Cover da uno che non ne avrebbe bisogno (eppure..)

Ci sono “quelli lì” (chiamati in questo modo perché sono pochi e sono immediatamente identificabili) che hanno un posto particolare nella tua mente come punti di riferimento musicale. Quelli che conta poco la qualità di quello che tirano fuori ma che di primo acchitto appena li vedi dici oh! Un po’ come quando senti parlare di tuo cugino e fortunatamente non è per un evento di cronaca.
Matranga, di nome Jonah, è uno di quelli lì. Ma mica per altro, non perché sia un genio o un profeta, perché bene o male hai amato alla follia il suo gruppo principale (i Far), poi sei andato dietro ai New End Original, ai Gratitude e ai (che poi era lui da solo) Onelinedrawing.
Da solo se non calcoliamo il featuring di R2-D2 (il pupazzino di Star Wars, sì quello).
Detto questo l’anno scorso Matranga era tornato coi Far, il singolo era bello ma il disco meh, lasciamo perdere. Ora Matranga che fa, si mette in casa, diciamo da solo,  e si registra in un tempo imprecisato un disco di cover e intimista. Se l’ha fatto su un 8-tracce diciamo che come approccio ricorda qualcuno ma che quel qualcuno invece di fare cover scrisse Nebraska. Insomma non stiamo giocando nello stesso campo da calcio e neanche nello stesso sport. Sia chiaro.
Ragioniamo solo sull’approccio intimista, sia chiaro.
Voices and Dedications (così si chiama il disco) è però un disco struggente, e sì, il giochino del ricantarci le canzoni che già sai sopra l’arpeggio e l’effetto disco rallentato puoi farlo, che funziona.
Ma è fondamentalmente il cuore che c’è e nel disco e nelle scelte (Tori Amos, Springsteen, Deftones, Dylan, i Temptations, Elliott Smith), e il sapere giocare a dadi col cuore e i groppi in gola di chi l’ascolta, chè in questo Matranga è sempre stato bravo, diciamolo.
Quello che fa di questo una cosa differente dal resto è il saper dare ad altre canzoni un approccio suo, non parlo di “vestito” (che è un termine che a me sta sul cazzo fortissimamente) ma parlo proprio di andare su quelle corde che sono sue, di Matranga, anche mentre dice “tramps like us baby we were born to run”.
E non è facile. L’assicuro.

Essentials: Far – Water & Solutions

So che era tanto tempo fa. Un’epoca fa che il mio amico Gianni si presento con il primo disco dei Far. Era quel momento in cui c’erano quei dischi nu metal belli, fighi ma l’etichetta e il suono cominciava un po’ ad andare stretto a tutti e allora riprendevamo in mano i dischi dei Fugazi quell’hardcore lì, per dirne uno.
Il disco dei Far fu presentato con “questo lo chiamano emo”, solo dopo prendemmo coscienza del fatto che di quella scena lì avremmo imparato a seguire i nomi, i “quello suonava con” o “quello aveva creato i”.
Jonah Matranga per fare un salto avanti alla fine é diventato uno degli eroi della mia vita alla pari di Springsteen e Bob Mould.
Da lì ad un attimo dopo, perché i dischi ci arrivavano in ritardo di un anno, o due, uscì Water and solutions, che a livello di “orecchie” almeno a me ha cambiato tutti i gusti del mondo e con il disco dei Texas is the Reason mi ha costretto in quel genere fatto di melodie strillate e storte e allo stesso tempo lineari.
Water and solutions era il disco con cui alla De Sica i Far dissero “o sfonno o m’abbrucio”. Si bruciarono. Perché era in effetti il disco con le melodie migliori e più facili, che magari fosse uscito sei sette anni dopo sarebbe rimasto non come un possibile oggetto di culto ma come un must, una pietra miliare.
C’era Nestle, che era la pesantezza emo melodica, e c’era il punk rock puro che poi avrebbe fatto una discografia intera per i Jimmy eat world e i Get up kids (e una decina d’altri) di Mother Mary. Un disco che ha osato il passo più in là cercando di farsi ascoltare dai più.
Per quanto serva l’ho ascoltato io, e a me la vita l’ha cambiata. Forse per uno come Matranga ha più senso un effetto del genere che il villone a Bel Air.

Non è finito veramente un cazzo

Uno dei leit motif della fine degli anni 90, della prima metà della seconda metà degli anni 90 per la precisione era “Jonah Matranga è Dio”.
Niente è cambiato a più di dieci anni di distanza, se non il fatto che Jonah Matranga sempre in meno sanno chi sia e anzi, molto probabilmente sono rimasti a saperlo gli stessi di quegli anni lì. Non tutti perchè parte di quelli presi da altre cosa neanche se lo ricordano più, chi sia.
Per chi non lo sapesse neanche ora in quattro parole è uno della sacra trinità Schreifels, Cuomo, Matranga. L’emo degli anni 90, insomma. O in soldoni quello che è stato seminale di quegli anni lì.
Matranga, tra questi è quello che ha fatto capire un cazzo alla gente cosa volesse fare della sua vita di Dio partendo dai Far (l’apice del sound emo, la perfezione assoluta con i Quicksand), continuando con i New End Original (da una deriva più punk rock) e continuando con i Onelinedrawing (progetto lo-fi che univa il Beck di Mellow Gold all’Elliott Smith di Roman Candle).
Se avete perso tempo finora a sentire altro non è colpa mia.
Detto ciò e tornando a valle del discorso Matranga, ovvero di quell’uomo un po’ così con quella faccia un po’ così che ricorda Ben Stiller, da un paio d’anni ha rimesso su le sue radici, ovvero i Far, la cui discografia è quanto minima quanto fondamentale, anzi assoluta, per una serie di live che non si sa se più o meno propiziatori o di convenienza ma hanno condotto a un singolo nuovo e un disco nuovo

We wanted to make sure it wasn’t just going to be another lazy reunion album, and this song was a spark that let us know we still had something to say as a band

Lo so, merdate che hanno detto tutti quelli che poi si sono presentati alla cassa a contare gli sghei della personalissima reunion, però bon, è Matranga, è Dio. Dio non ti direbbe mai che sei Virginia Woolf solo perchè a volte guardi il muro pensierosa. No?
A un certo punto è una questione di devozione e il brano è in effetti così, con un po’ di maturità in più e quindi un po’ di disperazione in meno, con un po’ di produzione in più e quindi un po’ di batuffoli di polvere in meno che a noi piacciono tanto, ma è pur sempre un pezzo dei Far. Uno di quei gruppi che io ed un altro stronzo due anni fa inserimmo tra i venti dischi emo di tutti i tempi, e forse voi neanche li avete sentiti.

Far - Give me a reason (Mp3)