Dieci cose che ho da dire su Inception (senza spoiler)

Insomma, martedì scorso ho visto Inception al cinema IMAX guadagnandomi l’odio del mio adorato figlio-vampiro Tob Waylan, ma spero che non mi lancerete le pietre se per caso quello che vado a raccontarvi non vi piace. Lo so che sono fortunata a vivere in una città con lo schermo IMAX più grande d’Europa in cui ho visto The Dark Knight e Watchmen, e a quel cinema sono affezionata anche se puzza di popcorn, di teenagers mal deodorati e di lezione di Computer Science. Ve lo dico perché il realismo è importante. E comunque ricordatevi che in questo paese non c’è il bidet e a volte mettono la moquette nei bagni, e vedrete come passa in fretta l’invidia. Ma veniamo al sodo. Ecco dieci cose che ho da dire su Inception (senza spoiler).

1) Inception è un gran bel film ma non è il film migliore/più bello/più geniale che abbia mai visto. Io non sono una che c’è solo il cinema classico, per carità, quando ho visto There Will Be Blood l’ho capito e l’ho detto subito che quello era il film più importante e sconvolgente degli ultimi vent’anni; ai posteri l’ardua sentenza.

2) Sempre per la rubrica “Cassandra al Cinema,” scrivo qui che secondo me Inception non cambierà il modo di fare cinema nel ventunesimo secolo. Ci ha già pensato The Matrix. Ma Matrix l’aveva già pensato Jean Baudrillard, quello di Simulacres et Simulation. E anche Kant e Hegel se proprio vogliamo, eh. In effetti anche Platone, l’inventore della proiezione. (Avete presente il mito della caverna, no? Non sta forse parlando del cinema?) Il contributo di Christopher Nolan (tanto ammòre) alla rivoluzione del cinema è iniziato altrove, e Inception non fa altro che seguirne il film logico. Ma d’altronde io penso che neanche Vaffatar in realtà porterà a una rivoluzione in senso lato, particolarmente se si parla di una rivoluzione stilistica o tecnica; una rivoluzione economica probabilmente sì, nel senso che mettere la sbarra per il limbo dei produttori così in alto significa che d’ora in poi si dovranno spendere sempre più soldi per realizzare un film affinché si possa guadagnare sempre di più – molto spesso inutilmente e solo per sopperire a una sempre più paurosa mancanza non di originalità ma di autenticità dei contenuti. Stamattina su twitter Roger Ebert citava Stephanie Zacharek: “We’ve entered an era in which movies can no longer be great, only awesome.” Inception è molto awesome, ma per me non è necessariamente un bene.

3) La domanda che fa Inception è profondamente interessante: “è possibile manipolare ciò che non è conscio”? Quello che Inception non si chiede, e che è per me un po’ il fallimento dell’operazione è: “a che pro manipolare l’inconscio”? I pubblicitari lo fanno in continuazione, i registi pure. Lo fanno per farci desiderare cose, luoghi e persone che non dovremmo, perché il genere umano è profondamente limitato dalla presenza ostruttiva del corpo e della realtà concreta e dai costrutti sociali che si mettono tra noi e le nostre fantasie, e le idee e i sogni sono tutto quello che abbiamo per trascendere questi limiti. Sono anche l’unica cosa che ci mantiene savi, la valvola di sfogo che ci permette di amare chi non possiamo, di odiare apertamente e totalmente chi ci fa del male, di difenderci dagli attacchi e di soddisfare noi stessi senza arrivare all’autodistruzione effettiva. Questo Nolan lo sa e qui si ferma, non va oltre, non ci prova neanche ad affrontare il vero paradosso morale della possibilità di infiltrare i sogni e le idee altrui.

