Carnage; o, Il polpettone

Giovedì scorso sono andata al cinema in Germania a vedere Carnage; in sala c’era un gruppetto di Fräulein che ogni volta che appariva in scena Christoph Waltz andavano in brodo di giuggiole (e io con loro), e quando si è tolto i pantaloni, non ti dico, nessuna di noi capiva più niente e i mariti volevano farci rinchiudere.

Quando andavo all’asilo il giovedì era il giorno del polpettone. Non nel senso del filmone epico melodrammatico che dura sei ore e un quarto, e la rivoluzione russa, e le cavallette, e tutti muoiono ma Tara rinascerà, e poi il tema di Lara – no, proprio il polpettone che si mangia. Il regno del polpettone era il refettorio, un mondo di tovaglie a quadrettini bianchi e blu, bacilli vaganti e bambini urlanti, puré lanciato contro le pareti, briciole di pane imbevute nell’acqua e bevute per sfida, e biscotti Oswego trangugiati insieme a ributtanti yogurt alla banana prima del riposino forzato.

Anche se te lo fai in casa con le migliori intenzioni, il polpettone è l’incarnazione del potenziale sprecato: prendi ottimi ingredienti, li metti nel BravoSimac, frulli per un quarto d’ora, esce una sbobba un po’ così a vedersi ma che comunque potrebbe avere un buon sapore. Poi avvolgi il tutto nella carta stagnola, metti il coso nella pentola a pressione, cuoci fino alla morte. La pentola fischia e fa un casino pazzesco, sembra essere sull’orlo dell’esplosione – che sarebbe una roba fighissima: immaginati la cucina Philippe Starck tutta imbrattata di pezzi di carne, fumo, vapore a 320°C, cose da Buster Keaton – e invece niente, arrivi al punto di cottura, spegni il fornello, la pentola fa meh, e ti rimane un cilindro di sbobba solidificata da fare a fette.

All’asilo il contorno del polpettone era sempre: patate (Christoph Waltz), piselli (Jodie Foster), fagiolini al burro (Kate Winslet) e carote bollite (John C. Reilly). Era la parte migliore del piatto, quella tollerabile; nel caso delle patate ci mettevi anche del gusto, e comunque  a me le carote, i piselli e i fagiolini sono sempre piaciuti. Se avessimo mangiato solo il contorno (specialmente le patate: tante patate, tanti amici) che bambini felici saremmo stati! E invece no: la bidella coi suoi modi grezzi e insicuri, e un grosso problema di falsa autorità percepita, diceva che se volevi altre patate dovevi finire il polpettone, e non si usciva di lì finché tutti non avevano spazzato il piatto. Però dopo i primi morsi il polpettone aveva sempre lo stesso sapore, e mangiarselo tutto era davvero una noia. Quindi si scatenava l’inferno: in qualche modo ti dovevi liberare del polpettone nel piatto. La bidella urlava che non si butta il polpettone per terra, e non si lancia contro al muro, e andava a finire che nessuno faceva il secondo giro di patate; la bidella era esausta e noi pure, e nessuno andava a casa contento.

Caro Polanski, quanto mi hai ricordato la bidella del refettorio con questo polpettone di un film! La bidella era un dubbio esistenziale fattosi persona, lo stesso dubbio che ti ha attanagliato durante la lavorazione di questo film: provo a imporre la mia (scarsa) autorità o lascio che il dio del caos prenda il sopravvento? Come la bidella dell’asilo non riesci a fare né l’una né l’altra cosa, e che peccato. Accidenti alle tue inquadrature un po’ sbavate, i movimenti di macchina incerti, il montaggio fatto con le forbicine di plastica e la Coccoina! Accidenti a te che eri assente durante la lezione sul rigore formale e strutturale nei chamber pieces! Accidenti a chi ti ha scritto un copione col climax nel mezzo invece che alla fine! Possibile che tu non abbia capito che per fare un film alla Buñuel, per fare a pezzi il fascino discreto della borghesia nell’epoca del politically correct, ci vuole non dico l’entrata in scena di un orso, ma almeno il gran finale col pranzo spalmato sulle pareti? Avresti dovuto vedere che perfetto Gesamtkunstwerk era il refettorio dell’asilo dopo il polpettone del giovedì, forse avresti imparato qualcosa.

Guida al cinema per pervertiti

Pensatori moderni: Slavoj Žižek

A-ha, sporcaccioni! Vi ho beccati a cercare zozzerie sull’internet, eh? Mi dispiace deludervi ma questo post contiene poche tette.

