Guida del Mondiale 2014 – 3^ parte

cristina_balotelli

Ecco la terza parte della guida di Brasile 2014 (qui la prima, qui la seconda).
Per il resto, Mario Balotelli si sposa con Fanny Neguesha.
Lei si definisce “ballerina, modella, attrice e cantante” e dice di aver conquistato SuperMario con l’hip hop (?).
A non non ce ne può fregar di meno.
E per una volta possiamo anche ricordare che una sorella di Balotelli, Cristina, è laureata in Filosofia e fa la giornalista.

Gruppo E – Francia, Svizzera, Ecuador, Honduras

Ecco, c’è una delle mie squadre preferite da sempre: la Svizzera. Eterna delusa e maledetta dall’assenza ormai cronica di un bomber di razza dai tempi di Chapuisat, per la prima volta la squadra elvetica sembra avere un’ossatura talmente solida da poter sopperire all’assenza di un bomber degno di questa definizione. Davanti ci sono tanti giocatori interessanti – da Shaqiri a Stocker – ma nessuno di questi ha il gol nel sangue. C’è un mastino come Hitzfeld in panchina ed è garanzia di un assetto coriaceo, in grado di nascondere qualche crepa nel reparto difensivo. La sua grande rivale nel girone è naturalmente la Francia, che ha ottenuto la qualificazione al fotofinish con un play off vinto in modo a dir poco rocambolesco. Deschamps, che la guida, era praticamente già stato esonerato e in un attimo si è ritrovato ai Mondiali e anche con il dover di far bene. La squadra c’è tutta ed è ben assortita. L’infortunio di Ribery toglie tanta fantasia e tanta esperienza all’undici transalpino, che non può assolutamente fallire il passaggio agli ottavi. L’Honduras parte naturalmente come la peggiore del girone ma bisogna fare molta attenzione. Il progetto calcistico honduregno ha lavorato bene in questi ultimi anni, come dimostrano i quarti di finale all’Olimpiade di Londra, e la rosa è ringiovanita, soprattutto per merito del nuovo ct Suarez. Senza speranza di passare il girone, ma attenzione al giovane Najar dell’Anderlecht, laterale molto interessante. L’Ecuador è l’outsider del gruppo. Non sarà una passeggiata battere la Tricolor ma la squadra allenata da Rueda – il terzo colombiano a portarla ai Mondiali nelle ultime quattro edizioni – ha costruito la sua qualificazione in casa, dove è praticamente imbattibile. Il fatto di giocare in Brasile è un handicap da niente, quindi. Capitanati da Valencia, proveranno a dar fastidio all’annunciata egemonia franco-svizzera. Passano (non s’era capito) Francia e Svizzera. (Schachner)

Gruppo F – Argentina, Bosnia, Nigeria, Iran

Riusciranno i nostri eroi? L’Argentina dovrebbe prima o poi spiegare come sia possibile non vincere un Mondiale con un attacco formato da Messi, Higuain, Aguero, Palacio, Lavezzi, e lasciando Tevez a casa. No, sono davvero cose che sfuggono all’umana comprensione e che rendono il calcio lo sport in cui non è detto che vinca sempre la squadra più forte. Se non viene considerata come la favorita numero uno è perché un attacco così l’Argentina l’ha sempre avuto. Però, poi, boh: al dunque si scioglie come neve al sole. Magari il fatto di giocare in Brasile farà tirare fuori un po’ di huevos e di orgoglio. Passaggio del girone sicuro, però sul dopo è un po’ come andare di notte. Ah, che Messi vomita è una citazione di Willy Beaman di “Ogni maledetta domenica”. Mi pare evidente e siete degli asini a non esservene accorti. La Bosnia, come in genere tutte le balcaniche, è la squadra che accende più la fantasia del telespettatore tra le nazionali di medio cabotaggio. Come da tradizione c’è tanta fantasia e tanta locura (alla Boris) davanti, con Dzeko e Ibisevic che hanno fatto gol a carrettate nelle qualificazioni: quindi, occhio. Giocano con il 4-1-3-2 (non ho scritto male, son matti davvero) e in quel “3” ci sono Pjanic e Lulic (per cui il grande Lotito vuole 20 milioni 20). Se la gioca con la Nigeria per il secondo posto. Nigeria che sarà la “Locura, parte II” del girone, con un assetto che varia dal 4-3-3 al 4-2-3-1, reso affidabile grazie al fatto che sempre più giocatori militino in campionati europei di livello (Inghilterra Francia e ultima Italia). In mezzo al campo c’è “daje che se va bene lo vendo a 30″ Onazi (la citazione è lotitiana) e davanti un possibile tridente pesantissimo con Moses, Odemwingie ed Emenike. Sicuramente da seguire. L’Iran facciamo che è la vittima sacrificale ok? Passano Argentina e Bosnia. (GiorgioP)

Guida dei Mondiali 2014 – 2^ parte

katia_ancelotti

Seconda parte della guida ai Mondiali 2014 (la prima è qui). Con le congratulazioni a Carlo Ancelotti e a sua figlia Katia.

