </a>Zuffolini è un po&#8217; come cercare di parlare di Mike Patton, rinomato blogger, stimato collega di Spoilerin&#8217;, amico, e potrei andare avanti e scrivere un post solo per raccontarne le gesta. Non lo farò. In un certo senso (anche se indubbiamente ha un destino migliore di Will Smith) Valido è leggenda.</p>
<p>Questo post prende indubbiamente ispirazione da questo post <a href="http://danmeth.com/post/77471620/my-trilogy-meter-i-know-other-movie-geeks-are?r=1">qui</a>. Una dissertazione grafica (e quindi una lettura più immediata) del gradimento per le trilogie cinematografiche più famose.<br />
Ovviamente non abbiamo fatto i completisti, quindi ne mancano un bel po&#8217;</p>
<p>- Qua <strong>Valido</strong>. Non credo di aver dato voti particolarmente &#8220;strani&#8221;&#8230; è il classico caso in cui o commento tutto o commento niente. Per cui scelgo la via di mezzo e commento cose a caso.<br />
Tipo: i film di Superman sono La Mia Infanzia. Cioè, per me il Superman di Donner non è nemmeno un film. Per le volte che l&#8217;ho visto, e per quanto mi significa, è una specie di equivalente della trilogia epica di Omero. Un testo storico, sacro. E se fossi un regista famoso avrei girato Superman Returns esattamente come ha fatto Brian Synger &#8211; to&#8217;, tagliando giusto un pelo sul finale. Il terzo infila la direzione sbagliata, ma preso a sè rimane tutto sommato simpatico.<br />
I voti più grossi li prende in media Mad Max: c&#8217;è sicuramente della simpatia extra per una cosa anti-hollywood. Il primo è una cosa enorme, violentissima, con stunt incredibili. Un Mel Gibson dalla faccia d&#8217;angelo ma dalla psiche più contorta di tanti serial killer. Il secondo non ne parliamo: reinventa l&#8217;atmosfera da capo, e fa tutt&#8217;ora a gara con Blade Runner come il film che più di ogni altro ha segnato l&#8217;immaginario fantascientifico da ormai trent&#8217;anni a questa parte. Il terzo è hollywoodiano, ma vale anche solo per l&#8217;invenzione del Thunderdome.<br />
Infine, una nota per tre dei seguiti migliori di tutti i tempi: l&#8217;Aliens e il Terminator 2 di Cameron, film epici e di rara perfezione, e il secondo, malatissimo Batman di Tim Burton. Che non ho ancora deciso se è meglio il Joker di Heath Ledger o il Pinguino di De Vito.<br />
Ripasso la parola a Giorgio, sperando che mi spieghi la sua passione per Matrix (per me tutti e tre largamente sotto la sufficienza) ma sapendo perfettamente che il punteggio pieno a Blade Trinity è dovuto esclusivamente al culo di Jessica Biel&#8230;</p>
<p><img class="alignnone" src="http://img8.imageshack.us/img8/5357/trilogypu1.jpg" alt="" width="500" height="619" /></p>
<p>- Qui <strong>Giorgio</strong>. Matteo in effetti non sbaglia, però mi sento di dire che Blade  è l&#8217;unica trilogia a mia memoria finita in crescendo, con il secondo episodio <span style="text-decoration:line-through;">migliore</span> quasi al livello del terzo e conclusivo dove l&#8217;apporto di Jessica Biel direi fosse fondamentale. Oh si era imparata anche a tirare con l&#8217;arco che credi! (anche se andarsi ad inventare la figlia di Whistler credo che sia una trovata seconda solo a resuscitare The Undertaker)<br />
Per il resto ovvio, il Padrino non ha un termine di paragone valido (ahah) ai primi due episodi e Matrix a suo modo ha cambiato la maniera di concepire le trilogie. Della serie &#8220;andava bene il primo, era chiusa così, potevamo fermarci&#8221;. Qualche genio deve avere detto &#8220;Ma parliamo dell&#8217;architetto va!&#8221;. Ci vuole coraggio e a mio modo l&#8217;ho premiata. L&#8217;idea.<br />
Indiana Jones imperdonabile il tempio maledetto, il ragazzino cinese stimola pulsioni xenofobe, così come gli pseudo sacerdoti indù. Non ci siamo per nulla; per sistemare le cose hanno dovuto richiamare alle armi un settantenne che stava tanto bene a riguardarsi nei panni di James Bond in dvd.<br />
Per concludere Star Wars, estrema delusione per il ritorno dello jedi. Sono uno che sperava che gli Ewoks morissero tutti di diarrea fulminante.<br />
Così non è stato. Ahimè</p>
<br />Pubblicato in: cinematic, four hands  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/junkiepop.wordpress.com/1854/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/junkiepop.wordpress.com/1854/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/junkiepop.wordpress.com/1854/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/junkiepop.wordpress.com/1854/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/junkiepop.wordpress.com/1854/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/junkiepop.wordpress.com/1854/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/junkiepop.wordpress.com/1854/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/junkiepop.wordpress.com/1854/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/junkiepop.wordpress.com/1854/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/junkiepop.wordpress.com/1854/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/junkiepop.wordpress.com/1854/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/junkiepop.wordpress.com/1854/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/junkiepop.wordpress.com/1854/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/junkiepop.wordpress.com/1854/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=junkiepop.com&#038;blog=5478370&#038;post=1854&#038;subd=junkiepop&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>are U ready 2 this?</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 23:01:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pistakulfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[four hands]]></category>

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		<description><![CDATA[Trilogie. Le trilogie fanno sempre un certo effetto. Da Guerre Stellari al Signore degli Anelli o per rimanere in ambito &#8230;<p><a href="http://junkiepop.com/2009/02/04/are-u-ready-2-this/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=junkiepop.com&#038;blog=5478370&#038;post=1745&#038;subd=junkiepop&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1744" title="u2_012" src="http://junkiepop.files.wordpress.com/2009/02/u2_012.jpg?w=529" alt="u2_012"   /></p>
<p>Trilogie. Le trilogie fanno sempre un certo effetto.<br />
Da Guerre Stellari al Signore degli Anelli o per rimanere in ambito musicale la trilogia berlinese di Bowie. One-Two-Three.<br />
Tutto ciò solo per dire che gli U2 a breve chiuderanno la loro quarta trilogia.<br />
Questo è solo un mio punto di vista naturalmente. Non ricordo nessuno di loro aver parlato esplicitamente di una cosa del genere.<br />
No Line on the Horizon, dodicesimo album in studio dei dublinesi, chiude la loro quarta trilogia. Per chi scrive naturalmente la loro peggiore. Però così è. Boy-October-War. The Unforgettable Fire-Joshua Tree-Rattle&amp;Hum. Achtung Baby-Zooropa-Pop.<br />
E gli ultimi tre che non ho voglia di stare a scrivere.<br />
Che palle direte&#8230; io ci sono letteralmente cresciuto con loro e da quando sono scrittore digitale ho sempre evitato di farne un post.<br />
Giorgio e questa stronzata delle trilogie mi hanno convinto a farlo.<br />
Da fan? No. Da appassionato e conoscitore si però. E non è facile. Parlare del microcosmo personale U2 (che va dalla bandiera attaccata ancora sul muro della mia camera alla [modalità sborone on] chiacchierata con Bono in quel di Bologna durante la quale gli chiesi invano gli occhiali da mosca [modalità sborone off]) all&#8217;interno del macrocosmo universale U2 (sono senza dubbio la rockband più globalizzata degli ultimi venti anni, con tutti i pro e i contro).<br />
Ah&#8230; è un post a quattro mani&#8230;</p>
<p><a href="http://it.youtube.com/watch?v=yzgBitiVBiA"><strong>The First Trilogy &#8211; All Boys go to War</strong></a></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong>Boy</strong></span></p>
<p>Fa tenerezza ripensare e riascoltare questo album, la stessa tenerezza che traspare dalla copertina che ritrae un ragazzino ingenuo e ancora &#8220;vergine&#8221; sulla strada dell&#8217;establishment rock. Ragazzino che ritroveremo tre anni più tardi con una diversa espressione sul viso.<br />
Quando i quattro erano poco più che maggiorenni e si barcamenavano nell&#8217;underground.<br />
Steve Lillywhite fu il produttore e leggenda vuole (ma neanche troppo leggenda eh) che doveva essere Martin Hannett già produttore di Unknown Pleasures e Closer e del loro primo singolo <a href="http://it.youtube.com/watch?v=P6M6W6PbE1Y&amp;feature=related">11 O&#8217;Clock Tick Tock</a> e che declinò l&#8217;incarico a seguito del suicido di Ian Curtis.<br />
Chissà come avrebbe suonato quest&#8217;album&#8230; forse sulla falsariga dell&#8217;accoppiata <a href="http://it.youtube.com/watch?v=PHpU8oi3vTQ">An Cat Dubh/Into the Heart</a>.<br />
Fatto sta che il risultato è uno degli esordi più convincenti della storia del rock. Brani come <a href="http://it.youtube.com/watch?v=g2BqLlVHlWA">I Will Follow</a>, Twilight, <a href="http://it.youtube.com/watch?v=oG4jNAt70M4">Out of Control</a> (scritta da Bono il giorno che compì 18 anni), <a href="http://it.youtube.com/watch?v=DiCDScr2V4g">A Day Without Me</a> (reazione al suicidio di Curtis), <a href="http://it.youtube.com/watch?v=LHa5I40ovdM&amp;feature=related">The Electric Co.</a> (sulla pratica dell&#8217;elettroshock) sono li a ricordarlo. Un album sull&#8217;adolescenza. (<em>PistaKulfi</em>)</p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong>October</strong></span></p>
<p>Forse il disco che amo meno degli U2, ma è forse il disco in cui cominciano a far girare gli anthem da buttarsi in ginocchio e gridare a Cristo, mettete <a href="http://it.youtube.com/watch?v=2GyTdo1nGO0">Gloria</a>, Stranger in a Strange Land per dirne un paio; il suono è ancora molto ma molto vicino al post punk.<br />
Bono ha una voce che potrebbe farsi sentire in un club senza microfono e stupisce tutti con la sua prima vera interpretazione maiuscola, la <a href="http://it.youtube.com/watch?v=590ljQM08H0">title track</a>. Dolente, tristissima, anomala per la produzione U2 tanto da non sembrare quasi un loro pezzo. (<em>GiorgioP</em>)</p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong>War</strong></span></p>
<p>Il disco da Curva Sud, con il suono che si allontana dal post punk e diventa vera e propria wave, si attualizza in maniera concreta.<br />
Canzoni che hanno per lo più tutte un ritornello incredibile; senza arrivare a Bloody Sunday e <a href="http://it.youtube.com/watch?v=zHzLWLFTPPI">New Year&#8217;s day</a> ci sarebbero da citare <a href="http://it.youtube.com/watch?v=CUnBrek-Yok">Surrender</a><br />
e <a href="http://it.youtube.com/watch?v=uIuAFBRyjj4">Two hearts beat as one</a>. Disco concreto, sembra una corsa per arrivare primi al traguardo. Ci arrivano con <a href="http://it.youtube.com/watch?v=VQVyXiXrI7E">Sunday Bloody Sunday</a>, probabilmente la canzone più &#8220;paracula&#8221; della storia. (<em>GiorgioP</em>)</p>
<p><a href="http://it.youtube.com/watch?v=RXkq-J94ISI&amp;feature=related"><strong>The Second Trilogy &#8211; From Dublin to U.S.</strong></a></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong>The Unforgettable Fire</strong></span></p>
<p>&#8220;How long to sing this song&#8230;&#8221; Così si chiudeva War e molti dei loro concerti. L&#8217;album della maturazione e della prima svolta.<br />
Basta con Lillywhite. Basta con quel suono grezzo e stereotipato. La scelta ricade nientemeno che su Brian Eno, fermo da Remain In Light delle<br />
Teste Parlanti. Eno accetta e si porta il fidato Lanois. Si chiudono allo Slane Castle nella campagna dublinese e scatta la scintilla che accenderà il Fuoco Indimenticabile. E&#8217; un album di musica, non di canzoni. Le intenzioni sono comuni. Entrano i synth e gli archi, le sperimentazioni e quel senso di jammin&#8217; incompiuta. Il titolo prende spunto da una mostra di disegni realizzati dai superstiti di Hiroshima.<br />
<a href="http://it.youtube.com/watch?v=D7COntXhPcI">Pride</a> e Bad entrano nella storia, <a href="http://it.youtube.com/watch?v=sHnXOSxka1Q">soprattutto la seconda</a>. Ma <a href="http://it.youtube.com/watch?v=VIZXeP5Wzew">A Sort of Homecoming</a>, <a href="http://it.youtube.com/watch?v=caECkQvLeHY&amp;feature=related">Wire</a> e la <a href="http://it.youtube.com/watch?v=2yiNqwEAtpk">title track</a> ci dicono che siamo di fronte ad<br />
