Top Albums 2012 – unavoceacaso
Pubblicato: dicembre 16, 2012 Archiviato in: Top 2012 | Tags: andrew bird, andy stott, blu exile, dustin wong, fine before you came, first aid kit, flaming lips, godspeed you black emperor, matt elliott, max richter, top2012 1 Commento »È stato un anno strano per me. Ad esempio non ho mai viaggiato così tanto come nel 2012. In secondo luogo, non sono mai stato così impegnato da università e progetti vari e così dentro a quello che studio e che faccio, in misura tale da sentire di far parte di qualcosa di più grande di me e di essere riconosciuto come tale. Quindi un anno importante che ha avuto come effetto collaterale aver avuto meno tempo per dedicarmi a cose altrettanto importanti (vedi: ascetismo sentimentale, assenza da questo blog). Non è stato sottratto il tempo alla musica (e questo forse mi sorprende forse no), anzi è stato un periodo segnato da una rinnovata curiosità eclettica.
Questi sono i dischi che ho ascoltato e apprezzato di più - come vuole lo spirito del gioco, senza nessuna pretesa di oggettività -con due parole ad accompagnare i più significativi.
- Andrew Bird – Break It Yourself/Hands of Glory
Un disco (accompagnato dagli outtakes e rivisitazioni del secondo) meraviglioso. Testi, arrangiamenti e melodie semplici e cristallini – qualsiasi cosa voglia dire. Ne parlai in un post a Marzo e da allora ha monopolizzato i miei ascolti. Spiace di essermelo perso un mesetto fa a Milano. - The Flaming Lips – The Flaming Lips and Heady Fwends
Non ci avrei scommesso su un centesimo, e invece funziona perfettamente. Collaborazioni perfette anche coi nomi che suonavano meno “adatti” e una coerenza invidiabile, segno probabilmente che i Flips avessero già in mente il disco prima di tutto il progetto. - Godspeed You! Black Emperor – ‘Allelujah! Don’t Bend! Ascend!’
Definizione di hype fulminea perché inaspettato. È un disco dei GY!BE di pezzi che avevo già sentito dal vivo e che suonano ancora meglio su disco. Non poteva non piacermi. - Matt Elliott – The Broken Man
Quest’estate allo studio di registrazione della Ghost sul lago ho assistito al concerto della vita. Il cliché, che ora capisco perché sia tale, dell’”eravamo in 30″. Il lago. I pezzi migliori, i pezzi nuovi e cover di: Misirlou (sì, quella di Pulp Fiction), I Put a Spell On You e Il galeone (cantata in italiano!). Volevo che non smettesse mai. Poi smette e sfida il pubblico a ping pong dicendo “chi riesce a perdere di meno di 10 punti si porta a casa un disco” e nessuno ce la fa (“Ecco il capitano della Nazionale Cantautori Depressi” cit. dal pubblico sbigottito). L’album in sè non è dei migliori, ma è comunque un cazzo di disco di Matt Elliott. E “If Anyone Tells Me “It’s Better to Have Loved and Lost Than to Never Have Loved at All” I Will Stab Them in the Face” è il miglior titolo di tutti i tempi. - Max Richter – Recomposed by Max Richter: Vivaldi – Le quattro stagioni
- First Aid Kit - The Lion’s Roar
Ha segnato il lungo, lungo – lei lo sa – viaggio da casa mia alla casetta di Anita. Un bellissimo ricordo. - Andy Stott – Luxury Problems
- Dustin Wong – Dreams Say, View, Create, Shadow Leads
- Fine Before You Came – Ormai
- Menzione onorevole: Blu & Exile - Give Me My Flowers While I Can Still Smell Them
(Questo teoricamente è dell’anno scorso, ma è di quest’anno l’uscita fisica che contiene versioni leggermente diverse con produzioni più pulite.)
