Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Torna la rubrica più importante tra le rubriche inutili, come direbbe Arrigo Sacchi.
Non so quante puntate ci saranno quest’anno perché spero vivamente il calcio (soprattutto quello italiano) possa improvvisamente sparire, come nella trama di un telefilm di J.J. Abrams.
Insomma, parlando dello sport più popolare al mondo, secondo me c’è poco da stare allegri.
E a tal proposito: per le figlie del calcio, Valentina Allegri.

GiorgioP – Torniamo e tutto sembra un po’ come prima. La Juventus davanti (ad occhio, con il minimo sforzo); il Napoli come prima pretendente; Roma, Milan e Inter nel guado di ridimensionamenti e ricostruzioni. Se non si inventa qualcosa la Fiorentina, insomma, due palle.
Schachner – Iniziamo questa stagione di Ritagli partendo da un presupposto: il calcio italiano non ha più soldi da spendere. Il livello del campionato si è abbassato parallelamente alla disponibilità economica delle squadre, in virtù della crisi e dell’imminente fair play finanziario (che magari spiegheremo più in là). Le squadre tirano tutte verso il basso, quindi quelle in grado di reggere sono le carrozzate con il telaio migliore (Juventus, Napoli, Lazio) o quelle che dimostrano una progettualità e i migliori “ingegneri” (Fiorentina, Parma, Udinese, Sampdoria, forse la Roma). Le milanesi sono quelle che risentono maggiormente delle crisi perché per anni si sono limitate a spendere fior di quattrini per i migliori giocatori senza investire nei giovani e spesso addirittura investendo e lasciandoli andare (la lista è lunga e fa una squadra da quarto posto in classifica). Come movimento, il calcio italiano è superato da Inghilterra, Germania e Russia (con i soldi), Spagna e Portogallo (senza soldi ma tante idee) e rischia seriamente di farsi riprendere dal movimento belga-olandese, che non ha mai fatto follie, con una tradizione tecnico-tattica sempre innovativa e che, in caso di un ulteriore livellamento di poteri economici, ha un bacino di talenti e scuole calcio da far invidia. siamo senza idee e quindi alla frutta.

G – Qualcuno – pochi – ha idee interessanti. Ad esempio, Lotito è criticabile per mille ragioni ma ha preso un allenatore quadratissimo, interessante e con una proposta di gioco che parte dal pragmatismo e arriva ad un gioco corale anche divertente. Certo, rivestono un ruolo importante la disponibilità, l’applicazione e la “fame” dei giocatori nella rosa. E la Lazio (s)fortunatamente (la “s” é per Lotito che li paga) li ha.
S – Io sono un fan di Lotito, da sempre. Fa ridere, è una macchietta ma ha tutto per fare bene. Ricorda molto i presidenti degli anni ’80, sempre attenti ad ogni centesimo.
Il giudizio popolare sul presidente “latinista” risente molto del fatto che negli ultimi 20 anni ci siamo abituati a presidenti paperoni, che hanno stravolto le logiche economiche del calcio (cominciò Berlusconi). Si è perso di vista il fatto certo che una squadra di calcio è una ditta e deve ragionare come tale. Lotito lo ha sempre fatto, nonostante abbia un background torbido come quello di altri presidenti. Lui e Tare sono la salvezza della Lazio. Senza loro due: fallimento o ridimensionamento. Vanno ringraziati. La squadra mi piace, l’allenatore pure. Il problema sta un po’ nei rincalzi, che non sono di livello, ma Petkovic li sta gestendo bene, coinvolgendo tutti e questo fa bene sperare se si è tifosi della Lazio. Vorrei solo capire le vicende di Mauri e le loro eventuali ripercussioni sulla Lazio.

G – Parlando di presidenti colorati, Zamparini se ne va (poi vedremo) da Palermo, lascia la firma a Lo Monaco e il Palermo fa 4 punti in due partite. E torna in squadra Miccoli. Mi chiedo, alla romana, “ce voleva tanto”?
S – Bastava poco davvero, infatti. Miccoli rimane un giocatore eccentrico, e certi suoi comportamenti e quel suo volersi sentirsi sopra tutto forse avrebbero indispettito qualsiasi presidente. Resta che Zamparini è uno dei peggiori, sia bene chiaro.

G – Ricordi un anno fa quando parlavamo di sorprese, giocatori intriganti? Oggi molti se ne sono andati, quasi tutti anzi. Chi adottiamo quest’anno? La nostra passione comune è Matias “Mati” Fernandez. Chi aggiungiamo?
S – Mati Fernandez e le sue rabone sono sicuramente in testa. Sta facendo bene Weiss, così come il suo compagno di squadra Quintero. Borja Valero, sempre a Firenze, ha preso in mano la squadra. La mia personale scommessa è D’Ambrosio in Nazionale.

G – Scommesse: ci mettiamo De Luca? E anche la certezza che Colantuono sia un allenatore pronto per il salto per una squadra che lotti per l’Europa? Gioca bene, lancia giovani, ha aiutato Cigarini ad arrivare nei pre-convocati per gli Europei.
S – Anche De Luca merita sicuramente. Grande personalità all’esordio in A e talento già fatto vedere con la primavera del Varese, quando allenava Mangia (ora all’Under 21). Colantuono sarebbe perfetto per una grande squadre e riesce a far bene con i giovani e con i meno giovani. Il problema è trovare presidenti disposti ad attendere i propri allenatori, come accadde con Gasperini all’Inter. Tra le big non saprei chi potrebbe prenderlo ma una chance prima o poi arriverà anche per lui.

