The World’s Largest Utopia

Scriviamo la sinossi, così vi esplode il cervello, criminali sono alla ricerca di una graphic novel chiamata The Utopia Experiment che sembra contenere segreti irrivelabili sul futuro dell’umanità e vogliono appropriarsene a tutti i costi. 5 appassionati di fumetti e della graphic novel si trovano in mezzo.

Questo è Utopia, mini serie di sei episodi auto conclusiva prodotta da Channel 4 e chiusa da una decina di giorni.
La regia (e la scrittura di Dennis Kelly) è una delle robe più cinematografiche (per tv) che mi possano venire in mente anche pensandoci un bel po’. Chi è Dennis Kelly? uno che ha fatto una tonnellata di teatro e Spooks. Non lo conoscete? Amen.
Insomma Utopia si va ad inserire in quello spicchio fatto di immaginario fumettistico e cospirazionista, cosa che a suo modo scende da Watchmen, passa per V for Vendetta e arriva a Y. Lo stile della serie prende un po’ le distanze dal british old school, quello fatto di tanto tanto artigianato e sposta il faretto sulla fotografia, la tensione e gli incastri. Rimodula il linguaggio del genere (che poi alla fine parliamo di un genere abbastanza “scarno” dopo l’ottimo Rubicon), ne fa un esempio di dilemmi e di brutture politiche e di incoscienza giovane.
La voglia di scoprire, quella che è insita in ognuno di noi, e gli eventi che sono una sequenza senza soluzione di continuità sono il moto del tutto. L’onore della scena è tutto in mano a un cast perfetto, una regia a tratti (molti) Kubrickiana e soprattutto una trasposizione dell’immaginifico cospirazionista (ad esempio la famosa stanza dei bottoni, una delle cose più belle che io ricordi da tempi immemori, una roba agghiacciante) vicina alla fantascienza e a quella voglia di ignoto che anima lo sci-fi e che in qualche modo ci ha cresciuto un po’ tutti.

Scrive questo uno che ama credere a qualsiasi tipo di cospirazione, le scie chimiche, i rettiliani, i templari quindi faccio testo fino a un certo punto a livello di entusiasmo. Ma Utopia a mani basse è una delle (se non LA) serie dell’anno.

ut

Speciale Libri e Graphic Novel 2012

Questi i libri(graphic novel, fumetti, libri illustrati, romanzi eccetera) usciti quest’ anno che più sono piaciuti a Giorgio e me.
Nessuna recensione o parere da esperti, nessuna pretesa di verità, solo la nostra opinione, solo la bellezza che ci hanno lasciato.
E se non vi piacciono, parte la mossa di Hokuto.

ROMANZI

arteL’arte di vivere in difesa di Chad Harbach

Già la immagino Irene che salta sulla sedia, ne aveva scritto lei e tanto e bene l’anno scorso. Solo per dirvi che alla fine il libro in Italia è uscito è bellissimo e cose così passano due o tre volte a decennio (assieme a Kavalier & Clay e La fortezza della solitudine). Rileggetevi la recensione di un anno fa e filate di corsa a comprarvelo. Fidatevi. Ah e subito dopo leggetevi Moby Dick, se non l’avete già fatto. (GiorgioP)
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sofia

Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti

La storia di una ragazza irrisolta, semplice così. Cognetti è uno di quegli scrittori veramente bravi che come pochi altri sanno scrivere bene di donne pur non essendolo. E chiaramente non è una cosa facile.
Un libro semplice che si accartoccia su storie di vita (di Sofia e famiglia) poco semplici. Ma alla fine l’essenzialità, la natura della scrittura è il messaggio e farlo arrivare nella maniere più breve, delicata e comprensibile possibile.
Tutte cose che Cognetti fa, e sa fare alla grande. (GiorgioP)

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resistere

Resistere non serve a niente di Walter Siti

Siti da moltissimi viene riconosciuto come l’erede naturale di Pasolini. Un po’ è vero. Lo ricorda moltissimo nelle fenditure e nella coscienza che la natura della letteratura e del racconto è anche lo sporcarsi le mani con quello che è estremamente differente da chi vede e scrive. Il ceto medio basso, quello che a volte rialza la testa e a suo modo trova una via nella giungla dentro cui farsi strada. Con le regole della giungla e della new economy, di fondi tossici e della nuova crisi. In mano a squali di borgata. (GiorgioP)

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battutoHo battuto Berlusconi! Racconto in due tempi (più supplementari e rigori) di John G. Davies

So che il titolo fa esclamare un “che du maroni un altro libro di Gomez e Travaglio” invece fermi. Così non è. Berlusconi c’entra ma marginalmente e alla fine. Questo è il Febbre a 90° di un tifoso del Liverpool, meno fighetto di Hornby sicuramente (sia nei modi che per la squadra che tifa che per l’ambiente) e a mio parere molto più emozionante. Scritto come un monologo di teatro in cento pagine va dal fomento da stadio alle crisi famigliari alla crisi alla disoccupazione e di nuovo all’esaltazione per la vittoria. E a Berlusconi. Sorpresa dell’anno. (GiorgioP)

