Come si fa a leggere Guerra e Pace?
Pubblicato: dicembre 7, 2010 Archiviato in: open book | Tags: attori cani, Back in the USSR, Boris, Bovarismo, bromance, caro babbo Natale, classici, Война и мир, epifania, F4 basito, Fabrizio Gifuni FTW, fanfiction, Guerra e Pace, guida alla lettura, imprese, investimenti per il futuro, Jonathan Franzen, leggere, letture, letture impegnative, Lev Tolstoy, libri, Natasha Rostova, perché leggere i classici senza scomodare Calvino, Pierre Bezukhov, Pierre Bezukhov ti amo, Russia, Russo, Sergei Bondarchuk, Stanis LaRochelle School of Acting, Storia, Tumblr, Tumblr è morto e nessuno ha più una vita, viaggi nel tempo 20 Commenti »Dio è morto, Tumblr è morto, e anche io non mi sento tanto bene. No, sul serio. Tumblr è fuori servizio da ventiquattr’ore e c’è gente che non sa che fare. Per la disperazione oggi ho persino lavorato senza interruzioni, fate voi. Nel caso però non abbiate davvero un accidenti da fare senza Tumblr, ho pensato di darvi un suggerimento. Leggete Guerra e Pace. Seriously? Fuck yeah. Intanto ve lo dico, io Guerra e Pace l’ho già letto una volta dieci anni fa, e in questo momento sono a metà della seconda. Fidatevi ché ne vale la pena. Vi spiego come si fa in cinque punti.
1. Per leggere un romanzo del genere è importante avere a disposizione dei blocchi prolungati di tempo, e uno spazio comodo e confortevole. Non è un libro che si può leggere in metro la mattina perché pesa tipo due chili e mezzo e dura 980 pagine nell’edizione scrausa inglese che ho letto per prima, e 1290 in quella ottima che sto leggendo adesso (per i motivi di tale differenza vedere punto 2). Ma le vacanze di Natale sono alle porte e sono il momento ideale, specie se fuori fa freddo e nevica e potete meglio immedesimarvi nella Russia totale (e appunto, se Tumblr non lo rianimano, pace all’anima sua). Non solo, ma impegnarsi in una lettura del genere è un’ottima strategia di prevenzione contro la tradizionale lite famigliare o la noia del pomeriggio pancia-piena-e-cervello-ebbro. Spiegate la situazione alla nonna mezza sorda, e al cugino Tobia che vuole che gli costruiate il set LEGO Technik che gli avete regalato, oppure nascondetevi in camera a leggere: la famiglia reagirà o con grande irritazione (ma a questo punto sarete già ben distanti) o con l’ammirazione che si riserva ai grandi scalatori, intellettuali, o vincitori di mondiali. State per affrontare un’impresa. Tempo di arrivare a Santo Stefano sarete già presissimi dalle vicende, e potrete tranquillamente mandate vostro fratello/sorella a cambiare i regali indesiderati il 27. Se per caso vi mancano il caos e il frastuono della pazza folla che assalta gli straordinari saldi post-natalizi, potrete tranquillamente rifarvi coi cannoni e gli attacchi degli ussari armati contro Napoleone.
