Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato (al rovescio)

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Il momento storico è difficile. C’è grande fermento e grande paura. C’è però anche un principio di ricambio generazionale, e tanti hanno la possibilità di cimentarsi in nuove esperienze.
Siccome JunkiePop non è un blog che tratta direttamente la politica, il nostro ricambio sarà applicato a questa rubrica semiseria. Sarò quindi io a fare le domande a GiorgioP, che risponderà mangiando uno dei suoi lecca-lecca.
Non abbiate paura, però: il ricambio è un miraggio e, dalla prossima, GiorgioP ritornerà a coprire il suo ruolo ufficiale, cioè il sommelier. Scusate, lapsus. Tornerà a coprire il suo ruolo di domandatore.

Per le figlie del momento politico: Luna Grillo.

Schachner – Il campionato italiano di calcio è l’esatto contrario del momento politico che sta vivendo il Paese. Da cosa sei più annoiato: che ricominci a vincere sempre la Juve o che si rischi di andare alle elezioni, e che vinca Berlusconi?
GiorgioP – Il problema è, come dici tu, ‘la noia’. Per qualche momento questo campionato è sembrato meno noioso per le fiammate di (nell’ordine): Inter, Napoli, Lazio, Milan. Ma alla fine tra i cinque litiganti gode sempre lo stesso. Più vicino di tutti mi sembra il Napoli, che con un paio di cosine (e magari in alcuni casi una mentalità differente e meno piagnona, cosa che crea alibi a scatafascio per i giocatori) quest’estate può veramente dire la sua, sia con Cavani sia senza. Anche perché cambierà allenatore e la squadra sarà meno Matador-centrica. Stramaccioni e l’Inter sono un bluff imbarazzante, il Milan ha almeno 15 punti portati in maniera risibile dagli arbitri, e la Lazio è stata sfigata. E se prendeva Yilmaz probabilmente avrebbe vinto davvero lo scudetto.

S – La lotta scudetto non c’è davvero mai stata. Quella per l’Europa sembra la trama di un film dei Vanzina (va sempre a finire come ti aspetti). Le tre che sgomitano per non scendere in B sono l’ultimo baluardo della tensione per un campionato sempre più impoverito. Chi scende, e perchè?
G – Non lo faccio per piaggeria perché sei Genoano, ma per me è una cosa da ultima giornata tra Palermo e Genoa. Con il Genoa in vantaggio col 51% di probabilità. di rimanere in A. Se scenderò il Palermo sarà perché ha un presidente che è quello che è, e che con Sannino (saluto il mio, anzi nostro, amico Enrico Veronese a proposito) si sarebbe probabilmente già salvato. Il Siena è una squadra messa lì per far fare bella figura ai Mezzaroma nel salotto buono del centroitalia (a proposito, è ancora un salotto buono?) e per far parlare quattro stracciaroli plurinquisiti sulle radio romane di quanto sarebbero bravi loro a fare i presidenti in questa città. Avevo creduto al Pescara ma credo abbia avuto il problema di avere ‘troppa roba’ per una squadra che deve salvarsi, e quindi non essere stato in grado di lavorare su un undici consistente, soprattutto davanti.
Il Genoa ha probabilmente giocato con tutti i moduli conosciuti nel calcio moderno, forse mancava il WM e poi saremmo stati a posto. Ecco, diciamo che più che altro sono contento che i mercati alla faccio e rifaccio tutto in sei mesi alla Preziosi/Zamparini siano stati sconfessati e vivranno dell’ignominia del “e mica te pò di’ sempre culo”.

S – I bianconeri dominano in Italia ma in Europa sono lontanissimi dai top team. Che futuro per loro? Conte rimarrà? Chi dovranno comprare per riportare finalmente una squadra italiana nelle prime quattro d’Europa?
G – La Juventus è una squadra di carattere, piagnona perché gestita da paraculi, ma sempre di carattere. Per me è una squadra perfetta per il campionato italiano, dove il livello tecnico si è abbassato ma si è alzato quello della tensione e della ‘tigna’. In questo la Juve, in termini di società, allenatore e giocatori, non ha rivali in Italia. All’estero sconta un gap tecnico che è innegabile dai quarti di finale in poi. Non è un discorso di spesa, perché da analisi con paragone nei confronti del Bayern, per esempio da quando i Bianconeri sono tornati in A, la Juvetus ha speso 320 e il Bayern 230 milioni. Il fatto è cosa vai a comprare. Vucinic è l’eterna grande ballerina che alla prima scivola sempre, Pogba un grande prospetto, Pirlo in Italia sembra Rivera (sempre per il concetto che in terra di ciechi beato chi c’ha un occhio) ma in Europa marcano i trequartisti e non la vede più. Poi boh, Lichtsteiner o Asamoah non sono giocatori che ti fanno fare il salto di qualità. Da Marchisio mi aspetto sempre che diventi qualcosa di veramente grosso (perché è forte davvero) ma per un motivo o per l’altro non gira mai la chiave definitiva. Sono tante incognite e tanti punti interrogativi. E sembra una premessa di rifondazione, ma la squadra, per l’obiettivo Europa, così è sbagliata.

S – Tante panchine in movimento e pochi allenatori buoni disponibili. Fammi una previsione per i mister di Napoli, Inter, Roma, Milan.
G – Milan tiene Allegri; Napoli prende Montella (anche se mi terrei aperta un’opzione Zeman, occhio…); l’Inter va su Mazzarri (io spero Blanc, così ridiamo per altri dieci anni); La Roma mi auguro non Donadoni, io vorrei tanto Terim.

S – Dalla B potrebbero salire Sassuolo (tanti soldi e tante idee), Verona (che è il Catania in versione verde-oro), e il Livorno (nel cuore di tutti noi). Sarà l’ultimo anno della serie cadetta senza tetto d’ingaggi. Come cambia il secondo campionato italiano con questa nuova regola all’americana?
G – Spero sia uno sprone per la serie A, ma non lo sarà. Ci saranno squadre con parecchi giovani e molti meno giocatori a fine carriera, che o abbasseranno le pretese o andranno a Dubai o in Canada. Il fatto è che in serie B (e ci sono sempre i ‘carciofari’ delle radio romane che dicono che dalla serie B non è mai venuto qualcuno di forte) ci sono talenti veri. Per ricordarne qualcuno: Hamsik, Insigne, Florenzi, El Shaarawi. Se andiamo avanti con l’esotismo del nome o della pubblicità su Sky, 10 giocatori avranno un costo e un ingaggio di almeno venti giocatori che sono in B. Magari anche più forti. Io spero in un’apertura della Lega Pro ad alcune squadre della primavera (tipo il Barcelona B in Spagna), ma dubito si farà mai.
Prendi un giocatore come Verratti, mettilo ad esempio alla Juventus: non sarebbe cambiato tutto, ma sicuramente molto. Eppure a Torino hanno speso 17 milioni per la comproprietà di un giocatore che da centromediano è finito a fare il terzino ed un altro rotto che non ha giocato mai (Asamoha ed Isla, per intenderci). Con 17 milioni avresti potuto prendere in comproprietà Insigne, Immobile e Verratti a giugno. Ma non ci arrivano…

S – A proposito di Livorno. Anche senza combinare nulla, Di Canio fa sempre parlare di sé e delle sue passioni politiche. Un editorialista sportivo del Guardian ha scritto che chi non lascia libertà di esprimere idee diverse dalla propria, è più fascista del fascista che critica. Che idea di ti sei fatto?
G – Di Canio è matto vero, fascio e laziale. Ciò nonostante ammiro il suo essere matto. Il suo calcio è quello e ci rimarrà per tanto tempo. Sono convinto.

