L’odore dei post quando li butti via

Le leggende il più delle volte le fanno gli abbandoni e le chiusure.
La cosa che si ricorda di Platini per dire, a parte i goal, è che si è ritirato presto, prestissimo a 32 anni. Senza voglia di battere record o fare la foca ammaestrata per soldi, basta. C’est fini.
I Laghetto erano un gruppo che ad avercelo oggi sai le magliette, sai twitter, sai facebook, sai sta grandissima fava di globalizzazione e di dischi vuoti e pieni di marketing come si sarebbero dovuti inchinare a novanta gradi. Invece no, i Laghetto ai giorni d’oggi non ci sono mai arrivati, due dischi che definire TUTTO è riduttivo con quell’hardcore sbilenco per come perdio va suonato e strillato e quei titoli a metà tra la presa per il culo e il senso di quello che si canta, come il bellissimo L’odore dei pomeriggi quando li butti via o ilconcettodelladroga o Obi Wan Kenobi (Jedi Old School). Gruppi matti così non ce ne sono più, c’erano gli Inferno (che amo) e che anche loro hanno chiuso baracca e burattini, ma tutti quelli che hanno amato almeno una canzone accacì e le deviazioni da trentesimo tornante e vomito in gola tipo Locust almeno una volta nella vita, per me, dovrebbero sentire Sonate in Bu minore e buttare al cesso tutto il resto.
Tutto questo per dire che a valle di un panegirico così, che comunque una sua importanza ce la dovrebbe avere visto che non scrivevo da due settimane è uscito il doppio disco tributo ai Laghetto in fridaunlò, ci partecipa quella che ad occhio è la gente più meritevole del panorama italiano, i Marnero, gli Uochi Toki, gli Inferno (daje), Bologna Violenta, Heisenberg, Chambers, i Luminal e un milione di altri.

Qui c’è il link

Prima però sentitevi sul soundcloud Sonate in Bu minore, almeno una volta nella vita. Poi mi dite.

(ah c’è anche disponibile una gallerie di pseudo cover realizzate da personaggioni belli. Uno è Francesco Farabegoli. Auguri ciccino)

Top Albums 2012 – Pistakulfi

non volevo farla quest’anno, per due motivi.
uno, non scrivo mai, giorgio mi vuole bene e ormai sono come babbo natale, passo una volta all’anno.
due, la lista che state per leggere è il risultato di un numero di ascolti nettamente inferiore a quelli che sono solito fare.
insomma, mai come quest’anno, è la MIA lista, troppe cose non ho ascoltato, ma chi se ne frega.
è una lista molto random, ho pensato a questa cosa delle dinamiche che ti portano ad un disco, ebbene negli anni vedevo sempre una fonte, un’ispirazione, più o meno stupida ma la vedevo, dai dj set quando cellulari e internet erano un abbozzo in divenire, alle riviste specializzate, fino ad arrivare ai blog e i forum.
Quest’anno invece se ci penso non trovo niente di preciso, se non il caos e me stesso.

Comunque, ho deciso di scombinare un poco le carte e fare diverse top 5

Top 5 Retromania

1 – Disappears – Pre Language
kranky records, di solito sinonimo di qualità, copertina bianco e nero, secondo lavoro per loro dopo l’ottimo esordio e passo avanti nettissimo. si c’è una novità, alla batteria, per chi non lo sapesse, c’è Steve Shelley dei sonic youth (uno dei miei gruppi preferiti? nooooooo che dite?). il suo tocco si sente eccome e il kraut si abbina a tutto ciò che di meglio esiste nell’indie rock. Hibernation Sickness

2 – Pop. 1280 – The Horror
sacred bones records, che di solito è sinonimo di belle copertine, disco d’esordio from new york city. schegge noise e atmosfere wave ma di quelle malate e contorte, tipo birthday party e suicide. Crime Time