2. La scelta della traduzione è fondamentale. Io l’ho letto in inglese entrambe le volte ma in due traduzioni diverse (la prima, scrausa, pesantemente tagliata e volgarmente ridotta, e la seconda, magistrale, annotata, e onnicomprensiva), e garantisco che il libro che ricordo non è il libro che sto leggendo (in senso positivo, intendo). Naturalmente diverse traduzioni risultano in diverse versioni del libro (persino la traduzione più perfetta non è una copia, è sempre un’interpretazione). Ce ne sono alcune molto fedeli allo stile di Tolstoy che di conseguenza sono meno letterarie e liriche, ma che senza dubbio io preferisco: riprendono il suo uso eccentrico delle ripetizioni, l’ironia molto velata, e l’osservazione critica dei personaggi. Tolstoy è un genio della similitudine e della freddura, e della descrizione breve ed efficace (famosissima la descrizione dell’opportunista Boris, che “sorrise con cautela, in modo che il suo sorriso potesse essere compreso al tempo stesso come una presa in giro o come un’approvazione della battuta, dipendentemente da chi lo interpretava”). A quanto pare una traduzione italiana buona è quella recente della Garzanti, che però ha il francese tradotto, e io sono pignola e vi direi che non si fa, ma capisco che non tutti abbiano voglia di leggersi pure i pezzi di dialogo e lettere in francese, anche se Tolstoy li ha scritti così. Eh sì, ci sono pezzi anche in tedesco – questi più per showing-off che altro – ma i pezzi in francese hanno un senso molto preciso: la nobiltà russa non parlava in russo davanti alla servitù per non farsi comprendere e quindi mantenere un’aria di superiorità. I personaggi che si ostinano ad andare avanti col francese lo fanno principalmente per convenzione sociale, ma Tolstoy usa le due lingue per dimostrare l’arroganza di certi personaggi, o l’umiltà di altri. Per esempio, l’eroe del romanzo, Pierre, usa il russo abitualmente nella maggior parte dei suoi dialoghi nonostante sia cresciuto in Francia. Questo perché è cresciuto nel periodo progressista della rivoluzione francese, e crede nell’uguaglianza tra le classi sociali, quindi non ritiene di doversi dimostrare superiore a nessuno, nemmeno alla servitù. Non vi sorprenderà scoprire che Pierre è uno dei primi a liberare i servi della gleba che vivono nelle sue proprietà terriere, diventando una specie di proto-rivoluzionario russo (nonché il mio personaggio preferito – inserire fitta lancinante di Bovarismo).
3. I personaggi hanno in genere un minimo di tre nomi, alcuni ne hanno sette o otto. E’ una necessità del mondo che Tolstoy rappresenta. Il primo nome è il nome di battesimo (es.: Nikolay), il secondo nome è il patronimico, ovvero il nome del padre declinato al maschile o al femminile a seconda del genere del personaggio in questione (il padre di Nikolay si chiama Ilya, e quindi Nikolay fa Ilyich di secondo nome; sua sorella Natalya fa Ilynichna); il terzo è il cognome, anche quello declinato (Rostov – quindi Nikolay Ilych Rostov, o Natalya Ilynichna Rostova). Poi in genere ci sono i titoli nobiliari – principalmente Conti e Principi – e i terribili soprannomi russi: Nikolay può essere chiamato Nikolushka, Nikolenka, Kolya, Nicolas, Coco; Natalya è a volte Natasha, a volte Natalie (sempre per il discorso del francese parlato in pubblico). Insomma un casino. Le fortune sono due: uno, il fatto che i soprannomi sono usati solo da persone con gradi di parentela molto vicini, spasimanti, fidanzati (ma non tra mariti/mogli, nel qual caso è molto più tradizionale che la moglie si riferisca al marito con nome e patronimico, o col titolo nobiliare, a seconda del caso – insert feminist rant against patriarchy here), quindi se non altro se si sa chi sta parlando si dovrebbe capire a chi la persona si riferisce. Esempio: mettiamo che ci siano due personaggi che si chiamano Nikolay, e un altro personaggio, diciamo Natasha, parla di entrambi. In questo caso Natasha parlerà di suo fratello Nikolay come Nikolay, o usando un soprannome/diminutivo, mentre parlerà dell’altro con nome e patronimico, o titolo e nome, o titolo e cognome, ma non come “Nikolay”. Chiamare un personaggio con il nome o il soprannome sbagliato può indicare ironia, mancanza di rispetto, insulto. Per esempio il Pierre di cui sopra (il cui nome completo è Pyotr Kyrillovich Bezukhov) viene chiamato e presentato semplicemente come Pierre perché è il figlio bastardo del Conte Bezukhov. Appena le sue circostanze cambiano, cambia il modo in cui gli altri personaggi si rivolgono o riferiscono a lui: chi continua a chiamarlo Pierre lo fa per affetto (Natasha è una di questi, Andrey pure) o per insulto perché non vuole riconoscere il suo cambiamento di status. Pierre stesso è restio a farsi chiamare Conte Bezukhov sempre per il discorso di prima -liberté, égalité, fraternité, etc, ma in alta società l’infrazione delle regole indica sempre un riposizionamento dello status quo del personaggio.
