Non sono tanto per le mode, e nel genere elettronica che forse è quello che per definizione vive di mode, mi ci perdo. Nel momento in cui mi piace qualcosa alla fine è già fuori moda, sembra un po’ tutta la mia vita.
Ruski e il suo nuovo pezzo però sembra annunciare un succosissimo disco fatto di beat belli saturi (ignoranti direi) distanti dal classico dubstep e più vicino all’elettronica pura da club culture spinta che a me, personalmente, piace molto, forse perché meno concettuale, forse perché mi fa ballare. Video che suona un po’ di autocelebrazione ma va bene così no? Del resto i re del genere sono i Justice che sono a tanto così dal sbottonarsi la patta e farsi un video sull’egocentrismo del proprio pene
Ryan Adams – Chains of love
Cambiamo diametralmente e il video di Chains of Love viene da quella modalità fuori moda fuori posto fuori tempo che non si può non amarlo con tutto il cuore. Compresi i violini, la chitarra bianco rossa e blu e le teste delle chitarre e del basso che fanno i fuochi. Quanto sei sfigato Ryan? Quanto ti amo per questo?
Tornando a casa, alle 20 e 30, da lavoro, ho realizzato che Winona Ryder è la metafora più lapalissiana ed evidente della vita mia e di molti altri.
Faccio un passo indietro e guardo il me poco più che 15enne che vede per la prima volta Mermaids (Sirene) e perde totalmente la testa per quella ragazza che ad un certo punto si veste da Cher, si trucca da Cher e perde la verginità col bello in moto (e gli lecca la giacca di pelle). Non credo di avere mai voluto così tanto essere qualcosa di inanimato come una giacca, di pelle per giunta.
Contemporaneamente quella stessa ragazza se la faceva con lo stronzo più stronzo di tutti (e per questo lo odiavamo un po’ tutti anche perché poi era il fratello bastardo di Robin Hood) ossia Christian Slater, non so se se la facesse veramente ma su Schegge di follia sì, se lo faceva (e ammazzava anche le persone) e se sei al liceo ad occhio di persone ne vuoi ammazzare almeno una sessantina soprattutto se sei sfigato.
Non credete mai a chi vi dirà “io mi sono innamorato di Winona su Beetlejuice” non esiste, non è possibile, a quell’età le occhiaie non piacciono, si hanno.
Detto ciò avevo la mia Brigitte Bardot o la mia Marilyn, capivo ogni volta che mio padre parlava di Rita Hayworth (pur rendendomi conto che con tutto l’amore non parlavamo di Rita la rossa) ed era un po’ come sentire il mio primo disco punk. Quando senti il tuo primo disco punk senti solo quello, non so se lo sapete, per tipo dieci anni. E il mio primo disco punk fu la colonna sonora di The Great Rock’n'roll Swindle. Per me, che ancora non capivo una mazza perché come letteratura musicale mi affidavo ai 500 album rock da salvare di Ernesto Assante, roba che ci sono dentro i 10000 Maniacs per capirci, e la mia concezione di punk era aleatoria, stupida e per lo più sintetizzabile nei “quattroaccordi”. Però era bello, Sid Vicious che canta sguaiato My Way era la cosa più bella del mondo (e lo è ancora) e Winona era i Sex Pistols. In tutto e per tutto.
E io per anni ho dato a Sid Vicious la faccia di Gary Oldman.
Poi Winona Ryder diventa WINONA RYDER, nel senso che il film e il cinema diventano un po’ tutto nella tua vita e il tuo diventa tifo e non vera e propria scienza. Winona Ryder fa tutti film bellissimi che solo a scriverli diventi scemo, Dracula, Night On Earth, Edward Mani di forbice, la moglie minorenne di Jerry Lee Lewis su Great Balls of fire.
Nel frattempo Winona Ryder se li fa veramente TUTTI, e tutti inarrivabile, tipo:
- La prima serie televisiva che ho amato alla follia è stata X-Files e il mio mito era ovviamente Fox Mulder (quindi David Duchovny). Fuori Uno
agli UFO non ci pensi ora eh stronzone
- Il primo disco veramente alternativo che compri ragionando è Mellow Gold
secondo me lui l'ha conquistata vestito così
- ti piacciono i Soul Asylum (e lei si porta Dave Pirner anche in Reality Bites)
l'ha mollato prima dei dischi più belli
- Il primo (forse) film che definisci della vita è Will Hunting
secondo me già quando ha preso l'Oscar lei pensava di mollarlo
- ami Gold di Ryan Adams e lei ovviamente anche pare
sta benissimo
Insomma la faccio breve, hai la fissa del Frat Pack e lei si fa Rob Lowe, Charlie Sheen, Johnny Depp e per davvero Christian Slater, copre tutto l’arco parlamentare chiamato rock alternativo da Adam Duritz e Jakob Dylan a Dave Grohl e Evan Dando, si butta anche sul country con Chris Isaak e arriva a Page Gesù Hamilton.
Sì quello degli Helmet.
Arriva anche a Dodi Al Fayed ma questo facciamo finta non sia mai successo.
