s’è svegliato già il mercato, cantava Baglioni.
Invece c’è stata la sveglia tarda, il dolcissimo fare niente (ma proprio niente) e soprattutto il nuovo singolo dei The Magnetic Fields, Andrew in drag.
Leggi Stephen Merritt, leggi rivoltare la giornata anche solo per tre minuti.
L’essenza del pop insomma
The AV Club: One interviewer circa Workbook called you “the most depressed man in rock.” That’s quite a title.
Bob Mould: He’s never met Stephin Merritt, obviously.
Conosci Stephin Merritt? Io l’ho conosciuto che forse son quattro anni da poco. Mettiamo subito in chiaro una cosa: è un genio. Certo, non è proprio la persona più loquace che tu possa trovare a New York: è depresso, ha ragione Bob Mould. Non mi accompagna mai ai concerti; io insisto, ma lui niente. È per colpa dell’iperacusia, lo stesso motivo per il quale fa così raramente concerti – e quando lo fa si tappa le orecchie durante gli applausi – e l’unico genere che non sopporta è l’”heavy rock“. Dice che “il pop è fondato sul precedente, sulla copia creativa” e ha ragione; quindi insomma, il fatto che conosca ogni canzone mai incisa da, diciamo, Irving Berlin, come poi tra l’altro ha anche chiamto il suo chihuahua, non è un vanto da nerd-autistico quanto uno strumento per comporre e scrivere bellissima musica. Ah, la musica di cui parlo è quella dei Magnetic Fields, ma non solo. Ti rendi conto? Ormai hanno ormai nove album all’attivo, e l’anno prossimo ne uscirà uno nuovo. Quando me l’ha detto, tre settimane fa, sottolineando enfaticamente che esce su Merge (si vede che mi conosce bene), sono quasi trasalito. Se poi conti che il 23 di questo mese esce un suo disco di b-sides e rarità puoi capire l’entità della cosa. Roba da antologia, da scriverci su dei lbri, da farci dei film. E infatti l’han fatto. E poi non fare quella faccia: credimi quando ti dico che un album di rarità di Stephin Merritt non è da bollare mentalmente coi tag “scarto” e “pagare le bollette”: il fatto è che la qualità media delle canzoni dell’uomo è altissima. E così è facile trovare capolavori POP – rigorosamente col caps lock, anche a voce: POP – nei side projects (coi The 6ths fa cantare le canzoni che scrive e compone ad Altri, anche qua rigorosamente con la A capitale, Gothic Archies, dove “ogni speranza è perduta” e Future Bible Heroes che boh) quanto negli album storici, dai primi lavori tipo Holiday a “Man’s greatest achievement“, 69 Love Songs.
Ecco, mi soffermo un attimo su questa cosa. Sulla parola love. Tanto per cominciare Merritt e le sue band fanno canzoni pop, il cui tema principale è l’amore. Da sempre. Prendiamo le 69 Love Songs: è un lavoro coraggiosissimo perché sviscera l’argomento come nessuno aveva mai fatto, se ne frega del trito perché ha autocoscienza, sa da dove viene, sa di non andare da nessuna parte, ma con coerenza e palle che flotte di intellettualoidi dovrebbero invidiare. E a loro, agli intellettualoidi, mentre li sgama in flagrante a canticchiare una a caso delle melodie appiccicosissime, dice con una gigantesca trollface: “Mi sa che non hai colto la citazione”.
E va bene, te lo concedo: fare del pop e dell’amore ragione del proprio lavoro è pregevole ma per quanto i temi siano vasti il dubbio di aver un po’ rotto il cazzo viene. E qui arriva il punto in cui ti annoio lodando la capacità di innovarsi. Perché, indovina un po’?, Merritt ne è capace. Diciamo per tre motivi.
