Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato
Pubblicato: ottobre 12, 2012 | Autore: schachner | Archiviato in: al bar dello sport | Tags: claudio lotito, daniele de rossi, luis enrique, matias fernandez, maurizio zamparini, vincenzo montella, zdenek zeman | 1 Commento »Torna la rubrica più importante tra le rubriche inutili, come direbbe Arrigo Sacchi.
Non so quante puntate ci saranno quest’anno perché spero vivamente il calcio (soprattutto quello italiano) possa improvvisamente sparire, come nella trama di un telefilm di J.J. Abrams.
Insomma, parlando dello sport più popolare al mondo, secondo me c’è poco da stare allegri.
E a tal proposito: per le figlie del calcio, Valentina Allegri.
GiorgioP – Torniamo e tutto sembra un po’ come prima. La Juventus davanti (ad occhio, con il minimo sforzo); il Napoli come prima pretendente; Roma, Milan e Inter nel guado di ridimensionamenti e ricostruzioni. Se non si inventa qualcosa la Fiorentina, insomma, due palle.
Schachner – Iniziamo questa stagione di Ritagli partendo da un presupposto: il calcio italiano non ha più soldi da spendere. Il livello del campionato si è abbassato parallelamente alla disponibilità economica delle squadre, in virtù della crisi e dell’imminente fair play finanziario (che magari spiegheremo più in là). Le squadre tirano tutte verso il basso, quindi quelle in grado di reggere sono le carrozzate con il telaio migliore (Juventus, Napoli, Lazio) o quelle che dimostrano una progettualità e i migliori “ingegneri” (Fiorentina, Parma, Udinese, Sampdoria, forse la Roma). Le milanesi sono quelle che risentono maggiormente delle crisi perché per anni si sono limitate a spendere fior di quattrini per i migliori giocatori senza investire nei giovani e spesso addirittura investendo e lasciandoli andare (la lista è lunga e fa una squadra da quarto posto in classifica). Come movimento, il calcio italiano è superato da Inghilterra, Germania e Russia (con i soldi), Spagna e Portogallo (senza soldi ma tante idee) e rischia seriamente di farsi riprendere dal movimento belga-olandese, che non ha mai fatto follie, con una tradizione tecnico-tattica sempre innovativa e che, in caso di un ulteriore livellamento di poteri economici, ha un bacino di talenti e scuole calcio da far invidia. siamo senza idee e quindi alla frutta.
G – Qualcuno – pochi – ha idee interessanti. Ad esempio, Lotito è criticabile per mille ragioni ma ha preso un allenatore quadratissimo, interessante e con una proposta di gioco che parte dal pragmatismo e arriva ad un gioco corale anche divertente. Certo, rivestono un ruolo importante la disponibilità, l’applicazione e la “fame” dei giocatori nella rosa. E la Lazio (s)fortunatamente (la “s” é per Lotito che li paga) li ha.
S – Io sono un fan di Lotito, da sempre. Fa ridere, è una macchietta ma ha tutto per fare bene. Ricorda molto i presidenti degli anni ’80, sempre attenti ad ogni centesimo.
Il giudizio popolare sul presidente “latinista” risente molto del fatto che negli ultimi 20 anni ci siamo abituati a presidenti paperoni, che hanno stravolto le logiche economiche del calcio (cominciò Berlusconi). Si è perso di vista il fatto certo che una squadra di calcio è una ditta e deve ragionare come tale. Lotito lo ha sempre fatto, nonostante abbia un background torbido come quello di altri presidenti. Lui e Tare sono la salvezza della Lazio. Senza loro due: fallimento o ridimensionamento. Vanno ringraziati. La squadra mi piace, l’allenatore pure. Il problema sta un po’ nei rincalzi, che non sono di livello, ma Petkovic li sta gestendo bene, coinvolgendo tutti e questo fa bene sperare se si è tifosi della Lazio. Vorrei solo capire le vicende di Mauri e le loro eventuali ripercussioni sulla Lazio.
G – Parlando di presidenti colorati, Zamparini se ne va (poi vedremo) da Palermo, lascia la firma a Lo Monaco e il Palermo fa 4 punti in due partite. E torna in squadra Miccoli. Mi chiedo, alla romana, “ce voleva tanto”?
S – Bastava poco davvero, infatti. Miccoli rimane un giocatore eccentrico, e certi suoi comportamenti e quel suo volersi sentirsi sopra tutto forse avrebbero indispettito qualsiasi presidente. Resta che Zamparini è uno dei peggiori, sia bene chiaro.
G – Ricordi un anno fa quando parlavamo di sorprese, giocatori intriganti? Oggi molti se ne sono andati, quasi tutti anzi. Chi adottiamo quest’anno? La nostra passione comune è Matias “Mati” Fernandez. Chi aggiungiamo?
S – Mati Fernandez e le sue rabone sono sicuramente in testa. Sta facendo bene Weiss, così come il suo compagno di squadra Quintero. Borja Valero, sempre a Firenze, ha preso in mano la squadra. La mia personale scommessa è D’Ambrosio in Nazionale.
G – Scommesse: ci mettiamo De Luca? E anche la certezza che Colantuono sia un allenatore pronto per il salto per una squadra che lotti per l’Europa? Gioca bene, lancia giovani, ha aiutato Cigarini ad arrivare nei pre-convocati per gli Europei.
S – Anche De Luca merita sicuramente. Grande personalità all’esordio in A e talento già fatto vedere con la primavera del Varese, quando allenava Mangia (ora all’Under 21). Colantuono sarebbe perfetto per una grande squadre e riesce a far bene con i giovani e con i meno giovani. Il problema è trovare presidenti disposti ad attendere i propri allenatori, come accadde con Gasperini all’Inter. Tra le big non saprei chi potrebbe prenderlo ma una chance prima o poi arriverà anche per lui.
G – Come per Montella. Per cui citerei il De Sica di Borotalco “i sfonn o m’abbrucio”
S – Esatto. Per ora è “al dente”. La Fiorentina gioca bene ma non tira mai. Sembra un po’ la Roma di Luis Enrique, con la differenza che non prende gol con la stessa facilità. Mi domando infatti, e lo chiedo a te, perchè la Roma non abbia proseguito sugli stessi binari piantati dallo spagnolo con Montella, magari venendo incontro alle sue richieste, per continuare un lavoro interessante e rimasto incompiuto. Va bene che siamo il popolo delle infrastrutture non terminate, ma almeno in una cosa così frivola come il calcio…
G – Ti rigiro la domanda: cosa faresti, vista la rivoluzione culturale che vanti di portare, con un allenatore fortemente voluto dai due senatori della squadra?
S – Parliamo della Roma, di Montella, di Totti e De Rossi.
Io probabilmente non saprei cosa fare ma il progetto romanista, partito con presupposti di grande interesse internazionale, sta naufragando tecnicamente. L’unica nota positiva che rilevo è – mi pare evidente – un deciso cambiamento di visione da parte dei tifosi più incalliti su alcuni comportamenti dei “coccolati” giallorossi. Se prima una vendita di De Rossi veniva vista al pari della vendita del Colosseo, ora è caldeggiata fortemente al grido di “conta solo la Roma”. Io tengo sempre a mente il valore commerciale dei calciatori. De Rossi, insieme a Buffon e Sneijder, è il calciatore italiano più pagato. Sembra che il suo stipendio valga solo per la Nazionale. Con la sua squadra di club gioca pessime partite almeno da tre anni. Io credo poco nella gestione del singolo e più in quella del team e del blasone: rompi i coglioni, vai via. Da questo punto di vista, Luis Enrique e Zeman mi sembrano simili. Ci sono regole, ci sono codici, etichette, comportamenti che vanno rispettati sempre, a prescindere dal proprio peso specifico. Le grandi squadre mettono sempre al primo posto il loro nome e i loro colori. A Roma, da quando c’è Totti, si è messa da parte questa mentalità e altri giocatori ne hanno approfittato e ne approfittano. Per questo la Roma non vince nulla e non è una grande squadra.
G – Tanto per chiarire, visto che tu hai i ritagli ed hai allenato, se uno dei tuoi giocatori più importanti ti dicesse “dichiarando i tuoi obiettivi fai il male della nostra squadra”, “sarebbe preferibile allenarci di meno” e, alla richiesta di un movimento in allenamento, “te lo faccio domenica in partita” tu allenatore che faresti? (e ad oggi niente di quanto scritto sopra è stato smentito).
S – Io per molto meno ho mandato a fare la doccia o fatto fare giri di campo mentre gli altri si allenavano con il pallone.
La questione è molto semplice: De Rossi è un subordinato di Zeman e guadagna 6 volte il suo allenatore.
Sbagliano le società a pagare più i giocatori dell’allenatore. E’ un po’ come se in un giornale i giornalisti fossero più pagati del caporedattore o di un direttore. L’errore è a monte, è nel concedere tutto questo potere ad un individuo che, nella filiera di una squadra, rappresenta l’ultimo tassello.
Una delle poche cose che condivido con Mourinho: l’allenatore deve guadagnare più dei suoi giocatori, perché non gli concede vantaggi e libertà di sentirsi sopra ogni giudizio.
G – Mettiamo da parta il “discorso Conte” per le prossime puntate. Chiudiamo peró dicendo che la seconda stagione di Ritagli vedrà l’endorsement per Chicco Mazzarri e al suo “a Carrera faccio rispondere dopo da Frustalupi”?
S – Ci sarà tempo per parlare di Conte. Carrera, come immagine, ha decisamente surclassato il Bell’Antonio, io l’avrei tenuto. Mazzarri idolo assoluto. Sempre.
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Tu che hai i ritagli – La fine del campionato
Pubblicato: maggio 17, 2012 | Autore: schachner | Archiviato in: al bar dello sport | Tags: alessandro del piero, luis enrique, sonia del piero, vincenzo montella | 2 Commenti »E’ finito il campionato di calcio 2011-2012. Ha vinto la Juventus.
Come nel caso delle amministrative a Catanzaro, ora si contano più scudetti di quanti siano stati assegnati.
Noi – e i ritagli – torneremo la prossima stagione, e vi salutiamo con un hommage ad Alessandro Del Piero.