3 – Unsane – Wreck
vabbè cosa volete sapere sugli unsane. kekko cosa dico? per me basta solo il fatto che spencer, curran e signorelli spaccano come e più di prima. violenza sonora come se non ci fosse ieri. altro che domani. No Chance

4 – Pontiak – Echo Ono
i tre fratelli barbuti fra una cosa e l’altra sono arrivati nel giro di pochi anni al sesto disco. sempre piaciuti ma mai come questa volta, li trovavo sempre un po’ fuori fuoco o troppo sperimentali in quello che poi in fondo dovrebbe essere hard rock di grana grossa. ecco qui ci sono solo pezzi di grana grossa. Lions of Least

5 – Deftones – Koi No Yokan
scrivevo scelta di CORE due anni fa quando misi in cima diamond eyes nella lista 2010. questo secondo me sta leggermente sotto ma 7 centri su 7 album è il grido di battaglia. sempre fedele ragazzi, sempre fedele. Graphic Nature

Top 5 Giramanopole

1 – Clubroot – Clubroot III (MMXII)
come mi ha detto un amico “ma è uguale agli altri due precedenti” vabbè io l’ho conosciuto quest’anno Dan Richmond e la sua dubstep profonda e scura come la pece. atmosfere dark e spazi siderali. se vi piace cercatevi anche i precedenti chiaramente. e consideratelo il mio album dell’anno. Faith in Her

2 – Orbital – Wonky
il mio album elettronico favorito ever (In Sides) proviene dal lontano 1996 e porta la firma dei fratelli Hartnoll. tutto mi sarei aspettato tranne un ritorno simile dopo 8 anni e un lavoro che forse contiene qualche arrangiamento un po’ eccessivo ma che lascia a bocca aperta per le soluzioni. Beelzedub (live)

3 – Squarepusher – Ufabulum
forse si era un po’ perso ultimamente, qui con Ufabulum è tornata la voglia di essere aggressivi, di prendere il toro per le corna, di fondere tutto, quando penso ad ufabulum mi vengono in mente la metallurgia e i metalmeccanici non so perché. elettronica da fabbrica di montaggio. Un album politico. Dark Steering

4 – Lone – Galaxy Garden
atmosfere danzerecce acid-house e rave persi nella memoria. un po’ balearic, al limite estremo dei miei gusti ma vince e convince e ripeto che non so che farci a volte se non danzare. Crystal Caverns 1991

5 – Gareth Clarke – Factory Brew
ecco, tornando al discorso di prima, non ho la minima idea di come sia arrivato a questo album, a volte penso non esista proprio. se qualcuno lo vede in giro mi avverta. Sublightweight

Top 5 Italians do it better

1 – Havah – Settimana
Havah è Michele Camorani batterista nei La Quiete. Havah è dal lunedì alla domenica. Havah è post-rock, Havah è shoegaze, Havah è wave. Havah è “finchè la passo liscia ripeto gli stessi errori come una formula giusta” tatuato sul cuore. Mercoledì

2 – Uochi Toki – Idioti
ogni volta che lo metto mi chiedo “ma io cosa ci faccio qui?” a sentire questo duo di Alessandria con un pazzo che declama su basi (industrial? si) dell’altro pazzo. poi ho scoperto che riesco ad emozionarmi per un trattato sull’alimentazione, Sberloni. e anche per tante altre cose. pazzeschi.

3 – Offlaga Disco Pax – Gioco di Società
voglio troppo bene agli offlaghi. quando uscì gioco di società, o meglio il singolo “parlo da solo”, pensai chiaramente che l’avessero scritta per me. less is more, sembra anche il loro modus operandi per un album tanto ispirato quanto essenziale, come se non lo fossero mai stati. ora non parlo più da solo, ora è solo Desistenza. Prima o poi scenderai da sola, dal muro.

