Ho ragione io. E basta.

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7Questo post inizia dalla parte sbagliata, lo so, ma lo inizio così. Eddie Vedder fra un anno fa cinquantanni. C’entra poco col senso del post ma da quanti anni è nelle mia/vostre vite sì. Il più scafato dei trendsetter, dei disillusi e dei poser direbbe “ecco appunta abbasta”. La differenza tra un ragionamento del genere, del tipo “sono vent’anni di dischi e ad un certo punto per forza sono na merda”, e quello che faccio io, che il disco prima lo ascolto.
Vedder per me rimane quello che viveva in una baracca sulla spiaggia faceva il surfista incontra sti du disperati e canta sopra tre canzoni e da lì esistono i Pearl Jam, ovvio, c’avevo sedici anni pure io, mi ricordo chi mi piaceva alle elementari figuriamoci la prima volta che ho sentito Alive. Giusto, no?
Lightning Bolt è da qualche giorno la causa del contendere, quella definita dai più “na merda stanca senza appello”, io ripeto, almeno il disco l’ho ascoltato tre volte, per me merda senza appello non è.
La domanda a questo punto è un’altra, ci si aspetta dai Pearl Jam cosa, un Vitalogy? Un No Code? Un boh? Mi chiedo, ha senso? Me lo e ve lo chiedo, perché l’ottica della cosa mi sfugge, gli U2 dopo Achtung Baby hanno fatto qualcosa a quell’altezza? Springsteen dopo Tom Joad? Potrei fare mezzo post ma il senso suppongo lo abbiate compreso.
Per me Lightning Bolt è un disco che sicuramente più dell’avocado e di Backspacer anzi, qualcosina in più la rischia, e nella scrittura e nelle cose che tira fuori.
Dire a questo punto “sì ma”, fa sì che io vi fermi e vi dica che un gruppo che in vent’anni faceva tutti Vitalogy e No Code probabilmente oggi era grande il triplo dei Beatles o dei Rolling Stones, i dischi devono essere valutati solo sulla base di questo? Perché sennò davvero a sto punto rompete i coglioni coi Deerhunter per dire che ad un terzo della vita del gruppo già tirano fuori i “vabbè, boh”, esigere è comprensibile, da chi si è amato (o ama) tanto anche, è giusto, Cacare il cazzo a prescindere è un’altra cosa, un altro sport, un altro universo e forse pure con l’arbitro taroccato.
Non dico sia un disco perfetto, non lo è, non dico sia un grandissimo disco, ma un disco bello sì, dove forse skippo di gusto due canzoni, dove forse ci sono tra le migliori canzoni degli ultimi tre dischi dei Pearl Jam (i due singoli, Sirens, Swallowed Love e potrei andare avanti con almeno altri due dischi) quindi mi chiedo, perché non dicevate che era una merda anche quello prima? Perché ora?
Vi andava? Legittimo.
Sono poco d’accordo? è un eufemismo, ma purtroppo sui Pearl Jam e l’opinione pubblica in merito esiste democrazia, una cosa che per me risulta ancora inafferrabile.
Chiudo e sintetizzo sto pippone senza senso, Vedder probabilmente non fa più surf, s’è sposato e ha fatto due figli con una modella e una si chiama Olivia, sicuramente è impaccato di soldi e va a fare l’apericena, sicuramente è ancora contornato da 4 disadattati che sanno poco stare al mondo, sicuramente tante cose.
Per me rimane però quello che stava in quella baracca e sinceramente, davvero e di cuore, mi frega poco poco poco del giudizio altrui, ne faccio una questione di comprensione che a me sfugge, ma io non dimentico, e non mi arrendo.

La colpa non è vostra, è mia se sono così e non smetto mai di crederci.