G – Come per Montella. Per cui citerei il De Sica di Borotalco “i sfonn o m’abbrucio”
S – Esatto. Per ora è “al dente”. La Fiorentina gioca bene ma non tira mai. Sembra un po’ la Roma di Luis Enrique, con la differenza che non prende gol con la stessa facilità. Mi domando infatti, e lo chiedo a te, perchè la Roma non abbia proseguito sugli stessi binari piantati dallo spagnolo con Montella, magari venendo incontro alle sue richieste, per continuare un lavoro interessante e rimasto incompiuto. Va bene che siamo il popolo delle infrastrutture non terminate, ma almeno in una cosa così frivola come il calcio…

G – Ti rigiro la domanda: cosa faresti, vista la rivoluzione culturale che vanti di portare, con un allenatore fortemente voluto dai due senatori della squadra?
S – Parliamo della Roma, di Montella, di Totti e De Rossi.
Io probabilmente non saprei cosa fare ma il progetto romanista, partito con presupposti di grande interesse internazionale, sta naufragando tecnicamente. L’unica nota positiva che rilevo è – mi pare evidente – un deciso cambiamento di visione da parte dei tifosi più incalliti su alcuni comportamenti dei “coccolati” giallorossi. Se prima una vendita di De Rossi veniva vista al pari della vendita del Colosseo, ora è caldeggiata fortemente al grido di “conta solo la Roma”. Io tengo sempre a mente il valore commerciale dei calciatori. De Rossi, insieme a Buffon e Sneijder, è il calciatore italiano più pagato. Sembra che il suo stipendio valga solo per la Nazionale. Con la sua squadra di club gioca pessime partite almeno da tre anni. Io credo poco nella gestione del singolo e più in quella del team e del blasone: rompi i coglioni, vai via. Da questo punto di vista, Luis Enrique e Zeman mi sembrano simili. Ci sono regole, ci sono codici, etichette, comportamenti che vanno rispettati sempre, a prescindere dal proprio peso specifico. Le grandi squadre mettono sempre al primo posto il loro nome e i loro colori. A Roma, da quando c’è Totti, si è messa da parte questa mentalità e altri giocatori ne hanno approfittato e ne approfittano. Per questo la Roma non vince nulla e non è una grande squadra.

G – Tanto per chiarire, visto che tu hai i ritagli ed hai allenato, se uno dei tuoi giocatori più importanti ti dicesse “dichiarando i tuoi obiettivi fai il male della nostra squadra”, “sarebbe preferibile allenarci di meno” e, alla richiesta di un movimento in allenamento, “te lo faccio domenica in partita” tu allenatore che faresti? (e ad oggi niente di quanto scritto sopra è stato smentito).
S – Io per molto meno ho mandato a fare la doccia o fatto fare giri di campo mentre gli altri si allenavano con il pallone.
La questione è molto semplice: De Rossi è un subordinato di Zeman e guadagna 6 volte il suo allenatore.
Sbagliano le società a pagare più i giocatori dell’allenatore. E’ un po’ come se in un giornale i giornalisti fossero più pagati del caporedattore o di un direttore. L’errore è a monte, è nel concedere tutto questo potere ad un individuo che, nella filiera di una squadra, rappresenta l’ultimo tassello.
Una delle poche cose che condivido con Mourinho: l’allenatore deve guadagnare più dei suoi giocatori, perché non gli concede vantaggi e libertà di sentirsi sopra ogni giudizio.

G – Mettiamo da parta il “discorso Conte” per le prossime puntate. Chiudiamo peró dicendo che la seconda stagione di Ritagli vedrà l’endorsement per Chicco Mazzarri e al suo “a Carrera faccio rispondere dopo da Frustalupi”?
S – Ci sarà tempo per parlare di Conte. Carrera, come immagine, ha decisamente surclassato il Bell’Antonio, io l’avrei tenuto. Mazzarri idolo assoluto. Sempre.

Tu che hai i ritagli – La fine del campionato

E’ finito il campionato di calcio 2011-2012. Ha vinto la Juventus.
Come nel caso delle amministrative a Catanzaro, ora si contano più scudetti di quanti siano stati assegnati.
Noi – e i ritagli – torneremo la prossima stagione, e vi salutiamo con un hommage ad Alessandro Del Piero.
Per le figlie del calcio, signore e signori: Sonia Del Piero.

Giorgiop – Campionato brutto. Ha vinto la meno peggio e hanno perso le altre.
Schachner – Campionato specchio delle pietose condizioni del calcio italiano. Siamo appesi alle prestazioni di giocatori invecchiati e che non valgono più come un tempo e che – solo noi nel mondo calcistico in questa quantità – trasciniamo per anni paralizzando un intero sistema. Tendiamo ancora troppo a preferire i rischi minori, correndo poi quello più importante: non vincere più. La rosa dei pre-convocati per il prossimo campionato europeo ne è la rappresentazione: la serie B veste azzurro, tanti giocatori provengono da squadre minori e nessun attaccante all’italiana è riuscito a meritare la chiamata.

