Top Film 2012 – GiorgioP

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Cominciamo dall’inizio (premesso che ricordatevelo sempre una classifica è per definizione una cosa estremamente soggettiva e nessuno deve trovare alibi alle proprie scelte, è che di parecchi di questi film non ne ho mai parlato, nè qui ne su twitter).
Shame è stato il film che più in assoluto mi ha scavato dentro e rivoltato come un calzino, lo difendo a spada tratta allo stesso modo in cui farò per Prometheus che per me è la sintesi di quello che intendo per fantascienza.
La talpa è un film di un’eleganza incredibile, un orologio perfetto scritto da Dio. Il sospetto, proprio lì lì allo scadere delle classifiche è un film enorme che ti tormenta dentro. Skyfall il film bomba dell’anno, quello che si guadagna la palma del “lo rivedo trentasei volte e dirò ancora”.
Amour l’ennesimo grande cazzotto malessere di Haneke, The Artist is Present, per un ignorante di arte come me un film che fa scoprire molto.
Millennium invece è il film di Fincher da riscoprire, quello per cui le atmosfere fanno molto, tantissimo, Paranorman l’innamoramento numero uno dell’anno, un film prezioso e incredibile. Tim Burton si taglierebbe una mano per fare un film così.
Detachment è l’innamoramento numero due, e il film per cui ricorderò preziosamente questa mia classifica.
Hugo Cabret è un meraviglioso omaggio al cinema di Scorsese, avercene.
Reality film italiano dell’anno e già ne ho scritto.
War Horse è una splendida storia di amicizia, e guerra, se poi ci metti Spielberg e le lacrime (tante) completi l’opera.
Another Earth il film sorpresona dell’anno. A dimostrazione che con pochissimi mezzi si può scrivere un grande film di neo fantascienza.
The Dark Knight Rises il film di pancia di Nolan, un po’ distratto ma ti rivolta dentro.
Tutti i santi giorni il film che difenderei fino alla morte, c’è tutto Virzì, pregi e difetti, però ti porta dove vuole lui. Bedtime il film di Balaguero che è meno horror e per assurdo il più terrorizzante, da recuperare se non l’avete visto.
Moneyball il film per me, per chi inizia ad amare il baseball e ama il fantasy game. Toccante come la canzoncina finale.
Brave forse film sottovalutato dell’anno. C’è più Pixar in questo che in tanti altri.
Killer Joe brucia sul filo Quella casa nel bosco, mica per altro, perché alla seconda visione il secondo non mi ha convinto tantissimo. Non lo ha fatto manco Killer Joe. Vince però per la sceneggiatura redneck e assurda.

Tre allegri. Io un po’ meno.

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Chiedo scusa da subito se in queste righe ci saranno cose personali, a volte capita di mettersi a nudo, in momenti così, in cui è difficile fare finta di niente e tutto quello che vorresti dire lo tiri fuori dalla gola. E va finito scritto in html.

Se mi chiedessero una cosa che mi identifica è La prima cosa bella, di Virzì, il momento in cui Mastandrea stringe la mamma e gli dice piano piano “mamma perchè io non riesco ad essere mai felice” e la mamma neanche lo sente.
Sarei stupido se dicessi di non sentirmi così, in un anno come questo poi, in cui ho avuto non tanto da ridere (ma anche cose belle). Magari non sembra perché sono alto unoenovanta e la gente pensa magari che se si è grossi così uno sia tenuto a non stare male. Succede invece il contrario. Ed è successo questo 2012, che non assumerà per questo a titolo di anno di merda ma semplicemente a titolo di anno in cui sono successe certe cose. Non belle.

Scusate la ripetizione.

Davide Toffolo sono convinto che sia una persona che un fondo di malinconia la abbia, altrimenti non scriverebbe quelle graphic novel bellissime (e malinconiche) e non avrebbe chiamato il suo gruppo Tre allegri ragazzi morti.
L’anno 2012 è quello che esce un loro disco (dei tre allegri) che si chiama Nel giardino dei fantasmi, che è un disco strano, triste a suo modo (per i contenuti) e bellissimo.
Diciamo che ci sono dei dischi, e delle canzoni che stanno dentro a quei dischi, che ti cercano, che aspettavano in un certo modo. A te viene da dire “ma non te potevi fa i cazzi tua?” e invece a suo modo che ci sia qualcuno, un po’ come te, ti consola.
Tornando a noi, il disco riprende un po’ quel reggae cantautorale del disco precedente (ed io odio il reggae ma questo e così lo amo) con le deviazioni tipo Violent Femmes, che sono un po’ più nelle corde dei TARM e di quella malinconia.
C’è che tutto gira intorno alle parole di chi chiude qualcosa e che una maniera per andare avanti a suo modo la trova, o la cerca. Io ancora non l’ho trovata ma diciamo che ci giro intorno e la troverò.