S – Capitolo romane. Ti direi di andare a tuo piacimento ma ho due spunti. Roma confusionaria e ancorata nuovamente agli ultra trentenni. Lazio con buone idee, allenatore interessante, ma con un rosa corta (o meglio, lunga ma con ricambi di mediocre valore). Quale il loro futuro nella prossima stagione.
G – Già detto: se la Lazio avesse preso Yilmaz, chissà dove sarebbe stata ora (e tremo al pensiero). Per me tra Lazio e Roma non c’è paragone come rosa e determinazione (e dal centrocampo in su anche come qualità). E’ una squadra che ha Onazi, Ederson, Hernanes, Gonzalez, Mauri, Klose, e un grande scopritore di talenti come Tare. Se non vende e aggiunge due giocatori di livello (anche intesi come ricambi) sono dolori veri. La Roma: boh, tutto desolante. I ‘carciofari’ delle radio locali dicono: “Però De Rossi guardate come esulta”. Sei milioni. Mi frega cazzi come esulta. Il Bayern con Pjanic e De Rossi paga Schweinsteiger. Basta con la romanità a tutti i costi che condiziona tutti, dirigenza compresa (e questo è un errore dei dirigenti). Che poi, mi dici quanti romani c’erano in squadre che hanno vinto in Italia e in Europa negli ultimi dieci anni? vincere gli scudetti Primavera non significa avere poi in rosa dei fenomeni. Questa è una boiata tutta nostra, e ci porterà all’ennesima rifondazione (che poi questi giovani sono sì di belle speranze, ma Marquinhos, Lamela Pjanic quanto valgono oggi, e soprattutto quanto li ha deprezzati giocare per un inadeguato come Andreazzoli?)

S – Chiusura inevitabile su Walterino nostro. Rischia davvero di andare ad allenare la Roma. In quel caso, che cazzo farai tu?
G – Nell’ultimo anno, io e te siamo cambiati molto. Secondo la logica del nemico del mio nemico è mio amico, Chicco è un grande. Indipendentemente dall’antipatia, che è talmente grossa che quasi diventa simpatia (tipo Paperon de’ Paperoni), Mazzarri ha messo su una squadra che è riuscita a fare a meno di Lavezzi, a giocare un campionato con Britos Cannavaro e Campagnaro e in porta uno 36enne. Davanti ci sono state le lune di Cavani, eppure è sempre lì, senza superstar (se leviamo il centrocampista più forte che c’è in Italia, checché ne dica Sabatini di Sky, che reputa il migliore Montolivo) e con un gioco che alla fine è un semplice contropiede, ma fatto bene. Tre passaggi e sono in porta, una quantità di giocatori tattici che fa spavento (Inler, Zuniga, Dzemaili, Pandev, Behrami) e una cattiveria che è seconda solo alla Juve.
Io lo accoglierei a braccia aperte, a patto che la società dica “questo è l’allenatore dei prossimi quattro anni: chi ci sta, bene; chi no, fuori dai coglioni”. Ma dovresti avere i coglioni di fare una cosa del gnere, e questo non accadrà. E molto probabilmente Mazzarri, che fa di tutto ma non ha mai sbagliato la scelta della propria squadra ai fini della carriera, preferirà l’Inter. Che è come dire preferire Raffaella Carrà a Maria DeFilippi.
E poi per rispondere a Carrera ha detto “appena ha tempo gli faccio rispondere da Frustalupi”. Daje Chicco.

Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Ho disdetto Sky. Raccontandolo a un collega, mi è stato detto “Certo che senza Ilaria…”.
Come proposto da Giorgiop, concediamo una wild card alla D’Amico per le figlie del calcio.

GiorgioP – Sembra una storia già scritta questo campionato: Juventus, arbitri, polemiche, Roma comica. Sempre più un campionato di serie b?
Schachner – Campionato di serie b paragonato al resto dell’Europa calcistica. La tua è una semplificazione estrema, pur vera, e ridotta all’unico spettacolo rimasto nella seria A: l’eterno scontro Zeman vs ingiustizie, e quindi spesso Zeman vs Juventus. Volendolo ampliare, con i valori visti finora, sarebbe: Juventus già campione; scontro per i due restanti posti validi per la Champions League tra Inter, Napoli, Fiorentina e Lazio; Europa League con le solite provinciali ambiziose, Parma, Udinese, Catania, e le deluse Roma e Milan. E’ tutto esattamente come previsto, escluse le delusioni romaniste e milaniste, per altro spesso e da molti già annunciate. E’ molto triste ma, in assenza di grandi proposte di gioco (come amava dire il troppo presto congedato Luis Enrique), rimane solo la possibilità di parlare di chi – appunto Roma e Milan – alterna cose buone e pessime in una divertente altalena di prestazioni.

G – Rimaniamo sul discorso Juventus. Non entriamo nel merito delle polemiche ma l’arroganza di Marotta e Agnelli è un vezzo berlusconista tutto italiano. E aspettiamo il ritorno di Conte…
S – E’ sempre un bel casino affrontare il discorso Juventus.
La squadra, a livello tecnico e tattico è la più tosta. Forse non la migliore ma la più tosta. Vince con merito e fino a qui nessun problema. Come sempre, le grandi squadre continuano ad ottenere – in maniera casuale e senza nessuna premeditazione, mi auguro – dei vantaggi dagli arbitraggi. E’ sempre stato così, anche in assenza di combine e magie dirigenziali, e continuerà a essere così in tutti i campionati del mondo. Le squadre rivali, che subiscono con una certa regolarità i torti, hanno il diritto di lamentarsi, così come la Juventus ha diritto di replica. La brutta figura dei bianconeri, simile a tutte le brutte figure che fanno le grandi squadre quando vengono toccate sul vivo, sta nel rispondere sempre e spesso in maniera confusionaria, maleducata e poco intelligente. Agnelli è un padrone dell’Italia e di juventino ha davvero poco. I tifosi della Juventus sono molto diversi dal Presidente, che è inoltre molto diverso dai veri Agnelli, sia dai più onesti sia dai più disonesti. Nonostante il suo essere uno dei padroni del Paese, nonostante le sue società godano di aiuti provenienti dallo Stato – con soldi che dovrebbero essere redistribuiti in maniera più congrua tra le aziende italiane -, nonostante quest’impero lui si comporta come se fosse un Don Chisciotte con un tozzo di pane in tasca impegnato in una lotta contro avversari temibili che agiscono in fantomatiche stanze dei bottoni. Dovrebbe esercitare l’arte del silenzio, visto il suo essere vincitore da sempre. Ancora più brutto il suo aver contagiato una persona onesta e professionale come Marotta, arrivata a comportarsi esattamente come questa presidenza. Su tutte le cattive uscite dell’ad bianconero, la vicenda Berbatov, mistificata in un modo che mi ha quasi offeso come giornalista.
Conte, nel suo essere un eccellente allenatore, si è inserito da subito in un questa modalità.Forse i tifosi juventini più illuminati ricorderanno Trapattoni, Deschamps, Ancelotti, Zoff, così come Boniperti, Morini, Governato.
La Juventus può vincere con uno stile diverso e non ha bisogno di certi personaggi o di questi atteggiamenti.