Contiene invece un intellettuale Slavo, che risponde al nome di Slavoj Žižek e si pronuncia ‘Slavoy Sgisgeck’ – è facilissimo se provate a leggere con l’accento Bolognese. (Tutti insieme al 3: 1-2-3- Žižek! Sòrbole, mo che brèv voialtri.) Nato a Ljubljana, di professione filosofo psicanalista e teorista critico, stabilitosi a Londra e poi un po’ dovunque, dal momento che si tratta di una superstar del mondo accademico con il dono dell’ubiquità, Žižek lo trovate spesso sulle pagine di Internazionale e della London Review of Books, o su giornali specializzati tipo Lacan e Marxist (nel senso di Karl, non di Groucho). I suoi libri sono pubblicati da Verso (casa editrice che traduce in Ingelse anche Baudrillard, Rancière, Agamben, quella gente lì), e sono in buona parte tradotti in Italiano (qui ne hanno parecchi).

Il clan Fiennes prima della cura

Contiene anche una documentarista Inglese, che risponde al nome di Sophie Fiennes, e si pronuncia ‘Fains’ come il clan Fiennes – che oltre a quello stragnocco con la faccia da pervertito Ralph (che si pronuncia ‘Reif’, nel caso non vi abbia ancora mangiato la faccia perché una volta a cena avete fatto l’errore che fanno tutti gli Americani di pensare che le parole si scrivano come si leggono – loro scrivono ‘thru’ ma qui si dice ‘through'; ‘color’, ‘colour'; ‘potéto, potàto, let’s call the whole thing off’) e di suo fratello Joseph (quello con lo sguardo tipico della mucca che vede passare il treno) conta anche il fotografo Mark, la regista Martha, il compositore Magnus, l’esploratore Ranulph, l’archeologo Michael e il guardiacaccia Jacob. (E anche James il Famoso Bastardo, decapitato dalla pazza folla nel 1450. E’ tutto vero, lo dice il Daily Mail.)

Insieme Slavoj Žižek e Sophie Fiennes hanno prodotto questo fantastico film chiamato The Pervert’s Guide to Cinema che più che un film è una specie di saggio cinematografico, ovvero quella cosa che è tanto trendy chiamare video-essay. Se il connubio vi sembra strano, sappiate che praticamente tutti i membri del clan Fiennes, che come tutte le famiglie di genii superdotati sono parecchio disturbati, sono stati in analisi a un certo punto della loro vita.

Un membro del clan Fiennes dopo la cura

Per esempio io Ralph l’ho conosciuto a una cena di beneficienza per i poveri psichiatri Junghiani russi, in un momento in cui a teatro lui interpretava la parte di Carl Gustav Jung nella pièce teatrale The Talking Cure di Christopher Hampton. Che cosa ci facevo io a quella cena è meglio che non me lo chiediate.

[Parentesi di scarso interesse pubblico: David Cronenberg sta girando or ora la versione cinematografica di quel testo, con Michael Fassbender nei panni di Jung e Viggo Mortensen nel ruolo di Sigmund Freud, originariamente assegnato a Christoph Waltz, che poi ha deciso che di fare un film con Keira Knightley (che interpreta la prima paziente di Jung, nonchè una delle prime psichiatre donne nella storia, Sabina Spielrein) non ne voleva sapere e ha mollato. Uno direbbe daje torto: quella è talmente de legno che qui la chiamano 'Ikea Knightley' (“a purveyor of teakily flat-packed performances”)! E invece guarda un po' che ti combina il karma: Christoph Waltz sta girando un film con Robert Pattinson. Famoso interfaccia padella-brace 1.0. D'altronde se tu mi interpreti il successo come andare a vedere i Lakers in compagnia di David Beckham sono cazzi tuoi, dice il karma. (Di questo passo mi tiferà Inghilterra ai mondiali. Sigh.)]