Veni Video Vici

Ellie Goulding – Burn 

Se volete pensare ad uno che la club culture non sa nè quello che è né vuole saperlo eccomi. Burn è il singolo uscito da un po’ che in effetti lancia una reissue di Halcyon, disco meraviglioso di un anno fa e lo fa diventare Halcyon Days, in pratica un doppio con 28 pezzi che (dato che le regole me le faccio come pare a me) si candida come disco dell’anno a mani basse, contenendo questo pezzone simil pop-rave e la cover di Tessellat degli Alt-J. Il video è girato in un aeroporto, ovvio diventa un rave, ci sono anche le luci tipo The Prestige. Vi sfido a tenere il volume basso e a non fare repeat

The National – Graceless

Trouble will find me rischia di essere un disco sottovalutato eppure per me è tra i loro lavori migliori (qui comunque siamo tutti estimatori. La canzone è una delle classiche movimentate dei National, con basso e batteria che girano, sostanzialmente. Loro giocano a fare i divertentoni quando per me sono dei pali nel culo uno più dell’altro. Ma anche chi se ne frega eh

Pearl Jam – Mind Your Manners

I Pearl Jam che provano a rifare Spin the black circle con Vedder con la voce rauca. Gli viene a metà. I Pearl Jam fanno raramente video e per quanto li ami sarebbe meglio continuassero a non farli, sembra infatti una roba tipo Incubus, tutte grafiche della minchia che quasi distraggono dal pezzo. Ecco infatti ora ri spingo play e non lo guardo va, faccio prima.

Le dieci canzoni degli anni 90 (secondo me) – ale-bu 4/5

Prima erano i pezzi che ascoltavo negli anni ’90. Dopo le canzoni più belle degli anni ’90. Poi ancora le canzoni degli anni ’90 a cui sono più legato anche se le ho scoperte dopo gli anni ’90. Quindi non ci ho capito più niente di come dovevo farlo, ho tagliato la testa al toro e ho scelto così come veniva tra tutti i miei CD, vinili e MP3. Che sono tanti, visto che ancora oggi la musica di quel decennio la fa da padrona nella mia libreria. Però le cassette non le ho guardate, quindi sicuramente avrò mancato qualcosa.

In ogni caso, i miei ’90 sono cominciati nel ’94. Il prima nemmeno lo considero. Visto da fuori ero il ragazzino di paese che la mamma metteva sul pullman per andare a scuola vestito come Garrone del Libro Cuore. E che di nascosto si infilava non so perché un cappellino con la scritta “Nigga With Attitude”. Poi “Do you have the time” e tutto è cambiato. A partire da quel cappello chiuso in un cassetto assieme al sogno della Grande Etiopia e della beatificazione di Hailé Sélassié e alle le carte di Magic – successivamente vendute ad un compagno di scuola in cambio della focaccia a merenda. Per quanto riguarda il mio aspetto, comunque, ripensando ad una certa giacca di velluto, alla sciarpa “della Jamaica” (negli anni ’90 si diceva così) lunga fino ai piedi e ai capelli lavati col sapone di marsiglia, non è che la rivoluzione del ’94 sia stata poi ‘sto upgrade. Forse mia mamma non aveva tutti i torti.

Memories apart (che non so nemmeno se si possa tradurre davvero con ricordi a parte, ma suonava bene), ho fatto una faticaccia a ridurre la lista a soli 10 pezzi. Ogni volta che pensavo di averla chiusa, ne aggiungevo 3 e toglievo 2. Anche per i meno avvezzi alla matematica dovrebbe risultare evidente come la metodologia applicata presentasse delle lacune. Ad un certo punto ho dovuto quindi chiudere gli ingressi e invitare la sicurezza ad accompagnare fuori alcune canzoni che si sarebbero stra-meritate di stare qui dentro. Le ultime escluse sono state Feel the Pain e Boxcar. Spero di non aver barato citandole.

Visto lo sforzo, non mi sogno nemmeno di dare un ordine ragionato alla lista. Già è stata dura così. Per cui sempre viva il caro “prima i più vecchi”.

R.E.M. – Find the River [1992]

Automatic for the People credo sia il disco che ho ascoltato più volte. In assoluto, intendo. E ogni volta che arrivo in fondo ancora oggi metto il repeat sull’ultimo pezzo per canticchiarlo sottovoce. Dico sottovoce perché sono stonato come una campana, non per atmosfera. Però cazzo, vi ho visti 4 volte dal vivo, almeno una volta potevate suonarla.