un capolavoro. (<em>PistaKulfi</em>)</p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong>The Joshua Tree</strong></span></p>
<p>L&#8217;apoteosi. Lo stato di grazia. Quando tutto ti gira bene. E guardano ad Ovest. Cominciano a capire che se vogliono essere la rockband definitiva degli anni &#8217;80 debbono conquistare l&#8217;America. E ci riescono a mani basse. The Joshua Tree è un &#8220;classico&#8221; per eccellenza.<br />
Di bello c&#8217;è che dentro ci sono cose &#8220;americane&#8221; inusuali. &#8220;Metti le bombe del viaggio in Salvador nel tuo amplificatore&#8221; dice Bono a The Edge ed esce fuori <a href="http://it.youtube.com/watch?v=8J2uYVdC6S4">Bullet the Blue Sky</a>. A me rimarrà in testa l&#8217;oscurità di <a href="http://it.youtube.com/watch?v=PkWPbarTgs0">Exit</a> e la solenne <a href="http://it.youtube.com/watch?v=nA7F08NyQ-c&amp;feature=related">Mothers of the Disappeared</a> dedicata alle madri dei desaparecidos argentini. Del resto, inutile stare a dire. Esagerato come Montella contro Nesta in un derby di tanti anni fa.<br />
Ma se devo dirla tutta non è un album che mi ha rapito completamente. (<em>PistaKulfi</em>)</p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong>Rattle and Hum</strong></span></p>
<p>Forse è il disco che vale meno dell&#8217;intera discografia U2, per me ha un valore grandissimo per il semplice motivo che è stato il primo cd che ho acquistato insieme a Sgt Pepper&#8217;s. Son cose. Siamo in piena onda &#8220;Bono Vox messia&#8221; e Rattle and Hum nasce come testimonianza della loro investitura americana a &#8220;nuovi Beatles&#8221;. Più tamarri ma pur sempre nuovi Beatles. <a href="http://it.youtube.com/watch?v=-bjNHzU81qY">Desire</a> e una versione strappaculo di <a href="http://it.youtube.com/watch?v=2fBj2wsimvQ&amp;feature=related">I Still haven&#8217;t found</a> fanno sostanzialmente il disco, in realtà da riscoprire <a href="http://it.youtube.com/watch?v=0AtsCM1TuEQ">Heartland</a>, autentico capolavoro di scrittura e <a href="http://it.youtube.com/watch?v=XyfNvf7oFCk">God Part II</a> che sostanzialmente apriranno gli U2 alla cover di <a href="http://it.youtube.com/watch?v=kCdHM3i0DWA">Night and day</a> di Cole Porter e a suoni nuovi approfonditi con Achtung Baby.<br />
Dimenticavo <a href="http://it.youtube.com/watch?v=w-TssRlmmBE">All I Want is you</a>. Best U2 song. Ever. (<em>GiorgioP</em>)</p>
<p><strong><a href="http://it.youtube.com/watch?v=HTLtx5oM6xE">The Third Trilogy</a> &#8211; <a href="http://it.youtube.com/watch?v=oaGZHqdrXpI&amp;feature=related">On a Trabant</a> <a href="http://it.youtube.com/watch?v=egNLxL5crLA">between distortions and drones</a></strong></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong>Achtung Baby</strong></span></p>
<p>Albertino&#8230; si quello lì. Radio DJ. Tardo pomeriggio. Sono nella mia camera e dice che sta per passare il nuovo singolo degli U2. <a href="http://it.youtube.com/watch?v=_82IYrdM2vU&amp;feature=related">The Fly</a>. Terrore. Giuro che non ci ho capito nulla per giorni. Non capivo cosa stessero facendo. La prima cosa che pensai fu &#8220;perchè sono così sporchi ed ambigui?&#8221;. Stavano regalando l&#8217;ultima evoluzione artistica degna del loro nome.<br />
Berlino. La Mitteleuropa. Larry con la maglia dei Ramones. Bono con gli occhiali da mosca. Le Trabant. <a href="http://it.youtube.com/watch?v=3_TTTzRtyZc">I satelliti</a>. La tecnologia che avanza verso la globalizzazione. Lo Zoo. <a href="http://it.youtube.com/watch?v=Yrch66gdjjk">La Tv</a>. Lo ZooTV!!! <a href="http://it.youtube.com/watch?v=I5omeaIIcbc&amp;feature=related">Io non ho visto più nulla di paragonabile a quel tour e sono passati 15 anni</a>.<br />
Il fascino del Vecchio Continente distrugge il mito americano. Best U2 album. Ever. (<em>PistaKulfi</em>)</p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong>Zooropa</strong></span></p>
<p>Da rivalutare secondo me. E&#8217; un lavoro molto interessante. Sicuramente risente del fatto che sia stato pensato e composto durante il tour e si avverte il senso di incompletezza. Però ribadisce chiaramente che gli U2 sono vivi ed hanno voglia di sperimentare e mettersi in gioco. Dentro c&#8217;è un gusto per l&#8217;elettronica meno &#8220;plasticoso&#8221; di quello che sarà poi Pop.<br />
<a href="http://it.youtube.com/watch?v=wqU8cUnOHOI">Zooropa</a>, <a href="http://it.youtube.com/watch?v=HAXI1urvxDI">Lemon</a> (per la quale ho un debole particolare), il giro di basso di <a href="http://it.youtube.com/watch?v=GIsFPZit-_M">Dirty Day</a> dedicata a Charles Bukowski e l&#8217;ospitata di Johnny Cash su <a href="http://it.youtube.com/watch?v=l3YFmpSFJ40&amp;feature=related">The Wanderer</a> sono i momenti migliori. Sparo un&#8217;altra cavolata. Dentro c&#8217;è anche l&#8217;antesignana di Sui giovanni d&#8217;oggi ci scatarro su&#8230; ovvero <a href="http://it.youtube.com/watch?v=N6Sb6C-rSRY">Daddy&#8217;s Gonna Pay for Your Crashed Car</a>. Sinceramente un altro stranimento dopo quello di Achtung Baby non me l&#8217;aspettavo.<br />
In questo preciso momento della mia vita li adoro. (<em>PistaKulfi</em>)</p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong>Pop</strong></span></p>
<p>Il vero &#8220;disco incompleto degli ultimi 15 anni&#8221;, ci avessero lavorato un po&#8217; di più probabilmente staremmo parlando di un capolavoro assoluto (o forse del nuovo Chinese Democracy). Le canzoni ci sono, il fatto è che la produzione alla fine risultava omogenea in maniera errata (metti Goldie che doveva produrlo e poi non si sa che fine abbia fatto e amenità varie) sbilanciato verso suoni a tratti trance a tratti tamarri per il semplice gusto di esserlo. C&#8217;era <a href="http://it.youtube.com/watch?v=lla2RRPLRrU">Gone</a> per dirne una e se scrivi una canzone così e la metti in un disco così qualcosa di sbagliato nel mezzo c&#8217;è. (<em>GiorgioP</em>)</p>
<p><a href="http://it.youtube.com/watch?v=5lCXB_68VfQ&amp;feature=related"><strong>The Fourth Trilogy &#8211; All that U2 should leave behind but&#8230;</strong></a></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong>All That You Can&#8217;t Leave Behind</strong></span></p>
<p>Worst U2 album. Ever. Senza girarci troppo attorno ecco. <a href="http://it.youtube.com/watch?v=u6FwEJwwYcQ">Il singolo</a> che lo precede non è neanche malaccio (Stipe l&#8217;adora e ha confessato di averla voluta scrivere lui). Ma è un lavoro scialbo, debole e codardo. Fin dal titolo. Con il punto più basso della loro carriera toccato dal ritornello di Stuck in a Moment. Secondo me Pop non era venuto come volevano. Il mastodontico tour non era stato all&#8217;altezza dello ZooTv e loro decidono di tornare a fare rock. Ma quale rock? Una delle delusioni più grandi della mia vita di spettatore &#8220;musicale&#8221;. (<em>PistaKulfi</em>)</p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong>How To Dismantle An Atomic Bomb</strong></span></p>
<p>A me è piaciuto e da subito. Mi ha fatto l&#8217;effetto Accelerate R.E.M. ovvero disco onesto e per cui a un certo punto agli U2 non capisco perchè dovrei continuare a chiedere capolavori. Un po&#8217; tutti sono insorti per la tamarraggine di <a href="http://it.youtube.com/watch?v=YhWZ7bpfQag">Vertigo</a> che era figlia della tamarraggine di Elevation; vi rispondo io BONO E&#8217; TAMARRO OK? quindi take everything with a grain of salt si direbbe e partite sempre da questo.<br />
C&#8217;era <a href="http://it.youtube.com/watch?v=TB7rTfn4Ggg">Sometimes you can&#8217;t make it on your own</a> che a mio modestissimo parere rimane una delle canzoni sottovalutate dell&#8217;intera discografia. Tipo la All I want is you del 2000. (<em>GiorgioP</em>)</p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong>No Line On The Horizon</strong></span></p>
<p>Qui ed ora può essere solo una sensazione. Di concreto c&#8217;è fuori <a href="http://it.youtube.com/watch?v=PP0IszKw8k4">un singolo</a> di una bruttezza maggiore a Discoteque-Beautiful Day-Vertigo.<br />
Quindi zero aspettative. E poi per la mia teoria la trilogia è da chiudere. Quindi sono proiettato sugli anni &#8217;10 quando rivoluzioneranno il mondo e si butteranno sul folk-doom a metà strada fra Wovenhand e Fleet Foxes. O forse no.<br />
Fra un mese mi smentiranno e tireranno fuori una nuova maschera che farà crollare inesorabilmente la mia teoria e tutto questo post.<br />
In entrambi i casi&#8230; siate buoni. (<em>PistaKulfi</em>)</p>
<br />Pubblicato in: four hands  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/junkiepop.wordpress.com/1745/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/junkiepop.wordpress.com/1745/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/junkiepop.wordpress.com/1745/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/junkiepop.wordpress.com/1745/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/junkiepop.wordpress.com/1745/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/junkiepop.wordpress.com/1745/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/junkiepop.wordpress.com/1745/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/junkiepop.wordpress.com/1745/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/junkiepop.wordpress.com/1745/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/junkiepop.wordpress.com/1745/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/junkiepop.wordpress.com/1745/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/junkiepop.wordpress.com/1745/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/junkiepop.wordpress.com/1745/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/junkiepop.wordpress.com/1745/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=junkiepop.com&#038;blog=5478370&#038;post=1745&#038;subd=junkiepop&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>emo diary 2000 &#8211; 2008</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 22:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiop</dc:creator>
				<category><![CDATA[four hands]]></category>
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		<description><![CDATA[L’emocore passa un periodo di assestamento nel triennio che va dal 1997 al 2000. I semi sono stati buttati in &#8230;<p><a href="http://junkiepop.com/2008/04/10/emo-diary-2000-2008/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=junkiepop.com&#038;blog=5478370&#038;post=814&#038;subd=junkiepop&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:left;"><span style="font-family:verdana;">L’emocore passa un periodo di assestamento nel triennio che va dal 1997 al 2000. I semi sono stati buttati in campo e hanno dato buoni frutti, continuano ad uscire dischi discreti che rileggono le intuizioni di gruppi come Braid e Van Pelt apportando qualche variazione al canovaccio –senza scomporre né l’impianto sonoro né tantomeno il sistema di certezze di chi sta dentro la scena. Il primo disco dei <span style="font-weight:bold;">Get Up Kids</span> esce in questa fase, precisamente nell’anno 1997 su Doghouse. Registrato in due giorni da Bob Weston, è un disco bellissimo che si assesta sul solco tracciato da Mineral e Texas Is The Reason. Viene ascoltato con attenzione e salutato come capolavoro all’interno del giro. Dopo due anni di tour con Jimmy Eat World, Braid e nomi simili il gruppo recluta un tastierista e ripensa il proprio <span style="font-style:italic;">approccio alla materia</span> in favore di una visione più scolastica, viscerale e immediata. Escono suVagrant nel 1999 con un album di quattordici canzoni chiamato <span style="font-style:italic;">Something To Write Home About</span>. Le aspettative sulla band sono alte, ma nessuno è davvero pronto a venire investito dalla potenza emotiva dell’iniziale Holiday, cantata a squarciagola da un Matt Pryor in stato di grazia e sorretta da una sequenza di accordi power-pop che in tre minuti riporta all’ordine del giorno il rock indipendente americano, quello che le derive “post” di gran moda dopo la metà dei novanta avevano fatto accantonare.</span></p>