G – Liquidiamo così questo campionato e parliamo di occasioni perse. Ci vantiamo del peso specifico della cultura calcistica italiana (tecnici e calciatori) ma in Europa non la “strusciamo” più. Mancini ha vinto ed è stato acclamato come ambasciatore del calcio nostrano, ma con un undici titolare costato 167 milioni e Balotelli unico italiano, che nella partita dell’anno ha giocato 20 minuti per evitare le conseguenze dei suoi pericolosi comportamenti. Spero poi Prandelli potrà meglio spiegare il suo codice etico, vista la convocazione di Balotelli, espulso 19 volte in due anni. Torniamo alle occasioni perse. In Italia giocano quasi tutti allo stesso modo, con poche varianti, arriva Luis Enrique con una possibile rivoluzione e lo trattiamo da scemo. Dai tempi di Eriksson nessuno straniero ha vinto imponendo il suo gioco e lo stesso Mourinho si è italianizzato per vincere. Facciamo molto schifo, vero?
S – Siamo molto dietro in Europa. Il problema maggiore della nostra cultura calcistica è ancora il tifo. Sportivamente parlando, la nostra cultura non ha mai avuto una rivoluzione. Fino a quando continueremo ad acclamare i Capello e a richiederli come salvatori del Titanic, non faremo altro che imbarcare acqua. Luis Enrique è andato via perché non siamo in grado di costruire nulla, siamo dei pessimi sportivi, dei pessimi perdenti e quindi dei pessimi vincitori. Mi hai recentemente prestato un libro in cui si ripercorre la storia del Barcellona, per dimostrare come i successi di questi anni siano un percorso lungo, lunghissimo. Quel progetto continua a far lottare una squadra – e sia ben chiaro: il Barcellona non è un top team – per grandissimi traguardi solo grazie alla fiducia data a rivoluzionari del calcio che non hanno mai raccolto quanto avrebbero meritato. Noi siamo così stupidi che tra l’uovo oggi e la gallina domani, scegliamo sempre l’uovo.

G – Aggiungiamo anche la mancanza di onestà di stampa. Questa stagione quante volte hai letto “Luis Enrique sta giocando con tre difensori di ruolo in rosa, di cui due inadeguati al suo sistema” o “De Rossi appena firmato il contratto ha smesso di giocare” o  ancora “le partite migliori della Roma sono state quelle Pjanic sulla ¾ e Totti fuori”? Quante?
S – Apriamo quindi il capitolo Luis Enrique. La Roma ha chiuso malissimo. L’Europa, anche quella più importante, era lì a portata di mano e se l’è lasciata scappare. Imputando tutte le colpe possibili all’allenatore, io – e qui pecco un po’ di presunzione ma permettetemelo – che ho giocato, so benissimo che un calciatore arrivato in quelle posizioni a quel punto della stagione, anche se il metodo non ti convince, se non ti trovi bene e  se non ti piace il mister, tira fuori il carattere gioca le 3-4 partite finali con il coltello tra i denti, “all’arma bianca” come diceva un mio allenatore, ex portiere della Roma di Herrera. Porti a casa i punti che servono e poi risolvi i problemi a bocce ferme. L’Inter e la Lazio ci sono riuscite. Invece i giocatori della Roma hanno tirato i remi in barca molto tempo prima, per motivi che noi non sappiamo. Siccome non li sappiamo noi, non li conosce nessuno. Questo significa che le cazzate costantemente create ad hoc dai media romani sono sempre bufale, e non dell’agro pontino, e la speranza di tornare a “mangiare” li ancora spinge a trattare un argomento sportivo come una faccenda politica. E la politica, in quel senso, fa schifo.

G – Possiamo dire chiaramente che Luis Enrique é un personaggio poco italiano e anche nei saluti finali si é dimostrato molto attaccato a un progetto, ad una cultura più costruttiva che distruttiva, evitando di parlare di ciò che non ha funzionato in questa stagione?
S – Luis Henrique ha detto una lezione di stile al calcio italiano. Ha parlato bene anche di chi, appena lui ha fatto le valigie, ha cominciato a sparlarne. Ha fatto complimenti a tutti, anche a chi non ne meritava. Ripeto: si può essere tifosi, e quindi delusi per il risultato, ma i giocatori della Roma  hanno commesso un errore già dal ritiro a non dare il culo per un progetto che li avrebbe portati in alto. Ora ricominceranno, probabilmente con Montella, forse sopravvalutato.