Green Day – Basket Case [1994]

Ogni didascalia sarebbe superflua. I miei anni ’90 sono finiti sottosopra qui, guardando questo video. E anche quelli di Mino Reitano.

Pearl Jam – Daughter [1994]

Tutto quello che ho messo in questa lista me lo sono portato dietro. Nel senso che continuo ad ascoltarlo, come fossero dischi comprati 10 giorni fa. Però lo spazio che uno ha disposizione non è infinito, come disse il mio 486SX dopo l’ennesima installazione di un punta&clicca della LucasArts, e giocoforza qualcosa si è costretti a lasciare indietro, ad abbandonare lungo la strada. Ecco, io i Pearl Jam saranno 10 anni che li ho abbandonati. Però mi ricordo che ai tempi Vs. era una piccola e piacevole droga. E Daughter la usavo per tappare qualsiasi buco delle cassette da 90.

Sottopressione – Climamorfosi [1994]

“L’odore della lana bagnata dalla pioggia”. Il primo disco dei Sottopressione è uscito 18 anni fa. E ad oggi, per me, questo resta uno dei più bei testi HC mai scritti.

Weezer – The World Has Turned And Left Me Here [1994]

Un mio compagno di liceo, nerd parecchio prima che diventasse cool, mi aveva fatto scoprire il video di Buddy Holly nascosto nel CD di installazione di Win 95. L’avrò guardato 8000 volte. Poi ho comprato il Blue Album. E quando sono arrivato alla terza traccia mi è caduta la mascella.

The Muffs – Sad Tomorrow [1995]

A metà degli anni ’90 volevo sposare Kim Shattuck. Ma sposarla per davvero. Principalmente a causa di questo video, di questo pezzo e di Lori Meyers dei NOFX.
PS: Kim, se dovessi leggere queste righe, non è che io abbia cambiato idea, anzi. Nel caso chiamami che ci organizziamo. Sono quello che in Spagna 3 anni fa ti ha detto 30 o 40 volte “We came from Italy to see you”.
PPS: Courtney Love chiiiiii?

The Queers – Punk Rock Girls [1996]

Nel suo piccolo, una chiave di volta della mia formazione (a)socio/culturale. Con Don’t Back Down (disco) ho scoperto che il “punkrock” (accezione latissima del termine) esisteva al di là di quei 4 grupponi visti in TV, e che avrei potuto sacrificare il 90% di una faticosissima vita sociale andando a vedere gruppi-fichi-pur-senza-video-su-Videomusic su per giù 2 o 3 volte alla settimana. I Queers da allora li avrò visti una decina di volte, l’ultima due mesi fa. Per cui grazie Joe King, you made my life much easier. E hai scritto una chicca di disco.

Smashing Pumpkins – 1979 [1996]

In macchina. Di notte. Nel 2007. Tornando da un concerto dei Chixdiggit a Torino. Tu guidi, gli altri 3 dormono. Ma dormono dormono. A Novara parte 1979. 6 occhi si aprono, restano aperti più o meno 4 minuti e mezzo, si richiudono. Una delle voci assonate commenta: “Gran pezzo”. Eh già, gran pezzo. [versione solo leggermente romanzata di un fatto realmente accaduto. E mi sono autocensurato per non citare la leggenda di Billy Corgan - Jamie Lawson di Super Vicky]

NOFX – The Decline [1999]

All’inizio avevo scelto Linoleum. Mi sembrava la scelta più ovvia. Poi però mi sono ricordato che The Decline è uscito nel ’99 e l’ho comprato praticamente subito, convinto che sarebbe stato il disco di addio dei NOFX. E del sorriso da ebete stampato in faccia per 18 minuti e 19 secondi, cercando di capire perché non potevo passare alla traccia 2 del disco.

