Le dieci canzoni degli anni 00 (secondo me) – GiorgioP

Come l’altra volta, l’idea è venuta sempre a Kekko e non so (ma spero di sì) gli altri di JunkiePop listeranno le loro canzoni del decennio 2000-2009.
Detto questo, queste sono le mie è insindacabile etc etc etc, per le vostre commenti e/o vostri blog, che siamo curiosi (per quelle che abbiamo dimenticato soprattutto)

10 Tiziano Ferro – Sere nere
No davvero, c’é anche un perché? Non basta migliore autore pop italiano del decennio?

9 Something Corporate – Punk rock princess
é una canzone che uno sente proprio al limite massimo per non sembrare ridicolo e io ero ancora nei miei venti di mezzo. Il punk rock nel decennio duemila non ha vissuto un grandissimo momento, peró i SC erano una delle pochssime cose da salvare. La mia ragazza del tempo mi prendeva per il culo perché le dicevo “if you could be my punk rock princess I will be your garage band king”. Al tempo aveva torto, oggi magari avrebbe ragione

8 Amy Winehouse – Love is a losing game
Non cambia mai, é e rimane una canzone con tutto quello che ha il soul e avrà sempre (e poi ha ragione, la canzone dico)

7 Cat Power – The Greatest
Quasi stesso concetto di Amy Winehouse, ma lato roots (anche se questo é un classicone di quelli che avrebbe potuto scrivere Springsteen e metterla su Born to Run), il piano mi é sempre piaciuto sulle canzoni pseudo rock. Questa non é rock ma il piano mi piace lo stesso. Poi l’accoppiata Gatta Alì. Fa 60′s no?

6 Bruce Springsteen – The rising
Saró chiaro, io complottista nato sta canzone la odiavo, e dicevo Bruce cazzo non ti far prendere per il culo pure tu. Poi ho capito che aggrapparsi alle parole, alle canzoni, era una necessità. Lo é ancora. Ho iniziato a guardare alla canzone come al simbolo del decennio, alla cosa delle torri gemelle, a quando volenti o no, tutto sia cambiato

5 Johnny Cash – Hurt
Non é sua, lo so. Ma sfido chiunque al mondo a non avere pianto almeno una volta ascoltandola. E sono 3 o 4 le canzoni così.

4 Yeah Yeah Yeah’s – Maps
é una canzone che ha la magia, fatta di minimalismo, chitarrine e una ritmica tribale. Il testo é probabilmente la cosa più di impatto, ma a suo modo ridisegna i canoni della ballata

3 Andrew WK – Party hard
Se AWK al tempo uscì con un disco assurdo, una specie di glammata rock, con l’immediatezza del punk e della rozzezza che é l’esigenza del divertimento here and now, beh, Party Hard é una necessità di rappresentanza

2 M.I.A. – Paper planes
Pollice indice e medio per aria a far vedere pistole che non ci sono, é il pop che diventa scorretto ma ci si scherza su, senza particolari messaggi, senza grande chiacchiere “all I wanna do is bang bang bang bang and take your money”

1 Arcade Fire – Wake up
Quando hanno fatto il trailer delle Wild Things di Sendak hanno messo questa, canzone del decennio. La cosa più vicina all’epicità scanzonata di Springsteen, quella allegra e malinconica, quella che ti fa piangere mentre ridi

Veni Video Vici

M.I.A. – Bad Girls

Qualcuno, non io, deve avere detto a M.I.A. che il suo ultimo disco forse era troppo pop. Ecco la risposta.
Questa canzone la sentiremo per taaaanto tempo (vado a sensazione) il video è una specie di California Love senza post-apocalisse ma con la stessa coattaggine.
Bellissimo, manco a dirlo.
E M.I.A. è la vera Tupac femmina per come se la comanda

Madonna – Give Me All Your Lovin’

Ecco qui invece andiamo in un discorso che a me non piace molto, canzone figa, featuring d’eccezione (M.I.A. e Nicki Minaj) ma se Madonna voleva rispondere in qualche modo al Lady Gaghismo videotecaro beh, siamo dalle parti del patetico.
Ma patetico forte eh.