Non dico bugie
Insomma Winona è una cagna di attrice (col senno di poi) che riesce a fare film con Jarmusch e Scorsese, che addirittura fa un Alien e se la vince con tutto il mondo perché passi da un aurgh, nooo ad un ohhhh appena appare lei sullo schermo. E solo ora capisci che Winona è un segno, il segno che marchia le cose imperfette che segnerà la tua vita, non ti piacerà mai l’oggettivo ma il soggettivo, i quattro accordi, sguaiati, suonati male ma che sono stati un po’ con tutti.
Ed ecco là che nel momento in cui apri un tumblr decidi che il sottotitolo sarebbe stato “era meglio morire da piccoli che vedere Winona Ryder rubare un tanga in un supermercato e Jar Jar Binks” in cui c’è un po’ tutta l’imperfezione del punk, di quel volere essere differenti ma in fondo un po’ uguali a tutti, ordinari e allo stesso tempo alternativi. Perché poi, ad un certo punto scopri che Winona Ryder piaceva e piace a TUTTI, quelli della tua età, che a loro modo sono punk senza sapere di esserlo. Winona però rubava, ad un certo punto ha dato fuori di testa, è stata fuori dal giro ed è tornata che faceva la mamma di Spock.
Voglio dire se le scrivono una biografia la chiamano Filthy Thong e non fanno una lira di danno.
Sta storia finisce con Black Swan, dove la Winona Ryder di oggi prende il posto della Winona Ryder di ieri, solo che a me la Winona Ryder di oggi non piace (Natalie Portman) troppo costretta in uno stile, troppo perfetta, troppo amabile, forse sono 3, forse sono 5 accordi.
Ma non sono 4, solo Winona Ryder è quattro accordi, come quelli che dici te
A volte il talento è una malattia. E il nocciolo della questione è il parere della gente, se tu sia malato o meno, se tu abbia talento o no. Pensateci, la dialettica della musica è tutta lì.
Nessuno, nessun artista ha un corredo di pareri unanimi positivi, o negativi, tutti ci scanniamo per chiederci “cos’avrà tizio di speciale, perchè lo ascolti e cose così”.
Quando spiego il mio amore per Ryan Adams tocco con mano quell’emarginazione fatta propria di chi ascolta qualcuno che quasi tutto il mondo trova sopravvalutato, eccessivamente produttivo, uno che ha poco da dire.
Io dove è nato questo amore lo so, ed è da demolition, recuperato sbagliando dopo avere visto il video di New York, che era su Gold. Non sapendo avevo preso il percorso giusto e Ryan Adams è il classico autore da percorso sbagliato.
Quello che va sulle copertine di NME per 3 anni, che viene subito etichettato come il nuovo Dylan, che ha un po’ lo stesso principio di augurarti merda nella tua carriera come “il nuovo Shaq” “il nuovo Ronaldo” “il nuovo Lynch”, stretto in relazioni da copertina come Winona Ryder (che se li è fatti tutti, e per tutti intendo TUTTI), poi con una stronza ex eroinomane famosa che è andata a biascicare parole come Bossi il cui significato era “s’è sputtanato soldi di mia figlia”. Poi almeno un disco all’anno, una volta rock, una volta hard rock, una volta Cardinals, insomma, stargli dietro a Ryan Adams è complicato, difficile, quasi votivo.
Eppure uno potrebbe dire, ma chi te lo fa fare, Springsteen lo capisco ma Ryan Adams.. ed è qui che allungo la mano ad Alt, dico “basta e dico”,
ora parlo io.
Ryan Adams c’era la prima volta che ho sentito La cienega e mi si stava sbriciolando il cuore e la vita, tu non lo sai ma gli ultimi 7 anni sono stati a tratti bruttissimi e a tratti bellissimi e Ryan Adams faceva quasi contemporaneamente cose bellissime e cose bruttissime. Sentilo te Love is hell appena uscito mentre va a puttane una convivenza dai, dimmi che hai un disco così e sto zitto e non parlo più. Sentila te Come pick me up da solo dentro un cinema mentre vedi uno dei più bei film di tutti i tempi girato da quello che è forse il Ryan Adams dei film (Elizabethtown/Cameron Crowe). Trovalo tu qualcosa di a volte così inutile e superfluo come comprare due chitarre elettriche per pura bulimia sentimentale e imparare a suonarci canzoni che acustiche vengono sicuramente meglio.
Ecco, l’inadeguatezza e l’andare avanti con un errore fatto, con dischi stampati ma fieri comunque di averli fatti. Annunciare da un momento all’altro un disco hard rock in cui non sai se stai prendendo per il culo te o prendi per il culo il mondo e poi silenzio. E poi una cosa piccola ma enorma che decidi di chiamare Ashes and fire, e ascoltarlo in un momento in cui sei in pace, con te, col mondo, con tutto. 11 canzoni con voce chitarra armonica e testi piccoli, quasi pensierini ma che messi insieme diventano una tela che ti fa e ti disfa, su e giù, come sull’ottovolante su cui non hai mai avuto il coraggio di salire perchè boh. Le vertigini sai.
E rimanevi sotto a vedere la tua ragazza del liceo che andava sola e si divertiva, senza di te.
E’ il senso dei dischi di Ryan Adams, ci stai o non ci stai si divertono da sè, si amano da sè. Se poi gli apri la porta e decidi di salire magari le vertigini per una volta non funzionano.
E ora continua a dire quello che stai dicendo, scusa se ti ho interrotto.