The Get Up Kids – Valentine [1999]

Ormai gli anni ’90 erano quasi finiti. Le cose stavano come stavano e potevi cominciare a pensare a quelli che sarebbero stati inopinatamente definiti “questi cazzo di anni zero”. Poi esce un disco che ribalta parecchie delle carte in tavola, capace di farti sognare di oltrepassare a piedi pari la soglia del ridicolo cantando a squarciagola “You’ll be mine” ad una Valentine qualsiasi. Che poi magari si chiamava pure Silvia o Barbara e ti volevo vedere poi a sistemare la rima.

Ecco fatto. So che non ci sarebbe bisogno di giustificazioni. In fondo, una lista è una lista, e chi può sindacare sul fatto che sia corretta, completa o chissà che altro? Però una piccola postilla la devo fare. Quantomeno a me stesso. Lo so bene che non ci sono né Ramones né Descendents. È che nella mia testa sono due gruppi degli anni ’80. In ogni caso avrei scelto Poison Heart e When I Get Old. Ecco. Ora mi sento più in pace.

Un’ultimissima cosa, questa volta davvero. Non varrebbe, però una fuori classifica mi permetto di metterla. Perché è una cosa a parte, e ci tenevo un po’. Alla fine mica ho firmato un regolamento. Al massimo mi tengo i 4 punti di penalizzazione e le due giornate a porte chiuse per la prossima stagione.

Gambe di Burro – Fuochi Pirotecnici [1998]

Gli anni ’90 per me sono stati anche e soprattutto “i gruppi dei miei amici”. Sono stati la scusa per cui ci siamo conosciuti, per cui abbiamo cominciato ad uscire assieme, per cui avvicinandoci ai “20 anni dopo” continuiamo a vederci più o meno tutte le sere, ad andare ai concerti assieme e a scrivere SMS tipo “ma dove sei? tutto bene? perché non sei qua? sei un paccaro!” a chi per una volta, per un aperitivo della domenica sera, ha semplicemente di meglio da fare. Avrei potuto sceglierne una qualsiasi, tra tanti gruppi e tantissimi pezzi. Ma alla fine ho scelto questa.

Ps: quasi mi dimenticavo. Ecco le altre top 10 di Junkiepop.

Le dieci canzoni degli anni 90 (secondo me) – Byron 3/5

Allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre 1990-91 avevo dieci anni e mezzo, vivevo nella periferia di Bologna e andavo agli Scout tutti i sabati e le domeniche. Ora che Wes Anderson ha sdoganato gli Scout come momento socialmente accettabile dell’adolescenza ve lo devo dire: è agli Scout che ho imparato ad ascoltare la musica, a suonare la chitarra e anche a scappare dalla merda che passava la radio. Una volta imparate le cose giuste ho chiuso con gli Scout e con certa musica. Ma c’è voluto un po’, e da questa lista si vede: ci sono indubbiamente canzoni migliori negli anni ’90, ma queste sono quelle che ascoltavo allora, e quelle che mi vengono in mente se dici anni ’90. Queste sono le mie, qui ci sono quelle degli altri di JunkiePop. Come tutte le madeleine che si rispettino, un morso di questa roba è accompagnato da un misto di nostalgia e vergogna, e rimesta cose che preferirei dimenticare, ma anche ricordi bellissimi e pezzetti di puzzle che ora vedo avere un senso compiuto. Segue un sacco di roba imbarazzante a cui non posso non voler bene, come a un figlio un po’ incapace alla recita della scuola.

