Cover da uno che non ne avrebbe bisogno (eppure..)
Pubblicato: ottobre 16, 2012 Archiviato in: emo | Tags: emo, jonah matranga 1 Commento »Ci sono “quelli lì” (chiamati in questo modo perché sono pochi e sono immediatamente identificabili) che hanno un posto particolare nella tua mente come punti di riferimento musicale. Quelli che conta poco la qualità di quello che tirano fuori ma che di primo acchitto appena li vedi dici oh! Un po’ come quando senti parlare di tuo cugino e fortunatamente non è per un evento di cronaca.
Matranga, di nome Jonah, è uno di quelli lì. Ma mica per altro, non perché sia un genio o un profeta, perché bene o male hai amato alla follia il suo gruppo principale (i Far), poi sei andato dietro ai New End Original, ai Gratitude e ai (che poi era lui da solo) Onelinedrawing.
Da solo se non calcoliamo il featuring di R2-D2 (il pupazzino di Star Wars, sì quello).
Detto questo l’anno scorso Matranga era tornato coi Far, il singolo era bello ma il disco meh, lasciamo perdere. Ora Matranga che fa, si mette in casa, diciamo da solo, e si registra in un tempo imprecisato un disco di cover e intimista. Se l’ha fatto su un 8-tracce diciamo che come approccio ricorda qualcuno ma che quel qualcuno invece di fare cover scrisse Nebraska. Insomma non stiamo giocando nello stesso campo da calcio e neanche nello stesso sport. Sia chiaro.
Ragioniamo solo sull’approccio intimista, sia chiaro.
Voices and Dedications (così si chiama il disco) è però un disco struggente, e sì, il giochino del ricantarci le canzoni che già sai sopra l’arpeggio e l’effetto disco rallentato puoi farlo, che funziona.
Ma è fondamentalmente il cuore che c’è e nel disco e nelle scelte (Tori Amos, Springsteen, Deftones, Dylan, i Temptations, Elliott Smith), e il sapere giocare a dadi col cuore e i groppi in gola di chi l’ascolta, chè in questo Matranga è sempre stato bravo, diciamolo.
Quello che fa di questo una cosa differente dal resto è il saper dare ad altre canzoni un approccio suo, non parlo di “vestito” (che è un termine che a me sta sul cazzo fortissimamente) ma parlo proprio di andare su quelle corde che sono sue, di Matranga, anche mentre dice “tramps like us baby we were born to run”.
E non è facile. L’assicuro.
Non è finito veramente un cazzo
Pubblicato: maggio 14, 2010 Archiviato in: emo | Tags: emo, far, jonah matranga, kekko farabegoli, new end original, non si esce vive dagli anni 90, onelinedrawing 11 Commenti »Uno dei leit motif della fine degli anni 90, della prima metà della seconda metà degli anni 90 per la precisione era “Jonah Matranga è Dio”.
Niente è cambiato a più di dieci anni di distanza, se non il fatto che Jonah Matranga sempre in meno sanno chi sia e anzi, molto probabilmente sono rimasti a saperlo gli stessi di quegli anni lì. Non tutti perchè parte di quelli presi da altre cosa neanche se lo ricordano più, chi sia.
Per chi non lo sapesse neanche ora in quattro parole è uno della sacra trinità Schreifels, Cuomo, Matranga. L’emo degli anni 90, insomma. O in soldoni quello che è stato seminale di quegli anni lì.
Matranga, tra questi è quello che ha fatto capire un cazzo alla gente cosa volesse fare della sua vita di Dio partendo dai Far (l’apice del sound emo, la perfezione assoluta con i Quicksand), continuando con i New End Original (da una deriva più punk rock) e continuando con i Onelinedrawing (progetto lo-fi che univa il Beck di Mellow Gold all’Elliott Smith di Roman Candle).
Se avete perso tempo finora a sentire altro non è colpa mia.
Detto ciò e tornando a valle del discorso Matranga, ovvero di quell’uomo un po’ così con quella faccia un po’ così che ricorda Ben Stiller, da un paio d’anni ha rimesso su le sue radici, ovvero i Far, la cui discografia è quanto minima quanto fondamentale, anzi assoluta, per una serie di live che non si sa se più o meno propiziatori o di convenienza ma hanno condotto a un singolo nuovo e un disco nuovo
We wanted to make sure it wasn’t just going to be another lazy reunion album, and this song was a spark that let us know we still had something to say as a band
Lo so, merdate che hanno detto tutti quelli che poi si sono presentati alla cassa a contare gli sghei della personalissima reunion, però bon, è Matranga, è Dio. Dio non ti direbbe mai che sei Virginia Woolf solo perchè a volte guardi il muro pensierosa. No?
A un certo punto è una questione di devozione e il brano è in effetti così, con un po’ di maturità in più e quindi un po’ di disperazione in meno, con un po’ di produzione in più e quindi un po’ di batuffoli di polvere in meno che a noi piacciono tanto, ma è pur sempre un pezzo dei Far. Uno di quei gruppi che io ed un altro stronzo due anni fa inserimmo tra i venti dischi emo di tutti i tempi, e forse voi neanche li avete sentiti.
Far - Give me a reason (Mp3)