G – L’errore di valutazione su Montella sta nel non vedere quanti punti hanno fatto col Catania Giampaolo, Mihajlovic e Zenga. E dove si sarebbe arrivati l’anno scorso con i punti di questa stagione. Parlare di Catania come di un “piccolo Barcellona” può vuol dire o non capire un cazzo di calci, o non avere idea del gioco del Barcellona. Noi, per la Roma, prenderemmo Pioli o Gasperini?
S – In italia abbiamo la brutta abitudine di valutare in senso assoluto ciò che si presenta relativo. Per un momento il Catania è stato tra le grandi, ma alla fine della stagione? Le squadre di calcio si valutano nell’insieme. Montella ha fatto le stesse cose di Zenga, Simeone, Giampaolo e Mihajlovic. Molti dei meriti del Catania sono nella rosa costruita con grande mestiere da Lo Monaco, e la prova risieda nella serie consecutiva di stagioni nella massima serie, cambiando spesso tecnico e calciatori. Il Catania dell’Aeroplanino ha preso una montagna di goal (che è passata quasi inosservata, nascosta sotto il tappeto da giornalisti poco lucidi), non ha sempre giocato “a far male” e, anzi, i punti più pesanti sono arrivati barricandosi dietro e andando in contropiede che neanche il Bari Eugenio Fascetti… Io, fossi tifoso della Roma, non vorrei come allenatore nessuno dei quattro ex del Catania. Poi è una semplice equazione, e quindi neanche Montella. Se la Roma vuole continuare in una certa maniera, forse il solo Gasperini è in grado di proporre quel tipo di calcio. Pioli ne ha meno voglia ma ha la grande capacità di andare incontro ai propri calciatori, valorizzandoli tutti.

G – Senza passare per l’imbarazzo societario (perché é evidente che qualche problema ci sia), é per te plausibile dire che la Roma stia firmando con l’unico allenatore che le abbia risposto “sì, vengo”?
S – E’ possibile. A Roma non si ha ben chiara una cosa: con certi giocatori in rosa, e con il loro peso specifico, un allenatore che voglia praticare un gioco molto preciso, con dettami rigidi, avrà problemi seri. La Roma oggi non può liberarsi di Totti e De Rossi per colpa di tifosi che preferiscono citare Whitman allo stadio o scomodare finti supereroi marveliani. La colpa è di chi fa il tifo. Ne fa le spese tutta la società.

G – Noi non parliamo mai di altri ma voglio spezzare una lancia per Luca Valdiserri del Corriere della Sera, che ha difeso Luis Enrique per l’intera stagione, unico giornalisti a cui il mister spagnolo abbia chiesto di fare una domanda nella conferenza d’addio. Uno giornalisti con cultura fa bene. Fossero di più, farebbe meglio. Luca, a una radio due giorni fa, come noi ha detto “sono stufo del calcio italiano”. Parlavamo del Barcellona, di galline e di uova. Dici “qui preferiamo le uova”. Siamo con tre posti in Champions League e l’outlook é più che negativo. Cosa faresti, in una sola mossa, per cambiare le cose?
S – In una sola mossa estenderei le regole dei dilettanti sui limiti d’età anche ai professionisti. Costringerei a portare in lista 5-6 giocatori under 23. Sempre.

G – Vediamo il lato positivo: l’Under 21 per assurdo é tornata quasi a fasti antichi, con Prandelli che pesca in quella fascia per gli Europei. I giovani ci sono, basta farli giocare.
S – Il lato positivo è che il mister se ne accorga perché ci sono sempre stati. Quello negativo è la gente che impreca “doveva portare Quagliarella o Matri” e aggiunge “Cigarini? Ma è matto!”. Meglio perdere con degli under 21, che farlo con del trentenni. I giovani ci sono, bisogna provarli per capire se sono buoni e non bisogna aver paura di fare figuracce. Tanto poi si fanno anche con Cannavaro.

G – Verissimo. In chiusura, speriamo in un futuro migliore per il nostro calcio o restiamo il proscenio del prossimo Mourinho?
S – Io ho sperato fino all’addio di Luis Enrique. Credo che, per cultura, siamo destinati al peggio. Siamo così dalle corse delle bighe, non credo si possa cambiare nel breve termine.

Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Sono finalmente finiti i recuperi delle partite di Serie A rinviate per il maltempo.
Forse, è finalmente finita la carriera da allenatore di serie A di Marcello Lippi.
Lettrici (ce ne sono?), lettori, per le figlie del calcio: Stefania Lippi.

GiorgioP – Tanta roba, troppa, e quella figa me la tengo in fondo. Partiamo dai dolori: la Roma di Luis Enrique é cresciuta ma fino a un certo punto. L’attenuante é che tutta la difesa – tolto forse Rosi – non é in grado di fare quel gioco. Basta come scusante o é ormai un’utopia il gioco di Luis Enrique?
Schachner – L’errore della Roma è solo dietro. A paragoni: attaccano meno di una squadra zemaniana, prendono meno contropiedi perché controllano la partita, evitando di giocarla a folate in verticale. Questo stile offensivo fatto di possesso, ricorda quello del Barcellona, alla lontanissima. Lì hanno Pique e Pujol, e quando uno dei due sbaglia partita, ne prendono almeno tre. Per intenderci: la Roma con Thiago Silva e Chiellini forse vincerebbe lo scudetto. Il detto ‘Roma non fu costruita in un giorno’ non é mai stato più attuale. Serve più tempo, più tranquillità, più idee di mercato. Per come sono fatto io, preferisco perdere metà delle partite ma veder giocare al calcio piuttosto di alzare la coppa della Champions League e giocare alla Mourinho.

G – Un allenatore che dice “per quello che ho passato, mi sono meritato di rimanere fino a giugno” vuol dire che a) a giugno saluta b) l’ambiente fa schifo al cazzo. Giusto?
S – Altamente probabile. Credo che per il repulisti necessario Totti, Perrotta, Juan, Cassetti, insomma tutti i 30enni che hanno le chiavi di Trigoria, debbano andar via. Le potature rinforzano gli alberi, anche se guardarli privo di rami fa scendere qualche lacrimuccia. Luis Enrique non é stupido e, dopo Cagliari-Roma, credo si sia reso conto che un conto é insegnare il calcio un’altro é allenare la Roma. Spero vada ad allenare una rosa giovane e disponibile.