Per le figlie del calcio, signore e signori: Sonia Del Piero.
Giorgiop – Campionato brutto. Ha vinto la meno peggio e hanno perso le altre.
Schachner – Campionato specchio delle pietose condizioni del calcio italiano. Siamo appesi alle prestazioni di giocatori invecchiati e che non valgono più come un tempo e che – solo noi nel mondo calcistico in questa quantità – trasciniamo per anni paralizzando un intero sistema. Tendiamo ancora troppo a preferire i rischi minori, correndo poi quello più importante: non vincere più. La rosa dei pre-convocati per il prossimo campionato europeo ne è la rappresentazione: la serie B veste azzurro, tanti giocatori provengono da squadre minori e nessun attaccante all’italiana è riuscito a meritare la chiamata.
G – Liquidiamo così questo campionato e parliamo di occasioni perse. Ci vantiamo del peso specifico della cultura calcistica italiana (tecnici e calciatori) ma in Europa non la “strusciamo” più. Mancini ha vinto ed è stato acclamato come ambasciatore del calcio nostrano, ma con un undici titolare costato 167 milioni e Balotelli unico italiano, che nella partita dell’anno ha giocato 20 minuti per evitare le conseguenze dei suoi pericolosi comportamenti. Spero poi Prandelli potrà meglio spiegare il suo codice etico, vista la convocazione di Balotelli, espulso 19 volte in due anni. Torniamo alle occasioni perse. In Italia giocano quasi tutti allo stesso modo, con poche varianti, arriva Luis Enrique con una possibile rivoluzione e lo trattiamo da scemo. Dai tempi di Eriksson nessuno straniero ha vinto imponendo il suo gioco e lo stesso Mourinho si è italianizzato per vincere. Facciamo molto schifo, vero?
S – Siamo molto dietro in Europa. Il problema maggiore della nostra cultura calcistica è ancora il tifo. Sportivamente parlando, la nostra cultura non ha mai avuto una rivoluzione. Fino a quando continueremo ad acclamare i Capello e a richiederli come salvatori del Titanic, non faremo altro che imbarcare acqua. Luis Enrique è andato via perché non siamo in grado di costruire nulla, siamo dei pessimi sportivi, dei pessimi perdenti e quindi dei pessimi vincitori. Mi hai recentemente prestato un libro in cui si ripercorre la storia del Barcellona, per dimostrare come i successi di questi anni siano un percorso lungo, lunghissimo. Quel progetto continua a far lottare una squadra – e sia ben chiaro: il Barcellona non è un top team – per grandissimi traguardi solo grazie alla fiducia data a rivoluzionari del calcio che non hanno mai raccolto quanto avrebbero meritato. Noi siamo così stupidi che tra l’uovo oggi e la gallina domani, scegliamo sempre l’uovo.
G – Aggiungiamo anche la mancanza di onestà di stampa. Questa stagione quante volte hai letto “Luis Enrique sta giocando con tre difensori di ruolo in rosa, di cui due inadeguati al suo sistema” o “De Rossi appena firmato il contratto ha smesso di giocare” o ancora “le partite migliori della Roma sono state quelle Pjanic sulla ¾ e Totti fuori”? Quante?
S – Apriamo quindi il capitolo Luis Enrique. La Roma ha chiuso malissimo. L’Europa, anche quella più importante, era lì a portata di mano e se l’è lasciata scappare. Imputando tutte le colpe possibili all’allenatore, io – e qui pecco un po’ di presunzione ma permettetemelo – che ho giocato, so benissimo che un calciatore arrivato in quelle posizioni a quel punto della stagione, anche se il metodo non ti convince, se non ti trovi bene e se non ti piace il mister, tira fuori il carattere gioca le 3-4 partite finali con il coltello tra i denti, “all’arma bianca” come diceva un mio allenatore, ex portiere della Roma di Herrera. Porti a casa i punti che servono e poi risolvi i problemi a bocce ferme. L’Inter e la Lazio ci sono riuscite. Invece i giocatori della Roma hanno tirato i remi in barca molto tempo prima, per motivi che noi non sappiamo. Siccome non li sappiamo noi, non li conosce nessuno. Questo significa che le cazzate costantemente create ad hoc dai media romani sono sempre bufale, e non dell’agro pontino, e la speranza di tornare a “mangiare” li ancora spinge a trattare un argomento sportivo come una faccenda politica. E la politica, in quel senso, fa schifo.
G – Possiamo dire chiaramente che Luis Enrique é un personaggio poco italiano e anche nei saluti finali si é dimostrato molto attaccato a un progetto, ad una cultura più costruttiva che distruttiva, evitando di parlare di ciò che non ha funzionato in questa stagione?
S – Luis Henrique ha detto una lezione di stile al calcio italiano. Ha parlato bene anche di chi, appena lui ha fatto le valigie, ha cominciato a sparlarne. Ha fatto complimenti a tutti, anche a chi non ne meritava. Ripeto: si può essere tifosi, e quindi delusi per il risultato, ma i giocatori della Roma hanno commesso un errore già dal ritiro a non dare il culo per un progetto che li avrebbe portati in alto. Ora ricominceranno, probabilmente con Montella, forse sopravvalutato.
G – L’errore di valutazione su Montella sta nel non vedere quanti punti hanno fatto col Catania Giampaolo, Mihajlovic e Zenga. E dove si sarebbe arrivati l’anno scorso con i punti di questa stagione. Parlare di Catania come di un “piccolo Barcellona” può vuol dire o non capire un cazzo di calci, o non avere idea del gioco del Barcellona. Noi, per la Roma, prenderemmo Pioli o Gasperini?
S – In italia abbiamo la brutta abitudine di valutare in senso assoluto ciò che si presenta relativo. Per un momento il Catania è stato tra le grandi, ma alla fine della stagione? Le squadre di calcio si valutano nell’insieme. Montella ha fatto le stesse cose di Zenga, Simeone, Giampaolo e Mihajlovic. Molti dei meriti del Catania sono nella rosa costruita con grande mestiere da Lo Monaco, e la prova risieda nella serie consecutiva di stagioni nella massima serie, cambiando spesso tecnico e calciatori. Il Catania dell’Aeroplanino ha preso una montagna di goal (che è passata quasi inosservata, nascosta sotto il tappeto da giornalisti poco lucidi), non ha sempre giocato “a far male” e, anzi, i punti più pesanti sono arrivati barricandosi dietro e andando in contropiede che neanche il Bari Eugenio Fascetti… Io, fossi tifoso della Roma, non vorrei come allenatore nessuno dei quattro ex del Catania. Poi è una semplice equazione, e quindi neanche Montella. Se la Roma vuole continuare in una certa maniera, forse il solo Gasperini è in grado di proporre quel tipo di calcio. Pioli ne ha meno voglia ma ha la grande capacità di andare incontro ai propri calciatori, valorizzandoli tutti.
G – Senza passare per l’imbarazzo societario (perché é evidente che qualche problema ci sia), é per te plausibile dire che la Roma stia firmando con l’unico allenatore che le abbia risposto “sì, vengo”?
S – E’ possibile. A Roma non si ha ben chiara una cosa: con certi giocatori in rosa, e con il loro peso specifico, un allenatore che voglia praticare un gioco molto preciso, con dettami rigidi, avrà problemi seri. La Roma oggi non può liberarsi di Totti e De Rossi per colpa di tifosi che preferiscono citare Whitman allo stadio o scomodare finti supereroi marveliani. La colpa è di chi fa il tifo. Ne fa le spese tutta la società.
G – Noi non parliamo mai di altri ma voglio spezzare una lancia per Luca Valdiserri del Corriere della Sera, che ha difeso Luis Enrique per l’intera stagione, unico giornalisti a cui il mister spagnolo abbia chiesto di fare una domanda nella conferenza d’addio. Uno giornalisti con cultura fa bene. Fossero di più, farebbe meglio. Luca, a una radio due giorni fa, come noi ha detto “sono stufo del calcio italiano”. Parlavamo del Barcellona, di galline e di uova. Dici “qui preferiamo le uova”. Siamo con tre posti in Champions League e l’outlook é più che negativo. Cosa faresti, in una sola mossa, per cambiare le cose?
S – In una sola mossa estenderei le regole dei dilettanti sui limiti d’età anche ai professionisti. Costringerei a portare in lista 5-6 giocatori under 23. Sempre.
G – Vediamo il lato positivo: l’Under 21 per assurdo é tornata quasi a fasti antichi, con Prandelli che pesca in quella fascia per gli Europei. I giovani ci sono, basta farli giocare.
S – Il lato positivo è che il mister se ne accorga perché ci sono sempre stati. Quello negativo è la gente che impreca “doveva portare Quagliarella o Matri” e aggiunge “Cigarini? Ma è matto!”. Meglio perdere con degli under 21, che farlo con del trentenni. I giovani ci sono, bisogna provarli per capire se sono buoni e non bisogna aver paura di fare figuracce. Tanto poi si fanno anche con Cannavaro.
G – Verissimo. In chiusura, speriamo in un futuro migliore per il nostro calcio o restiamo il proscenio del prossimo Mourinho?
S – Io ho sperato fino all’addio di Luis Enrique. Credo che, per cultura, siamo destinati al peggio. Siamo così dalle corse delle bighe, non credo si possa cambiare nel breve termine.
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Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato
Pubblicato: marzo 8, 2012 | Autore: schachner | Archiviato in: al bar dello sport | Tags: luis enrique, stefania lippi, vincenzo montella, walter mazzarri | 2 Commenti »Sono finalmente finiti i recuperi delle partite di Serie A rinviate per il maltempo.
Forse, è finalmente finita la carriera da allenatore di serie A di Marcello Lippi.
Lettrici (ce ne sono?), lettori, per le figlie del calcio: Stefania Lippi.
GiorgioP – Tanta roba, troppa, e quella figa me la tengo in fondo. Partiamo dai dolori: la Roma di Luis Enrique é cresciuta ma fino a un certo punto. L’attenuante é che tutta la difesa – tolto forse Rosi – non é in grado di fare quel gioco. Basta come scusante o é ormai un’utopia il gioco di Luis Enrique?
