Un post un po’ scontato

Deftones-Koi-No-Yokan

 

Scrivere qualcosa di eversivo sui Deftones è un’impresa disperata. Un po’ quelle tipo Expendables solo che poi finiscono tutti morti anziché fare il pugnetto.
Scrivere qualcosa di diverso, sul nuovo disco dei Deftones rileva un senso di frustrazione e di complicazione che raggiunge vette everestiane.
Il disco dei Deftones, per inciso, è un disco bello, bellissimo, e verrebbe da copia incollare o andarsi a rileggere quello che si diceva su Diamond Eyes (o Saturday Night Wrist) per trovarsi a ripetere gli stessi concetti e le stesse parole. Una cosa per l’appunto (e mi ripeto) frustrante.
Frustrante perché il canovaccio della critica al disco rimane quella, sempre, i Deftones ormai scrivono dischi talmente sensati, talmente pieni e talmente centrati che alla Snai non sarebbero quotati, su una recensione negativa (tolti quelli che non capiscono un cazzo e scrivono per mensili italioti, ma si sa, essere poser vince sempre soprattutto in un mondo di carta stampata). Koi No Yokan (trad. amore a prima vista) è un altro (ennesimo) disco di grandi canzoni, evoluzioni che a volte sono vertiginose, altre col freno a mano tirato ma dal risultato assicurato, un disco che entra dentro l’orecchio subito, con ritornelli e violenza, con arrangiamenti e magari qualche inclinazione verso il progetto Moreniano dei Crosses (che a me non fa impazzire ma viveva di uno spunto più che valido).
Insomma un’ennesima chicca. Scontata, ma chicca.
E’ per questo motivo che quello che dovevo dire è già finito, rimane solo da ascoltarlo.
Ecco, dovessi descriverlo a qualcuno, Koi No Yokan direi semplicemente “il solito disco grosso, lo ascolti e non smetti più”.

 

Le dieci canzoni degli anni 90 (secondo me) – GiorgioP 1/5

Quello che non sapete è che quando certe cose si decidono di fare su più blog a volte mettersi d’accordo è complicato (e non ci si mette) altre è immediato, altre ancora è immediato ma poi ci si maledice per avere detto “sì”.
L’idea era di proporre la versione di ognuno de “le canzoni degli anni 90′” quelle che ci sono piaciute di più (quindi dal gusto personale imprescindibile) riprendendo il listone di NME. Con una differenza NME ha listato 100 canzoni, l’idea di Kekko (e troverete un post analogo oggi sia su Bastonate che su Stereogram) era dieci. E dieci saranno. Inutile vi dica l’incompletezza e la difficoltà della cosa, quindi scrivere “manca questo o manca quello” verrà da sè, fate una cosa, se vi va fate la vostra, se volete usate i commenti o il vostro blog o quello che è.
Queste sono le mie, qui ci sono gli altri di JunkiePop

10 Oasis – Whatever
La Wonderwall prima di Wonderwall. Gli Oasis la fecero uscire come bonus di Definitely Maybe ma era una canzone da primo singolo. I violini, l’acustica e quel sound di quel disco lì, a cui da quello dopo sono state aggiunte cose su cose.

9 Pearl Jam – Animal
Sui dischi dei Pearl Jam ho cambiato idea 3/4 volte, da poco ho capito che Vs è il disco che a me la vita l’ha cambiata un bel po’. Animal era il secondo schiaffone in faccia dopo quel disco, che era molto meno hard rock del precedente ed iniziava ad essere rock quasi puro. La pesantezza e la magnitudine del riff iniziale é un pezzo grosso degli anni 90.

8 PJ Harvey – Rid of me
Scrivere qualcosa su PJ e su Rid of me lo reputo quasi insultante. Il disco rimane di una produzione da schifo, quasi inascoltabile (e sticazzi se c’era Albini eh) da uno stereo se non mettendolo al massimo del volume. Forse la bellezza di Rid of me é quando alzavi il volume.