G – E quindi la Roma ricomincerà ancora. Lo dico ancora una volta: 3 scudetti in 90 anni, vorrà pur dire qualcosa. Ambiente che ha fagocitato e sputato via negli anni Eriksson, Zeman, Capello, Spalletti. Radio e giornali isterici. La Lazio per assurdo gioca con una minore pressione mediatica: o ha un presidente che se ne fotte o non ha giocatori tifosi. E in più, Lazio a 6 punti dalla prima: voglio vedere chi l’avrebbe mai predetto.
S – Emblema dell’ambiente romano é il derby sospeso per la presunta morte di un bambino. La franchigia romanista a Ferrara avrebbe vinto il doppio degli scudetti.

G – Intanto Pulvirenti si é reso conto che esiste la vigna dei coglioni – l’Inter – e gli offre Gomez. Dopo la partita di domenica, se chiede 15 milioni di euro, gli fa quasi un favore (agli occhi di Moratti…). Con un portiere decente, dove sarebbe arrivato questo Catania?
S – Pulvirenti già ha dato grosse sole alla Fiorentina con Vargas – troppi quei soldi – e alla Juventus – Martinez mai stato un giocatore da grande squadra. In fondo le big che non hanno progetti seri rischiano ogni anno di prendere scarsoni a prezzi assurdi. Moratti si presta sempre volentieri a queste piegate di schiena, e ultimamente anche Marotta ha lasciato in giro denaro sonante per giocatori di dubbia qualità. Il Catania propone anche quest’anno calciatori che non faranno cose ugualmente buone in grandi team, ma porteranno nelle casse etnee altri milioni. Tengo molto a dire che senza Lo Monaco, questo Catania non esisterebbe. Via lui, in due anni sono in B. Lui é l’unico, insieme a Walter Sabatini, in grado di comprare in Sudamerica senza farsi fregare dalle mille società che detengono un singolo cartellino. Forse il Catania di quest’anno ha fatto il massimo, e forse per Montella sarebbe un grande rischio rimanere lì la prossima stagione. Vedremo se applicherà la tattica Mourinho e abbandonerà per non rischiare un fiasco.

G – Due settimane fa, un giornalista ha chiesto a Montella se avrebbe accettato la panchina della Lazio, e l’Aeroplanino gli ha risposto “oggi come oggi verrei anche a casa tua…”.
Visto che non ne parla nessuno, o se ne parla solo per demeriti juventini, io farei un applauso a Di Carlo. Prestazione spettacolare a Torino, da tenere d’occhio Thereau, Bradley, Rigoni, Dramé e l’eterno Sorrentino.
S – Montella si è comportato bene anche a Roma la scorsa stagione, e forse avrebbe anche meritato una chance con questa nuova rosa, vista la scelta poi caduta su un tecnico emergente ed inesperto come lui. Forse la paura di tenere qualcuno troppo legato ai senatori ha fatto dubitare la nuova dirigenza, perchè non ci sono altri motivi plausibili.
Di Carlo grande stagione, come sempre.
Ha bucato solo a Genova con la Sampdoria, da quando allena. Sono però certo che con lui in panchina non sarebbero andati in B, anche senza Pazzini e Cassano, e che la prima cazzata di Garrone in quella stagione è stata mandare via lui.
Il Chievo propone sempre soluzioni interessanti, e qualcuna di queste poi si conferma anche a livelli maggiori. Squadra sempre positiva.

G – Mi spieghi come possa essere espulso per proteste un allenatore in una partita in cui non gli danno un rigore lapalissiano contro e gli concedono un gol in fuorigioco chilometrico a favore?
S – Di solito gli arbitri, quando capiscono di aver commesso un errore, possono fare in due modi: ammetterlo con se stessi o continuare con la presunzione di infallibilità. Collina era il più bravo di tutti perchè riusciva a dire spesso “ho sbagliato” e quando succedeva, ricominciava ad arbitrare come se nulla fosse. Ora come ora, in Italia, è frequente che finisca negli spogliatoi chi ha ragione, perchè chi ha torto ha il coltello dalla parte del manico. Mazzarri è comunque il solito ridicolo.

G – Appunto Mazzarri, sostanzialmente a un crocevia. Corsa per il terzo posto e quarti di finale di Champions League. Premesso il vantaggio del Napoli, io vedo le dimissioni di Villas Boas come una pessima notizia per i partenopei.
S – Di Matteo ha sicuramente più esperienza di AVB. Aggiunge qualcosa al Chelsea, che non ha molto da perdere, ancor di più dopo questo avvicendamento. Giocheranno meglio e Di Matteo può gestirli da calciatore, cosa che viene molto apprezzata negli spogliatoi.