Gruppo b – Spagna, Olanda, Cile, Australia

Ci sono tre gironi veramente duri in questo Mondiale: il gruppo B è uno di questi. La Spagna, campione in carica, ha dovuto giocare le qualificazioni e non era mai successo che una squadra dovesse ribadire ancora una volta, nei gironi per strappare un posto in Brasile, una superiorità internazionale dimostrata non solo come nazionale. Ha traballato un po’, a sorpresa, ma quando si è trattato di tirar fuori le unghie si è dimostrata rapace e come sempre e ha sbattuto la Francia ai play off. Ha cambiato qualcosina rispetto all’Europeo e ha lasciato a casa una lunga lista di fenomeni. Con guru Del Bosque ancora in panchina, rischiano di vincere ancora una volta. Poi c’è l’Olanda, che è inspiegabilmente sempre una delle mie squadre preferite, in genere per la speranza di rivedere quel calcio totale di cui non ho goduto nel ‘74. La possibilità c’è in questa edizione, perché Van Gaal è garanzia di idee e il fatto che abbia già firmato con lo United fa sì che senta ancora di più la competizione. La rosa è molto più scarsa di tante edizioni passate e, nell’ottica del tecnico ex Bayern, questo potrebbe essere un vantaggio per imporre ancora di più il proprio gioco. La sudamericana del girone è il Cile, un’eterna delusa in Coppa del Mondo. In rosa ci sono diversi talenti ma la Roja sembra avere sempre poco feeling con questa competizione. Vidal, Sanche e il ritrovato Vargas sono le frecce all’arco di Sampaoli, argentino, ex impiegato di banca e allenatore quasi per caso. Chiude il girone l’Australia, alla sua terza partecipazione consecutiva in coppa del mondo ma con un ranking bassissimo e con la rosa meno competitiva degli ultimi 10 anni. Penso non abbiano molte speranze, anche se c’è il giovane Halloran che non mi dispiace. La mia idea su questo girone è che l’unica che ha qualcosa da perdere, e che può essere perso, è proprio la mia favorita. Ciò nonostante, passerà il turno. Quindi, avanti Spagna e Olanda. (Schachner)

Gruppo D – Colombia, Costa d’Avorio, Grecia, Giappone

Daje Yao Kouassi Daje Gervinho. Se tifi o sei simpatizzante della Roma è più facile che tu abbia più attenzione per questo girone che per quello dell’Italia. C’è la Costa d’Avorio e Ancelotti – che non è uno scemo – al tempo disse “Sì alle squadre nazionali, ok all’Italia ma morirei per allenare la Costa d’Avorio”. Facciamo un gioco di soli nomi: Gervinho, di cui sopra, Kolo e Yaya Tourè, Drogba, Kalou e altra mezza Ligue 1, e Lamouchi in panchina. Viene da pensare che cosa succederebbe con un allenatore pragmatico (magari proprio alla Ancelotti): l’idea di essere una delle prime quattro dei mondiali sarebbe molto ma molto più concreta. La Colombia purtroppo pagherà l’assenza di Radamel Falcao, lasciato a casa per infortunio; in difesa hanno Yepes e Zapata, e questo la dice un po’ tutta; in mezzo al campo Quintero, Guarin e Cuadrado assicurano tanta qualità e sicuramente un gioco per lo più divertente; davanti c’è Jackson Martinez, che lo vuole mezza Europa (Roma compresa, pare). E’ la contender del girone con la Costa d’Avorio ma dipende molto dal settore avanzato, più di tanto comunque non potrà fare, anche se forse tra le sudamericane è tra le più rognose. Con Falcao si parlava anche di potenziale sorpresa ai quarti ma lasfiga ha voluto diversamente. Grecia. Ogni volta che leggo Grecia mi sale la carogna della depressione, ché ricordo ancora degli Europei di uno squallore catenacciaro che gridava vendetta. Facendola breve, la rosa è quasi interamente in serie A, e questo dovrebbe dirla tutta sul valore (calcolando che molti neanche sono titolari qui in Italia), ultimo posto sparatissimo nel girone e gli si fa un favore, credo. Se poi arrivano e si rimettono a catenaccio, in Brasile, come probabilmente succederà, subentreranno anche dei cecchini dagli spalti per terminare presto lo stillicidio Giappone: vogliamo tifare Zaccheroni? Davvero vogliamo farlo? Siete sicuri? Perché qui la squadra è Kagawa dello United, quella busta da pubblicità di Honda – che solo Galliani poteva cascarci – e poco, pochissimo altro. Per assurdo dice sfiga che sia un girone non elevatissimo come caratura, quindi nessuno li prenderà sotto gamba: quindi non hanno da giocarsi neanche il fattore sorpresa. Però c’è Zaccheroni, dai (se a qualcuno sta simpatico, dico). Passano Costa d’Avorio e Colombia. (GiorgioP)