Schachner – L’errore della Roma è solo dietro. A paragoni: attaccano meno di una squadra zemaniana, prendono meno contropiedi perché controllano la partita, evitando di giocarla a folate in verticale. Questo stile offensivo fatto di possesso, ricorda quello del Barcellona, alla lontanissima. Lì hanno Pique e Pujol, e quando uno dei due sbaglia partita, ne prendono almeno tre. Per intenderci: la Roma con Thiago Silva e Chiellini forse vincerebbe lo scudetto. Il detto ‘Roma non fu costruita in un giorno’ non é mai stato più attuale. Serve più tempo, più tranquillità, più idee di mercato. Per come sono fatto io, preferisco perdere metà delle partite ma veder giocare al calcio piuttosto di alzare la coppa della Champions League e giocare alla Mourinho.
G – Un allenatore che dice “per quello che ho passato, mi sono meritato di rimanere fino a giugno” vuol dire che a) a giugno saluta b) l’ambiente fa schifo al cazzo. Giusto?
S – Altamente probabile. Credo che per il repulisti necessario Totti, Perrotta, Juan, Cassetti, insomma tutti i 30enni che hanno le chiavi di Trigoria, debbano andar via. Le potature rinforzano gli alberi, anche se guardarli privo di rami fa scendere qualche lacrimuccia. Luis Enrique non é stupido e, dopo Cagliari-Roma, credo si sia reso conto che un conto é insegnare il calcio un’altro é allenare la Roma. Spero vada ad allenare una rosa giovane e disponibile.
G – E quindi la Roma ricomincerà ancora. Lo dico ancora una volta: 3 scudetti in 90 anni, vorrà pur dire qualcosa. Ambiente che ha fagocitato e sputato via negli anni Eriksson, Zeman, Capello, Spalletti. Radio e giornali isterici. La Lazio per assurdo gioca con una minore pressione mediatica: o ha un presidente che se ne fotte o non ha giocatori tifosi. E in più, Lazio a 6 punti dalla prima: voglio vedere chi l’avrebbe mai predetto.
S – Emblema dell’ambiente romano é il derby sospeso per la presunta morte di un bambino. La franchigia romanista a Ferrara avrebbe vinto il doppio degli scudetti.
G – Intanto Pulvirenti si é reso conto che esiste la vigna dei coglioni – l’Inter – e gli offre Gomez. Dopo la partita di domenica, se chiede 15 milioni di euro, gli fa quasi un favore (agli occhi di Moratti…). Con un portiere decente, dove sarebbe arrivato questo Catania?
S – Pulvirenti già ha dato grosse sole alla Fiorentina con Vargas – troppi quei soldi – e alla Juventus – Martinez mai stato un giocatore da grande squadra. In fondo le big che non hanno progetti seri rischiano ogni anno di prendere scarsoni a prezzi assurdi. Moratti si presta sempre volentieri a queste piegate di schiena, e ultimamente anche Marotta ha lasciato in giro denaro sonante per giocatori di dubbia qualità. Il Catania propone anche quest’anno calciatori che non faranno cose ugualmente buone in grandi team, ma porteranno nelle casse etnee altri milioni. Tengo molto a dire che senza Lo Monaco, questo Catania non esisterebbe. Via lui, in due anni sono in B. Lui é l’unico, insieme a Walter Sabatini, in grado di comprare in Sudamerica senza farsi fregare dalle mille società che detengono un singolo cartellino. Forse il Catania di quest’anno ha fatto il massimo, e forse per Montella sarebbe un grande rischio rimanere lì la prossima stagione. Vedremo se applicherà la tattica Mourinho e abbandonerà per non rischiare un fiasco.
G – Due settimane fa, un giornalista ha chiesto a Montella se avrebbe accettato la panchina della Lazio, e l’Aeroplanino gli ha risposto “oggi come oggi verrei anche a casa tua…”.
Visto che non ne parla nessuno, o se ne parla solo per demeriti juventini, io farei un applauso a Di Carlo. Prestazione spettacolare a Torino, da tenere d’occhio Thereau, Bradley, Rigoni, Dramé e l’eterno Sorrentino.
S – Montella si è comportato bene anche a Roma la scorsa stagione, e forse avrebbe anche meritato una chance con questa nuova rosa, vista la scelta poi caduta su un tecnico emergente ed inesperto come lui. Forse la paura di tenere qualcuno troppo legato ai senatori ha fatto dubitare la nuova dirigenza, perchè non ci sono altri motivi plausibili.
Di Carlo grande stagione, come sempre.
Ha bucato solo a Genova con la Sampdoria, da quando allena. Sono però certo che con lui in panchina non sarebbero andati in B, anche senza Pazzini e Cassano, e che la prima cazzata di Garrone in quella stagione è stata mandare via lui.
Il Chievo propone sempre soluzioni interessanti, e qualcuna di queste poi si conferma anche a livelli maggiori. Squadra sempre positiva.
G – Mi spieghi come possa essere espulso per proteste un allenatore in una partita in cui non gli danno un rigore lapalissiano contro e gli concedono un gol in fuorigioco chilometrico a favore?
S – Di solito gli arbitri, quando capiscono di aver commesso un errore, possono fare in due modi: ammetterlo con se stessi o continuare con la presunzione di infallibilità. Collina era il più bravo di tutti perchè riusciva a dire spesso “ho sbagliato” e quando succedeva, ricominciava ad arbitrare come se nulla fosse. Ora come ora, in Italia, è frequente che finisca negli spogliatoi chi ha ragione, perchè chi ha torto ha il coltello dalla parte del manico. Mazzarri è comunque il solito ridicolo.
G – Appunto Mazzarri, sostanzialmente a un crocevia. Corsa per il terzo posto e quarti di finale di Champions League. Premesso il vantaggio del Napoli, io vedo le dimissioni di Villas Boas come una pessima notizia per i partenopei.
S – Di Matteo ha sicuramente più esperienza di AVB. Aggiunge qualcosa al Chelsea, che non ha molto da perdere, ancor di più dopo questo avvicendamento. Giocheranno meglio e Di Matteo può gestirli da calciatore, cosa che viene molto apprezzata negli spogliatoi.
G – Anche perché in recuperi del generi saltano le tattiche e saltano i calcoli e conta la voglia e il coraggio, come l’Arsenal contro il Milan e il quasi-capolavoro di Wenger. Se il Napoli va lì e aspetta, secondo me rischia. In un’annata in cui il calcio italiano non esprime il meglio di sé, non é strano che probabilmente due squadre italiane siano ai quarti di finale di Champions?
S – La colpa è dei sorteggi dei gironi e della fortuna. Il Napoli ha giocato bene ma è stato fortunatissimo nell’incontrare grandi squadre nel momento migliore. Tanto poi arriva il Barcellona, e si smette di giocare.
G – Pronostica, dai. Un’eventuale finale Barcellona – Real. Chi ha un vantaggio (non dico vince, eh)?
S – Partita secca, sempre Barca.
G – Quindi non sei uno di quelli che crede a Mourinho che rivince tutto, saluta e se ne va.
S – Se non si sbriga, non vince neanche la Liga…
Vincerà il campionato ma più di così non potrà fare l’anno prossimo. Il Barcellona ha buttato una stagione per provare 6-7 ragazzini e ha preparato la rosa per il 2012-2013 senza spendere un euro, e il Real dovrà ricominciare a pedalare a ruota.
Mourinho andra’ via, credo. Wenger a Madrid.
G – Per chiudere: hai mai sentito un presidente dire “é inutile anche che il Milan venga qui, tanto vincerà”? Ma una censura per Zamparini?
S – E’ esattamente come vendere le partite. Zamparini come Doni.
Chiosa di GiorgioP, che ricorda molto i riassunti nei previously dei telefilm americani.
Il Milan è passato ai quarti di Champions League ma é come se fosse uscito. E uscito anche male. La figura é stata ben oltre il ridicolo e lascerà strascichi: Galliani che chiede di rivedere l’assetto, Ibra che in Europa – quando conta davvero – non la struscia e dà la colpa ad Allegri, e Allegri che dice che s’é cagato sotto.
Pronostico: tra due settimane albero di Natale e torna titolare Seedorf. E Allegri via a giugno.
Ah, e se il Milan becca l’Apoel ne prende 5 lì e fa 1-0 qui. Forse.
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Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato
Pubblicato: febbraio 9, 2012 | Autore: schachner | Archiviato in: al bar dello sport | Tags: fabio capello, john terry, luis enrique, marcello lippi, mino raiola, walter mazzarri | Lascia un commento »Tornano le figlie del calcio.
E tornano in una versione un po’ particolare, con un margine di scelta offerto al lettore.
Lea T., figlia/figlio di Toninho Cerezo, indimenticato campione di Roma e Sampdoria.
GiorgioP – Galliani dice che Ibrahimovic non é violento. Se vuole gli facciamo un video da 45 minuti.
Schachner – Sarebbe un’idea.
Tu diresti anche: “Lo sta facendo di proposito per preparare il terreno al trasferimento di giugno: per un pugno di dollari”.
G – E’ così infattibile un embargo del tipo ‘le grandi d’Europa non trattano giocatori di Mino Raiola’?
S – Così esplicito credo di no…
Però sul sito della Fifa, qualche giorno fa, c’era un’intervista a Joseph Blatter. Il plenipotenziario del calcio affrontava – con la solita saccenza – il tema dei giocatori di proprietà di società terze o di procuratori, proponendo la loro esclusione dalle competizioni europee, come la Champions o l’Europa League. Non è una soluzione al problema Raiola ma è forse un passo avanti sulla strada ‘Via i procuratori’.
G – Intanto lo schiaffo, l’ha preso Nocerino, e tra De Sanctis e Aronica s’é vista la vera sceneggiata napoletana. Poi si parla di televisioni, orari, campionato spezzatino… Queste sono robe brutte.
S – Beh, con i maestri che De Sanctis e Aronica hanno in casa. E non parlo di Murolo o dei Di maio…
Quando succedono situazioni simili a quella in Milan – Napoli, io spero sempre in un arbitro con le palle che dica “Te, te, te e te: tutti a fare le doccia”.