G – In tutto questo, è passato dall’altra parte della barricata Mazzarri: non critica più e anzi fa capire che il suo futuro sarà lontano da Napoli. Eppure, con la cessione di Lavezzi, fa il massimo. Giusto?
S – Giustissimo. Mazzarri è destinato ad una grande vera, una di quelle squadre che non deve star troppo attenta agli ingaggi.
Chiaramente, partito Lavezzi, risente dell’assenza di Cavani come ne risentirebbe qualsiasi squadra al mondo ed è anche stato parecchio sfortunato in qualche occasione quest’anno. A me sta antipatico come comunicatore, ma come allenatore è forse il più forte degli ultimi 10 anni e non ha mai mancato un obiettivo. Il Napoli di quest’anno è un po’ corto davanti. Con una prima punta vera in panchina, sarebbe veramente difficile da battere.

G – Peccato solo non veda i giovani. Sarebbe il top. Tu non leggi un collegamento per questo tra lui e il futuro della Roma, vero?
S – Avrei voluto scriverlo ma mi sono tenuto. Mazzarri sarebbe perfetto per Roma, intesa come città. E’ un allenatore che non si cura di nulla, che ragiona solo in funzione del risultato. La prestazione, il tifo, le gerarchie. Tutti fattori estranei al suo modo di pensare. Lui sarebbe perfetto per una piazza – quella romana – che si innamora dei giocatori prima del risultato e della squadra stessa. Il problema sta nel fatto che la Roma è la seconda squadra più giovane della Serie A e, come hai giustamente già detto, lui non vede bene gli under 23.

G – Per la Roma, inaugurerei la “campagna Colantuono” per il 2013, se sei d’accordo. Bravo, pragmatico, lancia i giovani e si suppone li prenda anche a calci nel culo (cosa che andrebbe fatta a Roma e che la società sembra ancora non aver capito). Altro anno buttato?
S – Roma, altro anno buttato. Si può salvare, sportivamente, solo se tengono Zeman fino a fine anno e dimostrano ai giocatori che ciò che decide la società a giugno è verbo. Il male della Roma sono i tifosi e i romani. Se poi fanno anche i calciatori è la fine. La Roma, con la libertà di azione della Lazio, sarebbe una delle squadre più forti d’Europa. Purtroppo è legata in maniera stupida alla romanità e questo non gli permette di vincere. La Juventus di Moggi ha dimostrato che il campione va venduto e non tenuto. La Roma non ha mai imparato questa lezione e ha sbagliato due volte tenendo Totti e De Rossi. I tifosi queste cose non le comprendono e si ritrovano con una squadra che non gioca come vuole il proprio allenatore perché i due giocatori più rappresentativi non seguono assolutamente ciò che viene proposto dal mister. Uno – De Rossi – si comporta da paladino e dice tutto quello ciò che pensa in pubblico, lasciando lo spogliatoio nella merda. L’altro – Totti – fa l’avvocato d’ufficio dell’allenatore, dicendo che la squadra non lo segue (omettendo di essere il primo a non seguirlo). Con un allenatore ex giocatore, come il Colantuono che proponevi tu, è molto più difficile fare queste cose. Per gestire questi caporioni serve qualcuno dal carattere forte e ruvido. Colantuono sarebbe il massimo, se non fosse romano…

G – La mia boutade era “magari Delio Rossi” ma non certo per la tattica. Proseguendo: hai fatto il giochino di guardare i tabellini dell’Inter ammonizioni pro e contro, espulsioni avversarie, rigori e gol irregolari a favore? Perché non lo dice nessuno di questo scandalo?
S – Bisogna essere obiettivi: non è cambiato tantissimo dopo Calciopoli. Oltre ai valori tecnici, le situazioni sono le stesse. Le grandi squadre esercitano un certo tipo di fascino sui direttori di gara ed è veramente difficile prendere decisioni serenamente. Poi le big avranno sempre dei vantaggi ma c’è modo e modo…

G – E in Europa infatti sono schiaffoni forti forti..
S – Sì, spesso. In Europa magari ci sono le stesse sudditanze involontarie. Ma le big europee non sono più Juventus, Inter e Milan, quindi qualsiasi avversario diventa una vera sfida.

G – Gianluca, ma lo sai che quasi quasi scommeto 10 euro sulla Fiorentina? Pensa se avessero preso Borriello…
S – La Fiorentina è veramente forte. Fa fatica a metterla dentro e una prima punta da una dozzina di gol gli avrebbe veramente fatto fare un salto di qualità. Non è detto che anche così non riesca a fare più del previsto. E chissà con Berbatov come sarebbe andata… (Non c’entra nulla: sia dannato Enrico Veronese che m’ha conteso, vincendolo, Borja Valero al Fantacalcio. Magari se rompe…)

G – Per chiudere tu un passaggio al lato oscuro tipo Prandelli te lo ricordi?
S – Prandelli ha perso, nel tempo, un sacco di colpi. Dalla vicenda di Bonucci e Criscito (mal districata con peripezie verbali su temi di giurisprudenza) fino ai giudizi sulle situazioni interne nelle squadre di club (come le vicende De Rossi e Osvaldo). Per me il commissario tecnico della nazionale deve essere come Azeglio Vicini: sopra le parti, moderato e pacato, mai definitivo. Non so davvero cosa gli sia successo ma non perde occasione per parlare di situazioni che non può conoscere.
In cuor mio, spero rinsavisca presto. Senza aspettare il terzo episodio della saga, magari…

Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Sono finalmente finiti i recuperi delle partite di Serie A rinviate per il maltempo.
Forse, è finalmente finita la carriera da allenatore di serie A di Marcello Lippi.
Lettrici (ce ne sono?), lettori, per le figlie del calcio: Stefania Lippi.