 

Guida del Mondiale 2014 – 1^ parte

ilaria_damico

Siamo alle porte dell’estate, tutti pronti a spalmarci sulle spiagge con le nostre carnagioni da impiegati del catasto. E l’evento principe di questa prima parte della stagione calda è solo uno: la liaison tra Ilaria D’Amico e Gigi Buffon. Screw the World Cup, a noi interessa solo il gossip. Quindi, prima di planare sulla battigia con la cremina protezione 50, è necessario fare un salto in edicola e acquistare un giornale scandalistico a piacere – Chi sembra essere il più preparato sulla vicenda, grazie Signorini – magari in accoppiata con un blocco enigmistico. Dei Mondiali, lo sapete, ci interessa poco: ne parliamo ora e non ne parliamo più (in quattro parti, due gironi alla volta).

Gruppo A – Brasile, Croazia, Camerun, Messico

Il primo girone è quello della squadra del paese ospitante. In genere è un gruppo leggero, in grado di permetterle il passaggio del turno, magari da capolista. In questo caso, però, non è andata benissimo  ai padroni di casa, nonostante siano considerati i grandi favoriti del torneo. Io, invece, sono un po’ in controtendenza e non credo che questo Brasile sia superiore a tutte le altre squadre. La nazionale di Felipao è sicuramente di grande qualità ma non è un carro armato, nel senso che come peso in campo ha qualcosa in meno di diverse avversarie per la vittoria finale. Manca il portiere, come al solito, e i difetti sono quelli di sempre: baricentro troppo variabile, terzini come ali, attenzione difensiva appena sufficiente. Però c’è il tifo, che vuol dire anche grande pressione. In ogni caso, io rimango dell’idea del rischio di un Maracanazo 2.0 contro un nuovo Uruguay. Il passaggio del turno è chiaramente una formalità. Meno certo è il nome della seconda squadra che supererà il girone, perché Croazia, Messico e Camerun hanno valori non troppo differenti tra loro. Gli unici europei del girone sono un po’ la mina vagante nel torneo, a mio parere. In rosa ci sono tanta qualità e giovani interessanti, che arrivano da una Under 20 che ha fatto paura a molti. Il vecchio ct, Stimac, se n’era andato dopo una sconfitta ininfluente contro la Scozia nell’ultima gara del girone di qualificazione del Mondiale, con la squadra già certa di giocare gli spareggi. La prestazione non gli era piaciuta e lo aveva fatto capire dimettendosi: i balcanici sono uno spettacolo. Ora in sella c’è Kovac – qualcuno lo ricorda al Bayern Monaco – che non ha molta esperienza ma è uscito indenne dai playoff. Si affiderà a un solidissimo 4-1-4-1, imperniato su due giocatori unti dal divino come Modric e Mandzukic. Il Camerun è al record di partecipazioni per un’africana al Mondiale, dove questa volta è arrivata però attraverso gli spareggi. C’è stato un po’ di ricambio generazionale ma l’ossatura è la stessa di quattro anni fa e lo smalto è un po’ venuto via. Eto’o è croce e delizia dei Leoni: prima lascia la nazionale, poi litiga con i tifosi, quindi torna ma se la prende con i compagni che lo coinvolgono poco nelle manovre di gioco. Non penso ci si potrà attendere molto da loro. La quarta del girone è il Messico, che ha faticato come mai per strappare un biglietto per il Brasile. Ha cambiato quattro allenatori in due mesi e giocato lo spareggio contro la nuova Zelanda – dopo aver dominato per anni la zona del Conmebol – lasciando fuori tutte le stelle, da Hernandez a Vela fino a Do Santos. Il nuovo tecnico, Miguel Herrera Aguirre, è un personaggio unico e sono praticamente certo che, tolto il Brasile, sarà l’assoluto protagonista del girone. Passano Brasile e Croazia. (Schachner)