4) Ci sarebbe una serie di cose che ho imparato studiando teoria del cinema e psicoanalisi: Freud, Jung, Lacan, Deleuze, Žižek, e Baudrillard è sempre lui (dai, su, concedetemi la citazione adesso che persino Ligabue è stato ampiamente sdoganato su queste pagine), ma non voglio stare qui a farvi l’Interpretazione dei Sogni for Dummies. Per questo vi avevo già parlato di The Pervert’s Guide to Cinema, che la spiega la fa molto meglio di me. Nel film questa roba appare così chiaramente che sembra che sia stato sceneggiato con a fianco il Bignami di teoria psicanalitica. Con un’infarinatura generale di questi concetti e una conoscenza base di Lynch e Hitchcock, Inception non è un film difficile da seguire né un rompicapo come The Prestige. Peccato, a me i rompicapi piacciono da impazzire, e sono felicissima di accettare la possibilità che non si risolvano. In Inception c’è una spiega ogni tre minuti, per essere sicuri che stiano tutti seguendo. Almeno non c’è lo spiegone finale tipo Shutter Island, e meno male.

5) Sono profondamente convinta che ogni volta che sogniamo giriamo nella nostra mente dei film anche più spettacolari di Inception. Purtroppo non abbiamo i mezzi tecnici per ricreare questi sogni in modo da condividerli con altri. E sarebbe bellissimo se si potesse, non credete? Per esempio io ci sono un paio di persone che porterei nei miei sogni di un giorno in cui mi sono innamorata e ho fatto una passeggiata in una foresta di bluebells come quella in cui si addormenta e sogna Leonard Bast in Howards End. Il profumo era talmente intenso che si sentiva persino nel sogno. Non ho mai sognato città che si ripiegano su se stesse, né inseguimenti alla James Bond in paesaggi innevati, ma ho sognato Ottavia la città invisibile di Calvino, quella sospesa su una ragnatela. Dopo anni di studio del cinema post-9/11 ho sognato di cadere da grattacieli in fiamme; ho sognato che Christopher Eccleston mi portava a fare un giro in moto dopo aver scambiato due parole con lui; ho sognato uno solo dei miei ex, ma ripetutamente, in film che passavano dal porno alla tragedia, dallo slasher alla commedia romantica; ho sognato assassini che mi inseguono in corridoi di vetro con coltelli affilatissimi; colori e numeri; bestie e mostri inesistenti assemblati con pezzi di altri animali – anche il coyote dei Simpson con la voce di Johnny Cash; ho sognato di essere Gregor Samsa e ritrovarmi tramutata in un orribile serpente, io che sono così ofidiofobica che figuratevi; ho sognato di cadere dal ponte della ferrovia tra Porto e Vila Nova de Gaia, di mangiare quintali di gelati variopinti e gustosi, e di tenere la mano a Bruce Springsteen. Un film meglio dell’altro.

6) Nel romanzo I Mari del Sud di Manuel Vázquez Montalbán, il detective Pepe Carvalho si chiedeva : “Come ameremmo se non avessimo imparato dai libri come si ama? Come soffriremmo? Senza dubbio soffriremmo meno.” Quando i personaggi di Inception sognano, i loro sogni non sono altro che film di diversi generi, cosa che mi fa pensare che il virtuosismo cinematografico di Nolan si traduca in una domanda simile a quella di Montalban: come sogneremmo se non avessimo imparato dai film come si sogna? Un compendio di grandi film sui sogni:  Un Cane Andaluso di Luis Buñuel, Sogni di Kurosawa Akira, Institute Benjamenta, or This Dream People Call Human Life dei fratelli Quay, Blue Velvet di David Lynch,  Sogno di Una Notte di Mezza Estate di Max Reinhardt, Otto e Mezzo di Federico Fellini. Ce ne sono pure altri, eh, ma a me piacciono soprattutto questi. Hanno in commune l’avere un budget molto più ridotto di quello di Inception e molte meno sparatorie e inseguimenti, ma di essere molto più simili ai sogni che faccio io. Per questo mi sembrano molto più riusciti come esperimenti che traducono un mondo interiore inconscio e misterioso davvero. (Quello dei fratelli Quay ci scommetto che non l’avete visto – fatelo al più presto adesso che è anche uscito in dvd e blu-ray non avete scuse.)