1) Perché l’uomo è una fottutissima enciclopedia del pop quindi attinge dal suo supercefalo per innovare solo la forma e non il contenuto di un discorso che per motivi x e y ha a cuore (forse perché è “the most depressed man in rock”. Forse sì). Contenuto che alla fine è fatto di cose che alla gente piacciono: storie, testi semplicemente bellissimi (di una neanche-troppo-sottile complessità) e melodie idem (POP quindi orecchiabili, cantabili, di nuovo “appiccicose”).
2) A parte il fatto che lui sa suonare tipo qualsiasi strumento mai inventato, la sua è più di una backing-band: i Magnetic Fields (in tutte le sue varie istanze) sono musicisti e cantanti di livello che hanno saputo sempre adattarsi alle sue idee con coerenza e capacità. Blablablà. Sono molto bravi, insomma.
3) Stephin e compagnia bella godono di una meritata reputazione (chiamiamola indie-cred) unica e invidiabile, vera e propria band(/s) di culto anche presso gente famosa tipo Neil Gaiman. Uno che di scrittura e fantasia ne sa qualcosa.
Così di culto da farci un film, come ti dicevo prima: è un documentario che si chiama Strange Powers: Stephin Merritt and the Magnetic Fields ed è stato presentato al Sundance l’anno scorso, mi pare. L’hai visto? No appunto, nemmeno io; è che non ha una distribuzione in Italia. Ma ti giuro che mo’ lo ordino e lo faccio volare fin qua. Cioè, con un trailer del genere..
- So why are they making a documentary about you for?
- Because I’m fascinating. I write wonderful music.
- What’s your last name?
- Merritt.
- Merritt?
- Yeah.
- Never heard of you.
- I know.
Il modo in cui dice “I know”. Per me lì c’è dietro tutto un mondo. Poi la voce di qualcuno evidentemente troppo brutto per essere ripreso che dice “Stephin is an indie-rock God”. Ecco, io non so se il tizio ha ragione. A livello personale sì, certo, lo è. Ma la cosa che più mi fa piacere è che abbia detto quelle paroline lì, “indie-rock”: è una cosa che non ha più senso, e parole che spesso mi vergogno troppo anch’io per utilizzare davvero. Ma l’indie-rock, per me, è questa cosa qua: un tizio che dice “sì, lo so che non sai chi sono. (Ma scrivo bellissima musica e c’è gente pronta a giurartelo)” e dopo poco le scritte che vengon fuori: I Magnetic Fields hanno pubblicato album per 20 anni; per alcuni, sono una band iconica, per la maggior parte, sono completamente sconosciuti.
Conosci Stephin Merritt?
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Insomma, questi in venti di carriera ci hanno fuori nove album e un bell’EP, e ancora nessun Best of?! A parte che non ci sono dettagli sul nuovo album quindi potrebbe essere che-. Ma secondo me no, e comunque spero sia un disco di inediti. Magari un concept album folle.
Fatto sta che ho voluto fare questo regalino ai lettori di Junkiepop. Una raccolta di personalissime scelte delle loro canzoni che amo di più (impossibile parlare di migliore; e poi la selezione è stata già abbastanza dura o IMPOSSIBILE per quanto riguarda 69 Love Songs). Un Best of per chi li conosce già e un modo per dire “Dai vieni, te li presento” al mio ipotetico interlocutore che non sa di cosa si parla però vorrebbe. Ecco, questo è il momento. Scarica. Pensa la cosa come una specie di Guide for dummies.
Potete scaricare l’album con Mediafire qui sotto. Dentro ci sono anche un file di testo con un paio di informazioni su ogni traccia e la copertina fatta da me che mi ha impegnato non poco tempo. Quindi usa quella anche se il risultato è quel che è.
Special tèncs: Questo post sarebbe stato decisamente meno decente senza la fantastica monografia scritta da Veronica Rosi su ondarock. Se volete leggere qualcosa di veramente bello sui Magnetic Fields andate lì.
P.S.: La cosa è anche un piccolo regalo a me e a byronic, con cui si parlava da tempo di un post su 69 Love Songs. Oggi è il nostro compleanno, quindi auguri!
Tracklist after the jump (ho sempre voluto dirlo!).