10) Innuendo – Queen


Non diciamo cazzate: se sei nato nei tardi anni ’70-’80, i Queen sono stati parte integrante della tua crescita, volente o nolente. Per scelta o per osmosi, li sentivi dappertutto, ma sentivi solo le cose grosse – Somebody to Love nella pubblicità del Maxicono, I Want It All in quella della benzina. Anna, la mia amica d’infanzia, faceva gli Scout con me e aveva un fratello più grande che suonava in un noto gruppo prog-jazz/rock psichedelico a Bologna (non ti dico la sboronata della cosa), il quale, se ricordo bene, era un fanatico dei Queen. Noi andavamo in camera sua a fregargli le cassette, e siamo cresciute a pane e A Night at the Opera, coi Queen degli inizi. (Valido vi può confermare che so ancora a memorie tutte le parole di Seven Seas of Rhye.) Con le canzoni dei Queen ho imparato la lingua che parlo tutti i giorni e ho giurato che mi sarei trasferita a Londra. E non posso non dire che la morte di Freddie Mercury sia stata il più grosso trauma della mia infanzia, giuro. Comunque. Io e Anna telefonavamo alla radio locale per lasciare le richieste in segreteria telefonica, e almeno una volta alla settimana richiedevamo Innuendo, un pezzo barocco, ambizioso, tremendo, a tratti incomprensibile, con un video fuori dai coppi. Una cosa anche brutta se vuoi, ma enorme e immortale.

9) (Everything I Do) I Do It For You – Bryan Adams


Il primo concerto non si scorda mai: al Palamalaguti di Casalecchio ho comprato la fascetta con la faccia di Bryan Adams e temo anche le lucine a forma di cuore. Sì, va bene, la melassa, ridi pure, ma io avevo undici anni, Bryan Adams era bello sebbene butterato, Kevin Costner è sempre stato un figo, Alan Rickman si portava via il film, e io ho sempre avuto un debole per gli uomini più vecchi (vedi alla voce: Roger Sterling). Sentita questa sono andata alla Montagnola un sabato pomeriggio e ho comprato varie cassette taroccate di Bryan Adams per diecimila lire. Arrivata a Summer of ’69 ho detto: scommetto che se prendo in mano una chitarra posso imparare a suonare questa canzone. Da quei tre accordi sono arrivata a Knockin’ on Heaven’s Door, About a Girl, Disarm senza dover passare per La Canzone del Sole.

8) Secret Garden – Bruce Springsteen


Gli anni ’90 sono un periodo nero per lo Springsteeniano medio, perché a parte Streets of Philadelphia e l’enorme lavoro folk/lo-fi che è The Ghost of Tom Joad, il Bruce che conoscevamo e che è la costante delle nostre vite di adepti sembrava averci abbandonati per sempre. Nonostante ciò, era anche prevedibile che in qualche modo riuscissi a infilare Bruce Springsteen in questa classifica. Ma sappi che non è un escamotage: per me Secret Garden sta tranquillamente nella top 10 di Springsteen di tutti i tempi. Una canzone d’amore matura e intensa, una roba che parla dell’amore come del lavoro di un fabbro, di sesso come dell’operato di un saldatore: è una cosa che sta in piedi e non si arrugginisce solo se è costruita bene e se te ne prendi cura. (PS: io Jerry Maguire non l’ho mai visto tutto. Il video mi fa passare la voglia.)

7) She – Green Day


I Green Day li ascoltava sempre Umberto, che è il mio amico, il mio socio, e il mio testimone di nozze. Umberto aveva la vespa rossa con le scritte fatte con l’Uni-Posca, e il giorno dopo la maturità siamo andati insieme a comprarci le All-Star uguali e a vedere Jackie Brown (io ero così stanca che mi sono addormentata). Che ci vuoi fare, gli anni ’90 erano così.

6) The Universal – Blur


La mia fissa dell’Inghilterra è nata coi Queen, ma negli anni del Britpop era praticamente inevitabile. Se allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre 2000-01 avevo vent’anni e mezzo, vivevo in Inghilterra ed è cambiato tutto (o non è cambiato niente) è anche per via dei Blur. I Blur sono il più grande gruppo inglese dopo i Kinks. Mi hanno fornito il manuale per capire questa gente così strana, e la cartina per non perdermi qui intorno. Tra le canzoni da inserire in lista questa è stata la più difficile da scegliere; io ho cominciato a seguire i Blur da Popscene, e negli anni ’90 li ho visti in concerto 4 volte (e una volta Graham Coxon mi ha offerto una birra). Tra For Tomorrow, This is a Low, Blue Jeans e Sing ha trionfato quella che credo rimarrà il loro capolavoro indiscusso.