4 – Disquieted By – Lords of Tagadà
Ancora col punk? ancora con questa maledetta adolescenza hc? son bravi ragazzi. e poi solo per il commento originale del gol del secolo infilato dentro Mami Mami Corazon io su questo post ce li metto

5 – Newclear Waves – Newclear Waves
Dio benedica la Mannequin Records. Detto questo, qui siamo dalle parti del feticismo puro. quello che si chiama minimal cold wave. un gelido sentire, un primordiale richiamo, è sempre bello tornare a casa. The Black Hand

Top 5 Varie ed eventuali (ovvero non sapevo dove metterli)

1 – Beak> – >>
il supergruppo con a capo geoff barrow dei portishead torna ad ammaliare con le solite trame kraut-rock in salsa psichedelica. Fast forward Yatton

2 – JK Flesh – Posthuman
sapete quanto vogliamo bene da queste parti a Justin Broadrick e a tutte le sue incarnazioni. se quella come Jesu cominciava a tirare la corda sul versante shoegaze, la nuova in versione JK Flesh torna sul versante Godflesh col metal industriale che si poggia sulle profondità del dub. Tutto o niente come al solito. Tutto. Idle Hands

3 – Monica Richards – Naiades
ho capito che esiste una trinità di dee nel mio mondo musicale. a destra siede Anneke Van Giersbergen dei Gathering, a sinistra Amanda Palmer dei Dresden Dolls e in mezzo c’è Lei, la Musa di Faith and the Muse. Monica, adottami! We Go On

4 – The Soft Moon – Zeros
l’album di esordio della sigla in questione rimane lontano anni luce da questo, ma due tre pezzi di quelli da wave gelida e muscolosa, quei muscoli asciutti, da arrampicatori, il buon Luis Vazquez ce li regala sempre. Insides

5 – Cold Showers – Love and Regret
troppe volte negli ultimi anni sono usciti gli epigoni di un’epopea post-punk new wave da revival posticcio e fuori tempo massimo. pochi hanno dimostrato di saper scrivere in un certo modo e tanto meno di possedere il sacro fuoco innovativo dell’epoca. finiranno male pure questi… intanto Violent Cries

Premio ristampa dell’anno

UV POP – No Songs Tomorrow
sentite che roba, maledetti! 

Premio compilation dell’anno

Trevor Jackson presents: Metal Dance
una sequenza impressionante di suoni EBM, INDUSTRIAL, POST PUNK, direttamente dai club anarcopunk che mi piacciono tanto. Ma qualcuno ci va ancora a ballare?

buon 2013 a tutti (a no… scusate… domani c’è la fine del mondo…)

Another wasted life, like so many before

Alla scuola media ero bellamente nella mia fase cottarella pop. Mi piaceva Justine Bateman di Casa Keaton, e amavo profondamente Susanna Hoffs delle Bangles. Inutile dire che ero sfigato (tutti, a quell’età si è sfigati, tolti tipo due esemplari su un migliaio) e ovviamente mi innamorai della mia personalissima chimera cottifera. Tale Germana.
Ovviamente Germana era bellissima, perfetta, la più bella della scuola, senza ombra di dubbio, e aveva una scorta a farle il filo che levati, alla fermata del 92 c’era meno gente. Io mi feci avanti, a modo mio, e per inciso avevo un anno di meno quindi mettete un raggio di possibilità di successo pari a quello della Lazio in una finale con Barcelona di Champions League.
Tentare non nuoce direbbe Reja.
Tentare non nuoce dissi io, solo che ero innamoratissimo, stracotto. Ogni volta che mi passava davanti non parlavo per delle mezzore. Insomma andò male. Da lì mi misi insieme alla sua migliore amica, Alessandra (bella forse più di lei ma meno appariscente, meno stronza, anzi per niente) e Germana (la stronza) la prese malissimo. Con Alessandra ci siamo dati un bacio, sulle labbra.
E basta.
E alla fine delle vacanze non stando nella stessa scuola perchè sarebbe andata al liceo, la lasciai. Che vivesse nella parallela della via dove abitavo io era un dettaglio. Ma tant’è.