L’altro grande aiuto è che Tolstoy, che non era precisamente un cretino, e che sapeva che il libro era pubblicato in capitoli settimanali sui giornali letterari dell’epoca (e che quindi nessuno aveva il lusso di leggere dall’inizio alla fine come noi, ma si doveva aspettare con la bava alla bocca come per le nuove puntate di Mad Men) è molto bravo a ricordarti chi è chi ogni volta che è necessario. E comunque che in tutte le buone edizioni di Guerra e Pace c’è un’utile lista dei personaggi con tutti i nomi, patronimici, soprannomi e alberi genealogici, e anche un simpatico breve riassunto all’inizio di ogni capitolo.
4. Date un volto conosciuto ai personaggi per tenerli bene in mente quando non sono in scena per duecento pagine o giù di lì. Per me il Principe Andrey ha la faccia di Hugh Jackman, Anatole Kuragin quella di Ralph Fiennes e Boris Drubestoky quella di Matt Damon. Natasha è Winona Ryder del periodo glorioso, Hélène potrebbe anche essere Christina Hendricks (ma senza il cervello, la battuta pronta e la simpatia). I danni grossi qui li fanno certe robe tipo lo sceneggiatone co-prodotto dalla RAI, che cercano di metterti in mente che Alessio Boni è il Principe Andrey, anche se sembra piuttosto Stanis LaRochelle nella parte di Ridge Forrester (provare per credere), Violante Placido interpreta Hélène con tutta la sua arte di “cagna pure in foto”, e Alexander Beyer, poveretto, fa di tutto per dar vita a un Pierre che sembra scritto con “F4 basito” da gente che del romanzo non ha neanche finito il Bignami. Smarmella tutto, daidaidai, la locura, è arrivato il papa nero, lasciate stare. Versioni cinematografiche buone e consigliabili di Guerra e Pace non esistono. No, dai, quella con Audrey Hepburn e Henry Fonda non si può vedere. Quella classica del periodo Breshnev, diretta da Sergei Bondarchuk, è un eccentrico capitolo del Guinness dei Primati per la più vasta scena di battaglia mai girata per il cinema, ma anche per numero di comparse, e di cavalli morti durante le riprese. C’è un grande senso epico che sicuramente è parte fondamentale del romanzo, ma che è spesso stravolto in nome dell’ideologia: in tutto e per tutto è un film che ha la posizione politica dei grandi progetti educativi/culturali del tardo-Soviet, invece che quelli di Tolstoy. In più tutti gli interpreti sono vecchissimi e stonano di brutto con i personaggi (nella tradizione teatrale russa gli attori giovani interpretavano parti minori, e i grandi vecchi le parti principali, indipendentemente dall’età del personaggio – ci sono attori russi che hanno continuato a recitare la parte del Romeo di Shakespeare fino a più di cinquant’anni suonati, proprio una bella roba a vedersi – NOT). Insomma, il film giratevelo da soli. (Io ne vidi una versione teatrale devastantemente bella fatta dalla compagnia Shared Experience a Londra, ma non credo che la cosa sarà mai ripresa in mano, anche se Peter Stein magari dovrebbe, quando gli passa la fase Dostoevsky. E mettete Fabrizio Gifuni a fare Pierre prima che invecchi troppo, vi prego.)
5. Se siete arrivati fin qui vi voglio un bene che non ve l’immaginate. Mi sembra anche legittimo chiedersi: ma perché dovrei leggere Guerra e Pace, specie se per caso visto che Tumblr si riprende è ripreso? Perché è un libro che passa dalla meditazione filosofica al romanticismo più struggente, e, come dicevo altrove, è scritto da uno che praticamente ha inventato l’epifania di Joyce e anche la bromance moderna (presto, fatemi una maglietta con scritto “I ship Andrey/Pierre”). E’ un libro di storia fatta dagli individui, sia vittime che carnefici, e di Storia fatta dai grossi movimenti inesorabili, ma anche da piccoli e delicatissimi passi di danza. E’ un libro che non è solo un libro ma un mondo, una vita parallela per te che lo leggi e per le centinaia di altre persone, tutte particolari, che ti dà l’opportunità di incontrare. Alcune somigliano a certi personaggi importanti della tua vita, altre speri di non incrociarle mai, né in guerra né tantomeno in pace. E’ un viaggio nel tempo e nello spazio tra la Russia del 1805 e il posto in cui ti siedi a leggere.
