Di recente ho riarredato il mio appartamento assieme al mio coinquilino (che è la versione più magra di Seth di Superbad, con l’hobby della brutta musica) aggiungendo alla postazione videoludica un Nintendo 64 che si inceppa mentre giochi, sprovvisto di memory card, e lo stereo che era a casa dei miei genitori, un Samsung MM-B5 con una piastra per cd e un tape deck, rimasto orfano di postazione a causa della nuova super tv ultrapiatta HD del salotto. Ovviamente la nostra tv ha ancora il caro vecchio tubo catodico.
Partite a Mario kart 64 in cui mi faccio asfaltare, livelli di Rayman in cui non capisco un cazzo e di 007 Goldeneye non parliamone perchè mi viene sempre da sparare all’elmetto come in Medal Of Honor e finalmente cd originali che non girano su laptop o su lettori dvd.
Di recente ho comprato anche tre musicassette e portato qua a Ferrara qualche cd lasciato a casa dei miei al mare, per provare a registrare con il mangianastri. Prendo su Get Up Kids, Pavement e Bright Eyes, e su quest’ultimo inciampo sbattendo il naso per terra. Da quanto tempo non ascoltavo Fevers And Mirrors?
Prima prova di registrazione è il singolo di Take It Easy (Love Nothing) trovato nella versione deluxe di Digital Ash In A Digital Urn. Sigaretta in bocca, cuffie, seduto per terra e Mojito artigianale fatto dal coinquilino dopo aver asserito “ma è quel frocio che mi hai portato a vedere a Ferrara Sotto le Stelle?”. Sì, è proprio lui, Riccardo.
La cassetta viene bene, scrivo i titoli nel lato A (sono solo 3 canzoni), metto la data, un paio di righe nel lato B e la tengo da parte per dare inizio ad una serie di mixtape o registrazioni a bassa fedeltà odierna-alta fedeltà di ieri, fatto di rincorse a spingere il tasto della pausa e cambiare cd su cd per dare fisicità alla scaletta che hai scritto sul foglio di carta appoggiato sul pavimento. Cose nuove 0, tanto High Fidelity lo abbiamo visto/letto/amato tutti e quindi la lezione di oggi è solo un ripasso.
Poi metto su Fevers And Mirrors e mi ricordo del Conor prima del parto gemellare, quello depresso che a 19 anni ha scritto quello che potrebbe essere l’autunno dei miei 23 anni, ma che già precedentemente aveva scritto A Perfect Sonnet, I’ve Been Eating For You e soprattutto It’s Cool We Can Still Be Friends, che oggidì potrebbe essere la pura perfezione sospesa fra migliaia di sospiri sdraiati per terra.
And we still watch movies, but we don’t share the couch
Nulla da dire sul disco in sé, perchè secondo me chi legge questa pagina un po’ Conor lo conosce bene.
Io con l’Oberst ho pure avuto occasione di farci due chiacchiere risicate andando a comprare le sigarette durante l’ultimo concerto che ha fatto a Ferrara. Lo facevo più alto e più antipatico, avrei voluto pure dirgli che il capello lungo non gli donava per niente ma mi sono limitato al richiedere una foto con lui che hanno visto al massimo due persone dato che sono venuto al peggio possibile. Se potessi tornare indietro gli avrei offerto una birra da dividere davanti al monumento del Savonarola, rigorosamente seduti per terra a parlare di Desaparecidos, di qualcuno in particolare e magari gli avrei chiesto pure di Arienette o della sua coinquilina che in Sunrise, Sunset gli chiede da quanto non si guarda allo specchio perchè è cambiato.
Lo stesso lo faccio ora ora, guardando e ascoltando lo specchio, come, cosa e in cosa sono cambiato?