GiorgioP – Tanta roba, troppa, e quella figa me la tengo in fondo. Partiamo dai dolori: la Roma di Luis Enrique é cresciuta ma fino a un certo punto. L’attenuante é che tutta la difesa – tolto forse Rosi – non é in grado di fare quel gioco. Basta come scusante o é ormai un’utopia il gioco di Luis Enrique?
Schachner – L’errore della Roma è solo dietro. A paragoni: attaccano meno di una squadra zemaniana, prendono meno contropiedi perché controllano la partita, evitando di giocarla a folate in verticale. Questo stile offensivo fatto di possesso, ricorda quello del Barcellona, alla lontanissima. Lì hanno Pique e Pujol, e quando uno dei due sbaglia partita, ne prendono almeno tre. Per intenderci: la Roma con Thiago Silva e Chiellini forse vincerebbe lo scudetto. Il detto ‘Roma non fu costruita in un giorno’ non é mai stato più attuale. Serve più tempo, più tranquillità, più idee di mercato. Per come sono fatto io, preferisco perdere metà delle partite ma veder giocare al calcio piuttosto di alzare la coppa della Champions League e giocare alla Mourinho.

G – Un allenatore che dice “per quello che ho passato, mi sono meritato di rimanere fino a giugno” vuol dire che a) a giugno saluta b) l’ambiente fa schifo al cazzo. Giusto?
S – Altamente probabile. Credo che per il repulisti necessario Totti, Perrotta, Juan, Cassetti, insomma tutti i 30enni che hanno le chiavi di Trigoria, debbano andar via. Le potature rinforzano gli alberi, anche se guardarli privo di rami fa scendere qualche lacrimuccia. Luis Enrique non é stupido e, dopo Cagliari-Roma, credo si sia reso conto che un conto é insegnare il calcio un’altro é allenare la Roma. Spero vada ad allenare una rosa giovane e disponibile.

G – E quindi la Roma ricomincerà ancora. Lo dico ancora una volta: 3 scudetti in 90 anni, vorrà pur dire qualcosa. Ambiente che ha fagocitato e sputato via negli anni Eriksson, Zeman, Capello, Spalletti. Radio e giornali isterici. La Lazio per assurdo gioca con una minore pressione mediatica: o ha un presidente che se ne fotte o non ha giocatori tifosi. E in più, Lazio a 6 punti dalla prima: voglio vedere chi l’avrebbe mai predetto.
S – Emblema dell’ambiente romano é il derby sospeso per la presunta morte di un bambino. La franchigia romanista a Ferrara avrebbe vinto il doppio degli scudetti.

G – Intanto Pulvirenti si é reso conto che esiste la vigna dei coglioni – l’Inter – e gli offre Gomez. Dopo la partita di domenica, se chiede 15 milioni di euro, gli fa quasi un favore (agli occhi di Moratti…). Con un portiere decente, dove sarebbe arrivato questo Catania?
S – Pulvirenti già ha dato grosse sole alla Fiorentina con Vargas – troppi quei soldi – e alla Juventus – Martinez mai stato un giocatore da grande squadra. In fondo le big che non hanno progetti seri rischiano ogni anno di prendere scarsoni a prezzi assurdi. Moratti si presta sempre volentieri a queste piegate di schiena, e ultimamente anche Marotta ha lasciato in giro denaro sonante per giocatori di dubbia qualità. Il Catania propone anche quest’anno calciatori che non faranno cose ugualmente buone in grandi team, ma porteranno nelle casse etnee altri milioni. Tengo molto a dire che senza Lo Monaco, questo Catania non esisterebbe. Via lui, in due anni sono in B. Lui é l’unico, insieme a Walter Sabatini, in grado di comprare in Sudamerica senza farsi fregare dalle mille società che detengono un singolo cartellino. Forse il Catania di quest’anno ha fatto il massimo, e forse per Montella sarebbe un grande rischio rimanere lì la prossima stagione. Vedremo se applicherà la tattica Mourinho e abbandonerà per non rischiare un fiasco.

G – Due settimane fa, un giornalista ha chiesto a Montella se avrebbe accettato la panchina della Lazio, e l’Aeroplanino gli ha risposto “oggi come oggi verrei anche a casa tua…”.
Visto che non ne parla nessuno, o se ne parla solo per demeriti juventini, io farei un applauso a Di Carlo. Prestazione spettacolare a Torino, da tenere d’occhio Thereau, Bradley, Rigoni, Dramé e l’eterno Sorrentino.
S – Montella si è comportato bene anche a Roma la scorsa stagione, e forse avrebbe anche meritato una chance con questa nuova rosa, vista la scelta poi caduta su un tecnico emergente ed inesperto come lui. Forse la paura di tenere qualcuno troppo legato ai senatori ha fatto dubitare la nuova dirigenza, perchè non ci sono altri motivi plausibili.
Di Carlo grande stagione, come sempre.
Ha bucato solo a Genova con la Sampdoria, da quando allena. Sono però certo che con lui in panchina non sarebbero andati in B, anche senza Pazzini e Cassano, e che la prima cazzata di Garrone in quella stagione è stata mandare via lui.
Il Chievo propone sempre soluzioni interessanti, e qualcuna di queste poi si conferma anche a livelli maggiori. Squadra sempre positiva.

G – Mi spieghi come possa essere espulso per proteste un allenatore in una partita in cui non gli danno un rigore lapalissiano contro e gli concedono un gol in fuorigioco chilometrico a favore?
S – Di solito gli arbitri, quando capiscono di aver commesso un errore, possono fare in due modi: ammetterlo con se stessi o continuare con la presunzione di infallibilità. Collina era il più bravo di tutti perchè riusciva a dire spesso “ho sbagliato” e quando succedeva, ricominciava ad arbitrare come se nulla fosse. Ora come ora, in Italia, è frequente che finisca negli spogliatoi chi ha ragione, perchè chi ha torto ha il coltello dalla parte del manico. Mazzarri è comunque il solito ridicolo.

G – Appunto Mazzarri, sostanzialmente a un crocevia. Corsa per il terzo posto e quarti di finale di Champions League. Premesso il vantaggio del Napoli, io vedo le dimissioni di Villas Boas come una pessima notizia per i partenopei.
S – Di Matteo ha sicuramente più esperienza di AVB. Aggiunge qualcosa al Chelsea, che non ha molto da perdere, ancor di più dopo questo avvicendamento. Giocheranno meglio e Di Matteo può gestirli da calciatore, cosa che viene molto apprezzata negli spogliatoi.