<p><span style="font-family:verdana;">Fosse uscito su major e sorretto da una buona confluenza temporale, Something To Write Home About avrebbe fatto fuori milioni di copie e Holiday sarebbe ricordata come una di quelle canzoni che definiscono una generazione intera, tipo Smells Like Teen Spirit. Così non è stato, naturalmente: Matt Pryor sembra un normalissimo ragazzo paffuto e veste magliette che il mondo non ricorderà, non è sopraffatto dai propri demoni e non sfascia camere d’albergo. Something ha fatto il suo corso vendendo un botto di copie, decretando il successo di Vagrant e rendendo i Get Up Kids poco meno che delle star; ma per tutto ciò che al mondo riguarda il prefisso emo le cose cambiano per sempre. Ne parlo in apertura perché senza Something, nel bene o nel male, saremmo ancora relegati al guilty pleasure di un disco struggente di <span style="font-style:italic;">amarissimi arpeggi</span> di chitarra registrato da Bob Weston e destinato a un mercato di qualche migliaio di copie.</span></p>
<p><span style="font-family:verdana;">Ne parlo in apertura, fuori dalla lista: non so bene se metterli nella prima decade (per la cronologia) o nella seconda (per ciò che rappresenta): saremo salomonici. Il fatto è che Get Up Kids chiama il successo di Jimmy Eat World per direttissima, e da loro Promise Ring e tutto quello che ci sta dietro. Jade Tree, Deep Elm, gli Emo Diaries, le frangette, le ragazzine. L’impianto delle major vede una vena d’oro bell’e pronta da sfruttare, una scena di gruppi più o meno neonati che suonano “emo” ed hanno ascoltato tutti i dischi giusti, ma i tempi sono quelli che sono e la nuova scena “emo” viene bollata come minestrone di scapestrati senza arte né parte (né vergogna) nel giro di un paio d’anni, anche peggio di quel che è successo al grunge. Nel mentre si studia un nuovo approccio critico alla materia (più giovanile), vengono riservati altri numeri di pagine in altri tipi di giornali. Cambia la predisposizione degli ascoltatori. Cambia l’estetica delle bands: maglietta nera, jeans vintage, all star. Da lì a poco qualche milione di ragazzi si taglierà i capelli a scodella e finirà tutto in merda. Lo stato attuale delle cose è che “emo” viene ricordato come un genere musicale (che prima NON era) e soprattutto come una sorta di categoria dello spirito che consta di foto su myspace palesemente auto-scattate, che mostrano faccette glabre con capelli corvini stirati e riflessi biondi, eyeliner e anoressia a venire. Estetica che più avanti, e in maniera piuttosto pretestuosa, incontrerà una sorta di derivazione heavymetal della new school accacì degli anni novanta e darà vita ad una delle scene più ridicole del rock contemporaneo –che di scene ridicole non manca, davvero. E dietro una serie di ricorsi, TorniamoAlloStatuto, emoviolence in super-ascesa, chitarre acustiche, parenti e vicini, amici e nemici.</span></p>
<p><span style="font-family:verdana;">E io sono ancora <a href="http://semiscrivi.wordpress.com/">Francesco</a>. Dieci dischi, miei e di quell’altro tizio che regge le cose qua dentro, per celebrare il nostro percorso all’interno dell’emo(<span style="font-style:italic;">piùomeno</span>)core degli anni dal 2000 ad oggi –che in parte è un percorso inedito e non propriamente religioso. La mia maglietta preferita tra quelle che indosso ha una stampa in bianco, c’è un frangettone che si punta una 44 magnum alla testa e la scritta <span style="font-style:italic;">FUCK ARTSY FARTSY FASHION GRINDCORE</span>.<br />È troppo stretta per la mia trippa ma la porto con orgoglio. Nondimeno, questi dieci sono dischi belli.</span></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21heJ6R4AqL._SL160_AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:103px;height:103px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21heJ6R4AqL._SL160_AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">New end original – Thriller (Jade Tree)</span><br /><span style="font-family:verdana;">Lukewarm è una power-pop song arrogantissima suonata con dei sorrisi grandi così, viene posta in apertura a sviare l’idea. l’anima del disco, invece, sta nella successiva 14-41, uno dei massimi capolavori dell’indierock dal 2000 ad oggi. Precario nel suo equilibrio piano-forte, abbandona le atmosfere più confidenziali dell’ormai lanciatissimo progetto Onelinedrawing in favore di un assetto “band” che accorpa gente di Texas Is The Reason e Chamberlain e sporca tutto di chitarroni pesissimi. Alla guida ovviamente Jonah Matranga, che con un nome italiota talmente stupido non poteva che diventare una testa di serie del genere (avete mai fatto una lista dei nomi? Tim Kinsella, Chris Leo, Bob Nanna, Chris Carrabba, il newbie Fred Mascherino… sembra il cast un film di mafia americano di serie Q). Thriller purtroppo rimarrà l’unico atto del gruppo, ancor più estemporaneo del progetto Far che aveva fatto conoscere il songwriting del piccoletto al mondo. Un peccato, ma seguite Jonah Matranga: continua a regalar gemme.</p>
<p></span><br /><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/41CU9-lTm8L._SL160_AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:108px;height:108px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/41CU9-lTm8L._SL160_AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Bloodlet – Three humid nights in the cypress trees (Victory)</span><br /><span style="font-family:verdana;">Il disco che non ci si aspetta, da un gruppo che non ci si aspetta. <span style="font-style:italic;">Accacì </span>con testi introspettivi, quindi probabilmente emo. Spessissimo e dissonante doom metal (Steve Albini al mixer) che neanche i Neurosis si son mai azzardati. Negli anni ’90, prima del grandissimo The Seraphim Fall, sembravano il gruppo più anonimo in assoluto mai messo sotto contratto da Victory. Poi i grandi gruppi Victory si sono dissolti e l’accacì ha preso direzioni diverse; nel 2002, col funerale della scena già celebrato e il giro Boston in cima agli altari del nuovo metallo, esce dal nulla il loro capolavoro –una specie di triplo concept sulla depressione con voce bruciatissima, inserti melodici e suoni post-Fudge Tunnel. Apice emotivo le liriche di Worms: <span style="font-style:italic;">every time i wake up it takes at least ten minutes to remember my name, and sometimes i get it wrong</span>… una band e un disco talmente indimenticabili che il mondo se li è scordati un mese dopo l’uscita del disco.</p>
<p></span><br /><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/216A8wrM9JL._SL160_AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:108px;height:108px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/216A8wrM9JL._SL160_AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Cursive – Domestica(Saddle creek)</span><br /><span style="font-family:verdana;">Stando a quel che dice il principale titolare del progetto Cursive, vale a dire Tim Kasher, il concept Domestica non è propriamente ispirato alla storia del suo recentissimo divorzio. Disco alla mano, sembra un po’ come dire che La Notte di Philippe Druillet non è propriamente ispirato alla morte della moglie dell’autore. Così invece che lavare i panni in casa tua li lavi al negozio di dischi più vicino. Domestica è una raccolta di chitarre rabbiosissime e pesantissime che raccolgono l’eredità di Van Pelt togliendo dinamica e aggiungendo sangue. Le urla di Kasher disegnano un mondo. Emotività alle stelle, alle volte riascoltarlo fa pure prendere male.</p>
<p></span><br /><a href="http://www.sputnikmusic.com/images/albums/22236.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:106px;height:106px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.sputnikmusic.com/images/albums/22236.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Orchid &#8211; Dance tonight! Revolution Tomorrow! (Ebullition)</span><br /><span style="font-family:verdana;">Un 10&#8243; del 2001 suonato alla velocità del suono che inizia a mischiare le carte tra quello che era il classico suono Ebullition ed alcune delle principali declinazioni postpunk degli anni &#8217;90, casse dritte e quant&#8217;altro. L&#8217;emoviolence è una specie di nuovo inizio che dà valenza di genere a quella fetta di emo suonato a volumi folli e urlato più di quanto sia concepibile. Con la fantasia dentro Orchid ci si sente tutto, tanto la old-skool di Ebullition quanto la voglia di post-punk e casse dritte: a gruppo sciolto chi non è andato a finire nell&#8217;ufficiosa reincarnazione Ampere ha fatto qualche soldo con i fashionable-issimi Panthers. Dance Tonight! Revolution Tomorrow! è a mio parere il miglior disco della band, accacì brutale e semi-matematico intarsiato di giochi di chitarra che ci mettono un attimo a fare uscire di bocca la parola shoegaze. E altro ancora. Citando la bio dell&#8217;<a href="http://www.ebullition.com/catalog45.html"></a></span><span style="font-family:verdana;"><a href="http://www.ebullition.com/catalog45.html">etichetta </a></span><span style="font-family:verdana;">: <span style="font-style:italic;">Tuneful, vicious, throbbing, and chaotic hardcore played with finesse, heartfelt energy, and a wee bit of arty pretense</span>. A ben vedere ha portato a un mostro, e in seguito alla mia maglietta. Ma in Dance c’è solo del bello: nuova musica per gente col cuore spezzato e il coltello tra i denti.</span></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/51ckI7lggKL._SL160_AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:112px;height:112px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/51ckI7lggKL._SL160_AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Poison the well – Tear from the red (Trustkill)</span><br /><span style="font-family:verdana;">Una specie di uovo di colombo di inizio millennio è la soluzione che viene fuori da questo atto di Poison The Well, di giustapporre canonico emo di seconda/terza ondata ad un impianto che è quello di Poison The Well nei dischi precedenti: vale a dire chitarre a valanga, produzione semi/industriale, anabolizzanti. Tear From The Red è la matrice con cui si sono iniziati a stampare dischi tutti uguali e sempre più compromessi con pose metal anni ’80 di quarta categoria. Vogliate perdonarli, hanno fatto ottimi dischi. Tra cui questo.</p>
<p></span><br /><a href="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/31YT82WC3DL._SL160_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:107px;height:108px;margin:0 10px 10px 0;" src="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/31YT82WC3DL._SL160_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Elliott &#8211; False Cathedrals (Revelation)</span><br /><span style="font-family:verdana;">E&#8217; un gruppo di quelli che nel pieno spirito del genere è durato poco, pochissimo ma che per importanza (di questo splendido disco) mi sento di accostare ai Texas is the reason, ci mettevano anche il pianoforte e hanno canzoni che, con tutto il rispetto, i Coldplay pagherebbero milioni (di sterle) per scrivere. Abbacina quasi per la sua completezza, per essere competitivo tanto dal punto di vista melodico/emozionale quanto dall&#8217;impatto puro. Se poi vi capita Photorecording, che è il loro live d&#8217;addio è da piangere di bellezza, dall&#8217;inizio alla fine.</p>
<p></span><br /><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/41SRE0MBY3L._SL160_AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:111px;height:111px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/41SRE0MBY3L._SL160_AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Rival Schools &#8211; United by fate (Island)</span><br /><span style="font-family:verdana;">Prendere il nome da un videogame è già amabile di suo se poi dentro c&#8217;è gente tipo Schreifels dei Quicskand e male che vai Siegler dei Youth of today, già sai che di dischi così non ne trovi tanti in giro, anzi. Diciamo che questa è la loro concessione pop-emotiva, piena di perle di autentica evocazione rock (più che pop) e da una forma edulcorata delle asperità passate. Si cresce insomma, il disco della maturità emotiva direbbero molti, e la maglietta più bella e usata che ho, aggiungo io.</p>
<p></span><br /><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/51iGDd1oChL._SL160_AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:106px;height:106px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/51iGDd1oChL._SL160_AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Jimmy Eat World &#8211; Bleed American (Geffen)</span><br /><span style="font-family:verdana;">E qui entriamo nell&#8217;ambito dell&#8217;addirittura uno dei miei gruppi preferiti, talmente catchy che non sono mai riusciti ad entrare (chissà per quale miracolo) nell&#8217;ambito di quelli che poi si sono letteralmente venduti il culo, hanno un disco migliore dell&#8217;altro e possono dirsi vivi e vegeti pur essendo migliorati. Bleed American è una collana, una sciata tra il pop punk che gruppetti come i Blink 182 cercavano disperatamente di mettere a fuoco, senza avere la classe, la sincerità e concedetemelo, il phisique du role dei Jew. Un consiglio, se vi capita ascoltatevi questo e Futures. Poi mi direte.</p>