Puntalmente rimango deluso.
G – Del resto gli insegnamenti dei maestri del calcio (poi sul nostro ‘idolo’) fanno dire a Capello che Moggi e Giraudo sono stati i migliori dirigenti che abbia mai avuto – e Baldini? – e che la federazione inglese ha sbagliato a togliere la fascia di capitano della nazionale a Terry per gli insulti razzisti.
S – Capello rientra nel categoria – designazione personale – di ‘quelli di cui me ne frega meno’.
Calcisticamente non mi è mai piaciuto. Avrà anche vinto ma che palle vederlo giocare.
Cafu raccontava che con lui non si faceva tattica e che, rispetto a Zeman, i giocatori erano lasciati troppo alla mercè delle intuizioni personali. Umanamente, poi, sembra freddo come un fior di fragola.
La questione Terry mi sembra una vera frescaccia. Aveva già perso la fascia di capitano per i flirt con la donna di un compagno di squadra, e Capello aveva avallato la promozione di Gerrard a leader della nazionale al suo posto. Forse nei pensieri di Don Fabio è più grave scoparsi la donna di un amico che dar del negro – scusate – ad un avversario.
G – Intanto, chi cura maniacalmente ogni fase del gioco é Luis Enrique. La Roma quest’anno ha messo in campo Caprari, Verre, stasera Piscitella, Viviani. Calcolando anche Lamela e Bojan, sono tutti sotto i 21 anni. Attributi elefantiaci direi no?
S – Finalmente un allenatore di una grande squadra che non ha paura di mettere giovani calciatori in qualsiasi reparto, in qualsiasi partita e in qualsiasi situazione di gioco. Sono decenni che ci lamentiamo di mister che tengono troppo conto della carta d’identità, e ora che uno spagnolo non la chiede, c’è sempre qualcuno che lo critica per qualche motivo. I tifosi, ormai soprattutto di altre squadre – perchè a roma hanno capito -, dovrebbero rendersi conto che proporre un giovane fa sempre e solo bene, anche se i risultati ne risentono. Questo è un punto su cui poche persone convergono. E’ il limite definitivo della cultura calcistica italiana.
G – Luca Valdiserri – Corriere della sera, uno dei migliori – dice che la differenza fra Luis Enrique e il calcio italiano, nella fattispecie Ranieri, è che il primo gioca con due ali per terzini e il secondo con due terzini sulle ali.
S – Ha ragione. In questo momento, la situazione dell’Inter è enfatizzata dagli infortuni e da una campagna acquisti priva di senso (e forse di soldi).
Poi, nel caso di Ranieri, per quanto possa avere capacità di far risalire la china alle proprie squadre, c’è poco da fare: se vinci poco e non giochi bene… Per ora Luis Enrique è quasi ingiudicabile. E’ passato troppo poco tempo. Le premesse sono zemaniane – tanto divertimento, qualche risultato ad effetto, qualche imbarcata di goal – e il futuro non è chiaro.
Io, però, tra le certezze di Ranieri e i dubbi di Luis Enrique, preferisco i dubbi.
Chi dubbi non ne ha, chi sa cosa farà. Lo dice anche Bennato.
G – Hai mai visto l’Inter arrendersi dopo 45 minuti? Pazzini sositituito da Poli…
S – Non voglio divagare eccessivamente, ma nel caso dell’Inter sarebbe necessario bussare alla porta dei vari dirigenti nerazzurri, cominciando dal presidente, e chiedere cosa pensavano di ottenere comprando certi giocatori, assumendo un certo tipo di allenatore, mandandolo via dopo niente e prendendone un altro diametralmente diverso, continuando ad avere giocatori non funzionali nè al primo nè al secondo tencico.
Tutto dopo aver vinto ogni trofeo e aver già usufruito di un anno sabbatico.
Io non ho risposta a nessuna delle mie perplessità ma ho paura che l’Inter sia tornata quella di sempre: zero idee, vince se tutti gli altri – per motivi diversi – non possono vincere.
G – Intanto la Lazio sembra muoversi su Gasperini per giugno.
S – Ecco, sarebbe una scelta interessante. Roma, intesa come città, avrebbe la miglior proposta calcistica d’Italia.
E’ un allenatore che stimo, che non lascia nulla al caso e la Lazio ha una rosa – con l’eventuale rientro di Zarate – che può adattarsi con soddisfazione al suo modo di giocare.
Da sportivo, spero possa essere il prossimo allenatore dei biancazzurri.
G – Che poi io domenica questo ‘campo impraticabile’ non l’ho visto. Ho visto una squadra con tanta qualità e una con tanta in meno.
S – In questo caso, short answer: sì, sono d’accordo.
G – Arriviamo al nostro idolo: in attesa del Chelsea, Lippi ha detto che allenerebbe di corsa il Napoli. Simpatia per simpatia, per chi teniamo?
S – Oggi, in redazione, qualcuno ha sollevato la stessa questione. La discussione poi ha preso una deriva che ha portato a Paro, Ricchiuti e Zoran Ban. Ecco cosa succede a nominare nella stessa frase Mazzarri e Lippi: si scatena una specie di apocalisse calcistica.
Nel mio personale modo di rimanere affascinato dal calcio, peggio di Mazzarri forse c’è davvero solo Lippi, ma non saprei davvero chi scegliere.
Ho massacrato Lippi nell’ultima parte della guida del mondiale ma non sono assolutamente pago.
Purtroppo lui si è tirato indietro e quindi per ora mi accontento di Mazzarri, ci accontentiamo di Mazzarri.
A capire chi è più fastidioso ci si può perdere il senso del tempo e e dello spazio.
Lippi si sta autocandidando per ogni squadra, anche per il Borgo a Buggiano.
Prima o poi troverà qualche babbeo che lo assumerà.
E brinderemo, perchè commentare sia lui sia Mazzarri per noi è come regalare due etti di cocaina a Charlie Sheen.
G – Conto al volo: Vargas e Sosa quanto sono costati? Dove sono? Pazienza quanto veniva buono?
S – Sosa 8 inspiegabili milioni di euro – con cui Beckenbauer s’è fatto la Jacuzzi – e Vargas ha un riscatto a poco meno di 15, e mi auguro per i tifosi partenopei che dopo quattro mesi e dopo pochi minuti nessuno al Napoli abbia il coraggio di spendere una cifra del genere per un giocatore 1989.
Ci sono società italiane che sono il pozzo da cui attingono procuratori esperti e smaliziati, e che smerciano giocatori di qualità non ancora riconosciute a prezzi da capogiro.
Io capisco la paraculaggine di chi cura gli interessi di questi calciatori ma non la fessaggine delle società italiane che si fanno inculare una volta su cinque.
Mi sembra di essere tornato all’apertura delle frontiere, quando alla Pistoiese arrivava Luis Silvio Danuello.
G – Collegandomi ai soldi spesi male, applaudirei a questo punto il management del Bologna. Non ne hanno sbagliato uno, spendendo un quinto (forse) di Napoli, Inter e via dicendo.
Anche Taider mi sembra molto buono, serviva qualità e forse di quella fascia lì é la squadra che non vede concorrenti. Per inciso, Pioli, ad oggi, allenatore dell’anno.
S – Bologna molto bene, senza dubbio.
Qualche giorno fa m’è capitato di scrivere un articolo su Massimo Zanetti.
L’organigramma societario dei felsinei è un bordello vero – e non basta Morandi con il suo “Dai che ce la facciamo” – ma se i soldi sono ancora di Zanetti, questi hanno finanze per la Champions League.
Voglio fare un plauso – forse inaspettato – anche alla Fiorentina. Stanno cambiando tanto, hanno sbagliato qualcosa con alcune cessioni, perso molto denaro e azzardato acquisti ma continuano a star lì senza fare follie imprenditoriali e mantenendo dei costi di gestione che si adattano al momento critico dell’economia italiana. Quindi Jovetic andrà via.
G – … E credo ci sia la fila per lui.
Chiudiamo con Capello, che si è dimesso mentre parliamo. Apri una qualsiasi pagina inglese di sport e si cita “L’italiano che abbandona la nave che affonda”. Parliamo chiaro: un fallimento grosso come una casa. Per la prima volta il re é davvero nudo. Moratti non credo abbia né la voglia né i soldi da spendere per rifargli una squadra. Smette prima che sia troppo tardi o va in Russia?
S – La faccio lunga, premettendo che non idea su quale sarà il suo futuro ma Capello ha sempre riservato grandi sorprese. In ogni caso, avrebbe dovuto pensare che allena in Inghilterra, e per giunta la nazionale. Lì non si scherza e per una fattaccio del genere non dovrebbe essere necessario chiedere il permesso per azioni disciplinari, perchè sono – e dovrebbe essere così ovunque – automatiche.
La mia famiglia è originaria di un piccolo paesino a sud-est di Londra.
Una famiglia di contadini e fattori. La nostra vicina di casa, quella di mia nonna e della mia bisnonna, lasciava sullo zerbino della porta della cucina – quella sul retro, per intenderci – una copia del Sun del giorno precedente. Le notizie, a casa mia, arrivavano il giorno dopo: il prezzo della povertà.
Il giornale, The Sun, è la testata che legge chi non ha tanta voglia di leggere, chi non ha – forse – una particolare cultura, chi ha bisogno di una informazione spicciola, superficiale, pop nel senso peggiore, attenta al gossip che si nasconde dietro molte notizie: per tutti questi motivi, il Sun scrive ciò che la maggior parte della gente già pensa e dice, pensieri che non riescono a staccarsi dalla sfera del luogo comune e quindi, per questo, tristemente e banalmente veri.
The Sun, un attimo dopo le dimissioni:
Capello quits.
Un’ora dopo:
Capello quits as England boss.
Il quitter, nella cultura anglosassone, è uno che molla, un vigliacco, un codardo, è uno Schettino.
Capello è lo Schettino del calcio inglese.
E non si da del “fucking black cunt” a un avversario e non si scopano le donne degli amici.
Fine del pezzo.
