Slightly Off

Un buongiorno a me e un buongiorno a voi.

Quando Giorgio mi ha chiesto di entrare a far parte del novero di autori di JunkiePop ho fatto un controllo di sicurezza: mi sono andata a leggere la lista del meglio della tv dell’anno secondo The AV Club. Non sarà l’elenco definitivo, ma è molto rappresentativo di quello che succede sul piccolo schermo che interessa a noi (noi come generazione di tardoni digitali, noi come giovani ed ex giovani pressoché bilingue, noi che difficilmente guardiamo la programmazione di Italia1… noi, insomma).
Il risultato è piuttosto sconsolante: delle serie elencate o non ho mai visto niente, o ho interrotto la visione dopo un po’.

I motivi per queste mancanze sono dei più vari (quel giorno mancava la luce; colpita da amnesia, pensava fosse il 1518; il gomito mi fa contatto col piede, eccetera), ma credo che importino complessivamente poco quando invece mi sento di poter ben rappresentare il pensiero di chi mi ha letto fin qui, e che dovrebbe essere all’incirca:

ma se non guarda quelle serie, allora cosa guarda?

La risposta è: altro.
E questo è il contributino piccino picciò che vorrei portare a JunkiePop finché non mi cacciano via a pedate e/o smettono di rispondermi al citofono: serie belle ma cancellate? Célo. Network sfigati che a malapena registrano un bip sulle montagne russe dello share? You got it. Scivoloni, figuracce, momenti altissimi dei quali non s’è accorto nessuno? Yesssuìchen. Col vostro permesso, s’intende.

Per esempio.

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Le vostre serie dell’anno

Che ormai la tv se non il primario è il quasi primario mezzo per la stesura di nuovi linguaggi, tanto per quello che riguarda le sceneggiature quanto i personaggi e le trame vere e proprie (Aaron Sorkin per dire, viene da lì e ora di là se lo litigano) per il cinema il 2011 è stato forse l’anno con più alto valore qualitativo di sempre sparso nelle varie serie tv. Ormai (o siamo noi che ci facciamo caso ora) il panorama è completissimo, ogni branca tematica è occupata da uno o più racconti e insomma. Se vi va qui sotto c’è l’elenco (non completissimo ma quasi) delle 30 serie tv completate (iniziate o finite, o solo finite) nel 2011.
Ci abbiamo messo anche American Horror Story per una questione di voyeurismo e masochismo, insomma lo abbiamo fatto per i lol.
5 voti come per i dischi dell’anno (avete controllato i risultati? A chi legge JunkiePop è piaciuto tanto Bon Iver, giusto per spoilerare un po’ – e anche I Cani). Mi rendo conto che dopo cenoni e pranzi sia complicato avere la lucidità però insomma, se vi va siamo curiosi (e se volete dire la vostra sul perché e il per come i commenti sono a vostra disposizione)
Insomma fate il vostro gioco. Io potrei al limite anche dare un solo voto: Clear eyes full hearts can’t lose.

Boss

Una settimana fa avevo sbrodolato tantissimo parlando di Homeland (ancora non lo vedete? davvero?) parlandone come della serie dell’anno. Conoscendomi (io e le persone che mi conoscono) sanno che sono una persona di facilissimi entusiasmi (che poi mantengo ma insomma parto da ODDDIO HO VISTO LA MADONNA e arrivo a sì caruccio) quindi non smonterò per nulla Homeland (che rimane serie dell’anno fino a prova contraria), ma rilancio su me stesso.
E rilancio con Boss.
Parliamo di un serial prettamente politico, la sinossi brevissima è la diagnosi al sindaco di Chicago (Tom Kane) di una malattia rara simile all’Alzheimer, ovviamente la carriera ha una corsia preferenziale e la malattia ai più sarà nascosta, con tutto quello che ne può conseguire. .
Boss è l’ideale punto d’incontro fra le lotte di potere di West Wing, le bassezze incontestabili di The Wire e le punte di mefistofelica cattiveria di Breaking Bad. Tutto o quasi è ovviamente nelle mani e nell’interpretazione (e il ruolo ca va sans dire) mostruosi di Kelsey Grammer sindaco decisionista e senza scrupoli di stampo quasi ducesco, spietato tanto nei momenti di lucidità quanto nel confronto con la natura della malattia, della politica e della famiglia in frantumi.
Scritto da Dio, basta la prima puntata per avere in 58 minuti la migliore spiega possibile dei personaggi in questione, e non parlo di un paio, parlo di tutti. Ognuno con le proprie disfunzioni, ognuno con la propria “malattia” nascosta. Boss è un’infezione, o un sipario strappato fate voi.
Lo sforzo enorme è indubbiamente quindi nella sceneggiatura possente e senza buchi di Levine e Greene (Nip/Tuck) e il progetto ha da subito avuto un appeal così forte che ha visto dietro la macchina da presa per il pilot Gus Van Sant (che è anche produttore) e per altri tre episodi Mario Van Peebles. Otto puntate già rinnovate per la prossima stagione (in cui saranno dieci) è ulteriore riprova del fatto che sia un serial in cui non si ciurli nel manico più di tanto, che al giorno d’oggi è una cosa abbastanza rara.
Che sia prodotto dalla Lionsgate (che ci regala quello che è forse la migliore serie in circolazione Mad Men) non è proprio un marchio di garanzia ma ci siamo a tanto così.
Già solo a scriverle certe cose uno sbava come un animale, figuriamoci poi se la resa risponde anche alle aspettative.
Il peccato vero è che sia breve. Ma ci si accontenta