Jonathan Franzen dice che si è ispirato a Guerra e Pace per il suo ultimo libro (Caro Babbo Natale, lo so che ti ho già chiesto la Lomo e il cofanetto di Springsteen e gli stivali nuovi, ma mi regaleresti anche Freedom di Franzen? Prometto che farò la bravissima e che non mi arrabbierò quando gli studenti consegnano i compiti in ritardo, o quando il marito non aggiusta quella stronza perdita nella vasca da bagno. Grazie, e tanti saluti a tutti gli elfi e le renne). Dice Franzen che leggere Guerra e Pace è:
un’esperienza che ogni lettore dovrebbe fare una volta nella vita. Lo scopo [della mia ispirazione a Guerra e Pace per la scrittura di Freedom] è di avere un libro che non si può finire tutto in una serata, ma di leggere qualcosa che si prenda il tempo di una serie di giorni, e che vuoi che non finisca mai. L’idea è di respingere questa cultura elettronica fatta di piccoli frammenti di informazione che ti bombardano e gratificano ogni cinque secondi. Per questo Guerra e Pace è per me un modello. E tutti i romanzi del XIX secolo in generale sono modelli per un diverso tipo di tempo per pensare e sentire in un modo forse più lento, ma spero anche più intenso.”
Ecco per me il tempo prolungato che si passa in questo mondo così diverso, in questa narrativa profonda e mastodontica, in quest’epica seria ma leggera è così: più lento ma più intenso. La neve cade fuori, il ghiaccio lentamente si consolida e io leggo, come certa gente cammina, altra suona, altra ricama. Il tempo si dilata, le parole ti trasportano un po’ via di qui. Quando si torna è come arrivare a casa da una festa dopo balli e vodka, coi piedi gonfi, il cuore pieno e la mente ubriaca, una piccola cotta, una discussione seria con un vecchio amico, stanchissimi ma contenti.



Woowwww (dovrebbe essere un verso di ammirazione cara Irene) bellissimo. Mi hai fatto venire voglia di rileggerlo. L’ho letto tanti anni fa quando ero molto adolescente e molto romantico e me lo ricordo così e così. Il tuo post mi ha reincuriosito: chissà come sarà rileggerlo da adulto? Però devo dire che, con i nomi dei personaggi dei romanzi russi, mi sono sempre perso e mi perdo tuttora e allora di solito uso il block notes e mi scrivo dei brevi profili per ricordarmi chi è chi; immagino sia un po’ ridicolo, ma funziona non male l’espediente.
Grazie Irene.
silvano.
Uau, bellissimo post, davvero trascinante.
Guerra e Pace mi aveva lasciata un po’ così, ma l’ho letto a 16 anni (ma non per motivi scolastici). E ammetto che ai tempi ho saltato tutte le scene di battaglia, che erano una palla cosmica.
Concordo con la fascinazione per il libro “lungo”, alla fine i personaggi sono un po’ dei parenti e ti dispiace lasciarli al loro destino tra le pagine di un libro.
Propongo che tu parli più spesso di libri su questo blog, comunque, con il beneplacito del proprietario.
PS: il nuovo Franzen ce l’ho in pdf, se interessa.
Preferisco scontare i miei peccati in altro modo. Romano comunque si offre di insegnarti il russo acciocchè tu te lo possa leggere in lingua originale. E’ convinto che tu e solo tu possa farcela egregiamente…:) Bacio
[...] This post was mentioned on Twitter by Byron and Angelo, Letizia Sechi. Letizia Sechi said: Come si fa a leggere Guerra e Pace?: http://t.co/qWEe9EC [...]
Mi sfugge completamente il senso di leggerlo in inglese.