Gruppo D – Italia, Inghilterra, Uruguay, Costa Rica

“Perdere e perderemo”, come diceva il presidente Borlotti. Alla fine è il girone del codice etico (una visione tutta letteraria che Prandelli dà all’espressione “se son forti vale tutto”) contro la tradizione e i calci in bocca. Mettiamo da parte il Costarica, che quasi interpreta il ruolo di vittima sacrificale (e probabilmente sarà la squadra che alla fine ci metterà più in difficoltà di tutte, state a vedere) e andiamo sull’Inghilterra. Per me Hodgson è uno dei selezionatori migliori in circolazione. Roy ceglie sempre i migliori, sa fare squadra, ha uno stile di gioco non troppo snaturante per i suoi e mette su un 4-4-2 che, al tempo, per un pareggio allenando la Svizzera (sempre contro l’Italia) fece innamorare Moratti e gli fece quasi prendere un cartone in faccia da Zanetti, uno che non picchierebbe neanche giocando a Street Fighter. L’Inghilterra ha un organico molto simile a quello italiano, un mix tra giovani ed esperti che hanno almeno un mondiale alle spalle; l’attacco è retto interamente da Rooney e Sturridg; in mezzo al campo sono tanti, tanti, tanti calci, come nella migliore tradizione britannica, con i vari Gerrard e Lampard (ovvero i due Palloni d’oro mai dati più scandalosi della storia). Credo molto nel concetto di collettivo messo su da Hodgson e sarà una rogna giocarci contro (voglio vedere Pirlo quante ne struscia contro quei due, per dire). L’Uruguay è una squadra fortissima, allenata da un grandissimo allenatore come Tabarez (storia bellissima è che un genio ora ottantenne, presidente di una squadra di calcio italiana e passato in giudicato per prostituzione minorile, abbia dato tempo di allenare a uno scalzacani come Seedorf e non ne abbia dato a Tabarez o Terim). Partiamo dall’attacco: Cavani, Suarez, Forlan, Hernandez, roba che glieli dici a Chiellini e Bonucci e cascano dal letto tipo Scoiattolo su “Up”. Ecco, io sul fatto che non prenderemo gol contro di loro ci credo poco. Il centrocampo ovviamente non è allo stesso livello (c’è pur sempre il da me amato Tata Gonzalez, ma esce da una stagione complicata sotto vari punti di vista) e tantomeno la difesa. In porta c’è “E’ tutta colpa del laser” Muslera. Se Tabarez gioca a farne uno in più, ci rovina. Arriviamo a noi, non segnamo da – boh – tipo un anno? Se ho capito come la vede Prandelli, la coppia davanti sarà Balotelli-Cassano (che suona un po’ come “mettiamoci in mano a Cristo”) con Cerci prima alternativa, e per me Immobile e Insigne giocheranno veramente poco (e Insigne, a occhio, per la poca pressione addosso potrebbe essere a mio avviso la variabile incontrollabile); in mezzo Verratti lo considero imprescindibile e il centrocampo non ha senso non sia a tre (con Pirlo e De Rossi, ma se Pirlo faticherà – cosa probabile – forse sarà più utile alla causa un Marchisio); la difesa per me dà più sicurezze in ruoli dove per molti altri è più debole, perché Darmian e De Sciglio ce li hanno in pochi veramente (così bravi in entrambe le fasi), mentre Bonucci e Chiellini li voglio vedere contro l’Uruguay (l’aspetto tanto ‘sta partita, si vede vero?). Insomma il mix è giusto, il problema è la testaggine di cazzo di chi è davanti (molti lo chiamano genio e sregolatezza, io lo chiamo così) ovvero del duo Antonio-Mario (che pare una coppia da film porno o un arrangiamento odierno di Totò e Peppino) che può assicurarti partite eccezionali, come dall’altra parte irretirti con leziosità e personalismi da buttarti nel pozzo di Batman. Io, fossi in Prandelli, formerei mai quella coppia: o uno o l’altro. Al massimo la rischierei col Costarica. Passano Italia e Inghilterra. (GiorgioP)

 

 