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amanoTutti ti amano quando sei morto. Un viaggio tra fama e follia. di Neil Strauss

Nella mia ignoranza non conoscevo Neil Strauss, ad occhio però il redattore di Rolling Stone è uno di quelli che ha intervistato il mondo e qui c’è un po’ di compendio (500 pagine) delle teste di minchia immani (perché tolto Springsteen e Johnny Cash questo è quello che penserete alla fine del libro) che compongono lo showbiz odierno. Lady Gaga che non scopa perché non vuole perdere energie, Snoop Dogg che va a comprare i pannolini, Springsteen in analisi, John Casablancas che ad occhio è intelligente quanto una scimmia urlatrice. Spassoso. Agghiacciante anche se pensate che a sta gente gli si danno i soldi).
(GiorgioP)

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stonerStoner
di John E. Williams

Pubblicato per la prima volta nel 1965, ristampato in italia soltanto quest’anno.
Un libro bellissimo scritto in modo superbo, che mi ha lasciata sveglia la notte e che mi sono tenuta stretta per tanto tempo, in silenzio.
La normalità di un uomo “sbagliato”, la quotidianità della sua vita, del suo sentire; il dolore, l’infelicità, l’amore forte, le abitudini… nulla di eclatante: un semplice uomo che bada al necessario senza perdersi troppo oltre, un uomo immensamente grande, che con leggerezza e delicatezza scava dentro il lettore un solco profondo e sacro a cui si sa di poter tornare e ritrovarlo sempre. (LauraLali)

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limonovLimonov di Emmanuel Carrère
Le cose sono spesso più complicate di come si pensa, cominciamo così.
E continuiamo dicendo che si può raccontare la storia di qualcuno, la sua vita, le sue scorrettezze politiche e umane, la sua arte, le sue follie, i suoi orrori in tanti modi. Esiste il modo di Carrère di farlo. Limonov e Carrère, l’osservato e l’osservatore, lo scrittore russo e l’intellettuale francese, sono i due centri di questo libro. Con un sovrapporsi di piani, uno spessore storico e uno stile che rende tutto ancora più interessante e profondo.
Limonov a tratti mi ha dato il voltastomaco, a tratti l’ho amato, leggerlo è stato un po’ come quando sali in macchina con la nausea, e poi piano piano passa perché decidi di fissare un punto e lo tieni saldo finché non arrivi a destinazione, come con le pagine di questo libro che non riesci a lasciare più, fino alla fine. (LauraLali)

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raccontiI racconti di John Cheever
Sessantuno racconti, quasi tutti apparsi sul “New Yorker” fra il 1935 e il 1978, pubblicati in un’unica raccolta Italia per la prima volta quest’anno. Finalmente.
Un libro che dovrebbe leggere e rileggere soprattutto chi ama il racconto come forma di narrazione. Ce ne sono di geniali e di una bellezza spaventosa (“La geometria dell’amore”, “La chimera”, “Il nuotatore”, “Addio, fratello mio”, “Una radio straordinaria” per dirne solo alcuni).
In tutti, le ossessioni, i diversi punti di osservazione che si possono/dovrebbero avere delle cose e delle persone, una densità umana che pochi hanno saputo osservare e raccontare senza perdere né i dettagli né la leggerezza.
Uno sguardo ironico, intelligente e cinico che non tralascia la bellezza, lo stupore e la potenza delle emozioni. (LauraLali)

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innamGli innamoramenti di Javier Mariàs

Per la serie facciamoci del male. Ma facciamocelo bene. C’è una coppia perfetta di innamorati perfettamente perfetti e una donna decisamente scombinata, dubbiosa, cinica che li osserva come si osserva qualcosa di bello e felice. Poi c’è una morte. Poi c’è dell’amore ancora. Ma di quello che fa assai male e fa capire che le cose si possono vedere e rivedere in modo diverso. Che non tutto è come sembra. Che la perfezione, guardampo’, non esiste. E no, non dirò altre banalità, giuro. Dico solo che questo libro è stato una sorpresa, un noir che non mi aspettavo di leggere. Ora capisco il sorriso beffardo del commesso della libreria. O forse no? (LauraLali)

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GRAPHIC NOVEL E LIBRI ILLUSTRATI


segretiI segreti del Quai d’Orsay. Cronache diplomatiche: 2
di Blain e Lanzac

Neanche si comincia. I segreti è la graphic novel dell’anno.
Seguito (per modo di dire) del volume uno uscito l’anno scorso è la storia di un comune ghost writer al soldo del ministero degli Esteri francese.
Se il primo episodio si reggeva tutto sulla stesura di un discorso e la sua difficile approvazione, il secondo si sposta all’ONU.
Se pensate che sia una critica al modo di fare politica oggi, lo è, alla mania di grandezza lo è, e se soprattutto tutto ciò vi suona come un passaggio al lato oscuro del ghost writer troverete pane per i vostri denti.
Recuperatelo assolutamente. (GiorgioP)

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salaLa sala da tè dell’orso malese
di David Rubin