<p></span><br /><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/415VYFS2YQL._SL160_AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:111px;height:111px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/415VYFS2YQL._SL160_AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Thursday &#8211; War all the time (Island)</span><br /><span style="font-family:verdana;">E qui entriamo quasi in epoca recente perchè i Thursday sono i quasi U2 del genere emo-core, un gruppo che rifà proprie alcune cose degli At the drive in (senza gli orpelli, ma per le grattuggiate e l&#8217;impatto) e si alterna fra sincopate e ballate memorabili come la title track. Questo, ad oggi è il migliore scenario proponibile per il genere, e sinceramente ci accontentiamo e siamo felici che non sia andata a finire in maniera pietosa (vedi il gruppo cover dei Queen chiamati My Chemical Romance)</p>
<p></span><br /><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/419WH4DK2NL._SL160_AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:113px;height:113px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/419WH4DK2NL._SL160_AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Dashboard Confessional &#8211; The Swiss army romance (Vagrant)</span><br /><span style="font-family:verdana;">Chris Carrabba è uno che a un certo momento fu definito invece l&#8217;Eminem dell&#8217;emo, è uno che già dal suo acronimo musicale (le confessioni del cruscotto) la spiega bene, solo voce e chitarra acustica mentre tutti correvano dietro a At the drive in, Blink etc etc inseguendo formule. Lui ha fatto un po&#8217; il Bright Eyes emo, scriveva canzoni e le registrava come tali, poi ha aggiunto chitarre elettriche e band ed è stato un po&#8217; un tradimento ma Swiss army rimane ad oggi la raccolta di canzoni più emozionalmente devastande da anni, ad oggi (testi compresi)</span></div>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/junkiepop.wordpress.com/814/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/junkiepop.wordpress.com/814/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/junkiepop.wordpress.com/814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/junkiepop.wordpress.com/814/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/junkiepop.wordpress.com/814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/junkiepop.wordpress.com/814/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/junkiepop.wordpress.com/814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/junkiepop.wordpress.com/814/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/junkiepop.wordpress.com/814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/junkiepop.wordpress.com/814/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/junkiepop.wordpress.com/814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/junkiepop.wordpress.com/814/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/junkiepop.wordpress.com/814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/junkiepop.wordpress.com/814/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/junkiepop.wordpress.com/814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/junkiepop.wordpress.com/814/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=junkiepop.com&#038;blog=5478370&#038;post=814&#038;subd=junkiepop&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">GiorgioP</media:title>
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		<title>emo diary (1990-1999)</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2008 22:13:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiop</dc:creator>
				<category><![CDATA[emo]]></category>
		<category><![CDATA[four hands]]></category>

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		<description><![CDATA[Per intanto: non ha nulla a che fare con il sangue. Uno pensa che sia una stronzata detta per far &#8230;<p><a href="http://junkiepop.com/2008/04/03/emo-diary-1990-1999/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=junkiepop.com&#038;blog=5478370&#038;post=808&#038;subd=junkiepop&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:left;"><span style="font-family:verdana;">Per intanto: non ha nulla a che fare con il sangue. Uno pensa che sia una stronzata detta per far scena, ma emocore era considerato anche Kiss It Goodbye, a torto o a ragione. C’erano alcuni gruppi melodici ed alcuni che non lo erano. Si chiamava ancora emocore, non emo e basta. Le due cose sono differenti, ma era comunque un periodo florido -florido soprattutto di definizioni che finivano in core, in molti davano la propria. Era comunque sintomo di un’appartenenza che nel corso del tempo è an</span><span style="font-family:verdana;">data scemando in favore di un atteggiamento più generico, che è costato al genere il suffisso e buona parte della credibilità.</span></div>
<p><span style="font-family:verdana;">Tutti quanti sanno cosa sia oggi, e non in molti sono in grado di definirlo con esattezza. Probabilmente è rock melodico fatto da gente vestita in una certa maniera. Oppure è soltanto un modo di vestire, oppure niente di tutto questo. Possiamo direche fosse originariamente hardcore con testi e attitudine introspettivi, ma quando diciamo originariamente non abbiamo una chiara idea della cosa. Una cronistoria dell’emocore è sostanzialmente impossibile e soprattutto inutile: una convenzione critica piuttosto frequentata assegna a Rites Of Spring, e quindi quel giro Washington che negli anni ’80 visse il passaggio dallo scioglimento di Minor Threat e la nascita di Fugazi, il ru</span><span style="font-family:verdana;">olo di padre dell’emocore. La cosa non funziona ad uno sguardo attento: c’era punk con testi emotivi prima, ce n’era durante in altre parti d’America e del mondo, ce ne sarà dopo, e nessuno dei casi sarà legato liricamente e musicalmente a Rites Of Spring (un gruppo DELLA MADONNA, sia chiaro, ma di scarsa incidenza sulle sorti del mondo).<br />Il vero e proprio year that emo broke, tuttavia, è da qualche parte verso la metà dei ’90: smette di essere un’attitudine che si guarda più o meno con curiosità e diventa una vera e propria tradizione. Gli stili musicali verranno più avanti, o forse mai. L’emocore, se la guardate da questo punto di vista, non è mai esistito. Il discorso tuttavia è un altro: l’emotività su larga scala, una scena di gente che si rifiuta di parlare di altro che i propri sentimenti anche se la musica che vuole suonare è musica rumorosa e cattiva.</span> <span style="font-family:verdana;"><br />Io sono <a href="http://semiscrivi.wordpress.com/">Francesco</a>. Giorgio m</span><span style="font-family:verdana;">i ospita per la terza volta con un post a quattro mani: tracciamo una nostra mappa che non parla tanto del genere quanto del nostro modo di rapportarci ad esso. Facciamo uso di un dato più o meno oggettivo per spezzare la trattazione in due parti (o due post che dir si voglia): grossomodo dal 2000 in poi cambiano le cose, emo perde il suffisso e diventa una categoria merceologica che avrà un buon successo di pubblico per qualche tempo e finirà per diventare, soprattutto agli occhi di chi non lo frequenta, la caricatura di se stesso. Di cosa è diventato, comunque, avremo modo di parlarne nei prossimi giorni. Per ora stiliamo una lista di cinque dischi a testa che hanno avuto a c</span><span style="font-family:verdana;">he fare con la parola emo, non necessariamente core, negli anni ’90. La nostra non è la storia dell’emocore perché è stupido chiuderla in dieci dischi degli anni ’90 e c’è gente che allora ci stava più dentro di quanto c’eravamo noialtri (un esempio </span><a href="http://diego-thepulpit.blogspot.com/2007/03/1996-e-dintorni.html">qui </a><span style="font-family:verdana;">).<br />È più che altro una sorta di tributo ad una delle cose più belle successe al rock’n’roll.<br /></span><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;"><br /></span><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31N1YSSZCAL._SL160_AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:106px;height:106px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31N1YSSZCAL._SL160_AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Braid &#8211; Frankie welf</span><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">are boy, age five (Divot)</span> <span style="font-family:verdana;"><br />Che è già una specie di Zen Arcade dell’emo, intanto per la monumentalità dell’atto in sé (doppio LP con 26 brani), e</span><span style="font-family:verdana;"> di seguito per un simile concept alla base. Il calcio d’avvio di una stagione “adulta” dell’emo che è puro rock’n’roll evoluto, suonato in condizioni se vogliamo approssimative ma con una perizia strumentale a dir poco invidiabile: una stagione che ha sfoggiato nomi come Christie Front Drive, Cap’n’Jazz, primissimi Get Up Kids, Van Pelt e che ha in Braid i massimi rappresentanti -o forse soltanto i miei preferiti. Sta di fatto che il loro esordio soffre ancora parzialmente di qualche sfilacciatura nel discorso, qualche episodio fuori dai bordi e di una varietà di umori incredibile che lo rende amabile sopra tutti gli altri capolavori del gruppo. Di qui in poi si tratterà più che altro di sfumare lo sfumabile, lavorare di cesello e prendersi il disturbo di continuare a suonare. Tutta la grandezza, però, sta già dentro a Frankie.<br /><span style="font-weight:bold;">Braid &#8211; </span><a href="http://www.myspace.com/braidband">Myspace</a></p>
<p></span> <a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/516w6aIKSUL._SL160_AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:105px;height:105px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/516w6aIKSUL._SL160_AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Sense Field – Building (Revelation)</span> <span style="font-family:verdana;"><br />Nel 1996 due dischi </span><span style="font-family:verdana;">Revelation che uscirono a distanza ravvicinata sembravano rimettere la palla al centro per quanto riguarda la questione pop-punk. Uno dei due era l’incredibile esordio di Texas Is The Reason. L’altro era Building, il secondo disco di Sense Field. Un disco estremamente più scolastico e derivativo, probabilmente, e forse per questo meno resistente all’incuria del tempo. Era un disco fatto di canzoni non molto diverse da quell’emotività nostalgica che iniziava ad animare i dischi del Mike Ness più maturo, ma su un campo totalmente diverso -power pop e poco altro. Riascoltato a dodici anni</span><span style="font-family:verdana;"> dall’uscita, rimane una delle raccolte di canzoni più belle e toccanti degli anni ’90. medaglia d’oro alla seconda Outlive The Man, un minuto e poco più.<br /><span style="font-weight:bold;">Sense Field &#8211; </span><a href="http://www.myspace.com/sensefield">Myspace</a></p>
<p></span><a href="http://d.hatena.ne.jp/images/keyword/19897.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:109px;height:109px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://d.hatena.ne.jp/images/keyword/19897.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Portraits of past – Discography (Ebullition)</span> <span style="font-family:verdana;"><br />Mentre migliaia di gruppi si sporcavano di metallo esasperando fino al limite la posa da arrabbiati, qualche sparuta band provava a parlare delle proprie debolezz</span><span style="font-family:verdana;">e suonando la musica più efferata in commercio. Ebullition è una delle massime etichette HC di ogni tempo, una sorta di lato oscuro ed introverso di Victory con gruppi durissimi e velocissimi che innalzavano la sofferenza a livelli quasi insostenibili. La discografia di Portraits Of Past è una specie di summa ideologica dell’etichetta: ai limiti del grind, emotivamente carichissima, un lavoro grafico incredibilmente personale e incentrato su un b/n povero ed ideologicamente schieratissimo ma per certi versi fashionable. La band esiste per un paio d’anni a metà dei ’90, </span><span style="font-family:verdana;">ma lascia un segno indelebile su tutto il movimento emoviolence che verrà. Difficile negarlo e facile capire il perché.<br /><span style="font-weight:bold;">Portraits of past &#8211; </span><a href="http://www.myspace.com/portraitsofpast">Myspace</a></p>