Tutti i treni presi in fretta e i cancelli scavalcati
Pubblicato: gennaio 23, 2012 Archiviato in: emo | Tags: fine before you came, ormai 1 Commento »I Fine Before You Came sono forti. Quando senti i dischi ti danno quell’impressione di persone che si prendono tanto sul serio, che nascondono i significati profondi sotto quelle parole semplici e quei giri un po’ storti e melodici che piacciono tanto; poi quando li vedi dal vivo viene da chiedersi ‘ma come fanno ad essere così supercazzoni e scrivere delle cose che ti fanno piangere per dei giorni?’. Ecco, anche ‘Ormai’, uscito così senza preavviso ieri sera – cioè due ore fa, dato che sto scrivendo ed è ancora domenica -, ha lo stesso effetto: ha quel potenziale nucleare di piangerone che se uno ci si ritrova un minimo finisce in una valle di lacrime e gole secche. Ed è bellissimo perchè ha delle canzoni bellissime, che suonano un po’ Sfortuna, un po’ Cultivation Of Ease, un po’ il disco omonimo e un po’ tanto Fine Before You Came senza troppi paragoni. È uno di quei dischi che fa prendere male in un momento non precisato della giornata.
Sono solo al terzo ascolto mentre sto scrivendo ma non penso di essere comunque psicologicamente pronto a mettermi in autobus a sentirlo, sentirlo in macchina o ancora meno in bici mentre fumo, con gambe che tremano dal freddo. Ma se per quello non ero nemmeno pronto per un disco nuovo dei Fine Before You Came, con quel mio brutto vizio di leggere i testi prima ancora di sentire tutte le canzoni.
Così in camera davanti al computer non ha l’effetto che deve avere, perchè Sasso potrebbe essere la canzone dell’anno e prima o poi capiterà di ascoltarla al binario tre aspettando il solito treno regionale. Oppure perchè Magone ha quelle due righine che ti spaccano di nuovo giù e non ha un cazzo di niente di senso se non quello di far risalire la rabbia e il senso di sentirsi usato/rimpiazzo che riappare ogni volta che faccio un piccolo salto indietro nel tempo. Ma ci sarebbe da riempire questo post di citazioni delle canzoni e di cazzi miei, quindi non ha nemmeno senso continuare a parlare del tempo che non c’è più, di tutte le fatiche intraprese ogni volta e delle epifanie posticce che fanno capire più di ogni singola spiegazione. Dopo tutto, quando fuori non piove qui non è affatto male, a parte il fatto che ultimamente, che ci sia pioggia o sole, me ne stia sempre di più a pensare a tutto il via vai di persone passate con gli anni che a pianificare in che modo liberarmi del senso di delusione a lunga gettata. E cari amici Fine Before You Came non siete di certo di aiuto ma non vi terrò il muso, perchè ‘Ormai’ è davvero un disco che fa venire quel magone trattenuto a fatica, quel taglietto fra le dita con il foglio stronzo della risma nuova o con la scatoletta del tonno. Lacrimare come se non ci fosse un domani è obbligatorio come lo smoking alla cena del casinò di Montecarlo.
(Che poi che differenza fa se era un parcheggio vicino al mare, i ruderi di un parco divertimenti nascosto dalla nebbia o un parchetto pubblico? Tutto quel parlare e parlare che rimbomba nelle mie orecchie prima o poi diminuirà e sarà solo una questione di dimenticare di nuovo tutto, almeno fino al prossimo ascolto di ‘Ormai’. È un cerchio che si dovrebbe chiudere e che potrebbe magari aiutarmi a piegare le camicie e metterle in ordine nei cassetti, non posso lasciarle tutte sul letto così alla rinfusa. Devo liberarlo per sdraiarmi a pensare al senso di vertigini di quando scavalco il cancello di casa da ubriaco e alle corse per prendere i treni.)
Lo ripeto, sei un disco bellissimo ma fai un po’ malino. Magari è colpa mia che non sono in giornata ormai da un bel pezzo. [lo si scarica qui]