7 Deftones – Be quiet and drive
Gli anni 90 sono stati anche nu-metal e i Deftones (provenendo da tutt’altra parte, l’hc, ma nel calderone nu metal a forza erano stati infilati)sono un gruppo che li ha passati  indenne grazie anche a Be quiet and drive, una canzone che ho percepito venire sempre dagli Smashing Pumpkins, melliflua, andante. A suo modo una ballata

6 Tom Waits – I don’t wanna grow up
Uno dei miei 5 dischi dei 90 é Bone Machine in cui scegliere qualcosa é umanamente impossibile. Sentire peró sta nenia catarrosa che dice di non volere crescere a 18 anni ti faceva sentire meno solo. Anche oggi

5 Fugazi – Blueprint
Uno dei 5 gruppi della vita. Ringraziate iddio che non le ho messe tutte e dieci dalla loro discografia

4 Soundgarden – Black hole sun
Il “capolavoro” degli anni 90. I Beatles suonati dai Black Sabbath, un disco enorme e un video Lynchiano (c’é anche Bob del resto). S’é sentita tanto lo so, la sentiste una volta di più ne capireste l’enormità

3 Sonic Youth – Sugar Kane

Sui Sonic Youth il mio giudizio é cambiato negli anni, oggi li considero alla pari dei Beatles il gruppo più importante della storia. Sugar Kane é un simbolo di come il noise possa essere piegato alla forma pop rock. Ne potevo scegliere 30 altre lo so

2 dEUS – Suds and soda
Per me é la canzone dei 90. Ha tutto dalla prima volta che l’ho sentita che scambiai il violino come una sirena sotto casa. Poi l’incedere sgangherato alternative, l’esplosione. I dEUS

1 Paul Weller – You do something to me
Vabbè, pure perché?

Non so neanche io quanto è passato ma

Il 5 dicembre i Deftones torneranno in Italia per una data a Roma (il giorno dopo saranno a Trezzo-Milano). Potreste fottervene ampiamente ma ci sono due motivi per cui forse ci si vede sotto al palco.

1 che se non li avete mai visti probabilmente non vi ricapiterà mai più di vedere uno di quei gruppi per cui la cosiddetta “grazia creativa” non è mai scesa sotto il livello di eccellenza. Il disco ultimo, Diamond Eyes, per dire è probabilmente la cosa migliore dell’anno. E non nel genere. In assoluto

2 perchè i Deftones sono l’unica traccia di un certo tipo di hc anni 90 che non esisterà più e che ringraziando Iddio non ha avuto tanti seguaci altrimenti li avremmo odiati

ah e 3, perchè per ogni biglietto un euro sarà donato alla fondazione Chi Cheng.

E se non sapete chi sia Chi Cheng guardate il video sotto, fate ammenda e andatevene affanculo.

Again and again

Ora è anche uscito ufficialmente quindi bando alle ciance.

Gli eremiti della musica pesa, quelli che ormai giocano uno sport tutto loro hanno confezionato l’ennesimo disco della madonna.
Così vedo i Deftones, dopo 15 anni di onoratissima carriera, un inizio da comprimari di quella che era la “big thing” del crossover, i Korn (R.I.P.), una freccia messa con sorpasso a destra e sportellata sulla fiancata a stabilire chi era veramente il gruppo che aveva qualcosa da dire, una serie di album sempre ficcanti con picchi inarrivabili (Around The Fur e White Pony), la passione si per l’hardcore e l’emocore applicato al “nuovo metallo” ma anche una sensibilità difficilmente rintracciabile in un gruppo di ispanici/skaters che provengono da Sacramento, quella per la wave, quel tipo di mood un pò inglese. Facilmente rintracciabile nella miriade di cover e tributi che negli anni hanno dedicato agli Smiths, ai Cocteau Twins, ai Depeche Mode, ai Duran Duran, ai Cure (Chino Moreno disse che l’ascolto di Pornography fu una grossa ispirazione ai tempi del pony bianco…). Una botta tremenda come quella del coma di Chi Cheng, ormai da un anno e mezzo, la sostituzione con Sergio Vega (ex-Quicksand, per riallacciarmi ad un post recente).

Così li vedo i Deftones, fuori dal tempo, come una squadra che continua a giocare benissimo uno sport di cui nessuno conosce più le regole, e di conseguenza come qualcosa di cui hai perso il riferimento di paragone.
L’unico, indiscutibile, è quello strettamente personale. E la consapevolezza che ogni volta che tornano sono pronto ad abbandonare dicendo “grazie mille ragazzi per questi anni” e poi invece spingo play e come 15 anni fà mi arrendo all’evidenza. E il pensiero diventa “ma quanto cazzo era bello quello sport”.

Ahò… è pure dimagrito.

Questo è un bonus perchè mi sono infoiato col discorso delle cover ed è la più oscura ed incredibile.