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Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato
Pubblicato: febbraio 1, 2012 | Autore: schachner | Archiviato in: al bar dello sport | Tags: alessandro diamanti, daniele de rossi, giuseppe mascara, luis enrique, walter mazzarri | 3 Commenti »Dopo una breve sosta, torna Il punto sul campionato: noi che abbiamo i ritagli.
Durante le feste abbiamo collezionato foto e curriculum di figlie del calcio ma, come già accaduto, eventi di caratura superiore catturano la nostra attenzione, e precettano lo spazio dedicato alla foto che accompagna il post.
Guardatela bene – la foto -, voi amanti del giuoco del calcio.
Giuseppe Mascara, ormai ex giocatore del Napoli, scrive il primo tweet. A chi è indirizzato?
Poco dopo il tweet scompare, sostituito dal secondo. Come mai?
GiorgioP sostiene che spesso qualche hacker prenda di mira gli account di twitter dei giocatori dell’NBA.
Potrebbe essere accaduto lo stesso a Mascara. Sembra che l’hacker sia di Livorno. GiorgioP dice di San Vincenzo…
GiorgioP – Torniamo a noi. Vado controcorrente: lo scudetto, lo vince il Milan.
Schachner – Quest’anno secondo me lo perde qualcuno, più di uno che se lo va a prendere.
O Milan o Juve crollano tra un po’, ho questo presentimento.
Se dovessi puntare un euro, sceglierei anche io il Milan, perché ha già affrontato tante assenze portando sempre a casa il risultato.
G – Diciamo una cosa impopolare, cioè la dico io: Pozzo si tirerà presto fuori dalla lotta per la Champions League, come fece l’anno scorso con lo scudetto. Per vari motivi non conviene arrivarci (perché ormai l’Udinese si vede come l’azienda della plusvalenza, bel gioco e bei risultati ma se vinci la gente ti chiede gli acquisti) e quel posto sarà lasciato all’Inter, presumibilmente.
S – Non voglio fare quello che è sempre d’accordo con te ma anche io ho questa impressione.
Le parole di Guidolin ad inizio anno “non so se sono capace a tenere una squadra lì su” erano già su questa frequenza.
Qualsiasi presidente avrebbe ripreso una modestia del genere.
Per la corsa al terzo posto sono pero’ fiducioso – vs potere del nord calcistico – e credo che l’Inter sia bollita davvero e che la serie di vittorie sia stata una felice parentesi.
Per quel posto in Champions League ci sono l’Udinese, la Lazio, l’Inter, Roma e Napoli. Tutte alla pari.
G – Palacio quest’estate sembrava quella che a Roma chiamiamo la Sora Camilla: tutti la vogliono e nessuno la piglia.
Alla Roma sarebbe stato perfetto, no?
E magari anche nell’Inter di Gasperini avrebbe avuto un ruolo perfetto, sicuramente più di Forlan. Ce ne accorgiamo noi e non se ne accorgono loro?
S – Palacio è obiettivamente un grande giocatore.
Non è mai stato particolarmente appariscente perchè con il gioco del Genoa di Gasperini era spesso lontano dalla porta, e, quando ci si avvicinava, prima aveva fatto sempre 40 metri di campo a mille all’ora.
Quest’anno, a Genova, avevano deciso di farlo giocare vicino alla porta, e si vedono i risultati.
Forse a Roma lo sapevano ma non se la sono sentita perchè non è più un ragazzino.
A Milano, invece, sfondo del Geriatrico Trivulzio, hanno sempre dinamiche di mercato poco chiare e hanno preferito rischiare Forlan – più grande di tre anni – perché costava meno.
Noi ce ne accorgiamo perchè, in prima squadra, all’Inter non ce n’è uno che abbia l’occhio lungo.
G – Intanto il Bologna, per cui sottosotto tifiamo per fare torto a Zamparini, viene a Roma senza Ramirez e fa la partita perfetta.
S – E si. Ci piace Bologna, la rosa, l’allenatore, anche la maglietta (a me anche la franchezza di Diamanti). Sono curioso di sapere come sarebbe andata la Roma se avesse preso proprio Pioli come allenatore.
Mi viene in mente che qualche tempo fa un mio amico ‘pallonaro’ ha incontrato a cena Giovanni Sartori, uomo di mercato del Chievo. Gli ha domandato quale fosse secondo lui la peggiore rosa della serie A e Sartori ha risposto “…il Bologna!”. Era prima dell’arrivo di Pioli. Mi era sembrata una considerazione davvero azzardata, visti alcuni nomi. La classifica però dava ragione a questo pessimismo. Forse proprio Pioli ha saputo tirare fuori il meglio dal materiale a sua disposizione.
Come sta facendo Bortolo Mutti a Palermo… Zamparini intenditore.
G – Tu che hai allenato. Mi spieghi perché il Palermo fuori casa fatica come una bestia a segnare? Passino gli infortuni, ma tra punte e mezze punte non mi sembra si possa parlare della stessa rosa del Bologna (e il riferimento non é puramente casuale…).
S – Più che una risposta da allenatore, qui ne serve una da calciatore. Soprattutto con queste distanze, giocare fuori casa é uno stress fisico. Pullman, aereo, treno, pranzi al volo, dormi male, giochi in uno stadio che non é il tuo, le strutture non ti sono familiari, non puoi tornare subito a casa.
Per esperienza personale, quando giocavo fuori casa avevo sempre la colite poco prima di entrare in campo, come se effettivamente mi stessi cagando sotto. Facevo il riscaldamento e poi dovevo rientrare. Come me, con altre fisime, ce n’erano e ce ne sono centinaia
G – Sì, ma stanno tutti al Palermo?
S – Son le isole… Cagliari e Palermo. Sono quelli che viaggiano di più e peggio. Non voglio farla passare come equazione ma c’è del vero.
G – Siamo all’highlight della giornata: Mazzarri. E rilancio: Mazzarri e De Laurentiis. Aurelio due settimane fa dice che l’obiettivo è il terzo posto e di Napoli – Chelsea gliene frega il giusto, dieci giorni dopo cambia idea e la partita dell’anno é Napoli – Chelsea. E intanto, se potessero, si riprenderebbero Pazienza di corsa.
S – A Napoli hanno finalmente capito che il campionato italiano é difficile e non sanno come spiegarsi che, nonostante i capricci dopo ogni partita, il pallone non é loro e non possono andare via a piangere dalla mamma perché hanno perso. Ormai la vicenda ha il sapore della classica sceneggiata napoletana. Quando vincono, tutti felici: son forti, gli avversari non contano perché loro – se vogliono – battono tutti. Quando prendono legnate,comincia il Pordoi delle scuse: l’arbitro, il campo, la sfiga, la rosa corta, la rosa lunga, la Champions é un problema, la Champions è la soluzione. Insomma tutto e il suo contrario. Per come si comportano, faranno difficoltà a centrare qualsiasi obiettivo perché – banalità – per vincere bisogna individuare la sconfitta ed evitarla. Quando si fa fatica anche solo a nominarla…
G – Intanto tutto questo l’ha capito (e bene) Conte. La Juve ha un modello preciso che é la Roma di Spalletti (ragionando in piccolo) e riesce, nonostante le minchiate fatte da Marotta. Ho però il dubbio che a mille all’ora così possa non arrivare sana alla fine.
S – Io metto la firma sul fatto che la Juventus non ha una rosa per giocare così tutto l’anno. Sta facendo bene, benissimo, ma a quel livello potrebbe saltare qualsiasi giocatore da un momento all’altro.
Ho timore che se un paio di giocatori chiave si dovessero fermare nello stesso momento, la Juventus sarebbe veramente in difficoltà.
G – Chiudiamo con una domanda finale: secondo te, Luis Enrique, a Torino, che cazzo si rideva?
S – Boh.
Però so una cosa: Luis Enrique difende in continuazione la squadra, dice sempre che gli è piaciuto quello che ha visto.
La Roma gioca sempre in un modo, poi basta anche un solo particolare per cambiare il corso di una partita.
I giocatori romanisti non sono dei fenomeni, quindi ci sta di perdere, anche male, soprattutto contro una squadra forte come la Juventus.
In quella partita i bianconeri hanno tirato quattro volte nello specchio della porta e fatto due gol (più l’autorete) e, come nello stile imposto dalla Roma, non ha mai visto la palla.
Per cui capisco la risata forzata a seguito di una domanda così stupida.
Quel giornalista è l’ennesimo parlatore di calcio che fa tre palleggi e poi il pallone cade.
Fare tanti contropiedi è un modo di vincere, merito alla Juventus. La Roma fa un altro gioco, perdere una partita non significa essere stati inferiori o non aver espresso quel gioco.
Se vogliamo ragionare da tifosi o da incompetenti, Luis Enrique è stato un cafone.
Se sappiamo fare una diagonale, il giornalista ha fatto una domanda inutile. Giusta la risata.
Appendice di calciomercato, alla chiusura dei trasferimenti.
G – La Juventus prende come in tutte le finestre di mercato giocatori che non le servono (Borriello e forse Caceres) e giocatori che saranno titolari o quasi (Padoin). L’Inter si imbottisce di mediani (perché?). Il Milan puntella. La Lazio vende Cissé, Scaloni, Carrizo e prende Candreva (che ha come idolo Totti e non sarà presa benissimo immagino). Calcolando che Reja non vede Kozak, mi si permetta, la vedo nera…
S – Di questi forse solo Caceres – modesta opinione – è un buon acquisto. In Spagna stava giocando bene, in Italia aveva già fatto vedere di essere tosto, e forse così Conte ha un ricambio per Lichtsteiner o per Bonucci, ogni tanto grossolano.
Juventus: giuro che se qualcuno ora mi dice che Padoin è un buon acquisto o un buon rincalzo, mi metto a ridere come Luis Enrique.
Inter: ha fatto ancora cassa, ha provato a vendere Sneijder anche all’Ischia Isolaverde, continua a prendere prestiti che costano come comproprietà, ha la coppia di centrocampo di una squadra che l’anno scorso è andata in B (Poli e Palombo).
Milan:ha speso zero come al solito, gli fanno favori tutti, manco fosse una fica da portarsi a letto. Ha rotto il cazzo, è al limite della disonestà.