A meno che tu non sia inglese, è solo un’altra traduzione. Credo.
L’ho letto una volta per l’esame di letteratura russa e mi è bastato abbondantemente. E non mi vergogno di dire che ho saltato sistematicamente le scene di battaglia. Viva Dostoevskij!!!!! :-)
@Silvano: Grazie, come sempre gentilissimo! La rilettura è ancora più piacevole, io la straconsiglio.
@Kit: in effetti ho tralasciato che nelle scene di battaglia, lunghe sì, ma ben fatte, è utile consultare Wikipedia e dare un ripassino delle guerre Napoleoniche, e un interesse di base per la storia e per la storia militare aiuta (anche se non è il mio caso). Però a volte (nella battaglia di Borodino, per esempio) la battaglia serve anche a sviluppare il personaggio. [Qui inseriamo la scena di Love and Death di Woody Allen che prende in giro Tolstoy - con grande amore - mentre vaga per il campo di battaglia sotto alle cannonate dicendo "chi l'avrebbe mai detto, stare in mezzo alla guerra fa un effetto diverso che guardarla dalla collina". Ecco, se non vi va di leggere la scena il succo è tutto lì. Grazie Woody per i tuoi vecchi film - quelli nuovi te li puoi tenere.] Ma in effetti non ho mai conosciuto nessuno che del libro amasse le scene di ‘guerra’ di più di quelle di ‘pace’ (a parte quei pazzi che fanno i re-enactments…)
Grazie per l’offerta di Franzen, ma aspetto il libro perché ho bisogno fisico di staccarmi dallo schermo la sera. Sullo scrivere ulteriormente di libri non credo che Giorgio abbia obiezioni, ma ci vuole l’ispirazione e anche il tempo ;)
@cyn: ma io col russo ho già dato. tre anni e a malapena станция находится на левом почтовое отделение…o qualcosa del genere. К сожалению, я пока не говорю по-русски. Grazie Romano, io ti voglio bene per la fiducia.
@allelimo: no, non sono inglese. no, non leggo tolstoy in inglese per partito preso o perché sia meglio (anche se la traduzione di cui sopra è veramente splendida). è solo che vivo in Inghilterra da più di dieci anni e insegno letteratura inglese e purtroppo ho perso attenzione, pazienza e dimestichezza col leggere testi lunghi in italiano.
@Valeria: Dostoevsky è proprio un’altra visione del mondo… :)
lo so ma quando ero una giovin studente di slavistica e letteratura russa (quindi ere geologiche fa :-)) a un certo punto con quelli del mio corso eravamo divisi in prodostoevskij e protolstoj e io sono innamorata de L’idiota non ci posso fare niente
Bello. Molto interessante. Fa venire la voglia di leggerlo.
Questo post è fantastico: io che ho problemi con la lettura di cose lunghe (infatti ho problemi con i russi) me lo sono letto tutto d’un fiato. Il che mi ha fatto capire che forse ce la posso fare anche a leggere Guerra e Pace… Grazie per la speranza! ;)
Grazie per la bellissima recensione !
sono molto contento che e’ uscita una traduzione completamente in italiano.
Mi posso rilanciare in una lettura. L’ultima volta(e la prima)
che ci ho provato ho dovuto rinunciare, ogni volta che incontravo
un pezzo in francese mi inbufalivo troppo, e scaricavo tutte le mi
ansie e manie di inadequatezza su quei trafiletti di francese
Post bellissimo: é la più bella recensione di “Guerra e Pace” che mi sia mai capitata di leggere! Da qualche settimana raggiungo questo “mondo parallelo” e mi dispiace che il viaggio stia per finire (sono al termine del terzo libro). Anch’ io, fin dall’ inizio, ho cercato di dare un volto ai tanti personaggi (Andrej ha preso la faccia di Boni… non ho potuto farci nulla, e la Natasha che mi sono creato è sempre in lotta con l’ immagine della bionda [!?] Clémence Poésy), ma quando qualcuno si è ripresentato dopo duecento pagine ho avuto ugualmente qualche problema a ricordare chi fosse… E’ vero, per chi non conosce la lingua francese può essere un po’ fastidioso andare ogni volta alla fine del libro a leggere la traduzione dei dialoghi o delle lettere. E’ un peccato “saltare” le descrizioni delle battaglie: a parte il forte contrasto con la narrazione della vita nelle residenze nobiliari, si perde il senso di provvisorietà e d’ ineluttabile che riempie l’ animo degli uomini sui campi di battaglia. La terra che esplode, l’ uomo al tuo fianco che cade, poi ti trovi a terra: senza sapere perchè, il dolore incomprensibile, non più pensieri, negli occhi solo il cielo e le nuvole… Non perdete queste pagine.