G – Anche perché in recuperi del generi saltano le tattiche e saltano i calcoli e conta la voglia e il coraggio, come l’Arsenal contro il Milan e il quasi-capolavoro di Wenger. Se il Napoli va lì e aspetta, secondo me rischia. In un’annata in cui il calcio italiano non esprime il meglio di sé, non é strano che probabilmente due squadre italiane siano ai quarti di finale di Champions?
S – La colpa è dei sorteggi dei gironi e della fortuna. Il Napoli ha giocato bene ma è stato fortunatissimo nell’incontrare grandi squadre nel momento migliore. Tanto poi arriva il Barcellona, e si smette di giocare.

G – Pronostica, dai. Un’eventuale finale Barcellona – Real. Chi ha un vantaggio (non dico vince, eh)?
S – Partita secca, sempre Barca.

G – Quindi non sei uno di quelli che crede a Mourinho che rivince tutto, saluta e se ne va.
S – Se non si sbriga, non vince neanche la Liga…
Vincerà il campionato ma più di così non potrà fare l’anno prossimo. Il Barcellona ha buttato una stagione per provare 6-7 ragazzini e ha preparato la rosa per il 2012-2013 senza spendere un euro, e il Real dovrà ricominciare a pedalare a ruota.
Mourinho andra’ via, credo. Wenger a Madrid.

G – Per chiudere: hai mai sentito un presidente dire “é inutile anche che il Milan venga qui, tanto vincerà”? Ma una censura per Zamparini?
S – E’ esattamente come vendere le partite. Zamparini come Doni.

Chiosa di GiorgioP, che ricorda molto i riassunti nei previously dei telefilm americani.
Il Milan è passato ai quarti di Champions League ma é come se fosse uscito. E uscito anche male. La figura é stata ben oltre il ridicolo e lascerà strascichi: Galliani che chiede di rivedere l’assetto, Ibra che in Europa – quando conta davvero – non la struscia e dà la colpa ad Allegri, e Allegri che dice che s’é cagato sotto.
Pronostico: tra due settimane albero di Natale e torna titolare Seedorf. E Allegri via a giugno.
Ah, e se il Milan becca l’Apoel ne prende 5 lì e fa 1-0 qui. Forse.

Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Nell’organigramma del Milan figura come consigliere.
Chi, meglio di lei, riveste il ruolo di figlia del calcio.
Barbara Berlusconi, oblio di Pato.

GiorgioP – Per me, una partita come quella di sabato (Milan-Juventus) non va rovinata con le chiacchiere sugli arbitri. Spiego meglio: Conte ha messo del suo, regalando un tempo e stravolgendo schemi e coppia d’attacco; Allegri l’ ha giocata da Milan, compassato ma effettivamente efficace e meritava i tre punti. Poi quella minchiata del guardalinee: 2-0, non sarebbe stata più una partita.
Una partita così costerà probabilmente molto cara alla Juve, da qui alla fine del campionato, che avrebbe comunque perso.
Schachner – Dopo i casini di Calciopoli, il pensiero comune sviluppa un sillogismo insensato: quando c’è un errore arbitrale, c’è tentativo di frode.
Fino alle prove – che solitamente arrivano a posteriori – è necessario pensare che gli errori siano involontari quanto inevitabili.
Nessun arbitro è in grado di portare allo zero gli errori in una partita, può approssimarli ma non di più.
Se le due squadre che – probabilmente – hanno influenzato maggiormente l’andamento dei campionati italiani degli ultimi anni partono con questa tiritera, dopo una partita che ha visto parità anche di torti, mostrano un lato pessimo del loro comportamento sportivo e mettendo in cattiva luce tutta l’Italia calcistisca.
Siamo di nuovo alle parolacce, ai dirigenti nello spogliatoio, alle bugie in campo. Queste cose sono illegali – sportivamente parlando, regolamenti alla mano – e disoneste – eticamente parlando, regolamenti alla mano.
2-0 per i rossonore, la Juve non pareggia mai, perchè il Milan in vantaggio è un colosso.
In partita, 70 minuti di Milan.
Tempo fa dicevamo che una delle due non ce la farà a tenere questo ritmo fino a maggio, probabilmente la Juventus.
La Juventus non può vincere uno scudetto facendo tutti questi pareggi. Meglio perdere ogni tanto ma vincere di più.
E’ bello avere lo zero sotto la “p” a fine anno, più bello avere lo scudo tricolore l’ anno successivo sotto il collo della maglia e lasciare qualche punto in giro.

G – Il Perugia di Castagner, no?
S – Purtroppo arrivò secondo e c’erano i 2 punti.
Da quando ci sono i 3 punti, meglio all’ arrembaggio che fare i record, secondo me.
I record buoni sono quelli che affiancano le vittorie, altrimenti è roba per gli almanacchi.

G – Ricordi la tarantella che il primo che capì questa cosa fu Lippi, e le tre punte e sta fava…?
Io vedo un ritorno, almeno per il 2011-2012, ai primi anni 90: quelli che andavano di moda i tre dietro: Zaccheroni, Malesani, Scala. Oggi almeno metà delle squadre mette tre difensori centrali. E poi si arrangiano – vista la qualità – sulle fasce.
S – Sulle evoluzioni dei moduli ci sarebbe da parlare o scrivere per ore.
Probabilmente oggi c’è poco da inventare, un po’ come nella musica: c’è sempre qualcuno che propone una roba già vista o sentita vestita in modo nuovo.
I tre dietro ogni tanto tornano di moda. Ultimamente hanno fatto scalpore a Parma con Scala, in Olanda prima e dopo Van Gaal, anche Capello per vincere a Roma è stato costretto a giocare in questo modo.
Credo che oggi sia una scelta dettata da terzini che difendono male, o che, quando difendono bene, non riescono a proporsi in fase offensiva.
Giocando a tre dietro, il quarto di difesa è a turno uno dei due centrocampisti laterali, scalando dietro.
Si risparmia tanta energia in questo modo e si è tanto efficaci quando si attacca.
I problemi nascono quando trovi contro due avversari sulla fascia e passi la partita a correre dietro a tutti e scalare in continuazione.
Fosse per me, il 4-5-1 di Eriksson, sporcato dal 4-3-3 di Zeman, sarebbe il massimo.
Lippi effettivamente aveva capito l’importanza di avere 3 attaccanti sempre, a costo di farli difendere.
Quelle momenti, però, sono viziati da dubbi sportivi sacrosanti e da giocatori di dubbio valore che hanno conquistato premi non proporzionali al loro reale valore.

G – Uno dei grandi interpreti dell’utilizzo dei tre difensori centrali è Chicco Mazzarri. In settimana ha detto che al Napoli ha avuto “sfiga” contro il Chelsea, perchè sarebbe dovuta finire 4-1, e che, ora che Lavezzi segna, i conti tornano (come sono tornati a Siena?). Ricordo comunque che l’ allenatore del Napoli contro i Blues era Frustalupi…
S – Mazzarri è sempre incontentabile.
Quando tutti si aspettano che abbia toccato il fondo della spocchia, dell’impertinenza, dell’antipatia, lui sa scavare ancora.
Ha vinto la partita con il Chelsea, bene per lui. Avrebbe potuto pareggiarla, il Chelsea non avrebbe rubato nulla.
A partita secca, il Napoli se la gioca con tutti, è fuori dubbio. Ha un vantaggio considerevole per poter passare il turno, glielo auguriamo.
E’ anche vero che il Chelsea non è una squadretta, che sono tutti campioni feriti, che non sono bollitissimi e che se a Londra si incazzano e tirano fuori orgoglio, non saranno novanta minuti divertenti per il Napoli e il suo simpatico comandante.