Tornando alla Guida al Cinema per Pervertiti, la tesi parte del seguente presupposto:

The problem for us is not: are our desires satisfied or not? The problem is: how do we know what we desire? There is nothing spontaneous, nothing natural about human desire. Our desires are artificial. We have to be taught how to desire. Cinema is the ultimate pervert art: it doesn’t give you what you desire, it tells you how to desire.*

E via così, in poco più di un’ora e mezzo Žižek e Fiennes mettono su una gag dietro l’altra per spiegarvi come la teoria della psicanalisi si possa applicare a una serie di film presi come case-studies, o a vari generi cinematografici (horror e science-fiction in primis), per rivelare come attraverso il subtext le immagini cinematografiche conversino direttamente con l’inconscio. “Sembra una lezione di Scienza delle Comunicazioni”, vi sento commentare, e invece no, perchè a differenza del professore medio di Filosofia/Critical Theory, Žižek non è uno studioso con dei problemi di integrazione sociale e un autismo impellente. E’ più una specie di agitatore politico combinato con un direttore di circo, rinchiuso dentro il corpo di un Babbo Natale sporcaccione, con una voce che ogni volta che la sento mi viene in mente il famoso “barbarico yawp” di Walt Whitman.

E quindi si diverte lui e ci si diverte a guardarlo: c’è Žižek dentro Matrix, Žižek su una barchetta che rema verso l’isola de Gli Uccelli, Žižek davanti alle tende rosse di Mulholland Drive. I film includono i soliti noti: oltre a questa abbondanza di Lynch, Bergman e Hitchcock (che con Freud, Jung e Lacan un giorno si troveranno a fare i tornei di Scopone Scientifico in paradiso), ci sono i fratelli Marx (non Karl questa volta, ma Groucho, Harpo, Chico, Gummo, Zeppo), Solaris, Children of Men, The Parallax View, L’Esorcista, etc.

Sigmund Freud, Campione di Scopone Scientifico nell'Aldilà 2010

I sottotitoli sono utili (anche perché Žižek ha una zeppola che la dizione di Silvio Muccino al confronto veniva dall’Accademia della Crusca), però l’argomento è spiegato con una certa chiarezza. Punto per punto ed esempio dopo esempio, ecco che Žižek va a scoperchiare i vasi di Pandora del voyeurismo, della fantasia, della psicosi e della nevrosi. Ecco spiegati i taboo e il feticismo, le censure psicologiche e sociali, l’Id, l’Ego e il Superego, la “fase dello specchio”, l’inconscio collettivo, la fissazione paterna, il complesso di Edipo – e come il cinema manipola queste idee per andare a pungolare profondamente lo spettatore, che più è ignaro e più ne verrà toccato. Tutta roba un po’ astratta, che viene però riportata – con sottile ironia e grande perversione intellettuale – al livello concreto dei film che guardiamo tutti i giorni, e ne rivela il funzionamento e i motivi per cui ritorniamo ossessivamente su certi luoghi del delitto.

E questo è bene, perché al giorno d’oggi sento sempre più gente pensare al cinema come alla televisione, come a una specie di sottofondo dell’intrattenimento quotidiano, un oggetto innocuo che prende spazio nei momenti in cui si vuole staccare il cervello. Quello che Žižek va a dipingere è un grande cartellone pubblicitario con una scritta oscena a bomboletta spray, una foto patinata di bionda Hitchcockiana che guarda dritta in camera davanti a un uomo che fuma un sigaro, deturpata dalle lettere in giallo fosforescente a caratteri cubitali: il cervello non si spegne mai, non dategli da mangiare dopo mezzanotte.

Please do not feed the birds

Bestiario moderno e Fenomenologia di Waltz

Parte I. Bestiario Moderno

Impero Romano: un coguaro attacca un teenager

Che cos’è un ‘cougar’? E’ un coguaro, un grosso felino della famiglia Puma, che comprende puma concolor e puma yagouaroundi. Fin qui tutto liscio. Andiamo avanti col bestiario.

Impero Americano: una coguara attacca un teenager

Che cos’è una ‘cougar’? No, non è una femmina di puma, bensì un termine spregiativo dello slang Americano che indica una donna sulla tarda quarantina che sta con un uomo più giovane. Per intenderci, l’etichetta viene appiccicata con scioltezza a Demi Moore (47 anni portati bene con l’aiuto del botulino), che sta insieme ad Ashton Kutcher (31 anni e una grossa mancanza di talento come attore, ma gli si vuol bene lo stesso).

