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Heroes: Misfits
05 lunedì dic 2011
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27 giovedì ott 2011
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13 giovedì ott 2011
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05 mercoledì ott 2011
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04 martedì ott 2011

Avete presente gli speciali di Vh1 sui dischi rock dove una volta su due c’è Scott Ian degli Anthrax, Alice Cooper e le gemelle Olsen che parlano dei loro ricordi legati al disco? Ecco, Kekko ha voluto fare qualcosa del genere ma molto meglio, perchè ci sono tante persone imbazzate qua e là, gente che suona, che ascolta, che scrive di chi suona eccetera. Il tema è il ventennale di Nevermind ed è pieno di piccoli racconti veloci veloci da leggere prima di andare a dormire, un po’ la preghierina di fronte alla maglietta con lo smile o con la copertina del disco che adesso usate solo per imbiancare casa e che ha dei buchi grossi come un palla da biliardo. Lo potete trovare qui, in pdf così lo stampate e in epub così lo potete leggere sui vostri smartquellochevolete in giro. Anzi, intanto che ci siete spargete il verbo che merita.

19 martedì apr 2011
Parlare dei Get Up Kids è come parlare del proprio migliore amico. Parlare dei Get Up Kids è come parlare di un amico quando ti dice che ci prova con la stessa ragazza con cui stai uscendo. Parlare dei Get Up Kids è soprattutto e sempre parlare di ricordi.
La storia la sapete un po’ tutti: si sciolgono dopo dieci anni di intensa attività, dopo qualcuno si riformano e fanno tappa a Bologna per inculcarmi nella testa che i sogni son desideri e si possono avverare. Fanno un EP, tornano in Italia per una manciata di concerti, imparo a mie spese che tutte le cose buone hanno una fine e qualche mese dopo eccoli di nuovo con il vestito buono in studio per preparare l’atteso There Are Rules, anticipato dall’EP Simple Science (dove presenzia Keith Case, ora anche nella scaletta dell’LP).
Io direi di partire con due regole ferree da tenere scritte nero su bianco vicino al cd (magari coprendo la copertina che è bruttina): 1) il primo ascolto non conta, gli amori a prima vista sono un’invenzione del cinema e per capire il disco bisogna passarlo sotto esame diverse volte perchè non tutte le canzoni hanno l’impatto supermelodico mai scontato che i nostri beniamini ci hanno sempre regalato; 2) non allarmatevi se all’inizio non prende per niente. Cercando di essere minimamente coerente, pur sapendo che quando si tratta di loro la cosa è praticamente impossibile, mi sento in dovere di dividere il disco in due parti e due visioni a riguardo differenti fra loro.
La prima parte è quella dell’approvazione dello zoccolo duro dei fan storici, quelli che vogliono sentire il magone salire e imparare ogni sacrosanta parola dei testi a memoria. In There Are Rules troveranno ancora pane per i loro denti, soprattutto all’inizio e alla fine. La seconda è quella degli azzardi, di loro cinque dopo sedici anni passati assieme che si ritrovano nella loro sala prove e vedono che è ancora possibile creare quella magia e quel divertimento suonando assieme, con la piccola differenza che con l’aumentare dell’età le canzoni hanno preso una strada diversa. Ci sono più tastiere e armonie che vertono verso altri lidi. L’ascoltatore rimane sempre lo stesso sopracitato
ma qui si vede se è davvero fan abbastanza da mettere alla prova la sua pazienza e la voglia di comprendere la scelta stilistica abbracciata dal gruppo.
Io ci ho messo un po’ per lasciarmi andare ad un ascolto fatto con il cuore e avere un giudizio il più obbiettivo possibile: non è eccelso ma non è nemmeno malvagio; è diverso e l’ho già detto in mille modi diversi; è la brigata Pryor con gli amici di sempre, quelli che ti hanno aiutato ogni volta che avevi bisogno. Se un tuo carissimo amico ti presenta la sua nuova fidanzata e vedi che è meno bella di quella prima tu che fai, lo elimini dai contatti di facebook e smetti di salutarlo quando passa per strada perchè il paragone con la ex non regge? Chiaro che no, come è chiaro che fare paragoni non è il mio forte, ma magari un minimo l’idea l’ho data.
Chissà se loro stessi sono convinti di quanto scritto, cantato e suonate. Forse, anzi sicuramente, l’avanzare degli anni li ha portati a provare ad atteggiarsi da adulti e togliere un paio di cose per provarne altre. Magari hanno solo voluto dimostrare di essere capaci di fare cose diverse, chissà.
Io dico solo che il mondo è migliore quando c’è un disco nuovo dei Get Up Kids da amare o odiare.
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Edito di dovere, dato che subito dopo che ho postato i nostri Get Up Kids hanno linkato tramite il loro profilo di twitter il nuovo video (qua il link youtube)
08 venerdì apr 2011
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come ti trasformo in un hobbit in un mc in 3 semplici mosse, fight for your right, la catenazza della Volkswagen, the frat pack
Qualche giorno fa la pagina web Rapradar.com ha postato il ritorno sulle scene dei Beastie Boys, anteprima del disco Hot Sauce Commitee Part Two, registrato durante la lotta di Adam Yauch contro il linfonodo che nel 2009 aveva obbligato i tre ad annullare l’imminente tour. Al di fuori della canzone (che potete appunto ascoltare qua) faccio un ulteriore passo indietro per ricordare a tutti lo screenshot uscito a dicembre dell’anno scorso:

Quel video è ora realtà. E ci sono tutti. Tutti. Elijah Wood merita la menzione d’onore per una recitazione a menadito e fantastica. Bravissimi.
A voi il divertimento.
07 lunedì mar 2011
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14 venerdì gen 2011
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09 giovedì dic 2010
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16 martedì nov 2010
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08 lunedì nov 2010
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26 martedì ott 2010
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19 martedì ott 2010
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24 venerdì set 2010
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20 lunedì set 2010
Un appunto che alcuni mi fanno è che in dieci anni qualche cosa l’ho cambiata, alcuni assoluti non lo sono più e soprattutto dico cose che “in altri tempi non si sarebbe mai pensato di sentirmi dire”.
Ah esco anche meno di casa, ma quelli sono prettamente fatti miei.
Detto ciò oggi a 35 anni mi riscopro a dire che i Sonic Youth sono il più grande gruppo della storia dopo i Beatles, roba che dieci anni fa non avrei mai pensato, figuriamoci dire.
Un gruppo che per me era più una maledizione per un disco come Dirty che continuavo a perdere in traslochi, grandi canzoni, anthem giovanilistici e un concerto al Tenda Strisce coi Pavement di spalla, tanto per carità, ma non tanto da.
La cosa che mi ha portato a questo sono stati 5 anni di ascolti, e di un anno (l’ultimo) passato con un libro in mano: Psychic Confusion di Stevie Chick.
Lo spunto me l’ha dato l’Arcana, con una edizione pressochè conforme all’originale per copertina etc, 22 e 50 gli euro (anche se c’è da dire che la traduzione a tratti è imbarazzante).
Un anno fa, aperto questo libro ho deciso, e capito che nelle pagine di stortume di questo quartetto il nero di stampa sul bianco non bastasse, ma che sentire durante la lettura il disco che in quel momento girava sul libro fosse a suo modo un’esperienza.
Ecco, lì (e non ne ho letti molti ma la grandezza dei libri musicali -alcuni almeno- è questa) le parole ti portano dentro al feedback ai concerti nel deserto, al legame con Cobain e Madonna, all’establishment musicale e alle recensioni idiote (e anche qui nel paese nostro ne ricordo una idiota e cogliona su Blow Up che mi ha di fatto smettere di comprare il giornale ai tempi di The Eternal) e ai mutamenti. Un percorso di 30 anni che resi meglio di così non si può. Fa quasi venir voglia di dire che Chick abbia idea di cosa voglia dire essere Sonico.
Sarebbero piaciuti ai Beatles. Di sicuro.

16 giovedì set 2010
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08 mercoledì set 2010
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03 venerdì set 2010
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09 lunedì ago 2010
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