7) Ma non è sbagliata una domanda del genere? Perché sogniamo tutti da sempre, da prima della pittura rupestre, dell’invenzione della prospettiva, della rivoluzione industriale, della lanterna magica e del dagherrotipo, della camera oscura e del cinema, dell’odorama e del 3-D. La love story tra il cinema e i sogni è piena di esempi e di vie infinite – il cinema come metafora del processo onirico, i sogni come proiezioni rivedute e corrette delle visioni e delle esperienze quotidiane, allargate o rimpicciolite a seconda del caso come un primo piano o un campo lunghissimo. C’è chi sogna a colori e chi in bianco e nero, chi sogna immagini e chi scene, chi ha la colonna sonora e chi gli effetti speciali, chi usa il jump cut e chi i movimenti di macchina più fluidi. E allora, è l’arte che viene dai sogni o i sogni che vengono dall’arte? Se sognare è come andare al cinema sogniamo perchè andiamo al cinema o andiamo al cinema perchè sogniamo?

8) Senza scomodare Marzullo la cosa della vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio l’aveva già detta Pedro Calderón de la Barca, uno che sognava nel Siglo de Oro Spagnolo. Più o meno in quel periodo sognava in Inghilterra William Shakespeare. Siccome mi risulta impossibile parlare di Inception senza fare spoiler – e credo veramente che il film abbia un suo imaptto solo se lo si vede senza saperne nulla – adesso vi parlerò di varie idee di sogni e del sonno in Shakespeare. Quando poi avete visto il film ne riparliamo. Shakespeare viveva in un mondo in cui la psicanalisi non esisteva ma i sogni erano reputati potenti, pericolosi, profetici. Non è un caso che tutti i personaggi di Shakespeare più introspettivi abbiano dei grossi problemi col sonno: Amleto dice che potrebbe ritrovarsi imprigionato dentro un guscio di noce e considerarsi il re di uno spazio infito se solo non facesse brutti sogni, e che il problema non è essere o non essere ma dormire e forse sognare; Riccardo III è perseguitato nei sogni da quelli che ha ucciso, e le maledizioni che gli lanciano poi si avverano nella battaglia finale; Enrico V non dorme la notte prima della battaglia perché la corona che ha ereditato con l’usurpazione di suo padre gli dà il cerchio alla testa (sic). E poi Macbeth. La storia la sapete, no: tre streghe dicono a Macbeth che diventerà Barone di Cawdor e poi Re di Scozia. Lui dice sticazzi, e invece il Barone di Cawdor viene giustiziato per tradimento e il suo titolo passa a Macbeth. E qui ti voglio, scatta l’idea, “l’idea che lo possederà e lo distruggerà”: voglio diventare Re.  Dice aspetto, ma no, ma che aspetto, voglio diventare Re adesso perché fare il Re è er mejo, ma non si può, il Re sta benissimo non c’è neanche da sperare in un coccolone improvviso, che palle. La moglie gli dice dai su, ammazziamo il Re così io divento First Lady di Scozia e sai che figata. Lui dice no, lei dice non c’hai le palle, lui dice così non vale, ok, si fa. E mentre accoltella nel sonno il Re di Scozia in una notte buia e tempestosa, Macbeth sente un grido:

MACBETH
Methought I heard a voice cry ‘Sleep no more!
Macbeth does murder sleep’, the innocent sleep,
Sleep that knits up the ravell’d sleeve of care,
The death of each day’s life, sore labour’s bath,
Balm of hurt minds, great nature’s second course,
Chief nourisher in life’s feast-

LADY MACBETH
What do you mean?