Lazio: Cissè è forte, per me hanno fatto (Tare?Lotito?I tifosi?) una grande cazzata a lasciarlo andare. Candreva sarà anche bravo ma racconta una storia che sembra quella di Domenico Morfeo: fenomeno, ma continua a girare squadre come una trottola senza mai lasciare il segno, e ogni società che lo compra spera di averlo preso nel momento dell’esplosione. Gliela auguro. Detto cio’, tra le partenze metto anche Sculli. finirà con Tare che torna in campo.
G – Scendendo: l’Udinese prende Pazienza (magari hanno fatto la forlanata e si sono scordati che Asamoah faceva solo la coppa d’Africa). Il Catania prende Carrizo, il Bologna un altro giovane. E poi chi rimane? Ah sì, il tuo Genoa.
S – L’Udinese, come avevamo detto, punta sempre al bilancio economico e ha speso con parsimonia. Effettivamente Asamoah tornerà massimo tra due settimane, e quindi forse Fernandes e Pazienza sono troppi. Però qualcuno stava cominciando ad arrancare e magari un po’ di forza fresca e un ricambio in più può aiutare. Per arrivare ai livelli delle forlanate ci vogliono capacità che in Friuli non hanno.
Il Catania continua il percorso per farsi ammettere torneo di clausura del campionato argentino.
Il Bologna ha preso questo sellerone, come direbbe Mauro Sandreani, sperando di acciuffare un altro Taider.
Il mio Genoa ha rotto il cazzo come il Milan. Preziosi fondamentalmente ha tre attività: fare gli Exogini, comprare giocatori a Galliani, riuscire a tesserare nel minor tempo possibile il maggior numero possibile di calciatori. Lo invito a passare ad uno sport in un cui le squadre siano composte da un maggior numero di atleti, tipo il football americano.
Ci sarebbe il problema di non poter vendere al Milan, ma potrebbe far disegnare una divisa di gioco con il caso a forma di Teiera.
G – Poi c’é la storiaccia del contratto di De Rossi. Parlo fuori dai denti: se dice di no, sono contenti tutti in società. Tanto s’é capito, tra Gago e Marquinho si stanno preparando al dopo.
S – Grave problema, servirebbero tante righe. Provo a fare un ragionamento mio/nostro, tenendo la tua fissa (tra Gago e Marquinho si stanno preparando al dopo).
Domenica, all’Olimpico di Roma, i tifosi giallorossi hanno fischiato per un’ora Alessandro Diamanti perchè pochi giorni prima aveva osato dire ciò che tante persone pensano: sono tutti capaci a fare questioni di principio, quando il principio è lautamente retribuito.
Diamanti ha parlato a suo modo, dicendo quello che pensa e andrebbe rispettato a prescindere. Non ha detto che Ghandi è uno stronzo, siamo sinceri…
Qui parliamo di cifre che non hanno senso, per fare un mestiere che non è un mestiere, di vite prive di problemi pratici.
Io spero che la nuova dirigenza americana non faccia lo stesso errore della gestione Sensi: si lavora per una squadra, un blasone, una società e non per uno o due giocatori. De Rossi è fortissimo, quelle cifre sono folli, la Roma non ha quei soldi, non li avrebbe neanche per Totti ma non può tornare indietro.
Se questi giocatori fossero stati legati a una città o a un colore da un sentimento, avrebbero rinnovato ad altre cifre – magari aspettando la nuova dirigenza e non firmando con chi non avrebbe poi tirato fuori i soldi… – o avrebbero rinnovato tempo fa, chiedendo poi di andare via, senza far così perdere alla società il capitale.
Onestamente apprezzo la franchezza di De Rossi: ci vogliono i soldi, rimango se me li date. Non ha fatto storie sulla lupa o Romolo o Aldo Fabrizi.
Paragonando le età, non avrebbe avuto senso preferire il rinnovo di Totti a quello di De rossi, eppure la Roma attuale si è trovata incastrata da una scelta fatta ad hoc dalla precedente proprietà. Scelta che probabilmente obbliga gli americani a rinunciare a uno dei più forti centrocampisti del mondo.
Sono anni che si fa passare per scelta di cuore una decisione ponderata ed economica. Questa scelta fa da metro per tutte le altre e vizia i giudizi e le opinioni di tifosi, giornalisti, lavoratori del calcio. De Rossi chiede tanto perché tanto può avere, la Roma non può darglielo: onesto. Lui non sta facendo scelte di cuore come non le ha fatte Totti firmando un rinnovo che nessuno gli avrebbe offerto in un campionato di primo piano.
A me non frega un cazzo di questa roba da tifosi: non si può premere per una forzatura romantica quando si parla di cifre che un povero cristo non potrà guadagnare neanche in cento vite. Non è moralismo, è realismo.
Le bandiere sventolano mosse dal vento, una delle poche cose gratuite. Chi fa così tanto il romantico, dovrebbe pensare solo al vento.
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Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato
Pubblicato: dicembre 11, 2011 | Autore: schachner | Archiviato in: al bar dello sport | Tags: aurelio de laurentiis, carlos tevez, davide lippi, gea, luis enrique, marcello lippi, michael platini, mino raiola, salvatore bagni, walter mazzarri | 3 Commenti »
Quando arriva il Natale, per piazzare l’albero e il presepio siamo costretti a spostare qualche libro, impilare dei compact disc, togliere il portariviste.
Accade lo stesso in Junkiepop per trovare posto, durante le classifiche di fine anno, a questa rubrica, che ha lo scopo unico di esaurire quell’ora di conversazione sul calcio che tanto indispone le donne quando si va in double date.
Per questo affollamento natalizio, Il punto del campionato sarà semovente.
Se non potremo straparlare del campionato, lo faremo di altre partite.
Tanto si gioca ogni giorno (e Pippo Baudo è un gran professionista, e del maiale non si butta via niente…).
Dimenticavo la figlia del calcio.
Greta Zamparini, figlia di Maurizio.
Attrice, diplomata al Piccolo di Milano, come recita il suo curriculum.
Forse anche il padre ha studiato con Strehler, vista l’abilità con cui, ogni anno, ci fa credere di voler lasciare il mondo del calcio.
GiorgioP - Facile facile: cosa diresti a Platini dopo il 7-1 del Lione a Zagabria?
Schachner - Scusa ma facevo le frittelle: sono cuoco.
A Michael direi che ho scommesso su “altro” con pacata sicurezza. E metto via.
La partita, una farsa.
La Dinamo Zagabria giocava in dieci, ha perso la testa, ma sette pappini sono sette pappini.
Il concetto di fondo di Platini – dare spazio in Europa a squadre di campionati minori, magari dell’est – è corretto. Poi però si rischia di vedere giocare il Partizan Belgrado dello scorso anno o la Dinamo di questo, che falsano lo svolgimento di molte partite, se non di un intero girone.
Immagino sarà semplice ora chiedere un prestito alla Abn-Amro se si è croati…
G – Con le esclusioni delle squadre di Manchester dalla Champions, ora l’Europa league diventa di assoluto livello. A me è sempre piaciuta, e tendenzialmente voglio vincere sempre tutto, anche la Coppa Italia.
Il paese reale invece sembra berlusconiano: o finale di Champions league o non vale la pena di fare nulla. E così ci troviamo con tre posti alla prossima edizione…
S – L’Europa league è snobbata solo da noi.
La seguo un pochino e l’utilizzo delle riserve è quasi esclusivamente italiano.
Non so se la colpa è della mentalità “tutto o niente”, ma ci sono squadre che con quel niente riempiono bacheche e portafogli, perchè l’Europa league – nonostante quello che si pensa in Italia – porta denaro, e anche parecchio.
E chiaramente, come facevi notare, conta per le posizioni nella graduatoria Uefa. Quindi meglio farla bene, sempre.
Sono curioso di vedere se le due di Manchester schiereranno le squadre giovanili o faranno turnover. Io penso che proveranno a vincerla.
G – Mancini ha già parlato dichiaratamente di obiettivo stagionale. In questo si prepara a perdere Tevez. Galliani era sicuro dell’arrivo al Milan in prestito a 4 milioni e stipendio dimezzato, ma il Paris Saint-Germain ne offre 30 per il trasferimento definitivo e stipendio pieno. C’é crisi, eh?
S – Ecco, vorrei allontarmi un po’ dalla domanda.
La premessa, in tema, è che c’è crisi.
Scostandomi, il Milan ha rotto il cazzo.
E’ evidente che, economicamente parlando, dall’avvento di Berlusconi il Milan abbia portato tanti cambiamenti al sistema della compravendita dei calciatori, grazie alle finanze del presidente più ricco che una squadra di calcio italiana mai abbia avuto.
Abbiamo già parlato in un post [qui] di come Berlusconi rilevò la società, e invito chi non l’avesse fatto a leggerlo.
Ci ricordiamo anche di come abbia stravolto le dinamiche del calciomercato con l’arrivo dei tre olandesi, spendendo cifre elevatissime.
Perché ora il Milan è così palesemente favorito da tutti gli addetti ai lavori, anche dalle stesse società che gli vendono calciatori? E’ una domanda retorica, chiaramente, e non voglio aprire una polemica con chi simpatizza per il Milan.
Io mi auguro che Tevez vada a giocare in una squadra che pareggi lo stipendio che gli sceicchi gli pagano in Inghilterra.
E, sia bene inteso, non perchè quello stipendio è giusto ma perchè non è giusto che una squadra ugualmente ricca goda di favori – mai bene chiari – da parte di tanti procuratori e da molti presidenti.
Per chiudere, Raiola mi fa rabbrividire.
G – Se il mondo del calcio europeo volesse cambiare, farebbe un embargo contro i giocatori di Raiola. Facile. “Fai lo stronzo, mo”, si direbbe a Roma.
E inquietante, é vero. Quasi quanto Lippi jr, procuratore di Montella, Rosi e Caprari. E stranamente appena Montella cominciò a guidare la Roma, Rosi e Caprari diventarono titolari da un momento all’altro. Calciopoli non è mai finita, e parlo di quella dei procuratori. Il trio dell’Ave Maria della Gea tutti scagionati, no?