G – Anche perché in recuperi del generi saltano le tattiche e saltano i calcoli e conta la voglia e il coraggio, come l’Arsenal contro il Milan e il quasi-capolavoro di Wenger. Se il Napoli va lì e aspetta, secondo me rischia. In un’annata in cui il calcio italiano non esprime il meglio di sé, non é strano che probabilmente due squadre italiane siano ai quarti di finale di Champions?
S – La colpa è dei sorteggi dei gironi e della fortuna. Il Napoli ha giocato bene ma è stato fortunatissimo nell’incontrare grandi squadre nel momento migliore. Tanto poi arriva il Barcellona, e si smette di giocare.

G – Pronostica, dai. Un’eventuale finale Barcellona – Real. Chi ha un vantaggio (non dico vince, eh)?
S – Partita secca, sempre Barca.

G – Quindi non sei uno di quelli che crede a Mourinho che rivince tutto, saluta e se ne va.
S – Se non si sbriga, non vince neanche la Liga…
Vincerà il campionato ma più di così non potrà fare l’anno prossimo. Il Barcellona ha buttato una stagione per provare 6-7 ragazzini e ha preparato la rosa per il 2012-2013 senza spendere un euro, e il Real dovrà ricominciare a pedalare a ruota.
Mourinho andra’ via, credo. Wenger a Madrid.

G – Per chiudere: hai mai sentito un presidente dire “é inutile anche che il Milan venga qui, tanto vincerà”? Ma una censura per Zamparini?
S – E’ esattamente come vendere le partite. Zamparini come Doni.

Chiosa di GiorgioP, che ricorda molto i riassunti nei previously dei telefilm americani.
Il Milan è passato ai quarti di Champions League ma é come se fosse uscito. E uscito anche male. La figura é stata ben oltre il ridicolo e lascerà strascichi: Galliani che chiede di rivedere l’assetto, Ibra che in Europa – quando conta davvero – non la struscia e dà la colpa ad Allegri, e Allegri che dice che s’é cagato sotto.
Pronostico: tra due settimane albero di Natale e torna titolare Seedorf. E Allegri via a giugno.
Ah, e se il Milan becca l’Apoel ne prende 5 lì e fa 1-0 qui. Forse.

Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Nell’organigramma del Milan figura come consigliere.
Chi, meglio di lei, riveste il ruolo di figlia del calcio.
Barbara Berlusconi, oblio di Pato.

GiorgioP – Per me, una partita come quella di sabato (Milan-Juventus) non va rovinata con le chiacchiere sugli arbitri. Spiego meglio: Conte ha messo del suo, regalando un tempo e stravolgendo schemi e coppia d’attacco; Allegri l’ ha giocata da Milan, compassato ma effettivamente efficace e meritava i tre punti. Poi quella minchiata del guardalinee: 2-0, non sarebbe stata più una partita.
Una partita così costerà probabilmente molto cara alla Juve, da qui alla fine del campionato, che avrebbe comunque perso.
Schachner – Dopo i casini di Calciopoli, il pensiero comune sviluppa un sillogismo insensato: quando c’è un errore arbitrale, c’è tentativo di frode.
Fino alle prove – che solitamente arrivano a posteriori – è necessario pensare che gli errori siano involontari quanto inevitabili.
Nessun arbitro è in grado di portare allo zero gli errori in una partita, può approssimarli ma non di più.
Se le due squadre che – probabilmente – hanno influenzato maggiormente l’andamento dei campionati italiani degli ultimi anni partono con questa tiritera, dopo una partita che ha visto parità anche di torti, mostrano un lato pessimo del loro comportamento sportivo e mettendo in cattiva luce tutta l’Italia calcistisca.
Siamo di nuovo alle parolacce, ai dirigenti nello spogliatoio, alle bugie in campo. Queste cose sono illegali – sportivamente parlando, regolamenti alla mano – e disoneste – eticamente parlando, regolamenti alla mano.
2-0 per i rossonore, la Juve non pareggia mai, perchè il Milan in vantaggio è un colosso.
In partita, 70 minuti di Milan.
Tempo fa dicevamo che una delle due non ce la farà a tenere questo ritmo fino a maggio, probabilmente la Juventus.
La Juventus non può vincere uno scudetto facendo tutti questi pareggi. Meglio perdere ogni tanto ma vincere di più.
E’ bello avere lo zero sotto la “p” a fine anno, più bello avere lo scudo tricolore l’ anno successivo sotto il collo della maglia e lasciare qualche punto in giro.

G – Il Perugia di Castagner, no?
S – Purtroppo arrivò secondo e c’erano i 2 punti.
Da quando ci sono i 3 punti, meglio all’ arrembaggio che fare i record, secondo me.
I record buoni sono quelli che affiancano le vittorie, altrimenti è roba per gli almanacchi.