5) Olympia (Rockstar) – Hole


Qui è necessario che io vi spieghi chi è la Frà. Nell’epoca in cui ascoltavo Bryan Adams e i Queen e andavo agli Scout, avevo pensato bene di scegliere l’Istituto Tecnico Aeronautico dopo le medie. Passati due anni atroci lì, mia madre ha insistito perché andassi a vedere una scuola diversa, un liceo linguistico sperimentale dove facevano tante robe artistiche che sembrava la scuola di Saranno Famosi. Figuriamoci. E invece. Il primo giorno nella scuola nuova mi si presenta questo personaggio, la Frà, con i capelli lunghi neri e le ciocche colorate, la maglietta della Guinness, i DocMartens, le spilline di Che Guevara e dei RATM e mi dice “qui sono tutti di CL, ma io no”. La Frà aveva già lasciato gli Scout. La Frà ascoltava il punk, il grunge, il death, il goth, e tante altre robe di cui non sapevo niente. La Frà aveva un gruppo (che faceva una cover punk di What’s Up). La Frà mi ha insegnato che anche le ragazze possono fare il rock.

4) Common People – Pulp

Stesso discorso dei Blur come interpreti dell’inglesità vale per i Pulp, con la differenza che i Pulp hanno previsto gli anni 2010-in un modo che i Blur non potevano neanche immaginare – fondamentalmente perché i Pulp sono sempre stati gente del nord, gente che alle false promesse di Tony Blair e della Cool Britannia non ha mai creduto. E per questo motivo Jarvis Cocker è al momento uno dei più importanti personaggi della scena artistica e musicale di qui. Io continuo a sognarlo come Primo Ministro.

3) Electrolite – R.E.M.


Più 90s dei R.E.M. non ce n’è, e questo è un pezzo che andrebbe in tutte le classifiche di sempre, e non solo perché parla anche di Martin Sheen. È un pezzo perfetto per i titoli di coda di un film, di un decennio, di un secolo.

2) 1979 – The Smashing Pumpkins


È davvero difficile spiegare quanto gli Smashing Pumpkins siano stati al centro dei miei anni ’90, e in che modo strano li amassi (e quanto ancora li odio per essersi autodistrutti in quel modo che purtroppo sappiamo). Gli Smashing Pumpkins sono la cosa più vicina a Shakespeare che esista nella musica pop, e io li ho scoperti e amati di pari passo col crescere del mio amore per la letteratura e il teatro. Questo pezzo è la colonna sonora di estati di letture, viaggi, e visioni importanti, di autunni di scuola, di spremute di cuore. Mi fa venir voglia di falsare i documenti, perché nessuno ha mai scritto una canzone così bella sul 1980 (ma poi io ho fatto la primina, sarebbe anche un falso plausibile).

1) Yellow Ledbetter – Pearl Jam


Quando ho sentito per la prima volta i Pearl Jam? Non me lo ricordo. Forse una sera a Cà de’ Mandorli, il centro sociale nel casolare di campagna vicino da noi dove il DJ metteva sempre Daughter per aprire la serata. Mi sembra quasi che i Pearl Jam ci siano sempre stati nella mia vita, ma che io abbia cominciato a capirli sul tardi, verso i 15-16 anni, quando il momento di rabbia era passato, e c’era da andare avanti. I Pearl Jam sono dei fratelloni più grandi, quelli che ti insegnano che quando prendi un sacco di porte in faccia, l’unica cosa che puoi fare è andare a bussare ad altre, o buttarle giù con una pedata se necessario. Suonate questa canzone al mio funerale.

Postilla: comunque senza Nothing Else Matters (Metallica), Rockin Chair (Oasis), Come Out and Play (Offspring), Lump (Presidents of the USA), You Oughta Know (Alanis Morrissette), Wicked Game (Chris Isaak), Scar Tissue (Red Hot Chili Peppers), Drinking in L.A. (Bran Van 3000), One Headlight (The Wallflowers), No Rain (Blind Melon), Two Princes (Spin Doctors), Until the End of the World (U2), Human Wheels (John Mellencamp), Every Morning (Sugar Ray) i miei ’90s sarebbero stati diversissimi. E, diciamocelo, poche canzoni avevano senso nel 1994 quanto ’74-’75, ma te la ricordi solo se c’eri.