Tiziano Ferro – L’ultima notte al mondo

Il video fa quasi schifo (c’è anche il dubbio di una marchetta automobilistica) e viene un po’ da chiedere visto il meteo “Tizià ma che me stai a prende per culo?”. Però Tiziano vince, spacca tutto, anche se fa Rocky IV sul Terminillo

Colapesce – Restiamo in casa

Del disco parleremo (ma è una meraviglia, fidatevi) il video beh, è il classico video fatto in casa, a mano, che sbaracca tutto e manda tutti a casa

La differenza tra qui e il resto

Iniziamo così, con quella che per molti può essere giudicata una mossa azzardata, impopolare, ridicola.
Per molti, per me e per molti di qua dentro no, ce ne sbattiamo.
Fate una statistica, se avete un account twitter guardate quanti followers perdete se nominate Tiziano Ferro. Fate e capirete meglio quello che intendo.
Fatto sta che a me Tiziano Ferro piace, e in maniera smodata anche. All’inizio lo sopportavo poco, Rosso Relativo, la quasi cover di R Kelly (chiamiamolo quasi plagio, volontario o meno), in più stavo con una ragazza che si chiama Paola, ed era diventato un refrain al tempo che scatenava le maledizioni. Tipo non si iniziava un discorso che non usciva fuori Paaaaolaaaa ooohh Paooolaaaaa.
Da lì Tiziano Ferro per me è cambiato, e come per tutti credo sia cambiato con Sere Nere e con Non me lo so spiegare, era ancora un cantautorato in linea con la classifica italiana, pronto all’uso, ma almeno con melodie quasi internazionali, incastri di parole che avevano poco a che fare con la scrittura dei testi in italiano e poi veniva da Latina, e aveva (ha) come mito il fratello più piccolo. Uno differente insomma, non uno di quelli che dice di essere meglio dei Beatles, per dirne due a caso.
Uno che stava al posto suo, non inondava i social network (che ancora non erano così presenti, ma anche ora che lo sono non lo fa, non li inonda, non li usa proprio, che è una mossa di marketing suicida ma che è in linea col personaggio).
Poi le chiacchiere da sottobosco sulla sua vita sentimentale, sulla sua sessualità, per inciso becere, l’unica cosa per cui noti indie blogger nominavano Tiziano Ferro, perché si sa, mai dire che mi piace, prenderlo per il culo perché è gay AH! sai le risate.
A me non faceva ridere, non ha mai fatto ridere, ho sempre pensato che la sessualità è una roba di una persona che non va sindacata, mai (o perlomeno non adrebbe giudicata).
Poi l’outing, con un libro, che per un momento ho avuto il terrore monopolizzasse tutto il discorso “Tiziano Ferro” da lì (un anno e qualcosa fa) a venire.
Essere una pop-star e dichiarare la propria sessualità all’apice della carriera è una cosa non semplice, anche qui quasi suicida eppure eccolo lì, ancora Tiziano Ferro che stupisce.
Nel frattempo altri 3 dischi, con canzoni splendide, ballate per lo più (e per me lo fa perché dal vivo è quello il suo impatto, quello sa fare, quello fa, e non scassa i coglioni come Bublè) tutte capaci di far venire i brividi già solo a leggere il titolo. Sentirle poi a tratti era passare dal balsamo alle unghie nella carne ma è quello che conta, l’impatto, la voglia di emozionare.
E anche qui i testi incastrati, i giochi di parole, il dire in maniera totalmente diversa quello che molti provano a dire, e quasi nessuno ci riesce, con quella intensità.
Sai che in ogni disco di Ferro, a un certo punto, ce ne sono almeno sei di canzoni così, ed è quello che aspetti, compreso l’ultimo L’amore è una cosa semplice, un titolo bellissimo, un disco orientato (mi sento di dire) al fare un passo più in là (io per inciso avrei escluso il pezzo samba bossanova e il brano da quasi crooner, perché sviano un po’ il discorso) al suono internazionale, Coldplay e U2, per dirne uno.
Chitarre e cassa a quarti, quasi dritta. Non un cambiamento radicale se sotto rimane sempre il concetto di emozione, sempre tantissima e il senso di arrivare dritti, arrivare prima e colpire forte e al petto.
A tratti riuscitissimo (l’inizio è una bomba) a tratti no (ma nei dischi internazionali ci sono i cosiddetti filler, e questo conferma la mia teoria), è un disco che non ti delude, ti fa tornare indietro per risentire le frasi, se erano belle e importanti per come le avevi capite, ti fa incastrare sulle tracce. Ti fa tornare sedicenne.
JunkiePop quest’anno comincia così, nella maniera forse più impopolare per molti. Dicendovi che Tiziano Ferro, oggi come oggi, in Italia, in quello sport lì non ha neanche un rivale che possa arrivare in seconda posizione. Tiziano Ferro è quello che ad uno che sente accacì, punk, hip hop e post rock ha sventrato il cuore, e da subito.
Uno di quelli a cui non bevendo offrirei, se beve una birra, anche a distanza, anche se non sarà mai, solo per dirgli grazie.