<p></span> <a href="http://www.southern.com/southern/band/VANPT/pics/GER30L.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:105px;height:105px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.southern.com/southern/band/VANPT/pics/GER30L.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">The Van Pelt &#8211; Sultans of sentiment (Gern Blandsten)</span><br /><span style="font-family:verdana;">Fece discutere ben oltre i circoli emocore il capolavoro della formazione di Chris Leo, ciò non toglie che di questo si tratti (emocore, e capolavoro). Un disco di umori traballanti e canzoni che canzoni non sono, con quel tipico talking scostante del vocalist, accompagnato da melodie </span><span style="font-family:verdana;">dolcissime che potrebbero insegnare il postrock anche a chi il postrock se l’è inventato. E che da lì a qualche anno supererà il semplice culto degli abbonati a Gern Blandsten e passerà alla storia di un genere (il rock indipendente) destinato anch’esso ad una serie di successivi travisamenti semantici myspace-driven. Sta di fatto che Sultans Of Sentiments, riascoltato, suona davvero come uno dei pochi dischi che riescono a mettere insieme e raccontare gli anni ’90 anche oltre la fine del decennio.</span> <span style="font-weight:bold;font-family:verdana;"><br />The Van Pelt &#8211; </span><a href="http://www.myspace.com/thevanpelttribute">Myspace</a></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31RW65HPKZL._SL160_AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:105px;height:105px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31RW65HPKZL._SL160_AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Mineral – The power of failing (Crank!)</span> <span style="font-family:verdana;"><br />Registrato in meno di una settimana nel 1995, prima dell’uscita dei dischi che imposero i capiscuola dell’emocore della seconda metà dei ’90, ma già sintesi di tutti g</span><span style="font-family:verdana;">li approcci. Nell’esordio di Mineral è possibile ascoltare l’approccio più scolastico e punk rock dei Sense Field di Building così come le derive post più imprendibili concepite in Sultans Of Sentiment. E incidentalmente uno dei dischi più intensi mai suonati, cosa che lo rende un pelo indigeribile ed inadatto a superare la nicchia del genere in cui fu concepito –e nel quale ancor oggi viene salutato come uno degli episodi più indimenticabili. Lo si riesce ancora a trovare con relativa facilità in qualche banco dei dischi usati in giro per le fiere, o negli angoli polverosi di q</span><span style="font-family:verdana;">ualche negozietto: capitasse in mano a qualche purista indie-rock sarebbe una buona occasione per togliere dalla tasca qualche bella verità. Di lì a poco un altro bellissimo disco su Crank!, e poi l’oblio.<br /><span style="font-weight:bold;">Mineral &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=2p9hCmFuu-8">Gloria (Video)</a></p>
<p></span> <a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/617M0HMR75L._SL160_AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:110px;height:110px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/617M0HMR75L._SL160_AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Far &#8211; Water and solutions (Immortal)</span><br /><span style="font-family:verdana;">Jonah Matranga rientra nella schiera de &#8220;i bravi guaglioni che se non fanno un disco stanno male&#8221; ora, ora solo, dopo i Gratitude, dopo Onelinedrawing e New End Original, è al suo quarto progetto e tutto è partito da questo gruppo, i Far, che in un primo momento </span><span style="font-family:verdana;">per campare ero andati in tournee con gli Incubus di S.C.I.E.N.C.E.</span> <span style="font-family:verdana;">Niente di più lontano ma così era, troppo poco trasversali per essere crossover e troppo lagnoni per essere rock. Venivano da tutt&#8217;altro e non l&#8217;hanno mai detto, Water and solutions però è pieno di pezzi belli in maniera imbarazzante, della serie, se rivalutiamo un disco prima o poi prendiamo questo. Presero tutti per il culo col singolo Mother Mary (lontano poi dalle totali aperture emo di brani come Nestle o Really Here, veri e propri anthem) e ci cascarono anche in un bel po&#8217;. I gruppi più importanti sono quelli che si sciolgono. Loro sono il corollario.<br /><span style="font-weight:bold;">Far &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=k9GbflqCYrA&amp;feature=related">Mother Mary (Video)</a></p>
<p></span> <a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21SYKBT0DSL._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:104px;height:104px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21SYKBT0DSL._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Fugazi &#8211; In on the kill taker (Dischord)</span> <span style="font-family:verdana;"><br />L&#8217;emo, è forse il genere che è fatto dagli uomini, da chi ci mette la faccia fondamentalme</span><span style="font-family:verdana;">nte, e di conseguenza è tutto un proselitismo. Matranga (vi interessasse mai il mio mito personale), Carrabba, sono come i santini, come dire i nomi dei santi del calendario. I Fugazi ne hanno tirati fuori tre Ian MacKaye (ad oggi nella sua versione estiva con fidanzatina e Evens), Joe Lally (ormai romano) e Guy Picciotto. Un po&#8217; come dire un centrocampo con Falcao, Ancelotti e Di Bartolomei.</span> <span style="font-family:verdana;">In on the kill taker è il disco del volo, della presa</span><span style="font-family:verdana;"> di coscienza di un suono, fondamentalmente hardocre ma con più derive emozionali, non dico depresse ma poco ci manca.</span> <span style="font-family:verdana;">Una pogata interiore ecco (coi lividi fuori però), e con la dolcissima novità de &#8220;le ultime canzoni dei dischi dei Fugazi&#8221; che si sa fanno storia, e Last chance for a slow dance, probabilmente è la canzone che la dice tutta su cosa siano i Fugazi, su che cosa enorme siano stati in dieci anni e su cosa probabilmente significhino oggi (e neanche ce ne rendiamo conto), data in cui risultano il gruppo più influenzante, sì anche più dei Joy Division.<br /><span style="font-weight:bold;">Fugazi &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=sk0pleN4JcQ">Great cop (Video)</a></p>
<p></span> <a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/41QCBDEJXGL._SL160_AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:107px;height:107px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/41QCBDEJXGL._SL160_AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Weezer &#8211; Blue album (Geffen)</span> <span style="font-family:verdana;"><br />E giuro che fi</span><span style="font-family:verdana;">no all&#8217;ultimo stavo per parlare di Pinkerton, poi ho risentito Say it ain&#8217;t so. Ecco, i Weezer sono tutti lì, un po&#8217; come i Fugazi sopra, tutti in quella canzone lì, posta a chiusura di un lavoro che si presentava in una scatoletta banale, lo fi nella sua impresentabilità, poi lo metti su, il disco dico, e parte una delle cose più epocali che ti possano sbattere in faccia e indubbiamente l&#8217;esordio del gruppo che più di tutti oggi è saccheggiato a piene mani.</span> <span style="font-family:verdana;">Personaggi strani i Weezer e forse poco raccomandabili dietro le facce da nerd, con Rivers Cuomo che ad un tratto diventa un&#8217;icona per lo sfigatismo, per come sapeva raccontarle, le sfighe e metterle in pop, </span><span style="font-family:verdana;">renderle dolci, quasi quadretti da auspicare che prima o poi succedono, a conti fatti una maniera decente di uscire dall&#8217;ascolto del grunge con qualcosa che tenesse testa. Non erano cose fantastiche, ma le chitarre quelle lì non le ha mai avute nessuno, quella scrittura neanche.</span> <span style="font-family:verdana;">Pochi cazzi, i Weezer sono stati i Beatles degli anni 90. E Cuomo era John e Paul, insieme.<br /><span style="font-weight:bold;">Weezer &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=YU7LZts87Zg">Say it ain&#8217;t so (Video)</a></p>
<p></span><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/41YBRVXA5GL._SL160_AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:111px;height:111px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/41YBRVXA5GL._SL160_AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-family:verdana;"><span style="font-weight:bold;">Sunny Day Real Estate &#8211; Diary (Sub Pop)</span><br />Il loro esordio, loro invece rientrano in quelli che &#8220;la lucidità di questo tipo ce l&#8217;ho solo col primo disco &#8211; o quasi &#8211; eppure basta lo stesso&#8221; Jeremy Enigk è un personaggio di quelli che ci si dovrebbero scrivere i libri su, non solo, è un gruppo di quelli che si è riuscito a vendere talmente male da essere non dico ignorati ma sì, diciamolo, ignorati a favore di chi la faccia ce la metteva. Il suono è alternativo in tutti i sensi, proveniendo dall&#8217;etichetta madre del grunge, non ci sono anthem rock, non c&#8217;è Zeppelin-ismo c&#8217;è un qualcosa di non etichettabile e che forse, sicuramente anzi, era in anticipo sui tempi. Non collocabile nè nell&#8217;hardcore e tantomeno nel fenomeno a scacchettoni. Ps i due dischi di Enigk, se vi capita, sono gran belli.<br /></span><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Sunny Day Real Estate &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=QMkH6xi6-Og">Seven (Video)</a></p>
<p><span style="font-family:verdana;"><a href="http://youtube.com/watch?v=gw7BO__feBM"></a></span><br /><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31BRNDFZ6KL._SL160_AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:108px;height:108px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31BRNDFZ6KL._SL160_AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Texas is the reason &#8211; Do you know who you are? (Revelation)</span><br /><span style="font-family:verdana;">Se i grandi gruppi sono quelli che si sciolgono, quelli che fanno un solo disco e si sciolgono sono quelli che nel loro piccolo fanno la storia. Se ti sciogli &#8220;se il concerto di questa sera sarà fantastico&#8221; beh, entri nella mia top ten personale dei gruppi storici e i Texas is the reason sono stati tutto questo, compreso lo scioglimento avvenuto un anno dopo l&#8217;uscita di questo unico e meraviglioso lavoro che non è niente di più, niente di meno che il concetto di emo messo in nota. E&#8217; questo, fateci i conti prima o poi. E pensate che non esiste più una cosa di questo tipo.<br /><span style="font-weight:bold;">Texas is the reason &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=02h3Zd-g8mk&amp;feature=related">Back and to the left (Video)</a><br /></span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/junkiepop.wordpress.com/808/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/junkiepop.wordpress.com/808/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/junkiepop.wordpress.com/808/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/junkiepop.wordpress.com/808/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/junkiepop.wordpress.com/808/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/junkiepop.wordpress.com/808/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/junkiepop.wordpress.com/808/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/junkiepop.wordpress.com/808/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/junkiepop.wordpress.com/808/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/junkiepop.wordpress.com/808/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/junkiepop.wordpress.com/808/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/junkiepop.wordpress.com/808/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/junkiepop.wordpress.com/808/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/junkiepop.wordpress.com/808/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/junkiepop.wordpress.com/808/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/junkiepop.wordpress.com/808/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=junkiepop.com&#038;blog=5478370&#038;post=808&#038;subd=junkiepop&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">GiorgioP</media:title>