Le dieci canzoni degli anni 90 (secondo me) – GiorgioP 1/5

Quello che non sapete è che quando certe cose si decidono di fare su più blog a volte mettersi d’accordo è complicato (e non ci si mette) altre è immediato, altre ancora è immediato ma poi ci si maledice per avere detto “sì”.
L’idea era di proporre la versione di ognuno de “le canzoni degli anni 90′” quelle che ci sono piaciute di più (quindi dal gusto personale imprescindibile) riprendendo il listone di NME. Con una differenza NME ha listato 100 canzoni, l’idea di Kekko (e troverete un post analogo oggi sia su Bastonate che su Stereogram) era dieci. E dieci saranno. Inutile vi dica l’incompletezza e la difficoltà della cosa, quindi scrivere “manca questo o manca quello” verrà da sè, fate una cosa, se vi va fate la vostra, se volete usate i commenti o il vostro blog o quello che è.
Queste sono le mie, qui ci sono gli altri di JunkiePop

10 Oasis – Whatever
La Wonderwall prima di Wonderwall. Gli Oasis la fecero uscire come bonus di Definitely Maybe ma era una canzone da primo singolo. I violini, l’acustica e quel sound di quel disco lì, a cui da quello dopo sono state aggiunte cose su cose.

9 Pearl Jam – Animal
Sui dischi dei Pearl Jam ho cambiato idea 3/4 volte, da poco ho capito che Vs è il disco che a me la vita l’ha cambiata un bel po’. Animal era il secondo schiaffone in faccia dopo quel disco, che era molto meno hard rock del precedente ed iniziava ad essere rock quasi puro. La pesantezza e la magnitudine del riff iniziale é un pezzo grosso degli anni 90.

8 PJ Harvey – Rid of me
Scrivere qualcosa su PJ e su Rid of me lo reputo quasi insultante. Il disco rimane di una produzione da schifo, quasi inascoltabile (e sticazzi se c’era Albini eh) da uno stereo se non mettendolo al massimo del volume. Forse la bellezza di Rid of me é quando alzavi il volume.

7 Deftones – Be quiet and drive
Gli anni 90 sono stati anche nu-metal e i Deftones (provenendo da tutt’altra parte, l’hc, ma nel calderone nu metal a forza erano stati infilati)sono un gruppo che li ha passati  indenne grazie anche a Be quiet and drive, una canzone che ho percepito venire sempre dagli Smashing Pumpkins, melliflua, andante. A suo modo una ballata

6 Tom Waits – I don’t wanna grow up
Uno dei miei 5 dischi dei 90 é Bone Machine in cui scegliere qualcosa é umanamente impossibile. Sentire peró sta nenia catarrosa che dice di non volere crescere a 18 anni ti faceva sentire meno solo. Anche oggi

5 Fugazi – Blueprint
Uno dei 5 gruppi della vita. Ringraziate iddio che non le ho messe tutte e dieci dalla loro discografia

4 Soundgarden – Black hole sun
Il “capolavoro” degli anni 90. I Beatles suonati dai Black Sabbath, un disco enorme e un video Lynchiano (c’é anche Bob del resto). S’é sentita tanto lo so, la sentiste una volta di più ne capireste l’enormità

3 Sonic Youth – Sugar Kane

Sui Sonic Youth il mio giudizio é cambiato negli anni, oggi li considero alla pari dei Beatles il gruppo più importante della storia. Sugar Kane é un simbolo di come il noise possa essere piegato alla forma pop rock. Ne potevo scegliere 30 altre lo so

2 dEUS – Suds and soda
Per me é la canzone dei 90. Ha tutto dalla prima volta che l’ho sentita che scambiai il violino come una sirena sotto casa. Poi l’incedere sgangherato alternative, l’esplosione. I dEUS

1 Paul Weller – You do something to me
Vabbè, pure perché?