Poi che Villas Boas sia un mezzo ciarlatano si poteva anche ipotizzare. La storia romanzata del ragazzino geniale che da consigli a Robson già a 15 anni, senza aver mai giocato a pallone, che imbuca foglietti con considerazioni tattiche nella sua cassetta della posta, e Robson – che ha bisogno di consigli da un ragazzino – lo invita a lavorare per lui.
E’ un film di Zemeckis.

G – Ieri sera parlavamo degli invisibili del campionato, che sembrano guadagnare la ribalta ma mai fino in fondo. Quelli di cui si parla poco ma si dovrebbe di più: Pazienza, Dzemaili, Mudingayi, Salifu, Muntari, Borini.
S – C’è sempre una squadra che si potrebbe costruire con pochi soldi e che arriverebbe tra le prime sette in campionato.
La bravura dei dirigenti sta proprio nel prendere questi giocatori, sfruttarli per raggiungere risultati di prestigio (anche senza vincere) e rivenderli ai presidenti babbei.
Sunto.
Muntari: l’Inter è una squadra bollita, in tutti i reparti. Però da via in prestito, con sei mesi di anticipo sulla scadenza del contratto, un centrocampista 27enne che ha sempre fatto bene. Un po’ irruento ma sempre tonico. Pagato 14 milioni di euro, regalato al Milan (per la serie “i misteri di chi lecca il culo di Galliani”).
Pazienza: giocatore che ha sempre tolto il posto a chiunque, anche a colleghi più titolati. Arrivato alla Juventus gratis, e mandato in prestito all’ Udinese (dove gioca subito benissimo) per prendere, al suo posto, Padoin, pagato 5 milioni. Evviva l’aziendalismo.
Dzemaili: fino a una settimana fa era “l’acquisto sbagliato del Napoli”. In tribuna, a vedere le partite, Stevie Wonder e Aleandro Baldi.
Mudingayi: tonico come Muntari, pagato il giusto, forse. Valutato bene dal Bologna, rimpianto dalla Lazio.
Borini: inspiegabile come e perchè il Parma lo abbia dato via senza avere un attaccante vero in rosa. E qualcuno dice che Leonardi è il migliore dirigente italiano.
Salifu: è 1992. Ogni tanto fa qualche errore ma è 1992. E la Fiorentina lo ha pagato come un attico in viale Giulio Cesare, a Roma.

Ce ne sono a tonnellate, di giocatori così. E’ difficile prenderli, ancora di più dire ai tifosi, ad inizio anno, che la rosa sarà fatta di questi nomi.

G – Un po’ come succede a Roma. Entriamo nel merito della scelta di Luis Enrique di lasciare fuori De rossi: qui si pensa che non abbia fatto bene, ma stra-bene.
Per 24 ore monta un vespaio di polemiche, poi conferenza di De Rossi in cui da capitano dice che gli dispiace del casino che é stato generato per colpa sua e Luis Enrique gli piace perché non guarda in faccia a nessuno.
Risultato: del vespaio di polemiche é rimasto il nulla. Tutti zitti.
Bellissima la conclusione di Prandelli “adesso anche i ragazzini della Roma per i prossimi 5 anni arriveranno puntuali…”.
S – Il caso De rossi è l’emblema di quanto gli italiani appassionati di calcio parlino a vanvera.
Nello sport ci sono delle regole, che vengono prima del risultato finale di una competizione o di una partita.
Sono regole di rispetto, regole di una comunità, regole sane. Se per una cazzo di volta, una società italiana si comporta come si comportano in Inghilterra o in Germania, bisogna esserne fieri.
Giornalisti, opinionisti, gente al bar, chi pontifica sul calcio dovrebbe pensare che questo è uno sport e come tale va affrontato.
La Roma si è comportata in uno modo che non è italiano, in maniera seria, coerente, senza pensare alla convenienza momentanea ma al messaggio dato a un gruppo di calciatori, che parte dai pulcini e arriva fino a Totti: Se non arriva puntale, non gioca neanche De rossi.
Se tutti fossero così, il calcio italiano sarebbe molto molto più bello.
E dovrebbe essere così anche in altri campi: tutto va guadagnato, sempre.

G – Chiuso con De rossi, non ho letto da nessuna parte della scorrettezza di Vidal sul non-gol di Muntari (si butta fuori dal campo per dare il senso del fuorigioco al guardalinee). Ha già imparato bene, eh?
S – Sulla faccenda Vidal (che mi hai fatto vedere tu) il regolamento parla chiaro: se finisci fuori dal campo a causa di un’azione di gioco – una scivolata o una corsa forsennata – sei fuori dal gioco e puoi rientrare da quel punto solo dopo l’autorizzazione dell’arbitro; se volontariamente esci dal campo per mettere in fuorigioco un avversario, sei fuori dal gioco ma vieni considerato sulla linea, nel punto più vicino, e una volta fermo il gioco verrai fatto rientrare con un cartellino giallo sul groppone per comportamento non regolamentare.
Se – una divinità li aiuti! – volessero applicare il regolamento che ogni anno mandano a noi allenatori con l’invito di una attenta lettura…

G – Ti immagini l’Udinese l’anno prossimo, con in più Cuadrado e Muriel? Mettici che Barreto dovrebbe essere finalmente recuperato. Forse la squadra con più prospettiva del campionato.
S – La immagino. E aggiungo che ha ancora due anni di contratto con Denis, tre con Candreva, torna Brkic dal Siena, Forestieri dal Bari, Mazzarani da Novara, Beleck dalla Grecia (grandissima promessa del Camerun, appena 18enne) e una vagonata di gente in prestito in serie B, in Spagna e in Francia. L’Udinese non scherza mai.

G – Non scherza neanche Montella, che nel suo Torneo di Clausura batte il Novara, una delle più toste del momento. Dal 5-3-2, con pazienza, é arrivato al 4-3-3 con cui giocava nei giovanissimi della Roma. Senza Maxi Lopez e nonostante Lo Monaco.
S – Montella è bravo. C’è da dire che ha una squadra buona, fatta di giocatori che vengono qui per prendere un po’ di più di quanto prenderebbero in Argentina, non devono ambientarsi perchè il Catania è una colonia di Mar del Plata, e poi vengono rivenduti a cifre che non hanno senso.
Questo Catania è interessante, Montella bravo, Pulvirenti un delinquente, Lo Monaco furbo e voloce a prendere gente in Sudamerica ma antipatico come la morte.
E questo Catania è ancora finanziato dai soldi spesi da Della Valle per prendere Vargas.