MACBETH
Still it cried ‘Sleep no more!’ to all the house:
‘Glamis hath murder’d sleep, and therefore Cawdor
Shall sleep no more; Macbeth shall sleep no more.’

E’ un’allucinazione uditiva, è la maledizione di Caino, dell’assassino che trapassa la sottile linea rossa che divide l’umanità: da una parte l’uomo, il corso naturale della vita, il giorno e la notte e il sonno a dividerli; dall’altra il criminale, la perversione della natura, la distruzione delle differenze tra il sonno e la veglia, l’eclissi totale del bene. Uccidendo il Re Macbeth condanna sé stesso e sua moglie ad un incubo continuo di insonnia e di colpa. La moglie si suicida in preda alle allucinazioni, e quel poco che resta di umano in Macbeth viene fatto a pezzi dagli altri, quelli che dormono il sonno dei giusti, quelli che dagli incubi si svegliano.

(Il Macbeth di Orson Welles è il mio preferito, ma vi consiglio sopratutto quello di Polanski che l’incubo lo gestisce molto bene – è il primo film che ha diretto dopo che la Manson Family massacrò sua moglie Sharon Tate, e il trauma si vede tutto – oppure Il Trono di Sangue di Kurosawa se siete ben disposti verso il cinema Orientale. Se invece avete finalmente scoperto chi è James Frain da True Blood, qui c’è per intero Macbeth on the Estate, che è un progetto della BBC interessantissimo di cui vi posso raccontare cose in altre sedi. Nel frattempo mi ripulisco la bavetta, sai com’è quando dici James Frain…)

9) Ma tornando a noi, un’altra domanda che sta al centro di Macbeth è la missione stessa di Inception: si può piantare il seme di un’idea nella mente di una persona senza che ci sia a priori un terreno fertile? Sono le streghe (o sua moglie) a convincere Macbeth che deve uccidere il Re? O è lui stesso a nascondere questo desiderio da qualche parte nel suo inconscio, e poi a realizzarlo una volta che viene violentemente esposto? E’ la stessa cosa in Othello: è Iago a convincere Othello che Desdemona si tromba Cassio a sua insaputa, o è Othello fin dall’inizio a non fidarsi e a lasciarsi convincere? (Anche Iago lancia una maledizione a Othello dicendogli che né l’oppio né la mandragora potranno aiutarlo a dormire, ora che il mostro dagli occhi verdi della gelosia ha preso possesso dei suoi occhi, facendogli vedere quello che non c’è, sognare quello che teme.) Ciò che è nascosto nel profondo della mente è sempre e comunque più forte di qualsiasi input esterno. Oppure no, è vero il contrario. Shakespeare mise in bocca a uno dei suoi personaggi più potenti e manipolatori le splendide parole

We are such stuff
As dreams are made on; and our little life
Is rounded with a sleep.

Prospero, come Oberon, è un mago potente che lavora attraverso la manipolazione della visione e del sonno. Non ci vuole un set rotante montato su un marchingegno idraulico per far credere a Bottom (o al pubblico) che gli è cresciuta una testa d’asino, o a Ferdinand che suo padre sia annegato. Allora indipendentemente dal suolo fertile o meno, basta che la storia sia abbastanza convincente e il seme è piantato, l’immaginazione la disseta, la pianta cresce. Voi vedetelo Inception, poi mi dite quale delle due opzioni preferite.

10) Quando l’avrete visto converrete anche con me che Marion Cotillard è una gran gnocca, ma non venitemi a dire che sa recitare. Tutto qui.

