
Credo l’abbiate intuito, vi parlerò di cibo.
Non come una food-blogger che si rispetti, niente recensioni di ristoranti, niente ricettine per stupire, niente fotine carine con i piatti che sembrano disegnati e che non riuscirete mai a poi mai a riproporre ai vostri commensali.
Paradossalmente potrò anche farvi perdere l’appetito, perché non è tutto olio quello che luccica.
Mi hanno assoldato consapevoli – spero - della mia innata vena polemica e dell’assortimento dei miei ascolti musicali.
Sarò la vostra scatola di cioccolatini per quando avrete voglia di sedervi a tavola e farvi delle domande.
Vi stupirò oltremodo.
E mica sempre positivamente.
Non l’ho ancora specificato, ma va fatto: divoro anche molta televisione.
E mi piace parlare dei fatti miei.
Ora sapete a cosa andate incontro se cliccate su manuconta
Nell’attesa di una ricetta espressamente richiesta dal CAPO, vi lascio con un consiglio per l’acquisto, che è anche una madeleine personale: cercate nella vostra pasticceria di fiducia, quella sottocasa, quella con la vetrina che vi fa sbavare di più, insomma, in un reale negozio artigianale dove magari conoscete chi sta dietro il bancone, dei biscotti al burro; il must sarebbe trovarli con glassatura al cioccolato, come quelli nella foto qui sopra. Se non vi piace il cioccolato (COOOOOOSAAAA???) vanno bene anche quelli con la ciliegina o il cedro candito, ma mi raccomando, che non siano pasticcini alla mandorla, che poi non vale.
Fatto?
Ecco, adesso che li avete tra le mani nel vostro bel pacchetto con il fiocchetto dorato, andate a casa, preparatevi un bel tè, perché è già autunno e bisogna rassegnarsi al tempo che passa, e mentre aspettate i fatidici cinque minuti prima di togliere la bustina dalla tazza, cominciate a scartare i biscotti.
Non ci troverete un gran profumo nell’apertura, sono biscotti secchi che però secchi non sono, ve ne accorgerete al primo morso.
Se la pasticcera, o il fornaio, hanno fatto bene il loro lavoro, si scioglieranno in bocca in un tripudio di grassi saturi animali che però fanno tanto bene al cuore (speriamo non ci siano medici all’ascolto). Se la pasticcera, o il fornaio, sono stati onesti e hanno usato i giusti ingredienti, il cioccolato sarà vero cacao con burro di cacao, e il burro vero grasso di latte di mucca.
Vietato inzupparli nel tè, mi raccomando, quella era solo una scusa per mangiarli a ripetizione.
Ora che vi siete prestati a questo esperimento, non pensate di aver concluso qui il vostro percorso gustativo: il prossimo passo è cercare in dispensa e aprire quel pacchetto di biscotti al burro industriali che sicuramente mangiate a colazione, quelli con la forma da marketing e i nomi più improbabili, dai che ce li avete tutti.
Adesso prendetene uno come capro espiatorio, guardatelo, pesatelo, soppesatelo confrontandolo con il reale biscotto al burro, fateli guardare negli occhi a vicenda, fate vergognare prima il biscotto fake e poi vergognatevi voi di non aver mai ceduto alle lusinghe dell’altro.
Ora siete in pace con la coscienza, avete l’assoluzione per un’altro paio di biscottini fragranti e burrosi, finite il tè e andate in pace.
Ah, i biscotti nella busta mica dovete buttarli via, quando si sciolgono nel latte fanno la loro porca figura, li hanno studiati per questo!
manuconta: un nome e un cognome moccicati. scrive come parla e come mangia: moccicando. non sa bene cosa ci faccia qua con tutta questa bella gente acculturata, ma le piacerebbe poter dire “come il cacio sui maccheroni”

