G – Per chiudere. So che non la pensi così ma me lo sento: Moratti prende Zeman a giugno.
S – Non la penso come te perchè credo che Moratti non abbia un briciolo di capacità imprenditoriali legate al calcio e preferirà puntare su qualcuno navigato e pratico di grandi club.
Sarebbe un sogno per me vedere Zeman al timone di una squadra che può spendere.
Forse, prima di prendere un allenatore nuovo – l’ennesimo – sarebbe il caso di mandare via Branca.

G – C’é anche chi parla di un ritorno di Oriali. Ma all’Inter é tutta da rifare. O si mettono in mano a Zanetti e Cambiasso per coerenza, o neanche un progetto all’ennesima potenza può salvarli.
S – La soluzione è unica, è come quella di Carotenuto in “Febbre da cavallo”:
“Avvoca’, perchè non se venne Soldatino?”
“Sì, e chi s’o compra…”

L’Inter deve venderli tutti, ma da tempo…
Doveva dare Maicon, Chivu e Milito a Mourinho quando li ha chiesti, rispedire Zarate a casa, ovunque essa sia, mandare Sneijder a Manchester, Lucio a fare sgroppate dove vuole, Stankovic a lavare la Bentley di Mancini. Questi hanno vinto e non si sa il perchè. Ma cosa aspettava per venderli? Davvero credeva che quella rosa fosse al livello delle big d’Europa?
Stava perdendo lo scudetto contro una Rometta, se avessero dato il rigore al Barcellona a San Siro e non fosse arrivata la nube di Lost, non avrebbero vinto la Champions League. Un dirigente abile si rende conto di queste cose, fa cassa quando può e compra chi ha fame.
Serve un repulisti. Ricomincerei da Nagatomo.

Tu che hai i ritagli – Il punto del campionato

Tornano le figlie del calcio.
E tornano in una versione un po’ particolare, con un margine di scelta offerto al lettore.
Lea T., figlia/figlio di Toninho Cerezo, indimenticato campione di Roma e Sampdoria.

GiorgioP – Galliani dice che Ibrahimovic non é violento. Se vuole gli facciamo un video da 45 minuti.
Schachner – Sarebbe un’idea.
Tu diresti anche: “Lo sta facendo di proposito per preparare il terreno al trasferimento di giugno: per un pugno di dollari”.

G – E’ così infattibile un embargo del tipo ‘le grandi d’Europa non trattano giocatori di Mino Raiola’?
S – Così esplicito credo di no…
Però sul sito della Fifa, qualche giorno fa, c’era un’intervista a Joseph Blatter. Il plenipotenziario del calcio affrontava – con la solita saccenza – il tema dei giocatori di proprietà di società terze o di procuratori, proponendo la loro esclusione dalle competizioni europee, come la Champions o l’Europa League. Non è una soluzione al problema Raiola ma è forse un passo avanti sulla strada ‘Via i procuratori’.

G – Intanto lo schiaffo, l’ha preso Nocerino, e tra De Sanctis e Aronica s’é vista la vera sceneggiata napoletana. Poi si parla di televisioni, orari, campionato spezzatino… Queste sono robe brutte.
S – Beh, con i maestri che De Sanctis e Aronica hanno in casa. E non parlo di Murolo o dei Di maio…
Quando succedono situazioni simili a quella in Milan – Napoli, io spero sempre in un arbitro con le palle che dica “Te, te, te e te: tutti a fare le doccia”.
Puntalmente rimango deluso.

G – Del resto gli insegnamenti dei maestri del calcio (poi sul nostro ‘idolo’) fanno dire a Capello che Moggi e Giraudo sono stati i migliori dirigenti che abbia mai avuto – e Baldini? – e che la federazione inglese ha sbagliato a togliere la fascia di capitano della nazionale a Terry per gli insulti razzisti.
S – Capello rientra nel categoria – designazione personale – di ‘quelli di cui me ne frega meno’.
Calcisticamente non mi è mai piaciuto. Avrà anche vinto ma che palle vederlo giocare.
Cafu raccontava che con lui non si faceva tattica e che, rispetto a Zeman, i giocatori erano lasciati troppo alla mercè delle intuizioni personali. Umanamente, poi, sembra freddo come un fior di fragola.
La questione Terry mi sembra una vera frescaccia. Aveva già perso la fascia di capitano per i flirt con la donna di un compagno di squadra, e Capello aveva avallato la promozione di Gerrard a leader della nazionale al suo posto. Forse nei pensieri di Don Fabio è più grave scoparsi la donna di un amico che dar del negro – scusate – ad un avversario.

G – Intanto, chi cura maniacalmente ogni fase del gioco é Luis Enrique. La Roma quest’anno ha messo in campo Caprari, Verre, stasera Piscitella, Viviani. Calcolando anche Lamela e Bojan, sono tutti sotto i 21 anni. Attributi elefantiaci direi no?
S – Finalmente un allenatore di una grande squadra che non ha paura di mettere giovani calciatori in qualsiasi reparto, in qualsiasi partita e in qualsiasi situazione di gioco. Sono decenni che ci lamentiamo di mister che tengono troppo conto della carta d’identità, e ora che uno spagnolo non la chiede, c’è sempre qualcuno che lo critica per qualche motivo. I tifosi, ormai soprattutto di altre squadre – perchè a roma hanno capito -, dovrebbero rendersi conto che proporre un giovane fa sempre e solo bene, anche se i risultati ne risentono. Questo è un punto su cui poche persone convergono. E’ il limite definitivo della cultura calcistica italiana.

G – Luca Valdiserri – Corriere della sera, uno dei migliori – dice che la differenza fra Luis Enrique e il calcio italiano, nella fattispecie Ranieri, è che il primo gioca con due ali per terzini e il secondo con due terzini sulle ali.
S – Ha ragione. In questo momento, la situazione dell’Inter è enfatizzata dagli infortuni e da una campagna acquisti priva di senso (e forse di soldi).
Poi, nel caso di Ranieri, per quanto possa avere capacità di far risalire la china alle proprie squadre, c’è poco da fare: se vinci poco e non giochi bene… Per ora Luis Enrique è quasi ingiudicabile. E’ passato troppo poco tempo. Le premesse sono zemaniane – tanto divertimento, qualche risultato ad effetto, qualche imbarcata di goal – e il futuro non è chiaro.
Io, però, tra le certezze di Ranieri e i dubbi di Luis Enrique, preferisco i dubbi.
Chi dubbi non ne ha, chi sa cosa farà. Lo dice anche Bennato.

