Guida al cinema per pervertiti

Pensatori moderni: Slavoj Žižek

A-ha, sporcaccioni! Vi ho beccati a cercare zozzerie sull’internet, eh? Mi dispiace deludervi ma questo post contiene poche tette.

Contiene invece un intellettuale Slavo, che risponde al nome di Slavoj Žižek e si pronuncia ‘Slavoy Sgisgeck’ – è facilissimo se provate a leggere con l’accento Bolognese. (Tutti insieme al 3: 1-2-3- Žižek! Sòrbole, mo che brèv voialtri.) Nato a Ljubljana, di professione filosofo psicanalista e teorista critico, stabilitosi a Londra e poi un po’ dovunque, dal momento che si tratta di una superstar del mondo accademico con il dono dell’ubiquità, Žižek lo trovate spesso sulle pagine di Internazionale e della London Review of Books, o su giornali specializzati tipo Lacan e Marxist (nel senso di Karl, non di Groucho). I suoi libri sono pubblicati da Verso (casa editrice che traduce in Ingelse anche Baudrillard, Rancière, Agamben, quella gente lì), e sono in buona parte tradotti in Italiano (qui ne hanno parecchi).

Il clan Fiennes prima della cura

Contiene anche una documentarista Inglese, che risponde al nome di Sophie Fiennes, e si pronuncia ‘Fains’ come il clan Fiennes – che oltre a quello stragnocco con la faccia da pervertito Ralph (che si pronuncia ‘Reif’, nel caso non vi abbia ancora mangiato la faccia perché una volta a cena avete fatto l’errore che fanno tutti gli Americani di pensare che le parole si scrivano come si leggono – loro scrivono ‘thru’ ma qui si dice ‘through'; ‘color’, ‘colour'; ‘potéto, potàto, let’s call the whole thing off’) e di suo fratello Joseph (quello con lo sguardo tipico della mucca che vede passare il treno) conta anche il fotografo Mark, la regista Martha, il compositore Magnus, l’esploratore Ranulph, l’archeologo Michael e il guardiacaccia Jacob. (E anche James il Famoso Bastardo, decapitato dalla pazza folla nel 1450. E’ tutto vero, lo dice il Daily Mail.)

Insieme Slavoj Žižek e Sophie Fiennes hanno prodotto questo fantastico film chiamato The Pervert’s Guide to Cinema che più che un film è una specie di saggio cinematografico, ovvero quella cosa che è tanto trendy chiamare video-essay. Se il connubio vi sembra strano, sappiate che praticamente tutti i membri del clan Fiennes, che come tutte le famiglie di genii superdotati sono parecchio disturbati, sono stati in analisi a un certo punto della loro vita.

Un membro del clan Fiennes dopo la cura

Per esempio io Ralph l’ho conosciuto a una cena di beneficienza per i poveri psichiatri Junghiani russi, in un momento in cui a teatro lui interpretava la parte di Carl Gustav Jung nella pièce teatrale The Talking Cure di Christopher Hampton. Che cosa ci facevo io a quella cena è meglio che non me lo chiediate.

[Parentesi di scarso interesse pubblico: David Cronenberg sta girando or ora la versione cinematografica di quel testo, con Michael Fassbender nei panni di Jung e Viggo Mortensen nel ruolo di Sigmund Freud, originariamente assegnato a Christoph Waltz, che poi ha deciso che di fare un film con Keira Knightley (che interpreta la prima paziente di Jung, nonchè una delle prime psichiatre donne nella storia, Sabina Spielrein) non ne voleva sapere e ha mollato. Uno direbbe daje torto: quella è talmente de legno che qui la chiamano 'Ikea Knightley' (“a purveyor of teakily flat-packed performances”)! E invece guarda un po' che ti combina il karma: Christoph Waltz sta girando un film con Robert Pattinson. Famoso interfaccia padella-brace 1.0. D'altronde se tu mi interpreti il successo come andare a vedere i Lakers in compagnia di David Beckham sono cazzi tuoi, dice il karma. (Di questo passo mi tiferà Inghilterra ai mondiali. Sigh.)]

Tornando alla Guida al Cinema per Pervertiti, la tesi parte del seguente presupposto:

The problem for us is not: are our desires satisfied or not? The problem is: how do we know what we desire? There is nothing spontaneous, nothing natural about human desire. Our desires are artificial. We have to be taught how to desire. Cinema is the ultimate pervert art: it doesn’t give you what you desire, it tells you how to desire.*

E via così, in poco più di un’ora e mezzo Žižek e Fiennes mettono su una gag dietro l’altra per spiegarvi come la teoria della psicanalisi si possa applicare a una serie di film presi come case-studies, o a vari generi cinematografici (horror e science-fiction in primis), per rivelare come attraverso il subtext le immagini cinematografiche conversino direttamente con l’inconscio. “Sembra una lezione di Scienza delle Comunicazioni”, vi sento commentare, e invece no, perchè a differenza del professore medio di Filosofia/Critical Theory, Žižek non è uno studioso con dei problemi di integrazione sociale e un autismo impellente. E’ più una specie di agitatore politico combinato con un direttore di circo, rinchiuso dentro il corpo di un Babbo Natale sporcaccione, con una voce che ogni volta che la sento mi viene in mente il famoso “barbarico yawp” di Walt Whitman.

E quindi si diverte lui e ci si diverte a guardarlo: c’è Žižek dentro Matrix, Žižek su una barchetta che rema verso l’isola de Gli Uccelli, Žižek davanti alle tende rosse di Mulholland Drive. I film includono i soliti noti: oltre a questa abbondanza di Lynch, Bergman e Hitchcock (che con Freud, Jung e Lacan un giorno si troveranno a fare i tornei di Scopone Scientifico in paradiso), ci sono i fratelli Marx (non Karl questa volta, ma Groucho, Harpo, Chico, Gummo, Zeppo), Solaris, Children of Men, The Parallax View, L’Esorcista, etc.

Sigmund Freud, Campione di Scopone Scientifico nell'Aldilà 2010

I sottotitoli sono utili (anche perché Žižek ha una zeppola che la dizione di Silvio Muccino al confronto veniva dall’Accademia della Crusca), però l’argomento è spiegato con una certa chiarezza. Punto per punto ed esempio dopo esempio, ecco che Žižek va a scoperchiare i vasi di Pandora del voyeurismo, della fantasia, della psicosi e della nevrosi. Ecco spiegati i taboo e il feticismo, le censure psicologiche e sociali, l’Id, l’Ego e il Superego, la “fase dello specchio”, l’inconscio collettivo, la fissazione paterna, il complesso di Edipo – e come il cinema manipola queste idee per andare a pungolare profondamente lo spettatore, che più è ignaro e più ne verrà toccato. Tutta roba un po’ astratta, che viene però riportata – con sottile ironia e grande perversione intellettuale – al livello concreto dei film che guardiamo tutti i giorni, e ne rivela il funzionamento e i motivi per cui ritorniamo ossessivamente su certi luoghi del delitto.

E questo è bene, perché al giorno d’oggi sento sempre più gente pensare al cinema come alla televisione, come a una specie di sottofondo dell’intrattenimento quotidiano, un oggetto innocuo che prende spazio nei momenti in cui si vuole staccare il cervello. Quello che Žižek va a dipingere è un grande cartellone pubblicitario con una scritta oscena a bomboletta spray, una foto patinata di bionda Hitchcockiana che guarda dritta in camera davanti a un uomo che fuma un sigaro, deturpata dalle lettere in giallo fosforescente a caratteri cubitali: il cervello non si spegne mai, non dategli da mangiare dopo mezzanotte.

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