G – Ricordi la tarantella che il primo che capì questa cosa fu Lippi, e le tre punte e sta fava…?
Io vedo un ritorno, almeno per il 2011-2012, ai primi anni 90: quelli che andavano di moda i tre dietro: Zaccheroni, Malesani, Scala. Oggi almeno metà delle squadre mette tre difensori centrali. E poi si arrangiano – vista la qualità – sulle fasce.
S – Sulle evoluzioni dei moduli ci sarebbe da parlare o scrivere per ore.
Probabilmente oggi c’è poco da inventare, un po’ come nella musica: c’è sempre qualcuno che propone una roba già vista o sentita vestita in modo nuovo.
I tre dietro ogni tanto tornano di moda. Ultimamente hanno fatto scalpore a Parma con Scala, in Olanda prima e dopo Van Gaal, anche Capello per vincere a Roma è stato costretto a giocare in questo modo.
Credo che oggi sia una scelta dettata da terzini che difendono male, o che, quando difendono bene, non riescono a proporsi in fase offensiva.
Giocando a tre dietro, il quarto di difesa è a turno uno dei due centrocampisti laterali, scalando dietro.
Si risparmia tanta energia in questo modo e si è tanto efficaci quando si attacca.
I problemi nascono quando trovi contro due avversari sulla fascia e passi la partita a correre dietro a tutti e scalare in continuazione.
Fosse per me, il 4-5-1 di Eriksson, sporcato dal 4-3-3 di Zeman, sarebbe il massimo.
Lippi effettivamente aveva capito l’importanza di avere 3 attaccanti sempre, a costo di farli difendere.
Quelle momenti, però, sono viziati da dubbi sportivi sacrosanti e da giocatori di dubbio valore che hanno conquistato premi non proporzionali al loro reale valore.

G – Uno dei grandi interpreti dell’utilizzo dei tre difensori centrali è Chicco Mazzarri. In settimana ha detto che al Napoli ha avuto “sfiga” contro il Chelsea, perchè sarebbe dovuta finire 4-1, e che, ora che Lavezzi segna, i conti tornano (come sono tornati a Siena?). Ricordo comunque che l’ allenatore del Napoli contro i Blues era Frustalupi…
S – Mazzarri è sempre incontentabile.
Quando tutti si aspettano che abbia toccato il fondo della spocchia, dell’impertinenza, dell’antipatia, lui sa scavare ancora.
Ha vinto la partita con il Chelsea, bene per lui. Avrebbe potuto pareggiarla, il Chelsea non avrebbe rubato nulla.
A partita secca, il Napoli se la gioca con tutti, è fuori dubbio. Ha un vantaggio considerevole per poter passare il turno, glielo auguriamo.
E’ anche vero che il Chelsea non è una squadretta, che sono tutti campioni feriti, che non sono bollitissimi e che se a Londra si incazzano e tirano fuori orgoglio, non saranno novanta minuti divertenti per il Napoli e il suo simpatico comandante.

Poi che Villas Boas sia un mezzo ciarlatano si poteva anche ipotizzare. La storia romanzata del ragazzino geniale che da consigli a Robson già a 15 anni, senza aver mai giocato a pallone, che imbuca foglietti con considerazioni tattiche nella sua cassetta della posta, e Robson – che ha bisogno di consigli da un ragazzino – lo invita a lavorare per lui.
E’ un film di Zemeckis.

G – Ieri sera parlavamo degli invisibili del campionato, che sembrano guadagnare la ribalta ma mai fino in fondo. Quelli di cui si parla poco ma si dovrebbe di più: Pazienza, Dzemaili, Mudingayi, Salifu, Muntari, Borini.
S – C’è sempre una squadra che si potrebbe costruire con pochi soldi e che arriverebbe tra le prime sette in campionato.
La bravura dei dirigenti sta proprio nel prendere questi giocatori, sfruttarli per raggiungere risultati di prestigio (anche senza vincere) e rivenderli ai presidenti babbei.
Sunto.
Muntari: l’Inter è una squadra bollita, in tutti i reparti. Però da via in prestito, con sei mesi di anticipo sulla scadenza del contratto, un centrocampista 27enne che ha sempre fatto bene. Un po’ irruento ma sempre tonico. Pagato 14 milioni di euro, regalato al Milan (per la serie “i misteri di chi lecca il culo di Galliani”).
Pazienza: giocatore che ha sempre tolto il posto a chiunque, anche a colleghi più titolati. Arrivato alla Juventus gratis, e mandato in prestito all’ Udinese (dove gioca subito benissimo) per prendere, al suo posto, Padoin, pagato 5 milioni. Evviva l’aziendalismo.
Dzemaili: fino a una settimana fa era “l’acquisto sbagliato del Napoli”. In tribuna, a vedere le partite, Stevie Wonder e Aleandro Baldi.
Mudingayi: tonico come Muntari, pagato il giusto, forse. Valutato bene dal Bologna, rimpianto dalla Lazio.
Borini: inspiegabile come e perchè il Parma lo abbia dato via senza avere un attaccante vero in rosa. E qualcuno dice che Leonardi è il migliore dirigente italiano.
Salifu: è 1992. Ogni tanto fa qualche errore ma è 1992. E la Fiorentina lo ha pagato come un attico in viale Giulio Cesare, a Roma.

Ce ne sono a tonnellate, di giocatori così. E’ difficile prenderli, ancora di più dire ai tifosi, ad inizio anno, che la rosa sarà fatta di questi nomi.