S – Dario Canovi, uno dei più importanti procuratori calcistici, poco tempo fa ha candidamente detto “il mio più grande errore professionale è stato portare nel calcio Raiola”. Questa è la considerazione di cui gode il panciuto intrallazzino di origini olandesi.
Nel processo Gea – se non sbaglio – in appello hanno condannato solo i due Moggi, e per violenza privata. Lippi e Zavaglia furono assolti.
Mi pare quindi evidente che, in tono minore, sia rimasto tutto come prima, con le stesse dinamiche e stesse bassezza.
Il caso che proponi tu – Montella e i giovani assistiti da Davide Lippi – è solo uno dei tanti casi che lasciano quantomeno pensare sulla gestione cristallina e priva di conflitti di interesse da parte dei soliti procuratori senza scrupoli.
G – Che poi Lippi senior è il mistero vero e nessuno ne parla. Perché non ha più allenato? Smise con la nazionale perché attendeva il processo al figlio. Poi il ritorno in azzurro. Poi nulla. Strano, vero? Eppure la Juve aveva bisogno, il Milan e l’Inter anche, a Roma avrebbe generato una rivolta ma l’opzione era aperta. Io non vorrei essere complottista ma a pensare male non si sbaglia quasi mai.
S – La mia idea su Lippi è che non sia un bravo allenatore.
Ha vinto solo quando la Juventus – o dal fischietto o dall’infermeria – aveva qualche vantaggio in partenza; ha vinto un mondiale giocando veramente male, e anche lì con qualche svista a proprio favore.
Chi deve pagargli lo stipendio sa bene queste cose.
Per il resto una gavetta non entusiasmante – forse a Napoli, qualche sprazzo di bel calcio – e tanta casualità.
Gli allenatori bravi hanno sempre qualcosa da dire, hanno sempre un’idea, anche quando allenano pizza e fichi.
Stiamo rischiando di fare una puntata con gli spezzoni delle puntate precedenti, un bottle episode, ma invito chi non l’avesse fatto a leggere le cazzate che Lippi ha detto prima e durante l’ultimo campionato del mondo nella guida al mondiale sudafricano [qui, per gli interessati].
G – A suo modo arriviamo da chi un’idea ce l’ha, ma a questo punto penso non abbia tutti i giocatori per metterla in atto: Luis Enrique. Al Gianluca allenatore: diagnosi di una squadra che fa molto possesso palla, segna solo o dai 30 metri o dall’area del portiere e in mezzo non tira quasi mai. In più il pressing che si sgonfia dopo il 15esimo minuto di gioco.
S – Il Gianluca allenatore capisce tantissimo Luis Enrique.
Spesso le squadre con giocatori troppo tecnici, quando provano a far leva sui propri pregi ne finiscono vittime.
In attacco c’è un problema, è evidente. Non si prendono mai responsabilità, non si cerca mai il tiro.
E’ una faccenda difficile da far comprendere ai tifosi.
Luis Enrique ha insegnato alla Roma a non buttare mai via il pallone, a difendersi con il possesso palla, ha tenere la palla bassa e a non disdegnare il passaggio arretrato. Questo – bello – concede però sempre una alternativa ai giocatori che, se non non sono sicuri di poter effettuare un buon tiro, ricominciano.
Ripeto: un problema di mentalità, di assunzione di responsabilità, e per queste cose ci vuole tempo, più che un allenatore diverso.
Il difficoltà maggiore che individuo da allenatore – e la chiudo subito perchè sarei noioso – è quella dei centrali difensivi.
Tolta la faccenda dei gol su calcio piazzato – è disattenzione, l’allenatore ci fa poco -, il problema vero è nella bontà dei piedi di chi difende quando non difende.
Il modo di Luis Enrique invita – in fase di possesso palla – i centrali difensivi ad allargarsi sulle fasce e a comporre una difesa a tre con un centrocampista che arretra sulla loro linea. Questi due difensori giocano la palla avanti, indietro, verso il centro e lungo la linea del fallo laterale: sono due difensori centrali che hanno bisogno dei piedi di un centrocampista. E anche di un centrocampista bravo…
La Roma non ha questi due difensori centrali.
Per questo motivo, De Rossi che finisce difensore, al posto di Juan, contro la Fiorentina, fa fare bruttissima figura a tutti i centrali schierati quest’anno.
Se ci fossero due difensori con i piedi buoni, più che bravi a saltare di testa o entrare in scivolata, la Roma avrebbe molti, molti più punti.
Cassetti, Heinze e Juan in tribuna a turno, Kjaer non convincente. Queste esclusioni fanno storcere la bocca a tifosi e giornalisti che non sanno fare dieci palleggi.
Luis Enrique, invece, la storce dalla fine del calciomercato, cioè da quando li spedisce in rotazione sugli spalti, perché nessuno di loro gli offre garanzie.
G – Un po’ alla Mourinho. Almeno, differentemente dal passato, a Roma la tempistica è chiara. Di Benedetto parla di tre anni per il ritorno in Champions league, e mi sembra una cosa onesta. Non sono tutti come De Laurentiis che parla di biscotti…
S – Io non sono un romanista e ho poche volte apprezzato la Roma.
Questo presidente, però, sta mostrando uno stile non indifferente.
Tre anni sono troppi, è evidente. E’ cauto ma anche furbo.
Se girano ancora di più la chiave e insistono su Luis Enrique, perchè deve rimanere quell’approccio tecnico alle partite, la Roma farà un girone di ritorno diverso. Non è fuori dalla lotta per la Champions league anche quest’anno.
De Laurentiis è come i film che produce.
Uno che sostiene di aver decisamente migliorato il lavoro dello zio Dino…
G – Famiglia di cinema, del resto, in cui vive la comicità e il genio della cultura sportiva italiana: Walter ‘Chicco’ Mazzarri. Col Villareal s’è fatto espellere apposta.
S – Sì. l’ha fatto apposta…
Non so se nelle classifiche di fine anno del blog ci sono anche i film. Immagino di sì.
Una menzione a Villareal – Napoli.
L’interpretazione di Mazzarri è com quella di Pacino in Serpico, per rimanere in ambito De Laurentiis.
Seriamente: Mazzarri è antipatico e noi tifosi, spettatori, amanti del calcio non siamo delle testine di cazzo.
Mazzarri ha rosicato perchè stava uscendo dalla Champions e ha fatto un gesto brutto.
Un giocatore del Villareal – per chi non l’ha visto – recuperava il pallone per effettuare una rimessa con le mani, correttamente assegnata dall’arbitro, e il mister Mazzarri lo ha spinto deliberatamente contro la panchina.
Se – come dice – lo ha fatto appositamente, è uno stronzo.
Se, invece, lo ha fatto preso dalla foga del momento, lo scusiamo. Ma deve ammetterlo.
In ogni caso non deve passare il messaggio che, in ambito sportivo, il fine giustifica i mezzi. Altrimenti sarebbe corretto simulare.
Quindi, se anche fosse stato per dare una scossa alla squadra, è un gesto brutto e la finalità non lo giustifica, anzi lo aggrava.
Spero vivamente lo squalifichino, per non avallare l’idiozia di certi personaggi come lui, come Walter ‘Chicco’ Mazzarri.
G – Ðel resto il calcio è un gioco delle parti e da diversi anni va di moda essere antipatici e permalosi. Metti Spalletti (a proposito auguri per gli ottavi con lo Zenit), che farfuglia dopo tre anni di essere stato scomodo a Roma, vittima degli ‘impallinatori’. Sarà un caso che persone perbene come Guardiola, a loro stesso dire, hanno avuto come modelli altre persone perbene, come ad esempio Ventura (e aggiungo grandi tattici)?
S – L’antipatia degli ultimi tempi fa parte di quelle regali di Mourinho al nostro calcio [di nuovo un ritaglio di un vecchio post].
Io sono sempre convinto che vincere con stile abbia un altro sapore e che le persone educate, a parità di risultati, vincono di più.
Se nessun giornalista, nessuno sportivo, nessun tifoso ha l’onestà intellettuale di criticare le sconvenienze di chi supporta, difficilmente cambierà questo trend.
Tornando a Guardiola e Mou, il loro divero stile è applicato nella preparazione di el Clasico.
Mou li fa allenare, Guardiola li manda a casa a non pensarci.
Io tifo Barcelona, e Ventura è un gran signore.
G – Chiosa finale con provocazione: il miglior giocatore in Italia, a livello di crescita, impatto e tecnica, è Jovetic. Io detesto Salvatore Bagni, ma giustamente l’ha definito il secondo miglior ’89 del mondo.
S – Sono d’accordo.
Sono d’accordo anche con l’odontoiatra di Bagni: Salvatore deve farsi vedere più spesso agli appuntamenti, perchè con quello che guadagna non può andare in televisione con quei denti.
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Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato
Pubblicato: ottobre 18, 2011 | Autore: schachner | Archiviato in: al bar dello sport | Tags: acqua santa, al bano, antonio conte, barcelona, cantera, jose mourinho, luis enrique, madonnina, massimo moratti, mister simpatia, napoli, serie a, serie b, walter mazzarri | 2 Commenti »Qualche tempo fa ero a Roma alla stazione Termini, tornavo a casa.
Incontrai un amico, il tenutario di questo blog.
In pochi minuti, davanti a due caffè, snocciolammo una serie di argomenti, un po’ calcistici un po’ no.
Abbiamo deciso di fare una cosa simile, senza i caffè e in maniera epistolare.
Queste sono chiacchiere da bar: le odiamo, le critichiamo e non vogliamo ascoltarle a meno di farle direttamente noi.
GiorgioP – Tu che hai i ritagli e di calcio ne sai e ricordi. Una cosa brutta come il campionato 2011-2012 te la ricordi? Una volta dicevano che il poco spettacolo era colpa del tatticismo esasperato, ora direi di una serie di nozze coi fichi secchi che levati. A volte anche senza fichi.