Christopher Nolan for dummies: Following

Dovete sapere una cosa, la nostra amata Byron ha visto Inception prima di tutti noi italioti sfigati. Non sapete cos’è Inception? Vi perdono solo in caso di coma profondo fino a 5 minuti fa. Nel caso, trailer. Non solo lo ha visto, ma lo ha visto pure in Imax. Non sapete cos’è l’Imax? E’ un sistema di proiezione su uno schermo tipo GIGANTE con una peliccola non di 35mm ma 70mm e a scorrimento orizzontale (esempi 1 e 2). Quindi? Quindi è così grande che potrebbe coprire uno spazio di 1km quadrato senza perdere qualità. No kidding.
Tutto questo per dire che lei lo ha visto meglio di come lo vedrà la maggior parte di noi e che spero ne parlerà presto qua sopra per farsi odiare un po’ di più.
Mentre si aspetta la fatidica data d’uscita (24 Settembre) sarebbe bene farsi una ripassatina di Nolan giusto per ricordarsi (come se si potesse dimenticare) con quale cazzo di genio si ha a che fare. Io, ad esempio, devo rivedere Insomnia perchè quando l’ho visto ero in un’età priva di acume e mi annoiò parecchio. Dubito comunque che qualcuno non abbia visto film come The Prestige, Memento e The Dark Knight (che se non avete visto vedeteveli tutti e rivoluzionate la vostra idea di fare cinema) ma sono un po’ meno sicuro che molti abbiano visto il suo film d’esordio, Following (1998).
(Ora voi direte, sto qua arriva scrive un primo post pieno di divagazioni e ci fa il pippone su che film dobbiamo vedere. Sì, ma perchè vi voglio un sacco di bene e voglio darvi argomenti per fare i fighi con gli amici. Ricordatevelo, ifighicongliamici.  Es. a: “Troppo bello The Prestige” b: “Tks, io ho visto Following” a: “MECOJONI” o c: “TELADO’!”)
Ciancio alla bande, Following è stato ri-ridistribuito in questi giorni non so dove in occasione dell’evento Inception e un nuovo trailer è stato montato. Vediamocelo.

Allora, geni non si diventa e neanche ci si nasce. Geni si è già da piccoli spermatozoi indifesi. Io mi posso solo immaginare quali astute strategie abbia usato il Nolanzoo per riuscire a fecondare, ma sicuramente deve aver steso tutti gli altri con qualche storia totalmente mindfucking. Comunque, l’esordio alla regia di Nolan tende a confermare tutto ciò. In quell’ora scarsa di film si trovano, infatti, quasi tutte le caratteristiche che andranno poi a rendere i suoi film successivi dei grandi capolavori. Cose come la scrittura, i dialoghi precisi e calibrati dai ritmi molto alti, i personaggi ossessivi e sempre un po’ misteriosi, il montaggio non del tutto lineare (poi reso perfetto in Memento), la femme fatale e i twist finali che vanno a incastrarsi con piccoli particolari buttati lì durante il film (The Prestige, ovviamente) sono qui riuniti, a volte accennati, in una veste decisamente sperimentale ma non per questo banale o imprecisa. Un po’, anche se può sembrare un paragone azzardato, come è accaduto in Reservoir Dogs, solo che Tarantino ha avuto la fortuna di avere un budget infinitamente superiore, un cast e dei tecnici, non degli amici e se stesso (la fotografia, bellissima, è dello stesso Nolan). Non mi piace molto raccontare la trama dei film di cui scrivo, a meno che non sia necessario, ma la condenserei in “un uomo scopre il voyeurismo senza dover ringraziare Hitchcock”.
Come se non bastasse vi faccio pure vedere il suo primo e unico corto, Doodlebug. E se  non lo trovate geniale, che Twilight vi prenda.

Inside joke.

L’autore: Tob Waylan, per gli amici Mattia, nato nell’anno di Ritorno al Futuro II e nella città di De Andrè, vanta dei capelli più lunghi di tutto Junkiepop. Ha all’attivo un blog, dei Tumblr (123) e qualche segretissima collaborazione. Sogna di girare slasher come farebbe Jim Jarmusch e di scrivere un libro sulla fase anale di Cronenberg, nel frattempo ascolta tantissima musica, guarda uno sfracelo di film e sopravvive precariamente nel mondo dei non diplomati.