Non chiudiamo. Facciamo reboot.

non è un restyling ma una promessa e una specie di reboot
JunkiePop cambia, un po’ ma non troppo.
Tranquilli che non è un proclama e soprattutto non è lungo. Questi mesi sono stati abbastanza pieni di roba e personalmente mi hanno lasciato poco tempo per scrivere, credo anche agli altri che scrivono da queste parti.
A questo punto due scelte: chiudere JunkiePop (e magari aprire qualcosa da qualche altra parte e di diverso) o rimanere in piedi e continuare.Io non sono uno che si volta dall’altra parte, mai, figuriamoci per le cose proprie quindi JP rimane aperto.
L’idea è di un post settimanale e argomento variabile con le cose che vedete di solito da queste parti (più la rubrica unacanzoneunlibrounfilm che ha una sua serialità – grazie Laura) quindi libri, musica, film, fumetti o serie tv.
L’idea è di un post, probabilmente più lungo e logorroico di quelli scritti in precedenza e più centrato. Meno roba instant e più un “ma sì parliamone perché no, ma parliamone bene”.Insomma siamo ancora qui, rimaniamo qui e non ci spostiamo da qui.Che poi a proposito di quasi reboot l’uomo ragno con Miles Morales è anche più fico di quello con Peter Parker

ah dimenticavo, valutiamo nuovi ingressi. Se avete idee potete scrivere  mail a joyrent(chiocciola)gmail(punto)com

Kairo – 13

Copertina

Ho provato, nei giorni passati, a descrivere una situazione un po’ paradossale in cui mi sono ritrovato qualche sera fa, senza però riuscire a tirarne fuori nulla. Sarebbe stato necessario andare a ripescare dalla sfera privata cose impolverate e, soprattutto, circoscritte ad un numero di persone ben ristretto (due), quindi i miei tentativi di narrazione sono stati limitati da questi particolari e non ne è uscito nulla di buono. Nonostante le difficoltà ad esternare a terzi la situazione appena nominata, ho continuato a prendere pezzi di quel poco di quella sera di cui mi è rimasta memoria per tenere a mente alcuni passaggi e svecchiare la cartella delle cose di quella persona nell’archivio mentale delle interazioni sociali, aggiornare un file con 4 dita di polvere sopra. Cosa scema, ma rilevante: quel giorno suonavano gli Alkaline Trio a Bologna, ossia fare una spunta ad un gruppo che non ho mai visto sulla apposita lista. Al ritorno dal concerto non avevo molta voglia di ascoltare musica, a causa dei volumi da galera del Zona Roveri, però dopo la tappa in autogrill ho acceso la radio e messo su il disco dei Kairo.

La persona che era con me al concerto, la stessa di cui parlavo, si è ‘lamentata’, nel senso che ha sottolineato più volte, quanto le persone al concerto fossero le stesse che popolavano MySpace negli anni d’oro dei ‘festival’ all’Estragon, eccetera (parafraso e leggo fra le righe, non ha specificato quello, ma penso intendesse quel gruppo di eventi in cui si riunivano – ci riunivamo – belli, giovani e simpatici per vedere il concerto e rimanere perplessi davanti a certi personaggioni assurdi, piastrati, supermagri e via dicendo, ben al di fuori della scena così come l’accezione più nobile la considera, quella con le toppe dei gruppi d-beat, del circolo di persone che suonano in 4 gruppi conosciuti tanto da Davide della provincia di Ferrara quanto da gente che li invitava a suonare chissà dove nel sud est asiatico o da altre migliaia di persone, dell’AMD, quella che ho sempre visto da fuori con occhi di ammirazione e gelosia per chi la potesse vivere quotidianamente).
Parlo al passato: mentre ascolto il disco dei Kairo ho nelle orecchie il fischio causatomi dalle casse del concerto del Trio, la voce scocciata della mia compagna di concerto che dice MySpace un tot di volte (e, perdonami, ma all’undicesima volta probabilmente me ne sarei scappato via urlando ‘basta, basta'; fortunatamente ti sei salvata in tempo) e ‘scena’ come interpretante in attesa di referenti che lo riempiano di significati. Ascolto i Kairo e penso all’intervista letta qualche giorno prima al cantante de L’Amo, ai Vacanza e a La Via Degli Astronauti (che non ho mai sentito, ma di cui invidio la ragione sociale – splendida, forse il nome più bello da dare ad un gruppo). Penso che non conosco nulla di questi gruppi/insieme di persone che fanno ‘movimento’, ma che mediamente, chi più e chi meno, mi piacciono tutti. 13 al primo ascolto non mi era piaciuto, poi è cresciuto molto bene, trasmettendomi una sensazione di vecchiaia.