Veni Video Vici

Tiziano Ferro – La differenza tra me e te

Come dice Ghibo “su junkiepop nessuno si vergogna di essere fan di Tiziano Ferro”. Ha ragione, diciamo che il suo disco si aspetta, come quello di altri gruppi alternativi di un certo livello. Tiziano è di un certo livello (per me proprio di un altro livello) e a me fa venire voglia di prendere Latina come residenza e dichiararmi assolutamente fan con tatuaggi, magliette e quant’altro.
Fatto sta che la nuova canzone spacca come poche altre cose al mondo, il suo stile è veramente la divisione tra il buon gusto e il cattivo gusto (a favore del primo) e che dire, che la sappiamo già tutti a memoria? “Bohme e te “


Beyonce – Party

Quando dicevamo la divisione tra buon gusto e cattivo, nel caso di Beyonce la torre pende sempre invece per la seconda parte. Qui l’obiettivo è la tetta. Che non si vede per carità ma tutti staranno lì “oh ma quanto è bella e culona a fare anche la donna da trailer park”. Ecco andateglielo a dire davanti a Jay Z che un po’ strappona è. Io il coraggio non lo ho. Il disco “4″ per me è fiacchissimissimo e neanche si inizia il paragone con Sasha Fierce. La canzone in questione è un po’ la cartina tornasole del pezzo “sì carino ma mboh (e e te)”. C’è il party (ovviamente) la festa i culi autoslappati insomma Beyonce.


Lamb – Build a fire

Forse l’ho detto già che 5 il nuovo disco dei Lamb è bellissimo? sì, ci ho scritto un post. Questo è il brano a suo modo rivoluzionario, quello rock. Il video è abbastanza trascendentale, cioè invece dei black bloc che danno fuoco alle macchine su via Cavour gli accendono dietro un paio di rauti, però fa il suo dovere. Un giorno mi spiegheranno perchè hanno truccato Lou Rhodes come la signorina Silvani, vallo a capire


R.E.M. – We all go back where we belong

Il video dell’anno. A parte il senso de “l’ultima canzone degli ariem” ma c’è Kirsten Dunst in bianco e nero a cui son due le cose o stanno facendo sentire la canzone o è in attesa in fila al cesso. Detto ciò apprezziamo il non utilizzo del mezzuccio Von Trierano di cascare sulla scollatura ogni occasione utile (sì ha una quarta embè? l’avete scoperto ora? io lo dico a Colasanti da almeno un anno e lui diceva di no) e boh. Ha un senso, ecco.