G – Hai mai visto l’Inter arrendersi dopo 45 minuti? Pazzini sositituito da Poli…
S – Non voglio divagare eccessivamente, ma nel caso dell’Inter sarebbe necessario bussare alla porta dei vari dirigenti nerazzurri, cominciando dal presidente, e chiedere cosa pensavano di ottenere comprando certi giocatori, assumendo un certo tipo di allenatore, mandandolo via dopo niente e prendendone un altro diametralmente diverso, continuando ad avere giocatori non funzionali nè al primo nè al secondo tencico.
Tutto dopo aver vinto ogni trofeo e aver già usufruito di un anno sabbatico.
Io non ho risposta a nessuna delle mie perplessità ma ho paura che l’Inter sia tornata quella di sempre: zero idee, vince se tutti gli altri – per motivi diversi – non possono vincere.

G – Intanto la Lazio sembra muoversi su Gasperini per giugno.
S – Ecco, sarebbe una scelta interessante. Roma, intesa come città, avrebbe la miglior proposta calcistica d’Italia.
E’ un allenatore che stimo, che non lascia nulla al caso e la Lazio ha una rosa – con l’eventuale rientro di Zarate – che può adattarsi con soddisfazione al suo modo di giocare.
Da sportivo, spero possa essere il prossimo allenatore dei biancazzurri.

G – Che poi io domenica questo ‘campo impraticabile’ non l’ho visto. Ho visto una squadra con tanta qualità e una con tanta in meno.
S – In questo caso, short answer: sì, sono d’accordo.

G – Arriviamo al nostro idolo: in attesa del Chelsea, Lippi ha detto che allenerebbe di corsa il Napoli. Simpatia per simpatia, per chi teniamo?
S – Oggi, in redazione, qualcuno ha sollevato la stessa questione. La discussione poi ha preso una deriva che ha portato a Paro, Ricchiuti e Zoran Ban. Ecco cosa succede a nominare nella stessa frase Mazzarri e Lippi: si scatena una specie di apocalisse calcistica.
Nel mio personale modo di rimanere affascinato dal calcio, peggio di Mazzarri forse c’è davvero solo Lippi, ma non saprei davvero chi scegliere.
Ho massacrato Lippi nell’ultima parte della guida del mondiale ma non sono assolutamente pago.
Purtroppo lui si è tirato indietro e quindi per ora mi accontento di Mazzarri, ci accontentiamo di Mazzarri.
A capire chi è più fastidioso ci si può perdere il senso del tempo e e dello spazio.

Lippi si sta autocandidando per ogni squadra, anche per il Borgo a Buggiano.
Prima o poi troverà qualche babbeo che lo assumerà.
E brinderemo, perchè commentare sia lui sia Mazzarri per noi è come regalare due etti di cocaina a Charlie Sheen.

G – Conto al volo: Vargas e Sosa quanto sono costati? Dove sono? Pazienza quanto veniva buono?
S – Sosa 8 inspiegabili milioni di euro – con cui Beckenbauer s’è fatto la Jacuzzi – e Vargas ha un riscatto a poco meno di 15, e mi auguro per i tifosi partenopei che dopo quattro mesi e dopo pochi minuti nessuno al Napoli abbia il coraggio di spendere una cifra del genere per un giocatore 1989.
Ci sono società italiane che sono il pozzo da cui attingono procuratori esperti e smaliziati, e che smerciano giocatori di qualità non ancora riconosciute a prezzi da capogiro.
Io capisco la paraculaggine di chi cura gli interessi di questi calciatori ma non la fessaggine delle società italiane che si fanno inculare una volta su cinque.
Mi sembra di essere tornato all’apertura delle frontiere, quando alla Pistoiese arrivava Luis Silvio Danuello.

G – Collegandomi ai soldi spesi male, applaudirei a questo punto il management del Bologna. Non ne hanno sbagliato uno, spendendo un quinto (forse) di Napoli, Inter e via dicendo.
Anche Taider mi sembra molto buono, serviva qualità e forse di quella fascia lì é la squadra che non vede concorrenti. Per inciso, Pioli, ad oggi, allenatore dell’anno.
S – Bologna molto bene, senza dubbio.
Qualche giorno fa m’è capitato di scrivere un articolo su Massimo Zanetti.
L’organigramma societario dei felsinei è un bordello vero – e non basta Morandi con il suo “Dai che ce la facciamo” – ma se i soldi sono ancora di Zanetti, questi hanno finanze per la Champions League.
Voglio fare un plauso – forse inaspettato – anche alla Fiorentina. Stanno cambiando tanto, hanno sbagliato qualcosa con alcune cessioni, perso molto denaro e azzardato acquisti ma continuano a star lì senza fare follie imprenditoriali e mantenendo dei costi di gestione che si adattano al momento critico dell’economia italiana. Quindi Jovetic andrà via.

G – … E credo ci sia la fila per lui.
Chiudiamo con Capello, che si è dimesso mentre parliamo. Apri una qualsiasi pagina inglese di sport e si cita “L’italiano che abbandona la nave che affonda”. Parliamo chiaro: un fallimento grosso come una casa. Per la prima volta il re é davvero nudo. Moratti non credo abbia né la voglia né i soldi da spendere per rifargli una squadra. Smette prima che sia troppo tardi o va in Russia?
S – La faccio lunga, premettendo che non idea su quale sarà il suo futuro ma Capello ha sempre riservato grandi sorprese. In ogni caso, avrebbe dovuto pensare che allena in Inghilterra, e per giunta la nazionale. Lì non si scherza e per una fattaccio del genere non dovrebbe essere necessario chiedere il permesso per azioni disciplinari, perchè sono –  e dovrebbe essere così ovunque – automatiche.

La mia famiglia è originaria di un piccolo paesino a sud-est di Londra.
Una famiglia di contadini e fattori. La nostra vicina di casa, quella di mia nonna e della mia bisnonna, lasciava sullo zerbino della porta della cucina – quella sul retro, per intenderci – una copia del Sun del giorno precedente. Le notizie, a casa mia, arrivavano il giorno dopo: il prezzo della povertà.
Il giornale, The Sun, è la testata che legge chi non ha tanta voglia di leggere, chi non ha – forse – una particolare cultura, chi ha bisogno di una informazione spicciola, superficiale, pop nel senso peggiore, attenta al gossip che si nasconde dietro molte notizie: per tutti questi motivi, il Sun scrive ciò che la maggior parte della gente già pensa e dice, pensieri che non riescono a staccarsi dalla sfera del luogo comune e quindi, per questo, tristemente e banalmente veri.

The Sun, un attimo dopo le dimissioni:
Capello quits.
Un’ora dopo:
Capello quits as England boss.
Il quitter, nella cultura anglosassone, è uno che molla, un vigliacco, un codardo, è uno Schettino.
Capello è lo Schettino del calcio inglese.

E non si da del “fucking black cunt” a un avversario e non si scopano le donne degli amici.
Fine del pezzo.