I Catatonia (quelli senza K chè sennò il genere era tutt’altro di quello che si sta per discutere) nel lontanissimo 1998 erano qualcosa di grande. O almeno l’NME del momento li piazzava come i nuovi (riempite voi gli spazi) di turno.
Di base era pop, ma neanche di elevatissima fattura, poppettino di quello che solo gli inglesi a volte possono trovare interessante. Cantante donna (Cerys Matthews) e squadra bene o male quadrata attorno non mi viene un pregio che fosse uno della squadra da mezza classifica gallese che erano.
Nel 98 arrivarono al successo mondiale con un brano dal titolo Mulder and Scully (e sì che nel 98 era da gran paraculi un titolo così) e di rimbalzo perchè visti i Garbage al momento veniva sbrodolato il successo di un gruppo pop con cantante femminile su tutti i succedanei. I Catatonia rientravano nel mucchio.
Road Rage però è una di quelle canzoni che mi rimase nell’orecchio subito: tonda, con quel gusto di melò che il pop deve necessariamente avere e un crescendo talmente bello da far venire da piangere. Forse l’unico motivo per cui sono esistiti i Catatonia, almeno per me è tutto compreso in quei quattro minuti, in quella voce da paperella che inizia e quel giro di basso.
Il pop, insomma.