Secondo concetto importante: in una serie televisiva chiamata Cougar Town, la quarantacinquenne Courteney Cox (che ricorderete come Monica di Friends, anche perché nella sua carriera, oltre a farsi odiare da TUTTE le Springsteeniane eterosessuali del pianeta per essere stata la ragazza che si spupazza il bel Bruce nel video di Dancing in the Dark, non è che abbia poi concluso granché) interpreta una donna sui quaranta recentemente divorziata che per recuperare la gioventù che ha perso a stare dietro al figlio che ha avuto a 20 anni, ora si trastulla con giovanotti under-35. La serie è francamente piuttosto squallida e retrograda e non ve la consiglio, ma tenete in mente il concetto. Mi state ancora seguendo? Grazie. Procediamo quindi con l’evoluzione della specie.

"It's well and kosher to say you don't understand but this is for Holland-Dozier-Holland!"

Che cos’è un ‘mougar’? E’ una parola inventata che sarebbe una combinazione di ‘maschio’ e ‘cougar’. Se siete stati attenti fin qui, avrete già capito: un ‘mougar’ è un uomo sui 45-50 che esce con donne under-30. (Io l’ho scoperto così.) Problemino di linguistica: se nella situazione ‘cougar’ è il significato culturale della parola ad essere orripilante, nel caso di ‘mougar’ anche il significante non scherza. Senza stare a scomodare Ferdinand de Saussure, ‘mougar’ è una parola brutta e posticcia, e in quanto tale non attacca nell’uso quotidiano. L’uomo maturo con compagna giovane si chiamava sugar-daddy nel secolo scorso, ‘silver fox’, o anche Humbert Humbert nei casi più estremi (ma qui si parla di cose legali, non di perversioni pedofile), e anche qui altri termini brutti e poco usati nel linguaggio corrente.

Ma è non solo linguistica zoologica; ovviamente è anche una questione culturale. Perché da che mondo è mondo, il ‘volpone argentato’ che si accompagna a giovani donzelle non è mai stato scandaloso, anzi. Guia Soncini dice che il fatto che non ci sia un termine corrente per descrivere il maschio ‘cougar’ è perchè l’uomo maturo con donna giovane viene da “una tradizione molto più solida”. E cita Nancy Meyers, “la regista di È complicato, che non casualmente ha sessant’anni e un ex marito ora sposato con una donna più giovane, ride: ‘Certo che non c’è una parola per gli uomini che stanno con donne più giovani: si chiamano ‘uomini’”.

In poche parole, stiamo tranquilli che per tutti i Jack Nicholson, Ronnie Wood, e Harrison Ford che ci sono in giro, Mougar Town è una serie che non si farà mai, perché mentre fa ridere (ma anche no) guardare Courteney Cox sull’orlo della menopausa che fa figuracce tremende saltando addosso ai compagnucci di college del figlio, e viene ritualmente umiliata per non sapere comportarsi come detterebbe la sua età secondo i canoni della borghesia di periferia Americana, l’equivalente maschile della situazione finirebbe inevitabilmente a pacche sulle spalle e cinque alti per il Casanova di mezza età.

Stiamo a un livello di politica dei sessi che Jane Austen al confronto era una rivoluzionaria Zapatista. Ma questa è roba vecchia, e visto che sono “la contributor più macho di Junkiepop” (cit.) non è da me predicare del femminismo spicciolo. Le cose si fanno più interessanti quando ci si trova davanti al fenomeno Christoph Waltz, ovvero il vero argomento della vostra dose settimanale di logorrea byronica.

Parte II. Fenomenologia di Christoph Waltz

Interludio: piccolo valzer viennese

(Interludio: Christoph Waltz, 53 anni, è un attore rampollo di quattro generazioni di teatranti Viennesi, che si è fatto per circa una trentina d’anni un mazzo tanto in teatro e nel mediocre mondo delle fiction di polizia Tedesche; vi risparmio i dettagli, ma sappiate che dal 1970 il popolo Germanico in massa si riunisce tutte le Domeniche davanti alla TV dopo il rituale Tagesschau delle 8, a guardare il tradizionale episodio settimanale di Tatort – una specie di ‘CSI: Deutschland’ low budget.

L'Ispettore Rex posa per il paginone centrale del Bestiario delle Fiction di Polizia Tedesche

Dell’ Ispettore Derrick e del Commissario Rex non vi devo spiegare nulla: Christoph Waltz ha fatto vari episodi anche di quelli (la sua puntata di Rex è gloriosamente trash), per poi finire, con la proverbiale botta di culo, a fare un provino per uno dei personaggi più impressionanti della storia del cinema in Inglourious Basterds di Quentin Tarantino, e a vincere un meritatissimo Oscar per Miglior Attore non Protagonista per la sua interpretazione del SS-Standartenführer Hans Landa. Risultato: in questi giorni Christoph Waltz è dappertutto – film con Robert Pattinson, blockbuster tratti da fumetti diretti da Michel Gondry, servizi di moda su Vogue, talk show con Charlie Rose, Jay Leno e David Letterman (che è un po’ più come giocare a tennis con Boris Becker che come andare a La Vita in Diretta), e ha annunciato il suo primo film da sceneggiatore e regista. Se se la gioca bene è arrivato. Bravo. Fine interludio.)