C’è che ci sono quei dischi, e quelle canzoni che non le aspettavi ma arrivano. Che forse era meglio tenere dentro un cassetto ma che benedici che ti centrino come un martello.
Nel giardino dei fantasmi è quel disco che mi ha riconosciuto, che non era meglio stesse nel cassetto perché di cose da dire ne ha e tante (almeno a me) e che diciamolo, una volta tanto, che stare male a volte fa bene.
Tutto qui

è un momento poi passa. Giuro passerà.

 

Momenti così, che capitano i dischi bellissimi

Abbiamo fatto trenta facciamo trentuno direi. Mi riferisco al fatto che è per me la logica conseguenza dell’avere scritto un post sull’ultimo Virzì il parlare poi di quella che è parzialmente la sua colonna sonora.
Quindi parlare di Birds, esordio di Thony (co protagonista del film di cui sopra).
Non so (non credo) che l’urgenza di recuperare quel disco (praticamente impossibile illegalmente, compratelo poi mi dite chè ne stravale la pena) appena uscito dalla sala e avere visto il film derivi più dall’impatto di QUELLE CANZONI in quel contesto. Era più un’urgenza derivante dal fatto che dischi belli così e così emotivamente importanti effettivamente non ce ne sono tanti. A cuore mio Gatekeeper di Feist, For Emma di Bon Iver, O di Damien Rice e boh forse il primo di Jose Gonzales.
Thony è una di quelle brave, ma forti veramente che fosse straniera probabilmente mezza blogosfera e umanità in modalità indie ci si strapperebbe le mutande invece di bagnarsele coi Mumford and Sons per dire un nome che va immotivatamente per la maggiore..
Birds, il suo disco, è una raccolta di momenti intimi, dolci e a metà tra la migliore e intima (leggi senza gospel) Feist e la delicatezza delle coae più pacate di Regina Spektor.
Uno dei pochi dischi da avere di quest’anno e sicuramente la cosa migliore per me scritta in Italia (attendendo i tre allegri ma quello è un altro discorso).
Non è un disco facile. Questo no. Perché i dischi che sono facili non fanno piangere.

Tutta la vita davanti, tutti i santi giorni

Il cinema non sempre è fatto di perfezione intesa come fotografia, sceneggiatura e presenza attoriale.
A volte il cinema è anche una questione di sentirselo dentro nel suo aspetto più basico che è il “raccontare una storia” arrivarci magari in modo a volte pasticciato altre semplificato ma riuscire a raccontarla e aggiungere qualcosa alla tua visione delle cose dopo un’ora e passa di pellicola.
In questo, Paolo Virzì, è uno dei pochissimi che non deve prendere lezioni da nessuno e Tutti i santi giorni è solo un’altra conferma in tal senso.
Parliamo di film belli anche quando la sinossi potrebbe essere scritta in quattro parole “storia di una coppia” e quando poi vediamo che quella di storia è una storia comune con qualche sfumatura certo, ma comune.
E se Virzì si appoggia lievemente su quei personaggi di contorno (i coatti e i fattoni) che continua a non sapere scrivere e a dargli un taglio un po’troppo da operetta è quando ti accorgi nelle frasi semplici e nei meccanismi piccoli e delicati di una coppia raccontata in maniera così di cuore che ti stai commovendo (e tanto), e che in fondo ha vinto lui.
Perchè se Marinelli e Thony (compratevi il disco fatevi un favore) sono due personaggi a loro modo lievemente sopra le righe Virzì dipinge la loro storia con piccole sfumature di normalità, lontana dalle puttanate isteriche Mucciniane, quella che ciascuno di noi a suo modo vive o ha vissuto, senza fuochi d’artificio, senza corse sotto la pioggia e crescendo musicali. Normalità.
Quando un regista riesce nell’intento di portare a casa jn risultato del genere senza quasi mai sfiorare la banalizzazione ti entra nel cuore.
Virzì a suo modo ci dicedo che c’è tutta la vita davanti sì, ma portarla avanti tutti i santi giorni è una fatica grossa.
Tutti i santi giorni è il motivo per cui Virzì dal mio non esce.