Thank you for featuring my image of War & Peace in your blog. Please provide proper attribution as required in the flickr Terms of Service for a Creative Commons image.
Jill Clardy
Hi Jill, the photo was linked and there was a floating note attributing it to you in the original post. I’m sorry that this is no longer visible due to our most recent change of template – I have now noted it in the photo description. Apologies for any inconvenience this might have caused and thanks for letting us know!
Ho letto con interesse, trascinato dal tuo bel modo di scrivere. Circa due settimane fa, ho intrapreso la lettura del malloppo, per le stesse ragioni che ho piacevolmente riconosciuto nelle parole di Franzen. Leggo mentre passeggio con il mio cane, a vedermi da lontano sembro Don Abbondio. Ormai conosco la strada a memoria, il mio cane poi mi guida egregiamente, è il mio nuovo modo di leggere i libri. Ho comprato a cuor leggero l’edizione Einaudi, che ha le traduzioni solo delle parti in tedesco, quindi un pò sfortunata per chi, come me, è digiuno di lingua francese e di altri collegamenti (infatti per non perdermi nella la selva dei nomi, cognomi e patronimici, ho attaccato sulla copertina interna del volume, un foglio con l’elenco dei personaggi principali, stampato da wikipedia). Nonostante le mie evidenti difficoltà di approccio alla lettura, la sensazione è comunque di aver cominciato un viaggio impossibile da sospendere: ogni giorno vivo un pizzico di quella sensazione provata dai primi lettori, quando il romanzo usciva in capitoli settimanali. Questo sentimento si agita ancora di più adesso, grazie a quello che hai scritto e a come lo hai scritto. Attendo quindi fremente la passeggiata di domani, per aprire quelle pagine con rinnovata curiosità, seguendo volentieri i tuoi consigli.
Cosma
Vorrei farti un appunto… Tolstoj con J non con Y, e così per tutti gli altri personaggi!
non è una critica è solo un appunto o meglio una curiosità, forse è perchè hai letto la versione in inglese dove la j è tradotta con la y
desy, grazie dell’appunto, lo so che in italiano si preferirebbe la j, ma vivo in un paese angloparlante, mi scuso, ma la traslitterazione del cirillico mi esce sempre così. (Peraltro Толсто́й sarebbe da traslitterare Talstoi, in quanto l’accento è sulla seconda O, ma poi non se ne esce più.)
Cosma, grazie a te e buona lettura, vedrai che robe ti aspettano, specialmente dal carissimo Pierre <3
Un bellissimo commento, soprattutto in riferimento al piacere della lettura lenta e dell’immergersi in un mondo che poi, inesorabilmente, fa parte del nostro.
Ho appena terminato la lettura di Guerra e Pace e mi consolo, leggendo i commenti di alcuni altri, pensando che tra qualche anno potrò rileggerlo riassaporando tutto il gusto, di tutte le singole pagine di questo libro magnifico.
Leggere questo post mi ha riempito di gioia, fuori nevica (abito in romagna), il mondo sembra si sia fermato, tutto è chiuso, solo un grande silenzio proviene dalle strade. Ed io sono sono immerso nella lettura di “Guerra e Pace” da qualche giorno, pienamente immedesimato nelle azioni così lontane nel tempo, così magistralmente dipinte da Tolstoj, e il tutto mi fa sentire di essere in Russia, all’epoca dello Zar. Che dire, guerra e pace è un libro magnifico, leggerlo ci porta in un’altra dimensione storica e induce a tante riflessioni. Buona lettura