Primo libro in quota Tunuè edizioni (tenetela d’occhio). Il centro della storia è una caffetteria (ma che fa solo tè) tenuta da un orso malese, dove eroi e supereroi passano per raccontare le proprie disgrazie e le loro (forse) risalite.
Estremamente toccante, bello come solo le storie di chi ha tanta fantasia sanno essere, è un continuo richiamo all’esasperazione dell’umanità del superuomo e della solitudine. (GiorgioP)

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addioAddio, Chunky Rice
di Craig Thompson

Verrebbe da dire che forse la prima opera di Thompson sia la migliore. Storia anch’essa di estrema fantasia della storia d’amore di una tartaruga e una topolina che come da titolo spoilerone, felice non è e sicuramente non vi lascerà gli occhi asciutti. ne ho già scritto. (GiorgioP)

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tempoIl tempo materiale
di Luigi Ricca e Giorgio Vasta

Vasta aveva scritto il libro tempo fa e Luigi Ricca ci ha fatto una splendida graphic novel. Minimale e dolorosa. Fatta di un bianco e nero curatissimo che può ricordare Gipi ma senza gli eccessi da overdose.
Il tempo materiale è una storia di emulazione sbagliata e di anni di piombo e di ragazzini che sbagliano la parte da cui stare. Eppure è un libro che arriva dentro e che non lascia scampo alle riflessioni. Secondo libro in quota Tunuè. (GiorgioP)

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paginePagine nomadi. Storie non ufficiali dell’ex Unione Sovietica
 di Igort

Quando ho preso questo libro in mano a momenti la signora della Coconino mi limona davanti a tutti. Mi ha detto “questi due” avevo preso anche Asterios Polyp “non sono libri comuni ma sono da biblioteca”.
In effetti è vero, su Pagine nomadi (che è tutto tranne che un libro facile) Igort racconta ciò che gli è stato tramandato della cultura dell’ex Unione Sovietica da Cechov a Majiakowski per finire con il massacro ceceno. Fatto di diari scritti a mano, tavole di fumetti, reportage fotografici, un libro prezioso. (GiorgioP)

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cronacheCronache di Gerusalemme
di Guy Delisle

Delisle è uno dei maestri del graphic journalism (Pyongyang e Shenzen) qui racconta il suo passaggio di un anno a Gerusalemme al seguito della compagna che partecipava ad una missione di MSF. Con la calibratura che solo i grandi fumettisti (e i grandi scrittori) sanno dare Delisle racconta con l’occhio occidentale tutto quello che c’è da capire (e che a volte sfugge anche all’occhio di chi scrive) delle contraddizioni della diaspora israeliana. Con mini racconti a tratti comici, a tratti riflessivi, a tratti commoventi. Straconsigliato. (GiorgioP)

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polpUn polpo alla gola di Zerocalcare
Che dire, gli si vuole bene, molto. Tipo cotta adolescenziale. E questo libro è stato la conferma che di talento il signor Calcare ne ha a bizzeffe, non che si avesse bisogno di conferme eh, ma di libri e tavole sue sì, sempre. Mi ha fatto piangere e sorridere, senza banalità con una storia ben scritta, personaggi definiti e l’immancabile ironia che diverte, accompagnata da uno spirito noir che non mi aspettavo. Insomma sposami.
Va bene la smetto, ne ha scritto molto più lucidamente Giorgio qui. (LauraLali)

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vaderDarth vader and son di Jeffrey Brown
Immaginate solo le mie urla di gioia alla scoperta di questo libro.
Da brava fan di Star Wars non potevo perdermi questo gioiellino: la vita di un papà particolare come Darth Vader alle prese con un quattrenne Luke Skywalker. I giochi, le domande, i capricci, le lezioni di vita, la quotidianità. Uno spasso per chi ha voglia di sorridere e far sorridere anche gli occhi. Buffo e dolce come solo i veri duri sanno essere. Imperdibile. (LauraLali)

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brunoBruno- Il bambino che imparò a volare di Nadia Terranova, Ofra Amit (llustratore)
Un libro difficile e sottile. Un racconto che a volte fa mandar giù magoni e stringere i pugni ma che prende tutta la sua dolcezza dalle tavole della bravissima Ofra Amit, tavole di una bellezza disarmante. Bruno è un bambino, poi un adolescente e un uomo, è Bruno Schulz scrittore e intellettuale polacco.
Bruno è un bimbo ebreo con una testa molto grossa, un bimbo chiuso e timido
E ha un papà adorato, estroso e strambo capace di mutare e diventare tante cose diverse e folli e che gli insegnerà a volare e a fuggire in tanti modi dal Male che lo inseguirà. (LauraLali)

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coseCose che non vedo dalla mia finestra di Giovanna Zoboli, Guido Scarabottolo (illustratore)
Con una leggerezza assoluta parla proprio di questo: di quelle cose che non si vedono, dell’abitudine che rende le cose invisibili.
Bici rubate, bottoni, animali fuggiti, cartoline mai spedite, pensieri nascosti, personaggi strani, strade inesistenti, oggetti scomparsi, cuori instabili…tutto quello che c’è ma non si vede o forse sì, basta stare in silenzio e osservare spalancando gli occhi all’ironia e lasciandosi guidare da disegni semplici ed evocativi. (LauraLali)

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