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		<title>e poi cosa è il metal oggi (per le quattro mani dell&#8217;altra volta &#8211; ci avevamo preso gusto)</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 23:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiop</dc:creator>
				<category><![CDATA[four hands]]></category>
		<category><![CDATA[junkiepop]]></category>

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		<description><![CDATA[E per &#8220;altra volta&#8221; si intende questa, io e Francesco ci siamo divertiti assai (cioè lui vorrebbe un bonifico, io &#8230;<p><a href="http://junkiepop.com/2008/03/19/e-poi-cosa-e-il-metal-oggi-per-le-quattro-mani-dellaltra-volta-ci-avevamo-preso-gusto/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=junkiepop.com&#038;blog=5478370&#038;post=796&#038;subd=junkiepop&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:left;"><span style="font-family:verdana;">E per &#8220;altra volta&#8221; si intende </span><a href="http://junkiepop.blogspot.com/2008/03/1996-2002-i-sei-anni-che-non.html">questa</a><span style="font-family:verdana;">, io e <a href="http://semiscrivi.wordpress.com/">Francesco </a>ci siamo divertiti assai (cioè lui vorrebbe un bonifico, io prendo tempo) e pensavamo &#8220;perchè rivangare il passato e non parlare anche di quello che è il metal oggi?&#8221;</span><br /><span style="font-family:verdana;">Ecco. Appunto.</span><br /><span style="font-family:verdana;">I primi cinque sono miei, gli altri (quelli scritti meglio) sono i suoi.</span></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21T7ENV1MZL._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:107px;height:107px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21T7ENV1MZL._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">Isis &#8211; Panopticon</span><br /><span style="font-family:verdana;">Mani basse, con i Mastodon il gruppo più apprezzato dagli amanti dei Tool, e un perchè ci sarà. Cioè in realtà il perchè non c&#8217;è dato che la musica degli Isis è fatta da un semi post rock con svisate di arrangiamenti metal (vedi distorsore e testi strillati che manco in un disco dei Morbid Angel), insomma quiete e tempesta, con Celestial erano grezzi (ma puri diranno i più) con Oceanic si sono ammorbiditi troppo e con Panopticon hanno trovato la formula della Coca Cola. Oh poi ovvio, Turner nell&#8217;ambiente è un po&#8217; come fosse Timberlake, se la gente fa la fila per baciargli il culo un perchè ci sarà.</span><br /><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Isis &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=L-_gyp5Td_M">Backlit (video)</a></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21EA6T3G3VL._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:105px;height:105px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21EA6T3G3VL._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">Poison the well &#8211; Tear from</span><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;"> the red</span><br /><span style="font-family:verdana;">E diciamo che sono quelli che un pochino hanno buttato i semi di raccolti a cui non hanno preso parte, sta roba qui poi è mutata in parte in metal core, e parliamo di metal puro, chitarre grattuggiate e doppio pedale che manco il Pantani dei bei tempi, ogni tanto ci buttano un ritornello, bastardissimo e melodico, voglio dire, al tempo uscì sto disco e gente vide la Madonna. Io no per inciso, anzi no, messa così è ingiusta, io vidi una coda dell&#8217;ascensione metaforicamente parlando, però è significativo il fatto che non tutto quello che possa piacere ad un ragazzo di venti anni sia necessariamente merda. A volte.</span><br /><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Poison the well &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=rj3SI5yXZcE"><span style="font-weight:bold;">Botchla (video)</span></a></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/212YT311PFL._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:111px;height:111px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/212YT311PFL._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">Peeping Tom &#8211; s/t</span><br /><span style="font-family:verdana;">Magari qualcuno storcerà la bocca perchè in effetti è un disco molto controverso ma il metal ha dimostrato di non poter fare a meno di un personaggio che, in effetti è il padrino del crossover leggi alla voce Mike Patton. Qui fa un po&#8217; un guazzabuglio di cose e tira dentro Rhazel e Odd Nosdam, e pure Norah Jones, però è crossover del nuovo millennio, cambiano un po&#8217; gli scenari ma è sempre lui. Tutto il mondo si augura che sia un episodio estemporaneo, io no. E&#8217; un disco puttana, embè? (detto alla Eros Ramazzotti)</span><br /><span style="font-family:verdana;">E comunque se (come leggerete più sotto) si fa questioni su chi ce l&#8217;ha più grosso Mike Patton vince sempre, e da venti anni. Alla faccia del Gerovital</span><br /><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Peeping Tom &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=1Xfv8h6nI-8">We&#8217;re not alone (video)</a></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31QVAET5BGL._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:107px;height:107px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31QVAET5BGL._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">Dillinger Escape Plan &#8211; Miss Machine</span><br /><span style="font-family:verdana;">E qui a quello che ha scritto gli altri post salteranno su i peli del culo e mi insulterà a vita ma i Dillinger Escape Plan sono un po&#8217; quello che sono stati i Faith No More negli anni 90, in paragone. Lì quelli mischiavano tutto, con quello che c&#8217;era a disposizione, qui questi fanno la stessa cosa buttandola sull&#8217;ipertecnicismo, chirurgici e rabbiosi come non si sa cosa. Sono la cartina tornasole del 90% dei gruppi che attualmente fanno metal e questo la dice un po&#8217; veramente tutta.</span><br /><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Dillinger Escape Plan &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=kGNb-YT5ECA">Panasonic youth (video)</a></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31jB4v8OmhL._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:102px;height:102px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31jB4v8OmhL._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">Converge &#8211; Jane Doe</span><br /><span style="font-family:verdana;">E qui non si scappa, l&#8217;hardcore metal dei giorni nostri, un disco perfetto da mettersi a piangere ora, sempre che ovviamente digeriate grattugioni e strilli da squassare le orecchie. E&#8217; uno dei rari casi in cui si è riuscita ad unire la parola poesia a quella metal, e non esagero nel dire che tutto ciò sia fottutamente vero, e non solo, che dischi così escono una volta ogni dieci anni, tant&#8217;è che non sono più usciti.</span><br /><span style="font-family:verdana;">Jane Doe, cazzo. Basta dire questo per fare aprire i Musei Vaticani in orari impossibili, altro che Codice da Vinci.</span><br /><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Converge &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=K4AoxVAGK24">Concubine (video)</a></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/2110YN27EEL._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:107px;height:107px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/2110YN27EEL._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">Sunn(o))) – White1</span><br /><span style="font-family:verdana;">È il gruppo chiave per comprendere l’evoluzione del termine “heavy metal” in termini semantici una volta entrati nel nuovo millennio. Si passa dalla guerra tra spadoni e Adidas a un conflitto interiore tra ansie norsk e puro e semplice nulla, con tanto di inflessioni fashionable. Due vecchi arnesi dell’heavy metal: il padrone di Southern Lord e un chitarrista/graphicdesigner (della madonna) rispettato in circoli blackmetal di super-elite che nei più ambiti giri d’arte contemporanea. Tutti i dischi sono sostanzialmente uguali, almeno per quanto riguarda le loro migliori incarnazioni (che verranno tutte dopo White1, il loro apice). La cosa figa di Sunn (o))), oltre che scriverne il nome, è che si può dire tranquillamente di ascoltarli senza doverlo fare effettivamente. Basta rispettarli, suppongo. La prima traccia si chiama My Wall ed è impreziosita da uno sproloquio di Julian Cope, tipo The Rime Of The Ancient Mariner recitata da Richard Burton; il resto del disco è la versione drone metal di un Twin Infinitives, checchè sia successo in seguito assolutamente privo di spocchia enciclopedica e/o allargamenti di formazione interessati. Puro e semplice metal concettuale. Dal vivo fanno girare le palle ma sono un’esperienza: si presentano con una fila di ampli che va un metro sopra le loro teste e iniziano a far vibrare le chitarre abbassando i toni finchè il male allo stomaco ha superato il male alle orecchie. È un po’ una gara a chi ha il pisello più grosso, ma vista in prospettiva funziona un sacco.</span><br /><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Sunn(o))) &#8211; </span><a href="http://www.myspace.com/flightofthebehemoth">Myspace</a></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21RLlAlOKTL._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:103px;height:103px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21RLlAlOKTL._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">Todd – Comes to your house</span><br /><span style="font-family:verdana;">Beh, niente. È che il metal degli anni 2000 per me è roba che mette d’accordo la gente che lo ascoltava negli anni ’90 sedando i guilty pleasures di natura più indie/punk inglobandone i suoni. O viceversa, il noise rock di scuola AmRep (ecco qualcosa su cui fare un cazzo di post infinito) rivisto in chiave metal saltando il passaggio Today Is The Day –Steve Austin era un bravo cristo, ma ha iniziato a credersi Cristo. Il fatto è che, di tutta la gloriosa scena di gruppi Amphetamine Reptile, il nuovo millennio ci ha (ri)proposto sostanzialmente due cose: Chris Spencer e la baracca Unsane, roba che non entra nelle classifiche della critica per manifesta superiorità teorica iniziale, e un tizio che ha suonato per pochissimo tempo nell’ultima incarnazione di Hammerhead senza incidere né sul suono né tantomeno sulle sorti del gruppo. Si chiama Craig Clouse: sta di fatto che ha incubato una specie di progetto personale allargato dal nome Todd responsabile fino a qui di due emissioni su Southern. E la seconda, dal titolo Comes To Your House, è davvero un disco capitale. Una specie di ibrido tra Eyehategod e Today Is The Day con un po’ di ossessioni groovy e un sacco di sproloqui stile io la so lunga. Epocale.</span><br /><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Todd &#8211; </span><a href="http://www.youtube.com/watch?v=TTrXp8SBC0s">Comes to your house (video)</a></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31DQQGPQQPL._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:106px;height:106px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31DQQGPQQPL._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">Down – II </span><br /><span style="font-family:verdana;">Sottotitolo A Bustle In Your Hedgerow, da un verso di Stairway to Heaven. Non è “uno dei più bei dischi di heavy metal degli anni ‘00”, è “il più bel disco di musica rock degli anni ‘00”. Che sono due cose diverse. Accidentalmente, un disco metal. Rispetto all’esordio Nola cambia soprattutto la produzione, che diventa fangosissima e cazzutissima –tutto sommato molto più vicina a Eyehategod e Crowbar che a Pantera e COC. Ed è probabilmente la più commovente incarnazione del cantante Phil Anselmo, anche dilaniata nel racconto dei giorni dell’eroina (giorni non-passati, ad ascoltarla) Learn From My Mistakes e in generale esaltante per quanto esaltata. Mentre lo stoner arriva al successo intergalattico con l’enorme frainteso della creatura QOTSA e di tutti i leccaculo che appioppano a Josh Homme il ruolo di salvatore del rock assieme a quell’altro beccamorto di Jack White –segnando di fatto la morte artistica del primo e lo svilimento da supermarket del secondo- il supergruppo di Anselmo, Pepper Keenan, Jimmy Bower, Kirk Windstein e Rex Brown arriva alla soluzione definitiva tra sludge/doom metal, Black Sabbath e rock sudista. Ad oggi, mai più messa in discussione. Nemmeno dal terzo episodio dell’epopea Down.