NYC Ballads #8
Pubblicato: maggio 9, 2013 Archiviato in: NYC ballads | Tags: alan moore, May Day 2013, New York, Thomas Jefferson, V per Vendetta Lascia un commento »I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei propri popoli.
V per Vendetta, Alan Moore (citando Thomas Jefferson)
NYC Ballads #7
Pubblicato: aprile 26, 2013 Archiviato in: NYC ballads | Tags: New York, notes, on photography, quote, susan sontag Lascia un commento »To collect photographs is to collect the world.
The subsequent industrialization of camera technology only carried out a promise inherent in photography from its very beginning: to democratize all experiences by translating them into images.
Recently, photography has become almost as widely practiced an amusement as sex and dancing—which means that, like every mass art form, photography is not practiced by most people as an art. It is mainly a social rite, a defense against anxiety, and a tool of power.
When we are afraid, we shoot. But when we are nostalgic, we take pictures.
To take a photograph is to participate in another person’s (or thing’s) mortality, vulnerability, mutability. Precisely by slicing out this moment and freezing it, all photographs testify to time’s relentless melt.
Mallarmé, said that everything in the world exists in order to end in a book. Today everything exists to end in a photograph.
To photograph is to confer importance. There is probably no subject that cannot be beautified; moreover, there is no way to suppress the tendency inherent in all photographs to accord value to their subjects.
Essentially the camera makes everyone a tourist in other people’s reality, and eventually in one’s own.
What is this humanity? It is a quality things have in common when they are viewed as photographs.
Henry Peach Robinson’s Wildean claim that photography is an art because it can lie.
Photographs are a way of imprisoning reality, understood as recalcitrant, inaccessible; of making it stand still.
Much of modern art is devoted to lowering the threshold of what is terrible.
On Photography (1977), Susan Sontag
NYC Ballads #6
Pubblicato: aprile 12, 2013 Archiviato in: NYC ballads | Tags: 42, americana, don delillo, nyc, subway Lascia un commento »
La calca iniziò a diradarsi a sud della Quarantaduesima, e per tutto il percorso il traffico non diede tregua. A sud dell Quarantaduesima la gente aveva più libertà di decidere il passo, eppure i volti parevano grigi e afflitti, i corpi intabarrati davano un’impressione di clandestinità, e allora pensai che forse in quella metropoli la folla era davvero essenziale all’individuo, perché senza di essa non c’era nulla contro cui rivolgere la propria rabbia, mancava l’eco del proprio dolore, si dissolveva ogni prova concreta dell’esistenza di persone ancora più sole al mondo.
Americana, Don DeLillo
NYC Ballads #5
Pubblicato: marzo 29, 2013 Archiviato in: NYC ballads | Tags: batman, cold, douglas adams, nyc, primavera 1 Commento »[...] la vita trova sempre qualche appiglio. Essa prospera perfino a New York, anche se è difficile capire perché. D’inverno la temperatura scende molto sotto il minimo legale, o meglio lo farebbe se si avesse il buon senso di fissare un minimo legale. L’ultima volta che qualcuno stilò un elenco delle prime cento qualità del carattere dei newyorchesi, il buon senso si piazzò al settantanovesimo posto. D’estate fa un caldo boia. Va benissimo se si è una forma di vita che prospera col caldo e ritiene, come i frastrani, che una temperatura compresa tra i quarantamila e i quarantaquattromila gradi sia l’ideale; va molto meno bene se si è un animale che è costretto ad avvolgersi nella pelliccia di molti altri animali quando si trova in un certo punto dell’orbita del suo pianeta e che poi, mezza orbita dopo, scopre di avere la pelle in ebollizione. la primavera è sopravvalutata. Innumerevoli abitanti di New York non fanno che decantare i piaceri della loro primavera, ma se conoscessero minimamente i piaceri della primavera, saprebbero che ci sono almeno cinquemilanovecentottantatré posti, alla stessa latitudine, in cui passarla meglio che a New York. L’autunno, però, è il peggiore di tutti. Pochissime cose sono peggio dell’autunno a New York. Alcuni esseri che vivono nell’intestino crasso dei ratti non sarebbero d’accordo, ma la maggior parte degli esseri che vivono nell’intestino crasso dei ratti sono comunque assai sgradevoli, sicché la loro opinione si può e si deve tenere in scarso conto. Quando è autunno a New York, l’aria ha un puzzo come di capra fritta, e se si vuole respirare, la cosa migliore da fare è aprire una finestra e infilar la testa dentro un palazzo.
Praticamente Innocuo, Douglas Adams
NYC Ballads #4
Pubblicato: marzo 15, 2013 Archiviato in: NYC ballads | Tags: jack nicholson, melvin udall, metropolitana, New York, nyc, photography, subway Lascia un commento »Qui siamo a New York, amico mio. se ce la fai qui, ce la puoi fare ovunque.
Qualcosa è cambiato, Jack Nicholson
NYC Ballads #3
Pubblicato: marzo 4, 2013 Archiviato in: NYC ballads | Tags: Dance Dance Dance, greenwich village, Haruki Murakami, New York Lascia un commento »Da me ci sono due porte, una per entrare e una per uscire. Rigorosamente divise. Dalla porta d’ingresso non si può uscire, e da quella di uscita non si può entrare. Tutti seguono questa regola. Possono variare le modalità, ma tutti finiscono per andare via. C’è chi è andato via per sperimentare nuove possibilità, chi per risparmiare tempo. Qualcuno è morto. Fatto sta che non è rimasto nessuno. Tranne me, unico superstite. La loro assenza è sempre con me. Le loro parole, i loro respiri, i motivi canticchiati a bassa voce, aleggiano come polvere negli angoli di casa mia.
Dance Dance Dance, Haruki Murakami
NYC ballads #1
Pubblicato: febbraio 1, 2013 Archiviato in: NYC ballads | Tags: brooklyn, fifties, manhattan, New York, subway Lascia un commento »non avevo una donna perché il sesso, per me, aveva lo stesso sapore del sangue, della resina e del filo di sutura.
Dalia Nera, James Ellroy