Schachner – Forse così brutto non lo ricordo. Però posso immaginare che vedere il Pisa primo in classifica nell’82 non deve essere stata una bella esperienza. E pensare che ogni anno Carlo d’Inghilterra ordina proprio dalle parti di Pisa una fornitura di fichi secchi…
G - Partiamo dall’italianismo puro, Mazzarri. Che dice che chi gioca contro di lui é più italianista di lui. Insomma glielo fanno apposta a non voler perdere
S – E’ esattamente come hai scritto: gli fanno un dispetto. Lui è uno dei pochi livornesi antipatici, somiglia ad Al bano, ha montature di occhiali in voga proprio nel 1982. Deve aver sofferto più di tutti, da livornese, quando il Pisa era primo.
G – Io resto convinto che quella squadra lì, il Napoli, invece di comprarne nove di medio livello se ne comprava tre di alto (Pirlo, Vucinic e Barzagli) lo scudetto se lo giocava veramente. E magari con un allenatore che responsabilizzasse più la squadra anziché parlare di avversari, arbitri, vento, mal di pancia dopo ogni sconfitta.
S – Secondo me il presidente – che, per rimanere in tema con il mister, è uno dei più antipatici del braccio di Orione – c’ha anche provato prendere dei big. Credo che Vucinic abbia rifiutato la destinazione, ad esempio. E’ difficile convincere giocatori di livello che una squadra con il Leone di Cellino San Marco in panchina possa vincere uno scudetto. Ricordi quando è stato presentato Gokhan Inler? Nascosto dentro una testa da leone. Vedi che torna tutto.
Mazzarri, purtroppo per lui, fa difficoltà a perdere, e accettare le sconfitte è l’unico modo per vincere. E’ questo l’unico limite del Napoli, a mio parere. Sarei davvero curioso di ascoltare cosa dice ai suoi giocatori il martedì mattina dopo aver perso.
Secondo me prende la parola il capitano, Cannavaro, e gli chiede qualcosa in napoletano incompresibile, e Mazzarri risponde “Gino, Gino, è stato Gino”.
G – Del resto è un po’ l’alfiere del modello simpatia che ispirano gli allenatori delle maggiori squadre di serie A. Il meno inquadrabile di tutti secondo me è Conte. Un egocentrico che pretende di essere al centro del progetto Juve (e non viceversa) ha praticamente fatto fuori mezza squadra (Matri, Krasic, Quagliarella) e da stratega ha fatto l’impensabile, assicurarsi che tutto passi per Pirlo. La boccetta dell’acqua santa e il segno della croce io lo leggo come “Dio te prego fa che non mi si fa male”.
S – Conte è ancora un mistero. Parla a bassa voce, ammette errori, sviste arbitrali, racconta l’autotrapianto di capelli. Però bacia una boccetta di acquasanta prima delle partite, e a Siena si è spinto fino ai santini. Sembra un po’ inseguire il Trap, almeno come superstizioni. Tecnicamente è una scommessa, una di quelle che puoi vincere solo sbancando. I giocatori che non rientrano nei suoi piani valgono montagne di soldi, e nel caso la stagione juventina dovesse finire di nuovo senza coppe ci sarebbero ancora gravi perdite causate dalla svalutazione di chi hai citato e si accomoda in panchina ogni settimana. Dirò questa eresia: a me Pirlo non è mai piaciuto, troppo compassato.
G – Neanche io ho avuto questa passione, però gioca (statistiche alla mano) 100 palloni a partita, ed è ovvio che, come si dice, “in terra di ciechi beato chi c’ha un occhio”. Il fatto è che la Juve avrebbe pure qualità, ma in tribuna e in panchina. Naturale che in mezzo a Pepe, Giaccherini, Marchisio (un altro esempio tutto italiano di “eterno qualcosa e mai niente, al dunque”) Vidal faccia la figura di Rivera. Detto questo, dopo sei partite vedere Vucinic con l’astrazione dell’ex tifoso fa ridere. Non ci volevano credere quando dicevamo “sì, ok… il cigno del Montenegro ma se non gioca col Manchester United ci sarà un perchè”.
S – Credo ci siano due modi per affrontare questo sport: essere bravi o essere vincenti. Ogni tanto si vedono giocatori che rientrano in entrambe le categorie – Iniesta, per esempio -, ogni tanto se ne vedono altri che rientrano solo nella prima e non alzano mai coppe ma sono idolatrati dai propri tifosi – come Totti -, altre volte se ne vedono alcuni che non entusiasmano nessun tifoso, non parlano, corrono, non vengono mai citati e hanno coppe nascoste negli scatoloni in cantina nella casa al mare – come Hargreaves.
Vucinic gioca con Giaccherini e Pepe. O forse Giaccherini e Pepe giocano con Vucinic.
In Italia sono rimasti solo i giocatori bravi, quelli che vincono sono da altre parti
G – Che poi “giocatori bravi”. Qui arriva in nazionale Mauri per 4 partite giocate bene di fila. Anzi, vado in controtendenza a quello che ho detto io. La Lazio ha vinto il derby quando ha messo in campo la qualità (Mauri e Matuzalem) meritando il risultato. Per carità. Quanto gli ci vuole a far capire a Reja che al gioco del calcio se uno ha i piedi buoni, tendenzialmente, e se non è cotto, metterlo in campo è sempre meglio di non metterlo? Ritorniamo un po’ all’idea di Mazzarri di poco fa. Dici che l’ha capita? O basta che ha Klose e l’obiettivo unico rimarrà buttare la palla in area di rigore “con ogni mezzo necessario” come diceva Malcolm X?
S – Penso che in Italia ci siano giocatori bravi e che manchi tantissimo la mentalità. La mentalità la forma chi allena e motiva.
Ad esempio Guidolin è un allenatore che trasforma la mentalità dei giocatori, e lo prova il fatto che, spesso, quando quei giocatori vanno via da lui tornano nell’oblio.
Come dicevo, o si vince con tecnica e mentalità o solo con mentalità. Solo la tecnica non vince mai e per mentalità non intendo catenaccio.
Quando studi per diventare allenatore, approcci il calcio in maniera statistica e matematica.
E’ statisticamente più probabile che vinca la squadra che non tiene la palla piuttosto che chi fa possesso.
Per vincere tenendo la palla bisogna ridurre fino allo zero il possesso altrui. Questo è un rischio che vuole correre solo chi ha tenuto la palla tra i piedi sapendolo fare, chi c’ha i ritagli, per intenderci. Non è un discorso universale – ben inteso – ma si avvicina molto all’intero del percento.
Mourinho, che non è un calciatore, è stato uno dei migliori interpreti del calcio di rimessa, fatto sulla mentalità, portando le punte a difendere.
Liedholm, che è stato un grandissimo calciatore, nello scudetto della Roma ha imposto il proprio possesso palla a tutte le squadre avversarie.
Da qualche parte ho l’edizione del lunedì del Corriere dello Sport del giorno dopo il secondo scudetto romanista. Non andavano di moda le statistiche ma c’erano i tabellini di tutte le partite e, tra le altre cose, il possesso palla. Quella Roma vinceva tenendo la palla più degli altri e difendendo tenendo la palla. Se nessuno sbagliava, finiva zero a zero. Appena gli avversari sbagliavano, la Roma ne approfittava perchè teneva sempre la palla.
Così ha fatto il Barcelona con Guardiola, così fece con Crujiff, così sta provando Luis Enrique con la nuova Roma. E’ un sistema che può convincere solo chi ha tenuto la palla tra i piedi con sapienza. In Italia abbiamo gridato al miracolo con Mourinho, che ha presentato uno dei peggiori sistemi di gioco scudettati da quando esiste il calcio nella penisola. Eppure l’essenza del calcio dovrebbe risiedere nella vittoria con gioco.
Quindi sì, l’obiettivo unico rimarrà sempre difendere, dare la palla a qualcuno in area di rigore, magari a Klose, e sperare.
E i meno peggio hanno un quarto d’ora per entrare, far sperare, toccarla tre volte, far vincere
G – Che poi ricorderei che Mou ha vinto di rimessa, ma oltre tre punte schierava un trequartista, una mezzala pura come Stankovic e un terzino come Maicon. Neanche il Foggia di Zeman con Stroppa o Shalimov… Mourinho è andato via perchè per andare avanti quella squadra doveva cambiarne 9/11, no?
S – Esattamente. Moratti è stato improvvisamente colto dalla sindrome del Tyrannosaurus Rex ed è improvvisamente diventato incapace di raggiungere le tasche della giacca e dei pantaloni. Mourinho ha sempre avuto la grande capacità di mettere le mani nei portafogli dei presidenti e quindi non si son più trovati. Per la fortuna del concetto di redistribuzione, il braccino di Moratti ha riportato l’Inter ai fasti di Lucescu (non ce ne vogliano i tifosi nerazzurri). Sono convinto che senza cambiare giocatori sarebbe stato necessario cambiare il modo di utilizzarli, e non aver avuto pazienza con Gasperini è stato l’errore decisivo della stagione.
G – Pazienza. La parola giusta di noi romanisti che nelle situazioni più impensate dimostriamo di averne e a carrettate. Sarà che abbiamo visto Zeman, Eriksson, Spalletti ma tutti crediamo a Luis Enrique, non diventeremo come il Barcellona ma giochiamo a pallone.
Oh senti, io te lo dico (e so che forse la pensi come me). Io non scommetto mai, ma 15 euro sullo scudetto ce li ho messi su. Per chiudere, sono matto?
S – E’ stranissimo poter dire ‘pazienza’ a Roma. Sono arrivati gli americani e non fanno altro che dimostrare ogni giorno come si fa sport in maniera seria e non per gioco, come invece insiste la maggior parte dei presidenti italiani. Si stanno abituando anche i romanisti. Non sarà mai il Barcelona ma è possibile diventare un simil-Arsenal. E loro, ogni tanto, a casa portano qualcosa…
La Roma ha le stesse possibilità di un gruppo folto. Inutile far finta.
Non sei matto. E’ meglio investire 15 euro sulla Roma scudettata che comprare Bot a scadenza annuale.
G – Chiusura finale, Ibra e Cassano sono depressi e non gli va più. Il primo ha Raiola dietro, il secondo?
S – Il secondo ha un problema di egomania. E’ il Billy Corgan di Cerignola.





