Le vostre serie dell’anno
Pubblicato: dicembre 26, 2011 Archiviato in: poll, Top 2011, tv eye | Tags: amc, bbc, breaking bad, community, doctor who, downton abbey, fringe, hbo, how i met your mother, jj abrams, mad men, parks and recreation, save community save the world, steven moffat, the big bang theory, the fades, the hour, the killing, treme 4 Commenti »Che ormai la tv se non il primario è il quasi primario mezzo per la stesura di nuovi linguaggi, tanto per quello che riguarda le sceneggiature quanto i personaggi e le trame vere e proprie (Aaron Sorkin per dire, viene da lì e ora di là se lo litigano) per il cinema il 2011 è stato forse l’anno con più alto valore qualitativo di sempre sparso nelle varie serie tv. Ormai (o siamo noi che ci facciamo caso ora) il panorama è completissimo, ogni branca tematica è occupata da uno o più racconti e insomma. Se vi va qui sotto c’è l’elenco (non completissimo ma quasi) delle 30 serie tv completate (iniziate o finite, o solo finite) nel 2011.
Ci abbiamo messo anche American Horror Story per una questione di voyeurismo e masochismo, insomma lo abbiamo fatto per i lol.
5 voti come per i dischi dell’anno (avete controllato i risultati? A chi legge JunkiePop è piaciuto tanto Bon Iver, giusto per spoilerare un po’ – e anche I Cani). Mi rendo conto che dopo cenoni e pranzi sia complicato avere la lucidità però insomma, se vi va siamo curiosi (e se volete dire la vostra sul perché e il per come i commenti sono a vostra disposizione)
Insomma fate il vostro gioco. Io potrei al limite anche dare un solo voto: Clear eyes full hearts can’t lose.
Boss
Pubblicato: novembre 17, 2011 Archiviato in: tv eye | Tags: boss, breaking bad, connie nielsen, gus van sant, kathleen robertson, kelsey grammer, lionsgate, mad men, mario van peebles, nip/tuck, the wire, west wing 3 Commenti »Una settimana fa avevo sbrodolato tantissimo parlando di Homeland (ancora non lo vedete? davvero?) parlandone come della serie dell’anno. Conoscendomi (io e le persone che mi conoscono) sanno che sono una persona di facilissimi entusiasmi (che poi mantengo ma insomma parto da ODDDIO HO VISTO LA MADONNA e arrivo a sì caruccio) quindi non smonterò per nulla Homeland (che rimane serie dell’anno fino a prova contraria), ma rilancio su me stesso.
E rilancio con Boss.
Parliamo di un serial prettamente politico, la sinossi brevissima è la diagnosi al sindaco di Chicago (Tom Kane) di una malattia rara simile all’Alzheimer, ovviamente la carriera ha una corsia preferenziale e la malattia ai più sarà nascosta, con tutto quello che ne può conseguire. .
Boss è l’ideale punto d’incontro fra le lotte di potere di West Wing, le bassezze incontestabili di The Wire e le punte di mefistofelica cattiveria di Breaking Bad. Tutto o quasi è ovviamente nelle mani e nell’interpretazione (e il ruolo ca va sans dire) mostruosi di Kelsey Grammer sindaco decisionista e senza scrupoli di stampo quasi ducesco, spietato tanto nei momenti di lucidità quanto nel confronto con la natura della malattia, della politica e della famiglia in frantumi.
Scritto da Dio, basta la prima puntata per avere in 58 minuti la migliore spiega possibile dei personaggi in questione, e non parlo di un paio, parlo di tutti. Ognuno con le proprie disfunzioni, ognuno con la propria “malattia” nascosta. Boss è un’infezione, o un sipario strappato fate voi.
Lo sforzo enorme è indubbiamente quindi nella sceneggiatura possente e senza buchi di Levine e Greene (Nip/Tuck) e il progetto ha da subito avuto un appeal così forte che ha visto dietro la macchina da presa per il pilot Gus Van Sant (che è anche produttore) e per altri tre episodi Mario Van Peebles. Otto puntate già rinnovate per la prossima stagione (in cui saranno dieci) è ulteriore riprova del fatto che sia un serial in cui non si ciurli nel manico più di tanto, che al giorno d’oggi è una cosa abbastanza rara.
Che sia prodotto dalla Lionsgate (che ci regala quello che è forse la migliore serie in circolazione Mad Men) non è proprio un marchio di garanzia ma ci siamo a tanto così.
Già solo a scriverle certe cose uno sbava come un animale, figuriamoci poi se la resa risponde anche alle aspettative.
Il peccato vero è che sia breve. Ma ci si accontenta