Tutto questo potrebbe spiegare la mia inevitabile cotta che vivo da un paio d’anni per i Fucked Up. Io so che poi amerò profondamente altro e sono imparagonabili alle Susanna Hoffs e Justin Bateman del punk-hc (sostituisci tu che leggi a tutto questo Refused e Husker Du) so che ci sono cose meno appariscenti e meno stronze, che piacciono a meno persone ma io non posso farci niente e potresti goderti in maniera migliore, più snob e meno populista.
Ora come ora David comes to life andassi su un’isola deserta probabilmnente è il primo disco che porterei dietro. Perchè, direte voi. Per le canzoni, per come sanno essere punk in maniera paracula, ma così paracula che poi ti rendi conto che sono canzoni coi riff degli Husker Du, che vanno avanti tipo i Pixies e hanno melodie che espongono alla n il concetto di paraculaggine.
Che poi uno potrebbe dire fossero tutti così i gruppi paraculi sarebbe forse un mondo migliore. Ma io alla storia di David e Veronica mi sono affezionato, ho comprato il cd per il bookler e per leggermela. E’ un disco che tengo lì, sempre vicino allo stereo. Sopra a due vinili degli Husker Du e vicino ai Godspeed You Black Emperor.
Mi innamorerò di qualche altro gruppo, magari poi i Fucked Up me li ricorderò con un sottile imbarazzo e col cuore che batte un po’ più forte per qualche secondo. Ora come ora però non è così.
Ora come ora come iniziano a suonare non parlo per delle mezzore.
Chissà se hanno una migliore amica.

Del perchè i Lucertulas sono venuti qui a mostrare il credo

Gli amori, quelli belli, sono quelli a prima vista che ti fanno prendere e buttare tutto senza senno.
Gli amori a prima vista sono quelli che neanche ti ricordi del perchè sei arrivato a quel punto nè in che modo, ovviamente.
Gli amori, tolti quelli della vita, che la vita possono anche rovinartela (e cosa c’è di più bello di farsi rovinare la vita per un amore andato a male? pensateci) sono a volte film, dischi, gruppi.
Il mio amore, spassionato, attuale e spero futuro sono i Lucertulas.
Vedo i ghigni per un nome che sembra strappato a una congrega di mariachi che manco Rodriguez, vedo il sopracciglio che si inarca e magari fa paralleli con un altro gruppo magari con un nome di provenienza linguistica vicina e che ne so, magari i Mosquitos (altro grande gruppo), no non c’entrano niente nè coi Mariachi, nè con l’indie.
I Lucertulas sono uno di quei gruppi che ha un solo presupposto, spianare il culo uditivo di chi ascolta, e un gruppo così, con un approccio così (che più hardcore permettetemi, davvero non si può nel senso di compromessi), se non è raro poco ci manca.
Mettete un frullatore grande dove dentro possono girare sferragliate alla Shellac, ruvidezze hardcore a casaccio (dicono Unsane ma soprattutto US Maple), noise che Dio lo manda, tutto quello che può passarvi in mente dal post punk al post hardcore resettatelo e mandatelo avanti registrato su una cassetta di vent’anni fa. Con quello sporco e quell’aria grezza che vi siete scordati.
Un disco così (e un gruppo così non poteva che uscire dagli studi di Favero – Dio sempre lo benedica) ve lo dico ve lo sareste immaginato tranquillamente sulle pareti dei noleggiatori cd nel 93 magari vicino agli Helmet, magari vicino a Henry Rollins.
Hardcore perdio, anche se non è proprio hardcore, ma di una roba così e senza compromessi, cazzo se ce ne aveva bisogno una scena asfittica (in questo paese) come il culo di un settantenne sulla tazza di un cesso.
Viva Dio che c’è chi ogni tanto ci prova.

Lucertulas - The Brawl (Disco in download) (a 10 € vi portate via Cd e 12“)

Recensione spettacolare di Kekko su Bastonate (è amico mio)