"Ma vedi, George, insieme alla Περιπέτεια è la Κάθαρσις la parte più importante della Tragedia. Spiegaglielo tu a Elisabetta."

Ora, Christoph Waltz, che è quindi un attore con tutti i crismi – la genealogia, il talento, la gavetta, il curriculum – è anche chiaramente un uomo intelligente, sagace, colto, capace di esprimere opinioni personali e complesse in tre lingue senza grandi sforzi mentali, dotato di senso dell’umorismo, un modo di fare elegante e sofisticato, e un’indubitabile consapevolezza di essere piuttosto attraente. (Mai sottovalutare un uomo che sa di essere attraente.)

Non scherziamo, non è roba da teatrante medio (fidatevi), e soprattutto non è roba da attore medio di Hollywood (provateci voi a parlare delle tre unità del teatro tragico secondo Aristotele con George Clooney. Quello mi passa i pomeriggi con la Canalis, perdio, immaginatevi la conversazione. Senza contare che da dove l’ho vista e sentita parlare io, l’Inglese della Canalis sta a “the cat is on the table. Er cane se lo sta a magnà!”). Insomma, una volta tanto il materiale per il successo c’è tutto e anche le motivazioni a giustifica dell’idolatria.

Persino io che del film di Tarantino non vado matta, da quando si è fatto crescere la barba e l’ho sentito parlare senza copione ho una cotta per Christoph Waltz che fa provincia. E non sono la sola: su Facebook ha 30.143+ fans. Su Tumblr c’è una roba tipo 4000 entries cercando il suo nome. La cosa curiosa è che a) l’età media di Tumblr è circa 18 anni; b) più della metà dei 2.000.000 di blogger sulla piattaforma Tumblr sono ragazze. Molto grezzamente, perché le statistiche non sono la mia specialità, a me sembra che il grosso della fanbase di Christoph Waltz siano ragazzine. Il fatto è che andando a guardare bene, tanti post su Christoph Waltz scritti da giovani donne adulanti non ne considerano il ‘Wiener Charme’ o il livello intellettuale, no, per la maggior parte sono post scritti da teenager sbavanti e viaggiano su questi piani:

a) Mi fai sangue (=sei gnocco e ti desidero fisicamente).
b) Mi fai sangue anche se hai l’età di mio nonno.
c) Nell’unico tuo film che ho visto indossi un’uniforme Nazista, quindi mi fai sangue anche se hai l’età di mio nonno.

E tutto ciò era ben prima della ‘situazione Der Humpink‘. (Altro spiegone: Der Humpink è uno sketch televisivo che Waltz ha girato come partecipazione al Jimmy Kimmel Live Show. Lo sketch è uno spoof di un inspiegabile siparietto comico russo degli anni ’70 (che potete vedere qui se ne avete il coraggio), in cui Waltz oltre che cantare e ballare dà una dimostrazione “non metaforica” della parola humping. E riesce a rimanere figo lo stesso, persino in Lederhosen.) Esce il nuovo video di Lady GaGa, qualcuno ne fa immediatamente un meme mash-up con Der Humpink. Siamo a questi livelli di iconografia pop spicciola.

In poche parole, questo è un uomo maturo che dalle ragazzine viene trattato come un paginone centrale di Playgirl, come un New Kid on the Block dei tempi andati, o uno Zac Efron cresciuto. Hanno anche le magliette. Giuro. Ma perché?

No grazie, le avances esplicite mi rendono nervoso

La cosa dell’uniforme Nazista non me la bevo. Alla fine se una proprio ha quella fantasia lì da soddisfare, c’è sempre il buon Thomas Kretschmann (typecast as a Nazi since 1962) – ma poi i Nazisti li fanno sempre fighi nei film, guardate Ralph Fiennes, Ed Norton, e persino Eddie Izzard. Ma Waltz suscita emozioni forti anche senza divisa: a quanto pare alla festa pre-Oscar di Harvey Weinstein, una giovane bionda misteriosa gli avrebbe offerto uno *strudel con panna* (gratutito eufemismo porno del giorno, chiedo venia) che lui ha educatamente rifiutato.