</span><br /><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Down &#8211; </span><a href="http://www.youtube.com/watch?v=kb2fbm9u7e0">Ghost along the Mississippi (video)</a></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/11YV43QWX7L._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:109px;height:109px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/11YV43QWX7L._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">Breach – Kollapse</span><br /><span style="font-family:verdana;">Una specie di outsider del passaggio di testimone dalla New School a tutto il discorso “post” di riscoperta e ri-proposizione (spesso calligrafica e sciatta ai limiti dell’indegno) della scuola Neurosis ad opera del giro Boston. In mezzo ci stanno Jane Doe delle future superstar Converge e soprattutto questo gioiellino di una band che ha sempre covato il proprio punto di vista lontano dai discorsi da grandi degli altri e se ne esce fuori con un disco d’addio –di lì a poco il gruppo si scioglierà, così che Kollaps è un po’ il loro Warehouse- che annulla qualsiasi possibilità di allargare il discorso senza andare a finire fuori tema. Staffilate ambient e aperture postrock sempre piuttosto tirate che finiscono per rovinare del tutto in due o tre pezzi di hardcore/metal à la Breach come li conoscevamo nei dischi fino a Venom (ma anche più efficaci in una Old Ass Player, forse il loro pezzo più rappresentativo di sempre). È uno di quei dischi-bignami che contengono un po’ tutto e ti fanno stare meno male per aver escluso roba tipo Thorns o Disharmonic Orchestra o che so io. Fossero vivi e vegeti oggi (a parte un reunion gig il gruppo non ha più fatto una mossa) sarebbero più coccolati degli Isis, ma che ci devi fare. A volte i migliori se ne vanno.</span><br /><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Breach &#8211; </span><a href="http://www.myspace.com/73645848">Myspace</a></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21TX82E6AML._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:108px;height:108px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21TX82E6AML._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">Teeth of lions rule the divine – Rampton</span><br /><span style="font-family:verdana;">Un side-project che consta dei due Sunn (o))) più Lee Dorrian e Justin Greaves (ex batterista dei disciolti Iron Monkey, supereroi superunderground dello sludgecore britannico e/o gruppo di punta del roster Earache di fine anni ’90). Un disco nel 2002 e nient’altro, tra l’altro accolto tra l’esaltazione dei fan e gli sbadigli/scorreggine della stampa metal che conta, destinato a riscoperta tardiva ad opera di chi si è preso la briga di ripercorrere all’indietro la strada percorsa da Greg Anderson e Stephen O’Malley dopo il successo di Sunn (o))) rendendo TOLRTD una specie di culto dell’underground degli anni ’00 nonostante i nomi coinvolti. Il monicker viene dritto da un titolo presente su Earth2, la seconda traccia è una cover di Killdozer; la prima è un pachiderma di mezz’ora dal titolo He Who Accepts All That Is Offered. Il titolo viene da un viaggio olandese finito male a forza di pessime droghe, il sottotitolo è Feel Bad Hit Of The Winter (un altro bel dito medio contro la cricca di Josh Homme). Dentro ci stanno i drones magmatici del secondo disco di Earth e il groove industriale col freno a mano tirato di scuola Fudge Tunnel, più il ritorno dei primi Cathedral (con buona pace di chi dava del bollito a Leo) in un incubo di voci effettate e colpi di batteria che ti spaccano in due. Se ne esce un po’ devastati, ma di tanto in tanto va messo su. Il pezzo per stare male, come promesso dal titolo.</span><br /><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Teeth of lions rule the divine &#8211; </span><a href="http://www.myspace.com/hewhoacceptsallthatisoffered">Myspace</a></div>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/junkiepop.wordpress.com/796/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/junkiepop.wordpress.com/796/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/junkiepop.wordpress.com/796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/junkiepop.wordpress.com/796/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/junkiepop.wordpress.com/796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/junkiepop.wordpress.com/796/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/junkiepop.wordpress.com/796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/junkiepop.wordpress.com/796/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/junkiepop.wordpress.com/796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/junkiepop.wordpress.com/796/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/junkiepop.wordpress.com/796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/junkiepop.wordpress.com/796/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/junkiepop.wordpress.com/796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/junkiepop.wordpress.com/796/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/junkiepop.wordpress.com/796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/junkiepop.wordpress.com/796/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=junkiepop.com&#038;blog=5478370&#038;post=796&#038;subd=junkiepop&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">GiorgioP</media:title>
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		<title>1996 2002 &#8211; i sei anni che non sconvolsero il mondo (i dieci migliori dischi nu metal scritti a quattro mani)</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 23:03:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiop</dc:creator>
				<category><![CDATA[four hands]]></category>
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		<category><![CDATA[madeleine]]></category>

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		<description><![CDATA[Prologo: durante l&#8217;ultima trasmissione di Walk this way (a proposito abbiamo fatto un tumblr, sta qui e avrete tutte le &#8230;<p><a href="http://junkiepop.com/2008/03/11/1996-2002-i-sei-anni-che-non-sconvolsero-il-mondo-i-dieci-migliori-dischi-nu-metal-scritti-a-quattro-mani/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=junkiepop.com&#038;blog=5478370&#038;post=790&#038;subd=junkiepop&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:left;font-family:verdana;"><span style="font-style:italic;">Prologo</span>: durante l&#8217;ultima trasmissione di Walk this way (a proposito abbiamo fatto un tumblr, sta <a href="http://walkthisway.tumblr.com/">qui </a>e avrete tutte le puntate d&#8217;ora in poi da scaricare, non è un podcast ma ci si arrangia) sono usciti fuori quelli che alla romana chiamiamo, altarini, ovvero il segreto di Pulcinella ovvero che chi vi sta scrivendo per 6 anni ha fatto il dj in discoteca.</div>
<p><span style="font-family:verdana;">Di musica nu metal. Ecco.</span><br /><span style="font-family:verdana;">Ora, se (come potete sentire) nella puntata, tutto ciò sia giustamente diventato motivo di ironia, soprattutto da parte mia, mi è venuto in mente, ragionandoci, che il numetal, quella stagione lì, così breve ma così prepotente è stata per l&#8217;appunto, uno dei momenti discografici e musicali più volatili che io ricordi, pieno di cloni e di menzogne ma, pur nella tragedia foriero di dischi grandissimi.</span><br /><span style="font-family:verdana;">Io e quel terrorista di </span><a href="http://semiscrivi.wordpress.com/">Kekko</a><span style="font-family:verdana;">, abbiamo deciso di spiegarvelo al volo, cinque dischi io e cinque lui, almeno quello che è stato il nu metal per noi. Vecchi.</span><br /><span style="font-family:verdana;">I miei sono i primi cinque. Gli ultimi ovviamente i suoi</span></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21qxFqAS%2BvL._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:107px;height:107px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21qxFqAS%2BvL._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">Korn &#8211; Life is peachy (Immortal)</span><br /><span style="font-family:verdana;">Che è in effetti il momento in cui il nu metal è diventato un fenomeno di massa. I Korn avevano lasciato indietro i riff tronfi a là Iron Maiden, ribassavano le chitarre che suonavano quasi fossero bassi e Johnathan Davis creò un autentico stile fatto di parlato, rappato, growl. Il tema era tendenzialmente gli incubi e la musica oscura assai. Assuefatti da sesso e altre sostanze illecite i 5 di Bakersfield erano un&#8217;autentica macchina. La dimostrazione che il metal potesse diventare fenomeno di massa, come avevano insegnato la via i Metallica. Solo che Life is peachy tendenzialmente è inarrivabile. Per tutti. (Ps contiene una cover meravigliosa di Lowrider, presente fuori in 60 secondi? Ecco)</span><br /><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Korn &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=VOBt-AKOAGw">A.D.I.D.A.S. (video)</a></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/11ZwDJ2EVeL._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:108px;height:108px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/11ZwDJ2EVeL._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">Deftones &#8211; White pony (Maverick)</span><br /><span style="font-family:verdana;">Di solito la carriera dei gruppi nu metal è stata concentrata nei primi due lavori, i Deftones con il loro terzo arrivano alla consacrazione. Partiti da uno stile debitore all&#8217;hardcore old school con White pony arrivano a una struttura di canzone che è basata fondamentalmente sulle atmosfere e la splendida voce di Chino Moreno, i ritmi non sono sincopati o rudi, anzi per alcuni aspetti i Deftones vengono anche accostati alla vecchia scuola </span><span style="font-family:verdana;">dell&#8217;emo (Quicksand su tutti) ovvero una melodia su un tappeto di pesantezza sonora. L&#8217;apice è Passenger con Maynard Keenan dei Tool. Disco perfetto, senza ombra di dubbio. Se c&#8217;è stata una sintesi del genere indubbiamente White pony ha avuto una delle formule più efficaci</span><br /><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Deftones </span><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">- </span><a href="http://youtube.com/watch?v=KyHBHB6P_Gw">Back to school (video)</a></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31GKD5R7A3L._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:106px;height:106px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31GKD5R7A3L._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">Limp Bizkit &#8211; 3 dollar bill y&#8217;all (Interscope)</span><br /><span style="font-family:verdana;">Usciti grazie all&#8217;aiuto degli (allora) amichetti Korn (l&#8217;altro elemento di fama era avere per Dj Lethal degli House of pain dietro ai piatti)  il primo disco dei Limp Bizkit è la commistione ideale tra la pesantezza derivante dal nuovo stile nu metal (vedi Korn) unito alla scuola dell&#8217;hip hop. Fre</span><span style="font-family:verdana;">d Durst non era un cantante ma uno showman vero e proprio e Wes Borland indubbiamente era uno che coi riff ci sapeva fare e tanto. Il disco ne è pieno (Counterfeit e l&#8217;epocale Stuck), il disco sarà ricordato fondamentalmente per una cover di Faith di George Michael (nè carne nè pesce) </span><span style="font-family:verdana;">e per essere l&#8217;unico &#8220;puro&#8221; del gruppo, che poi sarà contaminato da quanto di più idiota e trendy e diventerà un gruppo per teenagers.</span><br /><span style="font-family:verdana;">L&#8217;esordio è una mazzata sui denti, roba che ancora a sentirla oggi ci si chiede come faccia un gruppo così a non avere preso il mondo per le palle e pulircisi il culo. Madò che immagine.