Non proprio vecchiaia, diciamo un paio di domande, come: ‘se avessi qualche anno in meno’, e per anno in meno intendo ‘se fosse ancora qualche anno fa, con le dovute compagnie e situazioni’, questo disco mi avrebbe colpito da subito o no?’. Non riesco ad ascoltarlo collegandomi con il pilota automatico ad una serie di ricordi – ecco, così forse mi avvicino di più alla sensazione -, mi infastidisce la cosa? Sì, certo, ma questo non agisce sul disco, solo su una somma di cose che evidenziano, ad esempio, quanto mi sia chiuso fuori dalle interazioni sociali nell’ultimo anno e mezzo, che a sua volta manda un messaggio al mio ascoltarlo e ne viene influenzato – quindi sì. Fosse stato altrimenti probabilmente il disco lo avrei apprezzato immediatamente. Questa cosa è un po’ forzata, forse, ma la coincidenza ha voluto che i numeri dell’operazione portassero ad una certa somma, per cui la parola ‘inevitabile’ non stride così tanto alle mie orecchie, pensando alle immagini recitate con poche parole nei testi dei Kairo contestualizzate a quella sera.

I Kairo, arrivando finalmente al concreto, suonano emo come lo suonavano, più o meno, i Sore Eyelids. Nervoso e pieno. La forza della formula (e quanto mi fa cagare scrivere cose come ‘la formula’ lo so solo io e adesso pure chi passerà di qua a leggere) è, per le mie orecchie attente ai particolari, capace di mantenere un certo contenimento nella forma (parentesi precedente) del power trio, che lascia possibilità a chi è capace di sfruttarle, ma che può privare parecchio. Ad esempio, la batteria alla fine di Vestiti non ‘stroppia’. Probabilmente un altro gruppo dopo il ponte avrebbe fatto un mezzo blast beat o un’altra cosa Ebullition (con cosa Ebullition spero di essermi fatto capire), invece mantiene un certo rigore in linea con la canzone. Non so, basta un niente per rendere un disco emo o punk melodico più o meno inspirato a, sparo un nome grosso per contenere anche quanto sia uscito dopo sulla linea temporale, i Dag Nasty – ma non che suoni come loro -, uniforme agli altri o fin troppo derivativo, soprattutto adesso nel pieno del botto di gruppi che cercano di riproporre quei suoni, con risultati esagerati e altalenanti. I Kairo giocano con la semplicità all’apparenza, ma i due anni di gestazione del disco, così almeno ho letto a riguardo, si sentono. Non è un disco eccelso, l’ascolto da scrivania non me lo aveva fatto apprezzare, ma ora posso dire che sia una delle cose più genuine, in fatto di nicchia, uscite qui – e un bel disco, senza megaseghe su genere o non genere.

13 fa pensare a pomeriggi troppo caldi con la spiaggia vicina e i vestiti buttati vicino alle pantofole, giusto di fianco del letto. Fa pensare anche a quei giorni di presagi prima di una rottura, quindi rientrano nel cliché del genere piazzandosi nella posizione genuina e più naturale, una costruzione involontariamente non forzata e fatta di ricordi. Ripeto, sono solo pensieri miei venuti alla mente mentre guidavo, dopo una situazione che in una parola facile direi imbarazzante, ma che è tutto l’opposto – ‘magari scomoda’. Forse – anzi, sicuramente – scomoda e distaccata, uno scenario che, considerando la mole di ricordi che avrebbe potuto lanciarmi contro, più quelli dei bei tempi della gioventù riaffiorati con il concerto degli Alkaline Trio, aveva i mattoncini giusti per costruire un’epifania a tutto tondo, un bacino di pensieri alimentati a caffè e autoradio che però non ha mai colpito – e forse non è mai stata lanciata. Ecco il perché della domanda sulla vecchiaia–non vecchiaia.

Ho paura di aver parlato a metà un po’ troppo. Il disco è bello, fidatevi e ascoltatelo qui. Dura poco, l’ho ascoltato due volte tornando dal concerto. La prima solo ascoltandolo, la seconda cantando dietro al volante (tanto non c’era nessuno che mi potesse vedere). Sono i Sore Eyelids, i Grown Ups e/o i Glocca Morra sfamati a Pizza con la P e non a Pizza Hut.