Quindi ok, ritorniamo al fascino dell’uomo maturo. Sarà per caso che le ragazzine hanno la ‘fantasia del moguaro’? Waltz è fidanzato in casa da dieci anni con una normalissima costumista Tedesca quarantenne, con la quale ha una bambina (e ha anche altri tre figli tra il teenager e l’adulto da un matrimonio precedente, per la cronaca). Sia chiaro che nessuno qui gli sta dando del moguaro nella vita, ma sarà mica che ste ragazzine proiettano una specie di fissazione per un tipo su di lui? E quindi, oddio, diventeranno mica aggressive e pericolose come le quarantenni-coguare? Sorge quindi la necessità di domare questo temibile esemplare di giovane femmina.

"Haben Sie mich gerade MOUGAR genannt?!"

Come si fa? Con la psicologia da parrucchiera (‘poverina, ha chiaramente una fissazione col padre’), o con una semplice etichetta linguistica che la faccia sembrare meno complessa di quel che è, trovando motivazioni terra-terra al suo comportamento. Come si chiamerà quindi nel bestiario popolare moderno la specie di ragazza che stravede per un uomo più vecchio? State pensando a una cerbiattina indifesa che ha bisogno di una figura paterna? A una femmina di mustelide aggressiva e parassitica? Alla mantide religiosa? Sbagliato. Si chiama ‘gold-digger’, cercatrice d’oro. Per parafrasare la cara Jane Austen, il concetto implicito è che è una fatto universalmente riconosciuto che una ragazzina sia in cerca di “uno scapolo in possesso di un solido patrimonio”, e che quindi un uomo maturo abbia a disposizione mezzi più concreti di quelli dei coetanei. Ma neanche questa me la bevo. In fondo nessuna di queste ragazze sta cercando un marito Austriaco: quello che gli farebbero non comporta né un pre-nuptial agreement, né la scelta delle tendine per la cucina. (PS: Una fa le ricerche, scrive un post ragionato, e poi scopre che certe cose si scriverebbero anche da sole. Una di queste ragazze mi ha fatto notare che, per anticipare l’etichetta zoologica e quindi prendere in mano la situazione, loro stesse hanno deciso di coniare il termine ‘baby panther’.)

Ma dico io, che male ci sarà se le giovani donne si attaccano a un modello maschile del genere – vedi sopra: mens sana in corpore sano, e con materia grigia tra le orecchie – e se naturalmente pastorizzano la cotta in modi da ragazzine? Non è comunque meglio di sbavare appresso a certe sottospecie di attori cani, musicisti razzisti, vampiri lessi, tronisti e calciatori? Non è un bene che si rendano anche conto che l’arroganza della tenera età non è tutto, e che si può invecchiare e rimanere svegli e interessanti – e che quindi non tutti gli adulti sono cazzoni quanto loro credano? E poi insomma, se per caso una ragazzina si fissa con un certo attore piuttosto colto, e per caso le viene in mente di andarsi a leggere di che cosa sta parlando quando cita Aristotele o Brecht, e per caso comincia a interessarsi seriamente alla cosa, dà poi così tanto fastidio?

Ceci n'est pas une proposition indécente

Una risposta a queste domande non ce l’ho, ma giunti a questo punto vorrei fare un appello pubblico a Herr Waltz. Senta, io una ragazzina non sono più, e non sono in cerca di uno scapolo da sposare (un Tedesco con cui guardare Tatort la Domenica sera ce l’ho già). Ma se per caso le interessasse, invece che dell’adorazione come oggetto di fantasie non propriamente kosher, una conversazione su Thomas Bernhard e Bruno Bettelheim, o su Shakespeare e Chekhov, io sono piuttosto versata sull’argomento. Vielleicht könnten wir auf Deutsch uns unterhalten, oder in mon Français plutôt terrible, or in English of course, pero también en Español si usted quiere, o persino in quel suo buffissimo ‘fake Italian’. Magari potrebbe anche insegnarmi a ballare il valzer, che con quel suo bel nome mi sa che è capace, e poi lei è Viennese scusi, se non lo sa ballare lei il valzer, allora chi? Faccio anche una Sachertorte da paura. Su, non sia timido, mi chiami.