</span><br /><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Limp Bizkit &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=Py9LzC-37NY">Counterfeit (video)</a></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31VEJAPXX6L._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:110px;height:110px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31VEJAPXX6L._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">Amen &#8211; We have come for your parents (Virgin)</span><br /><span style="font-family:verdana;">Chasey Chaos che guidava questa armata Brancaleone la mise giù come fosse il punk tornato in terra. In effetti We have come aveva (e ha) tutti i connotati per essere riconosciuto come l&#8217;ultimo disco realmente punk della storia. Catastrofico, totalmente rabbioso e senza direzione come il suo leader (tipetto poco raccomandabile che però scriv</span><span style="font-family:verdana;">eva </span><span style="font-family:verdana;">tutto da solo esclusa la batteria) prodotto da Ross Robinson che dopo Korn e Limp Bizkit (e At the drive in) non dico fosse come Rick Rubin del gener ma poco ci mancava.</span><br /><span style="font-family:verdana;">Gli Amen pagavano il fatto di non essere per nulla accessibili, di non avere singoli e di spaventare. Ma il punk è destinato a morire, o meglio chi fa punk vero non arriva nè ai soldi nè al riconoscimento.</span><br /><span style="font-family:verdana;">Per me sì, però.</span><br /><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Amen &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=6uXznRitwro">Price of reality (video)</a></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21pIFRlx74L._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:108px;height:108px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21pIFRlx74L._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">Glassjaw &#8211; Everything you ever wanted to know about silence (Roadrunner)</span><br /><span style="font-family:verdana;">L&#8217;emo in un certo senso inizia da qui, o meglio l&#8217;emo che poi ha partorito quel connubio</span><span style="font-family:verdana;"> tra metal e hardcore che è sfociato in Poison the well e From a</span><span style="font-family:verdana;">utumn to ash</span><span style="font-family:verdana;">es. All&#8217;inizio scambiati come un clone degli Incubus (di cui però erano sicuramente meno puttane e rispetto a cui si conce</span><span style="font-family:verdana;">ntravano un po&#8217; di più sull&#8217;impatto emotivo della canzone) scrissero autentici manifesti come Sjberian kiss o Ry ry&#8217;s song, metal che diventa melodia, anzi, hardcore e melodia.</span><br /><span style="font-family:verdana;">Daryl Palumbo era il cantante che poi ha sputtanato davvero un po&#8217; tutto non riuscendo a condurre in porto un gruppo che meritava ben altre sorti (è un destino del genere ve lo dicevo) e si è in finale </span><span style="font-family:verdana;">deteriorato alla ricerca del pop.</span><br /><span style="font-family:verdana;">Ha fatto questo disco però e tanto basta con i testi in assoluto migliori di tutto il nu metal. Altrochè</span><br /><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;">Glassjaw &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=4JE2TL3LSwE">Sjberian kiss (video)<br /></a></p>
<p><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31ATyveH24L._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:111px;height:111px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31ATyveH24L._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">Sepultura &#8211; Roots (Roa</span><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">drunner)</span><span style="font-family:verdana;"> </span><span style="font-family:verdana;">Max Cavalera è una specie di Giovanni Lindo Ferretti dell’heavy.</span><span style="font-family:verdana;"> Si laurea in Violenza negli anni ’80 in mezzo alle favelas di Belo Horizonte con dischi già epocali di death metal terzomondista pesantemente dischargiano, attraversa i primi anni ’90 creando capolavori di post-thrash evoluto ed approda ad un seminale forma di tristissimo aggro-volemosebbène con Soulfly (un progetto solista totalmente dedicato a un figlio morto -manco figlio suo). In mezzo ci sta l’ultimo disco dei Sepoltura in formazione originale, lui e il fratello più Paulo Jr. e Andreas Kisser. Dopo la cavalcatona di Ratamahatta la metà dei metallari progressisti in circolazione se ne va dal parrucchiere a fare i dreadlocks, ma al di là del groova Roots è una </span><span style="font-family:verdana;">nuova frontiera del metallo pesante: tamburoni tribali e chitarre così distorte che diventa quasi impossibile percepire il riff. E il trionfo della poetica di Max: quei bei testi di rivolta proletaria alla sto imparando l’inglese, ma la prossima andrà meglio che lo rendono il grande artista che è</span><span style="font-family:verdana;"> </span><span style="font-family:verdana;"><span style="font-weight:bold;"><br />Sepultura &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=8LgC7q5sWdM">Attitude (video)</a></span><a href="http://youtube.com/watch?v=8LgC7q5sWdM"><br /></a><span style="font-family:verdana;"><a href="http://youtube.com/watch?v=8LgC7q5sWdM"><br /></a><br /></span><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21ajoHf6WSL._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:110px;height:110px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21ajoHf6WSL._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">Pantera &#8211; Vulgar display of power (ATCO)</span><span style="font-family:verdana;"> </span><span style="font-family:verdana;">Con Vulgar accontenti sia le fighine che vogliono il pezzettino da ballare sia i punkabbestia, naturalmente se le une e gli altri sono dotati di un senso della misura e dell’umorismo. Non è l’apice della poetica di Philip Vincent Anselmo, la più incredibile rockstar di ogni tempo, e non è nemmeno l’apice di Pantera, titolo che affido senza un secondo di esita</span><span style="font-family:verdana;">zione a quel capolavoro di autismo anti-figa pseudoblackmetal con tendenze suicide che è The Great Southern Trendkill. Ma è se</span><span style="font-family:verdana;">nza dubbio quello che ha creato il concetto stesso di metallo groovettone con i break che ti spaccano a mezzo e che ti fanno voglia di saltare un po’ più in alto degli altri nel moshpit per poterli prendere a gomitate in testa. E poi c’è Phil che urla FUCKIIN – FUCKIIN – FUCKIIIN – FUCKIN HOSTIIIIIIIILE, la prima volta che lo senti mandi indietro il nastro e lo riascolti per almeno 43 volte. Naturalmente ora non ci sono più i mangianastri, ed ecco perché non capite un cazzo di che cosa sto di</span><span style="font-family:verdana;">cendo.</span><span style="font-family:verdana;"> </span><span style="font-weight:bold;font-family:verdana;"><br />Pantera &#8211; <a href="http://youtube.com/watch?v=rsiLJm45msE">Where you come from (video)</a></span><br /><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;"></p>
<p></span><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21DT50XGDAL._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:109px;height:109px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21DT50XGDAL._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">Helmet &#8211; Meantime (Interscope)</span><span style="font-family:verdana;"> </span><span style="font-family:verdana;">Questo è il concetto di roba “tasty” che Page Hamilton tira fuori dopo che la ricerca major dei nuovi Nirvana gli ha procurato un contratto Interscope e un pacco di soldi. A livello di intenti Meantime non è per niente diverso da Strap It On (pezzi tiratissimi di chitarra/chitarra/chitarra con una parolina sp</span><span style="font-family:verdana;">arata lì ogni tanto giusto per dare l’idea di una canzone). La chitarr</span><span style="font-family:verdana;">a ribassata e groovettona che strappa di continuo la inventa Page nella (quasi) title-track. E non ve n’è.</span><span style="font-family:verdana;"> </span><span style="font-family:verdana;"><span style="font-weight:bold;"><br />Helmet &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=uuFXNAqZsso">In the meantime (video)<br /></a></p>
<p></span><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31E8WSE0HFL._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:111px;height:111px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31E8WSE0HFL._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-weight:bold;font-style:italic;font-family:verdana;">(HED)PE – S/T (Jive)</span><span style="font-family:verdana;"> </span><span style="font-family:verdana;">Se parliamo di rapmetal parliamo di ‘sta roba qui, che non era mai stata fatta prima e non sarà più fatta dopo. In sostanza è una band di alcolizzati strafatti di speed, nascosti in terza o quarta fila tra le pieghe del giro California (SOAD/Snot/Incubus </span><span style="font-family:verdana;">e quant’altro). Il primo disco viene realizzato in stato d’incoscienza e consta di un dj che suona così peso nel mixaggio da far dimenticare bene e spesso che c’è anche un gruppo che suona sotto e di questo improbabile MC con vocetta petulante tipo Ldz Of Bklyn. Viene fuori la roba più psichedelica del crossover di ogni tempo, alle volte arrivare alla fine del disco ascoltando ad alto volume può dare problemi percettivi per diverse ore. Problema sormontabile: in genere lo si ripesca per la sola Serpent Boy, il singolone dell’anno ’97 per chi ha avuto il privilegio di ascoltarla.</span><br /><span style="font-family:verdana;"><span style="font-weight:bold;">Hed(Pe) &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=eSElziLY9TI">Serpent boy (video)<br /></a></p>
<p></span><a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/314CT5JKJWL._AA115_.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:114px;height:114px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/314CT5JKJWL._AA115_.jpg" alt="" border="0" /></a><span style="font-family:verdana;"><span style="font-weight:bold;font-style:italic;">Machine Head – The more things change (Roadrunner) </span><br />Robb Flynn sta a J Mascis come Max Cavalera sta a Giovanni Lindo: il quadro complessivo della biografia del suo gruppo lo fa sembrare un paraculo pieno di soldi e con il trip dei chitarroni che caccia via qualche membro del suo gruppo di tanto in tanto giusto per non perdere l’abitudine a farlo. Se metal moderno dev’essere, metal moderno sia: il primo disco dei Machine Head è una sorta di Cowboys From Hell risuonato con gusto, il secondo spinge peso verso il recupero di tutta la scuola Discharge/GBH e la mixa con tutto quel che tira in quegli anni: Korn, Nirvana, Sepultura, robe così. Sembra una cazzata a dirla, ma viene fuori un discone di inni da cantare a squarciagola fomentandosi come dei pazzi alzando il pugno chiuso (o le corna) e ruttando in faccia alla morosa. La mia preferita è Struck A Nerve, ma c’è Violate, Blood Of The Zodiac, Ten Ton Hammer…<br /><span style="font-weight:bold;">Machine Head &#8211; </span><a href="http://youtube.com/watch?v=LbbhMJl13HU">Ten ton hammer (video)</a></span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/junkiepop.wordpress.com/790/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/junkiepop.wordpress.com/790/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/junkiepop.wordpress.com/790/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/junkiepop.wordpress.com/790/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/junkiepop.wordpress.com/790/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/junkiepop.wordpress.com/790/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/junkiepop.wordpress.com/790/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/junkiepop.wordpress.com/790/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/junkiepop.wordpress.com/790/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/junkiepop.wordpress.com/790/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/junkiepop.wordpress.com/790/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/junkiepop.wordpress.com/790/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/junkiepop.wordpress.com/790/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/junkiepop.wordpress.com/790/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/junkiepop.wordpress.com/790/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/junkiepop.wordpress.com/790/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=junkiepop.com&#038;blog=5478370&#038;post=790&#038;subd=junkiepop&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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