G – Un po’ come succede a Roma. Entriamo nel merito della scelta di Luis Enrique di lasciare fuori De rossi: qui si pensa che non abbia fatto bene, ma stra-bene.
Per 24 ore monta un vespaio di polemiche, poi conferenza di De Rossi in cui da capitano dice che gli dispiace del casino che é stato generato per colpa sua e Luis Enrique gli piace perché non guarda in faccia a nessuno.
Risultato: del vespaio di polemiche é rimasto il nulla. Tutti zitti.
Bellissima la conclusione di Prandelli “adesso anche i ragazzini della Roma per i prossimi 5 anni arriveranno puntuali…”.
S – Il caso De rossi è l’emblema di quanto gli italiani appassionati di calcio parlino a vanvera.
Nello sport ci sono delle regole, che vengono prima del risultato finale di una competizione o di una partita.
Sono regole di rispetto, regole di una comunità, regole sane. Se per una cazzo di volta, una società italiana si comporta come si comportano in Inghilterra o in Germania, bisogna esserne fieri.
Giornalisti, opinionisti, gente al bar, chi pontifica sul calcio dovrebbe pensare che questo è uno sport e come tale va affrontato.
La Roma si è comportata in uno modo che non è italiano, in maniera seria, coerente, senza pensare alla convenienza momentanea ma al messaggio dato a un gruppo di calciatori, che parte dai pulcini e arriva fino a Totti: Se non arriva puntale, non gioca neanche De rossi.
Se tutti fossero così, il calcio italiano sarebbe molto molto più bello.
E dovrebbe essere così anche in altri campi: tutto va guadagnato, sempre.

G – Chiuso con De rossi, non ho letto da nessuna parte della scorrettezza di Vidal sul non-gol di Muntari (si butta fuori dal campo per dare il senso del fuorigioco al guardalinee). Ha già imparato bene, eh?
S – Sulla faccenda Vidal (che mi hai fatto vedere tu) il regolamento parla chiaro: se finisci fuori dal campo a causa di un’azione di gioco – una scivolata o una corsa forsennata – sei fuori dal gioco e puoi rientrare da quel punto solo dopo l’autorizzazione dell’arbitro; se volontariamente esci dal campo per mettere in fuorigioco un avversario, sei fuori dal gioco ma vieni considerato sulla linea, nel punto più vicino, e una volta fermo il gioco verrai fatto rientrare con un cartellino giallo sul groppone per comportamento non regolamentare.
Se – una divinità li aiuti! – volessero applicare il regolamento che ogni anno mandano a noi allenatori con l’invito di una attenta lettura…

G – Ti immagini l’Udinese l’anno prossimo, con in più Cuadrado e Muriel? Mettici che Barreto dovrebbe essere finalmente recuperato. Forse la squadra con più prospettiva del campionato.
S – La immagino. E aggiungo che ha ancora due anni di contratto con Denis, tre con Candreva, torna Brkic dal Siena, Forestieri dal Bari, Mazzarani da Novara, Beleck dalla Grecia (grandissima promessa del Camerun, appena 18enne) e una vagonata di gente in prestito in serie B, in Spagna e in Francia. L’Udinese non scherza mai.

G – Non scherza neanche Montella, che nel suo Torneo di Clausura batte il Novara, una delle più toste del momento. Dal 5-3-2, con pazienza, é arrivato al 4-3-3 con cui giocava nei giovanissimi della Roma. Senza Maxi Lopez e nonostante Lo Monaco.
S – Montella è bravo. C’è da dire che ha una squadra buona, fatta di giocatori che vengono qui per prendere un po’ di più di quanto prenderebbero in Argentina, non devono ambientarsi perchè il Catania è una colonia di Mar del Plata, e poi vengono rivenduti a cifre che non hanno senso.
Questo Catania è interessante, Montella bravo, Pulvirenti un delinquente, Lo Monaco furbo e voloce a prendere gente in Sudamerica ma antipatico come la morte.
E questo Catania è ancora finanziato dai soldi spesi da Della Valle per prendere Vargas.

G – Per chiudere. So che non la pensi così ma me lo sento: Moratti prende Zeman a giugno.
S – Non la penso come te perchè credo che Moratti non abbia un briciolo di capacità imprenditoriali legate al calcio e preferirà puntare su qualcuno navigato e pratico di grandi club.
Sarebbe un sogno per me vedere Zeman al timone di una squadra che può spendere.
Forse, prima di prendere un allenatore nuovo – l’ennesimo – sarebbe il caso di mandare via Branca.

G – C’é anche chi parla di un ritorno di Oriali. Ma all’Inter é tutta da rifare. O si mettono in mano a Zanetti e Cambiasso per coerenza, o neanche un progetto all’ennesima potenza può salvarli.
S – La soluzione è unica, è come quella di Carotenuto in “Febbre da cavallo”:
“Avvoca’, perchè non se venne Soldatino?”
“Sì, e chi s’o compra…”

L’Inter deve venderli tutti, ma da tempo…
Doveva dare Maicon, Chivu e Milito a Mourinho quando li ha chiesti, rispedire Zarate a casa, ovunque essa sia, mandare Sneijder a Manchester, Lucio a fare sgroppate dove vuole, Stankovic a lavare la Bentley di Mancini. Questi hanno vinto e non si sa il perchè. Ma cosa aspettava per venderli? Davvero credeva che quella rosa fosse al livello delle big d’Europa?
Stava perdendo lo scudetto contro una Rometta, se avessero dato il rigore al Barcellona a San Siro e non fosse arrivata la nube di Lost, non avrebbero vinto la Champions League. Un dirigente abile si rende conto di queste cose, fa cassa quando può e compra chi ha fame.
Serve un repulisti. Ricomincerei da Nagatomo.